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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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11 aprile 2014

"Mi ricordo quattro anni fa...": monologo by Baglu

Quanti anni sono passati ?

Quattro.

Quattro esatti o quasi.

Stavamo ancora assieme e ancora rimpiango il fatto di non aver fatto in tempo a conoscere tuo padre.

Venni a Roma, in quei giorni, ricordi ?

Tuo padre morì lo stesso giorno in cui io arrivai.

Quando me lo discesti scoppiai in lacrime e, ancora oggi, quando ci ripenso, mi accade.

Non conobbi mai R., ma mi sarebbe piaciuto. Secondo me saremmo diventati amici.

Forse addirittura, a volte, ti avremmo rimproverata entrambi. Eheh, lo so, ho sempre avuto con te questo atteggiamento da padre, che forse hai sempre odiato. Mi avessi lasciato per questo, forse, avrei anche capito.

Mai sentirsi il padre della propria donna. Eh, che ci vuoi fare. Ho sempre pensato che sarei stato un pessimo padre, però l'istinto paterno (o, meglio/peggio, paternalistico) l'ho sempre avuto.

Ricordo quando andammo al mare, a Torvaianica. Passeggiavamo sulla spiaggia. Conservo ancora le foto di quei giorni, che spesso rivedo. Com'è accaduto anche ieri.

Eravamo forse un po' diversi da come siamo ora. Io sono peggiorato. Perdo i capelli, anche se sono molto più lunghi di allora. Però eravamo una bella coppia, credo.

Ripenso a quei giorni con tristezza e nostalgia.

Non avrei mai voluto che R. vi lasciasse. Di fatto, credo, non lo abbia mai fatto. La sua anima ha fatto una scelta. E vai mai a capire la ragione per cui le anime fanno certe scelte.

Ricordo una foto, in cui tu, bambina, stavi sulla pancia di tuo padre. Sorridevate entrambi. Credo di averla conservata da qualche parte, quella foto. Sicuramente nella mia memoria.

Qualche giorno dopo vidi Peter e andammo a mangiare ad un cinese del centro. Peter mi fu vicino anche quando mi lasciasti. Oggi Peter non c'è più. E' volato via anche lui.

Tutti volano via. Magari sono liberi, mi chiedo spesso ? E mi rispondo “sì, lo sono”.

Qui, noi, lo saremo invece mai ?

Mi sono sentito libero, quando sono stato accanto a te.

Non lo dimentico e non ti dimenticherò, qualsiasi cosa accada o stia accadendo.

Perché le cose accadono, ci scivolano addosso. A volte nelle cose ci scivoliamo noi stessi.

Per quel che mi riguarda cerco di rimanere con i piedi per terra. Pervaso dai ricordi.




21 dicembre 2011

"La mia vita è un Caos Calmo: Natale 2011" monologo by Baglu



Non lo so perché, ma io questo Natale non riesco a sentirlo, non riesco a percepirlo come lo percepivo, ad esempio, da bambino.
Vabè, è normale, ma mi accontenterei di percepirlo almeno come lo precepivo sino all'anno scorso.
Non lo so perché. Sarà che quest'anno non ha fatto ancora abbastanza freddo.
Sono qui, su questa panchina, da solo, ad osservare ciò che mi circonda.
Da anni non riesco a guardare i telegiornali. In particolare la cronaca nera. Però, anche da questa panchina,  giungono comunque le notizie. E poi leggo regolarmente i giornali e l'occhio cade anche laddove non vorrebbe.
Come si fa a morire a sedici anni ricevendo un pugno da un tuo amico ? Come si fa ad obbligare la propria figlia sedicenne ad andare regolarmente del ginecologo per controllare la sua illibatezza ?
Come si fa a dare fuoco a campi nomadi ove vi sono, fra l'altro, anche dei bambini ? Come si fa a sparare contro dei venditori ambulanti solo perché hanno il colore della pelle diverso ?
Io non lo so e mi chiedo sempre come mai i centri di igiene mentale non siano sovraffollati. Mi chiedo quanti siano i malati di mente che affollano le nostre strade e magari, proprio in questi giorni, sono a caccia degli ultimi regali natalizi.
Ma sono davvero malati di mente, costoro, oppure dei veri assassini a piede libero ? Ce ne sono tanti, lo so. Ed io perché mi dispero, io che sto qui, su questa panchina a leggere e a guardare la gente che passa ?
Molti di costoro, di questi assassini, hanno persino dei figli, sì.
Ad una ragazzina di Trento i suoi genitori volevano che abortisse, mentre lei non voleva. Alla fine lei lo ha fatto.
Ci sono altri deficienti che si chiedono come mai delle ragazze, a sedici anni, non si ribellano ai loro genitori. Preferisco non rispondere ad una questione sin troppo ovvia.
Oggi ho visto un bambino con i suoi genitori. Mi sorrideva, mentre io me ne stavo qui a leggere. I suoi genitori gli hanno detto qualcosa, guardandomi in malo modo. Una cosa tipo: "Non dare confidenza agli estranei". Mah, vabè.
Poi i suoi genitori si sono distratti un attimo e lui è venuto verso di me è mi ha chiesto: "Ma tu ci credi a Babbo Natale ?". Io ho distolto lo sguardo dal giornale e l'ho osservato, sorridendo, ma un po' imbarazzato.
"Sì, io ci credo", gli ho risposto.
"No, perché il mio babbo e la mia mamma mi dicono che non devo credere a queste cavolate, ma io ci vorrei credere. E' che loro pensano che altrimenti crescerei deficiente".
"Ah ecco, giusta teoria...", gli faccio io stupito pensando a quando da bambino, a casa mia, arrivavano i doni di San Nicolò, Santa Lucia, Babbo Natale e la Befana. Piccoli doni, niente di che, ma che alimentavano la mia fantasia di bambino, appunto.
"Ma tu hai detto che Babbo Natale esiste...e sei anche uno grande...".
"Grande e non deficiente, pergiunta ! Sì, ecco, vedi, io sono diventato così grande proprio perché credo a Babbo Natale. Sai, nella mia famiglia non siamo mai stati ricchi, però non ci è mai mancato lo spazio per un minimo di fantasia. Per esempio: lo vedi quell'albero laggiù ? Non ti sembra una specie di fata verde ?"
"Sì, è vero...e quell'altro un orco e quel cespuglio un elfo..."
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"Ecco, lo vedi ? A me, pensa, la maestra strappava i disegni perché disegnavo Babbo Natale che volava. Ma io sapevo che Babbo Natale volava, con le sue renne !"
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"E' vero ! Ma che maestra avevi !".
"Eh, una come i tuoi genitori. Una che non lasciava la porta del suo cuore aperta all'immaginazione, che è parte della nostra vita. Tu, che cosa vorresti per Natale ?".
"Vorrei che i miei genitori facessero pace. Litigano sempre, mio babbo è sempre fuori per lavoro e la mamma è nervosa e se la prende con me".
"Ecco, vedi, fra poco è Natale e magari Babbo Natale andrà a parlare con i tuoi genitori e cercherà di farli far pace".
"Dici davvero, signor.... ?".
"Baglu, mi chiamo Baglu. Sì, certo, ciao piccolo".

"Ciao, Baglu !"
Prima di Natale fermerò quei due signori, marito e moglie, che mi guardano sempre in cagnesco e che passano sempre davanti alla mia panchina. Parlerò con loro e cercherò di trovare una soluzione. Lo devo a quel bambino, che mi ricorda tanto me da piccolo e tutti quei bambini che hanno il diritto di sognare e di costruirsi un'avvenire migliore di quello al quale questo triste mondo li ha destinati.
Se i genitori parlassero più spesso ai loro figli, forse, crescerebbero molto più sani caratterialmente.
Pensiamo di dare tutto ai figli regalando loro la prima Barbie, il primo robot, la Playstation, i primi trucchi, lo scooter a quindici anni, la patente a diciotto... Ma in realtà non sappiamo niente di loro, non li aiutiamo a sognare, a costruire una loro personale interiorità.
A volte si impara di più stando su una panchina, ricordando quell'estate alla Festa del Mare di Torvaianica: Lei ed io e delle buonissime crepes al cioccolato.


13 maggio 2011

"La mia vita è un caos calmo": monologo o cortometraggio in atto unico by Baglu

Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri
Non accontentarmi di piccole gioie quotidiane

(Franco Battiato)



Comincio ad avere problemi di insonnia.
Di solito mi succede, anche se sempre più di rado, credevo, con la primavera.
Odio la primavera e l'estate. L'oppressione del caldo che mi sale alla gola e mi fa sbuffare in continuazione, tutta la notte.
Ho iniziato a sbuffare anche di giorno. E a dire "cheppalle".
Prima mal sopportavo le situazioni. Oggi proprio non le tollero.
Se poi qualcuno si permette qualche screzio, esordisco con una bestemmia. E poi lo uccido inveendogli contro.
Infondo bestemmiavo lui. Perché tutti siamo Dio, solo che in questa vita materiale ci comportiamo come merdine che non sanno di essere tali.
Tanto vale ricordarlo a qualcuno ogni tanto.
Mi ricordo di quando mangiavo delle crepes alla nutella con Lei. A Torvaianica l'estate scorsa. Era la Festa del Mare o qualcosa del genere.
Chiacchieravamo su una panchina. Ci dicevamo cose. Cose che non mi va di dire, un po' perché non me le ricordo, un po' perché non mi va. Cose, persone.
Quella sera mangiammo anche una pizza e giocammo a quel gioco, quello del piattello sospinto da dell'aria, che devi cercare di mandare nella porta dell'avversario.
Sono stato bene quella sera. Penso lo sia stata anche Lei.
Elenco delle cose che odio:

litigare
gli automobilisti
gli automobilisti che mettono la musica a palla
la musica a palla
gli automobilisti che suonano il clacson, specie se per salutare qualcuno per strada
i rompipalle
le donne che dicono che sanno ciò che vogliono dalla vita
quelli che discriminano
gli impiccioni
gli stronzi
gli uomini sopra i quarant'anni quando si credono dei ragazzini
gli uomini sopra i quarant'anni che sparano cazzate
i genitori che si separano
i poligami
la gente che parla troppo
la gente, intesa come folla
i luoghi comuni
i self made man
quelli che ogni due parole te ne tirano fuori una terza in inglese

Di cose ce ne sarebbero ancora. Ora non mi vengono in mente, ma sicuramente ce ne sono.

Adoro mangiare. Ma non ... no, questa la cancello, magari la riscrivo meglio un'altra volta.
Mi ricordo quella volta...no, non mi ricordo. Ho sempre avuto una pessima memoria e poi io vivo troppo spesso di ricordi.
E' importante vivere di ricordi, perché questi ci fanno vivere e pensare.
Una cosa che non riesco più a fare è piangere. Mi si sono richiusi i rubinetti.
Non ricordo l'ultima volta che piansi.
Una volta, da bambino, piansi perché ricordo che mi prendevano in giro perché non ero agile e a ginnastica cadevo sempre per terra ad ogni esercizio fisico.
Una volta mi ricordo che fra l'altro si divertivano a giochicchiare con il mio cappello. Ho sempre amato portare cappelli e quei piccoli figli di mignotta si divertivano a lanciarsi il mio cappello...ahah...se ci penso ora che so che erano veramente figli di mignotta... No, non mi viene da ridere, mi viene da pensare.
Mi viene da pensare a tante cose, a tante persone. A quelle vive, ma soprattutto a quelle morte. Che sono anche la maggioranza fra coloro i quali ho conosciuto in vita mia.
Non riesco a pensare alla morte come ad una cosa serena.
Da bambino ero convinto che un morto fosse un vivo che, una volta diventato vecchio, sarebbe stato rinchiuso per l'eternità in una cassa sotto terra. Per non rompere i coglioni, forse.
Chissà perché i bambini pensano sempre che i vecchi rompano i coglioni. Poi si cambia, per fortuna.
Ricordo che allora non volevo morire.

Elenco delle cose che non riesco a vedere ed a cui non riesco a pensare:

i morti
la cronaca nera
i deportati nei campi di sterminio
a Lei
a Bruno Vespa
i politici fasulli delle trasmissioni di Bruno Vespa (tutti)
la pubblicità
il prelievo del sangue
alla morte di mia madre
a Gigi Marzullo, che incrociai nei corridoi di Via Teulada ed ignorò tutti gli spettatori in fila indiana, me compreso
al domani.

Vorrei dire altre cose.
Meglio che mi sto zitto.
Fare altri elenchi, altri bilanci.
Chiedermi se è il caso di ri-cominciare oppure di lasciarsi cullare dalle onde o, meglio, se è il caso di continuare ad incazzarsi.
No, non me lo chiedo. Vado avanti così perché è l'unico modo che conosco per andare avanti.
Mai tornare indietro, mai guardarsi alle spalle.
Semmai: guardarsi le spalle.
Ora sono stanco, ho sonno e non ho voglia di proseguire questo delirio monologale.
Ho sempre amato coniare nuovi vocaboli.



sfoglia     marzo        maggio






"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini