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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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28 marzo 2011

Opportunità ed inopportunità dei simboli



Ogni simbolo ha un significato primordiale ed insito dentro noi stessi, così come ci ricorda Jung. Purtroppo però, nel corso della Storia taluni, per ignoranza e/o bramosia, hanno deciso di far propri certi simboli e attribuire ad essi altri significati, spesso fuorvianti e deleteri. Non è isolato il caso della croce cristiana, simbolo Egizio (la famosa Ankh o croce ansata) mistificato dall'Imperatore Costantino, autentico fondatore della religione cristiana (Gesù detto Il Cristo fu inchiodato ad una "tau", come in uso al tempo dai Romani e non certo su una croce), ma anche la swastica, simbolo vedico che rappresenta il sole (o, se vogliamo, la Luce, il Divino entro noi stessi, secondo la medesima tradizione), che Hitler trasformò nel simbolo del nazismo.
Personalmente metto in discussione l'utilizzo propagandistico e deleterio di taluni simboli universali, che vengono dati in pasto alle masse così, senza nessun back ground culturale e spirituale alla base. Ogni simbolo ha in sè una valenza molto grande e potente e sono pochi a conoscerne veramente la portata. Ogni simbolo può essere utilizzato a fini buoni come a fini totalmente negativi. Così è stato nei Secoli e così è tutt'ora.
Nella fattispecie parliamo di inopportunità di certi simboli in determinati luoghi. Un crocifisso posto al muro di un locale pubblico ha il medesimo significato della swastica nazista posta in un locale pubblico: l'autorità del simbolo politico-religioso (non nella sua accezione spirituale, ma etica, totalitaria e totalizzante !) su coloro i quali si trovano in quel preciso luogo. Non è un caso che i regimi totalitari abbiano fatto ampio utilizzo di simboli (spesso di origine religiosa-magica-alchemica
). Un simbolo, diversamente, dovrebbe essere interiorizzato. Così come una dottrina, un percorso spirituale. Individuale e mai collettivo, pena la collettivizzazione delle menti. Che è ciò che coloro i quali hanno bramosia di Potere meglio preferirebbero.
Perché mai sono esistite ed esistono scuole esoteriche e società discrete ? Perché esse hanno il compito di far interiorizzare individualmente e NON collettivamente certi antichissimi insegnamenti. Le Chiese, ma anche le ideologie totalitarie, sono il loro esatto opposto: esse mirano alla collettivizzazione ed all'inculcamento dei dogmi, anche per mezzo di simboli.
I simboli, invece, dovrebbero essere celati, nascosti e comprensibili solo agli Iniziati che hanno affrontato un percorso individuale (dalla metaforica discesa agli Inferi sino alla riscoperta della Luce. Dalla morte profana alla rinscita iniziatica).
La laicità, in questo senso, è l'unico strumento per garantire equilibrio e rispetto delle singole individualità. Oltre che rispetto di ogni tradizione e percorso spirituale.
L'individuo "addormentato" ha bisogno di guide. Il "risvegliato" ricerca la luce: dentro di sè.

Luca Bagatin



6 agosto 2010

"Sai Baba: un Maestro spirituale dei nostri giorni". Articolo di Luca Bagatin tratto da "Secreta Magazine" del Marzo 2010

Per il numero 3 del mese di Marzo 2010 della rivista "Secreta Magazine" (Editoriale Olimpia), ho realizzato un interessante ed approfondito articolo sul Maestro spirituale Sai Baba, che vorrei qui di seguito riproporvi.






Sai Baba: un Maestro spirituale dei nostri giorni


Sai Baba e Krishna, il principale Dio della trazione Vedica.
Sai Baba ne è l'attuale incarnazione ?

Chi è Sathya Sai Baba ?
Un mistico ? Un santone ? Un guru ?
Nella poliedrica varietà di sadhu e mistici che popola il vastissimo continiente asiatico, è facile confondere Sai Baba con uno di loro.
Ma Sai Baba è – in realtà - molto di più.

Nato a Puttaparthi - un piccolo villaggio dell'Andra Pradesh, regione dell'India meridionale - il 23 novembre del 1926, sin da bambino, dall'età di 10 anni, dimostra di possedere poteri sovrannaturali.
Sai Baba, studiato da numerosissimi ricercatori da decenni, possiede infatti poteri cognitivi come la chiaroveggenza, la psicodiagnosi, la telepatia; poteri psicocinetici come la capacità di materializzare oggetti, apportarli, moltiplicarli, anche sotto l'occhio vigile di chi gli si trova di fronte.
Ma egli stesso non sembra dare alcuna importanza ai miracoli che compie. Sai Baba sembra compiere miracoli unicamente per focalizzare l'attenzione di chi lo ascolta, per lanciare un messaggio di unità fra tutte le religioni (simboleggiato anche dal Suo vessillo, il Sarva Dharma: un fior di loto contornato dal simbolo dell'Om Indù; dalla Ruota buddhista; dal Fuoco zoroastriano; dalla Stella di David; dalla Luna e la Stella dell'Islam e dalla Croce cristiana).
"Esiste una sola religione", afferma Sai Baba, "la religione dell'Amore. Esiste una sola razza, quella dell'umanità. Esiste un solo Dio, che è onnipervadente".
Questo, in sintesi, il messaggio che Sai Baba vuole trasmettere a chi lo ascolta.
Ho avuto la fortuna, fra il 2002 ed il 2005, di frequentare settimanalmente la casa di due anziani coniugi, da anni abitanti a Pordenone: la romana Gerarda Cesarini, detta amichevolmente Gegè, ed il napoletano verace Oscar Martino. Entrambi citati anche in numerose opere dedicate a Sai Baba, in primis quelle dello psicologo Giancarlo Rosati, massimo studioso italiano del fenomeno Sai Baba.
Gegè ed Oscar sono stati, infatti, i primi fondatori di un Centro intitolato a Sai Baba in Italia, negli anni '60 a Roma, in via Benedetto Musolino, quando ancora era poco conosciuto. Questa simpatica coppia fu anche in assoluto la più ricevuta dal Maestro.
Oggi i Centri Sai Baba in Italia - peraltro tutti senza scopo di lucro e senza alcuno spirito di proselitismo - sono centinaia e nel mondo i devoti del Maestro, sono milioni.
Dal Maestro, sì, perché infondo Sai Baba non è che un Maestro spirituale il cui messaggio va ben oltre i suoi miracoli, per così dire, ed il cui messaggio mira sempre a trasformare il cuore umano.
Sai Baba, come dicevamo, è solo nato in un contesto indù, ma il suo insegnamento - che fonda le sue radici nella concezione gnostica ed esoterica delle Sacre Scritture di tutte le fedi e tradizioni, i Veda in primis e che Baba invita a studiare, a partire dal concetto di Reincarnazione - si basa sulla ricerca della Divinità insita in ciascun individuo per mezzo del canto devozionale, i Bahjan, della ripetizione dei mantra vedici ed in particolare per mezzo del rispetto quotidiano di cinque valori umani: Verità, Amore, Pace, Rettitudine e Nonviolenza.
Per mezzo delle frequentazione dei coniugi Martino, sono rimasto letteralmente rapito nella descrizione delle loro esperienze dirette con il Maestro. Quando ad esempio ad Oscar materializzò un anello d'oro, preziosissimo, sotto i suoi stessi occhi, o quando regalò ad entrambi una cornice d'oro recante la sua effige ricavata dalla povere dorata che Baba stesso lanciò in aria per poi ricomporsi, magicamente, fra le sue mani.
Sai Baba, chissà perchè, amava moltissimo Gegè ed Oscar. Una coppia di teosofi adorabile, semplicissima e sempre pronta a dare una mano al prossimo. Una coppia che fu peraltro, per anni, in contatto con Madre Teresa di Calcutta e con Padre Anthony Elenjimittam, ultimo discepolo vivente del Mahatma Gandhi, alle cui missioni elargirono gran parte del loro patrimonio.
Si recarono in India, a Puttaparthi, sino in età avanzata, 90 anni Oscar e 80 Gegè. E puntualmente, pur fra una marea di devoti in attesa di uno sguardo dal Maestro, furono ricevuti in udienza privata.
Oscar, uomo sensibilissimo, mi raccontò che confidò a Sai Baba che avrebbe voluto morire prima della moglie, perché non avrebbe sopportato il dolore della sua scomparsa. Fu allora che Sai Baba predisse loro che sarebbero morti l'uno a distanza di due soli giorni dall'altra. Prima sarebbe morto Oscar e successivamente Gegè.
La scena mi commosse molto.
Ricordo inoltre ancora con affetto quando - conoscendo la mia golosità - Oscar mi ricopriva letteralmente di dolciumi e Gegè, pur non essendo consigliabile per la sua salute, ne approfittava per mangiarne in quantità.
Volevo molto bene a Gegè ed Oscar, che per me erano come dei nonni ai quali confidavo veramente tutto e fu un duro colpo quando appresi della loro morte.
Il Messaggero Veneto di Pordenone del 10 gennaio 2006 titolava, a tutta pagina: "Muore di dolore due giorni dopo il marito. Gerarda Cesarini e Oscar Martino sono rimasti legati fino all'ultimo da un'incredibile storia d'amore". Nell'articolo, ovviamente, si parlava anche di Sai Baba e della sua previsione e di come la coppia fosse a lui legata.
Persino il prete, in Chiesa, nonostante Sai Baba sia fortemente criticato ed osteggiato dalla Chiesa cattolica, si prodigò in elogi nei confronti di questo particolarissimo Maestro indiano dalla folta e curiosa capigliatura.

Sai Baba distribuisce la vibhuti (leggi più sotto) ai devoti

Sai Baba, lungi dall'essere un fenomeno da baraccone o un santone mediatico, è universalmente noto per la sua opera umanitaria e nel campo del sociale: dalla costruzione di ospedali nei quali si eseguono interventi sofisticatissimi e a titolo completamente gratuito (come il Super Speciality Hospital di Puttaparthi e quello di Whitefield, entrambi inaugurati alla presenza del Primo ministro dell'India) a scuole, centri di accoglienza per indigenti, e numerosi progetti finalizzati a rendere potabile l'acqua nei villaggi rurali e nelle regioni limitrofe ove vi è siccità.

Dagli anni '60 ad oggi, numerosissimi studiosi, abbiamo detto, hanno cercato di approfondire la realtà di Sai Baba.

Su di lui sono stati scritti numerosissimi testi e notiamo come anche gli studiosi più critici, alla fine, si sono convinti che questo curioso Maestro indiano ha qualche cosa di profondamente mistico.

Pensiamo ad esempio al prete cattolico Don Mario Mazzoleni che, partito per Puttaparthi per fare un inchiesta per conto dell'Osservatore Romano, finì per convertirsi al credo di Sai Baba, tanto che venne scomunicato.

Oppure al già citato psicologo Giancarlo Rosati, forse il più prolifico nello scrivere e nel descrivere il fenomeno Sai Baba, tanto che egli lo accosta al Cristo Cosmico annunciato da Gesù nel Vangelo di Giovanni, ma anche al Kalki Avatar, l'ultima incarnazione divina descritta dai Veda.

Invero, Rosati, porta a sostegno di queste affermazioni una serie di coincidenze: il Vishnu Purana annuncia che il Kalki Avatar nascerà nell'India del Sud, in un territorio bagato da tre mari, nel villaggio dei coni o termitai (e Puttaparthi corrisponde esattamente a questa descrizione n.d.a.) e vivrà sino a 95 anni (Sai Baba ha annunciato che vivrà sino a quell'età).

Inoltre nell'Apocalisse di Giovanni il Cristo Cosmico è chiamato “Fedele” e Verace. E guarda caso il nome di nascita di Sai Baba è Satya Narayana, che in sanscrito significa appunto “Fedele” e “Verace”.

Andando oltre, possiamo notare cone il grande mistico indù Sri Aurobindo, il 24 novembre del 1926, un giorno dopo la nascita di Sai Baba, fece l'annuncio che quella notte il Divino si era incarnato portando con sé tutti i poteri divini: l'Onnipotenza, l'Onniscenza e l'Onnipresenza.

Maometto, il fondatore dell'Islamismo, fra le sue profezie, fece la descrizione di quello che chiamò El Mahdi Maoud o il Maestro del mondo. E lo descrisse distintamente: “La sua chioma sarà folta, i capelli neri giungeranno fino alle spalle. Le sopracciglia si uniranno al centro della fronte, che apparirà ampia. Il naso sarà dritto e avrà un infossamento alla radice. Avrà un neo sulla guancia e non porterà mai la barba. I denti centrali saranno separati e allontanati tra di loro. I suoi occhi saranno neri e pungenti. Il suo corpo sarà minuto e le sue gambe saranno quelle di un adolescente. Indosserà due abiti color fiamma, l'uno sopra l'altro (....). Materializzerà piccoli oggetti con la mano (…). Egli vivrà fino a 95 anni.”

Qui, guarda caso, la descrizione fisica è addirittura soprendentemente identica a quella di Sai Baba: dalla chioma sino ai tratti somatici, passando per la bassa statura (Baba è alto all'incirca 150 centimentri) e la materializzazione di oggetti.


Sai Baba, materializza, in primis, una curiosa cenere profumata, chiamata vibhuti.

La vibhuti, secondo l'iconografia indù, è attribuita al Dio Shiva, che la porta sulla fronte e su altre parti del corpo a rappresentare l'immortalità dell'anima.

Sai Baba ne materializza in quantità, unicamente per mezzo del palmo della sua mano che agita in senso orario, così, dal nulla. La dona ai devoti più bisognosi ed essa ha proprietà spesso miracolose, per così dire.

Ora, sappiate che chi scrive – per indole caratteriale – è a prescindere uno scettico. Purtuttavia ho avuto modo di applicare una sola volta della vibhuti sulla zampina malata della mia gattina, che anni fa soffriva di un incurabile tumore, visibilissimo e purulento. Dopo un paio di giorni il tumore le si era completamente riassorbito e quindi scomparso, con grande sorpresa mia e del veterinario.

Questo è solo un banalissimo caso accadutomi personalmente, ma nelle pubblicazioni dedicate a Sai Baba (edite in Italia dalle Edizioni Milesi) se ne trovano a bizzeffe e di molto toccanti.

Ganesh e Sai Baba di Shirdi (reincarnazione dell'attuale Sai Baba)

Sai Baba ha fatto inoltre numerose profezie per gli anni a venire, come quella che - a partire dal 2015 – ci sarà un ritorno all'Età dell'Oro, di pace e prosperità, che dovrebbe avere il suo apice attorno al 2021, anno della morte prevista per Sai Baba stesso.

Numerosissime altre cose ci sarebbero da dire su questo Maestro spirituale che afferma con candore: “Io sono Dio, ma lo sei anche tu”, ma, forse, l'unico modo per comprendere davvero la sua realtà spirituale è quella di accostarsi al Divino, nella forma in cui ciascuno si riconosce maggiormente e continuare a ricercare, entro sé stessi, quella scintilla divina che rende ciascuno di noi – quotidianamente - davvero speciale.


Luca Bagatin



10 marzo 2010

In edicola SECRETA MAGAZINE di marzo con mio articolo su Sai Baba



E' uscito in edicola il nuovo numero di SECRETA MAGAZINE - la nuova rivista targata Editoriale Olimpia - che da 9 mesi tratta di mistero ed esoterismo, diretta da Andrea Aromatico e Gianmichele Galassi.
Il sottoscritto vi collabora con una rubrica fissa e nel numero di marzo vi è un mio articolo molto approfondito dedicato al Maestro spirituale Sai Baba.
In esso racconto della mia amicizia e frequentazione dei coniugi Gegè ed Oscar Martino - che furono in contatto diretto con Sai Baba sin dagli anni '50 - e che in Italia furono peraltro i primi a fondare un centro studi intitolato al mistico indiano.
Nell'articolo racconto, inoltre, diffusamente, le loro esperienze dirette con il Maestro e - nel mio piccolo - anche le mie.
Non voglio però tediarvi oltre con questa mia presentazione. Preferisco infatti lasciarvi alla lettura della bellissima testimonianza che mi ha inviato qualche giorno fa un nostro lettore: lo scrittore Roberto Nozzolillo - autore del recente romanzo "Empusia La Lamia" edito dal Gruppo Albatros Il Filo - a proposito di Sai Baba.
A me ha commosso davvero molto.
Buona lettura e, come si suol dire......vi attendo in edicola !


Luca Bagatin



      IL MIO INCONTRO CON SAI BABA
di Roberto Nozzolillo
   

    
Negli anni ’70 mi dedicavo con assiduità alle “sedute spiritiche”. A seguito di inquietanti avvenimenti accaduti durante le stesse smisi di praticarle, ma rimasi comunque affascinato dal mondo dell’esoterismo e nel corso degli anni ’80, quando avevo tempo, giravo spesso per le campagne alla ricerca di personaggi sedicenti maghi, teurghi, pranoterapeuti e quant’altro, per cercare di conoscerli e, in un cero qual modo, di studiarli.
Una sera del 1988 tornai a casa di notte molto tardi e, in solitudine, accesi la televisione. Per la prima volta vidi e conobbi Sai Baba, presentato in un interessantissimo documentario girato su di Lui: filmato che in seguito non ho più rivisto. Immediatamente sorse in me il desiderio di andarlo a trovare, appena ne avessi avuta la possibilità.
Da quella sera cominciai a sognarlo spesso, ed il mio desiderio di andare in India per conoscerlo andò sempre più crescendo.
Nel 1994, dopo avere preso i contatti con un centro dedicato a Lui, partii insieme a colei che in seguito sarebbe diventata mia moglie, che da poco tempo aveva subito un intervento addominale la cui cicatrice non riusciva a rimarginarsi avendo formato una sacca cistica di liquido purulento che gemeva continuamente. Io stesso, prima di partire, le feci una ecografia sulla sede della tumefazione ben apprezzabile anche alla palpazione e dimostrai la presenza di una raccolta cistica nel contesto della cicatrice chirurgica. Per poter mantenere sotto controllo la lesione, mi premunii di garze, bende, acqua distillata sterile, disinfettanti e materiali per la corretta pulizia, oltremodo necessari specie in considerazione degli ambienti che avremmo frequentato.
Devo dire che la mia compagna non era molto entusiasta del viaggio anche perché poco interessata al personaggio.
A quei tempi nell’ashram gli uomini alloggiavano separati dalle donne e noi, per non essere divisi, affittammo una camera in un alberghetto di Puttaparthi.
Iniziò così la nostra esperienza.
Tutte le mattine, prima del sorgere del sole, ci recavamo all’ashram dove venivamo separati per le interminabili file che venivano sorteggiate al fine di lasciare al caso la vicinanza o meno lungo il tragitto che Sai Baba, quando sarebbe uscito, avrebbe dovuto probabilmente percorrere. La storia si protrasse per diversi giorni senza che né io né mia moglie, che continuava ad avere problemi con la sua ferita, riuscissimo a trovarci vicini a Lui.
Di questa cosa mi lamentai con un amico dicendogli anche che avevo avuto l’impressione che Sai Baba, da lontano, si volgesse saltuariamente verso la mia direzione facendo strani gesti, ma che fino ad allora non ero mai riuscito neanche lontanamente ad avvicinarlo; mia moglie era sconsolata e delusa. Il mio amico mi rispose con queste parole: “Ti sta dicendo: occhio! Datti una mossa e scrivimi una lettera!”. Sul momento ritenni che mi avesse detto una baggianata. Comunque pur non avendo niente da chiedere scrissi la mia lettera affermando che il mio unico desiderio era quello di parlargli.
La mattina seguente la mia fila fu estratta per prima e mi ritrovai proprio vicino al percorso lungo il quale forse Sai Baba si sarebbe incamminato. Quando le persone si accorsero che si dirigeva proprio dalla mia parte mi consegnarono un’infinità di lettere. Nel momento in cui mi fu vicino gli toccai i piedi, gli consegnai le lettere e gli chiesi un’intervista. Lui mi sorrise, non rispose, prese le lettere e se ne andò.
Il giorno appresso, mi trovai nuovamente in prima fila carico di lettere di amici e conoscenti che avevano ritenuto quello del giorno prima un “segno” importante. Quando Sai Baba mi fu nuovamente accanto gli consegnai le lettere, gli feci toccare un fazzolettino e una piccola statua di Ganesh di quarzo che ancora conservo, ed insistetti richiedendo l’intervista. Sai Baba mi guardò con grande dolcezza e battendomi più volte affettuosamente la sua mano sulla spalla mi rispose “Quiet…quiet…” poi si girò e si allontanò. Dopo tre passi si fermò mi inviò un ultimo sguardo e, non per me, forse perchè sapeva che non avevo bisogno di questo, ma rivolto ad un altro fedele, prese a girare la sua mano nuda in aria con il palmo rivolto verso terra. Immediatamente cominciò a prodursi la Vibuti che tutti i fedeli si precipitarono a raccogliere dal pavimento marmoreo. Io mi voltai verso un altro devoto che mi stava acanto e notai che stava studiando le monografie dell’AMORC (Anticus Misticusque Ordo Rosacrucis), un ordine al quale proprio in quei tempi ero indeciso se iscrivermi. Ritenni che forse mi era stata indicata la via più idonea per me: quella dell’Alchimia Spirituale fondata sulla Conoscenza o Gnosi. Appena tornai in Italia mi iscrissi all’Ordine e a tutt’oggi sto ricevendo grandi soddisfazioni dal percorso lungo questa via che continuo a praticare.
La cosa sorprendente fu che sul pavimento di marmo dal quale i fedeli raccoglievano la polvere sacra, questa continuava a prodursi spontaneamente anche quando Sai Baba si fu allontanato.
Mentre Sai Baba usciva il suo sguardo si incrociò con quello di mia moglie che stava dalla parte opposta dell’ashram, la quale mi riferì che, non sapendo perché, cominciò a piangere. Quando al ritorno in albergo le visitai la ferita per pulirla e curarla, questa risultò guarita. Al nostro ritorno in Italia rifeci una ecografia che risultò completamente negativa.
Ho cercato di sintetizzare alcune esperienze, ma in quel periodo sia io che mia moglie ne abbiamo avute anche altre.
Noi non siamo portati per la via della devozione e le mie qualifiche non mi inducono né a cantare Bajan né a sgranare rosari, non posso considerarmi devoto di Sai Baba né di nessun altro, preferisco la via della Gnosi, dell’Advaita, la Meditazione e l’Azione, tuttavia questo personaggio che ritengo veramente un essere superiore, un vero Maestro, mi ha colpito, soprattutto per il suo insegnamento etico-filosofico che ritengo conforme agli insegnamenti  della Philosophia Perennis, ritengo di avere avuto la fortuna di conoscere soltanto un altro vero Maestro: Raphael il cui magnifico insegnamento risulta più metafisico.
Comunque dopo essere stato in India ed averlo conosciuto, Sai Baba non l’ho più sognato.



3 febbraio 2010

Jules Verne: un viaggio straordinario nell'esoterismo

JULES VERNE: UN VIAGGIO STRAORDINARIO NELL'ESOTERISMO
di Luca Bagatin
tratto dal numero 2 (maggio-agosto 2009) di YR MAGAZINE
organo ufficiale del Gran Capitolo dell'Arco Reale - Rito di York in Italia




Quanti di noi, da ragazzi, hanno letto i Viaggi Straordinari di Jules Verne, ovvero sono discesi sino al centro della Terra, hanno raggiunto la Luna, fatto il giro del Mondo in 80 giorni in compagnia di Phileas Fogg e di Passepartout e finanche hanno scoperto il mistero celato dietro al Castello dei Carpazi ?
Storie avvincenti, misteriose, ma anche saldamente legate al positivismo ottocentesco.
Ebbene, miei cari, non è proprio così.
Michel Lamy, con il suo "Jules Verne e l'esoterismo" (Edizioni Mediterranee), svela il vero significato delle opere dello scrittore di Nantes: un opera legata al mondo massonico, rosacrociano ed occultistico.
Per coloro i quali avranno la pazienza e la volontà di addentrarsi in questo approdondito volume, alternandolo alla lettura e/o alla rilettura delle opere verniane, si aprirà un nuovo universo letterario. Un vero e proprio universo capovolto.
Verne, nello scrivere i suoi romanzi, era solito utilizzare la cosiddetta "lingua degli uccelli", ovvero un linguaggio criptato fatto di giochi di parole e di simboli.
E così scoprirete che egli era a conoscenza di misteri legati all'esoterismo cataro e templare ancora oggi non del tutto chiari, come quello di Rennes- le-Chateau ed il suo tesoro segreto, nonché il simbolismo della chiesa stessa ed i suoi legami con Maria Maddalena ed il Sacro Graal. Verne era a conoscenza di tutto ciò e lo dichiara e racconta con dovizia di particolari (ovviamente per chi avrà la pazienza e la voglia di decrittare il "linguaggio degli uccelli") nel suo romanzo "Clovis Dardentor" .
Questo è solo uno degli innumerevoli esempi presentati dal Lamy che ripercorre la vita esoterica del Verne, mostrandocene un lato del tutto insolito: iniziato alla Massoneria, adepto dei Rosa+Croce e appartenente alla segretissima Società Angelica - detta anche La Nebbia - legata al raggiungimento della Divinità per mezzo dello studio e dell'approfondimento della Natura, così come la Gnosi.
E così, Jules Verne, ha celato nei suoi celebri "Viaggi", elementi che si rifanno a questi antichi insegnamenti occulti (come ad esempio la credenza gnostica e teosofica della Terra Cava, ovvero la teoria secondo la quale la Terra sarebbe popolata da un misterioso popolo sotterraneo, quello di Agarthi). Molto probabilmente spinto dal suo editore, Pierre Jules Hetzel, anch'egli legato alle sopra citate società esoteriche.
Il volume di Michel Lamy è al contempo semplice come un romanzo, ma allo stesso tempo complesso come un testo di alta filosofia esoterica.
Merita di essere letto almeno due volte per essere meglio compreso, per quanto non sia del tutto in grado di fornirci alcune determinanti domande che naturalmente ci sovvengono.
Qual era lo scopo ultimo di Verne e/o dell'editore Hetzel nel voler celare determinati elementi esoterici in semplici romanzi popolari ?
Perché Jules Verne subì un attentato da parte del nipote, il quale poco prima lo avvertì dicendogli: "Ti seguono, vogliono ucciderti !" ? Chi voleva uccidere Jules Verne e soprattutto, perché ?
Perché, prima di morire, Jules Verne distrusse tutto il suo archivio ?
Che collegamento di può essere fra l'opera verniana e l'avvento di Thule e quindi del nazismo, ventilata nel volume del Lamy stesso ?
A questa domanda, a dire il vero, vorrei dara una risposta. Una risposta che do anche a coloro i quali confondono la Massoneria, la Teosofia e il Rosacrocianesimo con Thule e l'esoterismo che diede origine al più grande abominio della Storia: il nazismo.
L'Ottocento, pur essendo un secolo sostanzialmente legato al positivismo ed alla scienza, fu anche un secolo nel quale nacquero e si costituirono numerosissimi circoli e cenacoli esoterici ed specificatamente occultistici, ovvero legati allo spiritismo ed al paranormale, come mezzo per comprendere la realtà che ci circonda.
Fu così che tornarono in auge le antiche teorie gnostiche derivanti dalle più Antiche Civilità apparse sulla Terra, con particolare riferimento a quella Egizia.
Vi fu pertanto un rinnovato interesse (in realtà mai sopito) per i Rosa+Croce, specie fra i letterati del tempo quali Bulwer-Lytton (che ne fece uno splendido romanzo: "Zanoni") e George Sand, legata alla Società Teosofica.
Ovvero un rinnovato interesse per la conoscenza diretta del Divino per mezzo dello studio del Simbolismo, della Natura, degli Elementi visibili ed invisibili. Conoscenza diretta che avrebbe potuto traghettare l'Umanità verso quella nuova Età dell'Oro profetizzata dai Veda, ovvero gli Antichi testi Sacri indù (invero in ogni tradizione antica si parla dell'Età dell'Oro o di Era dell'Acquario).
Da qui lo studio dell'Oriente, del catarismo e del cristianesimo gnostico.
Taluni stolti pensarono bene che le teorie buddisthe, gnostiche e teosofiche, fossero il modo più rapito per ascendere al Potere sulle masse.
Fu così che a Monaco di Baviera (e qui vi è una stretta connessione con gli Illuminati della Baviera, società infiltrata nella Massoneria di fine '700 per costituire un sanguinario moto rivoluzionario. Le idee degli Illuminati influenzarono pesantemente il marxismo prima ed il nazismo poi, come scritto anche nel volume di Lamy) Rudolf Glauer, nel 1918, fondò la società segreta Thule, la quale deformò e stravolse completamente le dottrine esoteriche di Madame Blavatsky e della Società Teosofica e le rielaborò a suo uso e consumo.
Thule preparò quindi l'ascesa del nazismo caratterizzandosi per il suo arianesimo quale razza superiore rispetto a quella semitica (gli adepti di Thule ritenevano che i Semiti, ovvero gli ebrei, possedessero delle conoscenze e dei poteri occulti che avrebbero potuto annientare la presunta razza ariana).
E' dunque in questo contesto che si confonde l'esoterismo con l'occultismo teosofico e con il nazismo.
La Storia e l'Umanità è piena di organizzazioni che affondano le loro origini e dottrine nelle Antiche Civiltà pre-cristiane. Talune operano per il bene ed il progresso (Massoneria, Rosa+Croce, Teosofia), talaltre contro di essi (nel '700 gli Illuminati di Baviera, poi Thule, il Ku Klux Klan, le Bestie di Satana e molte altre non ancora del tutto individuate ed individuabili...).
Jules Verne e le sue opere si situano dunque in questo contesto. Che meriterebbe davvero anni di studio ed approfondimento per tutti coloro i quali sentono l'esigenza di comprendere la realtà e la Storia per mezzo del simbolismo che ci circonda.




6 febbraio 2009

Per un rinnovamento Umanista e Spirituale dell'Istituzione Libero Muratoria




La relazione che ho tenuto a Montefiore Conca (Rimini), nell'ambito della tavola rotonda organizzata dal Rito Simbolico Italiano del Grande Oriente d'Italia dal titolo “Massoneria di Popolo o Massoneria d'Elite ?” il 9 novembre 2008, è servita a presentare la mia idea di Massoneria, ma al contempo anche ad aprire un dialogo con il mondo esoterico che a parer mio avrà nei prossimi anni e decenni un ruolo chiave al fine di arginare le divisioni ed i condizionamenti che sono alla base del malessere della nostra società, la quale ha invece necessità di implementare la propria crescita personale.
Per mondo esoterico, chiaramente, intendo quello che si occupa dello studio e dell'approfondimento del simbolismo che ci circonda e che è giunto sino a noi dalle Antiche Civiltà che ci hanno preceduto e che hanno forgiato l'Umanità così come si presenta oggi.
La mia idea di e per una Nuova Massoneria di Popolo, ovvero ad una Scuola per l'Evoluzione della Coscienza individuale e quindi collettiva, è legata alla figura geometrica del rombo, ma anche a quella del prisma.
Una piramide che guarda verso l'alto (che si rifà al Compasso, ovvero al simbolo maschile) che vorrebbe rappresentare l'elevazione dal basso verso l'alto, e, sotto ad essa, un'altra piramide - ma rivesciata: una sorta di vagina o Squadra (che ovviamente rappresenta anche il Femminino Sacro, la Madre Terra Creatrice), ovvero una grande base di individui che, superata la discesa agli inferi, raggiungono il centro della loro interiorità.
Tutto ha inizio da una base. L'individuo e la sua Storia millenaria, come dicevamo prima.
Un base di partenza che porta l'individuo stesso ad evolvere a diversi livelli di coscienza e consapevolezza. Verso l'alto e/o verso il basso. O verso entrambi i sensi.
Il viaggio massonico è una discesa agli inferi della propria interiorità, ma anche un'elevazione verso alti gradi e livelli di coscienza e consapevolezza stesse.
"Così in alto è come in basso", stabilisce un'antica formula alchemica e gnostica.
Così è la vita stessa, con i suoi alti ed i suoi bassi. Con i suoi paradisi ed i suoi inferni.
E, poiché da ogni sconfitta possiamo trarre nuovo insegnamento e nuova linfa per le sfide future che la vita ci proporrà, ecco che continuiamo ad evolvere.....verso l'alto !
La Massoneria può essere una vera e propria scuola, se saprà attingere alle sua origini miseriche ed antropologiche. Se saprà insegnare agli individui chi sono e da dove vengono. Se saprà farsi maestra piuttosto che club elitario.
La Massoneria come una scuola di e per individui consapevoli, dunque.
Una scuola costruita a diversi livelli, ovviamente.
Livelli che sappiano guardare verso l'alto e livelli che possano guardare verso l'interno di ciascun individuo-Iniziato.
Anche per questo sono assolutamente favorevole all'iniziazione delle donne in Massoneria, come stabilì il Gran Maestro dell'Umanità Giuseppe Garibaldi alla metà dell'800.
La donna è parte dell'Umanità: è l'altra metà del cielo. L'energia Lunare che si fonde a quella Solare maschile. L'energia Shakti della tradizione vedica, che si fonde a quella maschile definita Prakriti.
E' un anacronismo patriarcale e maschilista quello di tenere le donne lontane dai Templi massonici ! E' un anacronismo non a caso stabilito dalle Costituzioni del Reverendo Anderson nel XVIII, rispettabilissimo massone, ma vissuto anche in un tempo in cui la donna era considerata animale inferiore.
Tutte le grandi tradizioni Gnostiche e Misteriche hanno venerato divinità sia maschili che femminili. Pensiamo all'Antico Egitto con Osiride ed Iside, all'Antica grecia Grecia con Zeus e Minerva; pensiamo a quella Vedica con Shiva e Parvati, con Krishna e Radha ecc....
Il Grande Architetto dell'Universo, ovvero il nostro Dio (che può essere visto come energia interiore e/o come energia esteriore, a discrezione dell'Iniziato), è dunque fonte delle due polarità: Maschile e Femminile.
Non è un caso che il pavimento del Tempio massonico – che è una rappresentazione allegorica del mitico Tempio di Re Salomone, che a sua volta è una rappresentazione simbolica del nostro Tempio Interiore -  è composto da mattonelle a scacchi bianchi e neri, ovvero dalla polarità femminile e da quella maschile !
Che si fondono in un Unicuum simbolico. Fuori (simbolicamente) e dentro (fattivamente) ciascuno di noi.
Ordunque, vedo la Massoneria e le sue derivazioni più serie e legate alla Tradizione (trovandomi in Italia e conoscendo la raltà di questo nostro Paese mi rivolgo dunque in particolare alle due grandi Obbedienze massoniche regolari italiane - Grande Oriente d'Italia e Gran Loggia d'Italia degli ALAM - che per storia e tradizione sono le più serie e radicate; nonché mi rivolgo ai rispettabilissimi e venerabilissimi Riti: Scozzese Antico ed Accettato; di York; Egizio di Memphis e Misraim; Simbolico; ai vari Ordini Rosacrociani – AMORC e Rosacroce d'Oro nonché alla Società Teosofica di cui faccio parte) proiettate nel futuro quale novella Istituzione foriera di valori laici e morali che attingono non alla mera ragione, bensì allo Spirito di ciascun individuo alla ricerca della Verità.
Verità che non è mai definita e/o definibile, bensì in continuo divenire. Come in divenire è la materia plasmata nelle mani dello scultore più esperto.
I Liberi Muratori sono coloro i quali hanno, per Tradizione, il compito di plasmare la loro Pietra Grezza e farla diventare Pietra Levigata. Un cuore duro ed arido può dunque tramutarsi in un cuore colmo di gioia e di pienezza. Diversamente la Vita è del tutto sprecata: è carne putrescente.
Concretamente è dunque necessario uscire progressivamente dalla Colonne dei Templi per portare – a diversi livelli e cum grano salis – il messaggio fra i profani.
E' auspicabile l'avvio di seminari e corsi gratuiti che permettano a chiunque sia desideroso di approfondire la storia dell'Istituzione, le sue fondamente antropologiche ed i suoi risvolti psicologici (interessantissimi in tal senso gli studi dei Fratelli Robert Lomas e Christopher Knight).
E' auspicabile una rimodulazione in senso liberale delle quote associative per chiunque desideri vedere la Luce ed essere iniziato alle più serie ed antiche Obbedienze massoniche regolari ed i relativi Riti e ciò al fine di evitare che esse diventino dei meri club esclusivi per un'elite danarosa ove conversare amabilmente, ma senza alcun costrutto.
E' auspicabile che tali Obbedienze smettano di combattersi più o meno velatamente ed avviino un percorso progressivo di convergenza-federazione all'insegna dell'obiettivo primario della Tradizione Libero Muratoria: la Fratellanza Universale senza distinzione alcuna.
E' auspicabile un ritorno alle origini alchemico-gnostiche della Tradizione Libero Muratoria, con un forte recupero degli insegnamenti Rosacrociani e Templari.
E' auspicabile che la Massoneria torni ad essere un'istituzione di Popolo e per il Popolo in senso mazziniano: donne e uomini Illuminati e di buoni costumi capaci di accrescere il proprio potenziale creativo e di trasmetterlo ai loro pari; capaci di incidere nella società liberaldola dal dogma e dal pregiudizio; dal fondamentalismo e dal vizio di chi preferisce ubbidire ciecamente ad illusorie autorità autocostituitesi (si chiamino esse Chiesa, Stato, Partito ecc...).
Per i più tradizionalisti questi miei pensieri poranno apparire – per così dire – rivoluzionari.
Penso di non conoscere al mondo persona meno rivoluzionaria di me. Ho infatti sempre preferito l'evoluzione, piuttosto che un'inconcludente rivoluzione con tutti i suoi capovolgimenti e sconvolgimenti.
Personalmente sono sempre per un ritorno alle origini e per la più ampia apertura dello spirito umano.

Luca Bagatin



28 gennaio 2009

"ORLANDO" DI SALLY POTTER




Stessa persona: solo il sesso è cambiato.
Chi è Lord Orlando che, misteriosamente, oltre un secolo dopo la sua nascita, si trasforma in Lady Orlando ?
Chi è questo nobile giovanetto dalla bellezza androgina che attraversa, immutato ed immutabile, i secoli ?
Solo la regista e sceneggiatrice inglese Sally Potter – con “Orlando” - è riuscita a regalarci l'affresco cinematografico del complesso ed omonimo romanzo di Virginia Woolf pubblicato nel 1928.
Il film della Potter è un capolavoro del fantastico del 1992. Film onirico e grottesco come il romanzo stesso, che è un'omaggio che Virginia Woolf fece alla sua compagna Vita Sackville-West, la quale riusciva a conciliare in sé gli aspetti mascolino e femmineo, in perfetta armonia fra essi.
Orlando, interpretato dall'efebica ed espressiva Tilda Swinton, compare nella storia sedicenne, nel 1600, alla corte della Regina Elisabetta I d'Inghilterra (nel film curiosamente ma magistralmente interpretata dallo scrittore satirico Quentin Crisp, celebre anche per la sua esibita omosessualità). E' il suo favorito ed ella lo nominerà Lord.
Orlando è insofferente ai costumi ed alle imposizioni del suo rango e della sua epoca. Egli preferirà seguire il suo cuore piuttosto che sposare la fanciulla a lui destinata.
Conoscerà così l'amore per la bella figlia dell'ambasciatore di Russia, amore non del tutto corrisposto. E così Orlando coltiverà in sé un certo disprezzo per le donne, ma soprattutto una tristezza che lo accompagnerà negli anni a venire al punto da provocargli un sonno lungo una settimana intera, senza mai destarlo.
Anni che tuttavia diverranno secoli. Troviamo infatti Lord Orlando, ancora giovanissimo, nel 1700, come ambasciatore nelle colonie inglesi in Asia orientale. Sino al 1750, quando si sveglierà ancora dal lungo sonno per ridestarsi, inaspettatamente, in un corpo femminile:  “Stessa persona: solo il sesso è cambiato”, questa la frase emblematica che ella pronuncerà, nuda, di fronte ad uno specchio ammirando seni e vagina.
Lord Orlando è ora Lady Orlando e con questa nuova consapevolezza di sé tornerà in Inghilterra. Ella è infatti consapevole che nulla è mutato nella sua persona, purtuttavia le leggi patriarcali del suo Paese parlano chiaro: Lord Orlando è decretato morto e le sue principesche proprietà non possono più essere sue a meno che Lady Orlando non trovi un marito ed abbia un erede maschio.
Ella rifiuterà tuttavia le lusinghe e proposte di un vecchio Duca: "Meglio zitella e sola !", dichiara correndo per gli sconfinati giardini del suo palazzo sino a ritrovarsi – nella scena successiva – con abiti ben meno sfarzosi di quelli Settecenteschi. Siamo infatti nel 1850. "Natura, sono la tua sposa !", altra frase emblematica di Orlando, amante della libertà, senza costrizioni, senza ipocrisie, senza pudori.
Lady Orlando incontra così un avventuriero americano che le darà un figlio, ma che ella non seguirà in America. Ella perderà così ogni proprietà, ma non perderà mai la sua libertà e dignità di donna e madre.
Concepirà così sua figlia fra le due guerre mondiali e si ritroverà ai nostri giorni scrittrice della sua stessa storia, a visitare con l'amata figlioletta il palazzo da lei abitato sin dal 1600 e perduto per sempre a causa delle imperanti convenzioni secolari.
Ed ecco che “Orlando”, sia nella versione letteraria che cinematografica, è un opera tanto simbolica quanto filosofica.
Essa simboleggia l'unione fra l'aspetto maschile e femminile che è in ciascuno di noi (l'energia Shakti e quella Prakriti della tradizione vedica); fra l'energia creativa e quella creatrice; fra la tradizione solare e quella lunare.
Orlando è poi la perfezione assoluta della Natura (ella dichiara infatti di essere la sua sposa, al punto da rifiutare qualsiasi matrimonio di comodo).
Orlando attraversa i secoli, il passare del tempo. Egli / ella è l'alchimista che ha trovato – pur inconsapevolmente – la Pietra Filosofale e lo ha fatto per mezzo della sperimentazione diretta dei suoi stessi intimi sentimenti di amore, passionalità, accettazione della sua identità sessuale che potremmo definire androgina. Egli / ella è andata oltre e contro le consuetudini dell'Inghilterra nel corso di tre secoli: ha amato chi non avrebbe dovuto amare; si è trasformata in ciò che non avrebbe dovuto trasformarsi; ha abiurato alle comodità per seguire il suo cuore; ha allevato il frutto del suo ventre senza la necessità di un uomo al suo fianco.
Orlando è pertanto la perfezione assoluta dell'Animo umano. Un'ancor più accurata lettura del romanzo e del film di cui questa stupenda figura è protagonista, possono svelare - peraltro - ulteriori suggestive chiavi di lettura.

Luca Bagatin



26 novembre 2008

Jules Verne: un viaggio straordinario nell'esoterismo



Quanti di noi, da ragazzi, hanno letto i Viaggi Straordinari di Jules Verne, ovvero sono discesi sino al centro della Terra, hanno raggiunto la Luna, fatto il giro del Mondo in 80 giorni in compagnia di Phileas Fogg e di Passepartout e finanche hanno scoperto il mistero celato dietro al Castello dei Carpazi ?
Storie avvincenti, misteriose, ma anche saldamente legate al positivismo ottocentesco.
Ebbene, miei cari, non è proprio così.
Michel Lamy, con il suo "Jules Verne e l'esoterismo" (Edizioni Mediterranee), svela il vero significato delle opere dello scrittore di Nantes: un opera legata al mondo massonico, rosacrociano ed occultistico.
Per coloro i quali avranno la pazienza e la volontà di addentrarsi in questo approdondito volume, alternandolo alla lettura e/o alla rilettura delle opere verniane, si aprirà un nuovo universo letterario. Un vero e proprio universo capovolto.
Verne, nello scrivere i suoi romanzi, era solito utilizzare la cosiddetta "lingua degli uccelli", ovvero un linguaggio criptato fatto di giochi di parole e di simboli.
E così scoprirete che egli era a conoscenza di misteri legati all'esoterismo cataro e templare ancora oggi non del tutto chiari, come quello di Rennes- le-Chateau ed il suo tesoro segreto, nonché il simbolismo della chiesa stessa ed i suoi legami con Maria Maddalena ed il Sacro Graal. Verne era a conoscenza di tutto ciò e lo dichiara e racconta con dovizia di particolari (ovviamente per chi avrà la pazienza e la voglia di decrittare il "linguaggio degli uccelli") nel suo romanzo "Clovis Dardentor" .
Questo è solo uno degli innumerevoli esempi presentati dal Lamy che ripercorre la vita esoterica del Verne, mostrandocene un lato del tutto insolito: iniziato alla Massoneria, adepto dei Rosa+Croce e appartenente alla segretissima Società Angelica - detta anche La Nebbia - legata al raggiungimento della Divinità per mezzo dello studio e dell'approfondimento della Natura, così come la Gnosi.
E così, Jules Verne, ha celato nei suoi celebri "Viaggi", elementi che si rifanno a questi antichi insegnamenti occulti (come ad esempio la credenza gnostica e teosofica della Terra Cava, ovvero la teoria secondo la quale la Terra sarebbe popolata da un misterioso popolo sotterraneo, quello di Agarthi). Molto probabilmente spinto dal suo editore, Pierre Jules Hetzel, anch'egli legato alle sopra citate società esoteriche.
Il volume di Michel Lamy è al contempo semplice come un romanzo, ma allo stesso tempo complesso come un testo di alta filosofia esoterica.
Merita di essere letto almeno due volte per essere meglio compreso, per quanto non sia del tutto in grado di fornirci alcune determinanti domande che naturalmente ci sovvengono.
Qual era lo scopo ultimo di Verne e/o dell'editore Hetzel nel voler celare determinati elementi esoterici in semplici romanzi popolari ?
Perché Jules Verne subì un attentato da parte del nipote, il quale poco prima lo avvertì dicendogli: "Ti seguono, vogliono ucciderti !" ? Chi voleva uccidere Jules Verne e soprattutto, perché ?
Perché, prima di morire, Jules Verne distrusse tutto il suo archivio ?
Che collegamento di può essere fra l'opera verniana e l'avvento di Thule e quindi del nazismo, ventilata nel volume del Lamy stesso ?
A questa domanda, a dire il vero, vorrei dara una risposta. Una risposta che do anche a coloro i quali confondono la Massoneria, la Teosofia e il Rosacrocianesimo con Thule e l'esoterismo che diede origine al più grande abominio della Storia: il nazismo.
L'Ottocento, pur essendo un secolo sostanzialmente legato al positivismo ed alla scienza, fu anche un secolo nel quale nacquero e si costituirono numerosissimi circoli e cenacoli esoterici ed specificatamente occultistici, ovvero legati allo spiritismo ed al paranormale, come mezzo per comprendere la realtà che ci circonda.
Fu così che tornarono in auge le antiche teorie gnostiche derivanti dalle più Antiche Civilità apparse sulla Terra, con particolare riferimento a quella Egizia.
Vi fu pertanto un rinnovato interesse (in realtà mai sopito) per i Rosa+Croce, specie fra i letterati del tempo quali Bulwer-Lytton (che ne fece uno splendido romanzo: "Zanoni") e George Sand, legata alla Società Teosofica.
Ovvero un rinnovato interesse per la conoscenza diretta del Divino per mezzo dello studio del Simbolismo, della Natura, degli Elementi visibili ed invisibili. Conoscenza diretta che avrebbe potuto traghettare l'Umanità verso quella nuova Età dell'Oro profetizzata dai Veda, ovvero gli Antichi testi Sacri indù (invero in ogni tradizione antica si parla dell'Età dell'Oro o di Era dell'Acquario).
Da qui lo studio dell'Oriente, del catarismo e del cristianesimo gnostico.
Taluni stolti pensarono bene che le teorie buddisthe, gnostiche e teosofiche, fossero il modo più rapito per ascendere al Potere sulle masse.
Fu così che a Monaco di Baviera (e qui vi è una stretta connessione con gli Illuminati della Baviera, società infiltrata nella Massoneria di fine '700 per costituire un sanguinario moto rivoluzionario. Le idee degli Illuminati influenzarono pesantemente il marxismo prima ed il nazismo poi, come scritto anche nel volume di Lamy) Rudolf Glauer, nel 1918, fondò la società segreta Thule, la quale deformò e stravolse completamente le dottrine esoteriche di Madame Blavatsky e della Società Teosofica e le rielaborò a suo uso e consumo.
Thule preparò quindi l'ascesa del nazismo caratterizzandosi per il suo arianesimo quale razza superiore rispetto a quella semitica (gli adepti di Thule ritenevano che i Semiti, ovvero gli ebrei, possedessero delle conoscenze e dei poteri occulti che avrebbero potuto annientare la presunta razza ariana).
E' dunque in questo contesto che si confonde l'esoterismo con l'occultismo teosofico e con il nazismo.
La Storia e l'Umanità è piena di organizzazioni che affondano le loro origini e dottrine nelle Antiche Civiltà pre-cristiane. Talune operano per il bene ed il progresso (Massoneria, Rosa+Croce, Teosofia), talaltre contro di essi (nel '700 gli Illuminati di Baviera, poi Thule, il Ku Klux Klan, le Bestie di Satana e molte altre non ancora del tutto individuate ed individuabili...).
Jules Verne e le sue opere si situano dunque in questo contesto. Che meriterebbe davvero anni di studio ed approfondimento per tutti coloro i quali sentono l'esigenza di comprendere la realtà e la Storia per mezzo del simbolismo che ci circonda.

Luca Bagatin



2 agosto 2008

Inopportuno il crocifisso nei pubblici uffici: una risposta a Don Chino Pezzoli


Varie tipologie di croci sacre: cristiana, egizia, rosacrociana

Per quanto in causa sia stato chiamato il giudice Luigi Tosti (che ricordiamo essere "reo" di essersi rifiutato di tenere udienze in aule giudiziarie ove fosse presente il crocefisso cattolico), vorrei rispondere personalmente ai quesiti posti da Don Chino Pezzoli della Fondazione Promozione e Solidarietà Umana, che su "Libero" del 2 agosto scrive una lunga lettera nella quale sostanzialmente chiede a Tosti come mai ce l'ha tanto con l'esposizione pubblica del crocefisso.
La questione mi pare assai semplice: per una questione di opportunità, ovvero d'inopportunità.
Un luogo pubblico, ovvero un ufficio pubblico, non è una Chiesa o una casa privata. Anche il Don Camillo di Guareschi che Don Pezzoli cita e che anch'io tanto amo, "chiacchiera" con il suo crocifisso....ma in Chiesa, non certo all'ufficio delle poste !
E si badi bene, non è tanto per una questione di rispetto delle religioni altrui che noi laici e liberali non troviamo corretta l'esposizione nei pubblici esercizi del crocefisso. E' anche una questione di rispetto della religione cattolica stessa, che nulla c'entra in un luogo, ovvero in un ufficio pubblico.
E' come se si decidesse di esporre in un tribunale un poster di....Laetitia Casta !
Mi si permetta l'apparente estremizzazione, ma taluni buontemponi irriverenti, ma non meno sinceri come noi, potrebbero trovare divino un corpo femminile o maschile a seconda delle preferenze. Però ad ogni modo lo troviamo comunque inopportuno.....in un tribunale !
E quando ci si scandalizzò in quanto l'ottimo fotografo Oliviero Toscani decise di esporre un manifesto pubblicitario con due donne che si stavano baciando ? Ma che cosa c'è di più divino di un bacio, ovvero l'amore manifestato in atto spontaneo e vicendevole ?
Purtuttavia anche in quel caso il manifesto non fu esposto in un ufficio pubblico. Sarebbe stato del tutto fuori luogo.
Però scandalizzò i cosiddetti "benpensanti", ovvero i morbosi ossessionati dal sesso e dalla sensualità e che vedono un semplice bacio (etero, gay, lesbo, ma chi se ne importa, invero ?) come "sporchi", "malvagi", "impuri".
E questo perché la cosiddetta "morale religosa" ha imposto determinati "costumi". Che fortunatamente la società ha tutto sommato superato da un bel pezzo !
Ad ogni modo un menifesto di Laetitia Casta va benissimo se esposto in casa mia, malissimo e scorretto sarebbe se fosse esposto in un ufficio pubblico.
Poi c'è la questione storica. Don Chino afferma che il crocefisso rappresenta "la verità della morte e resurrezione di Cristo".
Ci permettiamo di dubitarne in quanto, ai tempi, i Romani crocifiggevano non già sulla croce, bensì sulla cosiddetta "tau", ovvero su di una croce a forma di T.
La croce cristiana fu infatti mutuata dall'Antico Egitto (conosciuta come Ankh o Croce Ansata, simbolo della Vita) e dalle tradizioni Gnostiche e Pagane che millenni prima del Cristianesimo consideravano il simbolo della Croce sacro nelle sue vari forme (ricordiamo la swastika vedica, simbolo del Sole e della Luce).
Inoltre tutta la tradizione Gnostica - che il Cristianesimo con il Consiglio di Nicea istiuito dall'Imperatore Costantino (unicamente per questioni di mero Potere)  ha cercato in ogni modo di osteggiare e cancellare - riferisce che Gesù detto il Cristo si salvò dalla "croce" proprio grazie ai suoi mistici poteri.
Una versione che meriterebbe approfondimento fra gli esegeti cattolici, ma che certo non è mai garbata al Vaticano le cui basi politiche (non spirituali, si badi bene !) si fondano su quanto stabilito dall'Imperatore Costantino attorno al 300 dopo Cristo (stravolgendo quindi completamente il messaggio gnostico ed esoterico del Cristo).
Insomma, Storia o non storia, fede o diverso tipo di fede, mi sembra sufficientemente chiaro il motivo per cui il crocefisso trovi più opportuna, consona e decorosa collocazione in un luogo di culto, ovvero nella casa del cristiano che lo vuole adorare sulla base delle sue personalissime credenze.




Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini