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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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17 giugno 2009

Perché suggerisco di andare a votare al referendum del 21 giugno e di votare per il SI


Ho sempre avuto forti perplessita, se non contrarietà, relativamente all'esistenza del quorum per quanto concerne i referendum.
Lo trovo una vera e propria presa in giro nei confronti degli elettori-contribuenti e poco importa se è previsto dalla Costituzione.
Intendiamoci: che cosa si direbbe se si introducesse un quorum per le elezioni politiche ? Se non si raggiungesse la metà più uno degli aventi diritto al voto che cosa si farebbe ? Elezioni annullate ? L'anarchia ? Il caos ? La dittatura ?
Non è serio e stupisce davvero che, quando si parla di riforma della Costituzione, non si pensi mai all'unica cosa veramente da abolire in quanto indecorosa: la presenza del quorum nei referendum.
O una persona vota per il SI o vota per il NO. Altre scappatoie sono mere furbate della classe politica nazionale. E' sempre stato così in questi ultimi anni e, personalmente, a questo gioco non ho mai accettato di starci.
Mi dispiace che moltissimi esponenti politici a me vicini - persone preparatissime e che stimo profondamente - dell'area liberale e repubblicana e relativi partiti, preferiscano aggregarsi in un comitato unitario per battere il referendum del 21 giugno- come affermano loro – mediante il non voto.
Si può essere o meno d'accordo sui singoli quesiti, ma il voler far fallire un referendum significa aver buttato danari pubblici dalla finestra. Specie se a vincere saranno i SI: indipendentemente dal numero degli elettori.
E' già successo con il referendum sulla procreazione assistita, allorquando la Chiesa cattolica ed i suoi accoliti fecero campagna per l'astensione e mi ricordo gli amici repubblicani, liberali e radicali (ed io con loro) schierati a dire che no, chi faceva campagna elettorale per l'astensione rifiutava il confronto aperto.
Ora sono io che affermo: cari amici e compagni, ora siete voi che temete l'esito delle urne !
E francamente non capisco nemmeno perché, visto che non è l'attuale legge elettorale che riuscirà mai a rappresentarvi in Parlamento.
E non è nemmeno vero che i tre questiti referendari del 21 giugno peggioreranno la situazione, in sé.
I primi due quesiti stabiliscono semplicemente che alla Camera ed al Senato vincerà il partito che ha raccolto più voti. Non mi pare ci sia nulla di scandaloso in sé, visto che ciò accade già nei Paesi anglosassoni. Posso contestare al massimo la presenza comunque degli sbarramenti – 4% per la Camera e 8% per il Senato – ma essi esistono anche nell'attuale legge elettorale.
Il problema dell'attuale legge elettorale e che il referendum vuole cancellare, è che favorisce due soli partiti: la Lega Nord ed il partito di Di Pietro. Due partiti populisti ed estremisti che condizionano pesantemente le
coalizioni (avrei capito se si fosse trattato di partiti liberali o moderati....ma così evidentemente non è).
In particolare, se passasse il SI ai due quesiti referendari, la Lega Nord vedrebbe definitivamente sbarrarsi il passo e non sarebbe più legittimata a governare e dunque a bloccare le riforme dell'attuale governo come quella dell'abolizione degli enti inutili. Province in testa.
E' a quel punto che dal PdL, partito che rimarrebbe in sella a lungo vista l'incapacità del Pd a progettare riforme credibili, potrebbe ridisegnarsi il nuovo bipolarismo per mezzo di una spaccatura costruttiva al suo interno. Da una parte potremmo così avere i Liberali (Renato Brunetta in testa seguito da Antonio Martino e con un ruolo da protagonisti di tutti i repubblicani, radicali e socialisti sparsi) e dall'altra i Conservatori (fra i quali potrebbero anche aggregarsi Rutelli e Franceschini che vedrei benissimo accanto a Maurizio Lupi ed a Bocchino).
Quanto al terzo quesito referendario, esso non prevede altro che una cosa sacrosanta e tanto invisa alle forze politiche attuali (fra cui i radicali che anche a queste ultime elezioni europee ne anno abusato): l'abolizione delle candidature multiple. Ovvero la possibilità di candidarsi in più circoscrizioni e quindi frodare implicitamente l'elettorato (un po' come la candidatura di Berlusconi in tutte le circoscrizioni italiane, quando si sapeve peraltro benissimo che egli non avrebbe potuto fare il Parlamentare europeo ! Sic !).
Ordunque non mi scandalizzerei più di tanto per i tre quesiti referendari del 21 giugno.
Mi scandalizzano ben di più il quorum e queste forze politiche, che dagli anni '90 ad oggi hanno prodotto leggi elettorali assolutamente scandalose, ovvero veri e propri scippi nei confronti degli elettori, al punto che oggi molti di loro non si recano nemmeno più alle urne.
Certo, nessuno dei quesiti referendari prevede il ritorno alle preferenze e questo è l'ennesimo scandalo italiano (anche qui lo zampino della Lega Nord c'è tutto) al quale andrà presto posto rimedio.
Ad ogni modo ciò che temo è che questi referendum andranno disertati e gli italiani si ritroveranno ancora una volta con una legge elettorale
ad hoc per il partito localista di Bossi e Calderoli. Il che, scusate, non è né il massimo né il minimo.

Luca Bagatin



9 maggio 2009

Povera Italia, povera Europa.....

                                

In un articolo di alcuni mesi fa sul mio blog, in cui parlavo delle elezioni europee, scrivevo la seguente frase:
Essendo purtuttavia e mio malgrado un tipo estremamente pratico mi immagino ciò che nei fatti – ahinoi - accadrà: sbarramento al 4 o 5%; liste calderone PD-PdL con tanti attori, cantanti, sportivi, mezze calze, cartapecore; l'Europa questa sconosciuta; Strasburgo che formaggio è !
E così è, nei fatti, accaduto: sbarramento al 4% (che non mi pare propriamente cosa democratica e dirò anche che mi preoccupa il fatto che lo adottino anche altri Paesi europei !) e presenza nelle liste di personaggi dell'universo mondo dello spettacolo, nel senso più ampio e colorito del termine.
La cosa ha scatenato – stranamente solo quest'anno – le grandi bagarre di cui, da alcuni giorni, sentiamo nei media nostrani.
Del resto non era la prima volta che ciò accadeva ! Attribiamo peraltro la presenza di questi corpi estranei nella politica italiana alla totale spettacolarizzazione della stessa, ovvero alla mancanza pressoché totale di riferimenti ideali e prima ancora culturali, che tanto avevano permeato la pur tanto vilipesa Prima Repubblica.
Oggi, qui da noi, non esistono nemmeno più le sezioni di partito ! Esistono i clubs, le conventions, tutta roba per tordi, copiata (male peraltro) da culture che hanno una storia e dei riferimenti politico-culturali completamente diversi dai nostri.
Però così, fra una convention ove si parla di governance si continuano ad ingannare gli elettori che oramai si considerano dei veri e propri consumatori (consumer ?).
In questo modo dove volete che andremo a finire ? Da nessuna parte: senza passato non c'è futuro. E non ci può essere futuro scopiazzando modelli esteri con l'intrusione nelle liste di personalità che, potranno anche essere onestissime e bravissime nei loro rispettivi campi, ma che con la politica la cultura politica c'entrano come i cavoli a merenda.
Il professionismo della politica e la passione per la politica sono dei valori, cari miei. Non sono certo indice di disonestà, come hanno voluto farci credere dal '93 a questa parte !
E' ora che tornino in pista militanti e personalità che masticano politica dalla mattina alla sera. E poco importa se sono bocconian-plurilaureati (che una laurea oggi non la si nega più a nessuno) o esteticamente avvenenti.
Sì, perché c'è anche questa storia del fatto che si deve essere avvenenti, piacenti, non sgradevoli alla vista. Su questo punto il Cavaliere mi ha profondamente deluso debbo dire, ascoltandolo l'altra sera da Vespa.
Non mi è piaciuto nemmeno un certo sarcasmo nella rubrica di “Libero” (giornale che pur apprezzo per la sua libertarietà e che leggo spesso e ben volentieri) del 6 maggio scorso nella rubrica satirica Cabaret, nella quale vediamo una vignetta con la Mussolini e la Carfagna smaglianti e sorridenti, con dall'altra parte delle tristissime Livia Turco, Rosy Bindi e Jervolino e, in alto, la scritta: QUOTE ROSA E...QUOTE RACCHIE.
Mi è sembrato, insomma, di pessimo gusto anche perché non si possono fare discriminazioni – ancorché satiriche - in base all'estetica. L'ho sempre detto e scritto difendendo lo stesso Berlusconi dal sarcasmo sulla sua altezza (che peraltro è anche la mia !). Trovo tutto ciò affatto divertente e totalmente fuorviante.
Una persona la si valuta per ben altre qualità. E guarda caso nella Prima Repubblica i politici più capaci erano forse quelli meno avvenenti.....Ma questo è un altro discorso.
Tutto ciò, insomma, per evidenziare semplicemente come si sia deteriorato il contesto politico italiano nel suo complesso.
Non si può pensare di costruire, ovvero di ricostruire un Paese senza andarsi a studiare la storia e le realizzazioni di tutti i Padri della Patria, dell'Europa, delle democrazie Occidentali. Senza avere i rudimenti del diritto italiano ed europeo. Senza aver mai fatto politica militante.
Pensavo non a caso alle tre giovani ragazze del Movimento Federalista Europeo di Udine, Diana Coseano, Giulia Tasso e Greta Facile, che ho recentissimamente intervistato per “La Voce Repubblicana”: sono brave e preparate, ma loro stesse in questo momento non hanno alcuna intenzione di fare politica ! E lo credo, in questo contesto !
Un tempo la selezione della classe dirigente avveniva nel modo assai più democratico e naturale: a partire dalle sezioni di partito. Allora c'era una vera e propria “base militante e pensante” in tutti i partiti nazionali. Allora, prima si passava per le elezioni comunali, poi per quelle provinciali, poi ancora, forse, per quelle nazionali ed europee.
La classe politica di allora era animata dalla passione, i partiti di governo si guardavano bene dall'andare in piazza a far inutili schiamazzi, il personale politico era scelto via via dal basso e non dai “commissari nazionali” o da chi per loro.
Sarebbe il caso di riflettere, io penso, su queste cosette. E chiedersi anche il motivo per il quale c'è e ci sarà sempre minore afflusso alle elezioni e sempre minor interesse par la politica.
Svecchiare la classe dirigente significa partire, ovvero ri-partire dal basso. Dai partiti, quelli veri e storici ! Non certo continuando a spettacolarizzare un dibattito destra-sinistra (parole e categorie politiche totalmente vuote e prive di intrinseco significato) che è stantio da più di un decennio e che non sarà in grado di garantirci un serio avvenire.

Luca Bagatin



5 maggio 2009

DIVORZIO ALL'ITALIANA O DIVORZIO ITALIANO ?

                                              

A dire la verità non vorremmo parlare troppo di Miriam Raffaella Bartolini. Già lo stanno facendo così tanto i media nostrani da farcene venire la neusea. Però tant'è.
Sì, perché è di Miriam e del suo imminente divorzio dal marito, Silvio Berlusconi, che si stanno occupando pagine e pagine di quotidiani. Specie nelle pagine che dovrebbero trattare specificatamente di politica.
Miriam, ovvero Veronica Lario, che è in realtà il suo pseudonimo.
Proviamo simpatia per questa grande donna libera, che, a differenza delle varie Carlà o Michelle, non accompagna mai il marito negli incontri pubblici e/o di gala. Lo faceva nel '94 ma poi ha smesso.
Dietro ad un grande uomo c'è sempre una grande donna. Ma dietro a Silvio, forse, lei non c'è mai stata e forse è stata la prima a rammaricarsi di quella sua “discesa nell'arena politica” che, nei fatti, non passerà mai veramente alla Storia.
Non passerà in quanto priva di ogni merito. Il Cavaliere non ha fatto altro che raccogliere l'eredità dei partiti democratici di pentapartito (Dc, Psi, Pri, Psdi, Pli) spazzati via dalla Falsa Rivoluzione giustizialista, che erano anche gli unici veramente in grado di governare l'Italia. Si è trovato, dunque, al momento e nel posto giusto, come si suol dire.
Non ha meriti suoi, invero. Se non la fortuna di essersi trovato oltretutto di fronte un'opposizione dossettiana e cattocomunista fallimentare e storicamente minoritaria. E poi il merito di circondarsi tutto sommato di collaboratori e ministri con una certa stoffa e con i controfiocchi come Renato Brunetta.
Per il resto la tanto decantata Rivoluzione Liberale del '94 è stata messa in soffitta da quel dì. E non bastano certo le riforme della Pubblica Amministrazione o qualche ammortizzatore sociale a renderla concreta. Meglio che niente, certo, ma neanche tutto questo gran risultato !
Per il resto, ammiriamo Miriam-Veronica. Questa donna che ha cresciuto i suoi figli in totale libertà di pensiero evitando di farli diventare dei bamboccioni à la page con relativi scandali al seguito.
E poi ella ha anche avuto il coraggio di ammettere che politicamente la pensa da sempre diversamente dal marito. Che un tempo votava per i socialisti di Bettino e persino per i radicali e che sul referendum sulla fecondazione assistita invitava a votare ed a votare sì.
Una liberale senza falsi moralismi. Forse esattamente il contrario del marito, decisamente troppo moralista in politica e sostanzialmente lontano dai Cavour e dai Tocqueville.
Ovviamente, di Veronica, non abbiamo mai capito il suo essere azionista di maggioranza del quotidiano teocon di Giuliano Ferrara “Il Foglio”, ma forse ciò può essere dovuto proprio alla sua volterrianità di pensiero.
Non sappiamo, invero, i veri motivi per i quali ella intenda divorziare dall'attuale Premier.
Avrà influito il suo essere a tratti simpaticamente “farfallone” in pubblico ? Avrà influito quella cosiddetta stretta relazione intrecciata dal marito con l'annunciatrice Rai-Tv Virginia Sanjust nel 2003 (figlia di Antonella Interlenghi, attrice icona degli anni '80, che peraltro ricordammo con simpatia in un vecchio articolo sull'Opinione delle Libertà n.d.r.) che è anche oggetto di un recente volume edito dalla Kaos Edizioni dal titolo “Intrigo di Stato” ?
Non sappiamo e forse nemmeno ci interessa, in sé.
Affari privati dunque. Non è il caso di speculare sulla cosa politicamente, visto che sarebbe profondamente sleale, inutile e fuoriluogo.
Certo se il Pd avesse argomenti politici seri da snocciolare, non avrebbe bisogno di appigliarsi a checchessia e/o a chicchessia. Così non è. E dunque teniamoci pure questo governo per gli anni a venire, visto che comunque non c'è alternativa.
Umanamente, ad ogni modo, ribadiamo la nostra simpatia per la Signora Bartolini-Lario...e che il Premier possa - da questa pur triste esperienza - trarne qualche utile conclusione.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini