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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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21 maggio 2014

STOP AI SUICIDI PER MANCANZA DI LAVORO ! VOGLIAMO UN MONDO DIVERSO E NON PIU' PERVERSO ! (ed i politici chiedano scusa e se ne vadano a casa ! Tutti !) tratto da www.amoreeliberta.blogspot.it

Ieri un ragazzo indiano, in un piccolo paese della provincia di Pordenone, avendo perduto il lavoro da tempo, ha tentato il suicidio ed è ricoverato in ospedale, in fin di vita.
I suicidi ed i tentati suicidi - nel Nordest italiano (e non solo) - stanno aumentando a dismisura e ciò non è ammissibile.

Non possiamo pensare che le persone oneste, che vogliono lavorare onestamente per vivere, si tolgano la vita.

Perché ? Per chi ?

La classe politica dovrebbe quantomeno scusarsi, anziché seguitare a chiedere il voto per promesse non mantenute e per imbrogli di ogni tipo e genere.

Scusarsi e vergognarsi. Magari anche dimettersi e mai più presentarsi alle elezioni.
Ed i Comuni dovrebbero SMETTERLA di tartassare il cittadino. I Sindaci paghino di TASCA LORO gli ammanchi di cassa, oppure taglino gli sprechi !

Occorre non tanto un'Europa diversa, quanto piuttosto un MONDO DIVERSO E NON PIU' PERVERSO !!! Occorre un mondo in cui le persone si amino e si aiutino. Ove non esista più il profitto, il Potere ed il bisogno. Ove i cittadini si autogovernino da sé. Con il buonsenso dell'Amore.

Per questo vogliamo e lottiamo per la CIVILTA' DELL'AMORE (clikka il link relativo) !

“Amore e Libertà”

www.amoreeliberta.altervista.org

www.amoreeliberta.blogspot.it



8 maggio 2014

"Riflessioni politiche flash (parte quarta), ovvero: opposizione dura all'imbroglio ed alla mediaticità renziana, berlusconiana e grillesca" by Luca Bagatin


Non andare a votare ! Mandali a ca...sa !

Le europee non saranno, come ha detto Renzi, un “derby fra rabbia e speranza”, bensì
un derby fra imbroglio legalizzato e onestà intellettuale, ovvero fra coloro i quali continueranno a votare l'inciucio mediatico e di Potere rappresentato da Renzi-Grillo-Berlusconi e coloro i quali avranno il coraggio di opporsi, con il loro NON VOTO.

Beppe Grillo se la prende (chissà poi perché) con i figli dei massoni, dicendo che sono “malati” e che “vanno spazzati via come cibo deteriorato”.

Ora, dubitiamo che Grillo sappia che cosa sia la Massoneria, altrimenti saprebbe che è una scuola di cultura e di elevazione morale ed intellettuale (cosa ben diversa dai partiti e dai movimenti che, da decenni, si spartiscono il Potere, quello vero !).
Perché dunque prendersela con i figli di coloro i quali fanno parte della Massoneria ?

Dove dovrebbe essere spazzato, invece, Grillo, il “riccetto der quartierino” figlio della Rai lottizzata dai partiti – Dc in primis -, figlio di Pippo Baudo, di Bruno Vespa, della Yomo, della Società dei Media ?

Ma non ci si rende conto che, questo qui, è la fotocopia sputata dei Berlusconi e di Matteino Renzi, ovvero è contiguo alla loro (in)cultura?
Penso che le Istituzioni, le chiese, i partiti, i sindacati, lo Stato...dovrebbero essere dei veicoli da svuotare, nel senso che dovrebbero essere svuotati del potere, dell'imbroglio, del danaro che al loro interno circola. Per aprire all'amore per l'umanità.
Sono un utopista, è vero, ma prima di tutto mi ritengo un umanista costretto a vivere in una società disumana.
Una certa Paola Bacchiuddu, che mi dicono avere un qualche incarico comunicativo nelle liste di un partito chiamato Sinistra e Libertà con Tsipras (o qualcosa de-genere), arriva tardi ed è anche fuori luogo.
Va bene la trasgressione in politica, ma se c'è una ragione precisa.
Ai tempi Ilona Staller e Moana Pozzi lo facevano per porre l'attenzione sul reato del comune senso del pudore, per le lotte ambientaliste e contro il nucleare.
La signora Bacchiddu, invece, perché mette in mostra le sue grazie ?
Per farsi mediaticamente notare e raccattare qualche votarello. Ovvero si è venduta al mercato, alla società del piacere massificata. Ha seguito la strada di Belen Rodriguez e di Papa-LadyGaga-Francesco (ovvero la rappresentante della mediocrità-mediaticità senz'anima ed il rappresentante della religione che si fa commercio di anime). Forse incarna, purtuttavia, appieno, il senso del partito che rappresenta. Venduto, come il suo leader, al capitale (che ha distrutto il lavoro).
Un certo Samorì che mi dicono gravitare attorno all'area dei pregiudicandi (Forza Italia) sostiene che in Europa serve "chi ha esperienza".
Sarebbe già qualche cosa se ci fosse gente onesta.



27 aprile 2014

L'(anti)politica garibaldina dell'Amore: unico antidoto agli imbrogli di Stato (e di mercato)


A sinistra: manifesto storico del Partito dell'Amore; a destra: simbolo di "Amore e Libertà"

Se i politicanti credono di poter dare una boccata d'ossigeno ai cittadini italiani con 80 euro mensili – peraltro solo a coloro i quali già lavorano, come se i disoccupati in continuo aumento nemmeno esistessero (sic !) - si sbagliano di grosso.

E se credono di metterli in condizione, così, di farli ricredere nella politica e convincerli ad andare a votarli alle europee, si sbagliano un'altra volta di grosso.

Avrebbero, semmai, dovuto accorgersene prima. Prima di aumentare l'IVA di due punti percentuali negli ultimi tre anni, ad esempio. E prima di tartassare il contribuente in ogni modo, senza fornirgli alcun servizio, alcun incentivo, alcun tornaconto. Imbrogliandolo ed imbrigiandolo, talvolta costringendolo persino al suicidio (perché non aprire una commissione d'inchiesta in questo senso, a proposito ?) !

Tutti d'accordo e nessuno si smarchi. Dal Pd a Forza Italia passando per i loro sodali. Così come tutti d'accordo lo sono sempre stati allorquando pompavano e pompano allegramente la macchina degli sprechi di danaro pubblico, dal nord al sud, permettendo ad intere categorie statali, parastatali, sindacalizzate, comunali, provinciali, regionali, politicizzate, di mangiare in barba a tutti gli altri.

Il populismo, in questo senso, forse, è preferibile al papponismo di Stato, come andiamo dicendo da qualche tempo.

Peccato che, dalla parte del popolo – come lo erano durante il Risorgimento i soli Mazzini e Garibaldi con il loro Partito d'Azione – oggi non ci sia davvero nessuno.

Nemmeno i “riccetti der quartierino” Grillo e Casaleggio che, con la storia dell'”uno vale uno”, comandano a bacchetta i loro deputati in un bailamme di confusionismo senza costrutto.

Che fare ?

Ribellarsi democraticamente con lo sciopero del voto. Mandarli a farsi “benedire” con l'Ex Voto proposto da quel dì dal Partito dell'Amore erede di Moana Pozzi (ma anche di Giuseppe Garibaldi), auspicando, come auspica il nostro partito-non-partito “Amore e Libertà” (che ha fatto del coraggio di Anita Garibaldi la sua bandiera), l'estrazione a sorte fra tutti i cittadini al fine di concorrere a formare un'Assemblea Legislativa davvero democratica, secondo le regole dell'Agorà dell'Antica Grecia.

Senza finanziamenti pubblici a questo o a quello. Senza imbrogli e ruberie di Stato e di mercato. Solo passione, sudore della fronte, amore per la patria, per l'umanità e per la libertà.

A guidarci è certamente l'utopia. Ma un'utopia creativa e creatrice che animò i grandi del passato in un'incessante ricerca di evoluzione interiore, umana, politica, civile (ci si ricordi delle personalità già citate, i Mazzini e i Garibaldi, ma si aggiungano anche Gandhi, Gabriele D'Annunzio nell'impresa di Fiume, Ernesto Nathan e molti altri).

Se questa è (anti)politica, ben venga l'(anti)politica allora. Ma sia un'(anti)politica garibaldina dell'Amore. L'unica alternativa popolare e umanitaria oggi possibile.


Luca Bagatin (nella foto con Debdeashakti)


Si veda anche il seguente articolo (clikkando sul titolo):
Civiltà dell'Amore contro società del piacere




15 aprile 2014

"Per un pugno di simboli" di Gabriele Maestri in questi giorni in libreria !

L'amico Gabriele Maestri, giornalista, da noi recentemente intervistato (http://lucabagatin.ilcannocchiale.it/2014/04/05/intervista_esclusiva_di_luca_b.html), sta per dare alle stampe, in questi giorni, un ottimo saggio dal titolo "Per un pugno di simboli" (Aracne Editrice), con prefazione di Filippo Ceccarelli.
E' un saggio che raccoglie, come dicevamo nell'intervista, la storia dei simboli dei partiti e dei movimenti politici italiani dal 1948 ai giorni nostri.
La particolarità, che mi riguarda personalmente peraltro, è che "Per un pugno di simboli" avrà un capitolo ad hoc dal titolo "Voti, amore e libertà", nel quale - oltra a raccontare la storia dell'elezione di Ilona Staller Cicciolina nelle file del Partito Radicale negli Anni Ottanta e la storia del Partito dell'Amore di Riccardo Schicchi, Mauro Biuzzi e Moana Pozzi negli Anni Novanta - racconta anche la mia avventura politica con la stessa Staller alle amministrative romane del 2013, nonché la storia del mio movimento-non-movimento (anti)politico e (contro)culturale "Amore e Libertà, fondato circa un anno fa (www.amoreeliberta.altervista.org - www.amoreeliberta.blogspot.it).
E' dunque con immenso piacere che desidero qui di seguito presentarvi in anteprima la copertina del volume, consigliandovene la lettura.
Un libro storico, eretico e inusitato che non può certo mancare nella vostra biblioteca personale !

L. B.



5 aprile 2014

Intervista esclusiva di Luca Bagatin a Gabriele Maestri, giornalista e autore del saggio di imminente uscita "Per un pugno di simboli", relativo alla storia dei simboli di partiti e movimenti politici in Italia

Ma quanti e quali sono i simboli politici di partiti e movimenti presenti in Italia dal 1948 – ovvero da quanto fu fondata la Repubblica dei Partiti, appunto – ad oggi ?

La risposta ce la fornirà a breve l'ottimo giornalista e assegnista di diritto pubblico comparato all’Università di Roma Tre, ovvero Gabriele Maestri, 31enne emiliano.

Con il suo “Per un pugno di simboli. Storie e mattane di una democrazia andata a male” (Aracne Editrice), con prefazione del giornalista e scrittore Filippo Ceccarelli – nota firma di Panorama, La Stampa e La Repubblica – infatti, Maestri descrive per filo e per segno vita, morte e miracoli (soprattutto quest'ultimi !) di partiti, partitini e movimenti vari, che da decenni popolano la vastissima galassia politica dello Stivale.

Una raccolta, pensate, di ben oltre 700 simboli politici - varianti comprese - che, nel volume, saranno tutti riprodotti a colori, con tanto di cronistoria.

Non posso non ricordare qui, brevemente, che Gabriele Maestri ha dedicato un capitolo anche alla mia avventura politica con l’ex parlamentare radicale Ilona Staller in arte Cicciolina alle amministrative romane dello scorso anno ed alcune note le ha dedicate anche al mio movimento-non-movimento “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.org) che, per la prima volta, viene presentato al grande pubblico attraverso la frizzante penna di questo giovane collega.

E' pertanto mio grande piacere intervistare amichevolmente qui Gabriele Maestri, per conoscere, in anteprima, i retroscena relativi alla sua opera d'inchiesta attorno ad uno degli aspetti più curiosi della politica nostrana.



Gabriele Maestri

Luca Bagatin: La domanda è d'obbligo. Com'è nata l'idea di un libro sulla storia dei simboli politici e/o di partito?


Gabriele Maestri:
L’idea certamente viene da lontano. L’interesse è arrivato quando ero bambino, coi simboli dei partiti che m’incuriosivano, per i colori e le figure, durante le lunghe dirette televisive post-elezioni; quando sono cresciuto la passione è cresciuta, proprio mentre la politica si complicava. Il libro che esce ora, in realtà, arriva dopo che nel 2012 avevo pubblicato la versione accademica di questa stessa ricerca, ovvero “I simboli della discordia “, che studiava per la prima volta sul piano giuridico gli emblemi dei partiti, a partire dalle regole da applicare in caso di scissioni o disaccordi. Avevo già l’idea di giungere a raccontare la storia dei simboli con venature pop, facendosi strada tra dichiarazioni, contraddizioni, liti, spinte, insulti, che non sono mancati in questi anni, furbizie e altri episodi che hanno caratterizzato queste vicende. Da giurista, però, avevo bisogno prima di raccontare una storia “seria” per tecnici, per poi farne una versione rivolta a tutti e, magari, divertente.


Luca Bagatin: Quanto tempo hai dedicato alla raccolta di informazioni relative ai simboli politici italiani ?


Gabriele Maestri:
Tanto tempo. Più di quanto sarebbe stato sano dedicare a questa ricerca: effetti della passione, anche se bisognerebbe controllarsi meglio. Comunque, nel 2010 è nata l’idea del libro “serio” e, per trovare i cumuli di documenti necessari - dagli atti notarili alle sentenze - ci è voluto un anno e mezzo, durante il quale ho cercato e scritto. Altri tre mesi sono stati solo di scrittura e limatura. Dopo il primo libro, per alleggerire i contenuti, c’è stato bisogno di infinite giornate di ricerca negli archivi online dei quotidiani, su libri e altre fonti, le informazioni che servivano, per non parlare delle testimonianze che ho raccolto - a volte macinandomi centinaia di chilometri - perché servivano o potevano completare il quadro. Tra ricerca e scrittura, quella che sembrava una semplice operazione di riscrittura ha richiesto almeno un altro anno. Il lavoro di ricerca dei simboli, tra vecchi e nuovi, invece non finisce mai.


Luca Bagatin: Nel tuo libro ci sono simboli e simboletti, spesso curiosi e coloriti, anche e soprattutto sotto il profilo linguistico. Quali sono i simboli che più ti hanno incuriosito e qual è la storia o il retroscena che ti ha incuriosito di più nell'ambito di questa tua ricerca/inchiesta ?

Gabriele Maestri: Da un certo punto di vista non si poteva non essere incuriositi - pur mettendosi le mani nei capelli - di fronte a quella pletora di emblemi che, a partire dagli anni ’90, sembrava avere trasformato la politica italiana in una dependance di Cartoonia: asinelli, elefantini, coccinelle, leoncini, mucchine col fiore in bocca, parevano davvero essere state tratte dai fumetti o dai cartoni animati e, acuti osservatori come Maria Laura Rodotà e Filippo Ceccarelli, avevano denunciato per tempo il livello preoccupante di regressione cui era arrivata la politica. Ora, in compenso, con una marea di simboli tinti del tricolore e magari anche di azzurro, non si comunica quasi più niente. Dovessi attenermi ai retroscena, citerei necessariamente gli episodi in cui certi simboli sono stati presentati non tanto per partecipare alle elezioni, ma per mettere i bastoni tra le ruote a qualcuno, o almeno per provarci. È capitato nel 2013 con i “cloni” di Grillo, Monti e Ingroia. Era capitato nel 1995 con Lamberto Dini - un caso che ebbe davvero del clamoroso - e con altri. Non posso però fare a meno di dire che, in certi casi, più ancora dei simboli prodotti, è interessante la storia del personaggio che li ha fatti nascere, spesso ricca di particolari imperdibili. L’ultimo capitolo, non a caso, è tutto dedicato agli “eroi simbolici” che meritano di essere narrati a fondo.


Luca Bagatin: Per quanto lo stile che utilizzi nel raccontare la storia dei simboli di cui sopra sia leggero, possiamo dire che il tuo è essenzialmente un libro divulgativo, storico per molti versi e assolutamente non satirico. Quale pensi possa essere il tuo pubblico di riferimento ? I proprietari dei simboli come hanno reagito o come pensi reagiranno allorquando leggeranno il tuo libro ?

Gabriele Maestri: Il taglio è volutamente leggero, per evitare di rendere immasticabile un argomento complesso, che potrebbe risultare pesante. Certamente però la leggerezza non intacca la correttezza dei contenuti - completi non si può essere, corretti sì - e spero che possano trovarsi a proprio agio su queste pagine coloro i quali conoscono gli eventi, magari per averli vissuti, oltre ovviamente a coloro i quali vogliano saperne di più. Il libro è rivolto a tutti gli appassionati della politica e della comunicazione, ma anche solo ai curiosi che vogliano leggere, da un punto di vista particolare, gli ultimi decenni di storia italiana. Generalmente i creatori degli emblemi hanno reagito bene al mio progetto, anche perché troppo spesso il loro ruolo è poco riconosciuto. Quanto ai partiti, nuovi o vecchi, credo che molto dipenderà da come sono stati trattati nelle pagine: forse chi ha ricevuto qualche stoccata gradirà meno, ma io qui parlo da osservatore e da tecnico e non voglio certo offendere qualcuno.


Luca Bagatin: Il tuo libro sarà edito poco prima della data ufficiale delle elezioni europee del 2014. E' una scelta voluta, oppure casuale ?

Gabriele Maestri: Speravo che i miei tempi mi permettessero di anticipare ancora di più l’uscita, arrivando addirittura prima dei giorni per il deposito dei simboli, ovvero domenica 6 e lunedì 7 aprile. Chiaramente la scelta non ha nulla di casuale: in questo periodo, infatti, gli italiani sembrano riscoprire l’importanza degli emblemi, così come alcune persone o alcuni gruppi dimostrano la loro “esistenza in vita” proprio in occasione del deposito del simbolo. Chiaramente quei segni di identificazione e distinzione sono importanti tutto l’anno, ma è indubbio che nel periodo elettorale ci sia più attenzione.


Luca Bagatin: Il fenomeno della proliferazione dei simboli politici e di partito è solo un fenomeno italiano ? Come spieghi questo particolare fenomeno, per molti versi anche di costume, oltre che politico ?

Gabriele Maestri: Più che altro bisognerebbe dire che quello dei simboli partitici è un fenomeno molto italiano. Sono moltissimi, all’estero, i Paesi che non fanno uso di contrassegni per le liste e spesso non si ricorda che anche negli Stati Uniti - in cui si parla di asinelli ed elefanti - quegli stessi animali sono frutto di un’operazione satirica, non certo politica. La frammentazione, nvece, c’è anche all’estero. Persino Paesi che noi consideriamo bipartitici o quasi sono molto più complessi. In Italia però ci si divide su tutto, per cui in fatto di schegge più o meno impazzite siamo decentemente esperti. Sul piano del costume, probabilmente, si può invocare la massima di Ennio Flaiano in base alla quale «L’Italia è una collezione di casi unici». Ci si spacca anche su ragioni microscopiche che sembrano insormontabili e ognuno pretende di continuare a dire la sua. Poi ci sono i burloni e i buontemponi, che nel mezzo riescono a infilare una “Lista Bunga Bunga, o “Noi meridionali” con la croce prestampata. Di fronte ai loro colpi di genio o ci si indigna o si leva il cappello. A ognuno la sua scelta.


Luca Bagatin



8 gennaio 2014

Antiproibizionismo In/Coscienza: ovvero come imparai ad amare la cannabis e a ritenere tossicodipendenti i politicanti da strapazzo (collusi con la criminalità organizzata)

Visto il tornare alla ribalta - dopo anni di oblìo - il tema della legalizzazione di cannabis e derivati, ripubblichiamo (con una piccola aggiunta al titolo) uno stralcio del nostro articolo del 7 giugno 2008, che ripercorre la storia del Comitato Antiproibizionista IN/COSCIENZA per l'uso lagale della Cannabis, sorto nel 1997 a Pordenone e fondato dal sottoscritto e che già allora riscosse consensi bipartisan.
Nell'articolo noterete come si ricordi che il leghista Roberto Maroni (che oggi fa ipocritamente lo gnorri) abbia, in tempi non sospetti, firmato la proposta di legge per la legalizzazione della cannabis presentata dall'allora Sottosegretario verde alla Giustizia Franco Corleone nel 1997.

L.B.


Antiproibizionismo In/Coscienza: ovvero come imparai ad amare la cannabis e a ritenere tossicodipendenti i politicanti da strapazzo (ipocriti o collusi con la criminalità organizzata)

di Luca Bagatin



Sabato 26 luglio 1997: si parte con la fondazione del comitato In/Coscienza per l'uso legale della canapa indiana, ovvero della Cannabis !
Pordenone è una città notoriamente bigotta e storicamente clericale. Oggi come ieri.
I primi tavoli di raccolta firme per la legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati li ho organizzati a 17 anni, assieme ad alcuni radicali del Club Pannella Riformatori. Pochi, pochissimi risultati allora.
Ci voleva quindi un'idea nuova, trasversale, che coinvolgesse il mondo della cultura oltre che quello della politica.
Così, nell'estate del '97 ho avuto l'idea, assieme ad altri amici, di fondare un comitato antiproibizionista per diffondere proprio la cultura della regolamentazione delle non-droghe.
Era un pomeriggio dal sole cocente. Era appunto il 26 luglio 1997 quando il sottoscritto, allora portavoce dei Giovani della Federazione dei Verdi (quando i Verdi non erano rossi, bensì liberali), il radicale John Fischetti (oggi nel direttivo nazionale dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca scientifica), l'allora Presidente della Sinistra Giovanile pordenonese Massimiliano Santarossa (che oggi ha abbandonato la politica e ha recentemente dato alle stampe un libro sull'emarginazione giovanile a Pordenone. Peraltro da me recensito per l'Opinione delle Libertà) e l'indipendente Andrea Satta (di cui si sono perse le tracce...) ci siamo riuniti nell'allora sede provinciale dei Verdi per gettare le basi dell'associazione. Il nome fu scelto da John: In/Coscienza, ovvero un gruppo di "coscienti incoscienti" capaci di sfidare, mettendosi in gioco, il bigottismo locale raccogliendo adesioni trasversali.
Il tutto con il principale scopo di spiegare i motivi del perché oggi si muore di proibizionismo sulle droghe e sulle non-droghe. Un proibizionismo antiscientifico che genera scippi, rapine, carcere, prostituzione, mafia, criminalità d'ogni genere.
Dopo qualche settimana dalla fondazione di In/Coscienza, ricevemmo la chiamata da parte di una rete televisiva locale, "Canale 55", per un'intervista concordata: il velo d'indifferenza era rotto !
Nei mesi successivi organizzammo tavoli di raccolta firme a sostegno della proposta di legge antiproibizionista depositata alla Camera dall'allora Sottosegretario verde Franco Corleone, osteggiata dalla destra (ma sottoscritta dal leghista Roberto Maroni), dal centro cattolico e dalla sinistra più retrograda (oggi diremmo dal Partito Democratico). Nonché dall'allora Presidente del Consiglio Mortadellone-Prodi (di cui oggi, per fortuna, non sentiamo più parlare).
Con i nostri tavoli scendemmo in piazza, ma anche ai concerti locali, alle feste paesane ecc...e raccogliemmo, in poco tempo, oltre che adesioni trasversali di cittadini (ma anche di politici da Rifondazione Comunista sino a Forza Italia), anche fondi per le nostre campagne politico-culturali: 300.000 lire in tutto in neanche una settimana.
Nei mesi successivi fummo invitati a dibattiti pubblici e televisivi a "Canale 55" "contro" i giovani di AN, proibizionisti ed oscurantisti da sempre. Ricordo ancora quando io, emozionatissimo e visibilmente paonazzo in volto, assieme ad Andrea Satta, in diretta, tenevamo testa con umiltà alle argomentazioni prive di fondatezza scientifica dei giovani aennini. Noi non contrapponevamo lo "spinello libero" all'ordine costituito come spesso faceva la "sinistra de noantri", assolutamente no ! Contrapponevamo invece lo spinello LEGALE all'illegalità politica e comune di un proibizionismo che si fonda solo sulla morale individuale, che, appunto, in quanto individuale, è opinabile e non può essere fatta valere indiscriminatamente per tutti. Inoltre affermavamo che proprio l'Unione Europea stanziò fondi per la coltivazione di cannabis ad uso industriale per la produzione di carburanti meno inquinanti dei derivati del petrolio, di cordami, saponi, fibre sintetiche come avviene in Svizzera e in Olanda e poi, come dimenticare i malati di tumore che alleviano le loro sofferenze attraverso l'uso della canapa indiana ? E lo fanno anche in Italia. Illegalmente: come sempre.
Le nostre battaglie giunsero sino ai banchi del Consiglio Comunale attraverso una mozione che avrebbe impegnato il Comune di Pordenone a farsi portavoce in Parlamento della proposta di legge per la regolamentazione delle non-droghe. Una mozione libertaria e liberale, presentata proprio dall'allora liberale Sergio Bolzonello (oggi Sindaco di Pordenone nella giunta di centrosinistra, che tuttavia ha abbandonato ogni residuo di liberalismo approssimandosi invece al "democristianesimo"). Pochi i voti a sostegno, a dire il vero, ma, ce l'aspettavamo. L'obiettivo in ogni caso fu raggiunto: il voto favorevole di ben due leghisti (la Lega aveva la maggioranza assoluta del Consiglio Comunale!) e l'astensione del Presidente del Consiglio Comunale (leghista anche lui). Avevamo scovato qualche "anima laica" anche nella Lega, al punto tale che uno dei Consiglieri, il giovane Davide Scaglia, si iscrisse al nostro comitato.
Che fine ha fatto oggi il comitato In/Coscienza ? I suoi quattro militanti-fondatori principali oggi hanno preso strade e percorsi diversi. Le battaglie proseguono in altri settori, in altri
ambiti. Fu una stagione assolutamente positiva, certo. Ahinoi non più ripetuta.




5 dicembre 2013

Legge sul finanziamento pubblico ai partiti e legge elettorale incostituzionali: le forze politico-parlamentari facciano ammenda e decadano

Solo pochi giorni fa è stata sollevata davanti alla Consulta l'incostituzionalità del finanziamento pubblico ai partiti, dal 1997 ad oggi. Ed infatti, se ci si ricorda bene, il Parlamento tradì più volte l'esito referendario che, invece, prevedeva la totale abolizione del finanziamento pubblico ai partiti !

Oggi la Consulta stabilisce che la legge elettorale denominata “Porcellum” è incostituzionale.

Siamo dunque di fronte a casi gravissimi che vedono coinvolte le forze politico-parlamentari degli ultimi vent'anni che, queste leggi, hanno sostenuto, scritto e votato. Da non dimenticare, peraltro, che esiste una figura di alto profilo istituzionale che dovrebbe essere garante della Costituzione, ovvero il Presidente della Repubblica. C'è da chiedersi, infatti, ove fossero e che cosa facessero i Presidenti della Repubblica italiana dal 1993 ad oggi e perché abbiano abdicato al loro ruolo di garanti.

C'è da chiederselo, perché disattendere la legge più importante dello Stato, ovvero quella su cui si fonda la Repubblica italiana, è atto gravissimo che andrebbe, pertanto, perseguito per legge.

Andrebbero come minimo sanzionate le forze politiche che hanno permesso che certe leggi incostituzionali fossero scritte e votate e così i relativi parlamentari ed organi istituzionali che ciò hanno permesso.

Sarebbe infatti ancor più grave se a codesti parlamentari o figure istituzionali fosse ancora permesso di occupare il posto che occupano e/o hanno occupato. Sarebbe una vera beffa ed una vera ingiustizia.

La Costituzione, piaccia o non piaccia, è questa e pertanto va rispettata. Diversamente si avvii un percorso costituente atto a modificarla. Ma sin tanto che tale percorso non è stato avviato, prego, si rispettino sia la Costituzione che le relative leggi dello Stato.

La medesima cosa, infatti, valga per le leggi elettorali.

Inutile discutere tanto, visto che l'unica legge elettorale costituzionalmente ammissibile – come nelle intenzioni dei Padri Costituenti - è quella proporzionale pura, con le preferenze, senza alcun premio di maggioranza e senza alcuno sbarramento.

Chiunque voglia altre leggi elettorali si adoperi per avviare un processo costituente, mediante l'elezione popolare di un'apposita Assemblea Costituente. Tutto ciò è lapalissiano, ma pare che i politicanti nostrani tutti - dal Pd al PdL, passando per i centristi, sino ad arrivare ai grillini – non l'abbiamo compreso e seguitino a sbraitare, nel totale disiniteresse di un elettorato che si sente – e giustamente – preso in giro.

Qualcuno dica poi a Renzi e Berlusconi, a Grillo e alla Bernini, a Segni e a Cuperlo, che non è assolutamente vero che il proporzionale puro non garantisce la governabilità. La Prima Repubblica, passata alla storia quale “Repubblica del proporzionale” - quando ancora esistevano i partiti veri e seri - ha dimostrato che la governabilità e la stabilità erano garantite eccome ! Dal 1948 sino al 1993 abbiamo avuto governi di coalizione Dc-Psi-Pri-Psdi-Pli !

L'ingovernabilità, diversamente, è nata con un maggioritario imposto da forze (im)politiche (più “comitati elettorali” che forze politiche) inventate lì per lì che, peraltro, con i loro astrusi nomi (da Forza Italia sino al nuovo partito di Alfano NCD, dal Pd sino al Moviento 5 Stelle) ancora campeggiano nelle schede elettorali che, fortunatamente, sempre maggiori elettori snobbano bellamente.

Ora, visto che la legge elettorale vigente dall'ormai lontano 2005 - ovvero il “Porcellum”- è stata giudicata incostituzionale, anche il vigente Parlamento deve essere dichiarato illegittimo. Anche qui, la cosa, appare lapalissiana, a meno che non vogliamo dare un'interpretazione capziosa del tutto. E non sembra proprio che sia il caso.

Sarebbe dunque corretto andare al voto, con il proporzionale puro e candidando solo personale politico che non abbia né scritto né mai votato leggi incostituzionali.

Sarebbe corretto inoltre che, lo ribadiamo, quelle forze politiche che in tutti questi anni hanno sostenuto, scritto e votato leggi incostituzionali in Parlamento fossero sanzionate (magari pecuniariamente, così da rimpinguare le casse dell'erario con danaro finalmente non proveniente dalle tasche dei contribuenti, bensì da quelle dei politicanti).

Chi scrive, ad ogni modo, seguiterà a non andare a votare e ad invitare il prossimo a non votare per un sistema che per troppi anni ha preso in giro l'elettorato.

Chi scrive, infatti, sostiene da qualche tempo che, forse, in luogo di elezioni politiche, sarebbe ben più democratico e civile tornare all'esempio dell'Agorà dell'Antica Grecia, ovvero al sorteggio fra tutti i cittadini aventi diritto al voto, compresi fra 18 e 65 anni (oppure fra i maggiori di 30 anni, proprio come nell'Antica Grecia).

In questo modo non solo l'Italia intera sarebbe davvero rappresentata - anche dal “signor nessuno” abituato a subire le angherie della politca nostrana - ma non ci sarebbero nemmeno lotte fra fazioni contrapposte.

Forse, allora, sarà il buonsenso della massaia e quello del commerciante/imprenditore, dell'operaio e del disoccupato a prevalere.

Certamente sarebbe un sistema migliore di quello attuale e costringerebbe i cittadini italiani tutti a mettersi in gioco davvero, in prima persona, senza mediazioni partitiche.


Luca Bagatin



4 novembre 2013

La mia scelta laica eretica-erotica

Confesso, che poi non è nemmeno una confessione per chi mi conosce bene, di essere sempre stato un eretico.

Eretico in politica, nella vita privata ed in ambito culturale.

Ho fatto parte, sin da quando avevo sedici anni, di molti partiti politici ad esempio. Ne sono stato iscritto e talvolta ho ricoperto anche diverse cariche pubbliche, per così dire. Purtuttavia ho sempre e solo pensato con la mia testa e sono sempre rifuggito dalle ideologie e dai feticismi-fanatismi di partito.

Per me concetti quali “centralismo democratico”, oppure “disciplina di partito” sono sempre stati estranei ed astrusi.

Ho sempre avuto di fronte e per scelta personale, invece, poche ma chiare idee: libertà individuale spasmodica, laicità, onestà intellettuale e morale, arte e bellezza.

Allorquando queste prospettive collimavano con il tal partito, solo allora mi inscrivevo e iniziavo a lavorare...per portare avanti questi e solo ed unicamente questi princìpi.

Entrai così nei Verdi (salvo un rapidissimo passaggio nei giovani comunisti di Rifondazione, ma solo perché a sedici anni avevo letto quasi tutto Marx e ne rimasi affascinato...pur per un brevissimo lasso di tempo), successivamente bazzicai fra i Radicali, poi mi iscrissi ai partiti della galassia liberalsocialista ed infine approdai al Partito Repubblicano Italiano e, più recentemente, prima dando una mano al movimento di Oscar Giannino e poi riproponendo Ilona Staller in politica - ideandone la candidatura - mi candidai con lei nel Partito Liberale Italiano alle Amministrative romane, sperendo così di “erotizzare” gli “sclerotizzati” laico-liberali (che, fu subito evidente, preferirono rimanere "sclerotizzati").

Frequentai così, e per bene, le varie anime della sinistra, almeno quella autentica, libertaria e laica. Pur discostandomi sempre dalla ideologia e dalle visioni ideologiche, feticistiche e voyeuristiche del partitismo.

Invero, alla fine della fiera, nell'ambito di tali partiti non riuscii a soddisfare appieno i miei princìpi e così, in quasi vent'anni di militanza, me ne discostai totalmente, preferendo non avere più tessere di partito.

Del resto nell'ambito dei medesimi partiti feci sempre di testa mia: prima teorizzando (anticipando i tempi su quella che sarebbe diventata la Rosa nel Pugno) un'unificazione fra Verdi-Radicali e Socialisti e, successivamente, puntando ad un polo laico che si battesse per le libertà civili, sessuali, sociali ed economiche, contro il Potere Pd-PdL (anticipando per molti versi le denunce del Movimento Cinque Stelle). Ciò non avvenne né, credo ormai, in ambito politico-partitico, potrà mai avvenire.

I partiti ragionano secondo regole fisse, alchimie stantìe e di Potere, senza alcuna onestà morale ed intellettuale, mentre il sottoscritto crede nell'eresia, nell'erotismo e dunque anche nell'erezione, che è aspetto condannato e combattuto dalla “cultura” dominante del Potere-Prepotente-Impotente (PPI).

I Radicali, almeno per ciò che attiene al periodo dei mitici Anni '60 e '70 (e per certi versi '80), furono gli unici a comprendere la necessità di un linguaggio diverso. Un approccio nuovo alla politica-partitica-sclerotica. Introdussero l'arte, l'erotismo, la goliardia nelle loro battaglie di libera-Azione, ovvero di liberazione. Il Partito Radicale fu, per decenni, il partito delle donne, degli ecologisti, degli omosessuali, dei transessuali, delle prostitute, dei libertari, liberisti, libertini, anarcosocialisti, degli spiritualisti e delle pornostar.

Fu il partito del sincretismo fra Sacro e Profano. Dell'intelligenza controculturale che, negli USA, affondava le sue radici nella cultura beatnik, mai approdata davvero (nonostante i contributi di Nanda Pivano) nelle coste della buonista, bigotta, conformista, clericofascista e cattocomunista Italia.

Purtroppo anche i Radicali, con gli anni, si sono mutati e globalizzati. Ovvero inglobalizzati in un sistema conformista-consumista e di Potere al punto che – e non è un caso – oggi Emma Bonino siede al governo della Famiglia Letta-Berlusconi.

Quanto ai verdi, socialisti, liberali e repubblicani, si sono divisi equamente le poltrone elargite loro dal Potere dei Prodi, dei D'Alema e dei Berlusconi, dimenticando totalmente le loro antiche battaglie e oggi rimanendo addirittura con il cerino in mano, visto che non esistono più né verdi, né socialisti, né liberali, né tantomeno repubblicani-mazziniani.

E' anche per questo che ho smesso di andare a votare e farmi prendere per il deretano. La libertà, l'eresia non hanno prezzo.

Mai rinunciare al pensare con la propria testa, attraverso un constante studio ed approfondimento della realtà.

Mai rinunciare a ciò per il Potere, ovvero per quella che chiamano “politica” che, nei fatti, ne è la sua più becera espressione e che da secoli danneggia l'intelligenza umana.


Luca Bagatin



27 luglio 2013

Ragazzo, fai il giornalista ma sii creativo. Editore, paga bene e sii corretto.



Un amico mi segnala un articolo sul sito Doppiozero.com, scritto da Andrea Indiano, dal titolo "Ragazzo, non fare il giornalista !".
La tesi di fondo dell'articolo è che oggi il giornalismo, ovvero la carriera del giornalista, è diventata impraticabile in quanto le notizie sono da anni totalmente gratuite, postate sul web e a disposizione di tutti.
L'articolo è interessante anche se non lo condivido punto.
Innanzitutto diciamo subito che l'informazione, ovvero le notizie, sul web,  non sono totalmente gratis, ovvero, per pubblicare un articolo, anche online, c'è sempre chi ci guadagna a monte, o attraverso la pubblicità o alto.
Faccio un esempio: il mio blog - che tratta principalmente di informazione e cultura - non è totalmente mio, ma di proprietà di una società che guadagna grazie alle cose che scrivo. Il dramma, semmai, è che questa società - pur permettendomi di scrivere gratuitamente - non mi gira parte dei suoi guadagni.
Perché non iniziamo a chiederci come mai ciò non accade e perché, invece, ciò non potrebbe accadere ? Perché "qualcun altro" deve guadagnare sulla base di ciò che facciamo noi e noi dobbiamo accontantarci di un mero "spazio gratuito" ?
La medesima cosa accade per i giornalisti non pagati da grandi quotidiani o persino dalla stampa freepress: manca la correttezza a monte, ovvero un nuovo modo di fare editoria in modo che a guadagnarci siano tutti e non solo qualcuno. Cari editori, se volete guadagnare dovete investire a profusione ed imparare anche ad essere corretti con il vostro prossimo.
C'è poi un altro problema, che poi è anche il principale, ovvero non si realizzano più "prodotti accattivanti" e degni di essere acquistati. In particolare in edicola, ma anche in ambito televisivo.
Parliamoci chiaramente: a tutti fa piacere scaricare la musica gratis o i videogames oppure leggere gratis. Purtuttavia se il prodotto è buono e a prezzo ragionevole, siamo tutti disposti ad acquistarlo.
Oggi non esistono più giornali di qualità ed il settore editoriale è in crisi per questo. Lo stesso scrittore Mark Twain - tanto per tornare al discorso che facevo poche righe fa - affermava che non si può pretendere di avere ottimi giornalisti se questi non sono ben pagati !
Mancano le idee e le progettualità. Se c'è qualche cosa che va imputata alle nuove generazioni ed anche alla nostra decantata Generazione X, è che siamo privi di stimoli e di idee. Non veniamo a raccontarcela, ragazzi, è così. Se poi non ci sono editori che ci stimolano, economicamente parlando, peggio ancora.
Siamo stati abituati - ad ogni modo - così bene, ovvero al benessere degli Anni '80 e '90, che abbiamo perduto il gusto ed il piacere per la sperimentazione e la trasgressione in ogni ambito.
Guardate i programmi tv o i libri di nuova uscita: tutti o quasi pressoché privi di pathos, emozione, sensazione, introspezione, trasgressione. Sembrano fatti giusto per guadagnarci qualche soldarello facile, sembra quasi che chi li ha realizzati e prodotti non si sia mimimamente "divertito" nel realizzarli e nel produrli.
Pensiamo invece agli Anni '60 e '70, alle prime radio libere, alla voglia di sperimentare, di divertirsi, ma mettendoci passione, creatività, ingegno.
Le lauree, i titoli di studio, non potranno mai colmare la passione per lo scrivere. Se non hai passione è inutile il tuo pezzo di carta in mano e questo - nella nostra Panisola - temo si faccia ancora fatica a comprenderlo. Il titolo di studio, inutilmente, ha ancora "valore legale".
Studiare è inutile se non sia hanno passioni. Se si hanno passioni, invece, è opportuno metterle a frutto e studiare per metterle a frutto.
Purtroppo, oggi, i giovani e non solo, studiano ed approfondiscono poco. Non hanno memoria storica né background culturale, né sembrano ricercali.
Mi capita spesso di parlare con adolescenti o ragazzi sui vent'anni o anche meno e rendermi conto che o non hanno passioni o, se le hanno, hanno quasi paura di metterle a frutto. E dico loro: osate, andate oltre i pregiudizi e soprattutto oltre a ciò che vi dicono gli altri, gli adulti, i media che si sono inventati una crisi che non è economica, ma di progettualità.
Non lo smetterò mai di ripeterlo.
Per tornare a risollevare il mercato editoriale, ma non solo, occorre far tornare di moda la passione e dunque l'ingegno e l'approfondimento. La voglia di studiare, ma non per un pezzo di carta che non servirà mai a nulla, ma per affinare le proprie capacità. Ciò genererà mercato e condivisione. Ma se davvero ci saranno editori e società pronte - a quel punto - ad investire, anche a scatola chiusa. Facendo guadagnare tutti, cedendo diritti, rendendo fruibili a tutti i contenuti e facendo sì che mercato ed ingegno vadano di pari passo. 

Luca Bagatin (nella foto con il collega giornalista Paolo Di Mizio)



12 luglio 2013

"Aforismi bagatiniani: "Libertà massima" by Luca Bagatin

La Chiesa cattolica predica, ma non conosce il perdono.
Per questo, sin da quando avevo 10 anni, non perdonerò mai alla Chiesa cattolica di esistere e di razzolare male.
La Corte Costituzionale ha bocciato l'abolizione delle Province.
Non sarà il caso di abolire la Corte e tutti i cortigiani ?
Un consiglio agli aspiranti giovani giornalisti: per prima cosa fatevi pagare, dopodiché scrivete un bell'articolo.
Diversamente pubblicate i vostri meravigliosi scritti gratuitamente. La libertà di scrivere non ha prezzo e, se lo ha, merita il pagamento anticipato e non le fregature.
Penso che "Amore e Libertà" avrà successo nel panorama cultural-politico-erotico, perché questi due valori sono sempre stati meta di ricerca dell'animo umano, senza mai essere stati attuati o raggiunti.
La politica è una cosa sporca.
Abbattiamola e sostituiamola con qualche cosa di colorato.
Altrimenti seguiteremo a vivere come pecore in uno Stato senza prospettive.
Alcune cose non le posso più sopportare.
Ho raggiunto il limite.
Dopodiché scomparirò.
Ma voglio decidere io il come e il quando.


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