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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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26 novembre 2013

Il coraggio di sognare: Hugo Pratt fra avventura e mistero

Hugo Pratt, allorquando nel 1967 ideò il personaggio di Corto Maltese, ebbe il coraggio di sognare.

Il coraggio di sognare il viaggio, il cammino dell'uomo senza bandiera, senza ideali precostituiti, senza porti sicuri ove rifuguarsi. Il coraggio di rappresentare un eroe-antieroe libertario, che anticiperà quelli che, decenni dopo, diventeranno classici del fumetto moderno quali Dampyr e Dylan Dog.

Hugo Pratt e Corto Maltese sono spesso raccontanti dai saggi del prof. Luigi Pruneti, scrittore ed attuale Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia degli ALAM, oltre che appassionato di fumetti e di letteratura del fantastico.

Ne “Il coraggio di sognare – Hugo Pratt fra avventura e mistero”, Pruneti ha voluto raccogliere in un unico volume edito da Tipheret, gli atti di due convegni, tenutisi rispettivamente a Forlì nel maggio 2013 ed a Pesaro nel 2010, dedicati al fumetto ed alla figura di Corto Maltese.

Convegni presentati dall'amico Pietro Caruso, già direttore della rivista Il Pensiero Mazziniana, ed alla presenza di studiosi del fumetto, della letteratura d'avventura e di viaggio.

Un saggio, “Il coraggio di sognare”, che attraverso i racconti dei relatori, ci racconta la vita e l'opera di Hugo Pratt, nato a Rimini da un padre di origini inglesi e da una madre veneziana, la cui vita fu una continua avventura, un continuo spostamento da un capo all'altro del globo terrestre. E ci racconta della sua collaborazione al Corriere dei Piccoli e le sue celebri opere che ebbero come protagonista il suo Corto: da “Corte sconta della arcana” a “Favola di Venezia”, passando per “La casa dorata di Samarcanda” sino alle più recenti collaborazioni con l'amico ed allievo Milo Manara ne “Tutto ricominciò con un'estate indiana” e “El Gaucho”.

Corto Maltese, un libero marinaio, un po' come fu Hugo Pratt, alla ricerca dell'arcano, del mistero e dell'esoterico. Una ricerca che porterà l'autore a farsi iniziare alla Massoneria della Gran Loggia d'Italia presso la Loggia Hermes di Venezia nel 1976, a cinquant'anni di età, raggiungendo, pochi anni prima di morire, il Quarto Grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato, esperienza di cui per molti versi racconterà nelle tavole di “Favola di Venezia”.

“Il coraggio di sognare” racconta di questo ed analizza gli aspetti culturali e misteriosi del fumetto, ingiustamente ritenuto semplice strumento di sottocultura ed in realtà di grande valore al pari di un saggio, di un'opera teatrale e/o cinematografica ed è davvero una delle poche opera edite in Italia ad affrontare i significati più reconditi dell'opera di Hugo Pratt.

Vorrei concludere con un piccolo inciso, a proposito di Hugo Pratt, che purtuttavia è sfuggito ai relatori dei convegni relativi alla sua opera.

E' un aspetto purtroppo poco conosciuto, che però anni fa quando vidi il film non mi sfuggì. Sto parlando della presenza di Hugo Pratt quale attore nel film noir di Giancarlo Soldi “Nero” del 1992, ovvero tre anni prima della morte di Pratt.

“Nero” è tratto dall'omonimo romanzo noir di Tiziano Sclavi, autore del fumetto Dylan Dog e Pratt nel film recita la parte del commissario di polizia Straniero.

La presenza nel film di Hugo Pratt è fondamentale, in quanto segna il passaggio del testimone fra l'antico eroe Corto Maltese - il marinaio viaggiatore senza bandiera - ed il nuovo eroe degli anni '90 e 2000 Dylan Dog, l'indagatore dell'incubo pieno di paure e fobie, ma capace di risolvere le angosce delle persone che a lui si rivolgono, in quanto capace di ascoltare il prossimo. E si noti, nel film, come le pareti dell'appartamento dei protagonisti - Federico e Francesca - siano abbellite da stampe tratte proprio dai fumetti di Pratt e Sclavi.

Un piccolo cameo che, per gli amanti del fumetto d'avventura e noir, non può certo mancare.


Luca Bagatin



6 febbraio 2013

Baglu a fumetti












Le foto sono di proprietà esclusiva del sig. Luca Bagatin.
Ogni eventuale  utilizzo può essere autorizzato previo contatto all'indirizzo mail burroughs279@yahoo.it



31 ottobre 2012

(Una luce prenderò per te là fuori...) Buon Halloween...in compagnia di "Dellamorte Dellamore"



Ieri sera ho ricevuto gli auguri di Halloween da parte della Loggia Har Tzion Montesion nr. 705 Oriente di Roma all'Obbedienza del Grande Oriente d'Italia.
La cosa mi ha fatto particolarmente piacere in quanto mi sento molto legato a questa ricorrenza che celebra, assieme, la Vita e la Morte. Ovvero l'essenza - per eccellenza - del mistero (l'unico che valga davvero la pena di carpire) che pervade l'Umanità.
Nel "biglietto" di auguri c'era anche una piccola spiegazione del termine Halloween e della fastività stessa, che qui di seguito desidero riportarvi:

Il termine Halloween deriva dal fatto che il 31 di ottobre è la vigilia di Ognissanti, ovvero il giorno in cui la tradizione cristiana celebra tutti i santi, in blocco, nessuno escluso. Questa data, il 1° novembre, è denominata in inglese All Hallows' Day. A questo punto occorre tenere presente che presso i popoli antichi (e pure per gli ebrei di oggi) il giorno non incomincia allo scoccare della mezzanotte, bensì qualche ora prima, al tramonto.
Ecco perché, per esempio, si attribuisce tanta importanza alla vigilia di Natale: il 24 dicembre, infatti, non è solo il giorno prima, ma costituisce senza soluzione di continuità la prima parte del Natale stesso.
Ora, per analogia, la vigilia di Ognissanti è denominata All Hallow' Eve (dove "eve" sta per "vigilia"), ma anche All Hallows' Even (che costituisce il concetto di "vigilia" con quello di "sera"); è facile immaginare come quest'ultima definizione si sia contratta in Hallows' Even, e da lì ad Halloween il passo è stato breve.
Le origini di questa festa risalgono all'epoca in cui le isole britanniche erano dominate dalla cultura celtica, prima che l'Europa cadesse sotto il dominio di Roma. L'anno nuovo, allora, cominciava con il 1° novembre, quando i lavori nei campi erano completamente conclusi, il raccolto era al sicuro, ed i contadini potevano finalmente rilassarsi e godersi i doni che gli dei avevano loro concesso. In tale data, quindi, tutte le divinità pagane venivano ricordate ed evocate a titolo di ringraziamento ed auspicio per l'anno entrante; le porte delle dimensioni ultraterrene erano considerate aperte, per quella notte, e tutti gli spiriti erano liberi di vagare sulla terra e di divertirsi insieme agli uomini.
L'aspetto di festa gioiosa, comunque, non dispiacque alla Chiesa, che in un certo qual modo si impadronì della ricorrenza per celebrare tutti i santi del cristianesimo: ecco allora nascere il nostro giorno di Ognissanti (che non a caso, ricordiamo, precede immediatamente il Giorno dei Morti, tanto per ribadire l'inscindibile legame che collega la dimensione terrena con quella ultraterrena, sia essa la sfera celeste o molto più genericamente l'aldilà).
Da allora, l'antica Halloween è divenuta sinonimo di notte stregata, popolata da tutti gli spiriti maligni che la fantasia potesse immaginare.


Ora, spiegazioni fatte, passiamo al faceto, ovvero a quanto di più serio vi possa essere.
E pertanto mi viene in mente uno zombie amico mio, un certo Baglu.
L'ho incontrato proprio ieri e mi ha raccontato di essere stato lasciato dalla sua fidanzata. Una vita fa.
"Mi ha ferito. Non mi ha ucciso. Infondo io sono già morto".
Un grande freddurista questo Baglu, non c'è che dire !
E "freddurista" deriva da Freddy Krueger, ovviamente.
Un po' come quella sulla possibile caduta del governo Monti. Appena cadrà sarà certamente un bel...colpo di schiena !
Oppure quella dell'insegnante in pensione che non passa giorno che non canti: "Nostalgia nostalgia lavagnaaaaaaa...".
Bah, vabè, lasciamo stare.
Per Halloween, anziché un racconto horrorifico (ne ho scritto uno alcune settimane fa e, per ora, accontentatevi anzichenò) ho pensato di postarvi qui di seguito il bellissimo film di Michele Soavi "Dellamorte Dellamore", del 1994.
Inutile dire che è il mio film preferito in assoluto (anche se preferisco il libro omonimo di Tiziano Sclavi) e nel cui protagonista - Francesco Dellamorte - il mio amico Baglu dice di riconoscersi non poco.
Ovviamente non per quanto riguarda lo charme.
Buona visione. Possibilmente dopo il tramonto.



25 ottobre 2012

She...




6 settembre 2012

"Nero" di Giancarlo Soldi e Tiziano Sclavi: noir ad alta qualità



I romanzi della mia formazione adolescenziale sono stati, dopo i "Racconti del Terrore" di Edgar Allan Poe, quelli scritti da Tiziano Sclavi, il "papà" di Dylan Dog.
Eh lo so, letture impegnative quelle che costellarono la mia pre e post adolescenza !
Senza di questi, senza dubbio, non mi sarei mai avvicinato al mondo del mistero, della magia, del giallo e del noir. E soprattutto sono stati, per me, una grande fonte di arricchimento culturale e di spunti creativi ed ironici, i quali mi hanno permesso, tempo dopo, di cimentarmi in racconti, storie e soprattutto articoli a tema.
Poi, dopo "Dellamorte Dellamore" e "Nero", sono arrivati anche i fumetti. Di Sclavi, Pratt, Castelli e persino di Pier Carpi, che scoprii un po' più tardi, ma le cui ricerche attorno all'esoterico ed alla Massoneria, sono per me di profonda ed attuale utilità.
Detto ciò e confermato che, dopo la Beat Generation di Kerouac e Ken Kesey, Sclavi ed Andrea G. Pinketts, sono per me i migliori scrittori viventi mai esistiti, passiamo alle cose più contingenti e, dunque, a ciò che voglio davvero raccontarvi.
"Nero", dicevo, è stato, il secondo romanzo di formazione che ho letto. Ed anche il secondo romanzo di Sclavi che mi capitò fra le mani.
Ricordo che lo lessi appena uscito in libreria, nel 1991. Non me lo ricordo moltissimo, in quanto non lo rilessi mai. Parlava, ad ogni modo, di un cadavere in una valigia.
Non avrei mai creduto ne avessero realizzato un film, l'anno dopo, nel '92.
Da qualche giorno mi è capitato di trovarne il dvd e devo dire che mi ha fatto tornare ragazzo. Mi ha messo addosso la stessa adrenalina, la stessa capacità di stupirmi, la stessa voglia di comprendere che cosa si cela dietro all'orrore, ad un certo tipo di orrore. All'orrore vero, celato, come allegorie macabre, in delitti inspiegabili o, forse, sin troppo evidenti nella loro esplicabilità.
Regia di Giancarlo Soldi, sceneggiatura dello stesso Soldi in collaborazione con Tiziano Sclavi, il "Nero" cinematografico è interpretato da un inedito Sergio Castellitto, da una bravissima ed accattivante Chiara Caselli, da un viscido Luis Molteni e da un inatteso Hugo Pratt, mostro sacro del fumetto e padre del celeberrimo "Corto Maltese".
"Nero" è un noir, è un horror urbano, ma è anche una storia d'amore.
La storia fra Federico Zardo (Castellitto) e Francesca Mai (la Caselli). I due sono amanti, allorquando Francesca decide di lasciare il suo ex compagno, che sarà ritrovato morto dissanguato da Federico.
Chi l'ha ucciso ? Forse una insospettabile Francesca, così priva di ombre, così apparentemente innocente, così svagata pur nel suo corpo ispirante erotismo ?
Federico, ad ogni modo, tenta di coprirne il presunto delitto. Nasconde il corpo dell'uomo in una valigia, ne recide la mano in quanto non entra nel bagaglio, nasconde il tutto nel bagagliaio dell'auto...quando viene scoperto dal detective privato D'Ambrosi (Luis Molteni), il quale è stato ingaggiato dalla madre di Federico, al fine di conoscerne la vita privata.
D'Ambrosi, accusando Federico di avere una doppia vita e di frequentare Francesca, un'ex tossicomane e presunta assassina, inizia a ricattarlo. Non prima di averne violentato ed ucciso la madre, in un incendio.
Federico e Francesca, decidono quindi di uccidere D'Ambrosi e...ci riusciranno, certo ma...il cadavere dell'ex uomo di Francesca scomparirà !
Che fine ha fatto ? Ma, poi, chi l'ha ucciso ?
Francesca ? Federico ? D'Ambrosi ?
L'unico con i piedi per terra, in una Milano degli anni '90, zeppa di teppisti dei quali Federico ha una paura folle, sembra il Commissario della Polizia Straniero (Hugo Pratt), il quale, ad ogni modo, rinuncerà presto ad indagare.
E chi è la voce che, al telefono, preseguiterà Federico invitandolo a commettere gli omicidi che avrebbe dovuto commettere D'Ambrosi ?
In un crescendo di sangue e di delitti, fra le arcane paure di Federico e la surrealtà quasi comica di una scanzonata Francesca, fra un teppista piscione, un becchino vestito da hawaiano, una valigia con all'interno un cadavere che scompare, le belle note della canzone "Acque" di Francesco Guccini, scritta appositamente per "Nero" e quelle dei Mau Mau, in dialetto piemontese, che fanno da colonna sonora, il film si conferma, tanto quanto il romanzo originale di Sclavi, una storia grottesca e noir, cruenta e violenta, ma anche ironica ed introspettiva, come un fumetto di Dylan Dog.
Film non banale ed anticipatore, sia sotto il profilo artistico che cinematografico e che merita assolutamente di essere ricercato e visto.
Inizialmente l'idea del regista e co-sceneggiatore, assieme a Sclavi, era quella di realizzare un film su Dylan Dog, così come l'idea di "Nero" di Sclavi, doveva essere quella di realizzarne un fumetto giallo a puntate. Ne è venuto fuori un ottimo romanzo ed un ottimo film. Più noir che giallo. Ove gli autori e gli attori contribuiscono a tenere lo spettatore sul filo del rasoio ed a fargli assaporare le numerose personalità e caratteri della vasta umanità che lo circonda.
La presenza nel film di Hugo Pratt, poi, come nella volontà del regista, segna il passaggio del testiomone fra l'antico eroe Corto Maltese - il marinaio viaggiatore senza bandiera - ed il nuovo eroe degli anni '90 e 2000 Dylan Dog, l'indagatore dell'incubo pieno di paure e fobie, ma capace di risolvere le angosce delle persone che a lui si rivolgono, in quanto capace di ascoltare il prossimo (e si noti, nel film, come le pareti dell'appartamento di Federico e Francesca sono abbellite da stampe tratte proprio dai fumetti di Pratt e Sclavi).

Luca Bagatin



13 agosto 2012

"L'ultima avventura di Dylan Dog": racconto horror d'annata di Luca Bagatin

Devo confessare che, girovagando per il mio blog, mi sono imbattuto in un vecchissimo racconto horror che scrissi anni fa, con protaginista Dylan Dog e, beh, mi sono commosso come non mi accadeva dall'anteguerra (chi mi conosce bene sa che ho un cuore di pietra o, comunque, poco incline a queste cose).
Dylan Dog, del resto, è uno dei miei tre alter ego (è puramente casuale il fatto che indossiamo entrambi camicie rosse e jeans blu, oltre che clarks o simili...non è casuale il mestiere di "indagatori" dell'incubo o del mistero, che ci siamo scelti entrambi).
Era il 4 luglio 2005 e mi sono anche accorto che allora sapevo scrivere "racconti come si deve".
Vabè, poche chiacchiere. Ve lo ripropongo, nudo e crudo e poi mi prendo una pausa di alcuni giorni, perché di scrivere - per un po' - non ne posso più (andrò, infatti, alla ricerca di cadaveri).

Luca Bagatin


L'ULTIMA AVVENTURA DI DYLAN DOG
di Luca Bagatin
(4 luglio 2005)




Salve ragazzi, sono Dylan.
Dylan Dog, sì, proprio lui.
Si scende, ragazzi. Siamo alla fine. Sono alla fine.
Groucho si è suicidato il mese scorso. Si è sparato un colpo di pistola alla tempia. Si è sparato con la mia pistola. Un colpo e gli sono saltate le cervella. Perché? Forse perché si era accorto che le sue barzellette non mi hanno mai fatto ridere.
Povero Groucho. L'ho ucciso io.
L'Ispettore Bloch è morto d'infarto un anno fa. Un anno prima di prendere la pensione. Non lascia né mogli né figli. Morto solo come un cane.
Solo come un cane. Come me, ora.
Stanno portando via i miei mobili. Mi stanno sfrattando dopo quasi sei mesi di arretrati con l'affitto. L'affitto. Questo sconosciuto. Questo maledetto. Questo maledetto sconosciuto.
Del resto sono sei mesi che non ho un cliente. Anche le mie donne non si fanno più vive. Del resto ho sempre vissuto in un mondo di morti.
Sono qui alla scrivania che sto scrivendo con la mia penna d'oca questi pensieri. Il galeone della Revell non l'ho più completato e adesso ecco...eccoti gettato nel cestino dei rifiuti. Vorrei ricominciare ad attaccarmi alla bottiglia, ma non ho più un soldo. "Uaaaaahaaaaag!". Il campanello. Una cliente. Un'avvenente cliente.
Una moracciona elegante e poco vestita. La mando via. Sì, la mando via.
Voglio restare solo. Solo nella mia solitudine. Solo nella mia indifferenza. Solo e solitario, ma senza fare solitari. Solo perché..."Uaaaaaaahaaag!". Il campanello. Solo il campanello.
Una bambina alla porta. Una tenera bambina di otto anni.
"Ciao, signor Dog, sono Alice". e mi porge la sua manina. Poi prosegue in un pianto nervoso: "Ho paura....ho paura..." proferisce nel suo pianto strozzato nel suo visino contratto...
Mi inginocchio e piango anch'io. Non riesco a proferir parola (ma perché almeno i bimbi non riescono ad essere felici?). Mi abbraccia. La prendo in braccio e mi prendo coraggio: "Che hai...piccola...?" e con lo sguardo scorgo l'ultima copia del "Times" sotto la porta del mio appartamento dal titolo: "MADRE E FIGLIA SQUOIATE DAL PADRE DOPO ESSERE STATE VIOLENTATE".
Rimango interdetto. Con Alice in braccio prendo il mano il giornale e soprattutto mi prendo coraggio (non leggo mai gli articoli di cronaca nera. La vita è già triste così.). "Londra. I corpi martoriati di Sara Parker e della figlioletta Alice sono stati ritrovati ieri notte nel loro appartamento di Baker Street. Le analisi della scientifica hanno stabilito che sui corpi vi sono evidenti segni di violenza sessuale. Il marito della vittima nonché padre della bimba, Jason O'Connor è stato arrestato in quanto colto dalla polizia nel mentre stava asportando gli organi vitali delle due."
Alice continua: "Ho paura...signor Dog..." (è la prima volta che non me ne fregava nulla di essere chiamato signor Dog).
D'improvviso la porta dell'appartamento semivuoto si apre. Un uomo dalla lama d'acciaio. Alice mi abbraccia più forte. Si tratta di suo padre Jason.
Lo guardo interdetto (come devo essere buffo e idiota). L'uomo dalla lama d'acciaio avanza verso di noi.
"Ho paura...ho paura..." prosegue Alice.
Lo sguardo lubrico di Jason avanza. Sì. Pare proprio che sia lo sguardo assassino del tizio ad avanzare. Prendo la mia pistola (scarica) dalla scrivania e gliela punto addosso. Lo zombie pare fregarsene e con un colpo cerca di affondare la sua lama nel mio petto e contemporaneamente di sottrarmi la bimba dalle braccia (confesso che nella frazione di un secondo ho pensato: "Uccidimi...voglio morire!"). Lo afferro per il braccio. Poi, d'improvviso il mio cuore inizia a pulsare forte...più forte...
Inizia ad uscire da esso un'abbagliante luce rossa e poi azzurra che acceca l'uomo dalla lama d'acciaio. Le lacrime dai miei occhi iniziano ad uscire copiose (i pensieri in quel momento mi risultano confusi: "speranzaDylansperanzaDylansperanzaDylan; vitavitavitavita; vitacontromortepaurapreoccupazionedepressione).
Jason emette un lamento e viene improvvisamente risucchiato dal mio cuore pulsante e palpitante di luce e....(Amore?). DISSOLVENZA IN NERO (un classico, ma sempre d'effetto). Mi ritrovo disteso. Disteso (a terra?).
Apro gli occhi e mi accorgo di essermi addormentato sul pavimento del mio appartamento che stranamente contiene tutti i mobili che mi erano stati portati via. "Capooooooo!!!! Chi dorme non pigli pesci. Se tu fossi un ortolano potrei dirti tranquillamente che: chi dorme non piglia pere". Groucho. E' tornato? E' uno zombie? E'...è proprio lui. Il Groucho di sempre. E lo abbraccio.
"Felice di rivederti, amico!"
"Capo, ti sei bevuto il cervello? Ci siamo visti dieci minuti fa e già sentivi la mia mancanza?".
Vado alla porta e scorgo l'ultima copia del "Times": NON E' SUCCESSO NIENTE, titola. E una serie interminabile di fogli bianchi. Il cuore mi si apre. E anche la porta. Alice. Accompagnata da una donna (la madre?).
"Ciao, signor Dog", mi sorride (i bambini sorridono, certo).
"Dylan, piccola".
"Questa è mia madre. E' una tua ammiratrice, ha seguito tutte le tue vicende orrorifiche..." ".....(vicende orribili penso io...) piacere" "Sono Sara. Sara Parker".
Una macchina della polizia si ferma davanti a noi. "Ehy, old boy! Sempre beato fra le donne vedo!". E' l'Ispettore Bloch. Vivo anche lui. Come non mai.
NON E' SUCCESSO NIENTE.

Vent'anni dopo. Laggiù il sole al tramonto. Laggiù il sole che nasce. Alice mi tiene per mano. L'uno di fianco all'altra. Io e lei. Lei ed io. Camminiamo verso il sole. Verso una nuova alba. Fondendoci in esso.
NON E' SUCCESSO NIENTE.
MA E' PROPRIO QUANDO NIENTE SUCCEDE CHE LE COSE ACCADONO.




26 maggio 2012

"La mia vita è un Caos Calmo": Pensieri dylandoghiani": monologo by Baglu



Oggi sono qui, che passeggio attorno alla mia panchina.
Ho male all'anca destra per via del fatto che ieri, scaricando dei pesi, ho preso il cosiddetto "colpo della strega". Non sono più agile come un tempo, penso.
Ho in mano una foto che ritrae mia madre, a vent'anni. Era il '64 e lei ha un mazzo di fiori e la fascia di Miss Twist del concorso di ballo che quell'anno si teneva a Jesolo.
Mi commuovo pensando a quanto devono essere stati esaltanti gli anni '60 ed a quanto siano tristi gli anni che viviamo oggi. A quanto siano effimeri ed inutili. Privi di pathos.
Ho in mano anche un libro di Tiziano Sclavi, il libro della mia vita, oserei dire: "Non è successo niente", pubblicato da Mondadori nel '98.
E' un libro che credo abbiamo letto in pochi (visto lo scarso successo editoriale, che ancora non mi spiego), mentre io lo sto rileggendo per la terza volta, senza stancarmi.
Sclavi riesce sempre a farmi sorridere, con battute al limite del surreale ed a farmi commuovere, con la medesima intensità.
E' come se io mi riconoscessi in quelli della sua generazione, classe 1953. Sono cresciuto con le musiche degli anni '70, con i fumetti degli anni '70, con i saggi degli anni '70, con i film scollacciati degli anni '70, con i colori degli anni '70, persino con le illusioni politiche degli anni '70. Ed i miei migliori amici (che frequento da almeno quindici anni), hanno vissuto quella stagione.
Il linguaggio del fumetto e del cinema degli anni '70 è praticamente morto, sostituito con cose approssimative, scopiazzate, senza verve. Sono cambiati persino i giovani che in quegli anni avevano passioni vere e non rincorrevano l'effimero o il guadagno o il successo facile. Anche il sesso, allora, era una vera conquista.
E' vero, quella generazione si è imborghesita ed ha fallito. E' quasi del tutto vero.
Tiziano Sclavi fa eccezione, ma, forse, perché ha saputo difendere il suo microcosmo, richiudendosi in sè stesso e nella sua casa, nella periferia di Varese.
Penso a queste cose mentre sono qui a passeggiare attorno alla panchina ed a piangere la morte di un caro amico, il Commissario.
Per chi ha letto Dylan Dog, uno dei miei tre o quattro alter ego, potrebbe ben intuire come io paragonassi il Commissario all'ispettore Bloch. Non che forse gli somigliasse, solo che avrei voluto che, come Bloch, il Commissario rimanesse eterno. E mi viene in mente anche Bazar, che non vedo da almeno un anno buono e che ho sempre paragonato al fido assistente Groucho.
Poi penso che dovrei scrivere una recensione e redigere alcuni articoli, oltre che raccogliere diverso materiale. Ma non ne ho voglia, non oggi, non ora.
Affido questi pensieri alla brezza che mi accarezza il viso in quest'estate che, per mia fortuna, tarda ad arrivare.




26 marzo 2012

"Il sentiero del bosco incantato": appunti sull'esoterico nella letteratura




Uno degli aspetti che mi ha sempre molto affascinato dell'arte, della pittura, del cinema, della letteratura, è la ricerca di molteplici significati, più o meno celati, più o meno nascosti, che l'occhio umano pressochè non riesce immediatamente a percepire. Oppure non percepisce affatto.
Un'opera dell'ingegno, qualsiasi essa sia, necessita - per essere apprezzata e compresa - di tutti i sensi umani che non sempre sono necessariamente cinque. Il celebre investigatore dell'incubo, nato dalla penna di Tiziano Sclavi, Dylan Dog, direbbe infatti che i sensi sono cinque...e mezzo !
Il cuore, organo che simbolicamente rappresenta il sentimento umano, è forse la chiave di lettura di un'opera nel suo insieme.
Luigi Pruneti, scrittore, saggista, nonchè Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro di una fra le più importanti Obbedienze massoniche italiane - la Gran Loggia d'Italia - è riuscito, in un corposo ed approfondito volume, a raccontare l'esoterico nella letteratura.
"Il sentiero del bosco incantato" (La Gaia Scienza Editrice), con prefazione dell'editore Antonio Tiberio Dobrynia, è un viaggio che parte dall'antichità per giungere alla modernità del fumetto, alla ricerca dei molteplici significati spirituali delle opere letterarie che, almeno una volta nella vita, ci sono capitate sotto gli occhi.
E' un viaggio che parte da Omero, dall'Odissea, dall'Eneide, dall'Antica Grecia la cui cultura è alla base della civiltà occidentale, passa per Dante, probabilmente iniziato alla setta dei "Fedeli d'Amore", il quale, per mezzo delle sue opere ha tentato un rinnovamento della cristianità, farcendo di simboli esoterici e misterici la sua "Divina Commedia". E poi il Rinascimento e dunque l'Umanesimo e la rinnovata ricerca spirituale in appositi circoli culturali atti a diffondere l'antico "Corpus Hermeticum", redatto dal mitologico Ermete Trimegisto, testo all'origine della moderna alchimia.
Luigi Pruneti non può, successivamente, non parlare dei Rosa-Croce e delle opere dei ricercatori spirituali a cavallo fra il 1500 ed il 1600, quali Elias Ashmole, Robert Fludd, Jacob Bohme, John Dee, Micheal Maier ed Emanuel Swedemborg e dunque inquadrarle quale origine e base della moderna Massoneria, nata ufficialmente nel 1717, a Londra e successivamente diffusa in tutta Europa, Asia e nel Nuovo Continente, quale confraternita universale alla ricerca dell'antica Gnosi, della spiritualità autentica ed ostacolata dalle Religioni Istituzionalizzate ed alla ricerca di quella fratellanza universale senza distinzioni così difficile da ottenere non solo nei secoli bui, ma persino in epoca moderna.
Troviamo qui, dunque, le opere letterarie e le commedie di Carlo Goldoni, massone che parlerà di Massoneria persino nelle celebri "Le donne curiose", ma anche quelle del già massone Vittorio Alfieri, nonchè gli accenni alla massoneria di Giacomo Casanova.
Se il Secolo dei Lumi, degna prosecuzione del Rinascimento umanista, sarà il secolo del rinnovamento spirituale senza dogmi, il XIX secolo conoscerà fasi alterne, con l'approssimarsi di correnti antimassoniche che già avevano colpito a morte due illustri vittime nel '700: il poeta Tommaso Crudeli ed il conte Alessandro Cagliostro, torturati ed uccisi dall'Inquisizione cattolica unicamente in quanto massoni ed esoteristi.
L''800 europeo conoscerà dunque le follie di Léo Taxil, già ex massone ed anticlericale, il quale si avvicinerà al clericalismo ed inizierà a scrivere opere antimassoniche nelle quali descriverà i massoni come adoratori del Demonio e le tornate di loggia quali sabba satanici. Alla fine, ad ogni modo, sarà lo stesso Taxil a spiegare che si era trattata di una burla, ma le sue opere sono ancora oggi ritenute veritiere, in particolare da settori clericali e amanti delle cosiddette "teorie del complotto".
L'800, ad ogni modo, come spiega Luigi Pruneti, sarà però anche caratterizzato da una fervente letteratura anticlericale nella quale, in particolare in Italia, ritroviamo la penna di massoni celebri: Giosue Carducci in primis, Vate della Terza Italia, ma anche il Generale Giuseppe Garibaldi, autore di "Clelia il governo dei preti".
In Europa, fra gli autori che più di altri utilizzarono le loro conoscenze esoteriche al fine di celarle nelle loro opere, ritroviamo Jules Verne ed Edward Bulwer-Lytton. Pensiamo ad esempio al "Viaggio al centro della Terra" di Verne, vera e propria allegoria iniziatica, oppure allo "Zanoni" di Bulwer-Lytton, oppure a "La razza ventura", in cui racconta di un ameno popolo sotterraneo ed in ciò è ravvisabile anche una certa influenza da parte della celebre occultista Madame Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica, allora molto conosciuta ed apprezzata fra i ricercatori dello spirito ottocenteschi.
Capitolo curioso e molto interessante è quello riservato a Gabriele D'Annunzio, già iniziato alla Serenissima Gran Loggia d'Italia ed amante dell'esoterico, riscontrabile ad esempio nelle liriche dell'"Alcyone", così come in altri celebri autori del '900 quali Herman Hesse, Marguerite Yourcenar, Jorge Luis Borges, sino al celebrerrimo Tolkien e la sua letteratura cosiddetta fantasy, che celebra le antiche Tradizioni del Nord Europa.
Nemmeno le fiabe e le favole sono escluse dalla tradizione esoterica. Luigi Pruneti, infatti, ci parla del "Pinocchio" di Carlo Collodi, viaggio iniziatico di un pezzo di legno - allegoria della pietra grezza - che giunge, dopo numerosissime prove, alla consapevolezza e diventa essere in carne ed ossa, pensante, che giunge a comprendere i valori della Verità, alla Bellezza ed alla Bontà.
In questa disamina dell'esoterismo nelle opere letterarie, non possono mancare i fumetti.
Il celebre fumettista veneziano Hugo Pratt, già massone della Gran Loggia d'Italia iniziato presso la Loggia Hermes e profondo viaggiatore e conoscitore delle culture e civiltà del mondo, con il suo "Corto Maltese", celebrerà l'esoterismo nel fumetto.
Corto Maltese, il marinaio, il viaggiatore, il profano alla ricerca di mondi sconosciuti, il paladino della libertà e dell'emancipazione senza bandiera, è l'esempio fumettistico più azzeccato in questo senso. In "Favola di Venezia", Hugo Pratt, inserirà persino alcuni suoi Fratelli di Loggia, oltre che la mitologica Clavicola di Salomone, ricercata da Corto Maltese.
Luigi Pruneti, ad ogni modo, si sofferma anche ad analizzare fumetti più - per così dire - "commerciali" quali Dampyr e Dylan Dog, portatori e veicolatori di valori positivi ed attinenti alla realtà nella quale viviamo.
L'ultimo capitolo de "Il sentiero del bosco incantato" è dedicato ai simpatici omini blu, ovvero i Puffi, erroneamente creduti da molti quali allegoria dei massoni, aspetto che, purtuttavia, Pruneti sembra escludere e sfatare.
Il saggio di Luigi Pruneti qui per sommi capi riassunto è, ad ogni modo, un'utilissima guida per tutti coloro i quali intendono o intenderanno approcciarsi alla letteratura, sia essa classica, avventurosa o fumettistica, con occhio attento e critico. Alla ricerca di significati percepibili...con quel quinto senso e mezzo presente solo nel cuore di chi sa ascoltare.

Luca Bagatin



23 ottobre 2010

"Nel buio della (mia) mente" racconto horror by Luca Bagatin



Era bassa, molto bassa, vecchia, con un naso sporporzionato rispetto al suo viso. Il mento sporgente, gli occhi chiari rabbiosi, i capelli crespi e grigi.
La incontravo ogni notte nei miei sogni: la Strega dal Manto Rosso.
Non so perché si chiamasse così, in quanto nei miei sogni appariva sempre vestita di nero e bianco. Metà del suo abito era nero e l'altra metà bianco.
M fissava sempre, ogni volta che ci trovavamo sull'atrio della sua casa: un'antica villa in disuso. O apparentemente in disuso.
Sapevo che il suo nome era "la Strega dal Manto Rosso". Lo percepivo dentro la mia mente, anche se lei non proferiva mai parola.
Si limitava a fissarmi e a ghignare. Cercavo di sostenere il suo sguardo, ma ogni volta non vi riuscivo: mi osservava in un misto di odio e terrore.
Allora avevo solo sei anni ed ero soggetto a violente crisi epilettiche che mi facevano spesso perdere conoscenza durante il giorno.
Crescendo, l'isolamento al quale ero costretto dai medici a causa della mia malattia, mi risultò sempre più insopportabile.
Fu allora che i miei incubi si popolarono di una nuova "creatura": la Donna Alta.
Era spaventosa nei suoi quasi tre metri di altezza e nella sua magrezza spettrale che mi permetteva di vederle le ossa, le costole, un seno appena abbozzato e cadente, con due capezzoli avvizziti e bianchissimi.
I lunghi capelli biondi e grigi, gli occhi impercettibili e trasparenti.
Cantava una dolcissima melodia. Ne avevo paura.
Una notte la Donna Alta e la Strega dal Manto Rosso mi apparvero, nel medesimo sogno.
Volevano strangolarmi.
Solo allora mi accorsi di possedere dei poteri psichici che mi permettevano, durante il sogno, di tenerle lontane, riuscendo a scaraventarle contro invisibili pareti nere. O quantomeno così apparivano al mio occhio.
Mi svegliai in preda al panico e dalla mia bocca uscirono copiosi fiotti di sangue che sporcarono il cuscino e le bianche lenzuola del mio letto.
Non riuscivo a proferire parola. I miei muscoli erano paralizzati.
La Strega dal Manto Rosso era lì con me: era mia madre.
Mi guardava dall'alto.
Lì, accanto a lei, la Donna Alta: era mio padre.
Abbozzarono un sorriso.
Poi scoppiarono a piangere: il mio letto si era trasformato nella mia tomba, con tanto di lapide.
La vista mi si annebbiò.
Dissolvenza in nero.
Nero.
Scrivo dal buio, con il solo ausilio della mia mente.
Pur consapevole che non c'è nessuno che mi possa sentire.




21 settembre 2010

Dario Argento a Pordenonelegge 2010: una cerriera cinquantennale nel segno dell'horror

Dario Argento, parafrasando Nanni Moretti nel suo "Caro diario", è decisamente uno splendido settantenne.
Nessuno, infatti, vedendolo di persona presso la sala stampa della manifestazione del libro/incontro con gli autori Pordenonelegge, tenutasi appunto a Pordenone - domenica 19 settembre - avrebbe detto che il "Maestro del cinema horror" è, infatti, classe 1940 e che ha alle spalle una carriera quasi cinquantennale.
Amante della lettura e della scrittura e dal carattere introverso, ma assolutamente colloquiale, Dario Argento si dice deluso dal cinema italiano di oggi, reso mediocre dalla televisione. Una televisione che impedisce agli autori - siano essi sceneggiatori o registi - di sperimentare creativamente. Una televisione che presume, dunque, che il pubblico sia sostanzialmente stupido ed incapace di comprendere schemi e modelli che vadano oltre la banalità.
Vero è che lui stesso si è prestato ad una comparsata in una fiction per il piccolo schermo, ovvero "Tutti pazzi per amore 2", ma si è trattato di un semplice favore fatto all'amico regista, al punto che lui, quella puntata, non l'ha nemmeno voluta vedere.
All'estero, come ad esempio in Francia, Spagna o Germania, ricorda Argento, il ruolo della televisione è ben più marginale ed il cinema è decisamente più vivo.
Da amante della parola scritta, Dario Argento, ha iniziato come giornalista e sceneggliatore prima ancora che come regista. Ed è diventato regista allorquando, deluso dall'inadeguatezza del precedente regista del suo "L'uccello dalle piume di cristallo", ha deciso di sostituirlo con sè medesimo.
Il Maestro dell'Horror, per definire poi la sua naturale predisposizione per il genere trhiller o horror, ha utilizzato l'espressione: "sono prigioniero dei sanguinosi fantasmi della mia coscienza", ovvero non comprende affatto da dove e come scaturiscano i soggetti per i suoi film. Ha ironizzato semplicemente, fra un sorriso e l'altro: "Sono una persona normalissima, ma, evidentemente, il mio inconscio ha dei turbamenti".
Pur non volendo addentrarsi troppo sul presente e futuro del cinema horror, Argento ha citato i suoi registi preferiti, che sono anche suoi amici e contemporanei, ovvero Romero, Carpenter, Wes Craven e poi ha ricordato anche il grande Lucio Fulci al quale è stato molto vicino anche durante la sua malattia e con il quale ha prodotto e sceneggiato "Maschera di cera", realizzato poi dal regista Sergio Stivaletti.
Attualmente, il Nostro, sta studiando la tecnologia che permette di realizzare film in tre dimensioni e conta, in un prossimo futuro, di realizzare un film completamente in 3D.
Prima di concludere, ha colto l'occasione per dire che in Italia "c'è stata una precisa volontà politica di affossare il cinema e la cultura, come sta avvendendo oggi con la scuola pubblica".
E se lo dice lui che ha cinquant'anni di carriera alle spalle, c'è davvero, tristemente, da crederci.
Il vero orrore, forse, è proprio questo.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini