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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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18 dicembre 2015

La religione è incompatibile con la civiltà e con la spiritualità

Continuo a pensare che l'origine di tutti i problemi di "civiltà" sia la religione.
La religione è incompatibile con la civiltà.
Anche perché la religione (ovvero il dogma, figlio del Potere), non ha nulla a che vedere con l'umanità e la spiritualità.

(Luca Bagatin)



12 settembre 2014

Anita, Evita e Moana: tre donne eretiche ed eroiche. Tre rivoluzionarie per l'emancipazione dei Popoli e dell'Umanità

Nel corso della Storia sono esistite tre donne, trasgressive, eretiche, eroiche, che sono morte fra i 28 ed i 33 anni ed hanno lasciato, nel ricordo di chi le ha amate, un vuoto incolmabile.
Tutte e tre si sono battute, spesso accanto agli uomini che hanno amato, per l'emancipazione sociale e civile dei Popoli e dell'Umanità.
I loro nomi: Ana Maria (detta Anita), Eva (detta Evita) e Anna Moana Rosa (detta Moana).
Anita Garibaldi, Eva Peron e Moana Pozzi sono quelle tre donne che, una volta accettato il ruolo di eroine (anti)politiche lo hanno assolto sino infondo e sino alla fine dei loro giorni.
Contro l'odio, la violenza ed il Potere.
Per l'Amore e la Libertà.



19 gennaio 2014

Aforismi by Luca Bagatin



Non sempre l'uomo di scienza è anche uomo di Conoscenza

La vera democrazia è la possibilità di decidere del proprio destino, delle proprie scelte individuali, con la propria coscienza, senza che politici prezzolati prendano decisioni che solo a noi competono

Chi tradisce la persona che ama o ha amato, non potrà che tradire il prossimo e dunque l'umanità intera





13 settembre 2013

Il mito della Donna Selvaggia e gli archetipi junghiani attraverso fiabe e miti




Clarissa Pinkola Estés si definisce una "curandera" e una "cantadora" e, in effetti, è entrambe le cose.

E' una guaritrice in quanto psicanalista junghiana ed una cantastorie, nel senso che, attraverso le favole, le fiabe ed i miti, ne disvela gli archetipi e li mette a conoscenza dei suoi pazienti. Li cura, attraverso l'antica sapienza che si tramanda di generazione in generazione.
Favole come "Barbablù", "Scarpette Rosse", "Baba Jaga", “Il Brutto Anatroccolo” e molte altre della tradizione occidentale, orientale, africana, indiana.
Storie che si ripetono, nelle loro varie e millenarie versioni e che racchiudono i profondi significati della psiche. Significati archetipi, come amava dire Carl Gustav Jung, il quale seppe unificare la Tradizione spirituale alla psicanalisi e fare della prima lo strumento per eccellenza per comprendere e dare ragione della seconda.

Clarissa Pinkola Estés, con "Donne che corrono coi lupi", il suo primo libro pubblicato una ventina di anni fa e ripubblicato negli anni a venire, ha saputo fornire alle donne ed alla loro psiche quegli stumenti necessari per farle tornare agli istinti primordiali. Al mito della "Donna Selvaggia", scevra dai condizionamenti culturali delle società patriarcali, della modernità priva di spiritualità e d'anima. A quel mito che permette alla donna di riscoprire il proprio intiuto, di allontanarsi d'ogni tipo di ingenuità e riscoprire il piacere della rinascita.

Ma che cos'è la Donna Selvaggia ? E' la patrona degli artisti, dei pittori, degli scrittori, dei ballerini. E' l'intuito femminile, è Vita/Morte/Vita dell'anima e della psiche. E' ciò che sussurra nei sogni notturni delle donne, ovvero la voce interiore che giuda le donne dall'oscurità alla luce, dalla morte all'immortalità spirituale e mentale.
E le storie, le fiabe, i miti, sono lo strumento che permette alla terapeuta di far entrare la donna/paziente in comunicazione con la Donna Selvaggia, ovvero con la sua psiche più profonda.
Come spiega la dottoressa Pinkola Estés, le storie sono state - nei secoli - purgate da tutto ciò che fu ritenuto scandaloso dalla cultura dominante, ovvero ogni riferimento al sessuale, allo scatologico, alle culture precristiane e gnostiche, ai riferimenti alle dee ed al cosiddetto Femminino Sacro.
All'interno delle storie ci sono, invece, gli ingredienti per il risveglio dell'anima, ovvero tutto ciò che la cultura patriarcale e le Religioni Monoteiste Istituzionalizzate hanno voluto distruggere, al fine di poter soggiogare le donne ed il loro potenziale divino, spirituale e psichico.

Ecco dunque che "Donne che corrono coi lupi" ci presentano personalità predatrici come "Barbablù", che soggiogano la donna dalla psiche ingenua e metaforicamente "addormentata". Ma ecco che, nella storia di "Vassilissa la Saggia" ci sono gli strumenti per affrontare il "predatore", per uscire dal buio della foresta ed annientare i perigli e le difficoltà che si presentano lungo il cammino della vita.

Secondo la dottoressa Estés è necessario, prima di tutto, rimanere legate ai propri istinti, al proprio intuito, ovvero all'anima del femminino che, per sua natura, è selvaggia. Libera dai condizionamenti. Perché l'anima della Donna Selvaggia è primitiva e creativa.

Il saggio psicologico della dottoressa Estés è di fondamentale utilità anche per noi uomini. Non solo perché taluni aspetti in esso raccontati sono riscontrabilissimi anche nella vita maschile, ma anche in quanto utili a comprendere l'animo femminile, istintuale. In questo senso la storia della "Donna Scheletro" è illuminante.

E' la storia di un cacciatore che pescò lo scheletro di una donna che il padre, tempo prima, aveva gettato nel mare, avendone disapprovato i comportamenti.
Il pescatore, inizialmente, fu terrorizzato dallo scheletro della donna, ma, con il tempo, imparò ad amarlo ed ebbe compassione per esso. Egli pianse nel sonno e le sue lacrime riportarono alla vita la donna, con la quale visse poi in eterno.
Questa storia insegna che per amare è necessario essere forti e saggi e, dunque, comprendere la relazione fra Vita/Morte/Vita, in quanto l'amore è un susseguirsi di morte e rinascita. Muore la passione e rinasce. E così il dolore. Amare significa, dunque, sopportare - all'interno della relazione - molte fini e molti inizi. Aspetti che, peraltro, nelle confraternite iniziatiche quali la Massoneria, sono ben conosciuti. Il profano muore e rinasce come Iniziato.
Figura primordiale - raccontata nel saggio della dottoressa Estés - è quella dell'"esiliato", incarnato da storie come "Il Brutto Anatroccolo", il quale ha il cuore spezzato in quanto rifiutato da tutti, persino dalla sua famiglia, poiché ritenuto "inadeguato" a quello che possiamo definire "ambiente che lo circonda". Un ambiente che, in realtà, lo soffoca e non gli permette di essere ciò che veramente egli è, ovvero di manifestare la sua vera natura di...cigno !
La diversità - è provato nei secoli - è infatti indice di originalità e di creatività utile all'umanità. Ed è, ancora una volta, indice di "natura primordiale", ovvero "selvaggia", contrapposta al conformismo che vorrebbe renderci tutti quanti livellati e quindi innaturali, “grezzi”.
Aspetto che la donna, ma anche l'uomo, devono tenere in fondamentale conto è l'evitare di essere sottoposti a ripetute violenze, sia psicologiche che fisiche. Alla violenza, infatti, alla lunga ci si abitua al punto da desiderarla anche se ci è restituita la libertà. E ciò ci conduce inevitabilmente alla schiavitù, ovvero ad essere schiavi di "predatori" senza scrupoli.
Possibile via di salvezza è la creatività, il sapersi ritagliare un proprio spazio al fine di poter dipingere, leggere, scrivere, dedicare del tempo all'arte e a ciò che a ciscuno di noi più piace fare. Mai trovare la scusante di non avere tempo o di dedicare il proprio tempo a cose che si preferirebbe non fare per un eccesso di "responsabilità" o di "rispettabilità". Occorre, dunque, imparare a proteggere il proprio tempo e liberarsi da ogni complesso negativo e da ogni imposizione culturale, che, nei fatti, impedisce alla natura selvaggia ed istintuale di essere liberata.
E, nel mito, la natura istintuale e selvaggia delle donne è rappresentata da Baubo, la dea greca dell'oscenità e della sessualità sacra. Una dea senza testa, i cui occhi sono i capezzoli e la cui bocca è una vagina, la quale aveva il particolarissimo compito di raccontare storie oscene e piccanti, al fine di far sorridere Demetra e quindi trarla in salvo dalla depressione per la perdita della figlia, fornendole l'energia necessaria per riprenderne le ricerche.
Ecco che Baubo rappresenta l'energia sessuale, una vera medicina per lo spirito e pertanto, sin dalle più antiche Tradizioni, ritenuta sacra e paragonata all'umorismo, al sorriso che allevia ogni tristezza e collera.
Non a caso Jung riteneva che, chiunque avesse un problema di natura sessuale, in realtà, celasse un problema connesso allo spirito e all'anima; mentre chiunque affermasse di avere un problema spirituale, in realtà, nascondesse un problema di natura sessuale.
"Donne che corrono coi lupi", attraverso il mito e la psicologia junghiana, insegna anche a controllare la collera, la quale è l'esatto opposto della natura selvaggia. Per poter controllare la collera, la dottoressa Estés consiglia quattro "fasi del perdono": 1) prendere le distanze dalla persona o dall'evento che ci ha fatto andare in collera; 2) astenersi dal mugugnare o dal cercare ostilità; 3) dimenticare ed allentare la presa dall'evento traumatico; 4) perdonare e quindi smettere di provare risentimento.
Fasi non semplici o immediate, ma di sicuro giovamento per l'anima e la psiche. Fasi che ci aiuteranno a far rimarginare le innumerevoli cicatrici che cospargono la nostra "carne", la nostra anima ferita. Fasi che possono anche essere portatrici di lacrime, ma sono e saranno proprio le lacrime le dolci compagne che condurranno l'anima alla guarigione. Perché le lacrime, il pianto, ci rendono consapevoli, vigili e ci tengono lontani dai "predatori", come nella fiaba della "Fanciulla senza mani", la quale, piangendo per la perdita delle proprie mani, riesce a tenere lontano il Diavolo-predatore.
Ecco dunque, alla conclusione del saggio di Clarissa Pinkola Estés, comprendere come la fiaba, la favola, il mito, l'archetipo e l'allegoria siano delle vere e proprie medicine per la psiche e lo spirito istintuale. Delle donne, ma non solo.
In Massoneria e nelle confraternite iniziatiche, come già detto, sono aspetti che ben conosciamo in quanto gli stessi rituali massonici si fondano su miti ed allegorie. La stessa leggenda di Hiram, l'architetto costruttore del Tempio di Re Salomone, è una fiaba archetipica che, fra le altre cose, insegna al postulante come far morire la propria natura profana - condizionata dalla cultura dominante - e rinascere a nuova vita, una vita iniziatica, istintuale, selvaggia se vogliamo, ovvero spirituale, alla ricerca del proprio Io-Dio interiore nel senso gnostico e junghiano del termine.
Il mito della Donna Selvaggia e dell'Io Istintuale sono dunque miti arcaici che accompagnano l'umanità inconsapevole nel suo cammino di purificazione mentale e psichica. Se solo sapremo, vorremo e cercheremo di imparare di più dall'antica saggezza e dall'antica Tradizione dei Popoli della terra che, di generazione in generazione, di secolo in secolo, ci è stata trasmessa ed è lì, pronta per essere assaporata, appresa, interiorizzata, al fine di risvegliare la nostra anima e condurla verso la Luce.

Luca Bagatin



18 gennaio 2013

"Aforismi bagatiniani" by Luca Bagatin

La passione - figlia dell'infatuazione - è una malattia effimera, che passa presto e vola via, come un raffreddore.
L'innamoramento sgorga dal profondo, ti sconvolge e spesso travolge. E' una malattia che non ti lascerà mai e, che tu lo voglia o meno, ti condannerà a sperimentarlo ogni giorno di più.
In tanti anni non ho mai cambiato cultura politica. Ho, semmai, cambiato partito. E ciò perché i partiti passano e si modificano, mentre la cultura rimane eterna.
Quando hanno necessità di te, tutti ti cercano. Quando tu necessiti di loro, tutti fuggono. E' facile comprendere perché nel mio vocabolario il termine "amicizia" sia così raro.
In quindici anni di attività politica ho sempre sentito parlare di "sacrifici nel doversi candidarsi", nello "scendere in campo", del "voler fare politica" per spirito di servizio nei confronti del Paese.
Purtroppo non ho mai sentito il contrario. Sarebbe stato l'unico vero servizio utile al Paese.
E' chiaro che ciascuno può esprimere la sua opinione. Ma è altrettanto chiaro che un'opinione non può essere - politicamente - imposta. Questo è ciò che accade in Italia, ove il Vaticano (lungi dal rappresentare il nobile Verbo del Cristo) è entità politica-statuale, la quale interviene quotidianamente nel funzionamento dello stesso Stato italiano. A codesta "provocazione" - vera e propria ingerenza in affari altrui, oltre che vilipendio alla stessa religione - mi sento di rispondere con altrettanta provocazione, nonviolenta, di espressione della nudità-verità umana. In questo senso sostengo le attiviste di Femen.
Penso che coloro i quali non concepiscono metodi umanitari, quali l'eutanasia ed il suicidio assistito, siano propensi ad ammettere metodi barbarici, fra cui la tortura ed il martirio.



21 dicembre 2012

Buon Solstizio ! Buon Inizio ! Buone Feste (anche con, se vorrete, "Universo Massonico")

Eccoci arrivati al consueto messaggio augurale di questo blog.
Se lo state leggendo significa che il mondo non è ancora finito. O, quantomeno, non in questa frazione di secondo ;-)

Come ogni anno, arrivati a questo punto (fine del mondo permettendo), desidero farVi gli auguri per un Buon Solstizio d'Inverno e di un 2013 ricco di approfondimenti, curiosità, sessualità consapevole, viaggi astrali, mentali, psicodinamici, o puramente fisici.
E, come ogni anno, desidero rammentarVi il significato profondo della festività nella quale stiamo entrando, ripulita dalle astrusità delle Religioni Monoteiste Istituzionalizzate, foriere di menzogna e malafede.
Fra il 21 ed il 25 dicembre, anticamente, si festeggiava il "Natale del Sole Invincibile" o "Sol Invictus", mutuato successivamente anche dalla religione cristiana come data convenzionale della nascita di Gesù detto "Il Cristo".
Anche oggi, gli gnostici, festeggiano la "Festa della Luce" o "Natale del Sole invincibile" in quanto astronomicamente - nell'emisfero nord - il sole sembra fermarsi in cielo ed inverte il proprio moto.
Il buio della notte raggiunge dunque la sua massima estensione e la luce del giorno, la minima.
Subito dopo il Solstizio, la luce del giorno torna ad aumentare ed il buio della notte si riduce sino al solstizio d'estate.
Il sole, dunque, non sprofonda nelle tenebre, ma "rinasce" e diventa "invincibile".
Ecco perché il 25 dicembre è la festa di tutta l'Umanità e di tutte le culture e civiltà del mondo: in Egitto si festeggia la nascita del Dio Horus, in Persia il Dio Mitra, nella cultura vedica la nascita di Krishna e così via Zaratustra, Attis, Adone, Freyr....e dunque Gesù.
E questo da secoli prima del primo Natale cristiano, imposto (in malafede, appunto) dall'Imperatore Costantino nel 330 d.C.
Il 25 dicembre ha dunque un profondissimo valore simbolico e spirituale che abbraccia - forse per la prima volta - tutte le Culture e le Tradizioni del globo, all'insegna dell'Illuminazione esteriore ed interiore.
E' dunque Natale ed occorre vesteggiare la nascita, ovvero la rinascita del Divino in ciascuno di Noi che, anche se non ne siamo consapevoli, siamo il Cristo Cosmico apparso in carne ed ossa su questa Terra e no, non ci lascieremo crocifiggere dai beoti, bensì cercheremo di crocifiggere il nostro ego.
Questo messaggio non smetterò mai di trasmetterlo e di trasmettervelo, perché, altrimenti, nulla avrebbe senso.
E, come ogni anno, desidero fare auguri speciali e ringraziamenti, alle persone che hanno in qualche modo caratterizzato questo mio 2012 e che lo hanno arricchito.
Quest'anno desidero ringraziare Luigi Pruneti; Aldo A. Mola; Lavinia Guglielman; Nathan Gelb (che mi auguro si manifesterà presto, perché lo sto cercando spasmodicamente); Ilona Staller (alla quale faccio i migliori auguri per la sua lista "Democrazia Natura Amore", che questo blog sta sostenendo, alla faccia di tutti i pregiudizi, le ipocrisie ed i clericalismi sessuofobici); Andrea Galatà e Chiara De Caroli e Marcella Andreini. E, un augurio e ringraziamento speciale, voglio farlo anche a Marco Pannella, che, ancora una volta, sta combattendo una battaglia di diritto per tutti noi, novello Gesù, anche se nessuno sembra rendersene conto (e questa è la cosa grave).
Non dimentico poi l'amico Peter Boom, il cui augurio di buon Solstizio d'Inverno, mi manca immensamente.
Anche Baglu vorrebbe dire qualcosa, ma una certa malinconia e nostalgia di chi scrive gli impedisce al momento di esprimersi.

E ora, dopo i discorsi seri, passiamo a quelli feceti.
Si da il caso sia uscito
da qualche giorno il mio libro “Universo Massonico” (Bastogi editrice), con prefazione del prof. Luigi Pruneti, Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia degli ALAM, una fra le maggiori Obbedienze massoniche in Italia.


Il libro tratta di tutto lo scibile massonico: dalle origini ai giorni nostri, con ampi capitoli dedicati a figure di Grandi Iniziati; alla massoneria nella letteratura e nella cultura ed alle nefaste inchieste antimassoniche degli anni '80 e '90 del '900 (falso scandalo P2 ed inchiesta Cordova).

Il libro si conclude con una serie di interviste ad esperti del settore.

Ora, trovandoci in periodo di festività, non mi sembra fuori luogo chiedervi di regalarvelo e di regalarlo ;-)

Fra l'altro notate bene che il libro è stato pubblicato nel dicembre 2012 e forse questo non è propriamente un caso... ;-)

Beh, insomma, intanto che meditate, io vi fornisco gli estremi per ordinarlo e riceverlo, direttamente a casa al modico prezzo di copertina di 15 euro la copia (non vi rovinerete, credetemi, l'ho acquistato anch'io ;-)):


Per ricevere il volume direttamente a casa potete dunque effettuare il pagamento alle seguenti coordinate, intestando il tutto a BASTOGI EDITRICE ITALIANA (specificando, nella causale "RICHIESTA DEL VOLUME "UNIVERSO MASSONICO" DI LUCA BAGATIN):


BANCOPOSTA
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11133717

Appena effettuato è IMPORTANTE, per evitare ritardi o disguidi, che inviate copia della ricevuta del pagamento al numero di fax 0881/728119 oppure all'indirizzo mail bastogi@tiscali.it
Per eventuali contatti con il sottoscritto, potete scrivermi all'indirizzo mail burroughs279@yahoo.it


BUON SOLSTIZIO E BUON INIZIO !



31 ottobre 2012

(Una luce prenderò per te là fuori...) Buon Halloween...in compagnia di "Dellamorte Dellamore"



Ieri sera ho ricevuto gli auguri di Halloween da parte della Loggia Har Tzion Montesion nr. 705 Oriente di Roma all'Obbedienza del Grande Oriente d'Italia.
La cosa mi ha fatto particolarmente piacere in quanto mi sento molto legato a questa ricorrenza che celebra, assieme, la Vita e la Morte. Ovvero l'essenza - per eccellenza - del mistero (l'unico che valga davvero la pena di carpire) che pervade l'Umanità.
Nel "biglietto" di auguri c'era anche una piccola spiegazione del termine Halloween e della fastività stessa, che qui di seguito desidero riportarvi:

Il termine Halloween deriva dal fatto che il 31 di ottobre è la vigilia di Ognissanti, ovvero il giorno in cui la tradizione cristiana celebra tutti i santi, in blocco, nessuno escluso. Questa data, il 1° novembre, è denominata in inglese All Hallows' Day. A questo punto occorre tenere presente che presso i popoli antichi (e pure per gli ebrei di oggi) il giorno non incomincia allo scoccare della mezzanotte, bensì qualche ora prima, al tramonto.
Ecco perché, per esempio, si attribuisce tanta importanza alla vigilia di Natale: il 24 dicembre, infatti, non è solo il giorno prima, ma costituisce senza soluzione di continuità la prima parte del Natale stesso.
Ora, per analogia, la vigilia di Ognissanti è denominata All Hallow' Eve (dove "eve" sta per "vigilia"), ma anche All Hallows' Even (che costituisce il concetto di "vigilia" con quello di "sera"); è facile immaginare come quest'ultima definizione si sia contratta in Hallows' Even, e da lì ad Halloween il passo è stato breve.
Le origini di questa festa risalgono all'epoca in cui le isole britanniche erano dominate dalla cultura celtica, prima che l'Europa cadesse sotto il dominio di Roma. L'anno nuovo, allora, cominciava con il 1° novembre, quando i lavori nei campi erano completamente conclusi, il raccolto era al sicuro, ed i contadini potevano finalmente rilassarsi e godersi i doni che gli dei avevano loro concesso. In tale data, quindi, tutte le divinità pagane venivano ricordate ed evocate a titolo di ringraziamento ed auspicio per l'anno entrante; le porte delle dimensioni ultraterrene erano considerate aperte, per quella notte, e tutti gli spiriti erano liberi di vagare sulla terra e di divertirsi insieme agli uomini.
L'aspetto di festa gioiosa, comunque, non dispiacque alla Chiesa, che in un certo qual modo si impadronì della ricorrenza per celebrare tutti i santi del cristianesimo: ecco allora nascere il nostro giorno di Ognissanti (che non a caso, ricordiamo, precede immediatamente il Giorno dei Morti, tanto per ribadire l'inscindibile legame che collega la dimensione terrena con quella ultraterrena, sia essa la sfera celeste o molto più genericamente l'aldilà).
Da allora, l'antica Halloween è divenuta sinonimo di notte stregata, popolata da tutti gli spiriti maligni che la fantasia potesse immaginare.


Ora, spiegazioni fatte, passiamo al faceto, ovvero a quanto di più serio vi possa essere.
E pertanto mi viene in mente uno zombie amico mio, un certo Baglu.
L'ho incontrato proprio ieri e mi ha raccontato di essere stato lasciato dalla sua fidanzata. Una vita fa.
"Mi ha ferito. Non mi ha ucciso. Infondo io sono già morto".
Un grande freddurista questo Baglu, non c'è che dire !
E "freddurista" deriva da Freddy Krueger, ovviamente.
Un po' come quella sulla possibile caduta del governo Monti. Appena cadrà sarà certamente un bel...colpo di schiena !
Oppure quella dell'insegnante in pensione che non passa giorno che non canti: "Nostalgia nostalgia lavagnaaaaaaa...".
Bah, vabè, lasciamo stare.
Per Halloween, anziché un racconto horrorifico (ne ho scritto uno alcune settimane fa e, per ora, accontentatevi anzichenò) ho pensato di postarvi qui di seguito il bellissimo film di Michele Soavi "Dellamorte Dellamore", del 1994.
Inutile dire che è il mio film preferito in assoluto (anche se preferisco il libro omonimo di Tiziano Sclavi) e nel cui protagonista - Francesco Dellamorte - il mio amico Baglu dice di riconoscersi non poco.
Ovviamente non per quanto riguarda lo charme.
Buona visione. Possibilmente dopo il tramonto.



12 giugno 2010

MASSIME ED AFORISMI (caustici) by Luca Bagatin



La frustrazione è quella malattia che la gran parte dell'Umanità moderna possiede.
Pur senza averne consapevolezza.


C'è una differenza abissale fra la libertà e la manna di biblica memoria.
La prima si conquista individualmente ed è foriera di emancipazione.
La seconda viene concessa e quindi vuol solo schiavizzare.





10 marzo 2010

In edicola SECRETA MAGAZINE di marzo con mio articolo su Sai Baba



E' uscito in edicola il nuovo numero di SECRETA MAGAZINE - la nuova rivista targata Editoriale Olimpia - che da 9 mesi tratta di mistero ed esoterismo, diretta da Andrea Aromatico e Gianmichele Galassi.
Il sottoscritto vi collabora con una rubrica fissa e nel numero di marzo vi è un mio articolo molto approfondito dedicato al Maestro spirituale Sai Baba.
In esso racconto della mia amicizia e frequentazione dei coniugi Gegè ed Oscar Martino - che furono in contatto diretto con Sai Baba sin dagli anni '50 - e che in Italia furono peraltro i primi a fondare un centro studi intitolato al mistico indiano.
Nell'articolo racconto, inoltre, diffusamente, le loro esperienze dirette con il Maestro e - nel mio piccolo - anche le mie.
Non voglio però tediarvi oltre con questa mia presentazione. Preferisco infatti lasciarvi alla lettura della bellissima testimonianza che mi ha inviato qualche giorno fa un nostro lettore: lo scrittore Roberto Nozzolillo - autore del recente romanzo "Empusia La Lamia" edito dal Gruppo Albatros Il Filo - a proposito di Sai Baba.
A me ha commosso davvero molto.
Buona lettura e, come si suol dire......vi attendo in edicola !


Luca Bagatin



      IL MIO INCONTRO CON SAI BABA
di Roberto Nozzolillo
   

    
Negli anni ’70 mi dedicavo con assiduità alle “sedute spiritiche”. A seguito di inquietanti avvenimenti accaduti durante le stesse smisi di praticarle, ma rimasi comunque affascinato dal mondo dell’esoterismo e nel corso degli anni ’80, quando avevo tempo, giravo spesso per le campagne alla ricerca di personaggi sedicenti maghi, teurghi, pranoterapeuti e quant’altro, per cercare di conoscerli e, in un cero qual modo, di studiarli.
Una sera del 1988 tornai a casa di notte molto tardi e, in solitudine, accesi la televisione. Per la prima volta vidi e conobbi Sai Baba, presentato in un interessantissimo documentario girato su di Lui: filmato che in seguito non ho più rivisto. Immediatamente sorse in me il desiderio di andarlo a trovare, appena ne avessi avuta la possibilità.
Da quella sera cominciai a sognarlo spesso, ed il mio desiderio di andare in India per conoscerlo andò sempre più crescendo.
Nel 1994, dopo avere preso i contatti con un centro dedicato a Lui, partii insieme a colei che in seguito sarebbe diventata mia moglie, che da poco tempo aveva subito un intervento addominale la cui cicatrice non riusciva a rimarginarsi avendo formato una sacca cistica di liquido purulento che gemeva continuamente. Io stesso, prima di partire, le feci una ecografia sulla sede della tumefazione ben apprezzabile anche alla palpazione e dimostrai la presenza di una raccolta cistica nel contesto della cicatrice chirurgica. Per poter mantenere sotto controllo la lesione, mi premunii di garze, bende, acqua distillata sterile, disinfettanti e materiali per la corretta pulizia, oltremodo necessari specie in considerazione degli ambienti che avremmo frequentato.
Devo dire che la mia compagna non era molto entusiasta del viaggio anche perché poco interessata al personaggio.
A quei tempi nell’ashram gli uomini alloggiavano separati dalle donne e noi, per non essere divisi, affittammo una camera in un alberghetto di Puttaparthi.
Iniziò così la nostra esperienza.
Tutte le mattine, prima del sorgere del sole, ci recavamo all’ashram dove venivamo separati per le interminabili file che venivano sorteggiate al fine di lasciare al caso la vicinanza o meno lungo il tragitto che Sai Baba, quando sarebbe uscito, avrebbe dovuto probabilmente percorrere. La storia si protrasse per diversi giorni senza che né io né mia moglie, che continuava ad avere problemi con la sua ferita, riuscissimo a trovarci vicini a Lui.
Di questa cosa mi lamentai con un amico dicendogli anche che avevo avuto l’impressione che Sai Baba, da lontano, si volgesse saltuariamente verso la mia direzione facendo strani gesti, ma che fino ad allora non ero mai riuscito neanche lontanamente ad avvicinarlo; mia moglie era sconsolata e delusa. Il mio amico mi rispose con queste parole: “Ti sta dicendo: occhio! Datti una mossa e scrivimi una lettera!”. Sul momento ritenni che mi avesse detto una baggianata. Comunque pur non avendo niente da chiedere scrissi la mia lettera affermando che il mio unico desiderio era quello di parlargli.
La mattina seguente la mia fila fu estratta per prima e mi ritrovai proprio vicino al percorso lungo il quale forse Sai Baba si sarebbe incamminato. Quando le persone si accorsero che si dirigeva proprio dalla mia parte mi consegnarono un’infinità di lettere. Nel momento in cui mi fu vicino gli toccai i piedi, gli consegnai le lettere e gli chiesi un’intervista. Lui mi sorrise, non rispose, prese le lettere e se ne andò.
Il giorno appresso, mi trovai nuovamente in prima fila carico di lettere di amici e conoscenti che avevano ritenuto quello del giorno prima un “segno” importante. Quando Sai Baba mi fu nuovamente accanto gli consegnai le lettere, gli feci toccare un fazzolettino e una piccola statua di Ganesh di quarzo che ancora conservo, ed insistetti richiedendo l’intervista. Sai Baba mi guardò con grande dolcezza e battendomi più volte affettuosamente la sua mano sulla spalla mi rispose “Quiet…quiet…” poi si girò e si allontanò. Dopo tre passi si fermò mi inviò un ultimo sguardo e, non per me, forse perchè sapeva che non avevo bisogno di questo, ma rivolto ad un altro fedele, prese a girare la sua mano nuda in aria con il palmo rivolto verso terra. Immediatamente cominciò a prodursi la Vibuti che tutti i fedeli si precipitarono a raccogliere dal pavimento marmoreo. Io mi voltai verso un altro devoto che mi stava acanto e notai che stava studiando le monografie dell’AMORC (Anticus Misticusque Ordo Rosacrucis), un ordine al quale proprio in quei tempi ero indeciso se iscrivermi. Ritenni che forse mi era stata indicata la via più idonea per me: quella dell’Alchimia Spirituale fondata sulla Conoscenza o Gnosi. Appena tornai in Italia mi iscrissi all’Ordine e a tutt’oggi sto ricevendo grandi soddisfazioni dal percorso lungo questa via che continuo a praticare.
La cosa sorprendente fu che sul pavimento di marmo dal quale i fedeli raccoglievano la polvere sacra, questa continuava a prodursi spontaneamente anche quando Sai Baba si fu allontanato.
Mentre Sai Baba usciva il suo sguardo si incrociò con quello di mia moglie che stava dalla parte opposta dell’ashram, la quale mi riferì che, non sapendo perché, cominciò a piangere. Quando al ritorno in albergo le visitai la ferita per pulirla e curarla, questa risultò guarita. Al nostro ritorno in Italia rifeci una ecografia che risultò completamente negativa.
Ho cercato di sintetizzare alcune esperienze, ma in quel periodo sia io che mia moglie ne abbiamo avute anche altre.
Noi non siamo portati per la via della devozione e le mie qualifiche non mi inducono né a cantare Bajan né a sgranare rosari, non posso considerarmi devoto di Sai Baba né di nessun altro, preferisco la via della Gnosi, dell’Advaita, la Meditazione e l’Azione, tuttavia questo personaggio che ritengo veramente un essere superiore, un vero Maestro, mi ha colpito, soprattutto per il suo insegnamento etico-filosofico che ritengo conforme agli insegnamenti  della Philosophia Perennis, ritengo di avere avuto la fortuna di conoscere soltanto un altro vero Maestro: Raphael il cui magnifico insegnamento risulta più metafisico.
Comunque dopo essere stato in India ed averlo conosciuto, Sai Baba non l’ho più sognato.



13 gennaio 2010

UN RICORDO DI ALFREDO ORMANDO di Luca Bagatin e Peter Boom

L'OLOCAUSTO DI ALFREDO ORMANDO
di Luca Bagatin



Alfredo Ormando fu scrittore italiano che il 13 gennaio del 1998 si diede fuoco in Piazza San Pietro per protestare contro l'intolleranza della Chiesa cattolica nei confronti degli omosessuali.
Diranno che si è suicidato perché...aveva problemi in famiglia.
Diranno che il suicidio.....non è moralmente accettabile. Che - chi si suicida - va all'Inferno.
Una persona per me speciale recentemente ha scritto: "C'è un taglio, c'è chi se lo è fatto. Chi se lo è fatto per sentire più amore".
C'è chi ha avuto una sensibilità così profonda da percepire su di sé tutto l'odio degli uomini.
C'è chi, come Gesù detto il Cristo, ha accettato su di sé tutte le sofferenze e l'odio del mondo.
Per amore. Solo per amore.
C'è chi, sordo al richiamo dell'uomo e dunque di Dio, non conosce l'amore.
In Piazza San Pietro, quel 13 gennaio 1998, si è compiuto un olocausto. Un olocausto di amore.
C'è chi, assorbito dal dogma della Religione del Libro, ancora non vede: non vuol vedere né sentire. Per pregiudizio, per convenienza, e - quel che è più grave - per odio.
C'è chi, ancorché le Crociate siano terminate da secoli, porta nella sua coscienza una scia di sofferenza, odio e pregiudizio enormi. Contro l'Umanità e quindi contro lo stesso Dio nel cui nome ritiene di parlare.
Ed ora lascio la parola, il ricordo, all'amico Peter che ci regala anche una lettera di Ormando ad un amico.
Per non dimenticare, mai.

Luca Bagatin

COMMEMORIAMO ALFREDO ORMANDO IN PIAZZA SAN PIETRO !
di Peter Boom



Il 13 c.m. ricorre l'undicesimo anniversario dall'immane
sacrificio di Alfredo Ormando e ci sarà (almeno lo voglio
sperare) la commemorazione presso il confine con lo stato
del vaticano. Lo Stato Italiano (venduto al Vaticano) non
sta facendo niente per sollevare dall'oppressione i milioni
di gay, bi- e pan-sessuali italiani. L'anticristica
religione cattolica non ha firmato per la depenalizzazione
dell'omosessualità proposta presso le Nazioni Unite dalla
Francia (Liberté, Egalité, Fraternité) mettendosi di
fatto sulle stesse posizioni dei paesi islamici.
OMO-, BI_ e PANSESSUALI ITALIANI SVEGLIATEVI, altrimenti Vi
cammineranno sopra. Protestate e andate in massa alla
commemorazione di Alfredo Ormando (il nostro Jan Palach).

Peter Boom.

CHI ERA ALFREDO ORMANDO
una testimonianza di Peter Boom



Alfredo Ormando, orfano di padre e ultimogenito di una
famiglia con otto figli di San Cataldo (Sicilia), due anni
di seminario e un tormentato periodo universitario, si e'
immolato con la benzina in piazza San Pietro a Roma il 13
gennaio 1998.
Sua madre lo aveva sentito la sera prima. Alfredo le aveva
telefonato dicendole che si sarebbe recato a Roma per motivi
di studio. Gaetano Mangano, luomo che gli aveva affittato
una stanza a Palermo, laveva visto due giorni prima
quando Alfredo gli aveva chiesto in prestito centomila lire.
Una donna che pulisce i gabinetti a piazza San Pietro ha
visto Ormando mentre si versava addosso la benzina e poi
correva avvolto dalle fiamme verso il centro della piazza.
Gli agenti di polizia l'hanno subito soccorso e uno di
loro ha anche tentato di spegnere le fiamme usando la
propria giacca. Prima di perdere coscienza Alfredo disse:
"Non sono neanche stato capace di morire".
Fu trasportato all'ospedale Sant'Eugenio dove morì
dopo dieci giorni di atroce agonia.
Le lettere che si era portato appresso non furono pubblicate
e la sala stampa del Vaticano rilascio' un comunicato
stampa, dichiarando che Alfredo Ormando non si era suicidato
a causa della sua omosessualita' o in protesta contro la
chiesa cattolica, ma perche' aveva problemi in famiglia.
Ma, subito dopo la sua morte l'ANSA ricevette le sue
lettere con la posta e ne pubblico' parte.
Ormando aveva inviato da Palermo una copia all'ANSA, prima
di prendere il treno per Roma. Sapeva benissimo che le
lettere, una volta nelle mani dei preti, non sarebbero mai
state pubblicate.
Un mese dopo la sua morte (febbraio 1998) ci siamo recati in
nove in piazza San Pietro per porre dei fiori sul luogo dove
lui si era bruciato come un bonzo. Arrivo' subito la polizia
e ci intimo' di andar via. Avevano l'ordine del Vaticano
di far togliere anche i fiori. Io dissi loro che se Gesu'
Cristo si fosse trovato sul sagrato della basilica, Lui
sarebbe sceso e ci avrebbe abbracciato uno per uno e che
quindi il Vaticano aveva dato ancora una volta dimostrazione
di essere anticristico.
Gli uomini delle Forze dell'Ordine erano visibilmente
commossi e dispiaciuti; avevano visto Ormando bruciare e uno
di loro mi disse che anche lui era Siciliano; un altro mi
racconto' che il poliziotto che aveva tentato di spegnerlo
con la propria giacca era ancora sotto shock e di notte non
riusciva a dormire.
La piu' bella pianta la regalai per farla dare a quel
poliziotto per ringraziarlo per la sua buona azione.
Nel 1999, sotto una pioggia battente, eravamo di nuovo a San
Pietro per commemorare Ormando. Questa volta erano presenti
anche i presidenti Arcigay (Sergio Lo Giudice) e del Mario
Mieli (Imma Battaglia). La polizia non poteva permetterci di
entrare sulla piazza e cosi' decidemmo di deporre i fiori
sul suolo italiano, al confine con lo Stato del Vaticano,
una chiara dimostrazione del comportamento anticristico di
quello Stato.
Anche gli anni passati ando' alla stessa maniera e la
Polizia permise la nostra commemorazione.

Peter Boom.

LETTERA AUTOGRAFA DI ALFREDO ORMANDO AD UN AMICO



Palermo, Natale 1997

Caro Adriano, questanno non sento piu' il Natale, mi e'
indifferente come tutte le cose; non ce' nulla che riesca
a richiamarmi alla vita.

I miei preparativi per il suicidio procedono
inesorabilmente; sento che questo e' il mio destino, l'ho
sempre saputo e mai accettato, ma questo destino tragico e'
la' ad aspettarmi con una certosina pazienza che ha
dellincredibile.

Non sono riuscito a sottrarmi a questa idea di morte, sento
che non posso evitarlo, tantomeno fare finta di vivere e
progettare per un futuro che non avro': il mio futuro non
sara' altro che le prosecuzione del presente.

Vivo con la consapevolezza di chi sta per lasciare la vita
terrena e cio' non mi fa orrore, anzi !, non vedo lora di
porre fine ai miei giorni; penseranno che sia un pazzo
perche' ho deciso piazza San Pietro per darmi fuoco, mentre
potevo farlo anche a Palermo.

Spero che capiranno il messaggio che voglio dare: e' una
forma di protesta contro la Chiesa che demonizza
l'omosessualita', demonizzando nel contempo la natura,
perche' l'omosessualita' e' sua figlia.

Alfredo


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini