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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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5 dicembre 2013

Legge sul finanziamento pubblico ai partiti e legge elettorale incostituzionali: le forze politico-parlamentari facciano ammenda e decadano

Solo pochi giorni fa è stata sollevata davanti alla Consulta l'incostituzionalità del finanziamento pubblico ai partiti, dal 1997 ad oggi. Ed infatti, se ci si ricorda bene, il Parlamento tradì più volte l'esito referendario che, invece, prevedeva la totale abolizione del finanziamento pubblico ai partiti !

Oggi la Consulta stabilisce che la legge elettorale denominata “Porcellum” è incostituzionale.

Siamo dunque di fronte a casi gravissimi che vedono coinvolte le forze politico-parlamentari degli ultimi vent'anni che, queste leggi, hanno sostenuto, scritto e votato. Da non dimenticare, peraltro, che esiste una figura di alto profilo istituzionale che dovrebbe essere garante della Costituzione, ovvero il Presidente della Repubblica. C'è da chiedersi, infatti, ove fossero e che cosa facessero i Presidenti della Repubblica italiana dal 1993 ad oggi e perché abbiano abdicato al loro ruolo di garanti.

C'è da chiederselo, perché disattendere la legge più importante dello Stato, ovvero quella su cui si fonda la Repubblica italiana, è atto gravissimo che andrebbe, pertanto, perseguito per legge.

Andrebbero come minimo sanzionate le forze politiche che hanno permesso che certe leggi incostituzionali fossero scritte e votate e così i relativi parlamentari ed organi istituzionali che ciò hanno permesso.

Sarebbe infatti ancor più grave se a codesti parlamentari o figure istituzionali fosse ancora permesso di occupare il posto che occupano e/o hanno occupato. Sarebbe una vera beffa ed una vera ingiustizia.

La Costituzione, piaccia o non piaccia, è questa e pertanto va rispettata. Diversamente si avvii un percorso costituente atto a modificarla. Ma sin tanto che tale percorso non è stato avviato, prego, si rispettino sia la Costituzione che le relative leggi dello Stato.

La medesima cosa, infatti, valga per le leggi elettorali.

Inutile discutere tanto, visto che l'unica legge elettorale costituzionalmente ammissibile – come nelle intenzioni dei Padri Costituenti - è quella proporzionale pura, con le preferenze, senza alcun premio di maggioranza e senza alcuno sbarramento.

Chiunque voglia altre leggi elettorali si adoperi per avviare un processo costituente, mediante l'elezione popolare di un'apposita Assemblea Costituente. Tutto ciò è lapalissiano, ma pare che i politicanti nostrani tutti - dal Pd al PdL, passando per i centristi, sino ad arrivare ai grillini – non l'abbiamo compreso e seguitino a sbraitare, nel totale disiniteresse di un elettorato che si sente – e giustamente – preso in giro.

Qualcuno dica poi a Renzi e Berlusconi, a Grillo e alla Bernini, a Segni e a Cuperlo, che non è assolutamente vero che il proporzionale puro non garantisce la governabilità. La Prima Repubblica, passata alla storia quale “Repubblica del proporzionale” - quando ancora esistevano i partiti veri e seri - ha dimostrato che la governabilità e la stabilità erano garantite eccome ! Dal 1948 sino al 1993 abbiamo avuto governi di coalizione Dc-Psi-Pri-Psdi-Pli !

L'ingovernabilità, diversamente, è nata con un maggioritario imposto da forze (im)politiche (più “comitati elettorali” che forze politiche) inventate lì per lì che, peraltro, con i loro astrusi nomi (da Forza Italia sino al nuovo partito di Alfano NCD, dal Pd sino al Moviento 5 Stelle) ancora campeggiano nelle schede elettorali che, fortunatamente, sempre maggiori elettori snobbano bellamente.

Ora, visto che la legge elettorale vigente dall'ormai lontano 2005 - ovvero il “Porcellum”- è stata giudicata incostituzionale, anche il vigente Parlamento deve essere dichiarato illegittimo. Anche qui, la cosa, appare lapalissiana, a meno che non vogliamo dare un'interpretazione capziosa del tutto. E non sembra proprio che sia il caso.

Sarebbe dunque corretto andare al voto, con il proporzionale puro e candidando solo personale politico che non abbia né scritto né mai votato leggi incostituzionali.

Sarebbe corretto inoltre che, lo ribadiamo, quelle forze politiche che in tutti questi anni hanno sostenuto, scritto e votato leggi incostituzionali in Parlamento fossero sanzionate (magari pecuniariamente, così da rimpinguare le casse dell'erario con danaro finalmente non proveniente dalle tasche dei contribuenti, bensì da quelle dei politicanti).

Chi scrive, ad ogni modo, seguiterà a non andare a votare e ad invitare il prossimo a non votare per un sistema che per troppi anni ha preso in giro l'elettorato.

Chi scrive, infatti, sostiene da qualche tempo che, forse, in luogo di elezioni politiche, sarebbe ben più democratico e civile tornare all'esempio dell'Agorà dell'Antica Grecia, ovvero al sorteggio fra tutti i cittadini aventi diritto al voto, compresi fra 18 e 65 anni (oppure fra i maggiori di 30 anni, proprio come nell'Antica Grecia).

In questo modo non solo l'Italia intera sarebbe davvero rappresentata - anche dal “signor nessuno” abituato a subire le angherie della politca nostrana - ma non ci sarebbero nemmeno lotte fra fazioni contrapposte.

Forse, allora, sarà il buonsenso della massaia e quello del commerciante/imprenditore, dell'operaio e del disoccupato a prevalere.

Certamente sarebbe un sistema migliore di quello attuale e costringerebbe i cittadini italiani tutti a mettersi in gioco davvero, in prima persona, senza mediazioni partitiche.


Luca Bagatin



21 febbraio 2013

Elezioni del 24 e 25 febbraio 2013: l'appello all'EX VOTO di www.lucabagatin.ilcannocchiale.it (sposando così l'appello del Partito dell'Amore)


L'immagine è tratta dal sito (amico) del Partito dell'Amore

Mancano pochi giorni, ore, minuti, all'esercizio mediatico e mediocre di massa: il voto elettorale.
Un esercizio a proposito del quale, il celebre scrittore ed umorista ottocentesco Mark Twain, affermava: "Se le elezioni cambiassero qualcosa non ce le lascerebbero fare".
Ecco, beh, diciamo che noi alle elezioni, in tempi non sospetti, credevamo. Credevamo e militavamo e, per molti versi, militiamo anche oggi.
Ma non ci stracciamo più le vesti per nessuno.
La vicenda che ha visto coinvolto Oscar Giannino è triste, ma lo è ancor più a causa del "fuoco amico tafazziano" presente in FARE per Fermare il Declino.
A proposito di questo, proprio ieri, scrivemmo un'email indirizzata alla Segreteria nazionale del movimento stesso, ad Oscar Giannino ed alla Segreteria di FARE del Friuli.
Riportiamo, qui di seguito, il testo:

Buongiorno a tutti,

relativamente alla decisione presa dal candidato Premier di FARE, Oscar Giannino, mi sento di esprimere, brevemente, quanto segue.
La vicenda è spiacevole, in sé, ma non tanto per quel "master" che è sfuggito a Giannino nell'intervista che ben tutti conosciamo ed abbiamo ascoltato. Quanto per l'uscita del prof. Zingales, il quale, a pochi giorni dal voto, poteva risparmiarsela, onde evitare di danneggiare non tanto o solo Giannino, quanto piuttosto l'intero movimento FARE ed i suoi militanti.
Questa storia del "master", in sé, diciamocela, non è poi così grave. Possiamo intenderla come una parola sfuggita a Giannino ? Oppure come un lapsus ? Oppure come una innocente menzogna ?
Ci sta tutto, ma, per favore, non prendiamola così sul serio perché ciò significa e significherebbe vanificare il lavoro svolto da luglio ad oggi, oltre che dai fondatori del movimento, anche dei militanti di FARE sparsi per l'Italia.
Ora, posso esprimere solo la mia opinione personale, in qualità di collaboratore di testate giornalistiche, osservatore, studioso, scrittore, blogger e simpatizzante di FARE (oltre che militante per qualche giorno): se Oscar Giannino rinuncerà al suo seggio, non ha alcun senso votare.
E non ha senso andare a votare, perché significherebbe dare ragione ai Tafazzi che, a pochi giorni dal voto, hanno danneggiato FARE. E significherebbe peraltro e pergiunta avvalorare questo sistema corrotto e partitocratico.
In questo senso: O GIANNINO IN PARLAMENTO O NIENTE.
Con viva cordialità,

Luca Bagatin
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it


Per completezza, riportiamo anche la pur laconica risposta:

Salve,

grazie per il sostegno morale.
Se voi elettori ce ne darete la possibilità faremo del nostro meglio per portare a buon fine Il nostro programma.

Le auguro buona giornata.

Team Fermare il declino

Ora, al di là delle cose che dice o millanta dadaisticamente Oscar Giannino, la mia personale stima nei suoi confronti non viene né verrà meno.
In un mondo ed in un'Italia marcia - anche nel privato di ciascuno, oltre che nel pubblico (aspetto che non va affatto sottovalutato, tutt'altro) - e dunque in una politica che segue il suo putrido corso, queste facezie gianniniane, fanno quantomeno sorridere.
Oscar Giannino è e rimane persona competente in campo economico e sociale, anche da autodidatta (in effetti personalmente non avevo mai sentito di titoli a lui attribuiti o auto-attribuiti). Autodidatta come chi scrive, peraltro, aspetto rivendicato con orgoglio in un Paese ove tutti hanno la laurea ma nessuno conosce né la Storia, né la politica e/o altri aspetti dello scibile umano.
Detto ciò, è notizia di ieri, Giannino ha dichiarato che, se eletto, rinuncierà al seggio parlamentare.
Ha fatto bene ? Ha fatto male ? Non sta a me dirlo e/o giudicare tale decisione.
La decisione di questo blog è, di conseguenza, EX VOTO, in accordo - peraltro -  con l'invito del Partito dell'Amore, guidato dall'amico Mauro Biuzzi, che intervistammo solo quache giorno fa.
EX VOTO, ovvero obiezione di coscienza al voto, in quanto, se proprio dovevamo votare, lo avremmo fatto per mandare Oscar Giannino - e non altri, magari cravattoni - in Parlamento. Di cravattoni non abbiamo bisogno. Di lucidi folli di cultura pannunziana e pazzi melanconici - per citare Gaetano Salvemini - sì, invece.

EX VOTO dunque perché:

Ci rifiutamo di avvalorare questo sistema partitocratico ed autoreferenziale, delle leggi elettorali incostitizuonali, con sbarramenti, con liste elettorali bloccate.

Ci rifiutiamo di avvalorare una politica-spettacolo mediatica e mediocre, che ha fatto strage dei valori repubblicani e risorgimentali sui quali fu fondata la Repubblica Romana del 1849 (e non già la Repubblica Partitocratica e Cattocomunista del 1948, nella quale non ci riconosciamo).

Ci rifiutiamo di prendere parte all'indecoroso spettacolo eversivo che danno, da oltre un anno, Berlusconi-Bersani-Monti, con l'avallo dei media, tutti pronti a dare la parola a loro e solo a loro, in primis.

Ci rifiutiamo di dare l'avallo a chi ha mal governato l'Italia negli ultimi vent'anni, dando vita al Partito Unico Pd-PdL, oggi con il concorso montian-casinista.

Auspichiamo una Repubblica fondata su valori di Democrazia Laica, Libertarismo, Liberalsocialismo, Liberalismo, Amore Universale e senza distinzioni.

Auspichiamo un sistema elettorale coerente, con il ritorno delle preferenze: o maggioritario purissimo, ove il primo partito governa, senza compromessi, oppure proporzionale purissimo, senza sbarramenti.

Auspichiamo l'elezione diretta del Presidente della Repubblica, con funzioni di governo ed al di fuori del sistema dei partiti.

Auspichiamo la liberazione del mercato del lavoro (senza oppressioni stataliste-classiste-bancarie), che è diretta emanazione delle lotte di liberazione sessuale e sociale degli Anni '60 e '70, delle Generazioni Beatnik, Hippie e Cyberpunk, pur nelle loro diversità e peculiarità.

Auspichiamo la liberazione civile del nostro Paese: una legge per legalizzare droghe e non droghe; introduca il matrimonio omosessuale; introduca il diritto all'eutanasia ed al suicidio assistito, in pieno accordo con il rispetto della volontà della singola persona umana.

Auspichiamo tutto ciò e, forse, molto altro.
In tutto ciò, chi scrive, ha proposto la sua candidatura come consigliere comunale al Partito Liberale Italiano, come indipendente, per le elezioni amministrative di Roma del 26 e 27 maggio. Con quattro punti concreti e senza fronzoli: recupero del verde pubblico; riduzione della spesa pubblica improduttiva; costituzione dei Parchi dell'Amore; lotta alla corruzione ad ogni livello.
Crediamo ancora nel valore civico, in particolare in aree metropolitane come quella di Roma, ove peraltro fu costituita la già citata Repubblica Romana, il 9 febbraio 1849.
Non crediamo più nei partiti - in particolare quelli storici riteniamo debbano diventare delle Fondazioni culturali - ma a livello locale, piccole realtà ideali, possono ancora emergere dalla cloaca dell'indistinzione mediatica.

Detto ciò, buon EX VOTO a tutti.

Luca Bagatin


Tratto da www.partitodellamore.it/attivita/index.html#interviste
- 21 febbraio - s. Eleonora
La nostra campagna dell'Ex Voto.


  Il blogger Luca Bagatin, dopo l’incidente di percorso di Oscar Giannino che lo priva di un riferimento parlamentare, ha deciso di sostenere la ns campagna Ex Voto da un punto di vista certamente repubblicano e che, come tale, non possiamo che apprezzare.
   Ha addirittura pubblicato il ns quadro programmatico qui a sinistra.
  
   Anche lui festeggia con Moana, con il PdA e con gli italiani che non vogliono più dare a nessuno la propria delega in bianco, una scommessa che abbiamo già vinto!




8 febbraio 2013

Lo spirito della Repubblica Romana e FARE per Fermare il Declino



Appare scontato, anche se non dovrebbe esserlo.
Che cosa appare scontato ?
Che nessuno, o quasi, sappia che cosa sia accaduto il 9 febbraio del 1849. Che questa data passi, da sempre, sotto il più totale silenzio. Che nessuno dica che il 9 febbraio 1849, per la prima volta nella Storia d'Italia, entrò in vigore una Costituzione civile, democratica e liberale, molto più liberale dell'attuale Costituzione della Repubblica dei partiti e dei loro lacchè, fondata nel 1948.
Il 9 febbraio 1849 fu proclamata, a Roma, la Repubblica Romana. Voluta da Giuseppe Mazzini e da Giuseppe Garibaldi, fondata su principi di laicità, libertà e moralità.
Principi che l'Italia post-risorgimentale, fascista e postfascista (e mai autenticamente antifascista) ha del tutto dimenticato e disconosciuto.
Oggi negli Stati Uniti d'America, in Inghilterra ed in Francia si parla di matrimonio omosessuale, così come ieri si parlava di eutanasia e di suicidio assistito; di ricerca scientifica; di opportunità di lavoro per i giovani cervelli e si garantiva ciò. Ciò che il nostro Paese incivile, partitocratico, socialista in favore dei più forti e fascista nei confronti dei più deboli, non ha mai nemmeno voluto sentir nominare.
Da noi Mario Monti incassa l'appoggio del Vaticano che, a sua volta, trova la sua sponda nel Pd di Bersani e nel PdL di Berlusconi. Ovviamente, in tutto ciò, nessuno ricorda quei giovani combattenti della Repubblica Romana, i quali si batterono contro il Vaticano (e non già contro il cristianesimo o contro il cattolicesimo, tutt'altro !) per garantire che la libertà dei singoli fosse a garanzia della libertà di tutto il popolo.
"Dio e Popolo", non a caso, era il motto di Giuseppe Mazzini. Un Dio al di sopra dei dogmi papali ed al di sopra delle beghe del Potere di ieri e di oggi.
La Repubblica Romana, pur nella sua breve esistenza, dimostrò come con la forza del popolo sovrano, civile e democratico, possano nascere leggi giuste. Ovvero l'esatto opposto di quanto accaduto con l'avvento degli autocrati e dei partitocrati senza principi.
Oggi noi ricordiamo la Repubblica Romana del 9 febbraio 1849, ma pensiamo al 24 febbraio 2013, ove nessuno più parla di diritti civili e di garanzie democratiche.
Pensiamo che varrebbe la pena disertare le urne, se non fosse che almeno una personalità, fra le tante mezze calze, ancora a quei principi crede e con quei principi si è sempre presentata. Stiamo parlando di Oscar Giannino, liberale e repubblicano della prima ora che non a caso ha voluto mettere in piedi un'operazione de-ideologizzata per FARE per fermare il declino del Paese. Ovvero non per "chiacchierare a tarallucci e vino", magari spartendosi e lottizzandosi le poltrone e/o i sottogoverni.
Ecco quindi che il ricordo della Repubblica Romana potrebbe tornare vivo ed attivo proprio grazie a Giannino ed a FARE per Fermare il Declino, ed in questo senso è necessario che ci si attivi. Che ci si attivi contro l'imperversare dei Bersani-Berlusconi-Monti, il cui ritorno è terribilmente di nuovo dietro l'angolo. Ed il Paese, che ha già purtroppo conosciuto i Pio IX, i Mussolini, i Togliatti, i Fanfani, i Berlinguer, gli Andreotti ed i De Mita, non può davvero più permetterselo.

Luca Bagatin



9 dicembre 2012

Il ritorno politico di Ilona Staller: paladina dei diritti civili

Nessuno ne parla, ma lei sta per tornare.
Ilona Staller, in arte Cicciolina, prima pornostar eletta in Parlamento nelle file del Partito Radicale, nel 1987, sta per tornare sulla scena politica.
Una provocazione ? No di certo.
L'On. Staller, quando fa politica, non provoca mai. Non lo fece nel 1979, quando si candidò nella prima lista ambientalista d'Italia (molto prima della nascita dei Verdi, ovvero quando i movimenti ambientalisti stavano conquistando il Nord Europa), ovvero la "Lista del Sole" e non lo fece nemmeno con i Radicali, allorquando fu eletta con 20.000 preferenze.
Ilona Staller ha, da sempre, le idee chiare in fatto di ambiente, diritti civili, diritti degli omosessuali, dei detenuti, delle prostitute, di lotta agli sprechi ed ai privilegi e così rilancia il suo progetto di sempre con "Democrazia Natura Amore", il neo-partito che ha fondato.
"Natura" ed "Amore", oltre che "libertà di espressione" (in tutti i sensi) del resto, sono da sempre le sue parole d'ordine, come ricorda uno spot elettorale d'annata del Partito Radicale, che la vide protagonista assieme all'On. Marco Pannella.
E non lesina critiche nemmeno a Nicole Minetti ed a Mara Carfagna, sostenendo, in una recente intervista per il sito Excite.it: "io ho una mia storia. Io sono stata eletta con 20.000 voti dal popolo italiano che è sovrano, Nicole Minetti è stata messa lì dal Pdl, punto" E definisce Mara Carfagna "Ministro per grazia ricevuta".
Ilona Staller, afferma, inoltre, che la sua candidatura alle imminenti elezioni del 2013 non è affatto una provocazione e lo dimostra rilanciando un programma in continuità con le sue battaglie Radicali: diritti degli animali (lotta alla vivisezione, alla sperimentazione ed al maltrattamento agli animali); diritti dei disabili e degli invalidi con aumenti pensionistici a loro favore; riconoscimento delle unioni civili e del matrimonio omosessuale (che l'On. Staller vorrebbe anche in senso religioso, per le coppie omosessuali di fede cattolica che lo desiderano); legalizzazione della prostituzione; abolizione del finanziamento pubblico ai partiti; aumento delle pensioni minime a 1000 euro; istituzione di un centro antiviolenza per le donne; abolizione dell'IMU; abbassamento delle imposte in particolare per piccole e medie imprese, oltre che per i cittadini; drastica riduzione delle spese militari e riduzione del 50% degli stipendi di parlamentati e funzionari pubblici o quantomeno rapportarli al tenore di vita di un cittadino italiano medio.
Questi, in sostanza, alcuni dei punti chiave di "Democrazia Natura Amore".
Ammetto che personalmente mi dispiace che vi siano stati o vi siano ancora pregiudizi nei confronti di Cicciolina, in particolare da quel mondo che dovrebbe essere laico e liberale. Perché è quello il mondo ove le idee di Ilona possono e dovrebbero essere meglio comprese.
Ricordo ancora quando scrissi, in un articolo di cinque o sei anni fa, quanto la candidatura di Cicciolina negli Anni '80 fosse stata dirompente ed anti-partitocratica. Ovvero in totale antitesi con quel mondo politico-partitico-parlamentare clericale, socialBurocratico, paracomunista, parafascista ed immancabilmente paraculo, contro il quale i soli Radicali (ma anche molti socialisti, liberali e repubblicani) si battevano sin dagli anni '50 del '900.
Cicciolina, assieme a Marco Pannella, ad Emma Bonino, ad Adele Faccio, ad Enzo Tortora ed altri, rappresentavano e rappresentarono un'alternativa libertaria al Potere ed all'Ordine costituito o, meglio, prostituito (delle Corti prostituzionali, dei presidenti della non-Repubblica e del non-Consiglio, mai eletti da nessuno, allora come oggi). Un'alternativa di etica laica, allora come oggi, alternativa alle destre ed alle sinistre eversive e partitocratiche della Dc, del Pci, del Pd, del PdL, dell'Udc, dell'Idv, di Sel.
Oggi, mi piacerebbe vedere ancora una volta i Radicali marciare assieme ad Ilona Staller ed a "Democrazia Natura Amore". Ma vorrei anche marciassero assieme a "Fermare il Declino" di Oscar Giannino. Marciassero assieme tenendo alta la bandiera delle libertà civili, economiche, sessuali, contro il marciume dei partiti e del decadimento di ciò che rimane delle Istituzioni di questo nostro povero Paese.

Luca Bagatin




30 ottobre 2012

Elezioni regionali in Sicilia: una sconfitta della partitocrazia

I risultati delle elezioni per il rinnovo dell'Assemblea Regionale Siciliana potevano dirsi una sorta di test nazionale.
Per molti versi così è stato e, queste elezioni, hanno fornito un dato inequivocabile: il 53% dei siciliani si è astenuto, ovvero non ha accettato di scendere a patti con questa partitocrazia che, in Sicilia, rappresentava - a destra come a sinistra - la continuità con le politiche nefaste di Raffaele Lombardo.
Tale partitocrazia, ricordiamolo, ha peraltro escluso dalla competizione la lista civica "LeAli alla Sicilia" - guidata da Davide Giacalone - con accuse infamanti, affermando che un candidato della civica aveva la fedina penale sporca, salvo poi scoprire che si trattava di un caso di omonimia !
Gli indagati, infatti, erano altrove. E, il 53% degli elettori, non li ha votati.
A questo dato, possiamo aggiungere l'exploit del Movimento 5 Stelle che, candidando il trentasettenne Giancarlo Cancelleri, persona pulita e che non ha mai fatto politica in vita sua e proponendo una riduzione degli sprechi e dei privilegi, si è guadagnato il 14% dei consensi, superando il duopolio Pd-PdL.
La partitocrazia, in Sicilia, ma probabilmente anche nel resto d'Italia, appare alla frutta.
E questa non è antipolitica. Precisiamolo.
L'antipolitica è rappresentata dalle facce di bronzo come quella di Angelino Alfano che, nonostante una gestione totalmente fallimentare di quanto resta del PdL, si candida alle primarie, anziché, più seriamente, ritirarsi per sempre dalla vita pubblica.
E dalle facce di bronzo di Bersani e Casini, i quali, assieme, in Sicilia, hanno a malapena raccattato il 30% dei consensi. E, per favore, la smettano di parlare di alleanza fra "progressisti e moderati", perché, a quanto ci risulta, il partito di Bersani è tutto fuorché progressista (si confronti con il Partito Socialista francese e con il Labour Party inglese e poi ci si renderà conto di quanto il carro cattocomunista appartenga ad una storia e ad una cultura completamente diverse e profondamente conservatrici).
Ne escono con le ossa rotte i neo-comunisti di Vendola, i dipietrini e quelli di FLI, che non potevano scegliere candidato peggiore: Gianfranco Miccichè, sul quale evitiamo di fare ulteriori commenti.
Se questo è un test elettorale nazionale, si vede bene come a perdere consensi sia tutto il centrodestra, che ormai ha perduto ogni credibilità ed ha perduto tutto il suo elettorato originario di matrice liberale.
Il centrodestra, ormai, o decide di puntare su personalità credibili quali Oscar Giannino e manda in pensione i vari clericali e statalisti alla Quagliariello, Cicchitto ed Alfano, oppure è destinato a cedere il passo al Movimento 5 Stelle che, per quanto non abbia nulla di liberale, punta ad un programma di riduzione degli sprechi e di lotta alla partitocrazia. In questo senso, in sostanza, risulta molto più credibile, serio ed incisivo.
Il carro cattocomunista, diversamente, continua a non superare il suo storico 30%, con o senza comunisti duri e puri e dipietristi. L'unica carta che rimane loro è dunque una vittoria di Renzi alle primarie ed una svolta del partito in senso democratico (non solo nel nome, ovviamente).
Chissà se la lezione siciliana servirà a questa partitocrazia per invertire la rotta.
Purtroppo, temiamo di no.

Luca Bagatin



10 ottobre 2012

"ELEZIONI DA CANI": Davide Giacalone (purtroppo e furbescamente escluso dalla competizione elettorale) interviene a proposito delle imminenti elezioni amministrative siciliane



Stefano potrebbe ben figurare nel caravanserraglio della prossima Assemblea regionale siciliana. E’ vero, è un cane. E allora? Non è il solo candidato dotato di guinzaglio. Intanto è francese ed è molto giovane, il che lo rende estraneo alla colpa dei favoriti: non ha mai fatto comunella con Raffaele Lombardo, oramai divenuto incarnazione (oltre i suoi meriti e demeriti) di una classe dirigente dissennata, profittatrice, cieca e responsabile del fallimento siculo. Molti cittadini di Favara, nell"agrigentino, gli hanno attrezzato un comitato elettorale e hanno preparato i manifesti. La sua espressione spicca per lo sguardo penetrante e il piglio combattivo. Che manca alla gran parte di quelli che hanno buttato milionate per appicciare il proprio faccione in ogni dove.

Non è un cane l’ottimo Antonio Paladino, candidato nelle liste Udc che appoggiano Rosario Crocetta, ma anche in quelle di Grande sud, che appoggiano Gianfranco Micciché. Lo hanno preso variamente in giro, ma il nostro uomo ha una sola faccia (tanto che i due manifesti sono fatti con la medesima foto) e anche una certa coerenza: nei due schieramenti ci sono gli amici di Raffaele Lombardo. L’Udc lo fece nascere, il Pd lo tenne al governo, ora Grande sud ne ospita la famiglia. Peccato Paladino non si sia candidato anche nel centro destra, appoggiando equanimemente Nello Musumeci, scelto da Micciché dopo che il Pdl aveva scelto Micciché. Posto che il centro destra è responsabile di avere portato Lombardo alla presidenza. Un Paladino diverso da quelli dell’epica cavalleresca, ma pur sempre pupo capace di restituire l’assurdità delle elezioni siciliane. E Paladino previdente, perché nessuno avrà la maggioranza e i competitori odierni saranno alleati domani.

Straordinaria la performance di Micciché: il presidente devo farlo io perché ho amici in Europa e mio fratello in Banca Intesa. Impareggiabile il resoconto del suo dialogo con i potenti del Pdl, nel quale fino a ieri mattina si trovava: gli inceneritori si devono fare, ma non con la mafia. Sarebbe come dire che Lombardo (suo alleato) li fermò per osteggiare i picciotti. Salvo il fatto che un assessore della giunta Lombardo, Marco Venturi, va ripetendo (tardivamente) di avere trasmesso alla procura le prove della lunga, ripetuta e collaudata collaborazione fra Lombardo e la mafia. Sicché la domanda è: ma se si esclude di collaborare con la mafia è perché qualcuno lo sta già facendo o proposto? Nel qual caso, anziché mandare messaggi trasversali, incombe un solo dovere: fare denuncia.

Il governo centrale ha concesso a quello siciliano di derogare al patto di stabilità. Chi ha vinto? La paura. Quella di vedersi precipitare addosso un debito nascosto e negato, enormemente più grande di quello contabilizzato. Ma la deroga copre le necessità di poche settimane, passate le quali si torna al punto di prima. Più poveri. Si naviga a vista, guadagnando ore all’inabissamento.

Nel mentre va in scena tale grottesco contendere, si viene a sapere che la Corte d’Appello ammise liste totalmente irregolari. Non dietro le quinte, ma direttamente in piazza si accapigliano soggetti secondo cui da questo o quel listino il Tizio o la Caia sarebbero stati esclusi o inclusi all’ultimo minuto. C’è anche una quantificazione: 45 minuti prima della presentazione. Straordinario, nel qual caso sono false firme e autenticazioni. Alla Corte dovrebbero fare caso a un dettaglio: se l’autentica di accettazione del candidato è successiva a quella dell’elettore che lo sostiene è probabile che qualche pubblico ufficiale stia attestando il falso. Ma alla Corte sono distratti, talora. Posso affermarlo per esperienza diretta: presentammo liste disallineate e pisacanesche, prontamente fatte fuori da una Corte occhiuta e fedele al proprio lavoro (servivano 900 firme e ne raccogliemmo 950, ma pasticciando nella presentazione: bene, giusto, l’ho già detto), salvo il fatto che nel rigettarle scrisse che fra i candidati di quella lista (LeAli alla Sicilia) c’era un condannato, per delitto doloso, a tre anni e mezzo di carcere. Volevo buttarmi da un ponte. Che vergogna.

Vabbe’ essere dilettanti, ma anche criminali. Poi, però, abbiamo accertato che la Corte ha scritto il falso. Quel signore non è mai stato condannato, né si apprestano a farlo. Semplicemente non era lui. Peccato che quel falso ha funzionato da intimidazione, nei nostri confronti. Qui qualcuno deve pagare.

Stefano non è l’unico cane, in questa vicenda. La Sicilia ha imboccato una deriva da sobborgo colombiano. Vorrei fare osservare che da queste colonne denunciammo la follia di far entrare la regione anche in una compagnia aerea (non bastando gli altri sprechi). Confindustria ci ha messo una decina di giorni, per dire la stessa cosa, mentre i candidati della corresponsabilissima trinità non lo hanno ancora fatto. Che aspettano, la carta d’imbarco? E ricordo che non sussurrando in un orecchio, ma scrivendo qui abbiamo invitato le autorità a indagare sulla regolarità delle spese elettorali: fatturazioni, pagamenti, afflusso del denaro e sue fonti. Noi siamo dilettanti, e lo abbiamo dimostrato, ma se qualcuno pensa che lo stretto farà da cordone sanitario nel fermare l’infezione siciliana si sbaglia. Alla grande.

Davide Giacalone



16 settembre 2012

20 settembre 2012: l'Italia può dirsi un Paese laico ?



Il 20 settembre è alle porte e, come ogni anno, sarebbe bene rammentare che cosa significhi tale data per la coscienza laica italiana, che ne è stata privata dal Regime fascista prima e dalla Repubblica cattocomunista costitutasi nel 1948, poi.
Ebbene, il 20 settembre del 1870, con l'entrata dei Bersaglieri a Roma e dunque la vittoria di tutti i liberali, mazziniani, monarchici, garibaldini, ebrei, massoni e cattolici liberali, si pose fine al Potere temporale dei Papi e Roma divenne capitale di un'Italia finalmente completamente unita, sovrana e laica, per quanto ancora posta sotto il giogo monarchico dei Savoia.
Il 20 settembre è dunque una data simbolica che, prima del fascismo, era celebrata quale festa nazionale, mai più ripristinata tale nemmeno con l'avvento della Repubblica, la quale nacque purtuttavia sotto i peggiori auspici di un connubio fra la clericale Democrazia Cristiana ed il Partito Comunista finanziato dalla dittatura sovietica, il quale, per mezzo dell'allora Guardasigilli Togliatti, amnistiò persino i reati commessi dai fascisti, strizzando così di fatto l'occhio al nascente Movimento Sociale Italiano.
A parte queste rievocazioni storiche, oggi, 20 settembre 2012, l'Italia può dirsi davvero uno Stato laico ?
Certamente no.
Esiste ancora il Concordato, firmato da Craxi, che concede ampie garanzie anche pecuniarie al Vaticano.
Esiste una legge che vieta, di fatto, la procreazione assistita e l'utilizzo di cellule staminali a fini terapeutici, la quale, pur essendo stata bocciata in sede europea, è fortamente sostenuta dall'attuale Ministro clericale della Salute Balduzzi.
Non esiste una legislazione che preveda il testamento biologico, l'eutanasia, il suicidio assistito, ovvero la possibilità per l'individuo di decidere della propria vita e della propria morte.
Non esiste una legislazione che riconosca le coppie di fatto.
Non esiste una legislazione che regolamenti e dunque legalizzi le non droghe, quali cannabis e derivati, anche a fini terapeutici.
Non esistono ancora norme attuative che facciano pagare l'IMU agli immobili ecclesiastici.
Non esiste, quindi, una libera Chiesa in libero Stato, secondo il dettato liberale del conte di Cavour. Esiste, diversamente, una Chiesa che ha abdicato al suo ruolo religioso per farsi profana, sia in termini politici che economici. Esiste uno Stato che ha abdicato al suo ruolo di garante e servitore del cittatino, a tutto vantaggio di uno Stato estero - quello Vaticano - di cui si vergognerebbe lo stesso Gesù detto "Il Cristo", il quale, a rileggere la sua parola, mai avrebbe immaginato come sarebbe stata profanamente travisata e trasformata.
In tutto ciò la popolazione italiana, ha dimostrato e continua a dimostrare di essere molto più laica della sua classe politica che ormai mal sopporta. In tutte le rilevazioni statistiche ed in tutti i referendum, la stragarande maggioranza degli italiani è per una legislazione laica, in linea con gli altri Paesi occidentali.
Il 20 settembre, in sostanza, è, di fatto già nella coscienza civile, prima ancora che patriottica, degli italiani.
Se ne accorgeranno i vari Monti, Bersani, Berlusconi, Alfano, Vendola, Di Pietro, Casini e compagnia cantante, che tanto di fronte alle telecamere e sulle pagine dei quotidiani litigano o fingono di litigare, ma, di fatto, sono da sempre d'accordo per mantenere lo status quo ?

Luca Bagatin



28 agosto 2012

Questa partitocrazia non vuole una legge elettorale democratica e liberale



Temiamo che, presto o tardi, questi partiti troveranno un'accordo sulla legge elettorale e, ancora una volta - come da copione degli ultimi anni - ne sforneranno una a tutto svantaggio degli elettori (ovvero a tutto svantaggio di governabilità e rappresentanza) ed a tutto vantaggio del sistema di potere partitocratico dominante (dominato dal Pd-PdL, ma anche da Lega Nord, IdV, SeL, Udc).
Eppure, fare una legge elettorale che sappia garantire rappresentanza e governabilità, sarebbe molto semplice ed immediato.
La riassumo in tre punti.
Reintroduzione delle preferenze, innanzitutto, visto che non è affatto democratico che siano le Segreterie di partito a decidere chi deve essere nominato e chi no.
Attribuzione del 51% dei seggi al primo partito (non alla coalizione) che raccoglie più voti e che quindi andrà a governare.
Ripartizione dei rimanenti seggi secondo il sistema proporzionale puro, con sbarramento massimo all'1%.
Ecco garantite, in un solo colpo, democrazia, governabilità a rappresentanza.
Ciò, ad ogni modo, non fa comodo ai partiti che amano gli accordi sottobanco. Non fa comodo agli amanti delle ammucchiate. Non fa comodo perché, ad esempio il partito di Beppe Grillo o il possibile nascente movimento liberale di Oscar Giannino potrebbero rischiare di prendere più voti degli altri e quindi di andare al governo.
Ve li immaginate Bersani, Berlusconi, Casini, Maroni, Vendola e Di Pietro, finalmente, tutti assieme, all'opposizione per cinque anni ?
Ve l'immaginate un'Italia nuova e finalmente democratica, libera da questi Generalissimi populisti ?
Questa sarebbe la democrazia, signori miei. Non certo la dittatura partitocratica alla quale siamo abituati da troppi anni.
E non ha alcun senso alzare i toni della discussione fra accuse e contro accuse di "fascismo". Il fascismo è morto e sepolto. Il regime partitocratico, purtroppo, ancora no.
Noi, ad ogni modo, abbiamo lanciato il sasso nello stagno della stagnante stagione che viviamo.

Luca Bagatin



4 luglio 2012

Zeropositivi o sieropositivi ? Che triste fine ha fatto il Partito Repubblicano Italiano (sic !)


Mi è capitato oggi di leggere il numero dell'ex quotidiano del PRI "La Voce Repubblicana" del 15 giugno scorso, che non avevo ancora letto in quanto a quella data mi trovavo a Roma.
Il caustico ed insopportabile "il condor" - nella sua rubrichina in basso a destra -  scrive: "Sabato scorso si sono riuniti a Roma gli zero positivi derivati dal FLI. I derivati come insegna la finanza sono titoli pericolosi. Sarebbe stato meglio una riunione di sieropositivi: la sofferenza fa ragionare meglio".
Ora, si dà il caso che, trovandomi a Roma, a quella riunione di zero positivi ci fossi anch'io. C'erano moltissime e moltissimi giovani. Amici liberali e repubblicani intelligenti e non faziosi. Fra loro ne cito solo alcuni: Davide Giacalone, Roberta Culiersi, Paolo Montesi, Luigi Di Placido. C'era il caro amico Daniele Priori di Gay Lib. C'erano le pasionarie Flavia Perina (una vera beatnik) e Sara Giudice ed anche il libertario Carmelo Palma e molti, molti altri (fra cui reppresentanti dell'Istituto Bruno Leoni).
Mi ha fatto piacere discorrere con loro, che conoscevo solo tramite internet. Mi ha fatto piacere sentire parlare ancora di laicità, liberalismo, libertarismo. In questi anni di grande apatia e di dittatura partitocratica (Pd-PdL-Lega Nord-IdV-Udc).
Quanto all'ex organo del PRI, oggi organo del PNT (Partito Nucara Torchia), per il quale sono fiero di non collaborare più, stenderei un velo pietosissimo.
"Il condor", poi, si commenta da sè. E chissà mai chi è...


Roma, Domus Talenti, 9 giugno 2012: il sottoscritto con Roberta Culiersi ed altri Zeropositivi



1 luglio 2012

Casini: alleanza dei cattocomunisti è strada del futuro (sic !)



Casini: alleanza dei cattocomunisti è strada del futuro (sic !)


Vendola: alleanza con il Pd solo se c'è Di Pietro.

Via libera, dunque, al fasciocomunismo (sic !)


Maroni - Alfano: prove di alleanza.
Ecco a voi il ladrocomunismo (sic !)



Al centro, a sinistra, a destra, il Comunismo non è morto !
VIVA MARX - VIVA LENIN - VIVA SAN-DRO-BONDI !


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini