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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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9 ottobre 2010

"Mario Pannunzio da Longanesi al Mondo" presentato a Pordenone con il contributo del Partito Repubblicano Italiano alla presenza del prof. Pier Franco Quaglieni del Centro Pannunzio di Torino


A sinistra: il Sindaco di Pordenone Sergio Bolzonello
A destra: Luca Bagatin ed il prof. Pier Franco Quaglieni

Venerdì 8 ottobre scorso alle ore 19.00 - presso la saletta incontri dell'ex convento di San Francesco a Pordenone - il Partito Repubblicano della provincia di Pordenone ha organizzato la presentazione del saggio curato dal prof. Pier Franco Quaglieni: "Mario Pannunzio da Longanesi al Mondo" edito da Rubbettino.
La presentazione, curata da Luca Bagatin collaboratore de "La Voce Repubblicana", ha visto la partecipazione stessa del prof. Quaglieni, docente di Storia risorgimentale presso l'Università degli Studi di Torino e Presidente del Centro Pannunzio che fondò, nel 1968, assieme a Mario Soldati e ad Arrigo Olivetti.
L'evento ha ricevuto spontaneamente il Patrocinio da parte dell'Amministrazione Comunale di Pordenone ed è intervenuto, con un breve saluto introduttivo, lo stesso Sindaco Sergio Bolzonello.
Bolzonello - già in passato iscritto al Partito Liberale Italiano e quindi vicino all'ideale pannunziano - si è rammaricato di come oggi si senta la mancanza di una scuola di pensiero politico e di come il Paese sia totalmente allo sbando e ciò a causa tanto del "berlusconismo", che dalla mancanza di un "disegno organico" da parte del Pd al quale egli stresso appartiene.
Luca Bagatin ha dunque brevemente presentato la figura di Pannunzio, già sceneggiatore cinematografico, giornalista e poi politico liberale nato a Lucca nel 1910. Ha fatto un excursus della carriera dell'intellettuale lucchese dagli anni '30, passando per l'antifascismo liberale e democratico e per l'anticomunismo raccontato anche per mezzo del foglio clandestino legato al PLI "Risorgimento Liberale". E poi il dopoguerra, la fondazione de "Il Mondo": settimanale laico e liberaldemocratico che gettò le basi per una Terza Forza da contrapporsi alle "chiese" clericale e comunista. Terza Forza che sarà poi il Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici che, in chiave progressista, si alleerà al Partito Repubblicano Italiano di La Malfa e Pacciardi.
Bagatin ha in particolare ricordato le battaglie politiche, civili ed economiche de "Il Mondo": contro i monopoli, la speculazione edilizia, l'influenza del dogma ecclesiastico nelle leggi dello Stato, i privilegi delle corporazioni e dei Poteri Forti.  Ed ha ricordato di come Pannunzio ed i suoi collaboratori volessero "superare a sinistra" persino i comunisti e dunque la celebre frase di Pannunzio:

“Essere liberali significa essere socialisti in modo assai più avveduto e attuale di quel che credono gli epigoni di Marx”.


Il prof. Pier Franco Quaglieni ha dunque presentato il saggio che vede avvicendarsi contributi, oltre che suoi, anche di Pierluigi Battista, Marcello Staglieno, Carla Sodini, Girolamo Cotroneo, Guglielmo Gallino, Mirella Serri, Angiolo Bandinelli ed uno scritto inedito di Mario Soldati.

Quaglieni ha quindi ricordato il Pannunzio inizialmente disinteressato alla politica, ma successivamente, nel corso degli anni '40, fervente antifascista ed antitotalitario. Collaboratore di Longanesi ad "Omnibus" prima ed allievo di Benedetto Croce e fondatore del crociano, appunto, "Il Mondo" poi.

Ed ha ricordato di come moltissime generazioni di giovani anche non provenienti dall'area liberaldemocratica, si formarono intellettualmente sulle pagine de "Il Mondo" che - ha affermato Quaglieni - era letto anche da giovani democristiani e comunisti, di nascosto dai loro "apparati" di partito.

Il prof. Quaglieni, ad ogni modo, è pessimista relativamente al fatto che oggi, un'esperienza esaltante culturalmente e politicamente come quella de "Il Mondo", possa rinascere. Le cause - ha detto - sono varie: l'imbarbarimento del linguaggio, dei media stessi e della politica: tutti presi piuttosto dal gossip che dalle problematiche contingenti. E poi la mancanza di una cultura liberale maggioritaria nel nostro Paese.

Il Centro Pannunzio, ad ogni modo e come ha affermato il prof. Quaglieni, è un punto di riferimento per tutti coloro i quali vogliono dare testimonianza di ciò che è stato il liberalismo di Pannunzio, che poi era quello del conte di Cavour e che successivamente giunse a confrontarsi con il repubblicanesimo mazziniano e con il socialismo autonomista, che sono poi le grandi culture laiche del nostro Paese.

Degno di nota, fra il pubblico, la presenza di ex militanti dell'area liberale e repubblicana che si formarono politicamente negli anni '80 e '90. Nessun reduce, molti quaranta-cinquantenni che, dopo la caduta del Muro di Berlino, credevano in una grande rivoluzione liberale e libertaria che avrebbe potuto giungere anche in Italia, sull'onda anche della parabola pannunziana. Così, purtroppo, non fu.

Giunse invece Tangentopoli e, come detto anche dal prof. Pier Franco Quagliani, fu una siagura per tutti a cominciare dai partiti che avevano fatto dell'Italia un Paese moderno e democratico.

Morì così, un grande sogno di libertà.

Luca Bagatin

I PREPARATIVI.....E LA CENA FINALE

Da sinistra: Valentino Bertoli, il prof. Pier Franco Quaglieni, il sottoscritto, Andrea Collesan Segretario provinciale del PRI




24 dicembre 2009

PROBLEMI DI VISUALIZZAZIONE DI QUESTO BLOG per chi utilizza Explorer

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

PER MOTIVI TECNICI - DA QUALCHE GIORNO - QUESTO BLOG E'
VISUALIZZABILE UNICAMENTE PER MEZZO DEL
BROWSER FIREFOX.
CHIUNQUE LO VISUALIZZI CON BROWSER DIVERSI (INTERNET EXPOLORER, AD ESEMPIO) AVRA' DEI PROBLEMI DI VISUALIZZAZIONE CON POST NON VISUALIZZABILI, MANCANTI, PARTI DEL TESTO DISTORTE O PASTICCIATE E/O ALTRE PROBLEMATICHE.
HO COMUNICATO IL PROBLEMA ALLA REDAZIONE DEL "CANNOCCHIALE" CHE MI AUGURO SARA' IN GRADO DI OVVIARE AL PROBLEMA.
AD OGNI MODO CONSIGLIO TUTTI I LETTORI DI SCARICARSI GRATUITAMENTE IL BROWSER FIREFOX (http://www.mozilla-europe.org/it/firefox ) PER POTER ANCORA LEGGERMI SENZA SPIACEVOLI INCONVENIENTI.

Luca Bagatin



8 agosto 2008

MIO FRATELLO ED IO by Luca Bagatin





A mio fratello Silvestro:
micio macho che, di fronte ad una bisteccha, non osa chiedere mai
(con grande incazzatura materna)!

A Verena M.,
l'Heather Graham pordenonese i cui occhi ancora baluginano nella mia mente

A Natasha Hovey, italiana di Beirut, i cui occhi mi fecero innamorare a 4 anni
battezzandomi per sempre Sexual Enfant Prodige


Mio fratello Silvestro è fisicamente rosso e molto peloso.
Anzi, no.
Diciamo che è arancione.
Peloso, vabé, è mio fratello, e in qualche cosa dovrà pur assomigliarmi.
Mio fratello Silvestro ha i denti aguzzi e, quando è in vena di scherzi, ama mordermi il naso conficcando le sue "zanne" e stringendo la mascella.
Solitamente, quando è in vena di scherzi sono le 2 di notte: entra dal balcone della mia camera e - così mordendo - mi sveglia facendomi emettere un urlo lancinante.
Mio fratello Silvestro è una buona forchetta, benché preferisca non usare le posate.
Ciò non per scortesia, tutt'altro, è solo che le sue mani sono dotate di artigli assai poco pratici per portare alla bocca il cibo.
Mio fratello Silvestro non ama guardare la tv, dilettarsi sul web o leggere un buon libro: sgranocchia crocchette da mane a sera nonché si riposa sotto improbabili palme campagnole.
Mio fratello Silvestro, a differenza mia, non conosce Natasha Hovey  - attrice classe 1967 che esordì nel mondo dello spettacolo con il film "Acqua e sapone" di Carlo Verdone nell''83 - i cui occhi tanto amai e che è sputata uguale (che non si scrive, ma si dice) a Verena M., biondissima e coltissima ragazza ventiseienne che conobbi in autobus un fracco di mesi fa e che persi completamente di vista (cosa che per un miope potrebbe essere all'ordine del giorno, peraltro !).
Mio fratello Silvestro ha purtuttavia un'attività sessuale intensa: almeno a giudicare dalla quantità di gattini arancioni che sta popolando il mio assai poco sorridente paese.
Mio fratello Silvestro in effetti è un gatto. Bastardo, nel senso buono del termine, anche se sarebbe preferibile definirlo "Tigrotto".
E' una tigre di fratello senza paura che attacca ogni tipo di cane (bastardo o meno, ma per Silvestro i cani sono tutti dei gran bastardi !) qualora invada il nostro territorio. Li fa smammare nel giro di un nanosecondo mostrando unghie, zanne e un certo savoir faire per la lotta acquisito anche dal sottoscritto.
Io e mio fratello Silvestro siamo inseparabili, specie quando siamo impegnati in una fitta lotta corpo a corpo che vede entrambi contemporaneamente vincitori e vinti non del tutto pervinti (per quanto avvinti).
La Storia, si sa, la scrivono i vincitori. Io in geografia avevo 5, mio fratello è orgogliosamente analfabeta e a scuola non ci è mai andato.
I conti, in famiglia, tornano sempre (nonostante siamo discendenti della Casata dei dogi Contarini di Venezia, ma è un'altra storia): siamo in due, io e Silvestro, quindi: siamo pari.




MIO FRATELLO SILVESTRO ED IO: DA QUANDO ERAVAMO BAMBINI
A QUANDO SIAMO DIVENTATI UOMINIVERI



23 luglio 2008

"IL BASSO E LA ZEPPA" racconto (all'altezza o meno) by Luca Bagatin (da un'idea di Lucia "Rehab" Conti)




Mi chiamo Francesco, ma per tutti sono il Basso. In effetti la mia altezza  - tanto per usare un eufemismo - non supera gli 80 centimetri.
Conobbi la Zeppa l'anno scorso in quel di Berlino, all'omonimo zoo.
Io ero una delle tante attrazioni turistiche: faccio il giocoliere.
Ella, invece, è ed era bellissima. Di professione faceva la venditrice di biglietti dello Zoo di Berlino, appunto: rinomato luogo per tossici.
Conobbi la Zeppa dicevo, ma, più che altro, fu lei che mi conobbe, anzi, diciamo pure che scivolò su di me nella sua "pausa sigaretta".
"Fuck !" esclamò inacidita lei.
"A chi, a me ? E che ci posso fare se sono alto quanto una delle tue zeppe ?" In effetti ella calzava un bel paio di zeppe alte almeno 20 centimentri.
"Aò, paisà !" mi gridò lei aiutandomi a rialzarmi. Era di Pomigliano d'Arco.
"Ammazza quanto sei......"
"Grasso ? Lo so, lo ammetto. E' che sono una buona forchetta. Adoro gli arancini preparati da mia sorella Stella....."
"Macchéstaiaddicere ! Ammazza quanto sei ciccillo !", la Zeppa, per quanto faticasse a parlare l'italiano a causa della sua prolungata permamenza in Germania, sapeva come prendermi per la gola !
"Grazie, baby !", le risposi ammiccante e accendendomi un Antico Toscano.
"Aspé, mo devo tornare al travagghio....al lavoro. Ma ci vediamo....iamme, bbé !"
Mi lasciò lì, imbambolato ad ammirare le sue lunghe ed affusolate gambe, i suoi lunghissimi e nerissimi capelli al profumo d'incenso, i suoi profondi occhioni neri che, nel voltarsi indietro, ammiccavano sornioni......
Sospirai.
"Noi, gente di spettacolo facciamo sempre colpo, in effetti !" pensai fra me e me.
Tornai ai miei numeri da circo.
Eccoli arrivare. Di nuovo. Puzzolenti di birra e di piscio irrancidito. Detesto gli Hell's Angels, ma, soprattutto, loro (essi ?) detestavano me.
Eccoli arrivare con le loro catene e i loro gutturali vocaboli teutonici, minacciosi, verso il sottoscritto.
Sempre a prendersela con i più piccoli. Peccato che io avessi le mie armi segrete.
"Ehy, tu, pikkola mosca italika, ja ? Tu rikorda noi, ja ?", ringhiò il primo - Asterix - noto per i suoi baffoni biondi e le trecce.
Lo guardai impensierito. Per lui, ovviamente.
Era la terza volta in due giorni che tentavano di farmi paura interrompendo i miei numeri.
Ora, io sono piccolo e, nella botte piccola ci sarà anche il vino buono......però si da il caso che io sia molto ma molto cattivo. Sarà perché, più che piccolo, diciamocelo pure, sono nano.
Gli scagliai una delle mie palline da circo carica di tritolo, che gli fece scoppiare le cervella le quali si sparsero un po' quà un po' là......toh, un pezzettino finì nella gabbia di Gretha, la tigre, la quale si pappò quelle succulente carni magre e mollicce.
Sorrisi agli altri Hell's: "Ragazzi, che ci volete fare....sono un patito delle bombe a mano".
Ringhiarono, ma non si arrischiarono a rispondermi. Fuggirono immantinente sui loro bolidi motorizzati.
"Ammappalo chegganzo !" mi venne incontro la Zeppa chinandosi e cingendomi le spalle.
"Oh...." arrossii. "Beh....non è stato nulla. A proposito, scusami se prima non mi sono presentato. Piacere, Francesco" le sorrisi, bonario, porgendole la mano.
"Piacere Antonella ma......chiamame Zeppa, và ! E' pè via de 'sti due trampoli che m'hanno detto che fa tanto tendenza.....mah......"
Le feci il baciamano e le dissi: "Allora tu chiamami pure Basso. E' per via......"
"Del fatto che sai suonà !"
"?"
"Beh, pur io me diletto.....Sai, suono il basso"
"Non immaginavo avessi gusti sadomaso......per quanto qualcuno (ma non io !) sosterrebbe che tutte le ragazze vestite di nero in odor di darkettone siano inevitabilmente sadomaso....."
"Ma che stai addicere ! Basso ! Il basso nel senso de na chitarra elettrica, dicemo così !"
"Ahhhhhh....... Beh, quindi abbiamo qualcosa in comune"
"Perché, pure tu suoni qualcosa ?"
"Più che altro diciamo che io "le suono". Sai, se qualcuno mi calpesta le mie scarpette numero 20......"
"Basso, tu sipproprio nu guaglione ciccillo !"
"E tu sipproprio....."....non riuscii a terminare la frase in quanto Zeppa fu chiamata da una signora di mezza età, impettita, indispettita, imbiondita, imbottita che la redarguì nel tedesco più stretto portandosi un pugno sul fianco e agitando una bacchetta in aria.
Capii trattarsi della sua capa, ovvero della sua Kapò.
"Tu appantonato tua postazione, ja ? Tu kiakkiera kiakkiera con pikkola moska italika, ja ?"
La Zeppa si girò verso di me, comprese il mio telepatico messaggio e mi fece un cenno d'intesa.
"Al volo Zeppa !" le lanciai una delle mie palline speciali.
"Tu stronza Hell's Angels ! Beccati 'sto numero da circo !" urlò Zeppa alla stronza di cui sopra e gliela ficcò nel decolté.
Questa volta Gretha, la tigre, si pappò due mammelle che parevano budini con la ciliegina.
Era evidente che io e Zeppa eravamo fatti l'uno per l'altra.
"Alti e bassi", come si dice anche nella musica, oltre che, inevitabilmente nella vita.
Zeppa mi prese in braccio e mi diede un lungo bacio con tanto di schiocco e da allora viviamo felici ai margini di una società che non riusciremo mai ad accettare per quella che è.



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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini