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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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16 maggio 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: "MERAVIGLIOSO" cortometraggio by Baglu



E se andassi ad abitare nella stessa città in cui abita Lei ?
Potrebbe capitare, in effetti. Potrebbe accadere.
E' strano, ma, dopo tanto tempo, avrei paura persino di incontrarla. Ho fondamentalmente paura dei miei sentimenti. Ho paura che...
E' passato molto tempo e lei potrebbe avere o avere avuto altre storie. Non ci posso pensare. Non voglio saperlo. Solo il pensiero mi fa stare già abbastanza male.
Anche se mi dicono che non è possibile, io lo so che non mi innamorerò più. Non potrei e, comunque, non voglio. E non sarebbe nemmeno giusto.
Forse mi sarebbe piacuto che anche per Lei fosse stata la stessa cosa.
Ma va bene così, nel senso che mi sono rassegnato.
Non mi piacciono le "dinamiche dei sentimenti". Non mi sono mai piaciute.
Vabè, che stavo dicendo ?

Mi trovo a S., un quartiere periferico di Roma. Sto passeggiando su un campo immenso, pieno d'erba che mi arriva quasi alle ginocchia. Sto chiacchierando con Bruno, un ragazzone dai capelli lunghi e ricci, con la barba folta ed una maglietta con su scritto "Avanti popolo !". Con Bruno, quando eravamo ragazzini, facevamo politica assieme.
Camminiamo, con lui che guarda a terra, con l'aria fiera ma incazzata ed io che lo osservo.
"Baglu, occorre fà a rivoluzzione ! Nun s'ariva alla fine daa terza settimana der mese ! Er turbocapitalismo ce stà a rovinà ! Bisogna tornà a Marx, a Lenin. Se er padrone sfrutta er salariato nun ce stanno cazzi pennessuno ! E' la dinamica der capitale, delle forze lavoro che devono prenne coscienza, fà autocritica..."
"Bruno, ma no, non è così. Cioè, il mondo è cambiato, il comunismo ha fallito. Marx era un frustrato patologico..."
"A Baglu, a te t'hanno fregato le donne. Tu stai sempre a pensà alle donne !"
"Ma che dici ? Perché dici 'ste cose ?"
"Perché dici cazzate e questo perché pensi alle donne ! Lo sanno tutti !"
"Ma tutti chi ? Perché generalizzi , adesso ? Ma che ne sai tu di me ? Che ne sai tu di certe cose ? Che ne sai se mi sono mai innamorato ?"
"A Baglu, mo nun rompe ancora er cazzo co 'sta storia ! Ciao !".
"Cia..." e Bruno se ne va, verso l'orizzonte.

"Ciao Franco"
"Ciao Baglu"
Franco era un amico di vecchia data. Oggi quasi sessantenne. Una volta facevamo meditazione assieme.
"Lui chi è, tuo figlio ?" dico, indicando un ragazzo sui vent'anni, capelli rasati, giubbotto in pelle e cintura firmata (credo).
"Sì, ti presento Micheal !"
"A papà, chi è 'sto sfigato ?"
"..."
"Tieni cento euro, perché non vai un po' a divertirti, Micheal ?"
Ed il ragazzo se ne va.
Dall'orizzonte arriva una ragazza bionda, tutta curve e seno.
"Baglu, ti presento Tania, la mia...ragazza"
"Ma Franco, ma tu non eri sposato ?"
"Lo sono e allora ?"
"Ah. Piacere, Baglu"
"Piacere, Tania"
"Ma...lo so, non è elegante dire queste cose ma...la signorina avrà l'età di tuo figlio"
"E allora ?" e la bacia, appassionatamente.
Mi piego in due e mi accascio a terra, fra l'erba alta, in preda alle convulsoni.
"Baglu, stai male ? Ti porto da un dottore !"
"Franco, ti prego, stammi lontano. Siamo a neanche un metro di distanza e già mi fai schifo così".

Sono seduto su una panchina, in mezzo al campo d'erba alta. Sto leggendo "Vartàn", un fumetto un po' scollacciato degli anni '70. Sulla copertina la protagonista, Vartàn, appunto, un'indiana bianca, bionda e a seno nudo, legata ad un palo di legno. Il titolo del numero 133 è, infatti, "Impalata".
E' un western vagamente erotico, ma non volgare. La storia è abbastanza noiosa, ma la cosa che mi attira è la rubrica alla fine del giornaletto, dal titolo "Segnali di fumo". Raccoglie le lettere dei lettori a Vartàn e la cosa che mi incuriosisce di più è che le lettere sono scritte soprattutto da lettrici e le risposte di "Vartàn" sono sempre intelligenti, mai sciocche, mai banali come le risposte di psicologi o sociologi delle rivistine idiote di oggi.
Erika di Rapolano Terme scrive, ad esempio: "Ho preso una gran cotta ma lui mi ignora. Ho cercato di farmi notare ma con vani risultati. Una volta ho finto di cadere davanti alla sua vespina ma quello non mi ha neppure notata e pensare che mi ero slogata davvero la caviglia ! A lui piace una mia amica ma lei lo respinge. Vorrei sapere se..."
Vartàn le risponde che dovrebbe farsi notare in modo meno pericoloso. "Invece di gettarti davanti alla sua vespa prova a farti trovare seduta sopra di essa mentre lui l'ha parcheggiata. Al suo ritorno, trovandoti sopra di essa, non potrà investirti. Al massimo potrai chiedergli di farti fare un giro insieme. Attenzione però a non cadere !"
Lelly di Vigevano, scrive invece che ha necessità di un piccolo corredino in quanto orfana e sua sorella ha quattro bambini e vive con gli zii e non può lavorare per un problema ai reni.
E Vartàn le risponde con grande sensibilità ed umanità, auspicando che qualcuno la possa aiutare.
Poi c'è Epifanio di San Giminiano. Ha vent'anni ed è in carcere e chiede di corrispondere con qualche ragazza e, puntualmente, sul giornaletto, il suo indirizzo è pubblicato.
Oggi questi lettori avranno cinquanta, cinquantacinque, forse sessantanni. Dove siete ? Fatevi vivi ! Siete rimasti i sognatori di allora ? Se sì fatevi sentire, ve ne prego. Avete attraversato i decenni senza finire prede delle mode, delle chiururgie plastiche, delle cure ringiovanenti, delle musiche assordanti ?
Mentre grido questo mio appello a piene mani, verso l'orizzonte, si avvicina Bruno e si siede sulla panchina. Ha un rosario in mano, una crocifisso attorno al collo. Prega. Poi si rivolge a me: "Baglu, tu stai sempre a pensà alle donne ! La salvezza è solo in Cristo nostro Signore !"
"Bruno, la smetti ?!"
"Ma nun me rompe er cazzo ! E prega !" Si alza e se ne va, verso l'orizzonte, continuando a pregare.

Passeggiavo per l'immenso campo d'erba del quartiere romano di S., con le braccia dietro la schiena e lo sguardo perso, verso l'orizzonte, quando, d'un tratto, sento una voce che mi intima: "Ricordati che devi morire ! Ricordati che devi morire !".
E' un frate francescano, con tanto di chierica e saio.
"Buongiorno, lei chi è ?"
"Buongiorno, mi scusi, stavo recitando. Sono Pietro Brook, detto anche Brook Farm. Sono un attore olandese, piacere".
"Piacere, io sono Baglu, scrittore", gli sorrido e tendo la mano. "Ma...che di fa qui, da queste parti ? Qui non c'è niente, solo erba...Io, sa, sono qui perché penso al mio passato e lei ?"
"Io sono qui per recitare, cantare, a volte ballare"
"Lei sembra una persona saggia, lo sa ?"
"La ringrazio. Sì, forse ha ragione, negli anni '60 ho fatto anche il guru di una piccola comunità trascendentale"
"Interessante... Allora, scusi, mi posso permettere una domanda ?"
"Certo, la prego"
"No è che io mi sono sempre chiesto, ma, se due persone sono innamorate o lo sono state...perché non possono esserlo per sempre ? Perché l'amore deve finire...le storie sentimentali devono finire....? Mi può rispondere, per favore ?"
Pietro Brook mi guarda, annuendo e sorridendo. Poi noto che guarda dietro di me.
"Mi scusi signor Baglu, vede quella nuvoletta ? Devo raggiungerla, altrimenti è un casino. Devo tornare a casa. Infondo sono morto l'anno scorso...".
Rimango interdetto, lo osservo mentre sale sulla nuvola e vola in cielo.
La telecamera inquadra l'intero campo dall'alto, con me al centro. Io alzo la testa al cielo, in favore della telecamera, che si abbassa, a farmi un primo piano.
Parte la musica: "Meraviglioso" cantata da Mimmo Modugno.
Ondeggiando a destra e sinistra, inizio a cantare...

E' vero
credetemi è accaduto
di notte su di un ponte
guardando l'acqua scura
con la dannata voglia di fare un tuffo giù...



7 marzo 2012

"La mia vita è un Caos Calmo": La solitudine dei secondi non ti fa scordare i primi": monologo by Baglu



C'è una cosa che mi piace fare più di tutte ed è quella di vagare per le città, magari d'estate, quando in giro non c'è pressochè anima viva.
Da ragazzo mi piaceva muovermi in bicicletta, respirare l'aria e poi fermarmi in un qualsiasi campo di grano, lasciare a terra la bicicletta e mettermi a correre a perdifiato, a braccia aperte, quasi fossi un aereo.
Muoversi a piedi, per le città, è un piacere che non ha eguali. Osservi le vie, le vetrine, i palazzi. La cosa più bella è perdersi per poi, dopo diverse ore, ritrovarsi.
Muoversi a piedi, per le città, è un po' come vivere: perdersi e ritrovarsi. Muoversi, ma senza troppa gente attorno, così, solo per il piacere di muoversi, senza necessariamente una meta.
Una volta mi ricordo che Lei mi ha detto che a volte sono una persona eccezionale, a volte un ragazzino capriccioso. La seconda è vera la prima no. Però c'è una cosa che mi ha sempre fatto riflettere.
Se una donna ti chiama "persona" e non "uomo" allora vuol dire che non le piaci come uomo, al massimo come amico.
A me il concetto di amicizia, in generale, non piace. Non ho mai voluto avere amici nella vita nè ho voglia certo di cominciare ad averne ora.
I dettagli, specie nel linguaggio sono importanti, sono rivelatori, sono fondamentali.
Le parole sono fondamentali ed è per questo che considero questi social... vabè, cose come facebook o twitter, agli antipodi della comunicazione.
Sono utili in linguaggi poveri di parole. Ecco è vero, io ho una vera e propria idiosincrasia per l'inglese: è povero di vocaboli, semplicistico, toglie ogni tipo di atmosfera, banalizza.
Poi c'è un'altra cosa che non mi piace, cioè le semplificazioni linguistiche che si utlizzano nella comunicazione via web o negli sms (che, fra parentesi, non invio mai).
Da ragazzo mi hanno insegnato a non parlare mai in dialetto che pure era parlato da tutti nella mia famiglia. Mi hanno insegnato che altrimenti non avrei saputo scrivere bene, non avrei saputo esprimermi bene e debbo dire che sono grato a chi, in famiglia, mi ha insegnato questo.
Lo so, si dirà che sono contro la "tradizione", ma, francamente, non me ne importa niente.
E' importante farsi capire dagli altri, avere un linguaggio ricco di parole, privo di semplificazioni.
Chi parla male pensa male ed è vero. Ed a pensare male, in giro per il mondo, c'è già troppa gente.
Mi ricordo quando scrissi il mio primo romanzo. Avevo quattordici anni e lo dedicai ad una ragazzina che mi piaceva molto. Era una sciocchezza, ma io, allora, ci credevo molto.
E' stato un bell'esercizio di scrittura.
A undici anni fui obbligato dalla scuola e da mia madre a fare basket. A me il basket non è che piacesse poi molto, ma mi dicevano che mi avrebbe aiutato a socializzare.
Ero anche bravo, quasi l'unico che riuscisse quasi sempre a fare canestro, ma la cosa non è che mi importasse molto. Mi ricordo anche che più volte mi inventavo di avere la febbre o di stare male per evitare di andare ai tornei o agli allenamenti.
Non si può tornare indietro nel tempo. Per fortuna.
Muoversi a piedi, per le città, significa annusare l'odore dell'asfalto mentre ci cammini e mentre percorri strade nuove per poi magari ritrovarsi in Piazza XXIV Maggio a Milano, oppure in Piazza di Spagna a Roma.
Avevo venticinque anni quando sono stato la prima volta a Milano e lì, anni dopo, conobbi una ragazza. Mi piacevano molto i locali per studenti universitari lungo i Navigli.
Ho sempre amato i Navigli al tramonto, sorseggiare un aperitivo mangiando un tramezzino, oppure polipi e patate. Lo so, magari non staranno bene assieme però era l'atmosfera che te li faceva percepire come ottimi ed indivisibili. Polipi e patate.
A me la primavera non piace. Però la primavera, la sera, lungo i Navigli è tutta un'altra cosa.
Anche a Torvajanica mi è successa la stessa cosa, pur in assenza di aperitivo, polipi e patate.
A Roma mi piace molto l'Eur, la zona del laghetto.
Poi mi piaceva anche quel ristorantino western...Strano, a me i locali all'americana non piacciono molto (ma sempre meglio dei locali giapponesi o à la page) però lì l'atmosfera era simpatica e poi c'erano delle cipolle fritte buonissime. Poi sì, lo so, c'era Lei.
Il tempo è passato e a me non è che la cosa spaventi nel senso che diventare vecchio non spaventa. Però il passare del tempo mi intristisce. Mi fa pensare al passato e questa è forse la cosa che più mi intriga.
Il passato è intrigante, altrimenti non si capirebbe perché così tante persone siano incuriosite dalla professione dell'archeologo, dello storico o comunque del ricercatore antropologico.
Se tornassi indietro forse deciderei di studiare antropologia. L'antropologia mi ha sempre appassionato molto e non posso negare che nella mia biblioteca personale ho numerosi trattati sull'argomento.
Non penso sia un caso se, sin da ragazzo, ho iniziato ad interessarmi di religioni, tradizioni esoteriche, psicologia, criminologia, storia, sociologia. Mi sono talmente immerso in questi argomenti da aver completamente trascurato persino i miei studi canonici il che me li ha fatti detestare e, pertanto, ho rinunciato ad intraprendere la carriera universitaria.
No, l'Università non avrebbe fatto per me. Decisamente.
Muoversi a piedi, per le città, è un modo per osservare la gente che passa e sapere come vive. Dove vive. E chiedersi anche perché vive. Perché, ad esempio, uno ragazzo indiano dovrebbe decidere di andare a vivere a Pordenone ?
Me lo sono sempre chiesto e l'ho anche chiesto, ma, a dire il vero, lo stesso ragazzo indiano non ha saputo darmi una vera risposta.
Si dice che le risposte sono spesso dentro noi stessi e, lo scopo della vita, dovrebbe essere quello di riuscire ad estrapolarle. Però si dice anche che sono le domande ad essere più importanti delle risposte stesse.
Ora devo uscire a fare la spesa e sicuramente mi porrò un sacco di domande che rimarranno senza risposta.
Muoversi a piedi, per le città, è un modo per porsi domande, senza preoccuparsi troppo delle risposte.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini