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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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13 gennaio 2014

Bettino Craxi: colui il quale rese protagonista il Socialismo liberale in Italia

Sono passati quattordici anni da quando Bettino Craxi lasciò questa terra.

Uno statista a cui furono negati i funerali di Stato. Uno statista bollato come “criminale matricolato”.

Uno statista che, ad ogni modo, non ebbe bisogno di alcuna riabilitazione postuma, giacché la sua storia politica e personale vinsero su tutto il resto.

Il Socialismo liberale rilanciato da Bettino Craxi dal 1976 in avanti, ovvero il recupero della tradizione dei Filippo Turati e dei fratelli Carlo e Nello Rosselli - con punte di garibaldinismo e di mazzinianesimo repubblicano - hanno trionfato già alla fine degli Anni '80 in tutto il mondo.

Fu quel Socialismo, inviso alla tradizione cattolica, comunista e fascista italiana che rese Bettino Craxi il nemico numero uno, da battere e combattere con ogni mezzo.

E fu un peccato proprio perché, con la fine politica e personale di Bettino Craxi, in Italia morirà anche la Sinistra.

Un interessante saggio a cura di Andrea Spiri e edito da Marsilio alcuni anni fa, dal titolo “Bettino Craxi, il riformismo e la sinistra italiana”, il quale raccoglie numerosi interventi di studiosi ed autorevoli esponenti socialisti, ripercorre un po' il rapporto fra il Psi di Craxi ed il Partito Comunista Italiano. Un rapporto duro ma franco, almeno da parte di Craxi, il quale, con a caduta del Muro di Berlino propone ai comunisti di entrare nel Psi e di costituire un grande partito di sinistra di Unità Socialista. Fu un'illusione durata poco, in quanto i comunisti, sin dal 1948 e con sempre maggiore vigore negli Anni '70 – '80 e '90, cercheranno un rapporto privilegiato unicamente con il mondo cattolico e conservatore. Non sarà un caso se, proprio la caduta del sistema dei partiti democratici in Italia, porterà alla nascita di due grandi comitati d'affari che, solo nominalmente, si schiereranno uno a destra (il Polo berlusconiano in salsa fascio-leghista) e l'altro a sinistra (il carrozzone cattocomunista).

A Bettino Craxi sarà attribuito di tutto e di più, proprio a lui che, nel 1993 affermerà candidamente che il sistema di finanziamento pubblico illegale ai partiti era un sistema che tutti conoscevano e ne facevano uso ed abuso. Fece comodo, allora, anche nel suo stesso Psi fare gli gnorri e attribuire a lui ed unicamente a lui tutte le colpe.

Ma, andiamo con ordine. Chi fu Bettino Craxi ?

Figlio di un avvocato socialista, antifascista della prima ora, Craxi respirerà sin da ragazzo l'aria riformista di Milano, che lo porterà presto a ricoprire importanti incarichi di Assessore al Comune e, via via, importanti incarichi nella Direzione Nazionale del Psi.

Nel 1976, socialista autonomista sostenuto dal Padre della Nazione Pietro Nenni riuscì, grazie all'appoggio della sinistra socialista di Claudio Signorile, a farsi eleggere Segretario nazionale del partito. Un partito, quello socialista, che Craxi saprà rinnovare culturalmente, politicamente e sotto il profilo dell'immagine. Il Psi craxiano diventerà finalmente un partito moderno, liberale, libertario, nazionale, interclassista. Aperto al mercato ed al mondo del lavoro in un'Italia che stava rapidamente mutando.

Il Psi di Craxi sarà sì anticomunista, ma farà di tutto per “socialdemocratizzare” i comunisti. Purtuttavia non riuscendovi mai.

Aspre furono le lotte “a sinistra”, ma la Storia diede ragione ai socialisti e torto ai comunisti: con l'abbattimento della scala mobile, voluto da Craxi, infatti, l'inflazione scenderà vertiginosamente e chi ricorda gli Anni '80 craxiani li ricorda come una nuova età dell'oro sotto il profilo economico e sociale.

Inoltre Craxi, pur perseguendo una politica atlantista, fu amico e sostenitore, anche finanziario, di tutti i movimenti di liberazione da quello socialista greco guidato da Panagulis sino a quello cileno. In questo senso recuperò, coscientemente, lo spirito internazionalista incarnato da Giuseppe Garibaldi, che fu l'eroe al quale si ispirò per tutta la vita, possedendone anche numerosi cimeli.

Interessante e profondo fu poi il rapporto fra il Psi di Craxi ed il Partito Radicale di Marco Pannella, che li vide uniti in battaglie come il divorzio, l'aborto, il voto ai diciottenni, la separazione delle carriere dei magistrati e la responsabilità civile dei giudici. Rapporto che, negli Anni '80, portò anche ad una lista comune che vide uniti, in alcuni collegi senatoriali, il Psi, il Psdi ed il Partito Radicale.

Purtuttavia, pur essendovi allora le condizioni per la nascita di una terza forza laico-radicalsocialista (come accadde qualche tempo prima in Francia, con Mitterand), tutto sfumò ben presto a causa della diffidenza craxiana nei confronti di Pannella da una parte e dalle strategie pannelliane, che a tutto tendevano tranne che a creare una terza forza laica.

Fu un vero peccato perché in questo modo il 25% dell'elettorato laico divenne, ben presto, via via ininfluente, finendo per favorire i due conservatorismi, quello cattolico e quello comunista che, dal 1994, finirono per prendere il sopravvento assieme ai neofascisti ed ai leghisti, sdoganati da Berlusconi.

E' improprio dire che Berlusconi fu l'erede di Craxi. E ciò per molte ragioni. E' vero che Berlusconi gli fu amico, ma è altrettanto vero che i due avevano idee e prospettive politiche molto distanti, se non diametralmente opposte.

Se Craxi da una parte vedeva Berlusconi come un innovatore in ambito televisivo, da contrapporre al monopolio lottizzato e partitocratico della Rai, dall'altra Berlusconi utilizzò Craxi unicamente per il proprio tornaconto personale.

Purtuttavia va notato che, allorquanto i partiti democratici e laici della Prima Repubblica scomparvero, uccisi dalla mannaia giustizialista del biennio 1992-1993, gli elettori socialisti preferirono in massa il Polo berlusconiano rispetto a quello cattocomunista.

E non fu un caso, peraltro, che intellettuali marxisti (poi su posizioni socialiste liberali) come Lucio Colletti, aderissero e diventassero deputati della “prima edizione” di Forza Italia.

Allora Forza Italia, almeno a parole, portava avanti un programma di riforme liberali e laiche che coagularono presto attorno ad essa energie liberalsocialiste e repubblicane. Ma fu un breve idillio, al punto che il Polo berlusconiano, alleato ai neofascisti, ai leghisti ed ai democristian-clericali, divenne ben presto il polo dell'inciucio con i cattocomunisti ed il ricettacolo del peggior conservatorismo italiano che ha portato l'Italia all'attuale declino.

Purtroppo molti furono coloro i quali, prima fedeli craxiani, divennero poi fedeli berlusconiani. Più per tornaconto personale e per incapacità di prospettiva politica che per altro.

Bettino Craxi, dunque, fu tradito da più parti: dai postcomunisti con i quali pur cercò un'intesa; dai social-opportunisti che albergavano nelle sue stesse fila e che trovarono presto casa chi nel carro cattocomunista chi in quello berlusconiano, molti dei quali persino al governo con Berlusconi ed infine fu tradito da quell'elettorato che - però qui forse a ragione - non gli perdonava di essersi arroccato su posizioni di potere vicine - se non contigue - a quelle di Forlani e Andreotti.

E' un fatto, ad ogni modo, che quella stagione storica, ovvero quella di un Partito Socialista protagonista della scena politica italiana e mondiale, è terminata per sempre.


Luca Bagatin



8 maggio 2012

Analisi delle amministrative 2012 e proposte per un vero Partito per le Libertà (civili, economiche, sociali, sessuali)


Sensibile calo dell'affluenza alle urne, pieno successo del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e disfatta del PdL.
Questa la fotografia delle amministrative 2012.
Una fotografia che, invero, era non solo prevedibile, ma persino auspicabile.
Auspicabile in quanto monito per una classe politica incapace, corrotta, tartassona, burocratica e partitocratica.
Una classe politica che, negli ultimi vent'anni, ha lanciato slogan e promesse a vanvera, senza riformare alcunchè.
Anzi: tale classe politica ha esautorato i cittadini del loro diritto al voto per mezzo di leggi elettorali "ad hoc" per favorire questo o quel candidato scelto dalle Segreterie nazionali; ha scippato agli elettori i risultati dei referendum su abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e privatizzazione della Rai, nonché ha disatteso l'abolizione delle Province, come richiesto dalla maggioranza degli elettori italiani.
Elettori in particolare liberali e moderati che, giustamente, oggi non si riconoscono più nel PdL, ormai diventato un comitato d'affari ad uso e consumo degli accoliti di Berlusconi, peraltro con evidenti tendenze stataliste e burocratiche. Gli elettori liberali e moderati, hanno ormai dimostrato che preferiscono o non andare a votare, oppure scelgliere il partito di Grillo.
Ora, io non sono d'accordo con moltissimi punti programmatici di Beppe Grillo, purtuttavia riconosco una profonda validità di ciò che afferma, quando si propone di contrastare la partitocrazia e la corruzione dilagante. E' vergognoso, infatti, candidare inquisiti e corrotti. E' altrettanto vergognoso che i partiti si facciano le leggi a loro esclusivo uso e consumo ed a diretto danno dei cittadini-elettori.
E' quanto è accaduto ed, in questo senso, Beppe Grillo ha ragione da vendere. Oltretutto ha il grandissimo pregio di presentarsi al di fuori di qualsiasi schieramento e logica politica "destra-sinistra".
E' questione annosa, quella della lotta alla partitocrazia. Una lotta che, in tanti anni, hanno combattuto i soli Radicali di Pannunzio e successivamente di Pannella ed il movimento Unione Democratica Nuova Repubblica, fondato dal repubblicano mazziniano Randolfo Pacciardi, negli anni '60.
Oggi è una battaglia più che mai prioritaria e necessaria, poichè, la vera antipolitica, è quella che portano avanti il Pd ed il PdL, in primis, da troppi anni. Ed i risultati, in termini di sfacelo economico-politico, si sono visti.
Occorre ridare voce ai liberali ed ai moderati italiani, che oggi non hanno più una casa. Occorre dare voce alle partite IVA, alle piccole e medie aziende soffocate da debiti ed imposte elevatissime. Occorre dare voce ai laici, che mal sopportano le elucubrazioni religiose del Vaticano, le quali impediscono all'Italia una seria e sana ricerca scientifica e che impediscono alle coppie di fatto di avere i medesimi diritti delle coppie sposate.
Occorre un nuovo, vero, Partito per le Libertà. Civili, economiche, sociali, sessuali. Un partito che sappia dialogare anche con Beppe Grillo e che prenda dal Movimento 5 Stelle, quanto di meglio ha da dare in termini di onestà morale ed intellettuale.
Un partito che parli un linguaggio non ideologico, leggero, antipartitocratico. Che non parli ai soliti "accoliti", ma alle persone comuni e che si contrapponga ad un carrozzone cattocomunista "centrosinistro" che, se tornasse al governo, saprebbe riportare in auge solamente tasse, burocrazia e vantaggi per i soliti noti.
Se non ora, quando ?
Diversamente, a noi liberali, moderati e libertari, non rimarrà che un arma. Civile e nonviolenta: l'ormai consueto sciopero del voto.

Luca Bagatin



2 maggio 2012

Amministrative 2012: il mio appello (liberale e libertario) al NON voto


Le elezioni amministrative del 6 e 7 maggio prossimi saranno un ottimo laboratorio.
Un ottimo laboratorio di prova per tutti coloro i quali si rifiutano di dare il loro appoggio e sostegno ad una classe politica intellettualmente e moralmente disonesta, pasticciona, incapace di fare radicali e serie riforme liberali (per introdurne alcune, infatti, c'è voluto un governo tecnico !). Una classe politica tartassona e statalista.
Ora, io non sono affatto per l'antipolitica. Ho iniziato a fare politica fra i 16 ed i 17 anni, mi sono candidato due volte ad elezioni provinciali ed una alle comunali. Sempre in liste indipendenti che sostenevano l'abolizione degli enti inutili, la riduzione degli sprechi e per la lotta alla partitocrazia.
Sono stato iscritto a partiti storici e di governo dell'area laica e liberale e lì ho anche ricoperto importanti incarichi.
Purtuttavia e proprio per questo non ho il prosciutto sugli occhi e ritengo di amare a sufficienza la vera politica e di essere immunizzato dall'antipoltica alla Grillo, ma anche a quella dei Bersani, degli Alfano, dei Bossi, dei Casini e dei Di Pietro.
Una recente inchiesta dei giornalisti Stella e Rizzo ha rilevato come i costi delle amministrazioni italiane siano lievitati: fra il 2000 ed il 2009 le uscite delle Regioni italiane sono passate da 119 a 209 miliardi di euro.
Le Province, poi, continuano a succhiare inutilmente danaro, per non parlare di micro-Comuni italiani che potrebbero, più utilmente, essere accorpati e la medesima sorte potrebbe toccare a Consorzi e Comunità montane.
In tutto ciò non c'è nessuna forza politica che, alle prossime amministrative, si candidi per ridurre questo immane Carrozzone pubblico che ci sta costando in termini di imposte, fra IMU ed aumenti dell'IVA.
Oltre a ciò i partiti stanno continuando a distribuirsi i rimborseggi (nonostante fossero stati aboliti da un noto referendum Radicale) e, quanto alla privatizzazione del Carrozzone Rai, nemmeno se ne parla più (altro referendum Radicale vinto a stragrande maggioranza ed il cui esito è stato disatteso !).
Questa non è politica: è partitocrazia selvaggia. E' potere tolto ai cittadini, i quali hanno solo un'arma nonviolenta e civile: il NON VOTO.
Un non voto che, se superasse il 50%, forse, darebbe un segnale alla politica e potrebbe invitare "questi" politici che talvolta si camuffano nelle civiche, a trovarsi un altro mestiere.
Occorre, insomma, ripartire da zero per ricostruire: mandare a casa questa classe politica, avviare un'Assemblea Costituente con personale politico completamente rinnovato e, possibilmente, con forze politiche completamente nuove, le quali aboliscano i finanziamenti pubblici a partiti e giornali (tutti, non solo agli organi di partito); che aboliscano Province ed enti inutili; che accorpino i Comuni di medio-piccole dimensioni; che riducano l'IVA, aboliscano l'IMU, privatizzino la Rai. Introducano, finalmente, una legge elettorale chiara e diretta, con l'elezione diretta del Presidente della Repubblica con funzioni di governo.
Forse, allora, l'Italia sarà un Paese che in Europa potrà davvero contare ed imporre le sue regole e non rimanere una "macchietta" in balìa di burocrati e politicanti parolai.


Luca Bagatin



5 marzo 2012

Legge elettorale e riforma dei partiti


Volendo tornare all'aspetto che ho illustrato alcuni giorni fa, relativo alla legge elettorale che, vorrei ricordare, potrebbe benissimo prevedere due schede elettorali: una per l'elezione diretta - a turno unico - del Presidente della Repubblica, con funzioni di governo e slegato dai partiti ed una per l'elezione del Parlamento, monocamerale, con funzioni unicamente legislative e di controllo ed eletto su base proporzionale pura, senza sbarramenti, si potrebbe aggiungere che è necessaria una radicale riforma dei partiti politici in modo da renderli finalmente trasparenti.
Ciò si potrebbe ottenere prevedendo che essi abbiano finalmente personalità giuridica e siano soggetti a tutti i controlli previsti per qualsiasi associazione riconosciuta o azienda.
In tal senso andrebbe abolito il finanziamento pubblico ai partiti, anche nella misura dei cosiddetti rimborsi (leggi: rimborseggi) elettorali. I partiti, infatti, potrebbero finanziarsi per mezzo del ricorso al finanziamento privato, debitamente registrato in bilanci pubblici, certificati e sottoposti a rigorosi controlli.
Al finanziamento privato, agevolato sotto il profilo fiscale, i partiti potrebbero attingere naturalmente in vario modo, come avviene già oggi in molti Paesi civili e democratici: Stati Uniti d'America in primis.
Per quanto concerne il Presidente della Repubblica eletto direttamente dai cittadini, sarebbe opportuno stabilire che egli debba essere completamente slegato dalle forze politiche e possa finanziarsi anch'egli unicamente per mezzo del finanziamento dei suoi supporters, siano soggetti privati o aziende o partiti stessi, ma, ad ogni modo, tutto ciò deve avvenire alla luce del sole ed in modo che l'elettorato possa conoscere nel dettaglio come e perché è finanziato questo o quel candidato.
Candidato che dovrebbe presentare agli elettori - prima delle elezioni - un programma dettagliato su che cosa intende fare o non fare, ove intende prendere i fondi necessari alla realizzazione delle sue opere e come e perché intende realizzarle.
Poco importerebbe, a quel punto, il suo colore o non colore politico: l'importante sarebbe unicamente il suo programma e come intende attuarlo.
E poco importrebbe anche il colore politico maggioritario del Parlamento, il cui compito dovrebbe essere unicamente legislativo e ciò permetterebbe, con ogni probabilità, maggiori intese bipartisan anche fra forze o personalità diverse, nel pieno interesse del Paese. Questi sono solo alcune proposte di libertà e laicità che mi sento di avanzare e che, ne sono certo, avrebbero un consenso popolare molto elevato proprio in quanto capaci di restituire trasparenza alla politica, ridurre il potere dell'oligarchia partitocratica e garantire, finalmente, stabilità governativa.

Luca Bagatin



7 febbraio 2012

Per una Nuova Repubblica...ricordando quella Romana


La Repubblica Romana e chi se la ricorda più ?
Se non ci si ricorda di essa allora significa che non la si è voluta ricordare. Ed in effetti, se andiamo alle cronache scolastiche, non è che la si approfondisca poi molto, per quanto, tale storico avvenimento è e fu per l'Italia la base della sua futura democrazia.
Ma, andiamo con ordine.
Che cosa accadde esattamente il 9 febbraio del 1849 ?
Fu proclamata, appunto, la prima Repubblica libera, democratica e laica d'Italia. Con una Costituzione ben più libera, democratica e laica, persino della Costituzione della Repubblica italiana del 1948 che, invero, nacque dal tristissimo compromesso fra clericali e comunisti, ovvero i continuatori di quel fascismo che, a parole, dicevano di voler combattere.
Ordunque della Repubblica Romana e della conseguente Costituzione, Giuseppe Mazzini ne fu il propugnatore ed ispiratore politico e fu grazie al valore militare ed al sangue versato dai garibaldini e dal popolo romano, se i moti insurrezionali ebbero successo ed il Papa Pio IX si vide costretto a fuggire a Gaeta.
Fu dunque una rivoluzione di popolo quella che porterà Mazzini al Quirinale, trimunviro assieme ai repubblicani Aurelio Saffi e Carlo Armellini.
Una volta scacciato Papa Pio IX, dunque, la Repubblica si dotò immediatamente di una Costituzione liberale la quale, agli Articoli I e II, stabiliva che la sovranità spettasse unicamente al Popolo, il quale si dava per regola tre principi fondamentali: l’eguaglianza, la libertà e la fraternità, senza riconoscere alcun privilegio di casta o di titolo nobiliare.
In tutto il Documento si può peraltro notare come essa ricalcasse perfettamente i principi della Costituzione democratica degli Stati Uniti d’America redatta alla fine del ‘700, ovvero quanto gli USA avevano scacciato il tirannico regime monarchico inglese. Inoltre si può notare quanto fosse liberale e tutt’altro che antireligioso lo spirito di tale Costituzione, la quale, all’Articolo VIII dei Principi Fondamentali stabiliva che al Papa sarebbero comunque state concesse tutte le “guarentigie necessarie per l’esercizio indipendente del potere spirituale” e, all’Articolo precedente, si stabiliva la piena libertà religiosa dei cittadini della Repubblica.
I risorgimentali mazziniani, peraltro, fondarono la Repubblica non su valori materialisti ed ateistici, bensì su valori spirituali e teisti, considerando la Divinità - ovvero il concetto "Dio e Popolo" impresso nella bandiera Tricolore della Repubblica - quale entità adogmatica al di sopra di ogni Potere costituito o, peggio, prostituito come invece era quello papalino.
La Repubblica Romana sopravvisse solamente cinque mesi: soffocata nel sangue il 3 luglio 1849, dopo un mese di assedio, dai soldati francesi di Napoleone III alleati al Papa. Purtuttavia essa fu un evento storico fondamentale e di svolta nelle lotte risorgimentali per l’Unità d’Italia nonché per gettare il seme della speranza verso la creazione di uno Stato laico, civile e repubblicano.
Uno Stato libero dall’influenza della Chiesa e di Casa Savoia, entrambe ree di aver gettato gli italiani, specie i popolani e le classi sociali meno abbienti in generale, nel più nero sottosviluppo.
Oggi, dicevamo, a parte qualche fugace passaggio televisivo come ad esempio la fiction dedicata alla figura di Anita Garibaldi, recentemente andata in onda su Rai Uno, della Repubblica Romana non vi è quasi traccia fra il popolo, spesso bue, che rischia ogni giorno di più di involvere e di mandare al Potere la solita masnada clericale, cattocomunista, leghista o conservatrice senza nè arte nè parte.
Occorrerebbe tornare allo spirito dei giovani mazziniani che si immolavano per la Repubblica. Una Repubblica che, con Randolfo Pacciardi, vorremmo Nuova: senza finanziamenti pubblici a partiti e sindacati; Presidenziale nel solco degli insegnamenti di Mazzini; laica perché non asservita a nessuna volontà religiosa o di parte.
Occorrerebbe un'unità dei laici, dei repubblicani, dei liberali, dei liberalsocialisti sparsi in ogni dove. Occorrono soprattutto giovani che delle "mummificate celebrazioni" accademiche non ne possono più. E che non ne possono più di essere soggetti e personale politico incapace o quasi centenario.
Sono appena passate le celebrazioni dei 150 anni di Unità d'Italia, ma nessuno ancora si rende conto che, forse, l'Italia andrebbe riunificata nuovamente. Andrebbero denunciate ed annullate le sacche di parassitismo, clientelismo, corruttela presenti in ogni dove. Andrebbero decurtati del 40 - 50% tutti gli emolumenti e stipendi alla classe politica, che dovrebbe svolgere una funzione di servizio alla comunità e non vivere alle spalle di essa. Andrebbero laicizzati e democratizzati i programmi di insegnamento, introducendo nelle scuole i "Doveri dell'Uomo" di Mazzini, piccolo compedio di vita morale, etica e civile, lontana anni luce dalle assurdità anti-umanitarie del marxismo che corruppe un'infinità di menti a cavallo fra gli anni '60 e '70 del Novecento.
Occorre, insomma, tornare sulle barricate per una nuova Repubblica Romana, anzi, per una nuova Repubblica Italiana.
Perché questa qui non ci piace punto.


Luca Bagatin



29 marzo 2010

PENSA CON LA TUA TESTA ! ESCI DAL BRODO PRIMORDIALE !

BER & BER
MA DAVVERO VOLETE ANCORA CHE QUESTI DUE CONTINUINO A DARVELA A
BERE ???




L'INFANTILISMO PALESE DI UNO CHE HA BRUCIATO LE TAPPE.....
SENZA ARTE NE' (MOLTA) PARTE



POPULISMO ALL'AMATRICIANA



DEFORMATORI PROFESSIONALI



SUPERVIzzIONE CLERICALE



STOP AL CATTOCOMUNCLERICAL(S)FASCISMO

LIBERA LA CREATIVITA'
LIBERTA' E' CREATIVITA'
CREATIVITA' E' LIBERAZIONE
EROS E' LIBERAZIONE
INDIVIDUO E' LIBERAZIONE
DIRITTO E' LIBERAZIONE
CIVILTA' E' LIBERAZIONE
INNOCENZA E' LIBERAZIONE
APPROFONDIRE SEMPRE !
MEDIASTICARE MAI !

LIBERAZIONE
INDIVIDUALE
SESSUALE
ECONOMICA
PSICOPERSONALE
OMOSESSUALE
CREATIVA
TRANSGENDER
RELIGIOSA
SPIRITUALE
ARTISTICA

E-VOLUTION NOT RE-VOLUTION
RIGHT NOW !
DIRITTI CIVILI ORA !
VENITE !
VENITE INSIEME !

PENSATE CON LA VOSTRA TESTA
USCITE DAL BRODO PRIMORDIALE

(da "Neuropolitica" del Dr. Timothy Leary)



12 marzo 2010

"REGOLE O NON REGOLE, LEGGI O NON LEGGI" articolo di Peter Boom

ITALIA: PAESE DEL MAL-GODI
presentazione di Luca Bagatin



Peter Boom esordisce in questo suo nuovo articolo con una cosa che abbiamo peraltro denunciato in questi giorni: l'incompetenza di taluni esponenti del PdL nella presentazione delle liste elettorali per le regionali del 28 e 29 marzo prossimi.
Una vergogna che certo ridicolizza il governo ed il PdL tutto.
L'Italia è il Paese dalle troppe leggi e regolamenti.
Leggi e regolamenti che valgono per qualcuno, ma non per tutti. Chissà mai perché.
E' il Paese della Casta della politica, della magistratura, degli Ordini professionali.
E' il Paese degli irresponsabili (come i magistrati che, se mandano in galera un innocente - oltre a non pagare di tasca propria - continuano a fare la loro bella carriera).
E' il Paese che - dimenticando la lezione di civiltà dell'ottimo Sindaco di Roma Ernesto Nathan - preferisce farsi dettar legge dal Vaticano.
Peter Boom denuncia questo e molto altro ancora.
Mi sento solamente di dissentire per quanto concerne i talk-show che qui, l'amico Peter, difende.
I talk-show proposti dal disservizio pubblico radiotelevisivo, gestiti da Vespa passando per Santoro e Floris, non sono che delle macchine-mediatico-deformative ad uso e consumo dei loro stessi presentatori.
Indegni di un Paese ove è consentito il libero ed aperto confronto.
Confronto possibile laddove non esistessero faziosità politiche o di comodo ed ove i palinsesti non inseguissero mere logiche commerciali.
L'opposto, insomma, di quanto avviene nella Rai-Tv.

Luca Bagatin

REGOLE O NON REGOLE, LEGGI O NON LEGGI
di Peter Boom



Brutta crisi politica a causa della probabile stupidità di politici che non riescono a consegnare entro il giorno e l'ora stabilita la lista dei candidati di un partito politico. Un bell'esempio di efficienza che non dà molte speranze di buon governo.
Proteste varie, regole in corso di sregolazione!
Ma bisogna rendersi ben conto che questa sregolazione creerebbe un gravissimo precedente in un paese nel quale la giustizia viene già tanto calpestata da chi si sente più forte. Fare in modo che le leggi e le regole vengono ignorate o cambiate a secondo la convenienza del momento vuol dire che tutte le leggi o regole possono venir depredate dal loro significato e valore.
Così un paese lo si manda ulteriormente allo sfascio.
Già il sistema fiscale fa acqua da tutte le parti come anche l'apparato giudiziario che, grazie a politiche volutamente sbagliate, non riesce a funzionare in modo efficiente.
In questo modo la legge non riesce ad essere uguale per tutti. Infatti le carceri sono, malgrado gli sforzi delle Forze dell'Ordine, piene di gente povera e diseredata. Chi è ricco o potente riesce quasi sempre ad evitarla o ci rimane solo per poco tempo.
Anche per ciò che riguarda la libertà d'espressione nel campo multimediatico siamo oramai vittime di una censura sfrenata attuata da chi esercita il proprio potere su giornali e televisioni. Ora ci hanno tolto pure i talk-show!
Non esiste l'uguaglianza neanche per il Vaticano, che dovrebbe invece essere la principale forza morale per difendere le leggi contro la pedofilia e le truffe finanziarie (IOR).
Il portavoce ha dichiarato semplicemente che “è sbagliato accusare solo il clero”. Sic!
Il grande teologo Hans Küng ha affermato che abolire la regola del celibato è l'unica soluzione per abbattere l'epidemia pedofila dei preti che è stata vergognosamente tenuta segreta anche da un documento firmato dallo stesso Papa.
Molte violenze su bambine e bambini stanno venendo alla luce, ma sembra che sia solo la punta dell'iceberg, in paesi come il Canada, gli Stati Uniti, Austria, Germania ed ora anche in Olanda.
In Italia, dopo alcuni processi per la maggior parte oscurati, si stanno raccogliendo voci su certe parrocchie, collegi ed istituti religiosi dove avvenivano regolarmente abusi sessuali ai danni delle piccole vittime, risolti finora quasi soltanto con lo spostamento di questi preti orchi in altre sedi, da dove potevano ricominciare senza molti problemi con i loro sadici divertimenti.
Anche in questi casi le regole e le leggi sono state a lungo calpestate, non dimostrando alcun valore contro la prepotenza ed il predominio forte di certe istituzioni.
Quando un cittadino qualsiasi viene trovato colpevole di atti di pedofilia viene immediatamente arrestato e giustamente condannato a pene severe.
Peggio è mettere il segreto su questi peccati gravissimi, un delitto che si dovrebbe chiamare “PLURIFAVOREGGIAMENTO DELLA PEDOFILIA”, tanto più inaudito per una istituzione religiosa che si vanta di essere difensore di moralità, soprattutto nei riguardi di minori che non si possono difendere.

Peter Boom
www.pansexuality.it



30 novembre 2009

Berlusconi scelga: o con i Riformatori o con gli Statalisti


Ma sì, Brunetta è un economista di stampo liberale, mentre Tremonti uno statalista d'antan.
Niente di diverso da quel che sapevamo sin da quando questi due signori iniziarono a gravitare attorno ai movimenti costruiti da Silvio Berlusconi dal 1994 a questa parte.
E così, riteniamo che il Premier debba – una volta per tutte - scegliere la linea da seguire: o quella riformatrice o quelle conservatrice.
Oppure rassegnarsi ad una spaccatura imminente del PdL già annunciata dai continui strappi di Gianfranco Fini e da molti suoi fedelissimi.
Perché stupirsi ? Se questo governo sta facendo poco o nulla rispetto a quanto annunciato in campagna elettorale è più che giusto che qualuno faccia la voce grossa.
Dov'è finita la drastica riduzione delle imposte ? Dov'è finita l'abolizione delle Province e degli enti inutili ? Dov'è finita la riduzione della spesa pubblica improduttiva ? Dove sono finiti gli investimenti alla ricerca ?
Quanto chiede il Ministro Renato Brunetta non è altro che quanto chiede il Paese e quanto annunciato anche dal Governo Berlusconi IV dal suo insediamento.
Tremonti e la Lega Nord hanno fatto di tutto per remare contro ed allora.....eccoci qui ancora una volta senza riforme.
Berlusconi, quindi, scelga da che parte stare.
Abbia anche il coraggio di sostituire Tremonti alla guida del Ministero dell'Economia con politici liberali seri: con lo stesso Brunetta oppure con l'ottimo Antonio Martino, ingiustamente ed immeritatamente messo in soffitta da tempo dal Cavaliere di Arcore.
Si modifichino quindi anche le alleanze: si defenestri la Lega Nord e si imbarchi l'Udc ed i suoi nuovi alleati centristi.
Se così non sarà non si vede quali prospettive di rinnovamento possa aspettarsi il Paese.
E personalmente intravedo all'orizzonte un nuovo possibile cambio di rotta anche per il dopo-Berlusconi: un'aggregazione riformatrice che abbia come leader proprio Gianfranco Fini e Renato Brunetta, alleata a tutti i laici, liberali, repubblicani, radicali ed ai centristi di Casini. Capace di contrapporsi allo statalismo social-Burocratico del Pd, della sinistra e della destra estreme, di Tremonti, della Lega Nord ed al giustizialismo di Di Pietro.
Finalmente l'Italia vivrebbe così una vera contrapposizione: Liberali e Riformatori contro Statalisti e Conservatori. Con ai secondi un'opposizione assicurata per i prossimi decenni.

Luca Bagatin



24 marzo 2008

BOSELLI "ER CAZZARO": Crudités ou Cruauté ?



Con lo spot del "Gesù è stato e fu il primo socialista" anche i socialisti boselliani si mettono ad introdurre nel loro linguaggio e a strumentalizzare la religione a fini politici.
E dopo la teatrale uscita dallo studio di "Porta a Porta", ecco nuovamente un Enrico Boselli che fa di tutto per farsi notare e far palrare di sé.
I sondaggi intanto danno il suo partito (che nulla ha obiettivamente in comune con la tradizione di Turati, Saragat, Nenni e Craxi) fuori dal Parlamento (con nostro sommo gaudio).
Chissà che non sia la prima buona notizia dell'esito delle elezioni del 13 e 14 aprile prossimi.



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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini