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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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1 ottobre 2014

Moana Pozzi, Maria Elena Boschi, "Ritratti di Donna" e il mito junghiano della Donna Selvaggia

Moana Pozzi e Maria Elena Boschi.

Due donne affascinanti. Due pasionarie, ciascuna a suo modo.

La prima un'ex attrice e pornodiva, poi diventata intellettuale e politica, emancipatasi da Riccardo Schicchi e dal mondo dell'hard attraverso il Partito dell'Amore. Un partito di ispirazione garibaldina e cristiano-dionisiaca, come ricorda il suo fondatore, Mauro Biuzzi, da me intervistato oltre un anno fa. Non certo il partito delle pornostar, ma un partito di libertà ed emancipazione civile, umana e sociale.

La seconda è una giovane ministra, senza un background politico alle spalle, ma proprio per questo potenzialmente nuova icona della politica italiana, come ho scritto più e più volte, paragonandola anche ad una possibile novella Anita Garibaldi (vista anche la sua passione per il colore rosso), se solo si emancipasse dal patriarca Matteo Renzi, figlio di una politica vecchia e stantìa, figlio dei De Mita, lontano anni luce dell'emancipazione e dai diritti civili e sociali di cui un'eroina di sinistra o di estremo centro (collocazione politica naturale del Partito dell'Amore) dovrebbe invece essere simbolo. Come lo è stata Anita e come lo è stata Evita Peron e la stessa Moana.

I soliti idioti dei media o dei social-media, paragonano Maria Elena Boschi a Moana Pozzi. Il che, francamente, non dovrebbe essere visto come un insulto. Né per l'una, né per la memoria dell'altra, alla quale, peraltro, dedicai il mio ultimo saggio “Ritratti di Donna” (Ipertesto Edizioni), che tratta anche di aspetti politici e del mito junghiano della Donna Selvaggia.

E, peraltro, tramite un amico che lavora a Montecitorio, feci anche in modo di regalarne una copia alla signora Boschi, con tanto di dedica: “L'unico ritratto di donna ancora mancante”.

Ecco, io credo e continuo a credere che Maria Elena Boschi potrebbe diventare una nuova icona di amore e di libertà. Di freschezza femminile e, non a caso, oggetto di invidia e di invettive sterili da parte di tutto il marciume della mediaticità nostrana, fatta di selfie, twitterate, wattsappate, facebukkate e tutto il caravanserraglio para-tecnologico socialmente involutivo di oggi.

Moana, passata dall'essere una diva all'americana e diventata leader di una piccola ma agguerrita formazione (anti)politica, seppe incarnare pienamente il mito junghiano della Donna Selvaggia: una donna libera e liberata dai condizionamenti tipici dell'(in)cultura patriarcale, sessista, disumanitaria, libera dai condizionamenti dei media, dell'economia, della pubblicità commerciale e della mercificazione dei corpi e delle menti.

Maria Elena potrebbe, potenzialmente, da ministra renziana, emanciparsi dal renzismo, dal culto di una personalità poltica senza costrutto, di una politica vecchia e stantìa che le sta facendo perdere ogni possibile credibilità, diventare un'icona della nuova Donna Selvaggia e di un'ideale Repubblica dell'Amore: fondata sui diritti di libertà e sulla felicità, contro la non-Repubblica dell'odio e della disoccupazione endemica.

E' quanto scrivo ed affermo da parecchi mesi, anche nelle interviste di presentazione del mio saggio “Ritratti di Donna” e nell'ambito del mio movimento “Amore e Libertà”. Penso che il futuro, per molti versi, mi darà ragione.


Luca Bagatin



25 luglio 2014

Maria Elena Boschi potenziale Donna Selvaggia

Il punto non è che Maria Elena Boschi necessita di una compagna come Selvaggia Lucarelli, come quest'ultima va blaterando, tanto per farsi mediaticamente notare.

Maria Elena Boschi - come dissi in occasione della presentazione ufficiale del mio saggio "Ritratti di Donna" - necessita di riscoprire la sua natura di Donna Selvaggia al fine di liberarsi dal Patriarca Renzi e riscoprire la centralità politica della sua femminilità.



22 luglio 2014

Intervista esclusiva di Luca Bagatin a Francesco Serra di Cassano, autore di "Tutta colpa di Berlinguer" (che inizialmente doveva intitolarsi "Prima di restare orfani")

Francesco Serra di Cassano è un amico con il quale ultimamente esco e chiacchiero spesso.

In realtà è un mio amico da poco tempo e la nostra conoscenza è avvenuta per caso.

Alla metà di giugno un'amica mi invita a presenziare ad un convegno a Montecitorio nel quale è presentato “Tutta colpa di Berlinguer”, il romanzo del giornalista Francesco Serra e che dovrebbe essere presentato dal Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi. La mia amica sa che ho un debole per la Ministra Boschi e che le vorrei regalare una copia del mio ultimo saggio “Ritratti di Donna”.

Ci vado, dunque, ma il convegno alla fine è presentato da Veronica Gentili, attrice e amica dell'autore.

Ne faccio un articolo, purtroppo non entusiastico, in quanto si parla di tutto tranne che del romanzo di Serra. Si parla troppo di politica comunista e lo si fa con un piglio poco critico.

Francesco Serra, giorni dopo, legge il mio articolo e mi contatta, stranamente entusiasta. Mi dice di essere un lettore del mio blog da ben cinque anni, addirittura. Ne sono visibilmente felice e ci incontriamo.

Da allora scopro una persona squisita ed iniziamo ad uscire spesso assieme. Scopro uno spirito libero nato nel 1964, che vive a Roma ma che ha studiato filosofia a Pisa, che a vent'anni era giovane comunista e che i suoi avi erano i celebri Serra di Cassano di Napoli, che diedero un importante contributo alla causa della Repubblica napoletana del 1799.

Non posso, dunque, non intervistarlo, vista la moltitudine di spunti che la sua vita racchiude.


Luca Bagatin: Bene Francesco, non puoi sottrarti alla fatidica domanda di rito. Parlaci un po' di te e delle origini della tua famiglia.

Francesco Serra: Iniziamo con il dire che miei avi sono i Serra di Cassano, nobile famiglia napoletana di origine genovese che, nel 1799, si contraddistinsero per aver partecipato attivamente al movimento rivoluzionario della Repubblica napoletana, a fianco dei francesi.

Palazzo Serra di Cassano è stata proprio la sede del comitato rivoluzionario e si dice che il mio avo Gennaro Serra fosse non solo amico intimo, ma addirittura l'amante dell'eroina Eleonora Pimentel Fonseca.

Gennaro Serra, ad ogni modo, fu tradito da un libraio venduto ai Borboni e venne decapitato nella piazza di Napoli, a soli 27 anni.

Da allora i genitori di Gennaro decisero di chiudere il Palazzo per 200 anni, in segno di lutto e protesta contro il Regno Borbonico.

Mio nonno Francesco, che era un capitano d'industria, nel dopoguerra, si occupò del restauro del Palazzo e nel 1960 lo inaugurò, proprio in occasione delle Olimpiadi di Roma, dando a Palazzo una grande festa alla quale furono invitati, fra gli altri, Maria Callas e Aristotele Onassis.

Nel 1982, Palazzo Serra di Cassano, fu ceduto da mio nonno allo Stato ed è attualmente la sede dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.


Luca Bagatin: Di famiglia nobile, benché rivoluzionaria, dunque. Ma, come approdi al Partito Comunista Italiano?

Francesco Serra: Alla fine degli Anni '70 frequentavo l'Università statale di Pisa. Allora in città il partito più forte era quello comunista. Oltretutto mia madre fu, per diversi anni, la compagna dello sceneggiatore Franco Solinas, legato al PCI e fra l'altro sceneggiatore de “La battaglia di Algeri”. Respirai quell'aria sin da ragazzino, quindi.


Luca Bagatin: Come nasce il tuo rapporto con Enrico Berlinguer ? Raccontaci della tua gavetta di giovane comunista.

Francesco Serra: Nel 1989 mi laureo con una tesi su “Strategia del Compromesso Storico”. In quegli anni Antonio Tatò, segretario di Berlinguer, mi chiama a lavorare a Botteghe Oscure e, volendo io intraprendere la carriera del giornalista, inizio a collaborare a “L'Unità” e, successivamente, per due anni, divento collaboratore di Achille Occhetto. Anch'io, come lui, volevo che il PCI cambiasse nome. Io, purtuttavia, già allora mi sentivo uno spirito liberale - sarà che fra i miei avi ci sono stati anche liberali e repubbliani – e criticavo pesantemente l'ideologia comunista, sino a che uscii definitivamente dal partito.


Luca Bagatin: Dopo quell'esperienza nel PCI, hai continuato a fare politica ?

Francesco Serra: Negli Anni '90 inizio a collaborare e a lavorare come capo ufficio stampa di Alleanza Democratica, il partito di Ferdinando Adornato e Willer Bordon. Rappresentavano per me quella sinistra moderata di cui l'Italia aveva bisogno. Purtuttavia e purtroppo il partito scomparve presto dalla scena politica italiana. Dal 1995 al 1997 mi iscrissi al Partito Radicale Trasnazionale e quella fu definitivamente il mio ultimo rapporto con la politica attiva e di partito.


Luca Bagatin: Come nasce invece il tuo rapporto con la cultura ?

Francesco Serra: Nasce nel 2001. Allora decido di collaborare con il Festival della letteratura di Mantova e con la Fondazione cinema per Roma.


Luca Bagatin: Come nasce, invece, l'idea di un libro su Berlinguer ?

Francesco Serra: Nasce nel dicembre del 2012. Inizio a scrivere il romanzo perché mi disgusta la diatriba fra Renzi e Bersani e non è un caso che io non mi sia mai iscritto al PD. Questa diatriba rischiava nuovamente di far subire l'ennesima sconfitta alla sinistra e la causa l'ho individuata nel fatto che i dirigenti postcomunisti non hanno mai approfondito il loro passato, nel bene o nel male.

Il passato del PD non era né è stato metabolizzato, ovvero è stato sostituito da miti che non c'entravano nulla con la tradizione comunista, quali ad esempio Kennedy.

Ho voluto dunque far sì, con questo libro, che quelle persone ricordassero invece – nel bene o nel male – l'ultimo leader carismatico del PCI, ovvero Enrico Berlinguer.

Oggi non nego la mia simpatia per Renzi, che è più umana che politica e ciò perché Renzi ha, anche anagraficamente, oltre che politicamente, caratteristiche diverse rispetto agli eredi del PCI.

Tutta colpa di Berlinguer” è un romanzo prima di tutto autocritico, che fa leva su aspetti emozionali più che politici, infatti.


Luca Bagatin: Come mai un titolo così commerciale ? “Tutta colpa di Berlinguer”, come ho scritto in un mio precedente articolo, ricorda molto uno degli ultimi filmetti di grido, “Tutta colpa di Freud”.

Francesco Serra: Ti dirò che il titolo che avevo originariamente pensato doveva essere diverso e non a caso, ovvero: “Prima di restare orfani”. Poi, per ragioni di marketing e su consiglio anche di Concita De Gregorio, l'abbiamo cambiato in “Tutta colpa di Berlinguer”.


Luca Bagatin: Che cosa puoi dirmi del rapporto fra Berlinguer e Craxi ? Chi aveva ragione, secondo te ?

Francesco Serra: Il rapporto fra i due è certamente stato deleterio e per responsabilità di entrambi. Entrambi, peraltro, erano caratterialmente molto diversi fra loro. Craxi era arrogante e aveva una visione dinamica della società. Berlinguer, invece, era schivo e aveva una visione conservatrice, statica della società.

Sarebbe stato utile, per la sinistra, che le loro idee convergessero. Purtuttavia sarebbe stato impossibile in quanto Berlinguer si rifiutava di staccarsi dalla tradizione comunista e non avrebbe mai aderito al socialismo europeo.

Paradossalmente il PSI di Craxi dialogava molto di più con l'estrema sinistra (Lotta Continua, Autonomia Operaia) di quanto non lo facesse il PCI, anche perché aveva necessità di ritagliarsi uno spazio politico autonomo dai due blocchi PCI e DC.


Luca Bagatin: E come mai tu, spirito libero, non sei passato subito al PSI ?

Francesco Serra: Perché allora ero troppo giovane ed ideologizzato. Avevo una visione dottrinaria delle cose. Ne parlo anche nel mio romanzo, infatti.


Luca Bagatin: Che cosa rimane, oggi, di quella stagione ?

Francesco Serra: Non rimane nulla. Rimane, al massimo, nelle generazioni che quella stagione hanno vissuto, una consapevolezza superiore rispetto agli altri.


Luca Bagatin: E sulla politica di oggi, che mi dici ?

Francesco Serra: La politica, oggi, non mi appassiona più. Preferisco rimanere un battitore ed uno spirito libero.


Luca Bagatin



5 luglio 2014

"Ritratti di Donna" di Luca Bagatin, il libro che non ti aspetti. Articolo di Giancarlo Bertollini



Luca Bagatin e Debdeashakti presentano il saggio "Ritratti di Donna" (Ipertesto Edizioni)
presso il Melargo Caffè di Roma


Ritratti di Donna” (Ipertesto Edizoni), il libro che non ti aspetti o, quantomeno, non ti aspetti che in un libro siano racchiuse tematiche che vanno dal femminismo sino all'eros, passando per la psicologia, la politica, i diritti dei disabili ed il diritto alla morte. E quindi alla vita.

Il 4 luglio scorso - l'autore del libro Luca Bagatin e l'autrice della prefazione allo stesso, Debdeashakti al secolo Debora De Angelis – presso il prestigioso Melargo Caffè di Via Milano, nel pieno centro di Roma, hanno dato vita a qualche cosa di inusitato.

“Parlare di donne non è argomento facile” - ha esordito Bagatin - “le donne sono da secoli bistrattate oppure oggetto di morbosità da parte di una società patriarcale, maschilista, frustrata, dedita alla ricerca di un piacere effimero e del guadagno facile”.

Debora De Angelis lo incalza: “Come mai hai voluto parlare di donne ed in particolare hai intervistato donne così diverse fra loro, ovvero musiciste, studiose, artiste dell'eros, attrici...?”

“Perché da sempre amo le donne, ovvero amo il mistero che emanano. In particolare amo un certo tipo di donna. Una donna che sia bella fuori perché bella dentro, che abbia qualche cosa da dare e da dire alla società. Per questo il mio saggio si conclude con Il mito della Donna Selvaggia. Il mio modello ideale è una donna libera e liberata. Libera dai condizionamenti esterni tipici della cultura patriarcale e dalla modernità senza alcuna anima, senza spiritualità. La Donna Selvaggia postmoderna è, a parer mio, la donna che sarà libera dal potere, dal danaro, dalla religione, ovvero che saprà recuperare la cultura tipica delle antiche civiltà della terra”.

Come hai incontrato la Donna Selvaggia ?”, domanda sempre Debdeashakti.

Per caso, direi, anche se, di fatto, il caso non esiste. Il fato ha voluto che una donna che mi piace molto e che è per me fonte di grande ispirazione creativa, Alessia, un anno fa stesse leggendo un saggio che non conoscevo “Donne che corrono coi lupi”, della professoressa Clarissa Pinkola Estés. Una psicanalista junghiana. Accidenti, mi sono detto ! Jung fa parte dei miei studi esoterici ! L'ho letto e ho capito che la Donna Selvaggia era esattamente il modello di donna che inseguivo, posso dire sin da bambino. La donna che, consciamente o meno, ho sempre amato come uomo che ricerca, incessantemente, la sua metà da amare per tutta la vita”.

Debora De Angelis rimane sul pezzo e continua ad incalzare, con domande via via sempre più dai risvolti sociali e politici: “Nel tuo saggio sono presenti diverse tipologie di donne, ovvero artiste nel senso convenzionale del termine (attrici, cantanti, modelle), che da tempo vedono riconosciuto il loro ruolo nella società contemporanea; non è così per altro tipo di donne di cui pur parli, penso a donne che si sono occupate di politica, di esoterismo, di erotismo...in altre parole: se fosse il femminile a guidare la politica e la religione sia nei suoi aspetti di massa che esoterici, che mondo ne verrebbe fuori ?”.

Bagatin risponde, con una certa passione, facendo un lungo ragionamento: “Ritratti di Donna in questo senso è un libro eretico, che vuole ribaltare le regole del gioco, ovvero tornare alle origini. La politica, da molti anni, è finita. E ciò non solo in Italia. Occorre tornare all'Agorà Greca, all'abolizione di governi e parlamenti, ovvero alla creazione di assemblee di liberi ed eguali, formate da persone estratte a sorte. Occorre un ritorno ai partiti veri, visti come scuole di pensiero, di formazione culturale, intellettuale, morale. Il modello al quale tendo e del quale parlo nell'ambito del movimento (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà” che ho fondato un anno fa, è il partito d'azione di Giuseppe Mazzini ed il partito comunista di Marx ed Engels: grandi contenitori di idee che trovano il loro senso nell'analisi della storia, dell'economia, della società nella quale viviamo. Le donne in politica, se si comportano come gli uomini, ovvero rincorrono il potere, sono altrettanto dannose. Il punto è che il potere va abbattuto e questo le Donne Selvagge, libere da ogni condizionamento, lo sanno bene. Perché loro sanno che il vero potere sta nella nostra anima, nella nostra psiche, nel nostro cuore.

Per questo in Ritratti di Donna parlo di donne che la politica l'hanno fatta, ma non in modo convenzionale. Per questo il saggio è dedicato anche alla memoria di Moana Pozzi, che definisco donna eretica, erotica ed eroica. Moana era una Donna Selvaggia, che ha voluto allontanarsi dal mondo della pornografia e dei media per reinventarsi, per fare altro. Per fare politica con l'unica formazione politica che, nella storia dei partiti, ha proposto nelle sue liste persone comuni: il Partito dell'Amore. Altro che Movimento Cinque Stelle ! Beppe Grillo ha copiato Moana Pozzi, lo ammetta ! Anzi, l'ha scimmiottata, perché lui è un uomo dei media, mentre Moana era un'eroina delle persone comuni. E l'invidia fa sì che ancora oggi si infanghi la sua memoria con dicerie mediatiche assurde. E poi teniamo anche conto che la Storia ha avuto delle grandi eroine nel passato. Penso ad Anita Garibaldi, che non a caso ho voluto quale simbolo di “Amore e Libertà”, una brasiliana morta a soli 28 anni per l'unica Repubblica che l'Italia abbia mai conosciuto, ovvero la Repubblica Romana. E poi, permettetemi una piccola digressione-provocazione. Lo ammetto, sono innamorato della ministra Maria Elena Boschi, ma la mia passione va oltre il fisico che pure è affascinante ed in linea con il mio canone di bellezza femminile. Penso che la Boschi possa essere una potenziale Donna Selvaggia in politica, le cui ali oggi le sono tarpate dal potere politico, dal Patriarca Matteo Renzi, al quale ne attribuiscono, ingiustamente, una relazione. E questo perché Maria Elena Boschi è donna ed è una donna affascinante ed intelligente. Il mio obiettivo è di aiutarla, in futuro, magari anche attraverso un'intervista, a liberarsi da ogni condizionamento. E diventare una nuovella Anita Garibaldi. A proposito delle religione, invece, occorre dire che le Religioni Monoteiste Isituzionalizzate hanno fatto strage e cancellato ogni aspetto legato agli antichi miti della terra, alle conoscenze gnostiche ed esoteriche, all'erotismo, alla cultura matriarcale. Le religioni, in sostanza, non sono dissimili dai partiti politici e dai prodotti commerciali: sono specchietti per le allodole, senza alcun contenuto, senza alcun messaggio spirituale autentico. Cristo, Buddha, Maometto e Krishna, invece, predicavano profondi messaggi spirituali e ben si guardavano dall'istituire delle religioni !”

Debdeashakti passa poi ad un altro argomento, molto trattato nel saggio di Bagatin, ovvero la disabilità e qui racconta del progetto che la vede protagonista, ovvero LoveGiver, un progetto che promuove l'assistenza sessuale ai disabili.

La disabilità è uno dei tabù per la nostra società di cui tratto nel saggio” - esordisce Bagatin e prosegue “La nostra società ci vorrebbe, da sempre, tutti sani, belli, vitali, magari però superficiali,

grezzi. Nel mio saggio parlo di sociale e disabilità e lo faccio attraverso figure trasgressive quali puoi essere tu Debora che, non a caso, hai accettato di scrivere la prefazione al libro. Tutti abbiamo diritto alla sessualità ed all'affettività. Ciò fa ancora scandalo, ma è questa la cosa che a me scandalizza di più ! E per questo ne parlo e ne scrivo. In Ritratti di Donna parlo anche di altri tabù, oltre a questo. Parlo del suicidio e lo faccio raccontando la vicenda di Roberta Tatafiore, una scrittrice e femminista, nota in particolare a cavallo fra gli Anni '70 e '90. Il vissuto politico di Roberta è simile al mio. Entrambi frequentatori, sin da giovani, dell'area laica e libertaria. Prima la militanza a sinistra, poi l'approdo al centrodestra, ma senza esserne iscritti, sempre da outsider. Ed infine il disgusto per i partiti, ovvero la riscoperta del fatto che si può trattare certe tematiche – dalla prostituzione ai diritti delle donne, dalla battaglia per l'eutanasia ed il suicidio assistito sino ai diritti delle coppie non sposate – senza necessariamente fare politica nelle istituzioni che, spesso, sono foriere di prostituzioni (vere !).

Roberta Tatafiore, nel 2009 ha deciso di suicidarsi. Come scrivo nel mio saggio, non la giudico, ma comprendo il suo atto. Il suo: salto nel vuoto di chi non sa adeguarsi alla norma, come lo definì lei stessa nel suo diario, pubblicato postumo da Rizzoli e recensito in Italia pressoché solamente da me. Così come solo da me è stato recensito il film di Cesare Lanza “La perfezionista”, che ha trattato il medesimo argomento.

Debora De Angelis pone la sua ultima domanda a Bagatin, forse la più spinosa: “Le donne in massoneria, i tuoi legami con la massoneria e il tuo precedente libro sulla massoneria. Facciamo un po' di chiarezza, dato che questa famigerata istituzione incute parecchio timore, ma suscita anche attrazione per via dell'aura misteriosa di cui si ammanta, ma infondo nessuno sa mai con precisione di che cosa si tratta.”

Innanzitutto cominciamo con il dire che la Massoneria è una scuola filosofica, spirituale, morale” - esordisce Bagatin - “che con tutti i complotti che le attribuiscono non ha nulla a che vedere. Nel mio primo saggio ne parlo diffusamente, qui mi limito a parlare dei rapporti fra donne e Massoneria. E lo faccio per mezzo delle interviste a Francesca Vigni, unica persona in Italia ad aver pubblicato un saggio sulle donne in Massoneria e l'intervista a Gabriella Bagnolesi, ex Gran Maestra della Gran Loggia Massonica Femmiline d'Italia che, pochi sanno, fu fondata dall'attrice Franca Bettoja, moglie di Ugo Tognazzi. Le donne in Massoneria possono assolutamente entrare e non perché lo dico io, ma perché lo dicono gli antichi misteri ai quali la Massoneria si rifà. Gli antichi culti solari erano officiati da sacerdotesse ed inoltre nei cantieri dei muratori operativi medievali vi erano anche donne. E poi oggi esiste una fra le maggiori Obbedienze massoniche italiane che, almeno dagli Anni '60, inizia alla Massoneria anche le donne, ovvero la Gran Loggia d'Italia degli ALAM, oggi retta dal Gran Maestro Antonio Binni. Così come, peraltro, ad iniziare le donne per primo in Massoneria fu il Gran Maestro Giuseppe Garibaldi, uno fra i pochi uomini della Storia ad infrangere molti tabù perché dotato di profondo senso di umanità, giustizia e fratellanza”.


Giancarlo Bertollini
www.studiostampa.com







30 giugno 2014

Presentazione ufficiale di RITRATTI DI DONNA (Ipertesto Edizioni) a Roma, il 4 luglio prossimo

PRESENTAZIONE DEL VOLUME


"RITRATTI DI DONNA"

(IPERTESTO EDIZIONI)

DI LUCA BAGATIN


VENERDI' 4 LUGULIO 2014

ALLE ORE 18.00

PRESSO CAFFE' MELARGO

VIA MILANO 58 A-B

(VICINO PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI

DI VIA NAZIONALE)

ROMA


INTERVERRANNO

L'AUTORE E DEBDEASHAKTI, AUTRICE

DELLA PREFAZIONE AL VOLUME



25 giugno 2014

Maria Elena Boschi, nuova eroina in un Paese in disfacimento

Francamente vorremmo smetterla di solidarizzare con il Ministro Maria Elena Boschi.

Vorremmo smettere perché non solo lei sa benissimo difendersi da sola, ma perché vorremmo che gli attacchi alla sua persona – figli di una società che ha perso ogni senso di cavalleria, di buongusto, oltre che di rispetto per il prossimo – finissero per sempre.

E' evidente che, coloro i quali sulla pagina facebook di Grillo la insultano, sotto sotto la invidiano.

Invidiano il fatto che una donna affascinante, intelligente e colta, senza pregresse ideologie di partito alle spalle, possa ricoprire un ruolo politico.

E questa è e sarà la forza di Maria Elena Boschi da qui in avanti. E lo dovrà capire anche Matteino Renzi e tutto il cucuzzaro del Pd, che le ha rifilato un Ministero tutto sommato marginale !

Noi di “Amore e Libertà” lo abbiamo compreso da quel dì. E siamo certi che la signora Boschi stia facendo e si farà strada alla grande con le sue gambe, al punto che molti dovranno chinare il capo al suo passaggio e chiedere scusa per le sciocchezze che hanno affermato al suo indirizzo.

Per noi, inguaribili romantici che credono all'eroismo politico tipico degli eroi romantici (da Garibaldi a Bolivar, passando per Gabriele D'Annunzio ed Ernesto Nathan), oggi dimenticati dalla società dei consumi e dei media (di cui Grillo fa assolutamente parte, tanto quanto i suoi competitori destrosinistri), riteniamo che Maria Elena Boschi possa incarnare la nuova eroina, la nuova Anita Garibaldi, simbolo di un'ideale Repubblica dell'Amore. Repubblica che auspichiamo (e ci battiamo in tal senso) possa sorgere dalle ceneri dell'attuale non-repubblica dei partiti e dell'odio.


Luca Bagatin
Presidente e fondatore di “Amore e Libertà”
www.amoreeliberta.altervista.org
www.amoreeliberta.blogspot.it
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it



23 giugno 2014

Tutta colpa di Francesco Serra (o, meglio, del sottoscritto) !

Non sapevo che Francesco Serra, autore del romanzo "Tutta colpa di Berlinguer" - di cui abbiamo parlato solo alcuni giorni fa - fosse un lettore del mio blog da diversi anni.
Me l'ha confessato questa mattina e, a mio rischio e pericolo (essendo lui visibilmente molto più bello e solo apparentemente più giovane di me), ho pertanto deciso di postare la foto che ci siamo scattati.
Sarà l'inizio di una possibile collaborazione ?





19 giugno 2014

Tutta colpa di Berlinguer ? (o di chi non ha mai seguito la lezione di Marx ed Engels)

Si dovrebbe parlare di un libro, di un romanzo su Berlinguer.

L'autore è Francesco Serra, un passato da giovane comunista, oggi di simpatie renziane.

Il romanzo protagonista è “Tutta colpa di Berlinguer” (che nel titolo ricorda molto – almeno di primo acchito - il titolo di uno degli ultimi filmetti di grido, “Tutta colpa di Freud”).

Il luogo è la Sala della Regina di Montecitorio. Il giorno il 19 giugno scorso.

In realtà si parla molto, troppo e pressoché solamente di Pci e di Berlinguer.

Ne parlano assai Claudia Mancina ed Emanuele Macaluso, entrambi delle vecchia guardia comunista e non mancano le polemiche fra lo stesso Macaluso e la giornalista Maria Teresa Meli, la quale non le manda a dire sulla cosiddetta “questione morale berlingueriana”, tanto che ricorda che anche il Pci di Berlinguer si spartiva il potere, come tutti gli altri maggiori partiti, arrivando – nel 1979 – a lottizzare Rai 3, tanto quanto facero la Dc con Rai 1 ed il Psi con Rai 2.

Polemiche a parte, scarni sono apparsi gli interventi degli Onorevoli Andrea Romano e Roberto Giachetti, il primo invitato forse in quanto ex ricercatore dell'Istituto Gramsci, il secondo forse in qualità di estraneo alla cultura comunista, benché attualmente iscritto al Pd.

Del tutto assente, ad ogni modo, nella discussione – se non per brevissimi accenni - il volume di Francesco Serra. Non sappiamo, da profani invitati al convegno, in effetti, di che cosa il volume parli nello specifico. Sappiamo che è un romanzo, ma non ne conosciamo i protagonisti. Sappiamo che su tutto aleggia la figura di Enrico Berlinguer.

Si è parlato solamente, infatti, di Berlinguer, che è morto trent'anni fa. Lo si è ricordato, certo. Lo si è persino quasi voluto mettere a paragone con Matteino Renzi...(sic !).

Su tutto ciò, diverse osservazioni.

Ci chiediamo se, ad esempio, il pubblico in gran spolvero presente in sala fosse un pubblico di “sinistra”, come si userebbe dire. Se non sapessimo che, da decenni ormai destra e sinistra sono morte, ci verrebbe da dire che, se questa è la sinistra di oggi, o, ciò che ne rimane, ci verrebbe da dire che è alquanto radical-chic.

Ma, forse, ciò non ci stupisce più di tanto. Semmai ci fa riflettere sul fatto che, se il Pci era un partito di radical-chic che, nelle sue evoluzioni successive (Pds-Ds-Pd), tale è rimasto, forse esso non ha mai davvero compreso la lezione del vecchio Karl Marx che certo tutto era tranne che un radical-chic o un social-burocrate. Marx era uno studioso ed era povero. Tanto è vero che, i primi partiti in Europa che si ispirarono (si ispirarono, si noti bene, visto che Marx non era un politico) a Marx erano non già comunisti, bensì socialdemocratici. Si pensi ad esempio al Partito Socialdemocratico Tedesco, sorto nel 1875, oppure al Partito Socialista Italiano di Filippo Turati del 1892, che al pensiero di Marx ed Engels si ispirava.

Curioso, poi, ascoltare i relatori del convegno - specie ex comunisti - definire Matteo Renzi “né ex comunista, né ex democristiano” ed orgogliosi di questo. Veramente che Renzi non sia un ex democristiano è tutto dire, ma, a parte questo, è curioso che ci siano così tante e tardive abiure da parte di coloro i quali, un tempo, credevano – o così si dice almeno – in un ideale come quello comunista. Curioso, quasi surreale.

L'atmosfera del convegno, invero, ci è apparsa alquanto surreale in sé.

Curiosa anche la presenza di un'attrice, benché giornalista e blogger, quale Veronica Gentili, a moderare il tutto.

E così, curiosamente e un po' disillusamente, pensando forse un po' con nostalgia alle barbe del vecchio Marx e del vecchio Engels, pur non essendo mai stati né ex, né tantomeno post, concludiamo.


Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini