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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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15 maggio 2012

Grandezze e miserie del pensiero liberale

Il liberalismo è molto più che una dottrina economico-politica.
E' un modo di essere, di vivere, di concepire il mondo in totale pieno rispetto del diverso, delle opinioni altrui, purchè, ovviamente, non si tratti di opinioni totalitarie o intolleranti. Il liberale non è un fesso che lascia correre tutto. Nè il liberale è un democratico tout court. Egli antepone la libertà di pensiero (ragionato, argomentato) al mero chiacchiericcio, al mero vociferare di tutti coloro i quali vorrebbero dir la propria: magari senza alcun back ground culturale alle spalle.
Mauro Cascio, giovane giornalista e scrittore, con "Grandezze e miserie del pensiero liberale: da Pericle ai Templari, dal Seicento europeo a John Rawls, da Amartya Sen alla Loggia P2" (Bastogi editrice), inquadra molto bene questi concetti e lo fa per mezzo di uno stringato ma approfondito excursus storico-politico.
L'introduzione del saggio è curata da Licio Gelli, il quale avvisa il lettore che - il saggio di Cascio - "non è una storia dell'ideologia, né un saggio di filosofia politica (…) E' piuttosto una rivendicazione della legittimità di un pensiero fra i più significativi ed importanti della civiltà occidentale...".
Il liberalismo, come ricorda lo stesso Gelli, peraltro, è stata (ed è) l'occasione per salvare la dignità nazionale dagli opposti estremismi.
E così, Mario Cascio, va a ritroso nel tempo e ci fa scoprire che, forse, le radici del liberalismo nascono con Pericle, nato attorno al 550 a.C..
Pericle, nobile politico, il quale introdusse per primo la remunerazione nei pubblici uffici, permettendo così, anche ai cittadini meno abbienti, di accedere al governo della città.
Liberalismo e laicismo non sono nè potranno mai essere due entità separate. L'uno va di pari passo con l'altro e chi non propugna la laicità dello Stato, confondendo principi religiosi con leggi dello Stato, mai potrà dirsi liberale o amante della libertà. Lo sapevano bene filosofi come Pitagora e Socrate. Quest'ultimo, peraltro, al fine di fuggire qualsiasi dogmatismo, non solo non lasciò nulla di scritto, ma non fondò nemmeno una scuola filosofica. Socrate, semplicemente e laicamente, inviterà a porre l'uomo ed i suoi problemi al centro di ogni riflessione.
La filosofia socratica, peraltro, invita a ricercare la verità entro ciascuno e la verità non è mai cosa assoluta, bensì è conquista personale.
Di qui, peraltro, l'assurdità delle pericolose e scarne argomentazioni di coloro i quali combattono ogni tipo di relativismo, in nome di astrusi e/o pericolosi assolutismi (religiosi, politici...).
Ma chi l'avrebbe mai detto che persino i Templari, memori degli antichi insegnamenti, fossero - più che dei monaci-guerrieri a difesa della Cristianità - dei veri ricercatori della Verità entro sè stessi e ciò anche grazie ai viaggi ed alle ricerche esoteriche compiute in Oriente ?
Saranno dunque i Templari, poi bruciati al rogo per motivi sia politici che religiosi, che ispireranno nuove forme di letteratura ed architettura, dando vita, nei secoli successivi, ad un nuovo Umanesimo.
Nuovo Umanesimo propugnato da Federico II di Svevia, in Sicilia, grande cultore di scienze, filosofia e cultura, tanto da dubitare dei dogmi cristiani ed essere scomunicato.
Ma sarà con Erasmo da Rotterdam e, successivamente, con Pico della Mirandola e Marsilio Ficino, che il nuovo Umanesimo avrà il suo massimo splendore e darà vita al più luminoso dei secoli dopo quello del Lumi, ovvero il Rinascimento.
Pico della Mirandola, peraltro, divenne celebre ed illustre, per il suo tentativo di individuare il nucleo di verità fra le tre grandi religioni monoteiste, ovvero Cristianesimo, Ebraismo ed Islamismo. Egli, infatti, tentò di conciliare la Qabalah ebraica con la teologia cristiana, il pensiero filosofico con quello magico, Platone con Ermete Trimegisto.
Siamo all'origine del vero pensiero liberale, ma anche di quello massonico-esoterico-spiritualista che avrà come suo massimo esponente Giordano Bruno, il frate dominicato di Nola, successivamente filosofo ed arso vivo dall'Inquisizione cattolica per aver affermato e dimostrato - fra le altre cose - che l'individuo non è affatto separato da Dio, ma è Dio stesso incarnatosi in uomo. Purtuttavia sarà necessario attendere il 1689, con la pubblicazione dell'Epistola de Tolerantia di John Locke, affinichè si inizi a parlare di tolleranza religiosa.
Da tale tolleranza, ad ogni modo, erano esclusi sia atei che cattolici, entrambi portatori di posizioni dogmatiche ed assolutistiche.
Con l'avvento del XVIII secolo e, dunque, l'Illuminismo, possiamo trovare le posizioni di Montesquieu e di Kant. Il primo propugna la separazione dei poteri statali, mentre il secondo parla dell'esistenza di diversi tipi di fede religiosa, le quali vanno sempre e comunque tollerate.
Possiamo dunque notare come, all'origine del pensiero liberale, questioni politiche e questioni religiose andassero di pari passo, percorse, entrambe, da antichissime correnti filosofiche ed umanistiche.
Fu con Wilhem Von Humboldt, nel 1792, che si iniziò a parlare, in ambito liberale, di riduzione dei poteri e delle prerogative dello Stato.
Humboldt sosteneva infatti che "lo Stato è coercizione e che la società è libertà degli individui che la compongono". Secondo Humboldt, dunque, lo Stato è un male necessario, ma occorre comunque che sia un male minore, ovvero le sue prerogative debbono essere unicamente limitate a garantire la sicurezza da nemici interni ed esterni.
Il filosofo Jeremy Bentham, pressochè contemporaneo di Humboldt, elaborerà invece la teoria dell'utilitarismo, ovvero l'improntare la legislazione e la condotta morale a puri fini utilitaristici, ottenuti mediante la somma algebrica di tutti i dolori e vantaggi e di tutti i piaceri e vantaggi dell'individuo nel corso della sua vita. Tale teoria, peraltro, sarà oggetto di feroci critiche da parte di Giuseppe Mazzini, il quale - diversamente - riteneva che l'individuo dovesse improntare la sua condotta morale sui doveri, prima ancora che sui diritti e sui piaceri.
Altri importanti teorici del pensiero liberale furono Benjamin Constant, Tocqueville e Stuart Mill, i quali, peraltro, riterranno che "il governo della mediocrità è un governo mediocre" e "per infrangere l'oppressione è necessario essere eccentrici".
I liberali, infondo, a differenza dei democratici (che possono anche essere dei mediocri, al punto dal tollerare eventuali "dittature della maggioranza"), sono da sempre degli “eccentrici”. Nel senso buono, s'intende.
Fra costoro il celebre Karl Popper, liberale puro per antonomasia.
Popper, infatti, aveva una fiducia incondizionata nella ragione empirica e riteneva che lo Stato fosse un male necessario, in quanto è un male perché implica un certo grado di coercizione, necessario in quanto indispensabile a risolvere i contrasti sociali. Inoltre egli si definiva "democratico" non in quanto ritenesse che la maggioranza dovesse sempre avere ragione, bensì in quanto "gli istutiti democratici rappresentano il male minore".
Inoltre egli riteneva che le istituzioni liberaldemocratiche, affinchè possano funzionare, devono essere suffragate da solide tradizioni politiche e culturali, in assenza delle quali esse rischiano di scivolare verso la dittatura. Per finire, Popper, affermava chiaramente che, in nome della Tolleranza e della società aperta e liberaldemocratica, si deve essere disposti a negare tale tolleranza agli intolleranti, i quali devono essere sempre e comunque combattuti. Pena il decadimento della società aperta e liberaldemocratica.
L'analisi di Mauro Cascio prosegue, sino a toccare Amartya Sen, celebre economista indiano, e concludere con la Loggia massonica Propaganda 2 di cui fu Venerabile Licio Gelli ed il cui programma (Piano di Rinascita Democratica) è inserito nel saggio stesso, in appendice.
Un programma economico-politico che, come ebbe modo di dirmi il prof. Aldo Alessandro Mola, in una intervista che gli feci nel settembre 2011, se lo si legge senza pregiudizi "esso mirava a consolidare la democrazia ed a conciliare i cittadini".
"Grandezze e miserie del pensiero liberale" è dunque un ottimo testo di approfondimento per ricercare, senza pregiudizi, le origini del liberalismo e comprendere i motivi per i quali, in Paesi scarsamente liberali, come ad esempio l'Italia, fu spesso osteggiato e vilipeso.

Luca Bagatin



19 febbraio 2011

"La storia, la politica, le istituzioni": gli scritti e i discorsi di Edgardo Sogno editi da Rubbettino



Edgardo Sogno fu un un combattente per la libertà. Un partigiano, un Eroe nazionale dimenticato.
Un liberale intransigentemente antitotalitario, ovvero antifascista ed anticomunista che, solo per aver denunciato - alla metà degli anni '70 - il clerico-marxismo e teorizzato, con l'altro Eroe della Resistenza, Randolfo Pacciardi, una "Seconda Repubblica" fondata sul presidenzialismo e su un governo forte, sull'esempio di De Gaulle in Francia, fu ingiustamente fatto incarcerare dal magistrato comunista Luciano Violante con l'accusa di cospirazione politica.
E' dell'anno scorso la ripubblicazione - per la Sperling & Kupfer - della lunga intervista che gli fece il giornalista Aldo Cazzullo e raccolta nel volume "Testamento di un anticomunista", nella quale Sogno racconta la sua storia politica e la triste vicenda che lo vide ingiustamente coinvolto.
La casa editrice Rubbettino aveva già, nel 1999, ovvero un anno prima della morte di Edgardo Sogno, pubblicato un ottimo volume: "La storia, la politica, le istituzioni: scritti sull'antifascismo, sulla storiografia contemporanea e sulle riforme costituzionali".
Un volume raro e prezioso, che raccoglie gli scritti più importanti e significativi di Sogno.
Il partigiano liberale Edgardo Sogno, medaglia d'oro al valor militare, in questo volume, dimostra - per averlo vissuto in prima persona – come, durante la Resistenza, vi fossero due diversi e contrapposti antifascismi.
Uno di ispirazione liberal-democratica e dunque che si batteva contro il nazifascismo allo scopo ultimo di costruire un'Italia con libere istituzioni, ove tutti potessero concorrere alla vita democratica del Paese; ed uno di ispirazione social-comunista e giacobina, che si batteva contro i fascisti allo scopo di istituire, una volta terminata la guerra, un totalitarismo fondato sulla lotta di classe.
Sogno ed il già citato Randolfo Pacciardi, repubblicano mazziniano, appartenevano alla prima schiera di partigiani.
Via via, nel corso del volume, Edgardo Sogno, afferma cose mai scritte nel libri di Storia in Italia, in quanto fortemente condizionati dall'ideologia clerico-marxista. Egli denuncia l'influenza sovietica nel nostro Paese ed esalta la filosofia di Benedetto Croce, fondatore del Partito Liberale Italiano e, dunque, l'etica delle libertà e del liberalismo da contrapporre persino alla democrazia, se questa può finire per portare al governo dei partiti totalitari (come avvenne in Germania con Hitler, eletto, purtroppo, democraticamente dal popolo).
Edgardo Sogno, poi, esalta il ruolo dei governi del primo dopoguerra, sostenuti dalle forze risorgimentali laiche e cattoliche di ispirazione liberale e dunque da De Gasperi, Einaudi, La Malfa, Pacciardi, Sforza e Saragat, i quali sono anche riusciti ad arginare il clerico-marxismo più reazionario dei Dossetti e dei Togliatti.
Nella seconda parte del volume, Edgardo Sogno, parla delle riforme costituzionali, ovvero della necessità di rivedere profondamente la Costituzione italiana, in quanto fondata nel '47 su principi clerico-marxisti a partire dal primo articolo che fonda la Repubblica sul lavoro e non già sulle libertà ed i diritti individuali.
La Costituzione italiana, spiega Sogno, si fonda su principi anti-risorgimentali, anti-liberali ed anti-occidentali, propri delle forze che a maggioranza l'hanno influenzata: la Dc dossettiana ed il Pci.
Occorre, secondo Sogno, snellire la Costituzione ed eliminare in particolare quegli articoli in pieno contrasto con la libera iniziativa economica (come gli articoli 41 e 42) e che prevedono gli espropri di Stato.
E, in accordo con l'amico Pacciardi, Sogno teorizza una nuova Costituzione nella quale sia inserita una nuova legge elettorale: maggioritaria, a turno unico, con collegi uninominali all'anglosassone e che preveda l'elezione diretta del Presidente della Repubblica con funzioni di governo.
Nell'ultima parte del volume, Edgardo Sogno, ricorda l'amico di sempre: Randolfo Pacciardi. Il repubblicano che aveva due soli modelli ispiratori: Giuseppe Mazzini con il suo “Doveri dell'Uomo” - compendio di emancipazione dei lavoratori e delle donne e di rispetto per la proprietà individuale – e Charles De Gaulle, il Presidente francese che aveva dato al suo popolo una Costituzione pienamente liberaldemocratica, con un esecutivo forte e con un parlamento al quale era affidato il potere legislativo.
Randolfo Pacciardi fu bollato, dalla vulgata clerico-marxista, come un “fascista” e solamente il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, nel 1991, proporrà per lui i funerali di Stato.
Tutto questo e molto altro è contenuto nella raccolta di scritti di Edgardo Sogno edita da Rubettino e relativa alla storia della Resistenza liberaldemocratica e sulla necessità di nuove Istituzioni di ispirazione occidentale.
Un testo da leggere e diffondere: perché un pezzo di Storia, attualissimo, non sia cancellato per sempre.

Luca Bagatin



5 maggio 2009

DIVORZIO ALL'ITALIANA O DIVORZIO ITALIANO ?

                                              

A dire la verità non vorremmo parlare troppo di Miriam Raffaella Bartolini. Già lo stanno facendo così tanto i media nostrani da farcene venire la neusea. Però tant'è.
Sì, perché è di Miriam e del suo imminente divorzio dal marito, Silvio Berlusconi, che si stanno occupando pagine e pagine di quotidiani. Specie nelle pagine che dovrebbero trattare specificatamente di politica.
Miriam, ovvero Veronica Lario, che è in realtà il suo pseudonimo.
Proviamo simpatia per questa grande donna libera, che, a differenza delle varie Carlà o Michelle, non accompagna mai il marito negli incontri pubblici e/o di gala. Lo faceva nel '94 ma poi ha smesso.
Dietro ad un grande uomo c'è sempre una grande donna. Ma dietro a Silvio, forse, lei non c'è mai stata e forse è stata la prima a rammaricarsi di quella sua “discesa nell'arena politica” che, nei fatti, non passerà mai veramente alla Storia.
Non passerà in quanto priva di ogni merito. Il Cavaliere non ha fatto altro che raccogliere l'eredità dei partiti democratici di pentapartito (Dc, Psi, Pri, Psdi, Pli) spazzati via dalla Falsa Rivoluzione giustizialista, che erano anche gli unici veramente in grado di governare l'Italia. Si è trovato, dunque, al momento e nel posto giusto, come si suol dire.
Non ha meriti suoi, invero. Se non la fortuna di essersi trovato oltretutto di fronte un'opposizione dossettiana e cattocomunista fallimentare e storicamente minoritaria. E poi il merito di circondarsi tutto sommato di collaboratori e ministri con una certa stoffa e con i controfiocchi come Renato Brunetta.
Per il resto la tanto decantata Rivoluzione Liberale del '94 è stata messa in soffitta da quel dì. E non bastano certo le riforme della Pubblica Amministrazione o qualche ammortizzatore sociale a renderla concreta. Meglio che niente, certo, ma neanche tutto questo gran risultato !
Per il resto, ammiriamo Miriam-Veronica. Questa donna che ha cresciuto i suoi figli in totale libertà di pensiero evitando di farli diventare dei bamboccioni à la page con relativi scandali al seguito.
E poi ella ha anche avuto il coraggio di ammettere che politicamente la pensa da sempre diversamente dal marito. Che un tempo votava per i socialisti di Bettino e persino per i radicali e che sul referendum sulla fecondazione assistita invitava a votare ed a votare sì.
Una liberale senza falsi moralismi. Forse esattamente il contrario del marito, decisamente troppo moralista in politica e sostanzialmente lontano dai Cavour e dai Tocqueville.
Ovviamente, di Veronica, non abbiamo mai capito il suo essere azionista di maggioranza del quotidiano teocon di Giuliano Ferrara “Il Foglio”, ma forse ciò può essere dovuto proprio alla sua volterrianità di pensiero.
Non sappiamo, invero, i veri motivi per i quali ella intenda divorziare dall'attuale Premier.
Avrà influito il suo essere a tratti simpaticamente “farfallone” in pubblico ? Avrà influito quella cosiddetta stretta relazione intrecciata dal marito con l'annunciatrice Rai-Tv Virginia Sanjust nel 2003 (figlia di Antonella Interlenghi, attrice icona degli anni '80, che peraltro ricordammo con simpatia in un vecchio articolo sull'Opinione delle Libertà n.d.r.) che è anche oggetto di un recente volume edito dalla Kaos Edizioni dal titolo “Intrigo di Stato” ?
Non sappiamo e forse nemmeno ci interessa, in sé.
Affari privati dunque. Non è il caso di speculare sulla cosa politicamente, visto che sarebbe profondamente sleale, inutile e fuoriluogo.
Certo se il Pd avesse argomenti politici seri da snocciolare, non avrebbe bisogno di appigliarsi a checchessia e/o a chicchessia. Così non è. E dunque teniamoci pure questo governo per gli anni a venire, visto che comunque non c'è alternativa.
Umanamente, ad ogni modo, ribadiamo la nostra simpatia per la Signora Bartolini-Lario...e che il Premier possa - da questa pur triste esperienza - trarne qualche utile conclusione.

Luca Bagatin



11 marzo 2009

Liberalismo e Cristianesimo



In questi anni di grande confusionismo ideale, in Italia, si è giunti persino ad affermare che il liberalismo ed il cristianesimo di matrice cattolica sono dottrine “contigue” e “complementari”.
E' emblematico che tale dibattito avvenga in Italia - Paese che ha conosciuto il liberalismo al governo solamente durante il Risorgimento – ove il Potere Temporale ha sempre esercitato un notevole influsso sulle coscienze dei governanti (salvo, appunto, durante il periodo risorgimentale).
La questione, tuttavia, potrebbe già dirsi risolta allorquando si prenda coscienza dell'astrusità del porre sullo stesso piano una religione messianica con una dottrina politico-economica propugnatrice e foriera di libertà individuale e quindi, di coscienza.
Capirei, al massimo, se si volesse disquisire di ideologie messianiche: la principale delle quali il marxismo.
Quest'ultima, invero, non è forse così lontana dal finalismo giudaico-cristiano-cattolico di una società perfetta (quella che Orwell riassunse nel suo “1984”), idilliaca, imposta da un ipotetico Dio  - magari per mezzo dei suoi rappresentanti terreni - o dallo Stato (o dallo Stato che si fa Dio), magari una società finanche senza classi. Una società ove l'etica e la morale  - e quindi l'autorità statuale e/o ecclesiastica (con a capo il Funzionario di Partito e/o il Cardinale) primeggiano rispetto alla coscienza del singolo individuo. Individuo che purtuttavia – nei fatti - non è ontologicamente affatto perfetto, perché la vita stessa non può essere perfetta in quanto è permeata da una continua ed incessante ricerca entro e fuori sé stessa.
E' infatti l'individuo a trovarsi ontologicamente a giocare la sua partita, a ricercare sé stesso, per mezzo delle sue stesse potenzialità fisiche, ma anche e soprattutto intellettuali e psicologiche.
Tornando alla querelle relativa al liberalismo ed al cristianesimo, specie quello di matrice cattolica,  sarà ad ogni modo utile tornare ad Alexis de Tocqueville ed al suo “Democrazia in America”. Testo peraltro così amato dal nostro Camillo Benso conte di Cavour.
Qui Tocqueville parla anche e giustamente del cristianesimo e di come gli Stati Uniti d'America, patria del liberalismo per eccellenza, siano da sempre permeati da una profonda coscienza religiosa cristiana (ed anche massonica, aggiungerei io, sollolineando il fatto che la spiritualità massonica è fortemente connessa ad una profonda spiritualità di matrice gnostico-cristiana) e di come gli statunitensi siano allo stesso tempo permeati da un forte senso di libertà. Proprio tale coscienza ha fatto sì che lì le leggi fossero assolutamente autonome rispetto a qualsiasi morale religiosa, rispettando quel principio che il Cavour definì di “Libera Chiesa in libero Stato”.
Si noti come invece da noi, ove l'influenza del dogma cattolico è molto forte – anche e soprattutto nelle leggi dello Stato - dilaghi l'irresponsabilità individuale, l'immoralità, la corruzione, e finanche l'ateismo (concetto pressoché sconosciuto negli USA ove al massimo si giunge ad un sano angosticismo).
Si noti poi come un altro grande filosofo liberale del '900, Benedetto Croce, affermava sì che “Non possiamo non dirci cristiani”, rivalutando l'influenza del cristianesimo nel pensiero occidentale (già pregno dalla cultura greco-romana), ma intendendo per cristianesimo una rivoluzione “umana” e non già “divina”, ove il Dio crociano era una divinità immanente, ma non trascendente.
Non a caso Benedetto Croce fu in prima linea contro il Concordato fra l'Italietta fascista di Mussolini ed il Vaticano. Concordato che abolì nei fatti il “Libera Chiesa in libero Stato” dell'Italia liberale di Cavour e di Giolitti e tristemente inserito nella Costituzione repubblicana all'Articolo 7 grazie all'accordo unanime di democristiani e comunisti (eredi e propugnatori, non a caso, delle ideologie messianiche di cui abbiamo parlato all'inizio dell'articolo).
Non è forse un caso che nella confusa Italia d'oggi, i maggiori sostenitori di un liberalismo di matrice giudaico-cristiana siano i cosiddetti “atei-devoti”, magari financo formatisi culturalmente e politicamente in ambiente marxista e/o vicini all'estremismo socialista (vedi Giuliano Ferrara, Ferdinando Adornato e Fabrizio Cicchitto).
E non è un caso che la Chiesa cattolica oggi, rischiando di perdere sempre più fedeli (ormai stanchi di dogmi e rituali pragmaticamente lontani dalla loro vita quotidiana), cerchi di permeare non già la società , bensì la politica: imponendole una sua personalissima visione della vita, della morte, della morale e via discorrendo (si pensi all'attualissima discussione sul fine vita).
Ci chiediamo sino a quando una situazione di tal fatta sia ancora possibile e sostenibile in un Paese collocato nell'Occidente progredito e democratico.
Una situazione destinata presto o tardi a veder prevalere o l'oscurantismo di matrice medievale o l'illuminismo di matrice liberale.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini