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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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2 agosto 2015

"Donne e Rivoluzione". Aforismi by Luca Bagatin

Le uniche due cose e mi hanno aiutato e mi aiutano a vivere sono le Donne e la Rivoluzione.


Preferisco passare per intollerante piuttosto che sdoganare la stupidità.


Penso si dovrebbero globalizzare i sentimenti e non questa merda chiamata “mercato”!


Due anime possono essere lontane chilometri, persino secoli, ma non per questo non sono destinate ad amarsi. I più, presi dal piacere effimero o dalla fredda retorica, oppure ancora dalla razionalità, non sono in grado di capirlo.


Sono assolutamente convinto che un politico dovrebbe vivere con 1000 (mille) euro netti al mese.
Non è demagogia, ma buonsenso.
E se si dirà che è poco, risponderò quel che ho imparato in 36 anni di vita: vivere con poco rafforza il carattere.



12 aprile 2014

"Quando definiresti una donna, una bella donna ?": monologo/ritratto di donna di Luca Bagatin

Quando definiresti una donna, una bella donna ?

Prima di tutto non definirei mai una donna, una bella donna. E' una definizione banale e, per quanto io possa risultare banale, non mi limiterei mai a banalizzare la descrizione di una donna.

Definirei, al massimo, una donna "affascinante", ritenendo per "affascinante" così tante imprecettibili caratteristiche da non poter essere nemmeno descritte minuziosamente.

Gli occhi di una donna mi colpiscono. Specie se chiari, verdi o azzurri che siano.

Ma questo è e rimane un aspetto limitatissimo del tutto.

Trovo affascinante una donna che sorride e al contempo è misteriosa. Persino malinconica, a tratti.

Una donna che sappia tenermi testa è forse la donna che riesce anche a farmela perdere, la testa.

Non è un argomento facile, quello che sto cercando di affrontare e non voglio nemmeno troppo affrontarlo.

Al massimo mi limito e mi limiterò a scriverne, anche attraverso un saggio che a breve vedrà la luce nelle librerie italiane.

La bellezza, in senso relativo, può non essere rara. Ma il fascino che cerco io, ovvero l'assoluto che ricerco anche in una donna (e lo ricerco in una donna perché le donne sono gli unici esseri che, sin da ragazzino, riescono ad emozionarmi davvero), è qualche cosa di quasi introvabile. Impercettibile. Indescrivibile e che io stesso non riesco o, meglio, mi rifiuto addirittura di descrivere.

Mi si dirà che la mia apparente cripticità nasconde solo una percezione distorta della realtà. Del resto lo sapevo che, presto o tardi, qualcuno mi avrebbe dato addirittura del drogato.

Ebbene sì, forse sono drogato. Drogato da una passione che non sono mai riuscito ad afferrare e che mi pervade il corpo, lo spirito, l'anima. Passione per una donna che, anni fa, quando aprii questo blog (a causa della perdita di una donna), definivo Donna che Non ho.

E' per questo che le passioni preferisco spesso tenerle a freno o, meglio, sublimarle attraverso la scrittura, oppure attraverso progetti talmente ambiziosi da non sembrare veri, talvolta al limite dell'oscenità/eresia.

"I più" non mi hanno mai compreso.

E di ciò vado molto fiero, perché, se avessi voluto essere compreso "dai più", sarei stato un amante del "pop". Ed invece tutto ciò che viene comunemente definito "pop" per me è solo merda e vuoto di pensiero.

Chi ricerca l'assoluto non può certo accontentarsi, anche se dev'essere consapevole di essere destinato a soffrire per tutta la vita.

E' evidente che sono fra costoro.

Mi accendo un sigaro Antico Toscano, lo stringo fra i denti, tiro qualche boccata e passa la paura.


Dipinto di Barbara Pierno



21 novembre 2013

"Moleskine" di Luigi Pruneti: racconti di fiele e miele

“Moleskine”, come i taccuini dei giornalisti di fine '800, come peraltro ricorda la professoressa Ida Li Vigni nella prefazione di questo volume che raccoglie racconti, fiabe e piéce teatrali di Luigi Pruneti.

Luigi Pruneti, saggista e attuale Gran Maestro della Massoneria italiana dell'Obbedienza di Palazzo Vitelleschi, con questo piccolo taccuino di viaggio edito dalle Edizioni Giuseppe Latenza e dal sottotitolo dal sapore fumettistico di “Racconti di fiele e miele”, ci regala storie dai profondi risvolti esoterico-filosofici e spirituali.

Storie brevi, come le “101 storie zen” pubblicate negli Anni '50 da Nyogen Senzaki e Paul Reps ed altrettanto illuminanti.

Come “La favola dei tre semi”, che ci insegna che solo colui il quale cerca la luce spirituale, se veramente la desidera, la trova per davvero. Oppure la storia del Gran Topo, dal titolo “In una notte di maggio”, ove qualcuno potrebbe ravvisarvi numerose allegorie massonico-iniziatiche; o, ancora, “Un incontro fra le nuvole”, ove l'autore immagina sé stesso fra le nuvole, a incontrare i Grandi Iniziati del passato quali René Guénon, il Tradizionalista per eccellenza; Oswald Wirth, l'esoterista, spiritualista ed alchimista, ma al contempo laico, celebre per il suo studio sui Tarocchi ed infine Gurdjieff, che insegna all'autore che è necessario combattere gli imbonitori e per farlo bisogna avere il coraggio di sbugiardarli, testimoniare con ottimismo la verità e anteporre alle parole i fatti.

Ma, i racconti raccolti in “Moleskine”, non sono terminati. Fra viaggi all'Inferno e viaggi nella sua infanzia, l'autore metterà alla berlina il pregiudizio ed il dogma, proponendo e promuovendo una società aperta in luogo di una società omologante e chiusa.

Di particolare pregio le piéce teatrali, una ambientata in pieno medioevo, ove una donna riservata, ma spiritualmente illuminata, saprà rispondere a tono ad un frate, ad un cavaliere e ad un mercante, rappresentanti del pensiero più oscurantista dell'epoca.

Le altre due brevi piéce sono invece ispirate al fumetto “Corto Maltese”, il marinaio avventuriero scaturito dalla penna del celebre fumettista massone Hugo Pratt ed anch'esse racchiudono profondi messaggi spirituali ed umanistici.

Uno fra tutti, che mi ha favorevolmente impressionato in quanto vero inno alla Donna ed alla Grande Madre, è fatto proferire da Corto Maltese stesso: ...le donne sono la parte forte dell'umanità. In voi è l'arcano della Grande Madre, incomprensibile all'analisi razionale dell'uomo che non riesce a concepire, né a comprendere la coerenza, la determinazione, il coraggio, la disponibilità al sacrificio che è in voi. L'uomo è fragile, perché guarda il più delle volte solo a se stesso; lo specchio è la sua guida e tuttavia lo specchio è labile e quando si rompe l'immagine sfuma, frantumendo il cuore di Narciso. Le donne, invece, a differenza di quanto dicono i maschi, pensano più agli altri che a loro stesse e ciò le rende roccia la cui solidità sfugge ai più, perché è mascherata da un tappeto di morbido muschio”.

Particolare da notare è la copertina del volume di Luigi Pruneti, raffigurante un uomo ritratto di spalle (con tutta probabilità l'autore stesso) assieme ad un cagnolino, i quali, a piedi, percorrono una lunga strada fatta di curve e sentieri, che li condurrà verso colline, valli, montagne, forse, sempre alla ricerca di un possibile Santo Graal. In un eterno viaggio verso l'infinita Conoscenza ed Evoluzione.


Luca Bagatin (nella foto con il prof. Luigi Pruneti)



15 ottobre 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: Fumetto a tinte fosche". Monologo by Baglu

Ormai ho smesso di stupirmi del mio prossimo.

Ci sono amici che credevo amici ed invece.

Invece mi ero, mi sono illuso.

Del resto mi è sempre capitato anche nelle storie d'amore.

Ah no, non credo di essere necessariamente sfortunato io. Penso invece, piuttosto, di essere uno che cerca sempre di andare al di là delle apparenze.

Mi bastano piccoli gesti perché questi mi creino disappunto. E mi offendano.

Conoscendo il mio pessimo carattere, solitamente, cerco di andare oltre e tendo a giustificare sempre l'altra persona.

Potrei fingere, così, un rapporto per anni. Ma a che pro ?

La cosa che più mi dispiace, alla fine, è che le mie storie sono finite non per colpa mia.

La verità è che sono un entusiasta deluso. Deluso da cose in cui ho creduto e che oggi mi creano solo disgusto e, spesso, rabbia.

So ciò che voglio dalla vita, per carità, ma so anche che, per arrivarci, devo percorrere strade che non mi va di percorrere.

Non sono il tipo dei compromessi, delle menzogne, della superficialità. Per questo, a tutto ciò, preferisco una vita di disillusioni, pensando a quel suicidio che medito da anni.

Eppure sono ancora convinto, dentro di me, che la vita sarebbe molto più semplice. Peccato che gli esseri umani non ne ne rendano conto. L'orgoglio è una puttanata. Così anche come l'amor proprio. Per vivere consapevolmente bisognerebbe arrivare ad odiarsi. Forse, allora, si odierebbe meno il prossimo.

Un amico mi ha chiesto perché ho deciso di rimanere single. Gli ho risposto che non sono più disposto a scendere a compromessi con la vita. Perché essa stessa sento che non mi appartiene.

Sono passati quattro anni da quando la conobbi. Non credevo avrei mai potuto innamorarmi così. Da allora non mi mai più successo. Con il tempo, mi dicono, le cose cambiato, megliorano, passano. Per me questo assioma non vale né funziona. 



21 marzo 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: "Braccialetto (e occhi) viola". Monologo mistico by Baglu



Penso che.
Anzi no, mi ricordo.
Quanto amo ricordare.
Amo ricordare quasi quanto, allora, amavo vivere.
Ciò che stavo vivendo.
Ricordo con grande nostalgia e con una certa eccitazione quando dormimmo nudi, abbracciati. Il mio petto suo suo seno. Il mio sesso sul suo.
Dormimmo così, completamente senza vestiti - anche se Lei aveva qualche pudore.
Pensate che, ancora oggi, la notte, molto spesso, mi trovo a pronunciare il suo nome, a bassa voce, cercandola nella parte destra del mio letto. Per poi svegliarmi del tutto ed accorgermi che Lei non c'è.
Anche quando stavamo assieme, quand'ero a casa mia, ovvero lontano da Lei, mi capitava. Ma, allora, sapevo che - presto o tardi - l'avrei rivista.
Oppure come quando Lei aveva la febbre alta e dormimmo su un divanoletto, con Lei che moriva di caldo mentre io la abbracciavo, anche durante la notte, stretta a me.
Sì, è vero, "aspettarsi" è il giusto gesto d'amore. Solo che dubito che, oggi, Lei aspetterebbe me. Io forse sì, la aspetterei.
Ma per amare bisogna essere in due.
Il fatto è che - oggi possodirlocazzo - l'Amore, come cosa concreta, non esiste. Esiste come ideale a cui tendere. L'Amore è come il Socialismo utopistico: bellissimo, ma irraggiungibile. Almeno su questa terra.
Nel Nirvana non saprei dire, francamente.
C'è stato un tempo in cui osservavo particolari rituali e credevo fermamente alla Legge del Karma di causaeffetto. Da parecchi anni, francamente, me ne fotto.
Non che non ci creda o roba così, solo che Ganesha è dentro di te. Non certo nei rituali e nell'esteriorità. Krishna è dentro di te. Dio è dentro di te, anche quando e se lo bestemmi. Forse soprattutto allora, nella sua forma più animalesca. Perché sono gli Animali (ovvero i principali detentori dell'Anima) ad essere i più vicini a Dio. Non certo gli uomini.
Ed un presunto Vicario di Cristo non ha alcuna voce in capitolo, perché lo stesso parlare di "Vicario di Cristo" è una burla della mente umana. Un controsenso, visto che Cristo venne sulla terra senza alcuna autorità. E certo oggi non necessita di alcuna autorità.
Perché l'autorevolezza è l'esatto opposto dell'autorità.
Spesso temo, pensando a Lei, che possa sposarsi o andare a vivere con qualcun altro. Sono un idiota. Forse. Però, nonostante le nostre litigate e qualche incompresione fra caratteri artistici, mi emozionava. E mi emoziona ancora, pensarla.
Una volta credo di essere riuscito ad emozionare anche Lei. Con quella dedica stampata.
Lei, invece, è riuscita a farmi arrabbiare non poco e non poche volte. Ma, vabè, capita.
A volte mi ha anche spaventato, come è normale che capiti quando temi di perdere una persona. Poi la perdi e che cosa ti rimane ? Il vuoto.
Il vuoto Zen ? Mmh. Non saprei.
Ora non sto parlando dalla mia solita panchina, ma sopra una nuvoletta. Quella nuvoletta ove immagino si trovino tutte le persone scomparse della mia vita. E che da bambino avrei immaginato di incontrare, un giorno.
La verità è che il misticismo mi è entrato nel sangue allorquando non riuscivo a capire il significato della vita e cercavo di dargliene uno, ma colorato.
Ho sempre odiato i crocifissi. Ho sempre amato le belle forme. Perché la forma è sostanza. Anche nella scrittura.
Non puoi credere in un uomo che "muore per il genere umano", bensì vale la pena di credere in un Essere che rigenera sé stesso.
Non puoi credere a un'ideologia, ma solo tendere ad essa. Puoi credere nell'Amore, nell'Eros, nel Socialismo libertario e utopistico.
Puoi credere in te stesso o negli altri ?
No di certo.
Come non puoi credere nel futuro, ma in un eterno presente.
Però puoi ricordare di quando hai messo in gioco te stesso, quando hai - quantomeno - tentato di amare.



13 gennaio 2013

"La migliore offerta" di Giuseppe Tornatore, ovvero la psicologia della suspance

"La migliore offerta", di Giuseppe Tornatore, è un film strano, che non ti aspetti.
Un film che sembra sentimentale, ma che non lo è. Un film che pensi che ti commuova ed invece non lo fa. E' un film che ti lascia sempre a bocca aperta, ove, quasi sul finale, ti alimenta un'ansia quasi soffocante. Alla fine ti svuota, ma ti fa pensare, discutere, scervellare.
"La migliore offerta" non è un film sentimentale, come penseresti, bensì è un thriller, un giallo d'autore che per moltissimi versi ricorda lo stile di Pupi e Antonio Avati.
Anche i personaggi principali e secondari sono molto "avatiani", se non fosse che il film, anziché essere ambientato nella provincia emiliana, ha un'ambientazione anglosassone.
Bravissimo Geoffrey Rush, da sempre versatile e poliedrico attore, da sempre in grado di trasformarsi in personaggi diversissimi fra loro, tutti enigmatici, tutti stravaganti ed eccentrici.
Ne "La migliore offerta" interpreta Virgil Oldman, ricchissimo battitore d'asta, eccentrico, introverso, timoroso delle donne al punto di non averne mai avuta una in tutta la sua vita. Ma scaltro e furbo nell'accaparrarsi, a prezzi stracciati, opere d'arte di valore inestimabile (tutte raffiguranti volti femminili), grazie al suo vecchio amico Billy (Donald Sutherland).
Virgil è ossessionato dalle donne. Sublima il loro essere nei dipinti, ma teme persino di incrociare il loro sguardo, ogni qual volta incontra una bella donna. Ammette di temerle e di non riuscire a comprenderle. Vi rinuncia per volontà, forse per non soffrire. Rinchiudendosi in una corazza di autoritarismo e spocchia.
Per lui sarà un vero e proprio shock emotivo quello di innamorarsi di una ragazza che un giorno lo chiamerà al telefono, per invitarlo a valutare la vecchia villa dei genitori defunti. Una ragazza che, in un primo tempo, non vedrà mai, in quanto lei vive in una stanza della villa, chiusa a chiave da dodici anni, in quanto afferma di soffrire di agorafobia e di avere paura delle persone.
Nascerà così un rapporto curioso, ove Oldman si preoccuperà costantemente di lei, perdendo le sue abitudini ed ammorbidendo il suo carattere spigoloso ed iracondo.
Lei invece, grazie a lui, uscirà dalla sua "prigionia volontaria" e i due diventeranno presto appassionati amanti.
Oldman, nel corteggiamento, sarà aiutato e guidato da un giovane riparatore di vecchi marchingegni, Robert, il quale... Il quale si scoprirà poi essere una delle pedine di una grande macchinazione ai danni del povero Oldman.
Un grande complotto, insomma, alle spalle di quest'uomo solo, colto, snob, che cela i suoi sentimenti attraverso un'ira ed una spigolosità che in realtà non gli apparterrebbero.
La storia di una giovane donna che sì, lo tradirà per ambizione, contribuendo a sottrargli i suoi oggetti da collezione più cari - i dipinti di volti femminili - ma che lo amerà per davvero.
Un film di classe, quello di Tornatore, oltre che di alta eleganza e raffinatezza, accompagnato dalla musica sublime di Ennio Morricone, ove il sentimento lascia lo spazio alla suspance ed alla psicologia più profonda, sino a disorientare completamente lo spettatore ed invitarlo a porsi, al termine del film, numerosissime domande. Molte delle quali rimarranno, forse, senza una risposta esauriente. Salvo prendere consapevolezza di un aspetto, tipico dell'arte, ma da tenere sempre presente, anche nella vita di ciascuno, ovvero che in ogni falso, si nasconde sempre qualcosa di autentico.
Luca Bagatin




31 ottobre 2012

(Una luce prenderò per te là fuori...) Buon Halloween...in compagnia di "Dellamorte Dellamore"



Ieri sera ho ricevuto gli auguri di Halloween da parte della Loggia Har Tzion Montesion nr. 705 Oriente di Roma all'Obbedienza del Grande Oriente d'Italia.
La cosa mi ha fatto particolarmente piacere in quanto mi sento molto legato a questa ricorrenza che celebra, assieme, la Vita e la Morte. Ovvero l'essenza - per eccellenza - del mistero (l'unico che valga davvero la pena di carpire) che pervade l'Umanità.
Nel "biglietto" di auguri c'era anche una piccola spiegazione del termine Halloween e della fastività stessa, che qui di seguito desidero riportarvi:

Il termine Halloween deriva dal fatto che il 31 di ottobre è la vigilia di Ognissanti, ovvero il giorno in cui la tradizione cristiana celebra tutti i santi, in blocco, nessuno escluso. Questa data, il 1° novembre, è denominata in inglese All Hallows' Day. A questo punto occorre tenere presente che presso i popoli antichi (e pure per gli ebrei di oggi) il giorno non incomincia allo scoccare della mezzanotte, bensì qualche ora prima, al tramonto.
Ecco perché, per esempio, si attribuisce tanta importanza alla vigilia di Natale: il 24 dicembre, infatti, non è solo il giorno prima, ma costituisce senza soluzione di continuità la prima parte del Natale stesso.
Ora, per analogia, la vigilia di Ognissanti è denominata All Hallow' Eve (dove "eve" sta per "vigilia"), ma anche All Hallows' Even (che costituisce il concetto di "vigilia" con quello di "sera"); è facile immaginare come quest'ultima definizione si sia contratta in Hallows' Even, e da lì ad Halloween il passo è stato breve.
Le origini di questa festa risalgono all'epoca in cui le isole britanniche erano dominate dalla cultura celtica, prima che l'Europa cadesse sotto il dominio di Roma. L'anno nuovo, allora, cominciava con il 1° novembre, quando i lavori nei campi erano completamente conclusi, il raccolto era al sicuro, ed i contadini potevano finalmente rilassarsi e godersi i doni che gli dei avevano loro concesso. In tale data, quindi, tutte le divinità pagane venivano ricordate ed evocate a titolo di ringraziamento ed auspicio per l'anno entrante; le porte delle dimensioni ultraterrene erano considerate aperte, per quella notte, e tutti gli spiriti erano liberi di vagare sulla terra e di divertirsi insieme agli uomini.
L'aspetto di festa gioiosa, comunque, non dispiacque alla Chiesa, che in un certo qual modo si impadronì della ricorrenza per celebrare tutti i santi del cristianesimo: ecco allora nascere il nostro giorno di Ognissanti (che non a caso, ricordiamo, precede immediatamente il Giorno dei Morti, tanto per ribadire l'inscindibile legame che collega la dimensione terrena con quella ultraterrena, sia essa la sfera celeste o molto più genericamente l'aldilà).
Da allora, l'antica Halloween è divenuta sinonimo di notte stregata, popolata da tutti gli spiriti maligni che la fantasia potesse immaginare.


Ora, spiegazioni fatte, passiamo al faceto, ovvero a quanto di più serio vi possa essere.
E pertanto mi viene in mente uno zombie amico mio, un certo Baglu.
L'ho incontrato proprio ieri e mi ha raccontato di essere stato lasciato dalla sua fidanzata. Una vita fa.
"Mi ha ferito. Non mi ha ucciso. Infondo io sono già morto".
Un grande freddurista questo Baglu, non c'è che dire !
E "freddurista" deriva da Freddy Krueger, ovviamente.
Un po' come quella sulla possibile caduta del governo Monti. Appena cadrà sarà certamente un bel...colpo di schiena !
Oppure quella dell'insegnante in pensione che non passa giorno che non canti: "Nostalgia nostalgia lavagnaaaaaaa...".
Bah, vabè, lasciamo stare.
Per Halloween, anziché un racconto horrorifico (ne ho scritto uno alcune settimane fa e, per ora, accontentatevi anzichenò) ho pensato di postarvi qui di seguito il bellissimo film di Michele Soavi "Dellamorte Dellamore", del 1994.
Inutile dire che è il mio film preferito in assoluto (anche se preferisco il libro omonimo di Tiziano Sclavi) e nel cui protagonista - Francesco Dellamorte - il mio amico Baglu dice di riconoscersi non poco.
Ovviamente non per quanto riguarda lo charme.
Buona visione. Possibilmente dopo il tramonto.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini