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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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12 agosto 2012

"Orrore bianco". Piccola riproposizione horror by Luca Bagatin

Agosto, moglie mia faccio l'arrosto !
Eh sì, per noi maritiperfetti (tuttattaccato) o aspiranti tali, questo slogan è d'obbligo.
Per quanto non sappiamo cucinare, ma, al massimo, aiutiamo o vorremmo aiutare nostra moglie nel lavare i piatti e/o nel rassettare l'appartamento.
Agosto, tempo d'estate e di vacanze e, come ogni anno, anche di incubi...da riproporre.
E quindi, ecco un paio di racconti horror scaturiti dalla mia penna elettronica schizoideica negli anni che furono.
Buona lettura ed arrivederci a data da destinarsi.


Luca Bagatin (nella foto con l'amico Dario Argento)


LA DONNA ALTA: racconto horror/grottesco di Luca Bagatin
(del 29 gennaio 2011)



Ero appena arrivato nell'appartamento affittatomi da una cara signora ultranovantenne, moglie di un defunto amico giornalista. Non voglio rivelare i loro nomi, in quanto non sarebbero rilevanti ai fini della storia che mi appresto a raccontare. E poi, su di loro, voglio mantenere il massimo riserbo.
La cara signora condivideva con il marito la passione per l'arte di Gustav Klimt. Arte che, da profano, mi aveva sempre un po' inquietato. Non so dire bene perché: forse perché rappresentava una magrezza ed una tristezza di fondo che mal riuscivo a sopportare.
Non ho mai sofferto di "Sindrome di Stendhal" o simili, però non posso assicurare che, quanto mi stava accadendo di fronte ad un quadro di Klimt, non fosse qualche cosa di molto simile.
Tachicardia, vertigine.......talvolta la riproduzione della "Sea Serpents" di Klimt, posta alla parete bianca del salotto dell'appartemento affittatomi, sembrava quasi prendere vita.
Mi sentivo come se lo sguardo della "Sea" mi penetrasse ed ella potesse uscire dal quadro da un momento all'altro.
Provavo freddo e vertigine e, per la prima settimana di permanenza a Roma, non riuscii a scrivere nemmeno una riga.
Dovevo presentare, entro due settimane, ben dieci recensioni ad altrettanti saggi sulla Storia della Magia, Ermete Trimegisto, Libera Muratoria, persino sull'argomento che più detestavo al mondo e che mi sembrava davvero idiota: l'Ufologia !
La ragazza magra del quadro mi stava osservando ! Ne ero ormai certo. Per quanto, essendo una persona totalmente razionale e per nulla incline al credere nè alla ciarlataneria, nè tantomeno ai cosiddetti "fenomeni occulti", la cosa mi si presentasse come del tutto improbabile se non impossibile.
Fatto sta che la sensazione che provavo era di totale inquietudine, al punto che, dopo la prima settimana, chiuso nell'appartamento con di fronte il mio computer ed un foglio di World compleramente bianco, decisi di uscire e di andarmene dalle parti di Via del Corso. Lì sapevo che vi avrei trovato una bella libreria sotterranea, la "Cicerone" o qualche cosa del genere. Mi sarei disteso un po' fra gli scaffali.
Quando tornai nel mio appartamento, alla Piramide, avvertii un inusuale profumo d'incenso.
La signora che me l'aveva affittato non poteva essere stata: era in vacanza dalla nipote, a Reggio Calabria.
Quel profumo penetrante ed inebriante riempiva tutto il salone e persino la camera da letto ed il bagno. Mi ero ripromesso di non guardare più la riproduzione di Klimt, ma lo feci comunque. Come attratto. Come incuriosito dallo sguardo di quella strana creatura femminile pallida.
Ella non c'era più !
Il quadro si presentava completamente bianco, come la parete.
Dietro le mie spalle avvertii un vento gelido e, successivamente, una particolare ed inconfondibile musica: "Le Danze Ungheresi" di Brahms.
Vomitai.
Il mio corpo fu avvinto dai brividi del terrore.
La Sea era dietro di me e mi sorrideva, pur con il suo sguardo sempre vago e triste, quasi piangente, assente ma presente al contempo. Era sospesa in aria e le sue estremità, bianchissime, erano indefinite e vaghe. Era nuda, ma il suo corpo non presentava rotondità femminili. Era, come dire, "spigolosa". Con un seno appena abbozzato, bianco latte, dai capezzoli rossissimi.
"Sono la Donna Alta", proferì lei con una voce cantilenante e in falsetto.
Trasalii.
Rise a squarciagola e, più la risata aumentava, più questa mi penetrava i timpani ed il cervello.
La Sea-Donna Alta, si librò in volo e iniziò a volteggiare per il salone. Continuando a ridere.
"Le Danze Ungheresi" di Brahms aumentarono d'intensità. Credetti di impazzire.
"Abito questa casa da oltre cent'anni......mi hanno uccisa qui.......qui c'era una casa....quella della mia famiglia......poi vennero loro......AHHHHHHHHHHHHHHHH".
Le sue urla squarciarono la stanza. Le pareti scomparvero. Tutto era bianco e luminoso.
Solo musica.
Quando mi ridestai, se così si può dire, mi ritrovai nel mio laboratorio di Chicago, davanti al mio computer, intento a scrivere la storia che vi ho testè raccontato.
Non so se ciò che mi è accaduto sia mai realmente accaduto.
Infondo io non sono un giornalista, non sono un recensore. Faccio il pasticcere, così come mio padre prima di me e suo padre prima di lui.
Ora scusatemi ma.......devo andare ad infornare i biscotti. Mi chiedo solo se le ossa della povera ragazza - alta, dalle ossa molto lunghe e particolarmente resistenti al mio mortaio, appassionata d'arte come poche - triturate ed aggiunte alle uova, alla farina ed al cioccolato, possano donare ad essi un tocco di succulenza in più.



"Nel buio della (mia) mente" racconto horror by Luca Bagatin
(del 23 ottobre 2010)



Era bassa, molto bassa, vecchia, con un naso sporporzionato rispetto al suo viso. Il mento sporgente, gli occhi chiari rabbiosi, i capelli crespi e grigi.
La incontravo ogni notte nei miei sogni: la Strega dal Manto Rosso.
Non so perché si chiamasse così, in quanto nei miei sogni appariva sempre vestita di nero e bianco. Metà del suo abito era nero e l'altra metà bianco.
M fissava sempre, ogni volta che ci trovavamo sull'atrio della sua casa: un'antica villa in disuso. O apparentemente in disuso.
Sapevo che il suo nome era "la Strega dal Manto Rosso". Lo percepivo dentro la mia mente, anche se lei non proferiva mai parola.
Si limitava a fissarmi e a ghignare. Cercavo di sostenere il suo sguardo, ma ogni volta non vi riuscivo: mi osservava in un misto di odio e terrore.
Allora avevo solo sei anni ed ero soggetto a violente crisi epilettiche che mi facevano spesso perdere conoscenza durante il giorno.
Crescendo, l'isolamento al quale ero costretto dai medici a causa della mia malattia, mi risultò sempre più insopportabile.
Fu allora che i miei incubi si popolarono di una nuova "creatura": la Donna Alta.
Era spaventosa nei suoi quasi tre metri di altezza e nella sua magrezza spettrale che mi permetteva di vederle le ossa, le costole, un seno appena abbozzato e cadente, con due capezzoli avvizziti e bianchissimi.
I lunghi capelli biondi e grigi, gli occhi impercettibili e trasparenti.
Cantava una dolcissima melodia. Ne avevo paura.
Una notte la Donna Alta e la Strega dal Manto Rosso mi apparvero, nel medesimo sogno.
Volevano strangolarmi.
Solo allora mi accorsi di possedere dei poteri psichici che mi permettevano, durante il sogno, di tenerle lontane, riuscendo a scaraventarle contro invisibili pareti nere. O quantomeno così apparivano al mio occhio.
Mi svegliai in preda al panico e dalla mia bocca uscirono copiosi fiotti di sangue che sporcarono il cuscino e le bianche lenzuola del mio letto.
Non riuscivo a proferire parola. I miei muscoli erano paralizzati.
La Strega dal Manto Rosso era lì con me: era mia madre.
Mi guardava dall'alto.
Lì, accanto a lei, la Donna Alta: era mio padre.
Abbozzarono un sorriso.
Poi scoppiarono a piangere: il mio letto si era trasformato nella mia tomba, con tanto di lapide.
La vista mi si annebbiò.
Dissolvenza in nero.
Nero.
Scrivo dal buio, con il solo ausilio della mia mente.
Pur consapevole che non c'è nessuno che mi possa sentire.




24 luglio 2010

Amare un libro significa leggerlo



I libri esistono per essere, essenzialmente, letti.
E' oltremodo ridicolo pensare che una casa piena di libri possa fare "l'intellettuale", oppure che un intellettuale sia tale solo perché ha letto molto.
Un libro va letto e, forse, solo dopo, eventualmente conservato.
Un libro può essere feticisticamente annusato, certo, ma se non è letto è praticamente strumento inutile e persino ingombrante.
Oggi esistono quei "cosi" elettronici che non ricordo nemmeno come si chiamano e che fungono da "libri tascabili" attraverso cui puoi "scaricare dal web" una serie di opere..... Ecco, anche quegli strumenti non sono la stessa cosa di un libro da leggere, palpare, annusare, sudare per acquistarlo, sudarci sopra se è estate e ci si accanisce nella lettura per pura passione di lasciarsi avvincere dal conoscere, dal sapere, dal vivere interiormente un'emozione.
Un libro può essere sfogliato, certo, ma se non è letto godi solo per un terzo.
Molto meglio portarlo con sé: in borsa, in valigia, in automobile, sui mezzi pubblici: aprirlo, leggervi anche poche righe, assaporarlo.....
Lasciarlo in giro, se è il caso, così qualcun altro potrà trovarlo e leggerlo a sua volta.
E poi la bellezza di consultare i libri della propria libreria: consultare e/o rinconsultare. Rileggere per rivivere le emozioni che si erano provate quando lo si era letto la prima volta. Rileggere come se fosse la prima volta, come se il nostro cervello fosse ancora vergine alla lettura.
Ecco dunque l'importanza della conservazione dei libri: ma solo dopo averli letti !
Che sciocchezza l'acquistarli solo per poi riporli meramente in anonimi scaffali. Un libro va vissuto !
Anche se regalato, va regalato con la percezione che sarà letto e non solo sfogliato e/o riposto o, peggio, gettato nella cartastraccia.
E poi che meravigliosa invenzione le biblioteche comunali: stanze ricolme di libri da leggere, scroprire, consultare e riconsultare. Luogo ove la parola scritta risuona per mezzo dei cervelli di coloro i quali lo frequentano.
E' estate e, lontano dal caos della città, sorseggiando una bibita, un buon libro è sempre pronto ad accoglierci.
E in città, o nei piccoli paesi ben amministrati, come sarebbe bello che le biblioteche fossero aperte anche in agosto.
Perché una mente attende sempre di leggere ciò che è stato scritto e che rimarrà eterno nella nostra memoria. Individuale e dunque collettiva.

Luca Bagatin



4 agosto 2007

COGITO, QUINDI SONO. Racconto estivo e pRocelloso by Luca Bagatin

SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Luca Bagatin lievemente ispirato dall'amico Andrea G.Pinketts
PERSONAGGI E INTERPRETI NELLE FOTO: Balgu (Marcello Mastroianni); Valentine Spumacchioni (Sbriciolina); Lucilla Contarini (Lucia "Rehab" Conti dei Betty Ford Center).
I luoghi e i nomi sono di fantasia ma al contempo reali. L'autore, essendo a malapena responsabile di sé stesso (e forse del suo gatto Silvestro) declina ogni responsabilità su tutto e su tutti.


Il mitico bar Woody di Via XXX Aprile venne chiuso quell'estate.
Panico e terrore per me che dovrò cercarmi un altro posto in cui andare a scrivere le mie inchieste cittadine.
Come se non bastasse, l'amico Bazardelleparole m’aveva abbandonato dopo essersi sposato con una ragazza spagnola ed aver con lei figliato.
Del resto, dopo mezzo secolo di vita, è anche normale che uno come Bazar metta la testa apposto. Cercavo così di consolarmi.
Mi trovavo, insomma, più nei casini del solito.
Dopo aver sgominato una banda di commercianti di auto rubate con sede presso una ditta di telecomunicazioni prestanome in quel di Bordellons in Folponia orientale (Bi-Fol(c)ponia orientale per l'esattezza) e retta dall'ingegnere civile Adalberto Granbiscotto, avevo deciso di prendermi una pausa di riflessione e di smettere per un po' di fare inchieste che fra l'altro non mi facevano guadagnare pressoché un sesterzio.
Quell'estate, l'estate del giudizio e del pregiudizio, decisi per cui di chiamare Valentine Spumacchioni, una graziosissima ballerina di Asola, provincia di Mantova


A dire il vero non sapevo nemmeno io perché Valentine mi piacesse. Forse per la sua avvenenza, forse perché era di Asola e ciò mi ricordava le mitiche brioches “asolane” del Mulino Bianco e financo le olive ascolane di Ascoli Piceno.
Fatto sta che la chiamai.
“Pronto, Vale, che fai di bello ?”
“Ma ciaooooooo mio piccolo e porcelloso porcellinooooo ! Che mi racconti di bello ?”
(Non avevo bene inteso se ella aveva proferito “porcelloso” o “procelloso” ovvero “tempestoso”. Come le cime).
“Beh…di bello niente, a parte il fatto che fra le idee balzane che mi balzano al cervello c’è quella di scrivere un libro antifemminista, machista e misogino per Uominiveri ma anche per Donnevere in risposta a quello sessantottardo della Balestra “Porci con le ali”. Il mio pensavo di intitolarlo: “Porci dei con le ali ai piedi – ovvero come passare dallo stato porcelloso a quello divino badando bene di fuggire qualora la vostra Lei voglia mettervi i piedi in testa oltre che da altre parti”.
“Bellooooo !!! Miticooooo !!!! Vuoi ridere ? La mia amica Marcella oggi….”
Prima che Valentine attaccasse con la sua interminabile e fluttuante concatenazione di eventi fatti di amiche sadomaso, laureandi ipertricotici e musicisti da sballo, la fermai.
“All right, baby, vieni qui che ne parliamo a quattr’occhi e magari anche a quattro palmenti. Solito indirizzo: Portentone Via XXX Aprile….eeeehhhhmmmm…no, rettifico. Mi hanno chiuso la Via.
Troviamoci in Via della Colonna Infame, al Kebab gestito da una mia amica”.
“Ehhhmmm….c’è un piccolo problemino Baglu tesorino….io sono di Asola e soprattutto i miei non so se sarebbero d’accordo che io….”
“No problem. Ho già provveduto io ad informarli”…bluffai, cercando di “fare giardino”.
“Ah si ? E quando ?” mi fregò lei.
“Tu non preoccuparti, metti in moto l’automobile o vai alla stazione e raggiungimi. Potrebbe essere una questione di vita o di morte. Soprattutto di morte. La mia.”
Non so se io piaccia veramente a Valentine Spumacchioni e se lei sia davvero così tanto invaghita di me, in ogni caso, mi vuole un gran bene. Penso che mi veda un po’ come un secondo padre o comunque come un fratello maggiore del 33esimo grado di rito scozzese antico ed accettato. Il che incute sempre un certo rispetto.
Fu così che ci incontrammo la mattina del 4 agosto al Kebab gestito da Lucilla Contarini, italianissima e d’antiche e nobili origini veneziane che risalivano addirittura agli omonimi Dogi di Venezia.

Lucilla era davvero un gran bel pezzo di figliola di quelle che piacciono a me: magra quasi filiforme, capelli lunghissimi neri, naso pronunciato, labbra intriganti e soprattutto occhi chiari nei quali mi perdevo ogni volta per ritrovarmi dopo alcuni minuti in una sorta di trip acido.
Lei sosteneva si somigliare ad “un topo”, mentre io amavo i gatti ed i gatti, guarda (anvedi !) un po’, amano i topi. I conti, insomma, tornavano tutti. Ed anche i Contarini.
Valentine, nel suo abitino a fiori più succinto si sedette di fronte a me senza perdere tempo e facendomi piedino imminentemente sotto al tavolo.
“Calma, ragazza, ho bisogno prima di sfogarmi in un altro modo”
Non ci fu verso. In men che non si dica si sedette sulle mie ginocchia ed iniziò tanto a palpeggiarmi quanto a sbaciucchiarmi.
Ricordo che nell’attesa della sua venuta (Valentine è evidentemente un po’ come lo era Bazar, una “tipa messianica”) stavo leggento un articolo dal titolo “Le femministe son cambiate – Non volevano l’uomo, ora lo usano”, nel quale l’articolista sosteneva ciò che io nella mia misoginia triste (subentrata dopo essere stato sedotto-e-abbandonato almeno una decina di volte ininterrottamente e non avendo più né rivisto né tantomeno sentito le tipe in questione che, negli anni, potrebbero essere anche andate a Casablanca per un cambio di sesso) sostenevo già da un decennio a questa parte: le donne di una volta non esistono più. Oggi esistono quelle di oggi che, una volta che ti accalappiano, fanno di te quello che vogliono e, quando si stufano, ti mollano con spiegazioni che non hanno né del serio né tanto meno del faceto.

Memore di tale articolo e del nervosismo che covavo dentro a causa della chiusura della mia “Sancta Sanctorum” scribacchesca mi scrollai di dosso Valentine e mi accesi una senzafiltro (nel Kebab di Lucilla Contarini si può ancora fumare e, se qualcuno vuole sostenere il contrario, deve vedersela con lei che, sarà minuta, ma mena botte da orbi).
Al Kebab giunsero anche Martin Rua e Riformistalchemico con tanto di cappuccio in testa.
“Ehi, raga ! Guardate che così tutti sapranno che siete massoni ! Levatevi quella roba dal capo !”
Rifo, in perfetto accento emiliano: “Mo è vero ! Oh, Martin, siamo usciti dalla Loggia e neanche ci siamo ricordati di levarceli ! Roba che pensino che siam dei ladri o dei banditi !”
Martin, imbarazzato, levò subito il suo dal capo e così Rifo.
“Eh, raga, già questi fascistoni ignoranti pensano che i massoni lo siano a prescindere. Ma io dico: c’è uno in quel di Bordellons che si fotte le auto e le rivende e va ai drogaparty, ma è anche sposato e va in Chiesa tutte le domeniche e tutti lo rispettano. Ed invece ci sono altri che si fanno-i-cazzi-propri parlando liberamente…che so…di fratellanza….magari anche di uguaglianza….e per finire anche di libertà….è c’è qualche fottuto ********** che dice che questi qui sono ladri, banditi e che andrebbero banditi….”
“Baglu, peffortuna che ci stai tu che sui giornali parli bene di noi”
“Lascia perdere, Martin. Sai benissimo che quel che scrivo io conta poco e nulla e mi causa solo una montagna di cause penali e civili nonché di disturbo della pubblica quiete. Soprattutto da quando mi hanno beccato fuori dalla discoteca Coliseum mentre mi baciavo con Miss Welby, la nipotina segreta del Calibano !”
“Ti baciavi ?” intervenne prontamente e gelosamente Valentine.
“Beh…baciavo….va bé stavamo facendo anche altro ma che importa ?”
“Mmmm…tu non me la conti giusta patuflino !”
Adoravo quando Valentine mi riempiva di vezzeggiativi e mi scioglievo sempre in un brodo di giuggiole e così mi accoccolai sul suo prorompente seno incurante degli altri amici.
“Mo vabé Baglu, scusa il disturbo. Volevamo salutarti, io e Martin andiamo in ferie con le nostre rispettive consorti ed io anche con la figliolanza, sai com’è, i bambini…sole, mare, pallone…”
“Eh, posso immaginare caro Rifo. Ho sempre pensato che saresti stato un buon padre anche per me”. E così ci salutammo ed io caddi in una sorta di commozione quasi cerebrale rammentando di non aver mai conosciuto mio padre di persona. Lo conobbi solo in foto ed allo specchio tutte le mattine visto che io sono sputato a lui salvo l’altezza. Io sono basso 170 cm, lui lo era 160.
Trillò il mio cellulare: la “Primavera” di Vivaldi.
“Pronto, ciao Alice !”
“Ciao Baglu, come stai ? E mia soré ? Sta sempre al banco ?”
“Se se se….sta sempre al banco del Kebab ed io la tengo sempre d’occhio. Soprattutto ora che è libera”
“A Baglu, ma lassa perde ! A proposito…quand’è che organizziamo lo spettacolo al Woody ?”
“Ehm…no…guarda…per me anche domani. Il fatto è che il Woody è stato chiuso per sempre. Il proprietario ha vinto al lotto ed è emigrato alle Mauritius. Bazar poi…beh…lui si è sposato ed ha un figlio e chi lo vede più ? E’ barricato a Svanito al Tegumento con la famiglia. Fra l’altro pare anche che sia intenzionato a votare Udc, e questo è il peggio !”
“Vabbé, nun t’abbatteeeeee….eddaiiii che te vojo bbene uguale ! E poi l’organizzamo quest’artranno. Oh, mò devo scappà in piazza che ce sta Cecchi Paone che arringa la folla. Te saluta anche Marta. Ciao nì.”
E così anche lo spettacolo “Fare giardino” per la regia del sottoscritto e sceneggiatura di Andrea G. Pinketts è rinviato.
Trillino del cellulare. Un sms. E’ Calzetta che mi scrive dall’isola di Ponza: “Bacio*******”
Valentine, giustamente, comincia a spazientirsi.

Fu così che la presi per mano e l’accompagnai in una delle stanze abusive del Kebab (che funge anche d’albergo, abusivo, appunto) e qui ci sciogliemmo in un fiume di sesso sfrenato con tanto di sfrizzi, lazzi e ca*** nostri.
“Finisce sempre così fra noi, eh Baglu ?”
“Beh, chi ben finisce è già a metà dell’opera dico io. E ciò significa che nulla finisce mai del tutto, ma tutto è in continuo inizio ed evoluzione” proferii io senza sapere veramente ciò che stavo dicendo.
“Sei il mio filosofo preferito…..” e mi baciò sulla bocca slinguazzosamente.
Dimenticai per qualche tempo la mitica Via XXX Aprile per aprirmi e Via della Colonna Infame, pensando, sommessamente, che probabilmente Lucilla Contarini (sorella acquisita di Alice, ma è comunque una storia lunga) era proprio il mio tipo.
Si può tradire con il pensiero ?
Penso, quindi sono.
Ed è già qualche cosa dopo aver per anni ritenuto di Non essere, pur continuando a pensare, agire e reagire.
Soprattutto la terza che ho detto.



9 luglio 2007

L'ALTERNATIVA LIBERALE E SOCIALISTA PER L'ALTERNANZA


Vorrei esprimere alcune brevi e personali considerazioni sull'assemblea "per una Costituente Liberalsocialista" che si è tenuta ieri a Chianciano e sul Congresso del Nuovo Psi .
I Socialisti, come i Liberali, non stanno né a destra né a sinistra, ma sempre dalla parte della LIBERTA'.
Questo mi ha insegnato l'amico Aldo Chiarle, partigiano socialista ed opinionista dell'Avanti dal 1945.
Pensare di costituire una forza socialista e liberale in questa sinistra o con al suo interno personale politico antitetico con la storia e la cultura liberale e socialista (penso ad i postcomunisti e ai neodiessini della Cosa Rossa) equivale al tradire non solo la storia del partito che fu di Turati, ma anche impedire la formazione di una forza che vada al di là del socialismo (come io spero) e che guardi alla modernizzazione del Paese.
Pensare poi di aggregare laici, liberali e socialisti all'interno della Casa delle Illibertà (avete letto bene, Illibertà, con la I maiuscola) mi parrebbe parimenti assurdo, controproducente e financo dannoso per motivi che apparirebbero lampanti anche al primo che passa.
Una Terza forza, al di là e contro gli attuali schieramenti conservatori sarebbe l'unica ALTERNATIVA per l'ALTERNANZA Laica, Liberale, Liberalsocialista.
Soluzioni diverse servirebbero solo a tirare a campare garantendo la poltrona a chi ce l'ha già o a chi ambisce ad averla per la mera prosecuzione di un Potere fine a sé stesso.
Ce lo insegnò Gaetano Salvemini nell'articolo "Qualche sasso in capponaia" del 24 dicembre 1949 apparso su "Il Mondo", organo liberale diretto da Mario Pannunzio. Articolo, ahinoi, inascoltato da sempre dall'intellighenzia laica, dall'allora Psi, Psdi, Pri, Pli e oggi dai vari socialisti, liberali, repubblicani i quali preferiscono vendersi o svendersi a questo o quello schieramento al fine di ottenere qualche deputato in più, qualche assessore, qualche ministro, "qualche sasso in capponaia" in più insomma, utile solo a sé stesso.
Perché nei fatti una politica laica e liberale non è portata avanti da alcuno, a parte la buona volontà dei singoli (penso qui a Daniele Capezzone).
Le province italiane sono state abolite ?
Il sistema pensionistico è stato riformato ?
Abbiamo un welfare che garantisca realmente chi ne ha bisogno ?
L'ambiente è realmente tutelato ?
Le opere pubbliche di interesse collettivo sono state portate avanti ?
I diritti civili e la ricerca scientifica hanno fatto passi avanti in questi ultimi anni ?
La risposta a tutti questi questiti mi pare chiara: no.
Ed allora a che cosa serve "qualche sasso in capponaia" laico in siffatta situazione ?
Una vera ALTERNATIVA per una vera ALTERNANZA, al fine di arrestare il declino si impone (e l'alternativa non mi pare certo il governo dell'Unione prodiana come credono da qualche tempo i radicali....).
Lo diciamo da anni ma...tant'è.

Luca Bagatin

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO: per pressoché tutta l'estate sarò impegnato in un progetto professionale top secret che mi vedrà assai occupato. Per cui potrei essere assente dal web per un po'.


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