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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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15 ottobre 2015

La Massoneria, Maria Elena Boschi e i Cinque Stelle

Ancora una volta i Cinque Stelle la fanno fuori dal vaso e fanno un favore al Potere.

Ancora una volta, anziché dare addosso al renzismo capital-fascista, i Cinque Stelle preferiscono prendersela con massoni e Massoneria.

Ovvero con l'unica istituzione che ha voluto l'Italia unita, l'ha difesa dal clericalismo prima, dal fascismo e dal comunismo sovietico poi ed infine molti suoi esponenti hanno contribuito a scrivere quella Carta Costituzionale che i politicanti di oggi, pagati dai contribuenti, stanno distruggendo.

Siete tutti politicanti, altro che tutti massoni !

La politica degli ultimi vent'anni ed in particolare degli ultimi due ha distrutto il pensiero e voi a dare la colpa ad un'istituzione millenaria e di perfezionamento interiore come la Massoneria ! Ma vergognatevi, anche di prendere lo stipendio !

Già lo scrivemmo in un recente articolo riferendoci agli sproloqui di Grillo: “Beppe Grillo ed i suoi adepti si comportano esattamente come fecero i fascisti, i nazisti ed i comunisti autoritari di tutto il pianeta e, prima di loro, i monarchi autoritari ed i clericali: abolire un’istituzione di libero pensiero, nella quale, peraltro, nei Paesi latini, hanno trovato posto e fatto carriera anche noti rivoluzionari e riformatori sociali quali Voltaire, Simon Bolivar, George Washington, Benjamin Franklin, Giuseppe Garibaldi, Che Guevara, Gandhi, Salvador Allende e moltissimi altri”.

E scrivemmo anche: “Del resto, in un Paese addormentato come il nostro, ove la politica e l’economia hanno ucciso il pensiero, le persone hanno smesso di mostrare il loro volto rivoluzionario. Come accadde invece durante il Risorgimento, anche e proprio grazie all’istituzione massonica, guida morale ed intellettuale per e degli spiriti liberi e rivoluzionari. Come durante la Rivoluzione Americana. Come durante la Rivoluzione cubana, ove la maggioranza dei castristi era anche componente della Massoneria, Che Guevara in primis. Oppure durante la Rivoluzione nonviolenta dell’India ove il massone Mohandas Gandhi ispirò la sua azione a quella dei mazziniani e dei teosofi”.

E a proposito della riforma del Senato scrivemmo, nel medesimo articolo: “Finalmente ci sarebbe la possibilità di dare la parola ai cittadini, rendendo il Senato non già elettivo e composto da politicanti, bensì da cittadini estratti a sorte. Finalmente la parola passerebbe davvero a rappresentanti comuni del popolo e potrebbe fungere da contrappeso agli interessi delle lobby politico-economiche, dei partiti, dei pagati dai contribuenti che impongono le loro leggi. Leggi non decise dai cittadini in primis”.

Quanto alla Ministra Maria Elena Boschi che risponde ai grillini dicendo: “Massone lo dici a tua sorella !” non possiamo che vergognarci ulteriormente.

Come ha giustamente scritto Emanuele Pecheux sull'Avanti Online di qualche giorno fa: “Essere massone (chi scrive, a scanso di equivoci, non lo è e non lo sarà mai) è una scelta, qualunque siano le motivazioni che muovono chi decide di aderirvi, che deve essere rispettata per il solo fatto che la Massoneria, nel suo insieme non è né un’associazione a delinquere né un covo di cospiratori. Basti pensare che alcuni tra i più ammirati monumenti al mondo, la statua della Libertà a New York e la Tour Eiffel a Parigi sono edifici che traggono ispirazione dalla Libera Muratoria”.

Peraltro a Maria Elena Boschi, il sottoscritto - che non nasconde di essere ammaliato dal suo fascino e che ambirebbe a corteggiarla, senza tanti giri di parole - fece recapitare tramite un amico che lavora presso la Camera dei Deputati, il suo ultimo saggio “Ritratti di Donna”(Ipertesto Edizioni) con tanto di dedica “A Maria Elena, l'unico ritratto di donna ancora mancante”. Non ne ricevetti alcun ringraziamento, ma tant'è.

Nel mio saggio, ad ogni modo, alla fine del testo, sono presenti chiari riferimenti alla Massoneria. Oltre che vi sono due interviste: una alla conterranea di Maria Elena Boschi, ovvero la professoressa aretina Francesca Vigni - autrice dell'unico saggio sulle donne in Massoneria in Italia - e l'altra a Gabriella Bagnolesi, ex Gran Maestra della Gran Loggia Massonica Femminile d'Italia.

Evidentemente la Ministra Boschi non lo ha letto. Diversamente avrebbe un'opinione oltremodo positiva dell'Istituzione che vide i natali, in Italia, proprio nella sua cara regione Toscana. E che ebbe fra i suoi primi martiri proprio il poeta toscano Tommaso Crudeli, barbaramente torturato dalla Santa Inquisizione solo per essere massone.

Quindi, se la sorella di qualcuno fosse una Sorella, ovvero una aderente alla Massoneria, sarebbe un'eroina della libertà di pensiero. Non certo una politicante pagata dai contribuenti, magari per disfare la Carta Costituzionale.

Come siamo caduti in basso in politica, signori miei !

Ah se ci fossero ancora i Fratelli massoni d'un tempo in Parlamento ! Quelli che vollero la scuola laica e gratuita per tutti, anziché una scuola de-meritocratica come quella della Giannini. Quelli come l'anarco-socialista Andrea Costa che si battevano per i diritti dei lavoratori. Quelli come Ernesto Nathan che rimisero in sesto la città di Roma senza rubare un ghello. Quelli che, la Massoneria, la vivevano come istituzione morale, spirituale, rivoluzionaria, come è ancora oggi in particolare in molti Paesi latinoamericani.

E invece ci toccano questi qui, che della Massoneria avranno letto qualche libello complottista e che del Paese fanno il bello ed il cattivo tempo.

Siete tutti politicanti, purtroppo. Ma, per nostra fortuna, politicante non lo è nemmeno nostra sorella.


Luca Bagatin



23 giugno 2014

Intervista di Luca Bagatin a Serena Marzucchi, avvocato, blogger ed ex concorrente di "The Apprentice"

Serena Marzucchi, classe 1979, toscana di Siena. Vive a Roma da dieci anni ed esercita la professione di avvocato nell'ambito di un'Autorità indipendente ove scrive norme a tutela dei diritti dei consumatori, oltre che gestisce l'ironico blog www.lifeacrobat.com (ove ultimamente parla con arguzia della vera o presunta tirchieria degli uomini...).

Serena è ormai conosciuta da molti per aver partecipato quale concorrente al programma televisivo “The Apprentice”, in onda su Sky e condotto da Flavio Briatore. Un vero e proprio colloquio di lavoro, con tanto di prove pratiche, attraverso le quali Briatore seleziona, fra i candidati, chi andrà a ricoprire la carica di suo collaboratore di fiducia nell'ambito della sua azienda, la Billionaire Holding.

Serena mi ha subito incuriosito per due motivi. E' una donna di ottima cultura ed il suo approccio e lavoro è orientato verso i sociale ed i diritti dei consumatori. Ciò la rendeva assolutamente alternativa rispetto agli altri concorrenti e per tale ragione le ho voluto proporre questa intervista.


Luca Bagatin: Innanzitutto mi piacerebbe sapere chi è davvero Serena Marzucchi. Come ti definiresti ?

Serena Marzucchi: E' sempre difficile definirsi, ma cercherò di riassumerti me stessa in tre parole: poliedrica, ottimista e orgogliosamente imperfetta !


Luca Bagatin: Orgogliosamente impertefetta ?

Serena Marzucchi: Certo ! Vorrei sempre fare tutto e di tutto, ho molti interessi e vorrei riuscire a fare tutto bene. Purtroppo spesso non ci si riesco. Sono una mamma, con due figlie e, oltre a loro ho un lavoro che mi impegna moltissimo. Faccio sempre i salti mortali e questo mi gratifica ! Non amo le “etichette”, i percorsi obbligati, il fatto che se sei madre e moglie ti debba per forza precludere il resto della vita.


Luca Bagatin: Che cosa ti ha spinta a partecipare a “The Apprentice” ?

Serena Marzucchi: Ho avuto due gravidanze, una di seguito all'altra. Volevo andare oltre i miei limiti. Sono andata ai provini del programma e sono riuscita a far cadere una delle tante etichette che volevano affibbiarmi: sei madre e funzionario pubblico e quindi perché partecipi ad un programma televisivo ? Alle fine, contro ogni possibile previsione, sono stata presa ! E sono anche arrivata quasi in finale !


Luca Bagatin: Fra i concorrenti a “The Apprentice” tu eri decisamente la persona meno legata al mondo del “business”, ovvero – come abbiamo detto - con un approccio più orientato verso il sociale ed i diritti dei consumatori. Pensi che ciò ti abbia favorita o penalizzata ?

Serena Marzucchi: Il lavoro che svolgo, ovvero la policy maker presso un'Autorità indipendente, non è certamente orientato al business, anzi. La mia idea, infatti, era di portare la logica dei diritti del consumatore all'interno dell'azienda di Briatore, proprio perché i consumatori non sono dei fessacchiotti. Quando il prodotto che vendi è privo di qualità i consumatori finiscono per rivolgersi altrove, ovvero ad altre aziende. Sono per la sostanza, più che per l'esteriorità. Ciò, purtroppo, nella logica del programma non ha pagato. Ma sono orgogliosa comunque di averci provato.


Luca Bagatin: Flavio Briatore ti ha definita “fredda”, “poco sorridente”, che cosa rispondi in merito ?

Serena Marzucchi: L'ambiente di “The Apprentice” era troppo competitivo e poco rilassante. Io poi ero così concentrata sul lavoro che dovevo svolgere, ovvero sulle varie prove pratiche del programma, che non mi sembrava il caso di sorridere. In questo senso non sono stata “vittima” delle logiche televisive.


Luca Bagatin: Che cosa consiglieresti ad una persona giovane che oggi, per la prima volta, si affaccia al difficile mondo del lavoro (o, meglio, del sempre più diffuso “non-lavoro”) ?

Serena Marzucchi: Penso che il primo consiglio che potrei dare ai giovani sia quello di iniziare a lavorare il prima possibile ed accettare qualsiasi tipo di lavoro, anche eventualmente umile. Anche lavorare durante gli studi può essere la cosa migliore. Io stessa ho iniziato a lavorare presto, a 22 anni. Trovo che il lavoro sia utile e gratificante, non tanto per una ragione economica, quanto piuttosto in quanto può essere uno dei modi per essere utili alla società. Vedo invece ragazzi che hanno 30 anni che non hanno mai lavorato un solo giorno in vita loro e rimango allibita. E' poi importante non trincerarsi dietro la scusa del “non trovo lavoro in quanto non sono raccomandato”. Certo, purtroppo è vero, le raccomandazioni ci sono. Però sono convinta che l'impegno premi sempre e comunque. E' necessario essere ottimisti. Quindi: niente scuse !


Luca Bagatin: Sei un avvocato che lavora per un'Autorità indipendente. In che cosa consiste, in concreto, il tuo lavoro ?

Serena Marzucchi: Lavoro come policy maker presso l'IVASS-Banca d'Italia. Ovvero scrivo norme e regolamenti nell'ambito del settore assicurativo a tutela dei diritti dei consumatori. Tutti pensano che le leggi si scrivano solamente in Parlamento ed invece talvolta se ne occupano anche le Authorities.


Luca Bagatin: In una delle prove che hai sostenuto in “The Apprentice” il giornalista economico Alan Friedman ha definito la categoria a cui appartieni, ovvero quella degli avvocati: “una lobby più potente dei tassisti di Roma”. Ti rispecchi in questa definizione ?

Serena Marzucchi: Gli avvocati sono una lobby, è vero. Ma ciò non ha nulla a che vedere con il mio lavoro. Le Authorities, infatti, dialogano con le lobby e con le associazioni di categoria. Il problema dei legislatori in Parlamento, in effetti, è che spesso non dialogano per nulla o non dialogano abbastanza con la società e/o con le associazioni di categoria. Cosa che cerchiamo, invece, di fare noi.


Luca Bagatin: Pensi di utilizzare la popolarità acquisita e, soprattutto, le tue competenze professionali, per progetti di rilevanza sociale e, perché no, magari anche culturale ? Quali sono le tue prospettive future ?

Serena Marzucchi: La politica è sempre stata, sin da giovanissima, il mio interesse più grande. Ero un'iscritta ai Democratici di Sinistra. Poi me ne sono distaccata in quanto non ero d'accordo con i vertici. Oggi, ad ogni modo, le cose stanno cambiando e ciò sta riaccendendo in me una certa passione politica. Mi auguro ad ogni modo che il diffuso malcontento nei confronti della politica si diradi. Mi soffermo spesso a pensare al fatto che il 60% delle persone vada a votare quasi a caso. Sarà che sin da ragazzina mi hanno insegnato ad avere una coscienza politica, ovvero a pensare che ogni atto, dall'andare al lavoro, dal portare i bambini a scuola, al chiacchierare sia, nel suo piccolo, un atto politico.


Luca Bagatin: Per concludere mi piacerebbe sapere com'è nata l'idea di Lifeacrobat, a partire proprio dal nome del tuo blog e quali sono le cose di cui, prevalentemente, ti piace scrivere.

Serena Marzucchi: Lifeacrobat, sin sal suo nome, vuole significare il fatto che le donne di oggi sono una sorta di acrobati che, come me, si trovano a dover gestire una vita famigliare ed al contempo lavorativa, oltre che sociale. Ed in tutto ciò ci rifiutiamo di avere etichette, ruoli precostituiti, imposti da chissà chi.

Il mio blog vuole, in questo senso, presentare la mia ottica. Io ho una vita normale, purtuttavia il mio approccio mi fa vedere la mia vita in modo eccezionale. Questo, insomma, il mio messaggio da inguaribile ottimista !


Luca Bagatin



1 settembre 2013

Caccia e cacciatori sinonimo di cretinismo e di impotenza sessuale



L'esempio più eclatante che, nella maggior parte dei casi, l'essere umano è un cretino, sta nel fatto che la caccia sia considerata ancora uno sport e per giunta sia ancora legale.

Sotto il profilo degli archetipi junghiani, potremmo paragonare il cacciatore con doppietta ad una sorta di impotente che, non potendosi accoppiare in altro modo, preferisce accanirsi contro poveri volatili, lepri indifese, cinghiali o altro.

Fatto sta che oggi riapre - peraltro con largo anticipo - la stagione della caccia e, chi scrive e questo blog, la caccia(ta) vorrebbero darla ai cacciatori. 'Sti criminali legalizzati !



28 gennaio 2013

"A volte s'incontrano..." folletti, gnomi e oscure presenze raccontate da Luigi Pruneti

Gli gnomi, i folletti, le fate, ma anche orchi, vampiri, lupi mannari, streghe, streghi, trolls, sono fra noi ?
Chi può mai dirlo. Certamente i racconti popolari ed il folklore italiano ed europeo ne sono certamente popolati.
E' il folklore che affascina e cattura l'attenzione dei più piccini, ma anche degli adulti. Del resto il grande psicanalista Carl G. Jung studiò a fondo il fenomeno degli gnomi e dei folletti e lo scrittore Sir Arthur Conan Doyle credeva alla presenza degli spiriti e delle fate, al punto da credere ad un celebre fotomontaggio della sua epoca - che ritraeva appunto delle fate - elaborato da due simpatiche bambine.
Il "piccolo popolo", infondo, non è che il simbolo di un universo a noi parallelo, famigliare ma anche a noi lontano nel tempo. Richiama ancestrali ricordi e, soprattutto, ancestrali suggestioni, ma anche paure.
Luigi Pruneti, saggista, scrittore e Sovrano Gran Commendatore della Gran Loggia d'Italia, con il suo "A volte s'incontrano...", ha voluto raccogliere in un agile volume edito da Le Lettere con prefazione del prof. Paolo Aldo Rossi, la storia di queste presenze ancestrali, quasi magiche, che ha permeato la cultura "sotterranea" di tutti i popoli della terra, dall'Antichità, passando per l'Ottocento spiritualista e teosofico sino alla modernità ed alla ricerca di resti di veri o presunti vampiri a Venezia ed in Italia.
La Toscana, terra del Pruneti, con le sue leggende, è oggetto dell'analisi dell'autore, ma non solo. Ogni regione d'Italia presenta i suoi folletti, fate, streghe, orchi. E persino ogni nazione europea.
Persino la famigerata Befana, che porta doni ai bambini ogni sei gennaio, è da considerarsi come una presenza che fonda le sue origini in Toscana nella notte dei tempi.
Presenze curiose, quelle degli gnomi burloni, dei gatti marmioni o mammoni che siano. Presenze che infastidiscono il sonno dei bambini, oppure aiutano i contadini nei loro lavori nei campi.
Presenze forse aliene ? Chissà. Forse, piuttosto, presenze spirituali, sia positive che negative, che accompagnano l'umanità nel suo cammino di evoluzione.

Luca Bagatin



30 ottobre 2012

L'INTERVENTO del prof. Aldo A. Mola

INDIMENTICABILE PASCOLI

di Aldo A. Mola


Furono il toscano Giosue Carducci e il romagnolo Giovanni Pascoli a scrivere i versi più memorabili sul Vecchio Piemonte, quello che “fece l’Italia” con i suoi re, i cospiratori e gli esuli, mazziniani e garibaldini, giovani e meno giovani dalla vita un po’ disordinata ma che, al momento giusto, accettarono le redini e le staffe della monarchia: il siciliano Francesco Crispi e gli emiliani e romagnoli Luigi Carlo Farini, Manfredo Fanti, Enrico Cialdini. Malgrado sorrisi ironici, l’ode Piemonte sopravvive al crepuscolo della scuola.

Ma chi è “Zvanì” Pascoli? Poeta sommo della Nuova Italia, forse tra i più sublimi del Novecento. Vittima, con tutta la sua famiglia, dell’assassinio di suo padre Ruggero, amministratore della tenuta dei principi Torlonia a San Mauro, il 10 agosto 1867. Venne ammazzato da chi voleva prenderne il posto e allo scopo usò due manutengoli, drappeggiati da repubblicani. Liberate dal giogo del Legato pontificio, le Romagne ne subivano un altro: la guerra sociale strisciante contro proprietari e uomini d’ordine. Quelle plaghe rimasero teatro di delitti e infamie. Profondo Nord. Non per caso, il primo maxiprocesso della storia d’Italia non fu celebrato in Sicilia ma a Bologna contro la “associazione di malfattori”, iceberg della “setta degli accoltellatori: un mondo che arrivava e sarebbe andato lontano drappeggiando come anticlericalismo l’ odio contro la borghesia e la ricerca di profitto personale a soddisfazione di istinti inferiori.

Giovanni Pascoli rimase schiacciato dall’assassinio del padre, che quasi portò Oltretomba sua moglie e molti dei dieci figli. Una tragedia. Sopravvissero lui, Ida, Maria (Mariù) e Raffaele (Falino), che ebbe vita disordinata. Nel collegio dei padri Scolopi a Savignano sul Rubicone e all’Università di Bologna, ove studiò lettere grazie alla meritata borsa di studio Giovanni bevve calici amari. Come ad Andrea Costa, internazionalista ma dal 1882 primo deputato “rivoluzionario”, fu folgorato dal socialismo, il “sol dell’avvenire”: insegna dieci anni prima ideata da Giuseppe Garibaldi. Socialismo per Pascoli significava libero pensiero, progresso civile, soccorso ai bisognosi e “dimenticati”, come egli si sentì’ per tutta la vita. Allievo a Bologna di Giosue Carducci, che in pochi anni ridestò l’Università e ne fece faro della Terza Italia, con altri giovani Pascoli cercò di spiegare le radici dell’attentato al re compiuto dal cuoco Giovanni Passannante con un innocuo coltellino. Arrestato, detenuto tre mesi e processato, Zvani fu assolto. Riprese gli studi e divenne…Pascoli. Dalle cattedre liceali di Matera, Massa e Livorno passò alle universitarie e nel 1905 ereditò a Bologna quella di Carducci, alla cui morte prese sulle spalle la “canzone dell’Italia”, altrimenti monopolio di Gabriele d’Annunzio. Lavorò ai Poemi del Risorgimento, un’opera dimenticata nel 150° dell’unificazione italiana, forse perché prova che il socialismo umanitario otto-novecentesco non è antinazionale ma capace di patriottismo, come già avevano insegnato Garibaldi e Carducci. Pascoli non ebbe nessuna tessera se non quella di Poeta, cioè la tessera dell’Universo, contemplato a Livorno, a Castelvecchio di Barga, nel breve ritorno a San Mauro, nella sua “Romagna solatia”. Anziché subire la tessera di partiti-chiese (cioè vincolanti), Pascoli cinse i fianchi con il grembiale di massone, nella loggia “Rizzoli” di Bologna. Venne iniziato con procedura speciale (settembre 1882, un anno prima dell’ingresso di Andrea Costa nella “Rienzi di Roma) perché in partenza pe Matera, da operaio della parola. Libero pensatore portò sempre con sé quel breve passaggio tra le colonne: da un luogo qualsiasi all’Universo, un “pavimento” bianco e nero e la volta stellata. Come ricorda Adele Cencetti in Giovanni Pascoli: una biografia critica (Le Lettere), tante volte Zvanì lasciò trapelare la conoscenza del cifrario massonico. Lo dicono i versi sull’incontro tra Garibaldi e Mazzini: “Tre colpi all’uscio. Era un fratello. Avanti…”.

Carducci scrisse che le “sette” erano state necessarie all’unificazione. Pascoli andò oltre. Celebrò Carlo Alberto di Savoia come“re dei Carbonari”. Cercò documenti. Colse bene la dimensione europea del liberalismo. E capì che esso doveva fondersi con il socialismo umanitario. Lo disse nel discorso sulla guerra per la sovranità dell’Italia su Libia e Cirenaica: “La grande proletaria si è mossa…”. Era il 1911, l’anno in cui scrisse in latino l’ Inno a Roma.

Pascoli solo “fanciullino”? In quale senso? Le sue grandiose visioni della storia, l’identificazione di Napoleone con Pan, la Natura, la Vita vanno molto oltre la piccola Belle Epoque che mescolò egoismi con esordio della finanza internazionale, la prima crisi borsistica con ricadute sulla produzione industriale, conflitti sociali esasperati, lo sciopero generale del 1904, la rivoluzione russa del 1905…. Esse additano mete, grondanti di sangue e di duri sacrifici, come era stata la sua vita. Malgrado lo sforzo linguistico talora affatichi l’efficacia poetica dei suoi componimenti “storici” (è il caso dei Poemi italini e canzoni di Re Enzio) Pascoli rimane voce vivida. Perciò è davvero singolare che, appena insediato al ministero dei Beni Culturali, Ornaghi, già rettore dell’università Cattolica, si sia affrettato ad azzerare il progettato Comitato nazionale per il centenario della morte di Pascoli, un omaggio che poteva essere a costo zero per un gigante che non ebbe il Nobel ma vinse tredici medaglie d’oro ai concorsi di poesia in latino banditi dall’Accademia di Amsterdam. Ne vendette alcune per acquistare la casetta nel verde di Castelvecchio per sé e la sorella Mariù, due passi dalla cappella ove i due infelici riposano: cattolicissima lei, libero pensatore lui, passato all’Oriente Eterno senza bisogno di speciale viatico. L’aveva avuto dalla vita.

Malgrado l’oblio del ministero (che poi vuol dire del governo, dello Stato!), non tutti dimenticano il grande poeta della memoria individuale e collettiva , dei popoli e dell’umanità. Chissà se vorrà ricordarsene il Vecchio Piemonte che gli ispirò Ciapin, commossa evocazione del maggiore monregalese Giuseppe Galliano, eroe di Macallè, morto ad Adua come i generali Giuseppe Arimondi, di Savigliano, e Giuseppe Ellena, saluzzese? (*)

Aldo A. Mola



25 gennaio 2010

L'anticonformismo di un voto amministrativo contro il conformismo cattocomunista

TOSCANI IN TOSCANA E NON SOLO



Sono anni che non vado a votare e questo a causa di leggi elettorali nazionali profondamente antidemocratiche e che di fatto mi hanno esautorato del voto e, come me, milioni di cittadini.
Posto questo non mi rassegno - quando posso - a fare dichiarazioni di voto e nella fattispecie le voglio fare dando esplicita indicazione/suggerimento ai lettori di questo blog -  che sarà anche un blog culturale, ma non riuncia al suo ruolo politico - in vista delle elezioni regionali del 28 e 29 marzo prossimi.
Innanzitutto ritengo sia serio votare e sostenere possibilmente candidati locali e che propongono programmi relativi a problematiche locali. Guardo pertanto con un certo fastidio a "candidature calate dall'alto" che, nei fatti, sono spesso prese in giro nei confronti degli elettori stessi.
Ho in questo senso qualche remora a suggerire agli elettori del Lazio di votare per Emma Bonino - eterna candidata quando si vuol salvare il salvabile - ma di fronte al nulla val bene una tenace laica e radicale come lei, anche se candidata del carro cattocomunista.
Essendo comunque possibile il voto disgiunto potete comunque sbizzarrirvi nel votare le liste del Partito Repubblicano Italiano - qualora fossero presenti - quelle della Lista Bonino-Pannella oppure del PdL, per dare comunque un segnale di opposizione all'attuale opposizione inconcludente.
In Toscana non vi sono dubbi: il fotografo e creativo Oliviero Toscani, laico, libertario, repubblicano, radical-socialista e candidato per la Lista Bonino-Pannella. E' stato un vero peccato che il PdL non abbia accettato di appoggiarlo come proposto da Toscani stesso: c'era davvero il rischio di battere i cattocomunisti al governo della regione da sessant'anni.
In Campania suggerisco di votare per Stefano Caldoro, socialista candidato alla presidenza della Regione nelle liste del PdL. Un segnale laico, oltre che forte, in alternativa ai furbetti del quartierino Jervolino e Bassolino !
Infine per il Comune di Venezia ecco candidato a Sindaco il liberalsocialista Renato Brunetta per il PdL. Investitura scontatissima di cui questo blog vi diede notizia in anticipo già alla fine di agosto 2009. Ci auguriamo solo - come in agosto rilevammo - che questo non sia utile a taluni al fine di togliersi di torno il rigoroso Brunetta dal Governo e da una possibile futura leadership.
Le possibilità di ottenere più che buoni risultati per questi candidati Presidente vi sono tutte.
Vi terrò ulteriormente aggiornati per altre candidature laicamente rilevanti. L'indicazione che, sopra ad ogni altra voglio dare, è comunque di dare priorità nel firmare per la presentazione delle liste del Partito Repubblicano Italiano ed invitare a votarle.

PURTROPPO LA CANDIDATURA DI OLIVIERO TOSCANI E' STATA RITIRATA DA LUI STESSO CHE HA ANNUNCIATO
«Non ho avuto risposta dal PdL alla mia proposta di correre per la presidenza della Regione Toscana anche per loro. Quindi, non ho voglia di andare al macello, di andare a perdere in un sistema di potere che non c’è neppure nella Cuba di Fidel Castro. Per questo mi sono tirato indietro».



Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini