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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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9 agosto 2010

Sei anni di blog.......



Sono passati esattamente sei anni.
Sei anni da quando ho aperto questo blog che, inaspettatamente, macina ogni giorno circa seicento visite e che ha raccolto - complessivamente - un milione circa di visitatori.
Un vero record se penso che, quando avevo ancora venticinque anni e correva il 9 agosto del 2004, contavo più che altro di realizzare una sorta di "contenitore" di miei racconti e qualche barzelletta inventata lì per lì presso il call center nel quale lavoravo allora (e che ancora rimpiango, sia detto per inciso).
Statistiche a parte, penso davvero di aver profuso tutte le energie possibili per costruire questa piccola "isola felice" (o a tratti triste, a seconda dei gusti e dei momenti).
Ho iniziato a scirivere presso la sede di un'associazione culturale che oggi non esiste più. Ho proseguito fra i tavoli di un bar che sta quasi per chiudere e poi presso la sede di un'altra associazione con la quale continuo, pur saltuariamente, a collaborare.
Oggi, da un annetto, scrivo finalmente da casa, dopo che ho tempestato Telecom Italia di lettere (una al mese circa) affinché portasse anche qui a casa mia l'indispensabile adsl (se attendevo la triste amministrazione comunale di Pasiano di Pordenone, con il suo "bravo" sindaco - passato dal Pd al PdL nel giro di qualche anno - stavo veramente fresco).
Questa, dunque, spero possa essere anche la vostra "isola".
L'isola di quelli che non hanno peli sulla lingua e che non discriminano nessuno. Nemmeno gli ipertricotici
Un'isola nella quale penso d'aver parlato di tutto ciò di cui nessuno parla o ama parlare, ovvero di tutto ciò che i mass media nemmeno hanno interesse commerciale e men che meno politico a "tirar fuori dal loro cappello".
Penso di aver dato e spero di dare ancora voce a quell'area laica, mazziniana, garibaldina, liberalsocialista e liberaldemocratica che nel nostro Paese è sottorappresentata e schiacciata dalle Chiese cattocomuniste, clericofasciste, giustizialiste e giacobine.
Ho parlato e conto di parlare ancora, senza tabù alcuno, di esoterismo, massoneria e quant'altro. Dimostrando, forse e finalmente, che non vi è alcun mistero se non che ciascuno di noi esseri umani è un mistero in sè stesso.
Ho parlato, come forse si faceva solo durante i mitici '60 e '70 (quando gli individui non erano ancora rincoglioniti dalla televisione, dai media, dalle tette e dai culi utilizzati a scopo meramente commerciale) di libertà sessuale e dunque anche omosessuale, attraverso l'ottima rubrica di Peter Boom e della sua Teoria della Pansessualità.
Ho scritto racconti e sceneggiature horror. Ho curato recensioni editoriali e cinematografiche.
Ho intervistato scrittori, autori, attrici, musicisti, show girl, più o meno conosciuti, con l'unico scopo di promuovere il loro talento.
Ho ricordato, visto che nessuno si era mai preso la briga di farlo, lo scrittore Pier Carpi, gli eroi della Resistenza partigiana Randolfo Pacciardi ed Edgardo Sogno ed il giornalista liberale Mario Pannunzio.
Personalità fuori dagli schemi, eretiche, profondamente democratiche perché antifasciste ed anticomuniste. E per questo volutamente lasciate all'oblio.
Spero e mi auguro di poter continuare a fare tutto ciò.
Perché mi piace, certo, ma anche perché ho scoperto - negli anni - che questi argomenti interessano oltre ogni possibile aspettativa. Ed aprono nuovi orizzonti. Nuovo punti di vista, alimentando una discussione che, altrimenti, non avrebbe mai avuto luogo.
Obiettivamente non so mai come concludere questo mio post annuale.
Vorrei che le conclusioni, magari, le traesse ciascuno di voi lettori, commentandomi qui sotto. Se lo vorrete fare.



20 luglio 2010

Tornato !

Scusatemi per l'assenza.
O, meglio, al fine di far ricadere su di essa le mie esclusive responsabilità, scusate l'assenza stessa.
L'assenza dell'assenzio direbbe l'amico Pinketts anche se qui, l'assenzio, è assente per davvero.
Sono mancato dal web e da casa per un mese e qualche cosa.
Mi sono auto-isolato in una città affollata: Roma.
La mia città natale, anche se siamo in piena estate ed il fresco e pulito inverno è ancora lontano.
Sono malinconico, nostalgico, accaldato. E ho mal di schiena.
Straparlo, forse.
Però sono vivo e questo è già qualche cosa.
E pensare che questa assenza poteva essere ancor più prolungata: mi era infatti balenata l'idea di non scrivere mai più e di ritirarmi completamente a vita privata.
I motivi ?
Molti, troppi e non è il caso qui di starne a parlare.
Uno stupido però ve lo posso anche dire: sono poco commentato e quindi - temo - poco letto.
Timore sciocco visto che in questo mese e rotti di assenza le visite a questo blog sono pressoché raddoppiate.
Magra consolazione: sono visitato e/o eventialmente letto solo quando sono assente. Un po' come Lucio Battisti che raggiunse l'apice del successo quando si ritirò dalle scene.
Okay, non voglio sembrare il solito presuntuoso. Cito Battisti solo perché in questo periodo l'ho cantato spesso.
Sì, niente scrittura e molte canzoni: al karaoke.
In questo mese e rotti ho fatto cose che forse non avevo mai fatto in vita mia: mi sono sperimentato, ho vissuto, ho riso, ho pianto, ho amato.
Sto amando.
Amo.
Sto tentando di ricostruirmi una vita, di ricostruire la mia di vita. In un'altra città, in un'altra realtà.
No, non scomparirò, state tranquilli. Anzi.
Mi è venuta voglia di fare un sacco di cose (tranne disfare le valigie perché farlo mi mette ancora troppa tristezza).
Ho fatto diversi incontri e debbo qui da subito ringraziare un sacco di persone che mi sono state vicine in questa mia trasferta romana e che conto di rivedere molto presto: Vittorio Lussana e la sua nenonata Associazione Culturale Phoenix (mai nome fu più azzeccato !) con la quale mi auguro di lavorare fattivamente  (www.phoenixassociazioneculturale.it ); Peter Boom per avermi fatto conoscere l'ottimo editore Carlo Mancosu; Dario De Judicibus che mi citerà nel suo ultimo thriller esoterico per la consulenza in ambito massonico che gli ho fornito; l'immancabile repubblicano incazzato come me Lanfranco Palazzolo di Radio Radicale; Maria Grazia d'Errico che incontrai per caso fra il pubblico di "Chi l'ha visto ?" (non chiedetemi perché mi trovavo lì perché - francamente - avrei preferito non esserci); Andreina ed il suo compagno Aldo per avermi messo in contatto con le Edizioni Mediterranee e soprattutto ringrazio la mia dolce metà e la sua stupenda famiglia che occupa già un ampissimo spazio nel mio cuore.
Molte, troppe, sarebbero le cose da raccontare. E molto, molto intime e personali. Tutte stupendissime come le già citate serate di karaoke, i tuffi in piscina, il cinema, i pranzi, le cene..........
E poi la mia prima visita presso la sede della Gran Loggia d'Italia degli ALAM, in Via de' Cesarini, e le molte riviste che non vedo l'ora di leggere e che ho potuto prendere lì gratuitamente (sto seriamente valutando l'idea di farmi iniziare presso questa Obbedienza, per nulla politica e molto più dedita all'esoterismo, oltre che aperta anche alle donne, come avrebbero voluto i Gran Maestri Garibaldi e Nathan).
E poi la seconda visita presso la Direzione nazionale del Partito Repubblicano Italiano, l'unico partito per il quale ho ancora voglia di impegnarmi pur non andando a votare da anni (e finalmente sono riuscito anche a procurarmi una bandiera !).
Ora basta però, altrimenti il mio stato emotivo non reggerà ancora ed un volto già coperto di sudore non può sopportare a lungo le lacrime.
Ora è il momento di pensare che è a Roma che potrò mettere radici e combinare qualche cosa di buono.
Ed è anche il momento che ricominci a scrivere qualche articolo.........

Luca Bagatin (nella foto con Lanfranco Palazzolo all'ingresso della sede di Radio Radicale)



20 aprile 2010

PADRI



Sono tornato.
Tornato dalla mia città natale: la Città Eterna.
Sono tornato, ma spero per poco. Vorrei ritornarci e per sempre, per ritrovare le mie radici.
Le radici sono tutto e non è affatto vero che il passato passa.
Il passato resta. Ci resta dentro e si compenetra nel presente.
Un presente ed un futuro dalle radici antiche, come antica è la nostra nascita.
Il padre e la madre sono le radici dell'individuo. Volenti o nolenti è da loro che riceviamo tutto. Anche chi non li ha mai conosciuti - i genitori -  sa già, dentro di sé, che ci sono stati, che li ha comunque avuti.
In questi giorni ho vissuto la perdita di un padre. Un padre che sentivo di amare già, anche se non conoscevo ancora.
Era il padre di Lei. E per me è stato straziante come se a morire fosse stata mia madre.
Ho voluto esserle vicino e non mi perdonerò mai di non esserle stato, forse, abbastanza vicino.

Una mano ne stringe un'altra.
E' la mano di un padre che sorride alla figlia.
"Ciao bella !"
"Ti voglio bene papà".

...uno (pausa) due (pausa) tre (pausa) quattro (pausa) cinque...


dissolvenza

La morte è brutta e triste solo per chi rimane in vita.


Il mio di padre forse c'era....chissà.
In Via Ravenna 11 ci sono passato. Fermata della metro di Piazza Bologna.
Stavo per salire le scale del suo palazzo. Poi sono tornato sui miei passi.
La portinaia filippina mi chiede se sto cercando qualcuno.
Le sorrido imbarazzato e mento: "No, grazie, devo aver sbagliato stabile".
Infondo, mio padre, sono trent'anni che non mi vuole conoscere.


In questi giorni ho conosciuto una bambina e le ho insegnato il "gioco dell'impiccato".
Poi, a sua volta, mi ha insegnato altri giochi con frasi e parole da costruire.
Mi ha anche ritratto: versione hip hop e con barba e occhiali. Ama disegnare, come molti bambini della sua età.
Ha detto che le ho fatto tornare l'allegria e che sono un simpaticone.
La sua situazione famigliare non è delle migliori, ma non ve ne rendereste mai conto.
Le ho voluto bene subito.


Ho sempre pensato sarei stato un pessimo padre.
Sostiene Lei che non è vero. Non Le ho creduto subito, forse.
Ho un brutto carattere, persino autoritario.
Lei dice che non è vero e probabilmente ha ragione.
Le voglio bene, sempre di più.
E mi fa sentire una persona migliore.
Sarò anche un padre migliore di quanto il mio pessimismo comico mi faccia pensare ?




6 aprile 2010

Ciao Roberta !

«La scelta del suicidio non è pura e semplice volontà di morire. Ci si può uccidere per eccesso di voglia di vivere»
Giorgio Antonucci, psichiatra



L'8 aprile dell'anno scorso moriva suicida la giornalista femminista e militante dei diritti civili Roberta Tatafiore.
La volli ricordare su questo blog con un articolo che - con profondo dispiacere - feci già allora difficoltà a scrivere e che fu poi pubblicato anche da "La Voce Repubblicana".
Feci difficoltà a scriverlo, come faccio ora a scrivere queste poche righe di presentazione.
Roberta Tatafiore, poco conosciuta ai più, fu per molti di noi irriducibili libertari (a cui della "destra" e della "sinistra" non è mai importato nulla), un mito.
Un mito di libertà individuale, di coscienza civile all'anglosassone, di liberazione che personalmente non esito a definire "psicosessuale" (consapevolezza dell'utilizzo della propria mente e del proprio corpo, senza costrizioni, condizionamenti o gabbie mentali).
Una donna che ha sempre, del resto, vissuto con coerenza la sua esistenza giungendo financo a decidere il giorno ed il modo in cui morire.
Da mercoledì 7 aprile prossimo, uscirà in libreria il suo diario "La parola fine - diario di un suicidio", edito da Rizzoli con il contribito del quotidiano "Il Foglio", che la Tatafiore iniziò a scrivere a gennaio del 2009 proprio per documentare la sua scelta estrema con riflessioni, paure, dubbi, ma anche con la certezza che la sua scelta di morire sarebbe stata ineluttabile.
Vorrei qui riprodurre l'articolo che scrissi all'indomani della sua morte, aggiungendo una piccola riflessione che Roberta Tatafiore riprodusse nel suo diario: «A chi appartiene la vita? Credo che la vita appartenga a ogni individuo libero di affidarla a chi vuole in base a ciò che gli suggerisce la coscienza».

Luca Bagatin

UN ATTO DI ESTREMA COERENZA
di Luca Bagatin
da "La Voce Repubblicana" del 28 aprile 2009




Ricordo che la prima volta che ho sentito parlare di lei è stato......
Avevo 17 anni ed allora ero un verde militante. Fu così che conobbi i primi radicali storici, quelli che avevano vissuto i mitici anni Sessanta, Settanta ed Ottanta con le loro lotte per i diritti civili (divorzio, aborto, obiezione di coscienza alla leva militare, voto ai diciottenni, liberazione sessuale, omosessuale, transessuale, antiproibizionismo su droghe, non droghe, ricerca scientifica, ambientalismo laico, autogestione del proprio corpo e della propria mente....).
Frequentavo la sede dei Verdi di Pordenone, allora sita in Via Rovereto, ove oggi c'è un call center per immigrati. Mi avevano lasciato una copia delle chiavi ed allora mi dilettavo a riordinare il polverosissimo archivio fatto di vecchi numeri di Quaderni Radicali (ne conservo a casa ancora un sacco di copie), di Frigidaire (con un poster di Ilona Staller, al secolo Cicciolina), di Radicalchic (una rivistina radicale di satira che usciva nei primi anni '80), de Il Male, dei vecchissimi numeri di Lotta Continua e.....Lucciola, il giornale dei diritti delle prostitute diretto da lei: Roberta Tatafiore.
Non so perché, ma sono sempre stato attratto dai diritti degli “sconciati”, dei “diversi”, degli “emarginati”. Forse perché, sin da ragazzino, sono sempre stato un tipino abbastanza stravagante, poco incline al conformismo (nei comportamenti, nel modo di vestire, nelle abitudini, nel modo di pensare....), ontologicamente controcorrente.
Per me l'amore per tossici, puttane, disabili, froci e lesbiche e chi più ne ha più ne metta è stato dunque naturale. Più che amore è stata empatia, comprensione. Fra anticonformisti ci si riconosce a pelle.
E' così che ho iniziato a leggere quel vecchio numero di Lucciola, gli articoli della Tatafiore e ricordo persino un buffissimo quanto emblematico fotoromanzo a tema prostituzione con protagonisti la stessa Tatafiore ed un giovanissimo Chicco Testa.
Ma chi era Roberta Tafafiore ? Una femminista, proveniente dal quotidiano “Il Manifesto” e poi una militante radicale in prima linea per i diritti civili delle prostitute e dunque per la loro autogestione.
Ironia della sorte, nel 1999, collaborerò io stesso – lavorativamente parlando, pur per un breve periodo – con il Comitato dei Diritti Civili delle Prostitute, fondato anche con il contributo di quelle battaglie libertarie e con sede nazionale proprio a Pordenone.
Ormai abbandonata la militanza sinistrorsa nei Verdi (che stava diventando sin troppo sinistrorsa ed ideologizzata per un individialista liberale e libertario come me) e anche quella nella Lista Emma Bonino per la quale avevo comunque condotto – con nessun mezzo ed assieme alla radicale storica Paola Scaramuzza – la campagna elettorale per le europee in città (secondo partito a Pordenone con il 14% dei voti: ci dedicarono anche la prima pagina de “Il Gazzettino"), mi sono per molti versi avvicinato al progetto del Polo Laico e poi della Casa Laica. Per un'area libertaria nel centrodestra.
Il Polo Laico era animato da persone che culturalmente e politicamente stimavo molto: Givanni Negri, Arturo Diaconale, Luca Barbareschi e.....Roberta Tatafiore appunto !
Eccola che ritorna. Ascoltai su Radio Radicale anche il suo intervento di fondazione di quel progetto che pur ebbe vita breve.
Come poteva una femminista ex di sinistra avvicinarsi ad un progetto nell'alveo del centrodestra ? Poteva eccome, se era sufficientemente laica e libertaria da rendersi conto che dall'altra parte – nei salotti buoni della gauche au caviar - i “diversi” sono sempre stati trattati come degli appestati (personalmente ricordo che allora, solo con i giovani di Alleanza Nazionale riuscivo a parlare apertamente, in dibattiti pubblici e televisivi, di legalizzazione della cannabis e di somministrazione controllata di eroina ai tossicomani. Io a favore e loro contro. Con i “sinistri” era impensabile, tanto erano attenti a mantenere buoni rapporti con i loro amici cattolici).
Non a caso, lo storico leader del Partito Repubblicano Italiano, Randolfo Pacciardi, preferendo l'alleanza con i clericali piuttosto che quella con i comunisti, affermava: “Meglio una messa al giorno che una messa al muro”. Come non dargli torto !
Ma ecco che comunque, anche lì, fra quegli ingenui clericaloni e parrucconi del centrodestra berlusconiano, i laici, liberali e libertari duri e puri davano fastidio. Solo qualcuno si è salvato quà e là. Mi pare che la stessa Tatafiore abbia aderito ai Riformatori Liberali di Della Vedova e Taradash, ma, ad ogni modo.....non c'è stata trippa pè gatti !
Negli ultimi anni Roberta Tatafiore curava una rubrica  - Thelma e Louise - su “Il Secolo d'Italia”, in cui continuava a parlare libertariamente di femminismo con Isabella Rauti.
In un recente articolo su “La Voce Repubblicana” l'ho persino citata come rappresentante di quei radicali dalla mente libera (come anche Adele Faccio, Angelo Pezzana, Giovanni Negri....), che non hanno chinato la testa di fronte ai deliri pannelliani che hanno portato quella tradizione alla totale distruzione politica e culturale.
In questi giorni, per mezzo di un bellissimo articolo dell'amico Vittorio Lussana su “L'Opinione delle Libertà” (che con la Tatafiore per un periodo ha anche convissuto), vengo a sapere che ella si è tolta la vita all'età di 66 anni. Mi scende una lacrima, poi comprendo e rispetto.
Rispetto una scelta consapevole e rifletto. Rifletto sul fatto che – come andiamo ripetendo da anni - solo noi siamo i padroni della nostra esistenza, solo noi siamo in grado di gestirci ed autogestirci, perché noi siamo “il pilota” della nostra vita, della nostra mente, della nostra coscienza. E' un discorso filosofico, ma anche eminentemente politico. E forse Roberta Tatafiore ha così compiuto il suo ultimo, estremo, atto politico di un'esistenza profondamente coerente, liberale e libertaria.
Penso quindi ad Alex Langer. Poi a Piero Welby ed infine a Beppino Englaro ed a Eluana.
Esperienze che non c'entrano assolutamente nulla fra loro. Non le giudico, sorrido, e penso a quanto sia fortunato ad aver potuto comprendere ed apprendere – nel mio piccolo – qualche cosa dalle loro esistenze.




26 aprile 2009

Roberta Tatafiore: un ricordo



Ricordo che la prima volta che ho sentito parlare di lei è stato......
Avevo 17 anni ed allora ero un verde militante. Fu così che conobbi i primi radicali storici, quelli che avevano vissuto i mitici anni Sessanta, Settanta ed Ottanta con le loro lotte per i diritti civili (divorzio, aborto, obiezione di coscienza alla leva militare, voto ai diciottenni, liberazione sessuale, omosessuale, transessuale, antiproibizionismo su droghe, non droghe, ricerca scientifica, ambientalismo laico, autogestione del proprio corpo e della propria mente....).
Frequentavo la sede dei Verdi di Pordenone, allora sita in Via Rovereto, ove oggi c'è un call center per immigrati. Mi avevano lasciato una copia delle chiavi ed allora mi dilettavo a riordinare il polverosissimo archivio fatto di vecchi numeri di Quaderni Radicali (ne conservo a casa ancora un sacco di copie), di Frigidaire (con un poster di Ilona Staller, al secolo Cicciolina), di Radicalchic (una rivistina radicale di satira che usciva nei primi anni '80), de Il Male, dei vecchissimi numeri di Lotta Continua e.....Lucciola, il giornale dei diritti delle prostitute diretto da lei: Roberta Tatafiore.
Non so perché, ma sono sempre stato attratto dai diritti degli “sconciati”, dei “diversi”, degli “emarginati”. Forse perché, sin da ragazzino, sono sempre stato un tipino abbastanza stravagante, poco incline al conformismo (nei comportamenti, nel modo di vestire, nelle abitudini, nel modo di pensare....), ontologicamente controcorrente.
Per me l'amore per tossici, puttane, disabili, froci e lesbiche e chi più ne ha più ne metta è stato dunque naturale. Più che amore è stata empatia, comprensione. Fra anticonformisti ci si riconosce a pelle.
E' così che ho iniziato a leggere quel vecchio numero di Lucciola, gli articoli della Tatafiore e ricordo persino un buffissimo quanto emblematico fotoromanzo a tema prostituzione con protagonisti la stessa Tatafiore ed un giovanissimo Chicco Testa.
Ma chi era Roberta Tafafiore ? Una femminista, proveniente dal quotidiano “Il Manifesto” e poi una militante radicale in prima linea per i diritti civili delle prostitute e dunque per la loro autogestione.
Ironia della sorte, nel 1999, collaborerò io stesso – lavorativamente parlando, pur per un breve periodo – con il Comitato dei Diritti Civili delle Prostitute, fondato anche con il contributo di quelle battaglie libertarie e con sede nazionale proprio a Pordenone.
Ormai abbandonata la militanza sinistrorsa nei Verdi (che stava diventando sin troppo sinistrorsa ed ideologizzata per un individialista liberale e libertario come me) e anche quella nella Lista Emma Bonino per la quale avevo comunque condotto – con nessun mezzo ed assieme alla radicale storica Paola Scaramuzza – la campagna elettorale per le europee in città (secondo partito a Pordenone con il 14% dei voti: ci dedicarono anche la prima pagina de “Il Gazzettino"), mi sono per molti versi avvicinato al progetto del Polo Laico e poi della Casa Laica. Per un'area libertaria nel centrodestra.
Il Polo Laico era animato da persone che culturalmente e politicamente stimavo molto: Givanni Negri, Arturo Diaconale, Luca Barbareschi e.....Roberta Tatafiore appunto !
Eccola che ritorna. Ascoltai su Radio Radicale anche il suo intervento di fondazione di quel progetto che pur ebbe vita breve.
Come poteva una femminista ex di sinistra avvicinarsi ad un progetto nell'alveo del centrodestra ? Poteva eccome, se era sufficientemente laica e libertaria da rendersi conto che dall'altra parte – nei salotti buoni della gauche au caviar - i “diversi” sono sempre stati trattati come degli appestati (personalmente ricordo che allora, solo con i giovani di Alleanza Nazionale riuscivo a parlare apertamente, in dibattiti pubblici e televisivi, di legalizzazione della cannabis e di somministrazione controllata di eroina ai tossicomani. Io a favore e loro contro. Con i “sinistri” era impensabile, tanto erano attenti a mantenere buoni rapporti con i loro amici cattolici).
Non a caso, lo storico leader del Partito Repubblicano Italiano, Randolfo Pacciardi, preferendo l'alleanza con i clericali piuttosto che quella con i comunisti, affermava: “Meglio una messa al giorno che una messa al muro”. Come non dargli torto !
Ma ecco che comunque, anche lì, fra quegli ingenui clericaloni e parrucconi del centrodestra berlusconiano, i laici, liberali e libertari duri e puri davano fastidio. Solo qualcuno si è salvato quà e là. Mi pare che la stessa Tatafiore abbia aderito ai Riformatori Liberali di Della Vedova e Taradash, ma, ad ogni modo.....non c'è stata trippa pè gatti !
Negli ultimi anni Roberta Tatafiore curava una rubrica  - Thelma e Louise - su “Il Secolo d'Italia”, in cui continuava a parlare libertariamente di femminismo con Isabella Rauti.
In un recente articolo su “La Voce Repubblicana” l'ho persino citata come rappresentante di quei radicali dalla mente libera (come anche Adele Faccio, Angelo Pezzana, Giovanni Negri....), che non hanno chinato la testa di fronte ai deliri pannelliani che hanno portato quella tradizione alla totale distruzione politica e culturale.
In questi giorni, per mezzo di un bellissimo articolo dell'amico Vittorio Lussana su “L'Opinione delle Libertà” (che con la Tatafiore per un periodo ha anche convissuto), vengo a sapere che ella si è tolta la vita all'età di 66 anni. Mi scende una lacrima, poi comprendo e rispetto.
Rispetto una scelta consapevole e rifletto. Rifletto sul fatto che – come andiamo ripetendo da anni - solo noi siamo i padroni della nostra esistenza, solo noi siamo in grado di gestirci ed autogestirci, perché noi siamo “il pilota” della nostra vita, della nostra mente, della nostra coscienza. E' un discorso filosofico, ma anche eminentemente politico. E forse Roberta Tatafiore ha così compiuto il suo ultimo, estremo, atto politico di un'esistenza profondamente coerente, liberale e libertaria.
Penso quindi ad Alex Langer. Poi a Piero Welby ed infine a Beppino Englaro ed a Eluana.
Esperienze che non c'entrano assolutamente nulla fra loro. Non le giudico, sorrido, e penso a quanto sia fortunato ad aver potuto comprendere ed apprendere – nel mio piccolo – qualche cosa dalle loro esistenze.

Luca Bagatin

Su youtube si può trovare questo bel video fotografico in ricordo di Roberta, al link
http://www.youtube.com/watch?v=x2vq7wDy28Q


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini