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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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7 febbraio 2012

Per una Nuova Repubblica...ricordando quella Romana


La Repubblica Romana e chi se la ricorda più ?
Se non ci si ricorda di essa allora significa che non la si è voluta ricordare. Ed in effetti, se andiamo alle cronache scolastiche, non è che la si approfondisca poi molto, per quanto, tale storico avvenimento è e fu per l'Italia la base della sua futura democrazia.
Ma, andiamo con ordine.
Che cosa accadde esattamente il 9 febbraio del 1849 ?
Fu proclamata, appunto, la prima Repubblica libera, democratica e laica d'Italia. Con una Costituzione ben più libera, democratica e laica, persino della Costituzione della Repubblica italiana del 1948 che, invero, nacque dal tristissimo compromesso fra clericali e comunisti, ovvero i continuatori di quel fascismo che, a parole, dicevano di voler combattere.
Ordunque della Repubblica Romana e della conseguente Costituzione, Giuseppe Mazzini ne fu il propugnatore ed ispiratore politico e fu grazie al valore militare ed al sangue versato dai garibaldini e dal popolo romano, se i moti insurrezionali ebbero successo ed il Papa Pio IX si vide costretto a fuggire a Gaeta.
Fu dunque una rivoluzione di popolo quella che porterà Mazzini al Quirinale, trimunviro assieme ai repubblicani Aurelio Saffi e Carlo Armellini.
Una volta scacciato Papa Pio IX, dunque, la Repubblica si dotò immediatamente di una Costituzione liberale la quale, agli Articoli I e II, stabiliva che la sovranità spettasse unicamente al Popolo, il quale si dava per regola tre principi fondamentali: l’eguaglianza, la libertà e la fraternità, senza riconoscere alcun privilegio di casta o di titolo nobiliare.
In tutto il Documento si può peraltro notare come essa ricalcasse perfettamente i principi della Costituzione democratica degli Stati Uniti d’America redatta alla fine del ‘700, ovvero quanto gli USA avevano scacciato il tirannico regime monarchico inglese. Inoltre si può notare quanto fosse liberale e tutt’altro che antireligioso lo spirito di tale Costituzione, la quale, all’Articolo VIII dei Principi Fondamentali stabiliva che al Papa sarebbero comunque state concesse tutte le “guarentigie necessarie per l’esercizio indipendente del potere spirituale” e, all’Articolo precedente, si stabiliva la piena libertà religiosa dei cittadini della Repubblica.
I risorgimentali mazziniani, peraltro, fondarono la Repubblica non su valori materialisti ed ateistici, bensì su valori spirituali e teisti, considerando la Divinità - ovvero il concetto "Dio e Popolo" impresso nella bandiera Tricolore della Repubblica - quale entità adogmatica al di sopra di ogni Potere costituito o, peggio, prostituito come invece era quello papalino.
La Repubblica Romana sopravvisse solamente cinque mesi: soffocata nel sangue il 3 luglio 1849, dopo un mese di assedio, dai soldati francesi di Napoleone III alleati al Papa. Purtuttavia essa fu un evento storico fondamentale e di svolta nelle lotte risorgimentali per l’Unità d’Italia nonché per gettare il seme della speranza verso la creazione di uno Stato laico, civile e repubblicano.
Uno Stato libero dall’influenza della Chiesa e di Casa Savoia, entrambe ree di aver gettato gli italiani, specie i popolani e le classi sociali meno abbienti in generale, nel più nero sottosviluppo.
Oggi, dicevamo, a parte qualche fugace passaggio televisivo come ad esempio la fiction dedicata alla figura di Anita Garibaldi, recentemente andata in onda su Rai Uno, della Repubblica Romana non vi è quasi traccia fra il popolo, spesso bue, che rischia ogni giorno di più di involvere e di mandare al Potere la solita masnada clericale, cattocomunista, leghista o conservatrice senza nè arte nè parte.
Occorrerebbe tornare allo spirito dei giovani mazziniani che si immolavano per la Repubblica. Una Repubblica che, con Randolfo Pacciardi, vorremmo Nuova: senza finanziamenti pubblici a partiti e sindacati; Presidenziale nel solco degli insegnamenti di Mazzini; laica perché non asservita a nessuna volontà religiosa o di parte.
Occorrerebbe un'unità dei laici, dei repubblicani, dei liberali, dei liberalsocialisti sparsi in ogni dove. Occorrono soprattutto giovani che delle "mummificate celebrazioni" accademiche non ne possono più. E che non ne possono più di essere soggetti e personale politico incapace o quasi centenario.
Sono appena passate le celebrazioni dei 150 anni di Unità d'Italia, ma nessuno ancora si rende conto che, forse, l'Italia andrebbe riunificata nuovamente. Andrebbero denunciate ed annullate le sacche di parassitismo, clientelismo, corruttela presenti in ogni dove. Andrebbero decurtati del 40 - 50% tutti gli emolumenti e stipendi alla classe politica, che dovrebbe svolgere una funzione di servizio alla comunità e non vivere alle spalle di essa. Andrebbero laicizzati e democratizzati i programmi di insegnamento, introducendo nelle scuole i "Doveri dell'Uomo" di Mazzini, piccolo compedio di vita morale, etica e civile, lontana anni luce dalle assurdità anti-umanitarie del marxismo che corruppe un'infinità di menti a cavallo fra gli anni '60 e '70 del Novecento.
Occorre, insomma, tornare sulle barricate per una nuova Repubblica Romana, anzi, per una nuova Repubblica Italiana.
Perché questa qui non ci piace punto.


Luca Bagatin



27 giugno 2011

Massoneria e Risorgimento italiano


La Massoneria è la più grande confraternita spirituale esistente al mondo.

Essa non si occupa nè di religione nè di politica, purtuttavia, nel corso della Storia, molti massoni, animati dai principi di emancipazione spirituale ed individuale da essa insegnati, hanno contribuito a cambiare il corso degli eventi.

E' il caso del nostro Risorgimento italiano, che, senza l'apporto di numerosi Liberi Muratori e di società segrete come la Carboneria, non avrebbe avuto pieno compimento.

La Carboneria è infatti una società segreta di derivazione massonica. Il suo rituale, che si ispira al simbolismo dei boschi ed all'iconografia cristiana, è in parte mutuato a quello della Libera Muratoria.

La Carboneria, libera associazione segreta sorta unicamente in Italia, fu la prima società segreta che direttamente si attivò al fine di liberare il nostro Paese dal giogo straniero con i celebri moti carbonari del 1820 – 21.

Come mai Carboneria e Massoneria offriranno l'humus necessario agli italiani di ogni ceto e classe sociale per sollevarsi contro l'Impero Asburgico, l'Impero di Napoleone III, lo Stato della Chiesa ed il Regno delle due Sicile ?

Perché queste due associazioni iniziatiche, proprio per il loro carattere adogmatico e di libero pensiero, permisero a persone diversissime fra loro di incontrarsi.

Come tutt'oggi in Massoneria dialogano pacificamente, come veri e propri Fratelli, il cattolico ed il musulmano, l'ebreo e l'induista, nell'Ottocento italiano dialogavano liberali, democratici, radicali, moderati, monarchici e repubblicani. Tutti animati da un'unica fede: quella verso il Grande Architetto dell'Universo e gli ideali di Fratellanza, Libertà ed Uguaglianza che la Libera Muratoria mutuò non già dalla Rivoluzione Francese, bensì dal celebre motto del conte Alessandro di Cagliostro.

Come ci ricorda lo studioso Aldo A. Mola, il conte di Cagliostro, peraltro, utilizzava - nell'ambito delle sue Logge di Rito Egizio - nastri verdi, bianchi e rossi. Pochi sanno, infatti, che il Tricolore italiano fu coniato proprio dal celebre Mago massone e successivamente fu scopiazzato, anni dopo, dal Segretario Generale della Repubblica Cispadana, ovvero il prete spretato Giuseppe Compagnoni.

Molti studiosi, tutt'oggi, si interrogano ancora sull'appartenenza o meno alla Libera Muratoria dell'Apostolo dell'Unità d'Italia, ovvero di Giuseppe Mazzini.

Il Mazzini, infatti, aveva una concezione spirituale gnostica e teosofica non dissimile dall'insegnamento massonico e, oltre al fatto che molte sue lettere iniziano con il celebre “Fratelli...”, rivolegendosi ai patrioti massoni, c'è chi assicura che fu iniziato “sulla spada” - ovvero senza alcun rituale regolare - dal massone Francesco Antonio da Passano nel carcere del Priamar a Savona.

Ad ogni modo, non vi sono prove della sua appartenenza alla Massoneria. Per quanto si può affermare con certezza che egli, nonostante non lesinasse critiche a tale istituzione in quanto da lui considerata troppo elitaria, fu un Grande Iniziato che insegnò moltissimo, in termini filosofici e morali, ai massoni del suo tempo ed a quelli d'oggi (si pensi ad esempio ai suoi studi su Dante, ma anche alla sua celebre opera politica e spirituale “Doveri dell'Uomo”).

Chi massone fu, con orgoglio e ricoprì persino la carica di Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia e, caso unico al mondo, Gran Maestro dell'Umanità, fu il Generale Giuseppe Garibaldi.

Iniziato in una Loggia massonica irregolare a Montevideo, in Uruguay, Garibaldi conobbe una rapidissima ascesa nella comunione massonica. Egli fu colui il quale definì la Massoneria “la Grande Umanitaria” e si adoperò, da Gran Maestro, per renderla sempre meno elitaria e sempre più aperta alla società ed alle opere umanitarie.

Dobbiamo peraltro al Gran Maestro Garibaldi le prime iniziazioni femminili - stabilite con un suo decreto nel 1864 - e dunque il decadimento (purtroppo durato solamente il tempo della sua gran maestranza e quella del Gran Maestro Ernesto Nathan, alla fine dell'800, sempre di ideali repubblicani mazziniani) di quegli astrusi dogmi barocchi imposti in Inghilterra dal Reverendo James Anderson nel 1723.

Il dogma della non iniziazione delle donne in Massoneria è assolutamente smentito, peraltro, dal grande massone, esoterista ed alchimista moderno Paolo Lucarelli, purtroppo recentemente scomparso, nella pefazione italiana a "Simbolica Massonica per il terzo millennio" di Irène Mainguy (edito in Italia dalle prestigiose Edizioni Mediterranee), il quale ricorda che nei cantieri operativi dei muratori medievali - ai quali si rifanno gli odierni Libero Muratori - vi erano anche donne. Ed inoltre, sempre il Lucarelli, ricorda che vi erano culti solari - come ad esempio quello di Apollo e Dioniso - che erano officiati soprattutto da sacerdotesse.
Ciò fu peraltro confermato già nei primi del '900 anche dal reverendo Cherles W. Leadbeater, trentatreesimo grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato ed autore del volume "La Massoneria e gli Antichi Misteri" (edito in Italia dalla Athanor).

La professoressa Francesca Vigni, autrice del testo “Donne e Massoneria in Italia”, dedica ampi capitoli alla presenza di Logge massoniche femminili durante il Risorgimento. Donne massone e carbonare, come ad esempio Enrichetta Caracciolo: nobile napoletana, prima obbligata a farsi monaca e successivamente ardente patriota, massona ed esponente della Chiesa evangelica.

Il rapporto fra massoni, patrioti, ovvero fra Massoneria e Risorgimento è così stretto che noi italiani dobbiamo persino il nostro Inno nazionale agli ideali della Libera Muratoria.

Colui che lo scrisse, ovvero il giovane patriota della Repubblica Romana, Goffredo Mameli, era massone e quel “Fratelli d'Italia” è un chiarissimo e palese riferimento agli ideali di Fratellanza, Uguaglianza e Libertà, che accomunava i massoni durante le lotte mazziniane e garibaldine per la liberazione dal giogo straniero e clericale.

Il “Canto degli Italiani” o “Inno di Mameli” sarà successivamente musicato da un altro massone: Michele Novaro, ligure anch'egli, il quale, dopo una vita di stenti nella quale destinò molti dei suoi proventi di musicista alle imprese garibaldine, morì in completa povertà.

L'Italia diventerà unita, dunque, nel 1861 e lo divenne completamente, con Roma Capitale, nel 1870.

Diventerà unita, dunque, e libera dal giogo straniero e clericale, ma non repubblicana e non, dunque, un Paese completamente civile.

Gli ideali mazziniani, garibaldini, carbonari e massonici, non avevano dunque trionfato nella politica politicante, bensì nel cuore del popolo italiano.

Quel popolo italiano che non avrà ancora diritto ad eleggere i propri rappresentanti a suffragio universale diretto.

Quel popolo italiano che mal sopporterà, al Nord come al Sud, il giogo monarchico dei Savoia.

Quel popolo italiano che, a Roma, eleggerà con grande entusiasmo l'indimenticato Sindaco Ernesto Nathan, erede di Mazzini e Garibaldi: repubblicano, massone, ebreo, laico ed anticlericale.

Nel 1896, Ernesto Nathan, venne eletto Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, succedendo ad Adriano Lemmi, ed inizierà un processo di rinnovamento dell'Istituzione massonica, rafforzandola e mettendola al servizio dell'etica laica e dell'emancipazione delle classi popolari.
Quale Sindaco della Città Eterna, Nathan, istituì le municipalizzate tutt'ora funzionanti: l'Atac e l'Acea; promuoverà l'istituto dei referendum per permettere alla cittadinanza di partecipare direttamente alla gestione della cosa pubblica; ostacolerà gli speculatori ed i proprietari terrieri che si opponevano al nuovo piano regolatore; aumenterà il numero delle scuole e promuoverà la cultura laica.
Celebre il suo discorso - a Porta Pia - del 20 Settembre 1910, ove denunciò l'oscurantismo della Chiesa cattolica e la sua scarsissima sensibilità nei confronti del ceti meno abbienti.
Nel 1914, il "Blocco popolare" guidato da Nathan, prese il nome di "Unione liberale democratica", riconfermando per le amministrative di Roma l'alleanza fra repubblicani, radicali e socialisti. E nello stesso anno, in Nostro, prese posizione a favore dell'entrata in guerra dell'Italia contro gli Imperi centrali, necessaria a completare il processo di Unità nazionale e di emancipazione dagli Asburgo.
Il suo irredentismo fu così acceso che decise, nel 1915, di arruolarsi volontario nell'esercito, nonostante i suoi settant'anni e sarà assegnato ai reparti di Croce Rossa.
Infine, nel 1919, si dimise dalla carica di Gran Maestro del GOI per dedicarsi alla cura dell'Edizione Nazionale delle opere di Giuseppe Mazzini.
Morì nel 1921 e gli fu così risparmiata la sciagura del fascismo che spazzò via, tristemente, ogni residuo di cultura laica e risorgimentale, mettendo all'indice gli ideali mazziniani (arrivando persino a distorcerli e ad utilizzarli ad uso e consumo del fascismo), radicali, socialisti e mettendo fuori legge la Massoneria.
Con questo breve cenno ad Ernesto Nathan, possiamo dire che si chiude il ciclo risorgimentale che va dai moti carbonari del 1820 sino alla Prima Guerra Mondiale.

Se l'Italia è dunque oggi un Paese un po' più libero rispetto a duecento anni fa, lo dobbiamo dunque ai mazziniani, ai garibaldini e dunque ai massoni di ogni colore politico e fede religiosa.

Ciò - come ci ricordano anche gli autori del bel libro storico di recente pubblicazione per la casa editrice Bastogi “Fratelli d'Italia” (ovvero Maurizio Del Maschio, Stefano Momentè e Claudio Nobbio) - è incarnato da tre simboli fondamentali e nazionali: il Tricolore che rappresenta la Libertà; l'Inno di Mameli che rappresenta la Fratellanza e la nostra Carta Costituzionale che, per quanto andrebbe profondamente riformata, incarna comunque l'Ugliaglianza del nostro popolo sovrano.


Luca Bagatin


Bibliografia:

  • Giuseppe Schiavone: “Massoneria Risorgimento Democrazia” Editrice Bastogi

  • Giuseppe Schiavone: “Scritti massonici di Ernesto Nathan” Editrice Bastogi

  • Francesca e Pier Domenico Vigni: “Donne e Massoneria in Italia” Editrice Bastogi

  • Del Maschio, Momentè, Nobbio: “Fratelli d'Italia” Editrice Bastogi

  • Officinae” numero 4 e 1 Dicembre 2010 e Marzo 2011: organo ufficiale della Gran Loggia d'Italia degli ALAM



12 gennaio 2011

Giuseppe Mazzini, il Partito Repubblicano Italiano e la Massoneria


Mi sono recentemente imbattuto in un dibattito sul web alimentato dall'amico repubblicano Enzo Baccioli relativamente al rapporto fra Giuseppe Mazzini, il Partito Repubblicano Italiano e la Massoneria.
L'amico Enzo ha da subito voluto evidenziare la non appartenenza del Mazzini alla Massoneria la quale, a parere di Enzo, è un'Associazione "etico-morale" incompatibile con l'appartenenza ad un partito politico.
Ho fatto notare all'amico Baccioli che, innanzitutto, la Massoneria è un'Istituzione adogmatica ed apolitica a carattere non già "etico-morale" (termini che si addicono piuttosto a regimi totalitari), bensì spirituale.
In seconda battuta, a proposito del Mazzini massone, le opinioni degli storici sono tutt'ora discordi, visto che non vi sono concrete prove nè della sua appartenenza alla Libera Muratoria, nè della sua non appartenenza. Ci sono, infatti, autorevoli studiosi che sostengono che Giuseppe Mazzini fu iniziato "sulla spada" (ovvero senza alcun rituale massonico) nella fortezza di Priamar, a Savona, dal massone Passano.
Ciò che è purtuttavia certo è che Mazzini, massone o meno, era dotato di una profonda sensibilità spirituale intrisa di cristianesimo gnostico, la quale giunse persino ad influenzare le teorie spirituali di Helena Petrovna Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica, che il Mazzini conobbe a Londra e con la quale collaborò al punto che la Blavatsky partecipò attivamente alla battaglia di Mentana fra le truppe garibaldine (e fu iniziata alla Libera Muratoria dallo stesso Generale Giuseppe Garibaldi, il quale risultò profondamente affascinato dalle teorie teosofiche relative alla reincarnazione).
Giuseppe Mazzini, certo, pur condividendone le finalità spirituali, non simpatizzò mai troppo per la Massoneria, ma ciò unicamente in quanto la considerava troppo elitaria. Il Mazzini, infatti, anelava ad una Massoneria di Popolo, aperta alle giovani menti ed alla società nel suo complesso, che si occupasse di diffondere ed infondere negli individui il messaggio Universale di Pace, Amore e Fratellanza senza distinzione alcuna.
L'amico repubblicano Enzo Baccioli, nel suo articolo sul web, poi, sostiene che il Mazzini carbonaro si discostò dalla Carboneria (che è una derivazione della Massoneria che, a differenza di questa, si rifà al simbolismo dei boschi) in quanto la considerava "una specie di P2 della Massoneria". Nulla di più errato e ciò per due essenziali motivi: la Loggia Propaganda fu fondata diversi anni dopo la morte del Mazzini, ovvero nel 1877 e proprio dal mazziniano Giuseppe Mazzoni. Inoltre vi è da dire che il giudizio storico e politico relativo alla Loggia P2 (Loggia regolare del Grande Oriente d'Italia, tutt'altro che segreta) non è ancora concorde e definitivo.
Altri aspetti che non ho condiviso del discorso di Baccioli sono quelli relativi alla "strumentalizzazione del mazzinianesimo e del PRI da parte della Massoneria". Nessuna strumentalizzazione nè vi fu nè vi sarebbe potuta essere in quanto la Massoneria non si occupa affatto di politica e ciò proprio per evitare divisioni profane al suo interno e garantire piena serenità d'animo ai suoi affiliati nelle cosiddette Tornate di Loggia.
Vero è però che nel PRI vi erano e vi sono tutt'ora numerosi massoni e trovo oltremodo assurdo il discorso di Enzo Baccioli relativo all'incompatibilità di appartenenza dei massoni ad un partito politico.
Iniziamo con il dire che, solo i regimi ed i partiti totalitari (nazista, fascista, comunista, socialista quando era di ortodossia marxista) impedirono ai propri affiliati di appartenere alla Massoneria. E ciò per un preciso motivo, ovvero in quanto questa era foriera non solo di libertà individuale, ma persino di libertà spirituale e di pensiero. La Massoneria ed i massoni, infatti, furono e sono perseguitati in ogni regime dittatoriale del mondo, sia esso di destra o di sinistra.
La Massoneria, in questo senso, è infinitamente superiore ad ogni partito politico e racchiude in essa l'essenza di tutte le Tradizioni e Scuole di Pensiero d'Occidente ed Oriente.
Persino il Tricolore della bandiera italiana, tanto amato da Giuseppe Mazzini e decretato nel 1797 a Reggio Emilia, fu coniato dal massone conte di Cagliostro e la prima bandiera tricolore recava, e non a caso, i simboli massonici di Squadra e Compasso.
I concetti mazziniani di "Dio e Popolo", poi, sono concetti profondamente massonici e non esiterei a definirli cagliostriani.
Mazzini fu, infatti, come ho spiegato all'inizio dell'articolo, un Grande Iniziato indipendentemente da fatto che fosse massone o meno. Egli aveva già di per sè interiorizzato i principi delle grandi Tradizioni iniziatiche ed esoteriche e ciò è e fu alla base del suo pensiero umanitario e politico di emancipazione individuale e sociale.
La Massoneria non discute nè di politica nè di religione, lo ribadiamo, semplicemente per evitare divisioni fra Fratelli. Essa le trascende per mezzo di rituali che sono utili al perfezionamento individuale in questo mondo materiale.
In Loggia si è uomini e donne affratellati. Nel mondo profano si fa quel che si ritiene giusto fare. Bene però sarebbe ricordare di avere “un piede in terra ed uno in cielo”.
La fedeltà cieca ad un partito o ad un'ideologia politica (e dunque profana), invece, equivale alla schiavitù della propria mente e della propria coscienza.
La fedeltà ad un principio sia esso morale e/o spirituale, se compreso ed interiorizzato, è utile ad una vita retta.
E' con ciò e per ciò che ritengo la Massoneria l'unica grande Istituzione umanitaria in grado di perpetrarsi nei secoli a venire e di evolversi all'unisono con il sentire dei singoli affiliati.
Oltrettutto è l'unica organizzazione universale in grado di far dialogare pacificamente ed amorevolmente persone diversissime fra loro per cultura, educazione, fede religiosa, orientamento sessuale, ceto sociale, credo politico.

Luca Bagatin



1 gennaio 2011

Buon 150enario (Terza) ITALIA !!!!







1 dicembre 2009

Lega Nord: un partito da isolare politicamente per il bene dell'Italia e dell'Occidente democratico


La Lega Nord sta davvero superando il limite e ponendosi sempre di più al di fuori dalla normale dialettica democratica.
L'ennesima proposta flokloristica del partito più folkloristico del Parlamento è quella di inserire nella bandiera italiana (bandiera, che, lo ricordiamo, la stessa Lega Nord vilipese a più riprese negli anni passati) la croce cristiana.
Il tutto - a sentire l'esponente del Carroccio, Castelli - per dare un segnale forte, come hanno fatto gli svizzeri nel referendum proposto dall'estrema destra elvetica, contro la costruzione di nuovi minareti islamici sul loro territorio.
Un esempio di civilità, a sentire Castelli. Un esempio di fondamentalismo e di xenofobia, a sentire noi.
Quando Castelli, poi, afferma tutto ciò "al fine di battere l'ideologia massonica e filoislamica", raggiunge l'apoteosi della mancanza di cognizioni storiche e culturali.
Facciamo presente al Castelli, a Calderoli ed alla loro compagnia - che farebbero meglio a tornare a scuola ove si insegni un italiano corretto, piuttosto che un inutile e retrogrado dialetto che in un'Occidente avanzato e globalizzato non parla quasi più nessuno - che il Tricolore italiano nacque il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia. Terra d'impeto lucidamente rivoluzionario, ove si costituì la Repubblica Cisalpina dalle ceneri del barbaro dominio Pontificio.
Il verde del Tricolore, aggiunto al bianco ed al rosso della bandiera della Rivoluzione Francese, era il colore dell'albero della libertà e del diritto dei popoli all'emancipazione e molti massoni e carbonari lo utilizzarono originariamente nelle loro "logge" e "vendite". Si pensi che nel 1796, un anno prima della sua ufficializzazione, uno stendardo recante il Tricolore, fu consegnato da Napoleone ad un corpo di volontari lombardi a Milano, con alla sommità dell'asta il "livello" massonico.
Gli esponenti della Lega Nord, digiuni del tutto di Storia e di simbologia, queste cose, ovviamente, non le conoscono.
Gli esponenti della Lega Nord preferiscono utilizzare simboli astrusi, senza alcun aggancio alla Storia, come le ampolle del Dio Po, le stelle celtiche, il colore verde utilizzato senza conoscerne il significato, la croce cristiana senza sapere che è un simbolo mutuato dall'Antico Egitto e così via.
La Lega Nord, oltretutto - il che è ben più grave - per alzare l'attenzione dei media su di sé, alimenta la xenofobia ed esaspera il fondamentalismo.
Anziché studiare, approfondire la cultura Islamica, così come quella Buddhista, Induista e così via, la rifiuta a priori riproponendo il cattolicesimo delle crociate.
Un partito così non solo non dovrebbe stare al governo, ma andrebbe politicamente isolato, così come a suo tempo fecero i partiti demcoratici con comunisti e missini, e farebbero bene gli esponenti del PdL a ricordarselo nei mesi a venire.
La Lega Nord, facciamo poi notare, è il partito che sino ad oggi ha bloccato - anche per mezzo del Ministro Tremonti - tutte le riforme che questo governo aveva promesso in campagna elettorale e contava di attuare: abolizione delle Province e degli Enti inutili e riduzione della spesa pubblica improduttiva in primis.
Il PdL non può permettersi ancora di farsi mettere i piedi in testa da chi non ha la competenza e la cultura per governare.
Il Presidente della Camera Gianfranco Fini è, al momento, raro esempio di politico di centrodestra ad averlo compreso e pensiamo sia il caso che sin dalle prossime regionali il PdL rompa tutte le alleanze con la Lega, preferendo intese con l'Udc e con le forze moderate della tradizione democratica italiana.
L'Italia intera, figlia delle lotte del Risorgimento e della Resistenza antifascista prima ed anticomunista poi, non si merita ulteriori insulti da chi non ha mai avuto nella sua tradizione storica martiri che hanno combattuto per la libertà e la democrazia.

Luca Bagatin (nella foto con Aldo Chiarle, già partigiano socialista della Brigata Garibaldi)



12 agosto 2008

Costruire la Casa di tutti i Liberali e Repubblicani


Con la nuova legge elettorale per le europee che ci attende o si raggiunge il fatidico 4% oppure addio rappresentanza.
Certo che la stanno "confezionando" proprio bene, questa leggina, in modo che ad essere rappresentati nel Parlamento Europeo per l'Italia, siano solamente i "partiti di plastica" senza alcuna cultura politica alle spalle.
Iniziamo con il PdL: si propone quale reppresentante del Partito Popolare Europeo per quanto al suo interno vi siano componenti che con il popolarismo europeo non hanno nulla a che fare: AN, il PRI, i Socialisti e i Riformatori Liberali.
Proseguiamo con il PD: è un ibrido fra postcomunisti (autoproclamatisi socialisti) e democristiani di sinistra (autoproclamatisi liberali) con l'aggiunta dei Radicali.
Per non parlare dell'IdV che si autoproclama liberale con un leader populista che giammai nella sua vita ha votato Liberale (infatti Di Pietro votava per la DC per sua stessa ammissione) o ha mai proposto qualche cosa di liberale in economia e nei diritti civili !
Ora, questi partiti raccolgono la gran parte dei voti degli Italiani, ma questo perché ?
Perché la sparano più grossa e perché sono seguitissimi dai mass-media.
Punto e stop.
Posto questo veniamo a noi che vogliamo costruire pragmaticamente una Casa Liberaldemocratica in Italia che ambisca almeno al 5 %.
E questo considerando anche quanto sta avvenendo in Gran Bretagna ove i Liberaldemocrats stanno diventando il secondo partito con buone possibilità di ambire il Governo del Paese scavalcando i Conservative !
L'ambizione non ci manca. Quel che manca sono i danari e le forze sul campo, questo è vero.
Si tratta purtuttavia di costituire un nucleo che veda protagonisti ed uniti: liberali, democratici, repubblicani e liberalsocialisti presenti in entrambi gli schieramenti oggi in lizza.
Partiamo dal PRI e dal PLI e aggreghiamo le varie Federazioni dei Liberali, il Forum per l'Unità dei Repubblicani, la rivista Libro Aperto, la Fondazione Ugo La Malfa, il quotidiano "L'Opinione delle Libertà", la rivista Terzarepubblica.it di Enrico Cisnetto, l'Associazione Società Aperta e settori liberali della UIL. Chiediamo anche il sostegno di opinion leader e degni economisti come Oscar Giannino (già nel Consiglio Nazionale del PRI) e Davide Giacalone.
Aggreghiamo le forze e i danari. Obiettivo: non far morire definitivamente i Liberali e i Repubblicani italiani e consentire loro una rappresentanza prima europea e poi italiana.
Del resto senza la cultura Libdem e Repubblicana l'attuale governo se la sarebbe sognata la svolta riformatrice. La lotta ai fannulloni, la proposta di abolizione delle comunità montana e le provincie, il ritorno al nucleare, la separazione delle carriere dei magistrati. Tutte battaglie storicamente Liberali e Repubblicane.
AN e Lega Nord, da partiti statalisti quali sono, hanno sempre ramato contro tutto ciò. Per fortuna che Silvio ancora c'è, è il caso di dire. E per fortuna che lui ancora li ascolta i Repubblicani e i Liberali.
Ma dopo Silvio ? E, soprattutto, siamo ancora convinti che questi due involucri di plastica PdL e PD, possano reggere così come sono ?
E...che cosa ci rappresentano, in sé ?
Ora, la cultura liberaldemocratica in Italia non è mai stata maggioritaria, però sino al 1992 quella cultura rapppresentata dal PRI e dal PLI riusciva a raccogliere almeno il 5% dei voti riuscendo ad arginare le spinte clericali della DC e quelle stataliste del PSI.
Oggi la sfida è ancora più dura. O si arriva al 4% o 5% oppure si è fuori.
Il glorioso passato non basta: si guardi al presente e si cerchi di costituire un Partito dei Liberali e dei Riformatori italiano. Un ELDR italiano, insomma, che guardi ad un'Europa politica più che economica. Che guardi ad una politica estera comune e a fianco degli Stati Uniti. Che parli di diritti civili. Che parli ai singoli individui e non alle masse.
Una forza che in Europa sta guadagnando consensi e superando ora i Popolari-Conservatori ora i Laburisti-Socialdemocratici.
A partire da settembre è urgente che riparta l'orologio d'una politica che in Italia veda protagonisti l'Edera del PRI ed il Tricolore del PLI.




Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini