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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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17 marzo 2014

Sull'eutanasia ed il suicidio assistito. Tolleranza al di là delle leggi

Sa femina accabadora era, nei tempi arcaici, in Sardegna, una figura femminile avvolta in uno scialle nero, chiamata dai parenti al capezzale del congiunto sofferente che stava per spirare. L'accabadora portava con sé un martello di legno, un matzolu, come si dice in gergo sardo, che, una volta al capezzale del morente, dopo averlo accarezzato, gli assestava un colpo secco alla nuca. Tutto, nei tempi antichi, accadeva nel più assoluto riserbo, nella più assoluto rispetto della vita e dunque della morte. Nella più assoluta compassione per il sofferente.

Sa femina accabadora, oggi, nei tempi ormai postmoderni, non esiste più. E, se esistesse, sarebbe perseguita per e dalla legge, mentre, nella Sardegna che fu, era tollerata sia dalle istituzioni statali che religiose. Ne comprendevano entrambe, infatti, il ruolo sociale ed umano, tramandato nei secoli.

Oggi sento Angelino Alfano, Ministro dell'Interno e leader del Nuovo Centrodestra affermare, testualmente che: “la persona viene prima dello Stato, non può essere il Parlamento a dare e a togliere la vita”.

Messa così la frase sono d'accordo con lui ed aggiungo, come soleva sempre dire Roberta Tatafiore - pasionaria dei diritti delle donne, scrittrice, militante impenitente che per lungo tempo si occupò di legalizzazione della prostituzione, di storia della pornografia e, negli ultimi anni, di eutanasia e di suicidio assistito (al punto che decise di uccidersi, consapevolmente, nell'aprile del 2009) - ritengo che, ove avanza la legge, si riducano le libertà degli individui.

Per cui è vero: non può essere il Parlamento, la legge, a decidere se una persona deve vivere o morire.

La vita – cito ancora Roberta Tatafiore – appartiene a ogni individuo libero di affidarla a chi vuole, in base a ciò che gli suggerisce la coscienza.

In questo senso, la civilissima Svizzera ha stabilito, già dal 1940, che può essere punita l'istigazione al suicidio solo se essa avviene “per motivi egoistici”. In tal senso, interpretando dunque la norma “al contrario”, sono tollerate associazioni come Dignitas ed Exit che accompagnano la persona che decide di farsi praticare il suicidio, alla morte. La accompagnano, esattamente come faceva sa femina accabadora, solamente con metodi più civili e moderni: una puntura, una pillola, in modo che l'individuo non senta alcun dolore, non provi alcuna sofferenza.

Ora, io non so che cosa davvero Angelino Alfano volesse affermare, ma, stando alla sostanza delle sue parole, la tollerenza relativamente all'esistenza di strutture private in grado di accompagnare la persona che, per qualsivoglia motivo, decida di morire, è l'unica strada davvero civile e praticabile. Lo Stato e la politica ne rimangano fuori, perché, ogni qual volta hanno tentato di legiferare (vedi il famigerato testamento biologico), hanno semplicemente ridotto le libertà degli individui.

Sarebbe ora di tornare a parlare, dunque, relativamente a tali tematiche, senza preclusioni ideologiche. Imparando a tollerare, a comprendere, ad amare davvero la coscienza di ciascuno, senza condannare nessuno ad un'incivile sofferenza fisica, morale, psichica, umana.


Luca Bagatin



19 novembre 2012

La Gran Loggia d'Italia degli ALAM, a Udine, parla di testamento biologico, eutanasia e bioetica

"Vita e pensiero degli ultimi momenti", questo il titolo del terzo Convegno organizzato a Udine presso l'Hotel La' di Moret dalla Consulta Nazionale di Bioetica della Gran Loggia d'Italia (GLDI), ovvero dalla Massoneria liberale e adogmatica italiana, il 17 novembre scorso.
Un Convegno pubblico per parlare, senza preconcetti e con personalità autorevoli della scienza e dalle cultura, di testamento biologico, eutanasia e bioetica.
Un Convegno che si è focalizzato in particolar modo sulla morte, vista come aspetto del compimento della vita umana stessa.
A portare i saluti della Gran Loggia d'Italia del Friuli, la Delegata Magistrale Franca Barbetti Celetto, la quale ha esordito sottolineando l'approccio "al di fuori dagli schematismi politici e religiosi" dell'incontro pubblico, ed insistendo sugli aspetti cari alla Massoneria, ovvero "l'assistenza e la difesa nei confronti degli ultimi, siano essi disabili, malati, immigrati e meno abbienti".
Franca Barbetti Celetto ha concluso il suo intervento introduttivo osservando che è proprio "il rispetto delle scelte individuali che distinguono lo Stato laico da quello etico-autoritario-dittatoriale".
Moderatore dell'incontro il dott. Renato Ariano, medico e Presidente della Consulta di Bioetica della Gran Loggia d'Italia, il quale ha illustrato brevemente le tematiche dei precedenti Convegni di Bioetica organizzati dalla GLDI, il primo a Torino nel 2010, il secondo a Genova nel 2011 sull'ambiente ed il terzo oggi a Udine, per i quali sono stati redatti appositi "Quaderni di Bioetica" attualmente disponibili solo ad uso interno, ma prossimamente di diffusione nazionale.
Il dott. Ariano ha brevemente presentato anche il tema oggetto del Convegno, inquadrandolo come "difficile" proprio in quanto "la morte è un problema di una società - quella occidentale - che, purtroppo, non la accetta, anche se essa è il proseguimento della vita stessa". E, ha concluso, lo scopo della Commissione di Bioetica in seno alla Massoneria della GLDI è proprio quello di dibattere proprio di tematiche tabù come questa, ma di assoluta rilevanza sociale ed etica.
Si sono susseguiti poi interventi di spiccato interesse sociale e filosofico, quale quello del prof. Vittorio Gallo, medico chirurgo in ambito oncologico e Libero Muratore, il quale ha esordito dicendo proprio che la sua stessa appartenenza alla Massoneria lo ha aiutato, negli anni, ad affrontare tematiche relative alla vita ed alla morte. "Voglio qui parlarvi con il cuore" - ha proseguito il prof. Gallo - "attraverso i miei sentimenti e le mie esperienze anche di medico internista. Per me la morte ha una valenza iniziatica e la considero come il più importante dei riti di passaggio". Sappiamo bene, del resto, che nel corso dei secoli e della sua stessa vita, l'uomo ha sempre utilizzato dei particolari metodi per metabolizzare la morte, ovvero dei "riti di passaggio". In ambito cattolico, ad esempio, riconosciamo tali la prima comunione, il battesimo ed il matrimonio. E tali riti, anche se in forme diverse, esistono in tutte le culture del mondo.
Il prof. Gallo ha poi parlato dello studioso Charles Singer, il quale riteneva che i riti possano talvolta avere valenze "paurose", quasi "devastanti". Pensiamo proprio alla morte. Per quanto noi tutti non possiamo farne a meno, anche in una società che, dal Settecento Illuminista ad oggi ha conosciuto un notevole progresso scientifico, ma che è anche - come ha sottolineato il prof. Gallo - "scientista ed edonista, finendo per scadere in barbarie senza principi, che spesso surclassano i riti di passaggio, ove i rapporti umani individuali finiscono per non esistere più".
In questo senso la nostra società può essere definita "post-mortale", ovvero una società che non pensa più alla morte, la accantona, rimuovendola quasi psicologicamente.
In questo senso, ha proseguito il prof. Vittorio Gallo, la maggior parte degli occidentali crede in una sorta di "Dio antropomorfo" ed in una prosecuzione della vita dopo la morte esattamente nei medesimi termini della vita che viviamo ora su questa terra, solamente in una dimensione ultraterrena. Ed è qui che ricercatori dello Spirito come il prof. Gallo, peraltro uomo di scienza, si interrogano: "siamo la goccia d'acqua, oppure l'acqua della goccia (ove la "goccia" è intesa come "personalità individuale") ? La goccia cade nel mare, ma l'acqua non scompare e quindi nessuno di noi si dissolve davvero". "E' questo" - spiega il prof. Gallo - "il mistero della personalità che non è individualità. La mia psiche è la goccia, mentre l'acqua è il mio Spirito, il quale, un giorno, rientrerà nel Pelagos infinito".
Che cosa di tutto ciò rimanga delle nostre esperienze vissuta in vita, dai dolori alle gioie, questo non possiamo saperlo. Maieuticamente, come spiega il prof. Gallo, possiamo concludere che il dolore è utile alla crescita individuale e spirituale, per quanto il problema focale è, piuttosto, l'accettazione del dolore ed in questo senso la cura spirituale è fondamentale. E' qui che la scienza deve cedere il passo alla ricerca spirituale, in quanto, il massimo che può fare di fronte a sofferenze indicibili è solo prolungarne l'agonia.
Il prof. Andrea Di Massa, medico anestesista, invece, si è soffermato piuttosto sul percorso che il medico deve fare assieme al paziente, al fine di curarsi ed affinché la terapia stessa abbia un effetto curativo e far sì che il paziente ed il medico possano instaurare un rapporto di piena fiducia. In questo senso è chiaro che, ha affermato il prof. Di Massa, il medico ha il compito principale di curare e di lenire il dolore, non certo quello di prolungare l'agonia e la sofferenza del paziente.
Ed è proprio qui che entrano in gioco tematiche quali l'eutanasia ed il testamento biologico. Tematiche trattate dagli altri relatori, quali il dott. Mario Abrate, l'Avv. Giuliano Boaretto, il dott. Roberto La Rocca, la prof.ssa Ida Li Vigni, il prof. Paolo Aldo Rossi, il prof. Ivan Iurlo ed altri.
Eutanasia e testamento biologico che, nel nostro Paese sono rispettivamente, nel primo caso vietati e paragonati all'omicidio e nel secondo, non normati.
Sotto il profilo giuridico è chiaro che la Costituzione della Repubblica italiana, come hanno spiegato i relatori, prevede ben tre Articoli che, di fatto, non negano, ma anzi ammettono di fatto il testamento biologico. Pensiamo agli Articoli 2, 13 e 32 secondo comma. Purtuttavia, come affermato da qualche relatore, i partiti presenti in Parlamento, per la maggior parte, sono condizionati ideologicamente e rispondono, spesso se non talvolta, ad ingerenze religiose provenienti dalla Chiesa cattolica.
Ciò fa dunque del nostro Paese uno Stato per nulla laico, ma sottoposto ad una legislazione indietro anni luce rispetto agli altri Paesi occidentali quali ad esempio gli USA, il Canada, la Francia, la Gran Bretagna e la Germania.
Una legislazione che, nei fatti, non prevede il testamento biologico, non ne parla né ne discute.
Sotto il profilo strettamente massonico, la morte è vista come "trasformazione", un po' come nei Tarocchi ove essa è vista come "creatività e rinascita". La Massoneria, del resto, si occupa di ricercare l'unione nella complessità, ovvero unire Ethos, Eros e Thanatos. Ed in questo senso il massone spiega che per conoscere il fine vita è necessario parteciparvi, ovvero essere presenti allorquando vi è un evento doloroso, come la perdita di un proprio congiunto. E' allora che si realizza una sorta di "cerimonia iniziatica" ove i morti, di fatto, non sono mai partiti, mai periti, ma vivono con noi, nel nostro ricordo. Ed è in questo senso che potrebbe essere vista ed interpretata la cosiddetta "leggenda di Hiram", che sta alla base della Libera Muratoria.
Questo in sostanza ed in sintesi il contributo dato dalla Massoneria della Gran Loggia d'Italia ad un dibattito che ci tocca tutti quanti da vicino e che nelle sue conclusioni è stato affidato al Luogotenente Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro Avv. Sergio Ciannella in vece del prof. Luigi Pruneti, attuale Gran Maestro della GLDI, impegnato in questi giorni all'estero.
Un dibattito che oggi è ancora per molti versi tabù, particolarmente in settori politici e religiosi ove permangono astrusi dogmi che impediscono, a tutt'oggi, un sereno dibattito ed una piena libertà di coscienza.
Libertà di coscienza che è diritto inviolabile di ciascun essere umano e punto di riferimento della Massoneria che, nei secoli, a difesa di questo principio, si è sempre battuta strenuamente.

Luca Bagatin 



13 novembre 2012

La Gran Loggia d'Italia degli ALAM organizza a Udine un Convegno su bioetica, testamento biologico ed eutanasia

Convegno nazionale, Sabato 17 novembre 2012 E.V., ore 9,00,

Hotel La' Di Moret, Udine, viale Tricesimo 276

tratto dal sito www.granloggia.it


Da una felice sinergia fra la Regione Massonica Friuli e la Consulta Nazionale di Bioetica della Gran Loggia d’Italia, e' nato il progetto del Convegno in oggetto che si terra' in un centro congressuale di prestigio ed ottimamente attrezzato, quale l'Hotel La' di Moret.

Il tema dell'incontro e' particolarmente intrigante: “Vita e pensiero dei momenti ultimi".

Con questo titolo si è voluto porre in risalto, rispetto ad altri eventi simili, non il momento della morte ma quello della vita negli ultimi istanti dell’esistenza. 

In altre occasioni, infatti, le tematiche si sono limitate ad affrontare aspetti tecnici, quali le dichiarazioni anticipate di fine vita (testamento biologico), o l'eutanasia. Argomenti importanti ma circostanziati ad una sfera medica, biologia, giuridica. Tutto sembra, in tal caso, ridursi a parametri "tecnici", dettati da dati clinici e da procedure notarili, indicate dalla legge.

Ciò che si dimentica e' l'aspetto più importante, quello umano di una persona che vede avvicinarsi la morte ma che ancora vive ed ha il diritto di farlo. Siffatta esigenza sarà,  invece, predominante nell'evento del 17 novembre, dove argomenti tipici della bioetica saranno esaminati in un'ottica tipicamente massonica.

Ben quattordici relatori estremamente qualificati da punto di vista professionale hanno accolto l’invito ad affrontare da diverse angolature, la vita e il pensiero dei momenti ultimi.

Gli interventi, ripartiti in tre sessioni aperte al pubblico, seguiranno un filo conduttore complesso ed esaustivo che, partendo dall'etica massonica, approderanno ad un esame della gestione del "fine vita" nel nostro paese e all'estero.

Il programma del Convegno è scaricabile qui: http://www.granloggia.it/GLDI/GetDoc.aspx/2174/PieghevolePublic2.pdf



16 settembre 2012

20 settembre 2012: l'Italia può dirsi un Paese laico ?



Il 20 settembre è alle porte e, come ogni anno, sarebbe bene rammentare che cosa significhi tale data per la coscienza laica italiana, che ne è stata privata dal Regime fascista prima e dalla Repubblica cattocomunista costitutasi nel 1948, poi.
Ebbene, il 20 settembre del 1870, con l'entrata dei Bersaglieri a Roma e dunque la vittoria di tutti i liberali, mazziniani, monarchici, garibaldini, ebrei, massoni e cattolici liberali, si pose fine al Potere temporale dei Papi e Roma divenne capitale di un'Italia finalmente completamente unita, sovrana e laica, per quanto ancora posta sotto il giogo monarchico dei Savoia.
Il 20 settembre è dunque una data simbolica che, prima del fascismo, era celebrata quale festa nazionale, mai più ripristinata tale nemmeno con l'avvento della Repubblica, la quale nacque purtuttavia sotto i peggiori auspici di un connubio fra la clericale Democrazia Cristiana ed il Partito Comunista finanziato dalla dittatura sovietica, il quale, per mezzo dell'allora Guardasigilli Togliatti, amnistiò persino i reati commessi dai fascisti, strizzando così di fatto l'occhio al nascente Movimento Sociale Italiano.
A parte queste rievocazioni storiche, oggi, 20 settembre 2012, l'Italia può dirsi davvero uno Stato laico ?
Certamente no.
Esiste ancora il Concordato, firmato da Craxi, che concede ampie garanzie anche pecuniarie al Vaticano.
Esiste una legge che vieta, di fatto, la procreazione assistita e l'utilizzo di cellule staminali a fini terapeutici, la quale, pur essendo stata bocciata in sede europea, è fortamente sostenuta dall'attuale Ministro clericale della Salute Balduzzi.
Non esiste una legislazione che preveda il testamento biologico, l'eutanasia, il suicidio assistito, ovvero la possibilità per l'individuo di decidere della propria vita e della propria morte.
Non esiste una legislazione che riconosca le coppie di fatto.
Non esiste una legislazione che regolamenti e dunque legalizzi le non droghe, quali cannabis e derivati, anche a fini terapeutici.
Non esistono ancora norme attuative che facciano pagare l'IMU agli immobili ecclesiastici.
Non esiste, quindi, una libera Chiesa in libero Stato, secondo il dettato liberale del conte di Cavour. Esiste, diversamente, una Chiesa che ha abdicato al suo ruolo religioso per farsi profana, sia in termini politici che economici. Esiste uno Stato che ha abdicato al suo ruolo di garante e servitore del cittatino, a tutto vantaggio di uno Stato estero - quello Vaticano - di cui si vergognerebbe lo stesso Gesù detto "Il Cristo", il quale, a rileggere la sua parola, mai avrebbe immaginato come sarebbe stata profanamente travisata e trasformata.
In tutto ciò la popolazione italiana, ha dimostrato e continua a dimostrare di essere molto più laica della sua classe politica che ormai mal sopporta. In tutte le rilevazioni statistiche ed in tutti i referendum, la stragarande maggioranza degli italiani è per una legislazione laica, in linea con gli altri Paesi occidentali.
Il 20 settembre, in sostanza, è, di fatto già nella coscienza civile, prima ancora che patriottica, degli italiani.
Se ne accorgeranno i vari Monti, Bersani, Berlusconi, Alfano, Vendola, Di Pietro, Casini e compagnia cantante, che tanto di fronte alle telecamere e sulle pagine dei quotidiani litigano o fingono di litigare, ma, di fatto, sono da sempre d'accordo per mantenere lo status quo ?

Luca Bagatin



13 luglio 2011

Quando il Parlamento italiano vìola i diritti dei cittadini



Ancora una volta il Parlamento italiano ha saputo dare il peggio di sè.
Se la settimana scorsa, con il concorso del Pd, era riuscito a mantenere in vita le inutili e costose Province, oggi mantiene in vita coattiva persino i malati terminali che vorrebbero decidere autonomamente del loro fine vita.
Eh sì, perché per quanto concerne il cosiddetto "testamento biologico", la Camera, con il concorso questa volta del PdL e dell'Udc, ha approvato un ddl che stabilisce che a decidere sul destino del paziente debba essere solo ed esclusivamente il medico.
Non cambia nulla, insomma, ed il cittadino-elettore, ancora una volta non conta un piffero.
Oltre ad essere già stato esautorato del suo diritto di voto, con leggi elettorali antidemocratiche ed incostituzionali in vigore dal 1993 ad oggi, è stato anche esautorato dal suo diritto di morire come gli pare e di decidere persino di abolire enti costosissimi ed ultraburocratici.
L'eversività delle forze politiche dell'Italia di oggi sembre non trovare limite.
Che cosa rimarrà da fare, dunque, al cittadino-elettore ora ? Forse solamente il denunciare il Parlamento italiano alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

Luca Bagatin

PS: questo è il testo originale dell'articolo, così come l'ho scritto e postato.
Non è da considerarsi autentico, invece, l'articolo con l'aggiunta (dalla quale prendo in toto le distanze) riportato ad esempio al link
http://www.radicali.it/rassegna-stampa/testamento-biologico-un-sequestro-di-persona



26 febbraio 2011

Luca Bagatin: un Repubblicano libertario nel Consiglio comunale di Pordenone

Come vi ho già annunciato, il Partito Repubblicano Italiano della provincia di Pordenone ha deciso di partecipare alle elezioni comunali di Pordenone che si terranno domenica 15 maggio prossimo.
Il PRI ha deciso, dunque, di appoggiare la candidatura a Sindaco di Giovanni Zanolin, nell'ambito della sua lista civica autonoma "Il Ponte", candidando il sottoscritto alla carica di Consigliere comunale.
Ora, non avendo ampi spazi in cui fare campagna elettorale ed essendo pressochè censurato dalla stampa locale (con particolare riferimento ad Il Gazzettino, qualche eccezione per Il Messaggero Veneto. Entrambi sembrano piuttosto sostenere il candidato del Pd e dare ampio spazio unicamente alle altre forze "sinistre" da SeL all'IdV, oltre che agli immancabili PdL e Lega Nord), ho deciso di utilizzare questo spazio totalmente autogestito in cui dire la mia e pubblicare i comunicati stampa che ho redatto in questo mese.
Buona lettura e, se vi va, sostenetemi !!!!!!



COMUNICATO STAMPA del 05/02/2011
Il PRI di Pordenone sosterrà Zanolin, candidando Luca Bagatin alla carica di Consigliere

(pubblicato solo da "Il Messaggero Veneto")

Il direttivo del Partito Repubblicano Italiano della provincia di Pordenone, composto da me, Andrea Collesan e Cristian Cedolin, ha deciso ufficialmente di appoggiare la candidatura a Sindaco di Pordenone di Giovanni Zanolin nell'ambito della sua lista civica autonomista.

Il PRI pordenonese ha dunque proposto la mia candidatura alla carica di Consigliere comunale nella lista "Il Ponte".

In questo senso intendo portare avanti un programma che preveda l'istituzione del registro del testamento biologico e delle unioni civili; la promozione della cultura laica; lo stop a qualsiasi finanziamento agli istituti religiosi; la costruzione di cinquemila posti auto attorno alla città, introducendo un efficiente servizio di bus navetta che permetta ai cittadini di raggiungere agevolmente il centro; la valorizzazione del verde pubblico a partire dall'attualmente degradato parco di Piazza IV Novembre e la lotta agli sprechi di danaro pubblico, abolendo privilegi ed abolendo definitivamente le circoscrizioni comunali.

La mia candidatura intende dunque offrire una possibilità di voto, non solo a chi è disgustato dalla politica d'oggi, ma anche a quell'elettorato  liberaldemocratico e liberalsocialista, che, dal '93 ad oggi, non ha più avuto la possibilità di votare per i partiti laici e democratici come il nostro PRI, oltre che per il PSI, il PSDI ed il PLI.

Luca Bagatin - candidato Repubblicano alla carica di Consigliere comunale nella lista civica "Il Ponte"

TRATTO DA "IL FRIULI" del 10/02/2011

Luca Bagatin, candidato Repubblicano alla carica di consigliere comunale della lista civica "Il Ponte": "Qualcuno della coalizione guidata dal Pd ritiene che Pedrotti sia il continuatore della passata amministrazione in quanto ha come sponsor Sergio Bolzonello. Se, per ipotesi, togliessimo questa autorevole sponsorizzazione, rimarrebbe semplicemente un manager sconosciuto ai più, senza un minimo di programma, esattamente come la coalizione che lo sostiene. Se consideriamo che Giovanni Zanolin è - agli occhi della gran parte dei cittadini - il fiore all'occhiello della passata amministrazione e che il PdL e la Lega non hanno saputo svolgere il ruolo di oppositori e continuano a riproporre candidati già perdenti come Pedicini oppure che hanno fatto il loro tempo come De Anna, potremmo dedurne che la lista civica "Il Ponte" ha la strada completamente in discesa e che il nostro candidato ha ottime chance di successo in alternativa a questa sinistra e a questa destra".

COMUNICATO STAMPA dell'11/02/2011

Sul destino dell'Ospedale di Pordenone

Franco Dal Mas, principale responsabile del trasferimento in Comina dell'Ospedale di Pordenone, pare proporsi come candidato a Sindaco di Pordenone del PdL.

A tal proposito ricordo che, nel 2008, fui fra i pochissimi - anche sulla stampa locale - ad indignarmi per il trasferimento dell'Ospedale, definendo tale provvedimento sconvolgente e sconfortante.

Dissi infatti che lo spostamento in Comina prospettato dalla Giunta regionale Tondo e sostenuta strenuamente da Dal Mas, avrebbe comportato ingenti costi e non sarebbe di certo andato incontro alle esigenze dei cittadini, che sino ad oggi hanno la fortuna di fruire di un'ottima struttura sanitaria in un sito peraltro facilmente raggiungibile, in quanto peraltro a poca distanza dal centro cittadino.

Anche oggi sono convinto, una volta di più, che tale scelta sia controproducente e non giustificabile se non da particolarissimi interessi in gioco non dati da conoscere alla cittadinanza.

Luca Bagatin - Direttivo provinciale del Partito Repubblicano Italiano e candidato della lista civica "Il Ponte"



COMUNICATO STAMPA del 15/02/2011

Sì al registro del Testamento biologico a Pordenone !

Il Consiglio comunale di Pordenone ha deciso di rinviare il voto relativo all'istituzione del registro del Testamento biologico.

La decisione è davvero vergognosa, come vergognose sono le posizioni di chi si oppone - per motivi meramente confessionali - a questa battaglia di civiltà ed umanità giuridica.

Come già annunciato, quale candidato del Partito Repubblicano Italiano nella lista civica "Il Ponte" a sostegno della candidatura a Sindaco di Zanolin, intendo portare avanti - fra le altre cose - l'istituzione del registro del Testamento biologico e quello delle unioni di fatto, con la certezza che siano battaglie che appassionano i cittadini pensanti di questa città.

Luca Bagatin - del direttivo provinciale del Partito Repubblicano Italiano e candidato consigliere nella lista "Il Ponte"



COMUNICATO STAMPA del 17/02/2011

Appello a Futuro e Libertà di Pordenone

Il Partito Repubblicano Italiano è stato il primo partito che, a Pordenone, ha proposto il cosiddetto "Terzo Polo". Abbiamo infatti contattato in primo luogo i responsabili locali di Futuro e Libertà ed abbiamo proposto loro un intesa programmatica fondata su: diritti civili, libertà individuali, difesa dell'ambiente e sicurezza.

Dopo attente valutazioni abbiamo autonomamente deciso di sostenere la candidatura a Sindaco di Giovanni Zanolin e, oggi, vogliamo invitare i futuristi di FLI - che al momento sembrano ancora non aver deciso che cosa fare - ad appoggiarci nella nostra scelta ed a concorrere con noi a far parte della lista civica "Il Ponte": l'unico "Terzo Polo" possibile in alternativa alla conservazione del Pd e del PdL.

Luca Bagatin - Direttivo provinciale del Partito Repubblicano Italiano e candidato alla carica di Consigliere comunale nella lista "Il Ponte"

COMUNICATO STAMPA del 19/02/2011

Finalmente istituira la festa per celebrare l'Unità d'Italia

Finalmente è stata istituita la festa per celebrare l'Unità d'Italia il 17 marzo. Come Repubblicani siamo stati in prima fila a sostenerla e riteniamo assolutamente fuori luogo le critiche di coloro i quali non volevano introdurre tale festività. A costoro - compreso il Sindaco di Pordenone Bolzonello - che si dicono perplessi relativamente al fatto che il 17 marzo diventi giorno festivo, vorremmo semplicemente rispondere che sarebbe sufficiente abolire qualche festa religiosa, assolutamente in contrasto con lo spirito laico e liberale della nostra Repubblica.

L'Unità d'Italia è, come il 20 Settembre, un avvenimento storico che ha visto uniti repubblicani e monarchici che hanno combattuto strenuamente e con sprezzo del pericolo per un ideale che non può essere calpestato dagli scalmanati della Lega Nord o dalle perplessità di qualcuno.

Luca Bagatin  - Direttivo del Partito Repubblicano Italiano della provincia di Pordenone

COMUNICATO STAMPA del 23/02/2011

I Repubblicani di Pordenone per il Testamento biologico ed il registro delle Unioni Civili

(pubblicato solo su Il Messaggero Veneto)

Finalmente è stato istituito il registro del Testamento biologico anche a Pordenone. E' una battaglia di civiltà che ci ha da sempre visti impegnati anche a livello nazionale.
Ora è il momento di istituire, a Pordenone, anche il registro delle Unioni Civili, al fine di garantire i diritti civili a quelle coppie - eterosessuali o omosessuali - che sono unite da vincoli affettivi o economici e che o non possono o non desiderano accedere all'istituto del matrimonio.
Ciò che ci impegneremo a fare, come Repubblicani, qualora riusciremo ad avere rappresentanza nel prossimo Consiglio comunale, è di far istituire un registro delle Unioni Civili con poteri reali, ovvero permettendo alle coppie registrate di accedere anche alla richiesta di alloggi popolari.

Luca Bagatin
Candidato del Partito Repubblicano Italiano nella lista civica "Il Ponte"



22 gennaio 2011

MORALISTI CONTRO IL MORALISMO (sic !)

Eccoli,
quelli del NO ALLA FECONDAZIONE ASSISTITA
, del NO AL TESTAMENTO BIOLOGICO, del NO ALLA RICERCA SCIENTIFICA A FAVORE DEI MALATI






Oggi, relativamente a chi si indigna per le vicende diLETTuose del Berlusca, straparlano di "moralismo interessato"....sic !
Ma si vergognino e chiedano, piuttosto, la cittadinanza Vaticana !!!



10 novembre 2010

Costituiamo l'Unione Democratica Liberale ed alleiamoci ai finiani: per la Nuova Repubblica




E' necessario, oramai, organizzarsi.
Le elezioni potrebbero essere alle porte e non dobbiamo farci trovare impreparati. Non come al solito, quantomeno.
"Uniamoci a coorte, siam pronti alla morte. L'Italia chiamò", dovrebbe essere, dunque, il nostro risorgimentale motto. Un'Italia laica, liberale, libertaria.
Occorre mettere infatti in piedi un'aggregazione politica che metta assieme laicità, libertà economiche ed individuali e diritti civili.
Occorre dunque sciogliere o federare in un un'unica formazione: Repubblicani, Liberali e Radicali (se lo vorranno).
Occorre mettere in piedi una nuova "cosa", ovvero una nuova "casa" con la quale puntare almeno al 4 % dei consensi.
Occorre mettere in piedi un soggetto unitario di tutti i laici-liberaldemocratici-liberalsocialisti da chiamare, magari, Unione Democratica Liberale.
Un'aggregazione che possa parlare di unioni civili, diritti di cittadinanza, legalizzazione di marjiuana e hashish, testamento biologico ed eutanasia, ricerca scientifica, diritti degli omosessuali, oltre che di abolizione delle Province, riduzione della spesa pubblica e riduzione delle imposte.
Un'aggregazione - questa possibile Unione Democratica Liberale - capace di coalizzarsi su pochi ma concreti punti programmatici con Futuro e Libertà di Fini (che già al suo interno gode di associazioni culturali laiche come "Libertiamo", "GayLib" e "Socialismo e Libertà"), con l'Udc e con tutti coloro i quali vogliono puntare all'alternativa tanto a Berlusconi quanto ad una sinistra cattocomunista e giustizialista.
Terzo Polo ? Giammai !
Secondo o primo polo al massimo. Ovvero garantire un'alternativa a Berlusconi ed ai suoi alleati di estrema destra per mezzo di una nuova coalizione capace di attrarre laici e cattolici oltre la destra e la sinistra.
Ove i laici facciano davvero i laici in Parlamento ed ove al governo si occupino di pochi ma concreti punti programmatici e di riforma.
Per una Nuova Repubblica. Per una Terza Repubblica.
I punti programmatici da mettere sul tappeto sono presto detti: abolizione delle Province; privatizzazione della Rai; riduzione della spesa pubblica improduttiva; progressiva riduzione delle imposte sino ad arrivare - possibilmente - ad un'aliquota unica; separazione delle carriere dei magistrati; spoliticizzazione del CSM; politica estera filo occidentale e filo israeliana con conseguente chiusura dell'amicizia politica berlusconiana con la Russia di Putin, la Bielorussia di Lukashenko e con la Libia di Gheddafi. No, dunque, all'amicizia fra Italia ed i Paesi dittatoriali.
Tutti punti sui quali nè Pd nè PdL sono d'accordo, ma sui quali, in Italia, i consensi raggiungono vette elevate e che saranno capaci di restituire credibilità al nostro Paese a livello internazionale.
Armiamoci e partiamo, dunque. Le elezioni sono più vicine di quanto non possiamo nemmeno immaginare.

Luca Bagatin



24 aprile 2010

La parola fine di Roberta Tatafiore



E' passato un anno dalla tragica morte di Roberta Tatafiore, la militante dei diritti civili delle donne e delle prostitute, la libertaria, la sociologa, la scrittirice, la giornalista eclettica.
Una morte che lei stessa ha cercato, voluto, pianificato.
E così, alla fine, Roberta ci ha lasciato un diario, pubblicato nei giorni scorsi dalla Rizzoli: "La parola fine - diario di un suicidio".
Un diario profondissimo nel quale parla, senza pudori, della "composizione della sua morte".
Toccante è anche l'introduzione-biografia dello scrittore e giornalista Daniele Scalise, già militante dei diritti civili degli omosessuali e contro le discriminazioni razziali.
Scalise traccia i primi anni della Tatafiore, nata a Foggia nel 1943, in piena Seconda Guerra mondiale, sotto i bombardamenti degli Alleati.
Racconta dei rapporti con la madre, con le sorelle e con il padre che sarà poi - nel 1960 - ucciso da un operaio uscito di senno della fabbrica nella quale lavorava.
Sarà questo che, forse, segnerà la vita di Roberta. Ma sarà anche la sua profonda sensibilità a tratti "mortifera" e "suicidaria", come afferma lei stessa nel suo diario.
E via via, gli anni '70 di Roberta Tatafiore, come giornalista femminista per il giornale "noidonne", di ispirazione social-comunista e la sua militanza nell'Unione Donne Italiane.
Roberta Tatafiore, come ricorda Scalise, studierà successivamente il tedesco e sarà la curatrice e traduttrice italiana del celebre best-seller "Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino" di Christiane F., che racconta la storia di questa ragazza dalla vita difficile fra tossicodipendenza e prostituzione.
Negli Anni '80, sarà la stessa Tatafiore ad occuparsi di prostituzione, con l'incontro - a Pordenone - di Pia Covre e Carla Corso, fondatrici del Comitato per i Diritti Civili delle Prostutite (con il quale, ironia della sorte, collaborai io stesso una decina d'anni fa).
Con Carla e Pia fonderà dunque il periodico "Lucciola" e, come sociologa, studierà a fondo il fenomeno, ponendosi sempre dalla parte delle prostitute, dei loro diritti ed affermando sempre: "E Dio non voglia che arrivi anche da noi una legislazione come quella svedese, contro il "cliente" e per la rieducazione delle prostitute !".
Arriverà dunque a collaborare, come consulente, con il Ministro della Solidarietà Sociale Livia Turco per la stesura di una legge per la depenalizzazione della prostutizione. Legge che purtuttavia non arriverà mai.
L'impegno militante di Roberta Tatafiore nell'ambito dei diritti civili proseguirà negli anni '90 con la vicinanza ai Radicali che, nel 1994, si stavano avvicinando al nascente movimento di Silvio Berlusconi e nel 2000 sarà fra i fondatori di Polo Laico, assieme a Taradash, Giovanni Negri, Arturo Diaconale ed altri: per un centro-destra laico, liberale e libertario.
Il progetto, purtuttavia, naufragherà presto per l'indisponibilità di Berlusconi a candidare in Parlamento rappresentanti dell'area laico-liberale.
Roberta inizierà dunque a collaborare a testate quali l'"Indipendente", diretto da Giordano Bruno Guerri, "Il Foglio", "Il Giornale" ed infine per "Il Secolo d'Italia" - quotidiano di Alleanza Nazionale -  curando la rubrica "Thelma & Louise", assieme a Isabella Rauti e affermando - nel suo stesso diario - "....mi piacciono la direttrice (Flavia Perina n.d.r.) e il vicedirettore di questo stravagante foglio di fronda e di governo, perché scrivere per l'unico quotidiano di destra che opera un'intelligente rivisitazione della cultura fascista mi interessa, perché Gianfranco Fini è il politico più laico e sagace del momento".
Sarà profetica.
E proprio alle pagine de "Il Secolo d'Italia" affiderà la sua difesa estrema del diritto all'eutanasia, con particolare riferimento al "caso Eglaro" che sarà l'ultimo ad appassionarla politicamente.
"La parola fine - diario di un suicidio" è dunque un documento toccante. Nel leggerlo non si può non riflettere sulla vita, sulla morte....sul....."a chi appartiene la vita ?". E non si può non commuoversi, non rimenerne rapiti.
Roberta Tatafiore programmò di scriverlo il 1 gennaio del 2009 e di concluderlo il 31 marzo. Poi, si sarebbe tolta la vita in un'albergo dell'Esquilino, poco lontano da casa sua, con l'assunzione di barbiturici.
La sua sarà dunque una scelta meditata. Una scelta consapevole.
"La parola fine" è l'unico ed ultimo documento che ci rimane di una donna che ha voluto presentarci il suo suicidio come "gesto politico", ovvero, come lei afferma, libertariamente: "il salto nel vuoto di chi non sa adeguarsi alla norma".
"A chi appartiene la vita ? Alla società ? A Dio ? A noi stessi ? Credo che la vita appartenga ad ogni individuo libero di affidarla a chi vuole in base a ciò che gli suggerisce la coscienza".
E' la frase che conclude, nel retro-copertina, il diario di Roberta Tatafiore. Una donna coerente sino alla sua ultima, estrema, scelta.

Luca Bagatin



7 febbraio 2009

Eluana e Beppino Englaro: perché la classe politica di questo Paese nega loro pietà ?



Mi chiedo quando lo spirito di Eluana Englaro sarà finalmente libero e quando le sofferenze del padre, Beppino, termineranno. Dopo 17 anni di calvario.
Mi chiedo come può il nostro Presidente del Consiglio, che pur ho più volte avuto modo di apprezzare, definirsi oggi un liberale nel momento in cui si accinge ad emenare un decreto che vule impedire quel po' di pietas umana che è rimasta in questo nostro tristissimo Paese.
Non vorrei purtuttavia qui polemizzare più di tanto, ma solamente esprimere dei sentimenti dal profondo.
Più guardo le foto dell'Eluana di 17 anni fa, bellissima ragazza, e più mi rammarico di non averla conosciuta. Da viva ovviamente.
Solo 8 anni di età – infondo – ci separavano. Io stesso, o chiunque fra noi, peraltro, avrebbe potuto ritrovarsi nelle sue stesse condizioni. E finanche in quelle del padre.
Comprendo infatti suo padre che, con la figlia in stato vegetativo permanente, riordinava meticolosamente le foto sorridenti della ragazza.
Come si può dare addosso ad un uomo reso così fragile dal dolore di non poter più scambiare alcuno sguardo, alcuna parola, alcuna vera carezza con il sangue del suo sangue ?
Un figlio non è una pianta da tenere in casa o all'ospedale. E' brutto dirlo, forse, perché la morte essendo una dimensione ignota ci fa paura, però Eluana era morta a 21 anni ed ora il suo corpo è ridotto ad un vegetale devastato.
In questi giorni ho ascoltato la voce dei sostenitori della cosiddetta vita di Eluana.
Come sempre rabbrividisco di fronte al dogma ed al cinismo dei sostenitori della vita a tutti i costi.
Ne ho orrore perché ho orrore della sofferenza ad ogni costo. Perché penso fermamente che la morte non sia che una prosecuzione della vita stessa, il suo completamento finanche metafisico. E che una vita di sofferenze non sia degna. Non sia vita.
Ne ho orrore perché penso che debba essere il buonsenso e la dignità umana a prevalere e non il dogma di chi si riempie la bocca di astrusi principi morali che possono andar bene al massimo per la talune limitate coscienze religiosamente orientate (ma non già spiritualmente orientate. Perché la spiritualità è concetto assai più profondo ed evelato della religione).
Ne ho orrore perché ho orrore di uno Stato che pretende di gestire i corpi e le menti dei cittadini; di uno Stato che si fa Chiesa, che si fa Etica, che si fa Morale. Perché credo fermamente che l'etica e la morale siano esclusivamente principi individuali e mai dovrebbero essere collettivi, come invece furono durante le dittature comuniste, fasciste o naziste o ancora durante la Santa Inquisizione che mietè ancor più vittime, ad essere precisi.
Sono perplesso di fronte alle prese di posizione di un Ministro che ho spesso apprezzato – Maurizio Sacconi – il quale avrebbe voluto addirittura scavalcare la sentenza della Corte di Cassazione sul cosiddetto caso Englaro, ricattando le strutture sanitarie pubbliche.
Mi chiedo in che Stato viviamo e se ci troviamo davvero in uno Stato di diritto o piuttosto in un redivivo Stato di polizia.
Sono preoccupato anche quando sento parlare di Testamento Biologico, perché consapevole che qualsiasi legge sarà fatta in materia non sarà mai autenticamente civile.
Ci si rifiuta infatti di parlare di eutanasia. Ovvero del diritto di ciascuno di decidere sulla propria morte. E coloro i quali si troveranno nelle condizioni di voler morire saranno costretti ad andare in una clinica svizzera oppure.....a suicidarsi.
E' così questo strano ed incolto Paese chiamato Italia. Un Paese che ha paura della sua stessa ombra; che non conosce doveri; che teme i propri diritti di coscienza; che teme la morte e tutto ciò che non conosce; che maltratta e sbeffeggia gli omosessuali; che mangia particole e bacia pile quando conviene e che bestemmia spesso e pure volentieri senza alcuna coscienziosità; che riverisce i preti, i cardinali e il Papa; che va a puttane e a transessuali ma al contempo tiene una moglie e pure dei figli !
Quando mai questa Italia e la sua classe politica prenderanno coscienza di sé e delle proprie miserevoli contraddizioni ?
Temo che un giorno ciò dovrà accadere ed accadrà. Sono anzi certo che le nuove generazioni apriranno ben presto gli occhi e butteranno a mare tutte le false dottrine e le idologie totalizzanti mascherate sotto i falsi sorrisi ed i principi morali imposti dalle Religioni Monoteiste Istituzionalizzate. Sarà allora che si prenderà vera coscienza di sé e del proprio ruolo di individui consapevoli.
Forse allora ci si ricorderà anche del sacrificio compiuto nei secoli passati da Jacques de Molay, dai Catari, da Giordano Bruno, da Cagliostro e, più recentemente, da Piero Welby.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini