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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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13 novembre 2013

"La mia vita è stata una Grande Bellezza": Quattro anni fa...

Domani, 14 novembre 2013, saranno passati esattamente quattro anni da quando tornai a Roma, dopo quasi diciassette anni di assenza.

Tornai per te, che conobbi via web. Io leggevo il tuo “bel blog alla lavanda” e tu, con il tempo, iniziasti a leggere il mio.

Ricordi quando facevamo le quattro o le sei del mattino, scrivendoci su Messenger, un programma che nemmeno conoscevo prima che le nostre vite si incrociassero ?

Ricordi la nostra canzone, “Sogno”, di Gianna Nannini ? I tuoi occhi viola mi sono rimasti dentro.

Ricordo quando, alla stazione Termini mi venisti incontro, con il tuo foulard viola. Avevi una camicietta un po' scollata ed eri vestita di nero. Ti presi la mano e te la baciai. Istintivamente.

Poi, dopo esserci appartati, ti regalai degli orecchini fatti a mano, unici.

Avevi vent'anni ed io trenta. Oggi, che sono passati appena quattro anni, dici che “eri giovane” e la cosa mi fa un po' sorridere.

Forse ero anch'io giovane, forse, allora, fu anche l'ultima volta che mi innamorai davvero.

La sera facemmo l'amore in un letto che avevamo improvvisato, fra le note della Nannini e di Renato Zero in sottofondo. Ricordo quei momenti come fossero ieri.

Ricordo le nostre passeggiate per Roma, tenendoci per mano. Io accaldatissimo, abituato al freddo nord e tu appena appena scollata, con il tuo foulard al collo.

Ricordo il tuo profumo. Ricordo la prima sera, assieme, a casa tua, con i tuoi in viaggio a Lisbona, ignari di tutto. Era emozionante.

Ricordo le tue magliette con i rebus, tipo “Amore a prima vista”...

Ricordi quando cucinavo per te ? Bistecche alla salvia che, forse, tu nemmeno amavi (non so cucinare bene e poi allora non sapevo che la carne non era il tuo forte), ma non me lo dicesti per non deludermi. Dicevi che ero un bravo uomo di casa e che era come se fossimo sposati.

Ti baciai (con te che, mi dicesti dopo, messaggiavi di continuo con una tua amica chiedendoti con ansia: “Ma Baglu quando mi bacerà ?”).

Non ti avrei lasciata più. Non me ne sarei più andato da Roma. Anche oggi, Roma, mi ricorda te.

Ci saremmo rivisti altre volte, ma mai abbastanza nell'anno e mezzo in cui siamo stati assieme.

Anche oggi, che non stiamo più assieme, sono felice di vederti. E di abbracciarti, come allora.

Ho ancora, nella memoria del cellulare, tutti i messaggi che mi inviasti. Ero il tuo principe Baglù...

Chi leggerà queste righe potrebbe pensare ad una cretinata, forse anche tu, oggi, che dici di “non essere più giovane”, lo pensi. Per me, invece, non è così. Anche oggi considero tutto ciò le cose più toccanti della mia vita.

Ogni mattina guardo il quadretto che mi regalasti per Natale 2009 e che realizzasti con le tue mani.

Inseristi, scrivendole di tuo pugno, le parole di quella canzone di Fiorella Mannoia:

se domani io
mi accorgessi che ci stiamo sopportando
e capissi che non stiamo più parlando
ti guardassi e non ti conoscessi più
io dipingerei di colori i muri
e stelle sul soffitto
ti direi le cose che non ho mai detto
.

Forse sono un cretino, forse sono un vecchio romantico visionario e utopista. Forse, guardando questo quadretto pieno di fiori, nostre foto, cuori, stelle, canzoni, baci e buddypoke, riesco ancora a vedere qualche cosa di buono nel mondo.

Forse ti amo, ma l'amore non credo sia di questo mondo. Come non lo sono l'onestà e la purezza. Però voglio crederci e lottare per ciò. Perché sì, sono un visionario utopista. Forse romantico. E vorrei rimanere così per sempre.




1 gennaio 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: Mi ricordo Capodanno": monologo by Baglu



Mi ricordo due anni fa e anche tre anni fa.
Mi ricordo che passai il Capodanno con Lei, nel 2009, anche con un mio amico di vecchia data e poi nel 2010, con Lei ed i suoi parenti. Ad Ardea.
Persone squisitissime che sì, mi mancano. Allora forse ero un po' solitario. Infondo solitario sono sempre stato. Forse fra tutta quella gente mi sentivo inadeguato, però stavo bene. E mi mancano.
Mi manca la nostra gita a Salerno, nel gennaio 2011. Tutte quelle luci, quei colori e poi anche i friarielli. E la camicia che Lei mi regalò. E le bistecche che erano dolci e Lei sosteneva che vi avevano versato dello zucchero per sbaglio, mentre io le trovavo molto gustose, anche se ce lo avessero versato. Mi viene da sorridere, se ci penso.
Lei mi chiamava "tontolone" e mi abbracciava. Poi ci baciavamo.
Che cosa resta di tutto questo ? Il ricordo, un bellissimo ricordo. Un ricordo che mi fa rimpiangere anche le nostre litigate, che a volte erano anche cruente, ma alla fine passavano. E ci amavamo come prima.
Amare, che parola grossa, avrebbe detto Lei. Forse la amavo e la amo solo io, chissà...
Non lo so.
So che è assurdo trovarmi su questa panchina a mezzanotte di Capodanno a ricordare ed a piangere come uno scemo.
Mi ricordo le sue extension e quanto si faceva bella, ogni volta che ci vedevamo, anche se Lei non ha mai avuto bisogno di farsi bella, perché bella lo è sempre stata.
Anche se ha sempre pensato che le dicessi una bugia. Ahahahah, che scemotta !
Ma che mi rido ! Che c'è da ridere ? Oggi c'è poco da ridere in effetti.
Oggi, quando la cerco, al telefono, quasi sempre non la trovo. Vabè, non mi va di pensarci.
La vita è già difficile così.
Mi ricordo, mi ricordo il libro che mi regalò e la dedica che mi fece, che mi fa ancora sciogliere quando la leggo. Poche persone, come Lei, sono riuscite ad azzeccare libro e dedica. E poi i cioccolatini. I cioccolatini di Natale. E anche un'altra cosa. Le sigarette alla menta. Fumate assieme, con e per puro piacere sensoriale.
Oggi le chiederei di sposarmi. Forse anche senza pensarci troppo. E anche di andare a Berlino, partenza immediata.
E poi mi ricordo "nostro nipote" D.. Quant'era bello e quanto è cresciuto ! Adoravo giocare con lui e Lei diceva anche che sarei stato un ottimo padre, anche se io non ci ho mai creduto. Ma se oggi ci ripenso mi commuovo e mi commuovevo anche allora.
Odio i sentimenti. Vorrei esserne privo. Non mi ricordo chi mi ha detto che è tutta una questione chimica, di molecole, che sarebbe sufficiente modificare le molecole e..."puf", spariti i sentimenti. Ecco sopraggiungere una beata freddezza e insensibilità.
Vorrei essere insensibile. Forse troverei tutto molto più accettabile.
Forse non sarei qui a scrivere o a parlare, magari me la godrei anche.
Non lo so.
Ma forse non la penso nemmeno così.
E allora mi torna alla mente quella canzone, quando Gino ha perso il posto. Estate del '60, c'è il governo Tambroni, ci sono dei disordini a Reggio Emilia, cinque o sei cittadini uccisi dalla polizia e Gino era triste. Trova una bella ragazza e se ne vanno in Sicilia, in un piccolo villaggio nel cuore del Mediterraneo. Il sole, l'amore, lo iodio, il corpo... Quando tornerà a Milano, alla fine del mese, avrà in tasca a malapena gli spiccioli per il filobus, ma anche un foglietto sul quale ha scarabocchiato alcune note, queste:



27 dicembre 2011

"Le armonie dei quadrati": commento alla poesia di Luca Bagatin by Marica Bonaiuti


Poesia di Luca Bagatin

Al chiaro di luna

ho scritto per te questo messaggio

affinché il tuo cuore si apra

alla gioia delle Feste.

Luci, colori, profumi di caldi fiori appena colti

iluminano il tuo viso riflesso in un sorriso

di un bimbo che suona la sua arpa d’oro

e ti dona l’armonia di una nuova Alba.

Alba di loto,

fiore di loto,

sulla tua bocca, sul tuo cuore, sul tuo corpo,

sul tuo sorriso riflesso nel tuo viso.


LE ARMONIE DEI QUADRATI

Commento alla poesia di Luca Bagatin

di Marica Bonaiuti


Nonostante, come si sa, la mia inclinazione poetica sia piuttosto inesistente, apprezzare e saper cogliere i tratti distintivi dei testi poetici è attività di prosatori. E pertanto m’accingo.

Si noti la poeticità della formulazione delle intenzioni prima ancora della breve analisi di cui sotto presentiamo.

La poesia, che si apre come un allegro e invitante augurio per le feste, raccoglie, a uno sguardo non viziato dalla banalità di un complimento, notevoli immagini evocative.

Di particolare interesse è, per iniziare, il verso sei.

In questo compare l’espressione centrale, per posizione ma anche per contenuto, “il tuo viso riflesso in un sorriso”. E’ un’espressione giocata in aperta opposizione col verso finale ed esprime, in una brevità di non facile realizzazione, il concetto articolato dell’espressività di certi tratti specifici piuttosto che del tutto. Ci sono alcuni sorrisi, sembra volerci comunicare l’autore, che fanno cogliere l’interezza delle “efficacia” visiva, che fanno cogliere quello che solo un intero volto potrebbe mostrare. Sono sorrisi particolari, non banali e nemmeno di facile realizzazione: si ha l’impressione che arrivino, senza annunci, pretese e sforzi, in particolarissime occasioni.

Ed è forse l’occasione che fa, come parlassimo di un romanzo in versi, da ambientazione alla poesia ad offrirci quello che l’autore descrive.

E l’occasione è non un banale Natale di panettoni e bambinelli ma una festa di luce: è il sole il divino di cui festeggiamo la nascita.

L’autore fornisce una semplicità estetica notevole a un concetto, nelle sue intenzioni, almeno secondo la mia interpretazione, molto più raffinato. Infatti il termine “Alba”, che compare al verso ottavo, ha, come si sa, grande eco popolare: l’alba è qualcosa che rumorosamente “i più” conoscono e ricercano nelle romanticherie banali. Nelle intenzioni dell’autore invece Alba è usato come richiamo alla vera festività, occasione del sorriso, a cui l’autore di rivolge: la festività del Sol Invictus. E il maiscolo è volutamente usato per sottolineare come il termine popolare abbia in realtà grandi risvolti mistici.

Non è, pertanto, affatto marginale il riferimento al fiore di loto presente nei versi successivi. E’ un riferimento di tutta una tradizione che già nell’antico Egitto fa la sua prima comparsa: il fiore di loto è un fiore di luce, simbolo di luce, immagine di luce; infatti, secondo l’antica cosmologia egizia, Ra (divenuto poi Aton –disco solare) nacque proprio dal bocciolo di un fiore di loto.

E tutto ciò è, a mio avviso, ben reso, nella espressione “Alba di loto”. Espressione che mi ha particolarmente colpita e che perfettizza il termina Alba già incontrato.

E’ un’espressione particolarmente ben resa: innovativa, inusuale, incisiva e sembra il perno dell’intera poesia.

Al verso undici compare un malcelato (volutamente) riferimento al sesso. Forse, inconsciamente o meno, per quanto l’amore, il sesso, le nascite siano, indissolubilmente, anche morte, l’autore non sa abbandonare l’idea, che fa trapelare un genuino ottimismo, di una vita completa e che “si illumina” (mantenendo l’idea centrale) solo con l’Amore.

E’ un amore fisico e carnale, quello a cui il poeta accenna, e che offre, proprio per questa fisicità, un bell'equilibrio al testo. Così come la festa della luce è, per stessa ammissione fisica (la luce ha prevalentemente effetti ondulatori, non materiali), intoccabile, così il corpo e le labbra della donna, illuminata dai fiori di loto (e questa è una bella improprietà mia, lo so), sono tangibili, reali, visibili, toccabili.

Meno convincente appare invece il verso sette in cui vi è l’immagine del bimbo che suona l’arpa. Infatti nonostante l’arpa dorata dia ancora il senso di questa festa della luce, tema centrale della poesia, l’immagine del bambino, molto popolare forse, suona, agli occhi di noi cinici commentatori, piuttosto stonata.

I bambini nell’immagine collettiva sono il bene, l’innocenza e la giocosità mentre in alcuni autori, filosofi soprattutto, e nella personalissima visione di chi scrive il commento, sono esseri umani con il potenziale al bene (se educati a questo) ma non con l’inclinazione naturale a farlo o pensarlo.

Non ci sembra fuori luogo, a questo punto, citare De Andrè “c’è un bambino che sale un cancello/ ruba ciliegie e piume di uccello/ tira sassate, non ha dolori”.

In poche parole, e a gusto personale, quel bambino con l’arpa, richiamo di qualche angioletto da fontanella, sarebbe preferibile lasciasse il posto a una simbologia forse più complessa.

Non vogliamo, noi poveri prosatori andati in fissa col plurale maiestatis di questi “noi”, suggerire di che entità popolare le sue poesie al poeta, ma ci permettiamo, in occasione di questo commento, una “fuga fantasiosa”: il bambino e il suono della sua arpa possono diventare il rumore del fuoco in cui una fenice si è appena accesa per ritornare, dalla cenere, alla vita.

Abbiamo scelto l’immagine di una fenice e il rumore del suo fuoco perché questo sembra offrirci la vera armonia. L’arpa offre un’armonia facile a morire, fatta di accordi e sinonimi mentre solo qualcosa di meno addomesticato, come il rumore, magari di un fuoco, offre l’armonia articolata e durevole di contrasto e opposizione.

Un’armonia, se così vogliamo sintetizzare, di quadrati e non di facili tondi.



11 agosto 2010

PRENDIMI L'ANIMA......



"Non posso venire da te, perché già ti sono accanto, vivo la tua assenza come se grazie ad essa si fosse annullata ogni distanza.."
(Carl Gustav Jung in una lettera a Sabine Spielrein)



8 marzo 2010

TI SOGNAI.... poesia by Luca Bagatin



Ti sognai

Ti guardai
Ti abbracciai
Ti baciai
Capii che eri parte di me, sin dal primo momento
Capii che ti avrei voluto bene, capito, coccolato, protetto.
Ti cercai, involontariamente - forse - e ti trovai
Ci trovammo
Ci baciammo
Ci unimmo a formare un tutt'uno.
Ridemmo, piangemmo, ci coccolammo assieme
Camminammo per strada, mano nella mano.
Ti sogno
Ti guardo
Ti abbraccio
Ti bacio
Capisco che sei parte di me, oggi ancor più di ieri
Ti voglio bene, voglio coccolarti e proteggerti
Ti ho trovata.
Ci siamo trovati
Ci baciamo
Ci uniamo a formare un tutt'uno.
Ridiamo, piangiamo, ci coccoliamo
Camminiamo per strada, mano nella mano
Verso l'orizzonte.





4 agosto 2008

"ZANONI": un romanzo sul mistero dei Rosa-Croce



Chi è Zanoni, l'immortale Caldeo che si aggira per l'Europa di fine Settecento e sconvolge, con i suoi prodigi, la nobiltà napoletana ?
Nell'inquetante cornice costruita da Edward Bulwer Lytton si dipana la storia d'amore che coinvolgerà la bellissima attrice Viola Pisani, il nobiluomo inglese Clarence Glyndon e Zanoni, appunto, il Maestro Rosa-Croce.
Un romanzo di chiara matrice esoterica e misterica, "Zanoni", mette in luce la contrapposizione fra "bene" e "male", ovvero fra "ateismo" e "spiritualità" (quella dei Rosa-Croce appunto) che consente di comprendere il significato più profondo della Vita e del Tutto solo per mezzo del distacco dalla materialità delle cose terrene.
Ed è così che Zanoni, il Caldeo vecchio di 5000 anni, è ancora bello e giovane nel periodo della Rivoluzione francese e dispenserà generosità ed amore in una Napoli borbonica e pervasa dalla superstizione.
E così la vita di Zanoni s'intreccia a quella di Viola Pisani, attrice rimasta orfana e amata dal nobile Glyndon che pur ella respinge assieme al perfido pittore francese Jean Nicot, fervente ateo e sanguinario seguace di Robespierre.
Ed ecco che il romanzo di Bulwer Lytton diventa crocevia fra verità storica e verità occulta e riesce a conciliare la presenza di figure quali il tiranno Robespierre, simbolo del Terrore e dell'annientamento dell'amore umano e spirituale, con figure occulte e mistiche quali il Guardiano della Soglia e l'universo dei Rosa-Croce, la millenaria confraternita dispensatrice della Luce Universale.
Un romanzo inquietante ed allo stesso tempo bellissimo che fa assaporare un universo, ai più sconosciuto. Un universo che riconosce il libero arbitrio umano, che non lo giudica in sé, ma che mostra anche la strada verso la Divinità eterna priva della materialità tipica del mondo visibile.
Edward Bulwer Lytton, romanziere e politico della metà dell'800, fu amico di Charles Dickens e si occupò a lungo di esoterismo e di storia antica.
C'è chi dice che fu egli stesso membro della confraternita dei Rosa-Croce e l'occultista russa Madame Blavatsky - fondatrice della Società Teosofica - lo riconobbe come "uno che è ancora riconosciuto dalla misteriosa Fratellanza in India come un membro della loro organizzazione".
La Blavatsky parla dei Maestri della Fratellanza Bianca, la cui esistenza è attestata da tutte le scuole e tradizioni iniziatiche e gnostiche orientali ed occidentali e che insegnarono anche a lei tutte le arti occulte.
E così, fra letteratura ed esoterismo, "Zanoni" e indubbiamente un romanzo senza tempo (pur inserito in un preciso contesto storico) fondamentale per colui il quale sa scrutare oltre l'orizzonte.





Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini