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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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1 dicembre 2014

La Paura di Dario Argento

Lo sguardo malinconico e un po' folle lo ha sempre avuto. Così come ha sempre avuto la corporatura minuta e mingherlina. Dario Argento sembra incarnare, su di sé, i suoi medesimi incubi, le medesime ossessioni che nel corso degli anni ha saputo trasmettere sullo schermo.

Figlio d'arte, Dario Argento, romano, classe 1940, ha respirato sin da bambino - nello Studio Luxardo di Via del Tritone, di proprietà della madre Elda Luxardo - la passione per l'arte, per l'immagine, per quel cinema di cui peraltro si occipava già suo padre – Salvatore Argento – già partigiano delle brigate “Giustizia e Libertà” e successivamente produttore cinematografico.

Fu così che, da giornalista recensore di “Paese Sera”, nel 1970, inizierà – pressoché da autodidatta – a realizzare sceneggiatura e riprese del suo primo trhiller: “L'uccello dalle piume di cristallo”.

Da allora sarà un crescendo di trhiller e successivamente di horror, sempre avvolti da atmosfere oniriche, a tratti surreali, con l'unica eccezione di “Le cinque giornate”, film del 1973, commedia in costume ambientata durante il Risorgimento, interpretato da Adriano Celentano.

Sono da sempre un grande estimatore di Dario Argento, che ho anche avuto la possibilità di conoscere nel 2010, stupendomi di come entrambi non solo non fossimo fisicamente dei giganti, ma, al contempo, ponendogli alcune domande, mi rendevo anche conto di quanto fossimo caratterialmente simili.

Non ho potuto, dunque, dopo aver peraltro visto tutti i suoi film, non leggere la sua prima autobiografia, “Paura”, che da alcuni giorni popola le librerie di tutta Italia, edita da Einaudi.

In “Paura”, Dario Argento, accanto al racconto di come e perché sono stati realizzati i suoi film, racconta sé stesso. Per la prima volta racconta la sua introversione, la necessità di isolarsi da tutti, la diffidenza nei confronti del prossimo, i periodi di anoressia, il suo amore per le donne – ha avuto molte storie sentimentali, fra cui una l'attrice Marilù Tolo e con l'icona dei suoi film, ovvero Daria Nicolodi, madre di Asia – che è riuscito a conquistare non per la sua avvenenza fisica, quanto attraverso la sua intelligenza, il suo modo di parlare, di raccontarsi, di amare.

In “Paura” Dario Argento si mette così a nudo al punto che l'incipit del libro racconta il suo desiderio di suicidarsi, nel 1976, quando viveva all'Hotel Flora di Via Veneto a Roma, nel periodo in cui stava per terminare le riprese di “Suspiria”, il suo sesto film. A quel tempo, il regista e sceneggiatore, sentiva la necessità di scomparire per sempre. Poi, grazie all'aiuto di un amico medico, riuscirà a desitere, comprendendo che, come egli scrive “il suicidio è una strada a senso unico: se la imbocchi non puoi più tornare indietro, se invece riesci a evitarla sei salvo”.

Saranno forse i suoi incubi interiori a renderlo forse il miglior regista di horror vivente, quello che, meglio di altri, riesce a far emergere – sullo schermo e nell'intreccio narrativo - gli aspetti più reconditi della psicologia umana.

In “Paura” c'è questo e c'è anche molto altro. C'è il ritratto di un uomo che ha attraversato un'epoca del cinema e della società italiana: dagli Anni '60 sino ad oggi. E poi c'è il tenero rapporto fra quest'uomo e le sue figlie, Fiore ed Asia. Figlie che, peraltro, intraprenderanno la carriera di attrici (Asia anche di regista) e che reciteranno inizialmente proprio in film realizzati dal padre.

Ed infine c'è il rapporto fra Dario Argento e suo padre, che per lui fu un vero maestro di vita, oltre che la prima persona che credette nei suoi film al punto da essere il primo a volerli produrre.

Questi trovo siano gli asptti più significativi della prima autobiografia del Maestro dell'horror, che si legge davvero con grande passione, quasi fosse un romanzo d'avventura e di mistero, anche da parte di coloro i quali non hanno mai visto un suo film o non ne conoscono il personaggio.

Del resto, nonostante abbia visto almeno cinque volte ogni film di Dario Argento (escluso “Le cinque giornate”, lo ammetto, che appena lo vidi non lo trovai per nulla interessante), debbo ammettere che, dopo aver letto la storia della sua vita e la composizione dei suoi film, mi viene voglia di rivedermeli ancora una volta tutti quanti.


Luca Bagatin (nella foto con Dario Argento)



13 gennaio 2013

"La migliore offerta" di Giuseppe Tornatore, ovvero la psicologia della suspance

"La migliore offerta", di Giuseppe Tornatore, è un film strano, che non ti aspetti.
Un film che sembra sentimentale, ma che non lo è. Un film che pensi che ti commuova ed invece non lo fa. E' un film che ti lascia sempre a bocca aperta, ove, quasi sul finale, ti alimenta un'ansia quasi soffocante. Alla fine ti svuota, ma ti fa pensare, discutere, scervellare.
"La migliore offerta" non è un film sentimentale, come penseresti, bensì è un thriller, un giallo d'autore che per moltissimi versi ricorda lo stile di Pupi e Antonio Avati.
Anche i personaggi principali e secondari sono molto "avatiani", se non fosse che il film, anziché essere ambientato nella provincia emiliana, ha un'ambientazione anglosassone.
Bravissimo Geoffrey Rush, da sempre versatile e poliedrico attore, da sempre in grado di trasformarsi in personaggi diversissimi fra loro, tutti enigmatici, tutti stravaganti ed eccentrici.
Ne "La migliore offerta" interpreta Virgil Oldman, ricchissimo battitore d'asta, eccentrico, introverso, timoroso delle donne al punto di non averne mai avuta una in tutta la sua vita. Ma scaltro e furbo nell'accaparrarsi, a prezzi stracciati, opere d'arte di valore inestimabile (tutte raffiguranti volti femminili), grazie al suo vecchio amico Billy (Donald Sutherland).
Virgil è ossessionato dalle donne. Sublima il loro essere nei dipinti, ma teme persino di incrociare il loro sguardo, ogni qual volta incontra una bella donna. Ammette di temerle e di non riuscire a comprenderle. Vi rinuncia per volontà, forse per non soffrire. Rinchiudendosi in una corazza di autoritarismo e spocchia.
Per lui sarà un vero e proprio shock emotivo quello di innamorarsi di una ragazza che un giorno lo chiamerà al telefono, per invitarlo a valutare la vecchia villa dei genitori defunti. Una ragazza che, in un primo tempo, non vedrà mai, in quanto lei vive in una stanza della villa, chiusa a chiave da dodici anni, in quanto afferma di soffrire di agorafobia e di avere paura delle persone.
Nascerà così un rapporto curioso, ove Oldman si preoccuperà costantemente di lei, perdendo le sue abitudini ed ammorbidendo il suo carattere spigoloso ed iracondo.
Lei invece, grazie a lui, uscirà dalla sua "prigionia volontaria" e i due diventeranno presto appassionati amanti.
Oldman, nel corteggiamento, sarà aiutato e guidato da un giovane riparatore di vecchi marchingegni, Robert, il quale... Il quale si scoprirà poi essere una delle pedine di una grande macchinazione ai danni del povero Oldman.
Un grande complotto, insomma, alle spalle di quest'uomo solo, colto, snob, che cela i suoi sentimenti attraverso un'ira ed una spigolosità che in realtà non gli apparterrebbero.
La storia di una giovane donna che sì, lo tradirà per ambizione, contribuendo a sottrargli i suoi oggetti da collezione più cari - i dipinti di volti femminili - ma che lo amerà per davvero.
Un film di classe, quello di Tornatore, oltre che di alta eleganza e raffinatezza, accompagnato dalla musica sublime di Ennio Morricone, ove il sentimento lascia lo spazio alla suspance ed alla psicologia più profonda, sino a disorientare completamente lo spettatore ed invitarlo a porsi, al termine del film, numerosissime domande. Molte delle quali rimarranno, forse, senza una risposta esauriente. Salvo prendere consapevolezza di un aspetto, tipico dell'arte, ma da tenere sempre presente, anche nella vita di ciascuno, ovvero che in ogni falso, si nasconde sempre qualcosa di autentico.
Luca Bagatin




7 luglio 2012

Le indagini di Marx ed Engels


Karl Marx e Friedrich Engels. Che cosa vi fanno venire in mente ?
Certo, i massimi teorici del comunismo e del socialismo scientifico. Fini filosofi ed economisti, per quanto non totalmente condivisibili, in particolare nella nostra epoca.
Il loro fu un sodalizio che andava, purtuttavia, ben oltre l'attività politica ed intellettuale. Come ricorda Eleanor Marx, figlia del celebre filosofo, i due erano uniti da un profondo senso di amicizia, legata spesso da un fine umorismo che li faceva ridere a crepapelle.
Il lato umano, ma anche filosofico ed in particolare umoristico del duo più celebre della Storia del comunismo, è tratteggiato ottimamente da Dario Piccotti ed Alvaro Torchio, entrambi laureati in Filosofia ed insegnanti di materie umanistiche. I due autori, infatti, in "Marx ed Engels: indagini di classe" (Rubbettino editore), immaginano il duo più celebre della Storia imbattersi in efferati delitti ed in storie curiose, popolate di spettri...ma davvero si tratta di fenomeni soprannaturali ?
A scoprirlo saranno gli stessi Marx ed Engels, che, indossati i panni di investigatori per caso, riusciranno a risolvere cinque enigmi dai risvolti sociali, psicologici e filosofici.
Nei racconti vedremo un Marx umile, a tratti iracondo, ma comunque innamorato della moglie e delle figlie; mentre Engels, ricco industriale inglese, sarà più pragmatico e meno idealista, ma immensamente generoso, particolarmente con l'amico.
In "Delitti spiritico", Marx ed Engels si imbatteranno in un illusionista in grado di far resuscitare i morti ma...ecco che nel teatro ove ha luogo la rappresentazione, muore un celebre membro della borghesia capitalista londinese !
In "Il vampiro assassinato", un celebre banchiere è trovato morto con un paletto conficcato nel cuore all'interno del suo studio chiuso dall'interno ! Per scagionare la classe operaia ecco pronti Marx ed Engels ad investigare.
In "Indagine durante il congresso" ci troviamo in piena preparazione della Prima Internazionale dei Lavoratori, che avrebbe visto uniti per la prima volta marxisti, mazziniani, socialisti ed anarchici. Purtuttavia uno del mambri di spicco dell'Internazionale, Georg Eccarius, ha un problema grave da risolvere: il suo futuro genero è stato coinvolto in un presunto omicidio. Gli amici Marx ed Engels, saranno dunque pronti ad offrirgli i loro servigi ed a scoprirne di più.
In "Spettri a Ramsgate", i padri del comunismo, si troveranno a risolvere un caso, per così dire, dai risvolti "soprannaturali". Purtuttavia il loro spirito positivista verrà loro in soccorso.
Per finire "Morte di un sovversivo", ove i due, giunti in Italia a trovare Giuseppe Garibaldi, si imbatteranno nell'omicidio di un giovane anarchico, seguace di Bakunin.
Lo stile dei racconti è impeccabile ed accattivante. Dei brevi "gialli di classe" in tutti i sensi, quelli di Piccotti e Torchio, ove Storia, analisi sociologica, economica, filosofica (da Kant ad Hegel passando per Feuerbach) e politica si fondono con il genere giallo.
Racconti, quelli di Dario Piccotti ed Alvero Torchio, che proseguiranno nel recente "Marx ed Engels, investigatori - Il filo rosso del delitto" (Stampa Alternativa), che prossimamente sarà nostra cura recensire.

Luca Bagatin



9 agosto 2011

Sette anni di blog. Della serie: dal 9 agosto 2004 con furore



Questo è un post consueto e che arriva una volta l'anno.
Questo è un post talvolta ameno che, però, quest'anno, avrei volentieri fatto a meno di scrivere.
Questo è un post di bilanci.
Ecco, appunto.
Sono passati sette anni dall'apertura di questo blog e, come di consueto, sono a fare il punto della situazione. Della mia situazione che, del resto, è correlata alla situazione di questo blog. E viceversa.
Il 2011 è stato un anno triste. E' come se la fine del mondo, profetizzata dai Maya, per me, fosse stata anticipata di oltre un anno e mezzo.
Il 2011 mi ha regalato almeno due batoste che mi avevano quasi persuaso a chiudere questo blog e a ritirarmi a vita privata. Di ogni comfort.
Ovviamente, quando si tergiversa e si utilizzano giochi di parole c'è sempre un motivo. A volte nascosto, a volte intuitivo. Come canterebbe Adriano Celentano di cui, pur non condividendo nulla delle sue idee politiche (semmai ne abbia mai avute), è e rimane un punto di riferimento musicale importante. Per me.
Il 2011 ha visto la fine di una bella storia con una lei ("Lei" ?!?) di cui non vi ho mai parlato nè intendo parlarvi.
Il 2011 mi ha portato via anche un carissimo amico e collaboratore di questo blog: Peter Boom, con il quale avevo fondato la rubrica sulla "Teoria della Pansessualità" che trattava di libertà sessuali e diritti civili.
Due batoste dalle quali, nonostante il tono (apparentemente) giocoso di questo post, non credo riuscirò a riprendermi veramente mai del tutto (e non dite che "la vita continua" perché sa di presa per il culo e mi fate solo incazzare).
Detto questo, ovvero la parte più difficile del post, passiamo alla cose facete.
In sette anni di blog abbiamo superato abbondantemente le 2 milioni di visite, con un'ottima media giornaliera che va dalle 300 alle 500 visite.
In sette anni di blog abbiamo scritto oltre 400 articoli, pubblicati su quotidiani nazionali e riviste specializzate di Storia, letteratura ed esoterismo.
In sette anni di blog abbiamo scritto, compreso il presente, 1145 post di cui: 45 racconti misti; 19 racconti dell'orrore; 47 poesie; 57 fra articoli e post sulla spiritualità e...una miriade di altre cazzate che non sto qui ad elencare.
In sette anni di blog ci siamo avvalsi della collaborazione ed amicizia, oltre che di Peter, di Lucia "Rehab" Conti, vocalist dei "Betty Poison", ormai di livello internazionale; della showgirl Metis Di Meo, che ha creduto in questo blog, rilasciando in esclusiva un paio di interviste e di Francesca Vigni, autrice dell'unico libro sulle donne e la Massoneria pubblicato in Italia.
In sette anni di blog abbiamo organizzato diversi convegni ed incontri su Pannunzio, la laicità ed il repubblicanesimo.
In sette anni di blog abbiamo ricevuto il plauso delle maggiori Obbedienze massoniche italiane che, talvolta, ci hanno anche invitati come relatori.
In sette anni di blog abbiamo cercato di dare visibilità a chi era stato dimenticato ed a quegli argomenti mai o mal o poco trattati dal panorama culturale nostrano.
In sette anni di blog non abbiamo avuto pretese, per quanto più di qualcuno avrebbe voluto pretendere (ma è stato rispedito al mittente con tanto di "vaffa").
In sette anni di blog non siamo andati in Tibet, per quanto è lì che - presto o tardi - vorremmo ritirarci.
In sette anni di blog verrebbe la voglia di dire che siamo entrati in crisi: del settimo anno.
Ma non siamo sposati, per cui, possiamo anche proseguire.
Risorgere nello spirito ed insorgere nel corpo. Psicosessualmente parlando.
E, dunque, come ogni anno, dopo queste premesse, eccoci arrivati all'angolo delle promesse: poche, ma che siamo certi di mantenere.
Promettiamo ai lettori, per i mesi a venire, almeno due cose e mezzo, anzi tre:

1) Un'intervista al maggiore storico della Massoneria in Italia: Aldo A. Mola

2) Un'intervista ad un'amica, la modella Erica Melargo, volto nuovo dello spettacolo, che vorremmo contribuire a promuovere

3) Il sottoscritto diventerà il personaggio del nuovo trhiller di un noto scrittore statunitense


Il prof. Aldo A. Mola; Erica Melargo; il sottoscritto

Ho detto tutto.
Pensavo sarebbe stato più difficile e che non ce l'avrei fatta.
Ed invece, anche per quest'anno, è andata.



17 agosto 2010

"Antoine Marcas: un Ispettore di polizia massone protagonista dei romanzi di Eric Giacometti e Jacques Ravenne": articolo tratto dal nr. 4 di "Secreta Magazine" Aprile 2010. Di Luca Bagatin

Antoine Marcas: un Ispettore di polizia massone protagonista dei romanzi di Eric Giacometti e Jacques Ravenne

di Luca Bagatin


Sono decisamente gli autori di thriller massonici più preparati e coinvolgenti.

Il loro primo romanzo - "Il rituale dell'ombra" – ha letteralmente spopolato in Francia (pubblicato da Fleuve Noir) ed anche in Italia ha avuto un ottimo successo pubblicato dalle edizioni Piemme.


Jacques Ravenne e Eric Giacometti

Sto parlando del giornalista d'inchiesta Eric Giacometti - che fra l'altro ha denunciato nel suo Paese numerosi scandali legati alla malasanità - e del Maestro massone Jacques Ravenne.

Insieme, prima di scrivere "Il rituale dell'ombra", non si erano mai occupati di Massoneria. A questo romanzo se ne sono poi succeduti altri come "I Fratelli Oscuri" ed il recentissimo "La congiura Casanova".

E tutti con protagonista l'Ispettore parigino e Maestro massone affiliato al Grand Orient de France Antoine Marcas.

Questi, almeno, i thriller pubblicati in lingua italiana sino ad oggi.

In Francia sono già usciti anche "La Croix des Assassins" ed "Apocalypse", dall'anno prossimo disponibili anche in Italia e sempre editati dalla Piemme. E hanno già in serbo un'altra chicca....."Il simbolo ritrovato", una sorta di risposta francese ad "Il simbolo perduto" di Dan Brown !

Cominciamo con il dire che la differenza fra i romanzi di Giacometti e Ravenne con quelli di Dan Brown è abissale.

Innanzitutto nello stile: decisamente meno puerile quello del duo francese, che peraltro forniscono al lettore - in appendice - un'accurato glossario massonico ed un'accurato profilo dei personaggi storici appartenenti alla Massoneria ai quali, di romanzo in romanzo, fanno riferimento.

Per quanto anche nei thriller di Giacometti e Ravenne ci sia ampissimo spazio per la fantasia degli autori, non viene mai meno il preciso riferimento alla storia dell'Istituzione massonica ed ai suoi rituali.

Riferimenti ai quali è peraltro legatissimo il protagonista - Antoine Marcas - il quale, pur laico e razionalista convinto, trae vera ispirazione dal simbolismo massonico e dalle Tornate di Loggia che frequenta.

Si noti bene che Giacometti e Ravenne si sono avvalsi peraltro – nello scrivere le loro opere - della consulenza dell'ex Gran Maestro del Grand Orient de France Jean-Michel Quillardet, il che contribuisce a rafforzare l'autorevolezza delle fonti e dei temi trattati.

Ed hanno anche messo in piedi due bellissimi siti web in lingua francese: www.polar-franc-macon.com e www.giacometti-ravenne.fr, molto curati sotto il profilo grafico e dei contenuti.

Nell'ultimo thriller, "La congiura Casanova", l'Ispettore Marcas si trova ad indagare in merito a delle morti bizzarre causate da ancor più bizzarre "estasi sessuali" indotte da particolari rituali ritrovati in un antico manoscritto (attribuito a Giacomo Casanova) dai membri di una setta che si rifà al controverso mago vittoriano Aleister Crowley (che si autonominò La Grande Bestia 666).

Antoine Marcas si troverà così a difendere Anais, una giovane donna che il capo della setta, Dioniso, cercherà di rapire in tutti i modi ed al contempo dovrà difendere la sua stessa Obbedienza massonica nella quale si sono infiltrati membri della setta al fine di screditarla.

Fra la Sicilia, Parigi, Granada e Venezia, erotismo, esoterismo, magia ed alchimia, riuscirà Antoine Marcas a prendere in mano la situazione anche con l'aiuto dei suoi Fratelli massoni che sono sempre disponibili ad aiutarlo nei momenti del bisogno ?

I thriller di Giacometti e Ravenne sono decisamente delle opere raffinate, dirette sia ad un pubblico massonico che profano. Romanzi dunque non banali e scontati, ricchissimi di simbolismo ed avventura e che fanno anche comprendere al lettore quanto il senso di fratellanza massonica sia qualcosa di veramente profondo ed incomunicabile.

Decisamente nulla a che vedere con le fantasie da cinematografo di Dan Brown.

Luca Bagatin



18 marzo 2009

DIMENSIONE ONIRICA: cortometraggio by Luca Bagatin



Ogni notte, prima di addormentarmi, da quasi un anno, pratico una particolare forma di meditazione da me completamente ideata. Mi serve per conciliare il sonno, ma soprattutto per mantenermi mentalmente creativo.
Sono sotto le coperte, sdraiato, la mente completamente libera dai pensieri. Ricettiva, vuota.
Respiro profondamente, mi rilasso.
Inizio ad immaginare, ogni notte, la stessa scena: mi trovo in una stazione ferroviaria.
Inizio ad immaginare gli stessi personaggi. Solitamente personaggi di serial televisivi che mi sono sostanzialmente simpatici (ma con nomi e ruoli completamente diversi da quelli del serial).
La scena iniziale è sempre la stessa: io scendo da un treno ed incontro Amanda......
Poi le situazioni prendono vita.....senza che la mia mente intervenga consapevolmente. Entro in una sorta di dimensione onirica
L'altra notte.....
Bacio profondamente Amanda Newton...........
“Oh, Roger, come mi sei mancato !”
“Anche tu, bambina”
Amanda si trasforma in Mey........ Non so chi sia Mey, in realtà, né perché si chiami così (lei non fa parte – evidentemente – dei personaggi che fanno parte del “cast” canonico). Ma so che la ragazza che ora ho di fronte a me è Mey.
Indossa un maglione a collo alto che dà sul verde ed un giubbino jeans blu. Oh....che bei capelli neri ! Adoro quella frangetta ! I capelli dietro sono raccolti....ma non del tutto. Con la mano sinistra se li accarezza.....
Mi guarda con simpatia. Ha dei lineamenti perfetti (che mento perfetto !). I suoi occhi sembrano assenti..... Il suo sguardo triste.....
Vorrei baciarla sulle guance. Mi sembra di assaporare il suo profumo.
Mi parla: “Mr. Thornhill......?”
“Sì, Roger Thornhill, in persona !”
Ride. Sorride.
“Lei non è scappato dal g.d.r., vero ?”
La guardo un po' sorpreso. Non so che cosa voglia dire.
Le prendo le mani nelle mie. Voglio baciarla.
Scompare.
Al suo posto di nuovo Amanda.
Scandiamo i gradini del sottopassaggio. Nel sottopassaggio incontriamo la mia ex moglie, Christina, assieme all'amica Betty.
“Ciao Chris !”
“Sei il solito stronzo ipocrita, Roger !”
Betty sorride, imbarazzata. Amanda sorride a 32 denti, da oca.
Mi sento improvvisamente triste. Poi inizio a correre e a salire i gradini per ritrovarmi sul primo binario.
“Ehy, ciao Daniel !” (Daniel è il direttore di una nota rivista di moda)
“Ciao Roger, come te la passi vecchia volpe ?”
“Benone direi”
Una ragazza armata di coltello a serramanico mi si avventa contro (è Charlie, tutte le notti la stessa scena). Il poliziotto occhialuto la ferma (come al solito ! Charlie non riesce mai ad uccidermi !) e la porta al fresco (mi chiedo dove la porti, in realtà. Dalla stazione non si può uscire....visto che è una proiezione – per quanto onirica – della mia mente. Una notte mi riprometto di seguirli).
Poco dopo incontro Wilhelmina, una snob di colore, direttrice creativa della rivista di moda “Mode”.
“Ciao Wilhy !”
“Ci conosciamo, giovanotto ?”
“No.... Però io so chi sei. Sai, sono uno dei vostri più grossi inserzionisti !”
Wilhelmina mi guarda schifata (sono completamente demodè anche nella mia dimensione onirica, a quanto pare).
“Inserzionista ? Lei ? Di “Mode” ?”
“Sì, l'80% della pubblicità della rivista è da me commissionata. Sono Roger Thornhill. Mi occupo di..... No, non mi occupo, però acquisto. Pagine pubblicitarie di cibo per gatti”
“Mmmm....in effetti mi sono sempre chiesta che cosa c'entrassero tutte quelle pubblicità di cibo per gatti con una rivista di alta moda come la nostra.....”
“Però vi pago bene”
Wilhy scompare.
Nuovamente Mey. Nuovamente i suoi occhi assenti, a tratti sognanti, a tratti tristi.
“Penso che tu sia un buon amico”
“Penso che tu sia bellissima”
“Penso che tu sia un tipo religioso”
“Penso che tu sia più curiosa di me”
Eccola nuovamente scomparsa. O forse no, sono io che mi sono addormentato.
Non so chi sia Mey, né da quale anfratto della mia mente sia sbucata. O, forse, è vero ciò che mi diceva il mio Maestro, Althotas.
Le menti ed i loro pensieri sono tutte connesse da una sottilissima rete. Come un grande web !
Per cui i pensieri altrui possono penetrare nei nostri e.....viceversa.
Chi sei, Mey ?
Perché durante le due volte che ti ho vista ho percepito addosso una sensazione che non provavo da anni ?
Riuscirò a rivederti in quella dimensione onirica ?
Vorrei baciarti........
Fu l'ultimo pensiero prima che mi ritrovassi al manicomio criminale di Baltimora.         
Una certa Charlie di Tucson era stata uccisa con un coltello conficcato nella schiena. Le impronte digitali trovate sul coltello corrispondevano, inequivocabilmente, alle mie.




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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini