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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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18 settembre 2015

XX Settembre: ricorrenza tradita dai liberal-giolittiani ed affossata prima dai fascisti e poi dalla partitocrazia

Con il 20 Settembre 1870, l'entrata dei bersaglieri a Porta Pia e la conseguente caduta del potere temporale del Papa dei cattolici, si compie l'Unità d'Italia.

Data storica che, prima dell'avvento dei fascismo - sceso a patti con la Chiesa cattolica – era anche considerata festa nazionale.

Festa nazionale ormai cancellata e la data pressoché dimenticata da tutti, salvo da noi anticlericali, repubblicani, mazziniani e massoni.

Non va dimenticato che il 20 Settembre vide per la prima vola uniti repubblicani mazziniani, socialisti e persino liberali che, con Cavour, dichiararono “Libera Chiesa in libero Stato”. Salvo tradire lo stesso Cavour, nel 1913, con il patto Gentiloni voluto da quello che Gaetano Salvemini definì il “Ministro della malavita”, Giovanni Giolitti.

Il patto, infatti, previde un accordo fra liberali e cattolici dell'Unione Elettorale Cattolica Italiana, che prevedeva una nutrita quantità di seggi cattolici in seno al partito liberale. E ciò per contrastare l'avanzare dei repubblicani e dei socialisti. Un patto che permise ai liberal-cattolici di ottenere il 51% dei voti. Ovviamente le elezioni erano a suffragio universale ristretto !

Ecco che lo spirito del 20 Settembre fu tradito dai liberal-giolittiani prima e affossato dal fascismo mussoliniano nel 1929 e dalla sedicente Repubblica italiana del 1948, la quale, fondata sul tacito accordo fra cattolici e comunisti, rimarrà in mano alla partitocrazia ed agli umori del Papa dei cattolici, non più Re, ma pur sempre condizionante l'attività del Parlamento, salvo essere contrastato dallo spirito libertario dei radicali, repubblicani, socialisti e liberali del dopoguerra, i quali riusciranno quantomeno ad ottenere la legge sul divorzio e sull'aborto, confermate dal voto popolare referendario.

Di questo oggi rimane ben poco. La Repubblica italiana rimane una non-Repubblica delle banane, ovvero un'oligarchia di politicanti senza arte né parte. La stessa legge sulle unioni civili che dovrebbe essere approvata è imposta da Bruxelles e sarà sicuramente all'acqua di rose. I diritti delle persone, come sempre da noi, calpestati in nome della stupidità dogmatico-religiosa, che di spirituale e di umanitario non ha mai avuto nulla.

A parte queste facili e desolanti constatazioni, desideriamo segnalare un interessante saggio, appena uscito per le ezioni Ibiskos, realizzato da Renato Traquandi, repubblicano mazziniano della prima ora, che con “Le strategie vaticane” racconta proprio le alterne vicende e rapporti fra il nascente Stato unitario e la Chiesa cattolica. Una lettura storica e politica interessante, che andrebbe suggerita anche al Papa dei cattolici Francesco o Sig, Bergoglio che dir si voglia, che ci appare piuttosto l'ennesimo burattino nelle mani di un potere che rappresenta tutto salvo che gli insegnamenti di fratellanza, povertà e uguaglianza dettati dal Cristo.


Luca Bagatin



10 luglio 2015

La (contro)riforma Giannini sulla scuola è l'ennesimo atto di macelleria sociale del Governo Renzi (lo scrivemmo già il 13 settembre 2014)

Tratto da http://lucabagatin.ilcannocchiale.it/2014/09/13/la_controriforma_giannini_sull.html

e da http://www.opinione.it/politica/2014/09/17/bagatin_politica-17-09.aspx



E' quasi suonata la campanella ! Ricomincia la scuola ! Sveglia ! Sveglia !

Ma...non è per tutti così. E non è necessariamente una buona notizia, come potrebbe esserlo per qualche studentello svogliato.

Non sarà una buona notizia, ad esempio, per gli insegnanti precari da anni e che quest'anno si ritroveranno senza una cattedra.

Non sarà una buona notizia per tutte le vittime, ad esempio, dell'imminente (contro)riforma Giannini.

E non è una buona notizia per un Paese che ha eletto o nominato una classe politica che spreca danari pubblici a go-go e ritiene che sia giusto fare macelleria sociale.

Dunque, parlavamo appunto della controriforma Giannini-Renzi o Renzi-Giannini che, di fatto, non abolirà il precariato, ma aumenterà la disoccupazione e la disperazione sociale, già di per sé molto grave.

La scuola italiana, si sa, è già abutiata ai tagli. Ma, senza una scuola efficiente, si sa anche che non vi è e non vi può essere un futuro credibile. E la soluzione non è certo l'entrata dei privati nelle scuole, come spesso accade negli USA, che certo non sono la culla della cultura, tutt'altro (si pensi al fatto che un Obama - tanto ingenuamente e scioccamente osannato in Italia - formatosi presso le scuole del suo Paese, si permette di paragonare il nostro Colosseo ad un campo di baseball ! Sic !).

Gli insegnanti precari, ovvero coloro i quali saranno presto condannati da questo Governo alla disoccupazione, sono quelli cosiddetti di “terza fascia”, ovvero coloro i quali hanno iniziato ad insegnare subito dopo la laurea ma che, di fatto, per legge, “non sono abilitati” all'insegnamento.

Che cosa significa, in questo triste Paese, essere “abilitati all'insegnamento” ? Aver frequentato un corso specifico istituito dal Ministero per l'Istruzione, l'Università e la Ricerca (MIUR), spesso della durata di due anni e con costi ingentissimi, fra tasse ed iscrizione. Ovvero un buon modo, per lo Stato, per fare cassa sulle spalle dei lavoratori, dei precari e dei disoccupati !

Insegnanti, precari e disoccupati che, frequentando tale corso, peraltro, già si sobbarcherebbero le spese di viaggio (visto che spesso i corsi si tengono nelle Università delle maggiori città italiane), le spese di soggiorno per coloro i quali abitano lontano dall'Università stessa, nonché il costo dei libri richiesti per frequentare il corso medesimo.

Ora, si consideri anche che in questo triste Paese vi sono casi di insegnanti che - pur trovandosi in “terza fascia” e non essendo quindi “abilitati” - hanno conseguito, per meriti e lavoro, punteggi superiori rispetto ad altri insegnanti che sono, invece, “abilitati”. Con la (contro)riforma Giannini - che di fatto cancellerebbe gli insegnanti di “terza fascia” - i punteggi conseguiti da costoro sarebbero considerati...inutili ! Pazzesco ! Assurdo ! Vergognoso !

Ma si rendono conto la signora Giannini ed il signor Renzi dell'iniquità che stanno per mettere in atto ? Ma si rendono conto dell'obbrobrio normativo che stanno per attuare ai danni di persone che, per anni, si sono fatti il mazzo nella scuola ? Evidentemente, fra sparate propagandistiche, secchiate mediatiche e twitter per ammazzare il tempo, costoro non riescono a rendersene conto. Oppure se ne rendono conto anche troppo bene e sanno quanto potrebbe essere utile tutto ciò al fine di far cassa se tutti quanti si “abilitassero”, pagando il famoso “pizzo” di tasse d'iscrizione al MIUR.

Ancora una volta siamo di fronte all'ennesima “svolta buona” del Governo Renzi, ovvero all'ennesima decisione autoritaria ai danni del cittadino-lavoratore-precario-disoccupato ed a tutto vantaggio delle elite, di chi è già coperto e paraculato.

L'ennesima vergogna di un'Italia guidata da una classe politica “bipartisan” senza alcuna coscienza civile e sociale.



Luca Bagatin



4 agosto 2010

Con Gianfranco Fini per un nuovo Centro-Destra: laico e liberale



Gianfranco Fini è decisamente cresciuto. Politicamente, si intende.
Non è più il vecchio missino e postfascista che conoscevamo sino a qualche anno fa, ma il portavoce di una destra che mira ad essere moderna, europea, laica, liberale e forse anche un tantino libertaria.
Una destra che guarda a David Cameron e Nicolas Sarkozy: aperta verso le minoranze, gli omosessuali, disposta a dare il voto agli immigrati regolari, ad abolire finalmente le Province e a ridurre la spesa pubblica improduttiva.
I sassolini dalle scarpe, Fini ed i suoi di Generazone Italia, se li sono finalmente tolti al punto che sono stati espulsi dal Partito di cui è Padre Padrone il Cav. Silvio Berlusconi, sostenuto dai cortigiani Bondi, Capezzone e Cicchitto.
Un partito, il PdL, che non rappresenta più gli interessi della collettività e che ha rotto da tempo il mandato con i suoi stessi elettori.
Il PdL, oramai al soldo del Padre Padrone di cui sopra e della Lega Nord alla quale il Ministro Tremonti è disposto a concedere tutto, è, nemmeno nato, già finito. Tutto come previsto per un partito che, come il suo omologo Pd, non è altro che un cartello elettorale senza storia e cultura.
E così ecco aprirsi un varco per i finiani. Un varco che potrebbe vedere la nascita di un nuovo e diverso Centro-Destra (con il trattino, ben intesi !).
Una coalizione che potrebbe vedere protagonisti i finiani, l'Udc, l'Api di Rutelli e Tabacci e noi laici, liberali, repubblicani, radicali e socialisti sparsi.
Una coalizione che potrebbe unirsi da subito attorno a pochi, ma necessari punti programmatici: abolizione delle Province, riforma elettorale con il ritorno alle preferenze, riduzione della spesa pubblica improduttiva e conseguente abbassamento delle imposte ed innalzamento della soglia della no-tax area per favorire i redditi più bassi.
Quanto ai temi laici e di diritto civile, si lasci a ciascuno libertà di coscienza in Parlamento: che i laici facciano i laici e che i cattolici giochino la loro parte conservatrice.
Ora tutto si giocherà sui numeri ed io penso che una coalizione di questo tipo, vista la crisi endemica del Pd e del PdL, non possa raccogliere meno del 20 - 25 % e giungere finanche a condizionare gli equilibri politici.

Luca Bagatin



2 agosto 2010

Per il Centenario della nascita di Mario Pannunzio, un nuovo saggio a cura del prof. Pier Franco Quaglieni


Di questo 2010 saranno in pochi a ricordare il Centenario della nascita di Mario Pannunzio, grande giornalista liberale lucchese.
Saranno in pochi perché purtroppo - o per fortuna - Pannunzio è la figura più scomoda del panorama politico e culturale del '900 italiano.
Scomodo a destra perché antifascista della prima ora, sin da quando collaborava con il pur conservatore Leo Longanesi ad "Omnibus".
Scomodo a sinistra perché anticomunista sino ad essere il primo a denunciare, sulle colonne del suo "Risorgimento Liberale", il dramma delle foibe e poi i crimini dei gulag sovietici, nei quali finì anche suo padre, pur militante comunista.
Scomodo a quel centro clericale democristiano che fu, nei fatti, il continuatore di certa politica conservatrice e fascista.
Mario Pannunzio, fra i fondatori del Partito Liberale Italiano, se ne discostò allorquando il partito di Cavour, Benedetto Croce e Luigi Einaudi, preferì l'alleanza con qualunquisti e monarchici.
Fu allora che Pannunzio fondò, nel 1949, il settimanale "Il Mondo": espressione della cultura e della politica laica e liberaldemocratica italiana.
A "Il Mondo" collaborò la crème del giornalismo, della politica e della cultura del dopoguerra: da Ugo La Malfa a Giovanni Spadolini; da Ernesto Rossi a Gaetano Salvemini, a Luigi Einaudi, a Bendetto Croce, raccogliendo così gli ex azionisti non giacobini, i liberali, i repubblicani, i socialisti autonomisti e tutti coloro i quali ritenevano possibile uno spazio politico capace di contrapporsi alle due "Chiese" autoritarie: marxista e cattolica.
Sarà dunque "Il Mondo" ed il successivo Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici, fondato dalla stesso Pannunzio e dalla "sinistra liberale", a lanciare le prime battaglie contro la speculazione edilizia, contro i monopoli, la devastazione del paesaggio, a favore del divorzio e dei diritti delle minoranze e a denunciare il dilagante malcostume politico che nacque all'indomani della fondazione della Repubblica italiana.
Tutto ciò e molto altro ancora è raccontato fra le bellissime pagine di rievocazione del saggio curato dal prof. Pier Franco Quaglieni: "Mario Pannunzio. Da Longanesi al Mondo", edito da Rubbettino.
Si alternerano, qui, interventi di Pierluigi Battista, Marcello Staglieno, Carla Sodini, Girolamo Cotroneo, Guglielmo Gallino, Mirella Serri, Angiolo Bandinelli, Mario Soldati e dello stesso Quaglieni, che è Presidente del Centro Pannunzio di Torino e che oggi è il depositario di quanto ci è rimasto di Mario Pannunzio e della sua opera.
Un saggio fra i pochi, purtroppo, assieme a quelli di Massimo Teodori e di Mirella Serri che sono stati pubblicati in questi ultimi anni.
Un saggio di rievocazione storica e giornalistica, di un giornalismo di denuncia e di proposta politica che non c'è più, ma del quale si sente assolutamente necessità in un'Italia per nulla moderna.
Un'Italia che, come scriveva lo stesso Pannunzio, ha purtroppo da sempre espresso il proprio voto per partiti "indigeni" e conservatori: fossero essi comunisti, cattolici e persino fascisti o monarchici.
"Su un elettorato di trenta milioni di individui" - scriveva Pannunzio nel 1966 - "ventitue milioni vanno a partiti diciamo così indigeni che, ad esempio, in Inghilterra e in America, in Scandinavia in pratica neppure esistono".
Gli Amici de il Mondo ed i pannunziani si sentivano invece rappresentati dai partiti della cosiddetta "Terza forza": liberali, repubblicani, radicali e socialisti, i quali in Occidente erano infatti il sale della democrazia e si contrapponevano all'oscurantismo clericale, marxista o conservatore in genere.
Partiti che, al governo dell'Italia, argineranno sino al 1992 il clericalismo ed il conservatorismo della Dc, ma che fondamentalmente non riusciranno mai a costruire un'alternativa di governo alla stessa a causa della loro esiguità e delle loro divisioni interne.
E' così che il sogno di Mario Pannunzio rimarrà incompiuto. Interrotto,  alla sua morte, dal sessantottismo, successivamente dal nascente comporomesso storico fra le "Chiese" Dc e Pci ed ucciso del tutto dalla falsa rivoluzione di Tangentopoli che, anziché moralizzare la vita pubblica, condannò a morte sicura i partiti democratici e consegnò l'Italia alle mezze calzette della politica d'oggi.

Luca Bagatin



21 luglio 2010

P2, P3, P38, Pd, PdL


Il prof. Aldo A. Mola ed il suo ultimo saggio sulla P2

Sono una volta di più concorde con l'analisi del prof. Aldo Alessandro Mola, saggista e storico, relativamente a questa storia della P3, che nei fatti non ha nulla a che vedere nè con la Massoneria - che è un'organizzazione esoterica di uomini perbene - nè tantomeno con la P2 che fu una Loggia regolare del Grande Oriente d'Italia sulla quale sono state dette e scritte un mucchio di fandonie.
Il prof. Mola, che di recente ha scritto un approfondito, documentato e mai smentito saggio sulla P2 ("Gelli e la P2 fra cronaca e Storia" Bastogi editrice), chiarisce che questa "P3" è solo una formula.
Giornalistica perlopiù. Una formula che coinvolge - eventualmente - solo faccendieri o giù di lì.
La P2, come ricorda lo stesso Mola, era una Loggia coperta ma regolare del GOI, il cui scopo era noto persino al Generale dei Carabinieri, ex partigiano ed eroe dell'antimafia Carlo Alberto Dalla Chiesa che di essa fece parte: ovvero scongiurare gli opposti estremismi e consolidare la vita democratica.
Non a caso, fra il 1994 ed il 1996, la Corte di Assise di Roma e la Corte di Cassazione assolsero i "piduisti" dall'imputazione di complitto militare e politico.
Il nostro Paese è decisamente molto strano. E' il Paese dei falsi golpe e dei falsi miti.
Il liberale Edgardo Sogno, il repubblicano Randolfo Pacciardi e - successivamente - il socialista Bettino Craxi furono messi alla gogna, mentre i parolai, i populisti ed i cattocomunisti andarono al governo: Berlusconi, Prodi, Bossi, Di Pietro.....
Sogno e Pacciardi - eroi della Resistenza antifascista - accusati di golpe militare, mentre dall'altra parte il Partito Comunista - sostenuto dall'Urss - si accaparrava via via consensi sino all'inevitabile declino con il crollo del Muro e dunque comunismo internazionale.
Ed ecco avanzare allora lo sapuracchio di Tangentopoli: in galera e vilipesi gli esponenti dei partiti demcratici, liberali, repubblicani, socialisti e sugli altari i rappresentanti dell'autoritarismo: comunisti, fascisti, leghisti, neoberlusconiani.
Sino ad arrivare ai giorni nostri ove nel Pd si vogliono "scomunicare" i massoni ed i laici, mentre dall'altra parte - nell'altro "comitato d'affari" - si baciano le pile del Vaticano.
Comitati d'affari, appunto.
Non la P2, ma il Pd, il PdL ed i loro satelliti estremisti e giustizialisti: IdV e Lega Nord.
Conventicole d'affari che hanno imposto una legge elettorale truffaldina ed antidemocratica, che manda al macero milioni di voti, che impedisce agli elettori di votare i loro rappresentanti.
Centri di potere bipartisan che truccano le regole del gioco, che mangiano alle spalle del cittadino, oggi molto più di ieri: perché senza regole, senza ideali, senza un minimo di ritegno.
Questa l'Italia di oggi che, infondo, è il prodotto di quella di trent'anni fa. Di quella che credeva alle P38 ed agli scontri di piazza piuttosto che al dialogo ed alle regole democratiche.
Di quella che "sognava la rivoluzione" che sarebbe finita inevitabilmente nell'"involuzione": dei costumi, del linguaggio, della politica.
Di quella dei "misteri" montati ad arte da certa stampa per vendere più copie e da quella che "tirava a campare", scaricando sui cittadini-elettori le sue esclusive responsabilità.
Un panorama decisamente triste. Da ripensare. Da ricostruire.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini