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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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20 dicembre 2013

"Racconti d'Eros e d'Amore" by Luca Bagatin

LA VITA E' SENZ'ALTRO MERAVIGLIOSA
surRenalità by Luca Bagatin

(del 26 marzo 2006)



La vita è senz'altro meravigliosa, scrive Ted Berrigan il quale asserisce peraltro che "Quando si è innamorati sempre ci si annoia". Poi, in un'altra sua poesia, il buon Ted, si mette a parlare di sesso...del fatto che si scoperebbe i suoi amici anche se non è omosessuale.
Adriano, acuto osservatore, afferma che Ted Berrigan "si fa di viaggi mentali".
Andrea G. Pinketts, invece, si fa di assenzio.
La vita è senz'altro meravigliosa anche in assenza dell'assenzio.
Quando sono innamorato solitamente mi annoio in quanto raramente sono corrisposto. Funziono di più, diciamo, con gli amori per corrispondenza.
Io sono uno che scrive ! Sono uno scrivano, io ! La vita è per me meravigliosa quando ricevo innumerevoli e quotidiane lettere di ammiratrici sconosciute (e forse bellissime...mah) da Stoccolma, Parigi, Atene...Malta.
Sono anche poliglotta, ve l'ho mai detto ? Poliglotta politicante amante del 6. Del 6 politico. Purtuttavia il numero che preferisco è il 69. Con o senza prefisso. Con o senza suffisso. Con o senza soffitto. Il tetto è aperto. Le tette della Vanda, invece, sonoo prorompenti. Prosopopeiche e, direi, financo O-NO-MA-TO-PEI-CHE. Sembra infatti che facciano BLOMP BLOMP nel mentre in cui la Vanda mi passa accanto.
La Vanda è la mia segretaria.
Sono uno scrivano e ho bisogno di una segretaria.
La Vanda mi piace e ne sono innamorato.
Ovviamente non sono corrisposto. Tuttavia, un giorno, le ho lasciato un biglietto anonimo sulla scrivania. Un biglietto di sola andata per la Vita.
La vita è senz'altro meravigliosa. La vita della Vanda è stretta. E' un vitino. Taglia 42 e 6a di seno. Seno, coseno e tangente. Di tangenti non ne ho mai prese ed in geometria sono sempre stato una schiappa.


FOSCO E NUTA
racconto by Luca Bagatin
(Pubblicato sulla fanzine "Officina" - ottobre 2002)




La ragazza che ho incontrato ieri era proprio carina. Nuta. Mi pare che si chiamasse così.
Ho davvero delle grosse amnesie sui nomi. Quando me li dicono me li dimentico subito.
I nomi. I volti no, e nemmeno i corpi.
Nuta era decisamente…superiore ad ogni mia facoltà immaginativa. Nel senso che…Ma poi perché sto sempre qui chiuso in camera a fantasticare…Il fatto è che, cazzo, faccio schifo !
Eppoi che ci vado a fare là fuori?
L’altra sera al bar mi ci ha portato l’unico amico che ho. Lo conosco dai tempi della scuola. Io non ci volevo andare fra tutta quella gente.
Chissà che avranno pensato di me poi ! “Ma guarda quello sfigato con gli occhialini da Archimede (quello dei fumetti)” “Saranno froci quei due ?” e finezze di questo genere. Ma che ci posso fare io se sono brutto e sfigato?
Eppoi è arrivata quella ragazza, Nuta, con i suoi lunghi capelli biondi e le sue labbra rosse come una rosa, con il suo profumo… Me l’ha presentata il mio amico. “Ciao io sono Nuta” (Nuda ? Avevo all’inizio capito io nella mia confusione ormonale. Macché nuda !)
“Ciao io sono Fosco” sono le uniche parole che mi sono uscite di bocca. Eppoi lei mi ha parlato di una certa Lidia che le aveva parlato di me…di meeee ?!? E chi è ‘sta Lidia ??? Ma se le uniche persone del “mio giro” (per così dire) sono il mio amico Alberto e sua sorella Grimilde !!!
A quel punto la mia ansia congenita mi ha impedito di risponderle e, dicendole che non mi sentivo niente bene mi sono fatto riaccompagnare a casa da Alberto. 
Tornando a casa siamo passati per la pedemontana, in quel tratto in cui dicono che ci sono gli “alberi dei desideri” in cui chiunque può appendere un messaggio….una cosa da ragazzini insomma. Ma domani voglio tornarci… eppoi sono anch’io un ragazzino nel cuore e ci voglio appendere un bel desiderio, un bel sogno, una bella utopia.
“Cara Nuta, di ragazze ne ho viste tante nella vita. Conosciute poche. In realtà non mi ha mai filato nessuna vista la mia imbranataggine e il mio fisico mingherlino. Tu potresti essere una delle tante ma … non so, da quando ti ho incontrata mi sono sentito riemergere e ho ricominciato a sperare. A sperare di poter conoscere una come te, che per uno come me sarebbe il massimo! Sarebbe come chiedere di avere in regalo dai propri genitori un viaggio per il Nepal di sola andata ! Sarebbe come…per un bambino avere in regalo montagne di gelati! Sarebbe…sarebbe troppo per me. E soprattutto per te. Ma nel senso negativo. Che te ne faresti della brutta copia di Woody Allen Vabbé ma avere un piccolo sogno nel cassetto non è mica reato, no ? E allora lo butto lì anch’io il mio sogno. Vorrei conoscerti e sposarti e fuggire insieme a te incontro al sole dell’avvenire che con i suoi caldi raggi brucia tutte le amarezze della vita. Con amore, Fosco.”
Ho appeso questo messaggio ad un albero. Accanto al mio ce n’era uno di Nuta.
“Caro Fosco, ti ho visto appena ma è come se ti conoscessi da sempre. Hai aperto una ferita che credevo non mi appartenesse più, così profonda da farmi rabbrividire. Eppure guardo i tuoi occhi, vita pura, il tuo volto che non smette di emozionarmi. Mi piacerebbe che si potesse dare un nuovo corso alle cose, agli eventi. So che non è possibile, sento il mio limite, mi sento fuori pista, non pronta, perdente. Rimango chiusa nel guscio di noce ascoltando la tua carezza lontana. Con amore, Nuta.”
Posso ricominciare a sperare. Possiamo ricominciare a sperare. Le nostre ferite possono finalmente chiudersi in un tenero abbraccio benedetto dal sole.



IL SAPORE DEGLI OCCHI
flusso d'incoscienza by Luca Bagatin
(del 18 ottobre 2006)




Tu lo accogli fra le tue labbra. S’insinua nella tua bocca vermiglia e la tua lingua, carezzandolo con piccole pennellate, lo scioglie pian piano. Io ti guardo, tu alzi lo sguardo. I nostri sensi visivi e tattili s’incrociano in un profondissimo abbraccio d’Amore. Ed io mi perdo nei tuoi occhi azzurri e nel morbido delle tue labbra che amorevolmente sciolgono il mio ardore. E’ possibile perdersi oltre l’orizzonte ? E’ possible giungere là ove infiniti spazi sembrano aprirsi ed improvvisamente richudersi ? E’ possible credere e crescere un’illusione all’interno di un collant marca Golden Lady ? Ricordi quel quadro ? Ci perdemmo in esso. Ricordi ? Ricordi i tuoi occhi ?  I tuoi occhi sono lo specchio riflesso di ciò che si perde all’interno di esso. Io temo i tuoi occhi. Io temo gli occhi. Io credo che gli occhi possan financo parlare. Oppure...soltanto amare.



12 dicembre 2011

"Bianca" di Nanni Moretti: un film psicologico su cui poter riflettere


"Bianca" di Nanni Moretti e Sandro Petraglia è un film del 1984, ma sembra stato scritto ieri.
E' un film struggente, divertente, triste, a tratti grottesco, molto malinconico. E' una storia d'amore, ma anche un giallo. Un giallo a sfondo psicologico.
Una storia, quella del professor Michele Apicella (il giovane Nanni Moretti), complessa ma anche profondamente semplice.
Chi è Michele Apicella ? Un insegnante deluso dal mondo, dalla maggior parte dei comportamenti umani. Deluso dai rapporti sentimentali altrui, in primo luogo, che proprio non riesce a comprendere.
Come mai le coppie si sfasciano così facilmente ?
Questo proprio il nostro Michele non riesce ad accettarlo.
Perché un uomo ed una donna che si amano, si vogliono bene, non possono vivere felici per tutta la vita ?
Michele non sa darsene una spiegazione. Fa di tutto affinchè i suoi amici si riappacifichino, continuino ad amarsi, ma senza grande successo.
Ed allora ? Ed allora decide di eliminarli. Anche fisicamente, sì, avete capito bene.
Sin tanto che incontra Bianca, interpretata dalla bravissima Laura Morante, un'insegnante anche lei, un po' introversa forse, enigmatica. Che lo proteggerà sino alla fine.
Con Bianca, Michele troverà per un po' quell'equilibrio psicologico e sentimentale che non ha mai conosciuto, ma, invero, non vi riuscirà completamente. Sarà sempre preoccupato che la loro storia possa finire da un giorno all'altro, che lei possa stancarsi di lui, possa lasciarlo.
E così è Michele a lasciarla per primo.
Michele che nasconderà il suo bisogno di affetto rifugiandosi nei dolci, nei gelati (ma non dai gusti troppo misti perché non stanno bene assieme), nella emblematica Sacher Torte - icona dei film di Moretti - inzuppata nella panna e nel barattolone di Nutella, altra immagine tipicamente morettiana.
Michele, che si veste sempre allo stesso modo per non uscire mai dalla sua quotidianità, dalle sue sicure insicurezze, dalla voglia che avrebbe di evadere; Michele con la fissazione per le calzature, in particolare femminili; Michele che è disgustato dagli uomini anziani che vanno dietro alle ragazze giovani.
Michele sembra quasi il ritratto della perfezione, di quell'utopia che Nanni Moretti ricerca in tutti i suoi film. Persino nell'ultimo “Habemus Papam”, ove immagina un Papa dubbioso e lontano anni luce dalla bramosia del potere. E' il Moretti che vorrebbe una sinistra diversa, coerente, una sinistra veramente "di sinistra", lontana da certo bigottismo. Pensiamo ad esempio alle sue vecchie glorie: "Io sono un autarchico", "Palombella Rossa" ed "Aprile".
Michele Apicella-Nanni Moretti è il Don Chisciotte alla ricerca dell'anima gemella, l'anima pura di una donna che possa contenere le sue frustrazioni. Una donna che, quando però riesce a trovare, rifiuta: perché l'utopia è assoluta, così come la felicità e la coerenza. Persino politica.
Una felicità che, forse, non è di questo mondo e la cui ricerca porta e comporta molto, molto dolore. La ricerca di una dimensione, di un mondo migliore, ideale, come quello sognato dalle avanguardie libertarie, dai trotzkisti, dai socialisti libertari degli anni '60, dai "porci con le ali".
O, più semplicemente, dai sognatori di ogni tempo e di ogni epoca che, forse, esistono anche oggi - fra una pubblicità del rolex ed una del telefonino, fra una porcata del “Grande Fratello”, di “Uomini e Donne” e di “Amici” (il cui regista, curiosamente, era quel Paolo Pietrangeli del canto sessantottino “Contessa”...sic !) - ma che sono nascosti, in attesa di riemergere.


Luca Bagatin



1 marzo 2010

QUAL E' IL MISTERO DELL'HOTEL "LA CORRIDA" ? racconto by Luca Bagatin

Come vi prennunciai nel post del 20 febbraio scorso, ho deciso di pubblicare il racconto (la cui mia prima stesura risale al 1998) che avrei voluto proporre al concorso IoScrittore, ma che, per motivi di parametri ristretti non ha potuto partecipare.

Trama

In effetti non è cosa semplice narrare un film al proprio produttore cinematografico.
Tanto più se il film è grottesco, assurdo e alquanto sconclusionato. Per quanto affatto privo di stupecafenti colpi di scena degni di un vero e proprio trhiller poliziesco.
E' purtuttavia ciò che tenta di fare Harry Mellish, autore e regista alter ego o - che dir si voglia -  parodia di Woody Allen, in questo particolarissimo racconto il cui "cuore" è la narrazione del film stesso.
Un film/racconto costruito come sceneggiatura: ambientato nell'hotel di una Barcellona senza tempo in cui si alterneranno aspiranti modelle, un compassato detective privato, noti stilisti, improbabili mafiosi, fotografi perfezionisti e bellissime amanti dai gusti sadomaso, in un crescendo di colpi di scena grotteschi come in un vero e proprio Circo Barnum.  
Ma tutto ciò nasconde un mistero: che cosa si cela - infatti - dietro all'Hotel La Corrida ?




Allora, Bill, iniziamo dai titoli di testa…


LA PARAMOUNT PRODUCTION PRESENTA:


Qual è il mistero dell’Hotel La Corrida?

Una storia di mafia, di donne, di moda, di sesso al limite del paradossale e del ridicolo

UN FILM DI HARRY MELLISH




Henry Humprey passeggia per le vie di Barcellona alla ricerca del “suo uomo”.
Sigaretta tra le dita, impermeabile alla Marlowe, sguardo smorto e triste: questo il nostro investigatore privato stile anni ‘40. Era di New York, cinquanta anni circa e al momento lavora per conto di un certo Louis di New Orleans che ha perso la ragazza, fuggita a Barcellona con un italiano pieno di soldi.
Ah, le donne! Perdono sempre la testa per uno pieno di soldi!
Henry è appunto sulle tracce di questo riccone e magari pure mezzo mafioso di italiano. Louis gli ha fornito un indirizzo di Barcellona ove ritiene possa trovarsi la ragazza, Mina, è il suo nome.
Henry continua a passeggiare avvolto nel suo impermeabile e si accende la seconda sigaretta, una di quelle senza filtro che con due tiri ti senti già al settimo cielo. Ama le emozioni forti, Henry! Gli piace anche bere, ma di questo parlerò a tempo debito.

Esterno giorno: Debby passeggia con tre o quattro borse piene di abiti. La ragazza non avrà che vent’anni, occhi grandi, sguardo vispo e allegro, trucco leggero, abiti metallici che le mettono in risalto il prosperoso seno con  capezzoli appuntiti sui quali brillano due diamanti rossi e lucenti.
Entra in un enorme hotel del centro denominato “La Corrida”. La hall è stata adibita a studio fotografico.
Un ragazzo dal fondo della hall, con fare femmineo si rivolge alla nostra eroina: - Debby, in ritardo anche oggi, cazzo! Se hai le tue cose, stattene a casa, tesoro, che non abbiamo bisogno di gente come te! -
- Smettila di rompere Miguel, e cominciamo il servizio! - risponde lei spazientita.
Miguel è alla macchina fotografica, Debby si slaccia gli abiti metallici abbassando una cerniera: ora possiamo vedere che il suo seno non è poi tanto prosperoso e i capezzoli appuntiti non erano che un’illusione dell’abito.
In pochi secondi si infila un lungo abito da sera nero molto aderente che le mette in risalto il sedere rotondo e bello sodo (questa volta non fasullo!). Miguel scatta alcune foto di lei in diverse pose. Poi Debby cambia abito: un completino sadomaso da schianto con tanto di borchie e catene...e frustino naturalmente. Miguel continua a scattare finchè lei...:
 - Basta, Miguel, sono stufa, sono ore che lavoriamo senza sosta! E poi sono stufa di essere fotografata così, mi sento ridicola! -
- Ho capito, tesoro, hai le tue cose, e va bene, facciamo una pausa di trenta minuti, va bene. -
Poi la prende per il collo e le dice:
 - Ascoltami bene, piccola, se hai intenzione di mandare a monte il mio servizio io ti strangolo! Lo sai quanti cazzo di fottuti soldi ho dovuto spendere? Lo sai, troietta da quattro soldi? -
- Lasciami, mi fai male, brutto frocio di merda! -
Miguel la guarda con odio e le sferra uno schiaffone che la fa cadere a terra con tanto di filo di sangue che le esce dalla bocca, poi le dice:
- Puttana! Con me hai chiuso! - E se ne va via adirato.

Interno notte: hall dell’hotel “La Corrida”.
Pedro, un uomo sulla trentina, entra nell’hotel e si dirige verso la reception.
Poggia la sua enorme valigia a terra e suona il campanello posto sul tavolo.
Poco dopo compare il portiere, un anziano signore sulla sessantina con giacca rossa d’ordinanza:
- Desidera, signore? - chiede il portiere.
- Vorrei una stanza -
- Ha una prenotazione a suo nome, signore? -
- Veramente no...Mi chiamo Pedro Martinez. Eccole un documento. -
- Bene, signore, eccole le chiavi della 315. Fernando, accompagna il signor Martinez alla 315. -
Il facchino prende la valigia con qualche difficoltà dato l’enorme peso e accompagna Pedro alla 315.
Pedro poggia la valigia sul letto e corre a farsi una doccia.

Henry Humprey passeggia avvolto dalle tenebre quando d’un tratto vede l’insegna luminosa di un pub: “Folies”. Vi entra e si siede al banco.
Ordina un whisky doppio con ghiaccio, lo beve d’un sorso e si accende l’ultima sigaretta del suo pacchetto.
Intima poi all’oste di avvicinarsi e questo si china verso di lui.
- Hai mai visto questa ragazza? - chiede Henry in perfetto spagnolo mostrandogli una foto di Mina e allungandogli un bigliettone da 100 dollari.
- E’ la ragazza di Antonio Ripamonte, il boss del quartiere. Un uomo molto pericoloso. Amico, ti consiglio di stargli lontano il più possibile se non vuoi ritrovarti disciolto nell’acido come è capitato a Carrasco, il barbiere il mese scorso -
- Che aveva combinato questo Carrasco? - chiede Henry.
- Non aveva pagato le tasse - risponde tranquillo l’oste.
- Evasore fiscale, eh? -
- In un certo senso -
- E dove alloggia questo “esattore delle tasse”? -
- All’hotel “La Corrida”, in pieno centro città -
- Sta con la ragazza?-
- Che cazzo vuoi che ne sappia io, amico, mica mi impiccio dei cazzi altrui! - risponde l’oste spazientito.
Henry fra sè: - Proprio come mi aveva detto Louis -
- Che hai detto? - chiede l’oste ad Henry.
- Ma fatti un po’ i cazzi tuoi, oste della malora! - risponde Henry con la sua solita flemma.
Paga il conto ed esce dal pub.
All’uscita lo bloccano due energumeni che lo spintonano e quasi lo gettano a terra.
- Sei un poliziotto? - gli chiede uno di loro.
- Agente privato Henry Humprey - e mostra loro il suo tesserino di riconoscimento.
- Sbirro, un uccellino è venuto a dirci che vorresti la ragazza del nostro capo, non è così? - gli fa, ironico, uno di loro.
- Un uccellino? Questo, forse? - dice Henry e gli sferra un calcio sotto la cintura.
L’energumeno si porta una mano lì e si lamenta, un altro estrae un coltello ma Henry, più veloce, riesce a disarmarlo. Il coltello cade a terra. Ora Henry estrae la sua pistola dalla giacca e la punta loro contro dicendo: - Dite al vostro capo che mi farò vivo al più presto -. Intasca la pistola nell’impermeabile e se ne va con le mani in tasca e camminando con passo tranquillo.
L’energumeno disarmato raccoglie il coltello precedentemente caduto e si sferra contro la schiena di Humprey. Henry, tuttavia, con scatto fulmineo si gira, estrae la pistola che aveva intascato e gli spara ferendolo ad un braccio.
- Ah, cazzo! - esclama il manigoldo.
- E che ti serva di lezione, ragazzo. Mai mettersi contro uno più vecchio di te di vent’anni - dice Henry che riprende il suo tranquillo cammino lasciandosi alle spalle i due malandati energumeni.

Interno giorno hotel “La Corrida”:
Debby scende le scale dell’hotel con una borsa voluminosa di abiti.
Ad attenderla c’è Miguel spazientito e una modella seminuda.
Lo sguardo di Debby si posa subito sulla modella dal corpo perfetto che  le sorride.
- Avanti principessa, avanti! Le sono passate le sue cose? Possiamo riprendere il servizio oppure desidera cappuccino e cornetti per ridestarsi dal suo profondo sonno ristoratore? - dice Miguel rivolgendosi a Debby.
Debby pare cadere dalle nuvole e soprappensiero: - Grazie, ma preferirei del ciocc...Oh! Scusami Miguel, caro...scusami...em...riprendiamo il servizio, và -
Miguel le rivolge un sorriso sarcastico e dice rivolgendosi all’altra modella: - Riprendiamo, và! La principessa è ritornata nel mondo reale -
- Questa è Gaia, tesoro, e lavorerà con te per il resto del servizio. Spero andrete d’accordo, perché se c’è una cosa che non sopporto è vedere due galline che starnazzano insultandosi a vicenda! -
- Due galline? - dice Gaia con la sua voce vagamente rauca.
- Puoi giurarci, Miguel, andremo d’accordo come...due angioletti - dice Debby sorridente ed emozionata.
- Lo spero bene, principessa sul pisello - risponde Miguel. - E adesso due minuti di pausa e poi si comincia - e si dirige verso l’uscita dell’hotel accendendosi una sigaretta.
Gaia si rivolge a Debby: - Se c’è uno che sta sul pisello quello è proprio lui, quello stronzo! -
- Non ti preoccupare, è fatto così. Lavoro con lui da alcune settimane e mi ha già picchiata perché mi ero stufata del suo perfezionismo maniacale da checca isterica e mi ha anche licenziata. Per fortuna poi le sue cose gli sono passate e mi ha riassunta. E’ uno stronzo, sì, ma quando gli passa l’incazzatura si può riprendere a lavorare e lavorare è quello che mi serve in questo momento. Altrimenti come mi mantengo? E poi chi me li compra gli abiti firmati -.
- Presumo quindi che tu non sia fidanzata....- dice Gaia.
- Fidanzata? Assolutamente no - risponde Debby con enfasi.
- Siamo in due allora. Quà la mano, socia! - dice Gaia stringendole la mano.
Le due si guardano fisse negli occhi...languidamente...si sorridono, si avvicinano l’una all’altra e...Entra Miguel: - Avanti, tesori, vestitevi, amori, si comincia... PRESTO! -.

Interno giorno stanza 315:
Pedro si sistema la cravatta davanti allo specchio della sua camera d’albergo. E’ vestito molto elegantemente con giacca e pantaloni blu scuro.
Si dirige verso il letto sul quale è posta la sua enorme valigia. La apre e ora possiamo vedere la canna di un fucile con silenziatore diviso in tre parti. Pedro provvede ad assemblare le parti. Lo lucida e lo pulisce sia internamente che esternamente. Lo prova, lo osserva e successivamente lo smonta e lo ripone nella valigia.
Esce dalla stanza con la valigia.
Si dirige verso la stanza 356, bussa e subito gli è aperto. Entra. Davanti a lui possiamo vedere  un’immensa scrivania con dietro una imponente poltrona che gli dà le spalle sulla quale vi è seduto un uomo che non ci è possibile al momento scorgere.
- Tutto ok, signor Ripamonte -. dice Pedro.
L’uomo sulla poltrona si volta e ora vediamo che si tratta di un bel giovane sbarbato che fuma il sigaro: - Benone Pedro, allora a questa sera al gala dell’hotel. Mi raccomando, dovrà essere un delitto perfetto, senza troppi spargimenti di sangue, lo sai quanto io detesti il sangue, mi fa venire il voltastomaco - gli risponde il giovane con accento siciliano.
Pedro batte i tacchi e se ne esce.

Esterno/interno giorno hall hotel “La Corrida”:
Henry Humprey entra nell’hotel con passo tranquillo, sigaretta in bocca e mani nelle tasche.
Si dirige verso la reception e chiede al portiere: - Alloggia qui Mr. Antonio Ripamonte? -
Il portiere lo guarda stupito e gli si avvicina: - Parli più piano signore - gli risponde il portiere a bassa voce. Poi continua con tono normale: - Desidera una stanza, signore? Ne abbiamo di meravigliose, con vista sul centro storico...-.
- Vorrei solo sapere se alloggia qui Mr. Ripamonte, amico - dice Humprey tranquillo ma vagamente spazientito.
Il portiere gli si avvicina nuovamente e a bassa voce: - Signore, vuole farmi licenziare? La prego...-
Henry gli allunga un biglietto da 100 dollari e dice: - E allora, amico? -.
Il portiere tossisce, si guarda intorno e, sempre vicino a lui e con voce bassa: - Stanza 356, non mi chieda di più! -
- Right. Mi può bastare - dice Humprey spegnendo la sigaretta nel posacenere posto sul bancone. Poi si volta e si ferma ad osservare un manifesto posto su una delle colonne della hall:

“Questa sera l’Atelier della Moda di Barcellona in collaborazione con la Direzione dell’Hotel La Corrida ha il piacere di invitarvi alla serata di gala per la presentazione della collezione primavera/estate ‘99
Sono ammessi solo i villeggianti muniti di apposito invito”

Henry si rivolge al portiere: - Scusa amico, a chi devo rivolgermi per avere un invito per questa “serata di gala”? -
- Ma, veramente, signore l’invito è riservato alle agenzie di moda ed ai loro collaboratori...non credo che... - e il Nostro gli allunga un altro biglietto da 100 dollari -...ah, capisco, lei è un agente di moda...dovevo capirlo subito, mi scusi ancora ed eccole un invito -.
- Vedo che noi due ci intendiamo, amico - risponde Humprey intascandosi l’invito e se ne esce dall’hotel.
Qui incrocia Miguel e urtandolo gli fa cadere alcuni rotoli di stoffa.
- Cazzo! Ma guardi un po’ dove cammina! - esclama Miguel chinandosi a raccogliere i rotoli.
- Scusa, amico, sono mortificato - risponde Henry aiutando a raccoglierli.
Gli sguardi si incrociano. Quello di Miguel, prima cupo e incazzoso ora è mite come quello di un agnellino osservando lo sguardo macho e attempato di Henry.
- Scusa ancora, ero sovrappensiero - dice Humprey.
- Ma si figuri! Sono io che sono sempre la solita sbad...ehm...il solito sbadatone! - esclama Miguel sfolgorando un sorriso a 360 gradi e fissando languidamente lo sguardo del nostro detective privato.
- Right. Ci vediamo, amico - conclude Humprey.
- Speriamo presto - lo saluta Miguel al quale dall’emozione cadono ancora una volta i rotoli di stoffa sui quali inciampa. - Debbyyyy, Gaiaaaa, venite ad aiutarmi! Cretineeee! - urla Miguel a terra.

Il portiere si rivolge al giovane facchino con fare preoccupato grattandosi la testa calva: - Fernando, ho paura che questa sera ne vedremo delle belle! Tieniti a disposizione, comunque. Qualsiasi cosa fuori dall’ordinario succeda, non esitare a chiamare la polizia, mi raccomando! -. E il facchino fa cenno di sì con la testa.

Interno sera: Salone delle Feste hotel “La Corrida”:
Tutto è pronto per la serata di gala offerta dall’Atelier della moda di Barcellona: è stato allestito un imponente e sfarzoso palco che occupa, insieme alle numerosissime sedie e al tavolo del rinfresco quasi interamente il Salone delle Feste dell’hotel.
Miguel è nervosissimo e non la smette di fumare e di passeggiare avanti e indietro in attesa degli invitati.
Le modelle delle principali agenzie di moda d’Europa sono dietro le quinte e terminano di prepararsi. Tra loro, anche Debby e Gaia, che si sistemano reciprocamente gli abiti sadomaso della collezione di Miguel.
Gaia indossa un gilet e dei pantaloni in pelle nera che le mettono in evidenza le già evidenti curve e ai piedi calza degli stivali con il tacco alto che sembrano dire: “vieni qui che ti calpesto!”, mentre Debby indossa una casacca in pelle bianca e una gonna in raso blu ed ai piedi delle zeppe nere, ma la cosa che la caratterizza è un collare acuminato che le stringe il collo con tanto di catena che Gaia dovrà tenere sul palco assieme ad una frusta per “domarla”.
Gaia si accende una sigaretta e si dirige verso la toilette. Debby si guarda intorno e poco dopo la segue. Alcune ragazze alzano le spalle come per dire “Bho!?!”
Gaia fuma tranquillamente, mentre Debby la sorprende: le getta via la cicca (lei non sopporta il fumo) e le getta anche le braccia al collo e la bacia appassionatamente. Poco dopo tossisce: - Ma quando la smetterai di fumare? -
- Per te, anche subito - le risponde maliziosamente Gaia gettando il pacchetto delle cicche nel bidone della spazzatura.
- Non so cosa mi sta succedendo, ma...ma...credo di essermi innamorata. E quel che è peggio, di una donna! dice Debby imbarazzata e poi continua emozionata - Ma...ma..che cosa hai detto? Che smetti di fumare....PER ME?!? -.
- Certo, guarda che anch’io...insomma...mi sono innamorata - e le due riprendono le effusioni amorose interrotte.
Poco dopo nella toilette entra Henry Humprey che, anche vedendo le due ragazze, rimane indifferente e con la sua proverbiale flemma: -Scusate ragazze, non è certo mia intenzione disturbarvi, ma ci deve essere un errore...-
Debby: - Certo che c’è un errore, BRUTTO MANIACO! -
- Ehm, intendevo dire un altro tipo di errore - e indica loro l’insegna della porta con la scritta: “Hombres”.
Debby arrossisce e guarda Gaia che risponde: -MMM..... scusate, dev’essere stata colpa mia, non conosco molto bene lo spagnolo...e poi, l’abitudine... -
Debby: - ‘ndiamo via và, che Miguel ci starà cercando -
- Siete due modelle per caso? - chiede Humprey.
- Sì, perché? -
- Perché temo che se Miguel è quello che dico io, è fuori di sè per la rabbia -
- Andiamo, Gaia, cazzo! -
- Arrivo...amore! -
Humprey, sempre senza espressione, questa volta improvvisa un sorriso di compiacimento, ci volta le spalle e si dirige verso il water.

Interno sera: Salone delle Feste hotel “La Corrida”:
Il Salone delle Feste è gremito di gente, principalmente collaboratori di agenzie di moda, fotografi, giornalisti, donne dell’Alta Società europea, stilisti famosi quali Gianfranco Ferrè e Gian Paul Gaultier, ai quali un nervoso Miguel ha già rivolto un caloroso saluto (le linguacce!), il giovane Antonio Ripamonte in qualità di Direttore dell’hotel e Henry Humprey, in qualità di “agente di moda”.
La sfilata quindi ha inizio, ma la nostra attenzione ora è rivolta verso la scala che sovrasta il palco e che porta ai piani superiori. Qui infatti troviamo il sicario Pedro Martinez che, nascosto dalla penombra di un cactus, armeggia con il suo fucile con silenziatore e con mirino ad alta precisione, che punta in direzione del povero Miguel. Dopo aver preso accuratamente la mira è ora pronto a sparare......- Pedro, caro, che combini? - lo chiama una voce soave e melodiosa di un’altrettanto soave e curvilinea fanciulla.
- Ehm...padrona...che ci fa qui? Non le aveva detto Mr. Ripamonte di rimanere nella sua stanza? - chiede  imbarazzatissimo e sottomesso Pedro.
- MMMM, fosse per Antonio! Dovrei rimanere chiusa in camera come un cadavere nella tomba! Ma io sono giovane e piena di vita e ho voglia di stare in società! Ma tu non mi hai risposto. Che cavolo ci fai con quell’arnese in mano, trombolotto? -
- ................. -   Pedro arrossisce sempre più e rimane interdetto.
Henry Humprey, che si trova seduto tra la folla, alza la testa e scorge Lei sullo scalone che parla con un cactus e rimane impietrito da cotanta bellezza e pensa: - Eh, alla mia età e con il cuore che mi ritrovo, guarda cosa mi tocca vedere! -, ma non resiste al suo cuore e “l’uomo di roccia” che non si scompone da almeno vent’anni, neanche se si tratta di pagare una montagna di tasse, si alza dalla sedia e si dirige verso la scalinata.
Pedro si accorge che qualcuno sta per salire e...: - Scusi, signorina Mina, ma devo proprio andarmene - e se ne va carponi portandosi dietro il cactus.
- .................. -  risponde Lei continuando ad osservarlo stupita.
- Coff...coff...- tossisce Humprey schiarendosi la voce -....ehm, che ci fa una dolce fanciulla come lei in questo luogo così appartato, invece di sfilare in passerella per la gioia di noi agenti di moda? -
- Bè, a dire la verità non sono una modella. Sono la fidanzata di Antonio Ripamonte. Fidanzata.......poooi......diciamo che sto con lui, ecco. Anche se è pieno di soldi è un tal gelosone che non le dico! Mi tiene segregata in camera, la 356, ventiquattrore al giorno! E adesso mi sono rotta! Adesso scendo e gli dò il benservito a quello...a quello...stronzo, scusi! E lei chi è, un agente di moda mi diceva? Mi farebbe sfilare? Non sono il massimo ma mi tengo bene!.....-
- Ehhh, non c’è che dire, indubbiamente! - esclama Henry inebriato da quel bombardamento ininterrotto di frasi proferito da una fanciulla così incantevole (troppo bella per descriverla, ma diciamo che per interpretarla vorrei o Megan Gale, o Anna Falchi o Manuela Arcuri o Laetitia Casta, oppure tutte e quattro insieme! Basta che mi mangi con gli occhi e che sia forte di petto e soprattutto...che ci stia con me!).
- Ma, diceva che è la fidanzata di Mr. Ripamonte? -
- Non sono la fidanzata...-
- Vabè quello che è...E poi mi parlava della stanza 356, quella di Mr. Ripamonte appunto! -
- Diamoci del tu, via, e poi non capisco perché mi fai tutte queste domande...tesoruccio!
Humprey tossisce e si accende una sigaretta: - Avrei bisogno di un whisky, doppio! - e poi continua: - Non sarai mica Mina? -
- Sì, sono io, anche se non ho inciso nessun disco con Celentano! - e se la ride da sola visto che Henry non conosce le canzoni italiane.
- Ma allora ti ho trovata, finalmente! -
- Perché, cercavi proprio me? Guarda, ti avverto: o mi ingaggi per un miliardo o non sfilo per nessuno, neanche per Gaultier! -
- Ingaggi? Un miliardo? Ma che stai farneticando? Io sono l’agente privato Henry Humprey e lavoro per Louis di New Orleans, una tua vecchia conoscenza, o mi sbaglio? -
- Ah, quello! Sì, lo conoscevo, sì. L’ho anche amato, lo confesso, ma poi mi sono accorta che era di una noia mortale e me ne sono andata: come si fà a stare con uno che ti fa fare sesso orale dalla mattina alla sera, nel senso che te ne fa parlare per ore e non ti fà mai combinare nulla! -
- Bhè, insomma, poche storie, ragazza! Tu adesso vieni con me a New Orleans da Louis e il caso è chiuso, right! -
- Right un cavolo fritto, carino! Prima ti fai passare per un agente di moda e adesso ti metti a dare pure ordini! Io da Louis NON-CI-TORNO! E poi...mi piaci tu. -
Henry accenna un sorriso e poi il suo volto torna triste: - Tu di più, purtroppo. -
Mina accompagna Henry verso la stanza 356, la apre e lo fa accomodare su una poltrona. - Aspettami qui, bello, vado a farmi una doccia e torno. Serviti pure del whisky, se vuoi - e gli manda un bacio a distanza.
Henry si alza dalla poltrona e va verso il frigobar dove beve a collo un’intera bottiglia di gin, poi torna a sedersi e si accende una sigaretta.
Alcuni minuti dopo Mina esce dalla toilette indossando una maschera nera tipo Zorro, un reggiseno ed una minigonna in pelle rigorosamente nera e dei sandali con i tacchi a spillo.
Lei va verso il Nostro e il suo sguardo è amorevole e smaliziato. Lo prende per mano e lo fa alzare. Tenendolo sempre per mano e accarezzandogli la spalla, lo accompagna verso un meraviglioso arazzo del XVII secolo. Qui schiocca le dita e l’arazzo cade a terra, scoprendo una miriade di attrezzi di piacere: frustini (come potrebbero mancare!), collari acuminati, peni di plastica di varie dimensioni, coltelli, manette con tanto di catene....
- Sei una dura, eh? A me piacciono le tipe dure! - dice Henry sempre impassibile ma ora, sarà per l’effetto dell’alcol (strano, lui regge benissimo!), sarà per l’effetto della vista di tanto ben di dio (Lei & l’attrezzatura), è un po’ meno impassibile del solito, tanto che le cinge la vita e la bacia con trasporto.
- Tesoruccio, scegli ciò che più ti aggrada - lo esorta Mina indicando gli attrezzi.
- Eh, ai miei tempi certe cose non si usavano! Ma questi credo andranno bene. - risponde Humprey porgendole frusta e  manette.
Poco dopo Henry è completamente nudo e ammanettato con i polsi legati alla spalliera del letto a lei che alterna scudisciate a baci appassionati.
- MMM, mai goduto così, mio schiavo d’amore! - grida Mina che, salita sul letto, calpesta il muscoloso petto di Henry imprimendo sulla carne i segni dei tacchi a spillo.
- Neanche io, in mezzo secolo di vita! - dice flemmatico ma sorridente il Nostro.
Musica in sottofondo. Si spengono le luci. Colpo di arma da fuoco nella notte crudele e dolce.
- Oddiomadonna! Che è stato? -
- Non lo so, piccola, ma se non mi sleghi non lo saprò mai! -
Mina in fretta e furia slega Humprey, ma, nella fretta, appunto, con le sue unghie affilate, gli fa un taglio sulla mano che gli fa uscire molto sangue.
- Oh,  poverino, scusa......- e gli lecca amorevolmente la ferita.
- Non c’è tempo, principessa, il lavoro mi aspetta! - ed esce dalla stanza praticamente nudo, ciò che fa svenire alcune signore.
- Occazz...Ho proprio perduto la ragione - e corre a rivestirsi.


Interno notte: Salone delle Feste hotel “La Corrida”:
Nel Salone si è scatenato il panico: urla e fischi la fanno da padroni!
Il portiere al facchino: - Fernando! Chiama la poliziaaaaaa!
Improvvisamente si riaccendono le luci e troviamo a terra Miguel ferito ad un braccio.
- AAAAAAAAAAAAH! CHE DOLOREEEE! Qualcuno mi salvi, PERDIOOO! -
Henry Humprey accorre e Mina lo segue.
- Che diavolo è accaduto?!? -
- Ma non lo vedeee! Hanno attentato alla mia personaaa! -
Debby: - Era ora che qualcuno ci pensasse a quella checcha isterica, non è vero, Gaia? Gaia? Dove sei? Gaia? -
Humprey: - Che nessuno si muova di qui! -
Ma il pubblico, urlante, è in agitazione: chi sviene dallo spavento, chi tenta la fuga…tuttavia le uscite sono tutte bloccate!
Sulla scala che sovrasta il palco, intanto, c’è Antonio Ripamonte che parla con un cactus e gli dice: - Imbecille! Che minchia di mira c’hai! L’hai colpito solo di striscio! Quel finocchio doveva andare all’altro mondo! Ti rendi conto che non ha pagato il ‘pizzo’ mensile? Nessuno è mai sopravvissuto alla famiglia Ripamonte!-
- Ma, io, veramente? - risponde Pedro-cactus.
- Antoniuccio, che fai? Tra tutto questo casino, ti metti a parlare con un cactus? - chiede Mina al suo “boy-friend”.
Ripamonte rimane interdetto e bestemmiando, scappa con il cactus.
- Antonoooo! Ma dove vaiiii? -
- Ah, e quello sarebbe Mr. Ripamonte, suppongo! - Humprey sale le scale e lo insegue sfoderando la sua Bodeo, ma si ferma in cima, dove scorge un silenziatore per fucile ancora caldo. -Mmm...Interessante...Antoniooooo! Vieni un po’ quiiiii! - e prosegue l’inseguimento.
- Cazzooooo! Qualcuno mi vuole aiutareee!- urla il povero Miguel ancora a terra, e subito accorre Mina.
- Poooverrinnno! Ti currro io! - esclama la dolce.
- Sto già maglio, cara, sto già maglio, grazie! - dice incazzoso Miguel rialzandosi e portandosi una mano sulla ferita (si scoprirà poi che era stato ferito solo di striscio e che poteva cavarsela con poco e di questo, l’esperto Henry, se n’era accorto).
- Ma dove è andato, quel bel ragazzetto? - prosegue Miguel rivolgendosi a Mina.
- Mha, sai come sono gli uomini, prima ti usaaaano....e poooooi....ti piantano in asso! - risponde enfatica la ragazza.
- Sono proprio dei mascalzoni! - esclama Miguel portandosi leziosamente le mani sui fianchi, poi continua: -...pensa che io, l’altr’anno, incontrai un bel giovane che...- e i due proseguono il discorso prendendosi sottobraccio e voltandoci le spalle.
Musica di sottofondo per sottolineare l’uscita di scena di Mina e Miguel.

Il portiere da sotto al bancone al facchino: - Fernando! Hai chiamato la polizia?-
Il facchino fà cenno di sì con la testa.

Interno notte: piani superiori hotel “La Corrida”:
Henry, intanto è ancora sulle tracce di Ripamonte e del cactus ed ora si aggira per il corridoio del settimo piano dell’hotel (gli altri sei erano pressoché deserti).
Da una stanza esce una mano con una pistola, che si scarica su Humprey, che agilmente evita i colpi.
- Che cazz...-
Dalla stessa stanza un uomo fugge.
Henry guarda la porta e vi scorge il numero 356 e la ispeziona cautamente, facendo attenzione che non vi sia nessuno.
All’interno, anziché gli “arnesi” di Mina, vi trova un’enorme profilattico gonfiato color fragola che viene pompato da un apparecchio elettronico con voce di donna che dice: - Questa stanza tra dieci secondi si trasformerà in un immenso lago di......- e la registrazione si inceppa...
-....proprio sul più bello! - esclama Humprey.
Sulla porta troviamo Ripamonte: - Caro vecchio, soprattutto vecchio, agente privato Humprey! Credi di essere il più forte, eh! Ma io ti ho giocato! Mina puoi anche tenertela, non mi serve più, ormai! Ma non posso permettermi di avere uno sbirro che mi stà alle calcagna, voglio essere a piede libero! - e, con un telecomando, chiude la stanza lasciando il Nostro in balia del profilattico gigante.
- Goddam’nt! E adesso, che faccio! Aspetto che quel coso scoppi? E che mi inondi di cosa, poi...?!? - Humprey per la prima volta dopo vent’anni, cambia espressione e comincia a sudare freddo. Il condom esplode - .....che mi inondi di...oh NOOOOO! - ed esce una sostanza viscosa (?!?).
Il Nostro, senza pensarci due volte e ovviamente prima di essere inondato da quella specie di “Blob spermatico”, si precipita verso la finestra e si getta di sotto, dove riesce miracolosamente ad aggrapparsi al pennone della bandiera spagnola dell’hotel.
- Qualcuno mi aiutiiii! Soffro di vertig...Occazz...! esclama guardando di sotto.
Nella stanza sopra al pennone troviamo Gaia e Debby seminude che si stanno baciando, o meglio, che si stavano baciando prima che il poderoso urlo di Henry le interrompesse.
- Mio Dio, il tipo della toilette! - esclama Debby coprendosi le nudità più nudose.
- Si, piccola, ma adesso, vuoi aiutarmi o vuoi farmi raggiungere l’inferno prima del necessario? -
- Aspetti, mi vesto -
- Ah, le donne! -
Gaia punta una pistola contro Debby. - Non provare ad aiutarlo! -
- Ma...Gaia! -
- Sono un Agente Federale della CIA ed ho ricevuto ordini precisi! Ho ricevuto l’ordine di catturare questo pollo e di condurlo presso il nostro Servizio Segreto di Washington. La CIA ha ancora dei conti in sospeso con Mr. Humprey dai tempi della guerra d’Algeria… non è vero Mr. Humpery? Tu naturalmente, mi aiuterai...tesoro -
- Ma, io, non capisco...io -
- Ingenua, sei solo un’ingenua –
Henry: - Non mi fai certo paura, ragazzina! E neanche quelli del Servizio Segreto Federale: appena li vedo gli faccio un culo così come ai vecchi tempi! –
Gaia si affaccia alla finestra: - Senti, vecchio, statti zitto o ti impallino! -
Debby ha così il tempo di scraraventerla a terra e di sottrarle la pistola.
- Odddio...cosa devo fare? -
- Aiutooo, tirami suuu! Non sono più un ragazzinooo! - urla Humprey.
- Ehm, sì, ma Gaia....Meglio legarla. Scusami, amore, ma devo farlo - e la lega utilizzando le sue calze come corda ed il suo reggiseno come bavaglio.
Poi lega alcuni reggiseni tra loro e li utilizza come corda per tirare fuori il Nostro da quella posizione così scomoda.
- Però! Ingegnosa la piccola! - esclama Henry.
Henry viene quindi slavato dalla Nostra Debby.
- Adesso ragazza tieni d’occhio la tua amante, mentre io vedo di rintracciare quel mafioso –
- Right! Ricevuto! –
Henry fa l’occhiolino a Debby ed esce di corsa dalla stanza.

Interno notte: hall dell’Hotel “La Corrida”:
Primo piano di Antonio Ripamonte: ‘Quel finocchio di Miguel non mi ha pagato il ‘pizzo’ e i miei scagnozzi non l’hanno ucciso, quella sgualdrina di Mina mi ha lasciato e quel ficcanaso di uno sbirro mi è alle costole! Ma non sono ancora fottuto! Terrò in ostaggio tutti gli ospiti della serata: da Ferrè a Galtier, da Laetitia Casta a Madonna! E chederò un colossale riscatto alle Multinazionali della moda, del cinema, dello spettacolo, dell’Universo!’
- Senor Ripamonte, ma gli invitati sono migliaia e lei…non dispone di nessun…nessun corpo di guardia…di nessun uomo ai suoi ordini qui a Barcellona per tenere in ostaggio tutta questa gente…tranne me e pochi altri…- proferisce un imbarazzato quanto tremante Pedro Martinez.
- Certo Pedro, ma neanche tu conosci il mistero di questo hotel, il segreto più segreto di tutti i segreti di Barcellona, della Spagna e del Mondo intero: l’Hotel “La Corrida” è un’astronave!
Un’ astronave che ci condurrà tutti su Marte, in cui mio padre, Julius Ripamonte, esimio astronauta e collaboratore della CIA al tempo della Guerra Fredda, costruì la Sede Operativa della Mafia Interstellare, la SOMI. E’ sufficiente che io prema il pulsante rosso di questo telecomando che nel giro di pochi secondi ci troveremo nella SOMI, dalla quale nessuno di questi fottuti stilisti o artisti del mio culo potrà figgire! –

- Fernando! Ma quanto ci mette la polizia ad arrivare! – urla il portiere al facchino.
Ripamonte lo fredda sparandogli un proiettile nel cranio.
- Testa di cazzo! Il tuo facchino è muto! –
Il facchino allarga le braccia e sorride a Ripamonte come a dire: ‘tutto è bene quel che finisce bene”

A questo punto Ripamonte sta per premere il fatidico pulsante…ma, proverbiale come sempre, un proiettile gli rende la mano destra inservibile e, quindi, gli fa cadere il telecomando a tarra.
Il proiettile è partito dalla Bodeo di Henry Humprey, il quale raccoglie il telecomando, punta la pistola contro Ripamonte e Pedro e, da esperto di TV, premendo il tasto verde del telecomando raccolto, sblocca tutte le uscite e fa uscire gli invitati presenti: - Fuori ragazzi, la festa è finita, arrivederci alla prossima sfilata…-
Arriva la polizia e arresta Ripamonte e il suo socio. Gaia viene trovata imbavagliata ma poco dopo rilasciata...viste le sue credenziali (Sappiamo che tornerà a Washington dove mollerà la CIA per aprire un locale gay in California).
Miguel si avvicina a Henry, come per dargli un bacio ma Debby lo spinge via a forza: - Avanti Miguel! Fuori dalle balle! –

L’Hotel “La Corrida” è ora vuoto, Henry si dirige verso il bancone del bar accendendosi una delle sue senza filtro…musica di sottofondo…poco dopo arriva la bellissima Mina che lo abbraccia e lo bacia con trasporto: - Tu si che sei un vero uomo! Vuoi essere il mio, per sempre? –
- Vedi, baby, io sono venuto qui a Barcellona lasciando la mia amata Manhattan per rintracciare te e riportarti da quello sfigato di Louis. Arrivato qui me ne è capitata una dopo l’altra! Un finocchio, due lesbiche, un mafioso di Marte, un profilattico gonfiato… E sono addirittura diventato il salvatore delle Multinazionali del Mondo dello Spettacolo…Wow! Roba da farti venire i brividi! Adesso chi se ne frega di tutto. Del mio passato del tuo... Ti va un viaggetto… -
- Alle Maldive…ai Tropici ? –
Henry preme il pulsante rosso del telecomando di Antonio Ripamonte.
L’hotel si trasforma il un’enorme astronave…si alza da terra…e vola in cielo…adesso è una piccola stella lucente.

Sullo schermo appare la scritta FINE e i titoli di coda.
La musica di sottofondo diventa un concerto.




- Ebbene, questo è il mio film! Che ne pensi Bill? - chiese Harry Mellish, un omuncolo occhialuto, sguardo triste, pochi capelli ricci in testa, basso e mingherlino, rivolgendosi al produttore della Paramount Bill Cook, dopo avergli raccontato la trama della sua opera.
Cook, seduto alla scrivania del suo studio lo guardò con severità ed un’accennata ironia, poi gli disse:
- Harry, e questo me lo chiami un film? E’ un concentrato di spazzatura mista a volgarità e violenza gratuita! E’ un cesso totale! E poi come mi hai mimato tu le scene, con anche le voci delle ragazze che...lasciamo perdere -
- Ma...ma...io…io… non capisco, che cosa c’è che non va? Io..io...credevo di aver creato il capolavoro della mia vita... -
- Tanto per cominciare Henry Hum... -
- Humprey! Henry Humprey -
- Sì, proprio lui, è un personaggio diseducativo: beve whisky e fuma tabacco della peggior specie. Pensa che cosa direbbero le associazioni salutiste! Già li vedo i titoli sui giornali! E poi quell’insieme di scenette sadomaso al limite del pornografico! E inserire anche due lesbiche e…un finocchio! Te le immagini le associazioni religiose che razza di casino pianterebbero? Harry, hai davvero superato i limiti, cribbio! Diciamocelo chiaramente, in questo, chiamiamolo film, hai inserito tutte le tue nevrosi, i tuoi stress quotidiani, le tue perversioni, insomma! Se proprio vuoi un consiglio da amico, Harry, torna al genere comico! Riposati! Ritrova te stesso, cribbio! I tuoi vecchi film hanno avuto un successo senza precedenti, e ora ti vuoi rovinare con questa porcheria? -
- Capisco Bill - rispose Harry abbassando lo sguardo che nel frattempo si era ancora più intristito.
- Bene, amico, sapevo che avresti capito! Ed ora facciamoci un buon caffè! - disse Cook felice e sorridente.
- Mi ci vorrebbe un whisky, doppio Bill - e se ne esce ancora con lo sguardo abbassato.   
All’uscita lo attende una ragazza sulla ventina, bionda, occhi azzurri, corpo meraviglioso, e degli aderenti abiti in pelle nera.
- Com’è andata, Harry? -
- Uno schifo totale, Samantha, una catastrofe universale! Non gli è piaciuto per nulla! Ha detto che è meglio che ritorni al comico! Faccio proprio ridere, vero Sam? -
La ragazza gli si avvicina, gli cinge la vita, lo stringe a se e lo bacia, poi gli dice: - No, cucciolo, in fondo io ti amo e non ti lascerò mai -
- Certo che sei proprio matta, Sam, non sai quante volte mi lascerei io se potessi! Ma forse quello che conta è proprio l’amore –.



30 ottobre 2008

LIBERTA' DI PENSIERO, LAICISMO E SESSUALITA': articolo by Peter Boom

IL PILOTA SEI TU
 presentazione by Luca Bagatin



La Chiesa cattolica, o, più in generale, tutte le Chiese e le Religioni Istituzionalizzate Monoteiste, condannano la sessualità.
La sessualità è quell'aspetto della vita terrena che, se attivata, maggiormente ci avvicina a Dio: alla nostra Divinità interiore.
Una scossa psicoattiva che percorre tutto il nostro corpo in grado di farci sperimentare l'Estasi Divina !
E, poiché ciascuno di noi è potenzialmente Divino, ovvero è il "pilota" della propria esistenza senza alcuna necessità di "droghe religiose o dogmatiche psicoattive al punto da giungere ad annientare il cervello", approfondiamo insieme il concetto di Pansessualità offertoci dall'amico Peter.
E offriamo a noi stessi un'alternativa ai condizionamenti esterni ed alle repressioni, OH YEAH !

Luca Bagatin




LIBERTA’ DI PENSIERO, LAICISMO E SESSUALITA’

by Peter Boom

Essere laico vuol dire propugnare e rispettare la liberta’ di pensiero e quindi anche la liberta’ sessuale di ognuno. Quest’ultima naturalmente entro certi limiti. Infatti, in una societa’ libera, democratica e laica devono essere esaminati soltanto i comportamenti violenti contro la volonta’ delle persone, soprattutto se indifese.
Abbiamo dentro di noi un po’, chi piu’ chi meno, tutta la gamma dei comportamenti sessuali, e nella nostra societa’ ad impronta esclusivamente eterosessuale la nostra "Pansessualita’" viene condizionata e colpevolizzata per motivi ideologici e purtroppo questo condizionamento psicofisico delle nostre diverse sessualita’ crea enormi danni sociali, addirittura omicidi e suicidi.
Qui devo un attimo spiegare la mia "Teoria della Pansessualita’", che è stata riconosciuta ufficialmente e pubblicata dalla "European Federation of Sexology" nel 2002. Ecco la definizione:
"Per Pansessualita’ si devono intendere tutte le sessualita’ della persona, eterosessuale, gay, lesbica, bisessuale, transessuale, autosessuale, etc.), siano esse tutte in egual misura esistenti o alcune di esse permanentemente od occasionalmente prevalenti nella persona."
L’umana Pansessualita’ e’ naturalissima ed e’ ormai comprovata dalle diverse Scienze, Biologia, Sociologia, Antropologia, Psicologia, Sessuologia ed anche dalla Storia.
Ideologismi di certe religioni, probabilmente per motivi di controllo sociale, hanno proibito, talvolta anche con una repressione feroce sul piano fisico e psichico, la masturbazione, l’omosessualita’ e tutta la sessualita’ non connessa alla procreazione, creando cosi’ un deserto innaturale, praticamente rispettato da nessuno, grazie a Dio (se esiste).
Non voglio qui parlare dell’Islam che con la sua spada semina "castigo cocente" prima o poi per tutti. Parliamo dell’Italia e della chiesa cattolica che organizza adunanze oceaniche, ma ... che risulta poco seguita nei suoi dettami (pillola, aborto, preservativi, comportamenti sessuali).
Negli ultimi anni la chiesa cattolica attacca ed offende violentemente soprattutto l’omosessualita’ e gli omosessuali, proprio perche’ nella nostra societa’ essa sta uscendo fuori con organizzazioni, con i Gay Pride, con grande pubblicita’ e cambiamenti politici-legali.
La chiesa dice di voler dare accoglienza agli omosessuali. Ma come?! Prima condanna la loro omosessualita’, distruggendoli, mortificandoli e dopo li vuole accogliere ordinando loro di astenersi dai rapporti sessuali, secondo lei peccaminosi, socialmente disadattati, colpevoli, senza giustificazione morale, condannati, gravemente depravati, rifiutati da Dio, anomali, intrinsecamente disordinati, ai quali non si possa dare alcuna approvazione.
Una insegnante di religione, naturalmente cattolicissima, mi disse un po’ di tempo fa: "Caro Peter, la chiesa non condanna solo l’omosessualita’, ma quasi tutta la sessualita’". L’ho solo guardata, perche’ ora la chiesa, volendo prevenire i crimini dei preti pedofili, ha richiesto i consigli di sessuologi, psicologi, andrologi e psichiatri (Pontificia Accademia per la vita).
Chi condanna la naturalissima "Pansessualita’" ha bisogno di cure, perche’ la repressione della sessualita’ crea bubboni psicofisici spesso molto gravi.



2 aprile 2008

Perché negli USA sceglierei MaCain


L'amico Stefano Magni, instancabile e ottimo redattore dell'Opinione delle Libertà, noto liberale, libertario e liberista, questa volta mi ha completamente tolto le parole di bocca.
Con un post del 7 febbraio scorso apparso sul suo blog www.oggettivista.ilcannocchiale.it, ha scritto esattamente ciò che avrei voluto scrivere io pur con minore competenza non essendomi mai occupato di politica internazionale.
E così ci spiega, punto per punto, il motivo per il quale il repubblicano John McCain sarebbe preferibile a qualsiasi candidato democratico USA.
Ed io sono pienamente concorde con lui (per quanto McCain non sia il libertario Rudy Giuliani ma...tant'è).

Luca Bagatin



A sinistra: un giovanissimo John McCain che, con tanto di sigarette in primo piano, ricorda un altrettanto giovanissimo, sbarbato, Luca Bagatin (si noti lo sguardo assorto e malinconico di chi la guerra l'ha fatta e ne porta ancora addosso le ferite); a destra John McCain oggi. Ricorda un tantino Charlie Chaplin anziano e senza trucco né bombetta.

Da www.oggettivista.ilcannocchiale.it by Stefano Magni

Perché sceglierlo
  1. Siamo in guerra contro l’Islamismo, il nuovo totalitarismo che si sta espandendo in tutto il mondo. Tra tutte le questioni politiche, questa è la più importante e vitale. E McCain è l’uomo giusto per combattere l’Islamismo. Si è giustamente opposto a Guantanamo (che, al di là della sua utilità, resta una violazione dei diritti dei prigionieri) ed è contro la tortura dei prigionieri. Lui ne sa qualcosa, visto che è stato prigioniero per cinque anni e mezzo nel gulag nordvietnamita quando il suo aereo è stato abbattuto durante la Guerra del Vietnam. In compenso, McCain è un convinto sostenitore dell’intervento statunitense in Iraq, il fronte principale della guerra all’islamismo. Se oggi il generale Petraeus, con 30.000 uomini di rinforzo, sta vincendo la guerra, lo si deve alla “cocciutaggine” di McCain. All’inizio ero molto scettico nei confronti della sua strategia, ma vedo invece con piacere che sta funzionando: Al Qaeda le sta prendendo. Su tutti gli altri fronti, come l’Afghanistan, il Libano, il Medio Oriente e la crisi nucleare iraniana, c’è da esser certi che McCain si comporterà nel migliore dei modi: rifiutando il dialogo con le dittature e promuovendo la causa occidentale anche dentro i loro confini, attraverso l’alleanza con i dissidenti. McCain, insomma, sta seguendo la miglior strategia per combattere l’Islamismo: mantenere intatte le garanzie della libertà dentro i nostri paesi e portare la guerra all’esterno, colpendo i terroristi a casa loro e contrastando i paesi che li sponsorizzano.

  2. In politica estera è un convinto sostenitore della strategia di esportazione della libertà. “La libertà non si esporta” dicono tanti liberali. Ma si possono rimuovere gli ostacoli peggiori che ne ostacolano la crescita spontanea. McCain lo sta facendo da anni, presiedendo l’International Republican Institute, un ente che agisce dal 1983 per educare alla libertà dissidenti e leader politici in 70 paesi nel mondo, anche dentro le dittature. Inoltre, l’anziano senatore dell’Arizona è contrario alla partecipazione della Russia al G8, perché l’impero di Putin è l’opposto dei principi su cui si è fondata questa importante organizzazione internazionale. E non si risparmia nelle sue critiche al regime comunista cinese. Da un punto di vista legislativo, ha promosso, assieme al democratico Tom Lantos, lo “Advance Democracy Act” del 2005, legge fondamentale per l’esportazione della libertà nel mondo

  3. E’ forse l’unico candidato americano favorevole alla globalizzazione e vuole mantenere aperti i confini dell’America. Di fronte agli operai che gli chiedevano di riavere il posto di lavoro, perso a causa della concorrenza straniera, ha avuto il coraggio di tenere la schiena dritta e dir loro che “quei posti di lavoro ormai son persi” e che solo un commercio libero può creare maggior dinamismo. Non cede nemmeno alle sirene populiste che demonizzano l’immigrazione, vista solo come flusso di criminali e non di lavoratori. Benché McCain sia un intransigente sostenitore di una politica di sicurezza, è convinto che l’immigrazione sia più un’opportunità che un rischio. E sostiene, semmai, una maggior integrazione dei lavoratori stranieri piuttosto che una loro (impossibile) cacciata.

  4. E’ favorevole al taglio delle spese dello Stato federale e al taglio delle tasse, dunque dimostra di voler ridurre la presa dello Stato sull’economia del paese, anche in tempi di crisi in cui il populismo statalista è facile. Per quanto riguarda la sanità, intende mantenerla privata e semmai incentivare la competizione tra strutture mediche e tra assicurazioni. Dunque mi aspetto che, per abbassare i costi della sanità (che sono troppo alti) punti più a una politica di liberalizzazioni che non di intervento della mano pubblica.

  5. Benché sia e resti un conservatore, almeno si è dimostrato più aperto di vedute in molte occasioni. Non si è affatto detto contrario ai matrimoni gay ed era favorevole alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, dimostrando di essere contrario alla troppa ingerenza dello Stato nella vita personale dei cittadini.


Perché avere dubbi

  1. John McCain è contro il diritto all’aborto. Ritiene che “un giudice non possa decidere sulla maternità” e che la materia vada regolata per legge. A suo onore va il fatto che non intende emettere leggi federali contro l’aborto, ma provvedimenti un po’ più liberali: saranno i singoli stati a decidere se lasciare libero l’aborto o reprimerlo. E verranno incentivate le adozioni e la maternità con sgravi fiscali e semplificazioni di regole più che con aiuti pubblici. Resta il fatto che lo Stato (sia federale che locale) non ha il diritto di interferire nelle scelte delle donne. E questo McCain non lo vuol proprio sentire.

  2. E’ impermeabile in modo inquietante alla propaganda dell’ecologismo. Ritiene che il “riscaldamento globale” sia un “fatto serio” e che gli Stati Uniti debbano dare risposte. Anche qui, a suo vantaggio, va il fatto che non propone leggi che proibiscono lo sviluppo, ma mira a incentivare lo sviluppo di nuove tecnologie meno inquinanti. Certo sarà tutto da vedere. La tentazione di un maggior potere, se giustificata dall’ideologia ecologista, può essere una miscela pericolosa quando e se arriverà alla Casa Bianca.

  3. Dopo l’11 settembre ha detto cose molto brutte sulla possibilità di tornare alla leva obbligatoria, sia per il servizio civile che per quello militare. Da trent’anni l’America si è liberata da questa sua ultima forma di schiavitù, in cui lo Stato costringe un individuo a lavorare (e magari anche a morire) gratis per la “patria”. Se dovesse reintrodurre la leva obbligatoria (ma non credo proprio che lo faccia) diverrebbe di colpo il peggior presidente degli Usa degli ultimi 30 anni.

  4. Non ha una filosofia politica coerente alle sue spalle. Il che potrebbe anche non fregare nulla, ma invece conta: chi non ha una solida e coerente base culturale, chi si presenta troppo come uomo “pragmatico”, può anche prendere delle pericolose sbandate. Nel caso di McCain, il suo pragmatismo lo espone al rischio di dar troppo retta, in tutta buona fede, agli ecologisti più statalisti, ai conservatori morali più retrivi e a qualche economista keynesiano. Per non parlare dei rischi di cambiamento di rotta nel più mobile e sdrucciolevole dei terreni: la politica estera. Il rischio che si corre scegliendo McCain è quello di credere di votare un falco per la libertà e ritrovarsi a sorpresa con un agnello liberal alla Casa Bianca.


Perché, alla fine, lo voterei? Perché è meglio di qualsiasi altro candidato democratico. McCain può riservare brutte sorprese, ma il suo programma e la sua azione, finora, sono stati proiettati nella direzione giusta. I democratici, al contrario, vogliono: più Stato, meno mercato, più dialogo con le dittature sponsor del terrorismo. Un liberal come Obama o una democratica rampante come la Clinton, potrebbero portarci tutti alla sconfitta contro il terrorismo, alla crisi economica negli Stati Uniti e all’inizio di un trend negativo di riduzione della libertà individuale, sia all’estero che negli Usa.



3 marzo 2008

DI GIORNO ? DI NOTTE ? ALLA FRUTTA ? Margheritando il Cuore, ovvero: zibaldone di racconti sentimental-surRenali by Luca Bagatin

Fra il settembre del 2001 e il settembre 2002 animavo, fra gli altri, una rivistina  cultural-letterar-musical-fancazzista chiamata "Officina No C(opyright)" prima della sua definitiva dipartita per consunzione. Sino a quando, insomma, non giunsero le nuove tecnologie che ci permisero di esprimerci per mezzo dei blog e altro.
Rispolverando il mio archivio ho ritrovato una serie di pezzi tratti da "Officina" e anche un ottimo testo surRenale che ho pubblicato in esclusiva su questo blog un paio di anni fa.
Il tema di fondo ? L'amore, il sesso e oltre.
Null'altro per cui valga la pena vivere e, quindi, morire.

Luca Bagatin




RICCIOLI D'ORO
(di giorno)

Riccioli d’oro sbocciano da un fiore di loto passando per la via erbosa della Città della Gioia.
Riccioli d’oro escono come fumo leggero da una sigaretta levandosi al cielo di primavera formando una nuvola rosa confetto illuminata dal sole.
Riccioli d’oro scorrono nella mia mente elaborando armonie antiche  e giochi di parole divertenti.
Riccioli d’oro che se non fossero riccioli e non fossero d’oro sarebbero comunque da ricordare e ammirare assieme agli sguardi, ai sorrisi, alle parole, ai colori d’oro racchiusi in un corpo da favola.



FOSCO E NUTA
(di notte)

La ragazza che ho incontrato ieri era proprio carina. Nuta. Mi pare che si chiamasse così. Ho davvero delle grosse amnesie sui nomi. Quando me li dicono me li dimentico subito. I nomi. I volti no, e nemmeno i corpi. Nuta era decisamente…superiore ad ogni mia facoltà immaginativa. Nel senso che…Ma poi perché sto sempre qui chiuso in camera a fantasticare…Il fatto è che, cazzo, faccio schifo! Eppoi che ci vado a fare là fuori?
L’altra sera al bar mi ci ha portato l’unico amico che ho. Lo conosco dai tempi della scuola. Io non ci volevo andare fra tutta quella gente. Chissà che avranno pensato di me poi! “Ma guarda quello sfigato con gli occhialini da Archimede (quello dei fumetti)” “Saranno froci quei due?” e finezze di questo genere. Ma che ci posso fare io se sono brutto e sfigato?
Eppoi è arrivata quella ragazza, Nuta, con i suoi lunghi capelli biondi e le sue labbra rosse come una rosa, con il suo profumo… Me l’ha presentata il mio amico. “Ciao io sono Nuta” (Nuda? Avevo all’inizio capito io nella mia confusione ormonale. Macché nuda!) “Ciao io sono Fosco” sono le uniche parole che mi sono uscite di bocca. Eppoi lei mi ha parlato di una certa Lidia che le aveva parlato di me…di meeee?!? E chi è ‘sta Lidia??? Ma se le uniche persone del “mio giro” (per così dire) sono il mio amico Alberto e sua sorella Grimilde!!! A quel punto la mia ansia congenita mi ha impedito di risponderle e, dicendole che non mi sentivo niente bene mi sono fatto riaccompagnare a casa da Alberto.
Tornando a casa siamo passati per la pedemontana, in quel tratto in cui dicono che ci sono gli “alberi dei desideri” in cui chiunque può appendere un messaggio….una cosa da ragazzini insomma. Ma domani voglio tornarci… eppoi sono anch’io un ragazzino nel cuore e ci voglio appendere un bel desiderio, un bel sogno, una bella utopia.
“Cara Nuta, di ragazze ne ho viste tante nella vita. Conosciute poche. In realtà non mi ha mai filato nessuna vista la mia imbranataggine e il mio fisico mingherlino. Tu potresti essere una delle tante ma … non so, da quando ti ho incontrata mi sono sentito riemergere e ho ricominciato a sperare. A sperare di poter conoscere una come te, che per uno come me sarebbe il massimo! Sarebbe come chiedere di avere in regalo dai propri genitori un viaggio per il Nepal di sola andata! Sarebbe come…per un bambino avere in regalo montagne di gelati! Sarebbe…sarebbe troppo per me. E soprattutto per te. Ma nel senso negativo. Che te ne faresti della brutta copia di Woody Allen! Vabbé ma avere un piccolo sogno nel cassetto non è mica reato, no? E allora lo butto lì anch’io il mio sogno. Vorrei conoscerti e sposarti e fuggire insieme a te incontro al sole dell’avvenire che con i suoi caldi raggi brucia tutte le amarezze della vita. Con amore, Fosco.” Ho appeso questo messaggio ad un albero. Accanto al mio ce n’era uno di Nuta.
“Caro Fosco, ti ho visto appena ma è come se ti conoscessi da sempre. Hai aperto una ferita che credevo non mi appartenesse più, così profonda da farmi rabbrividire. Eppure guardo i tuoi occhi, vita pura, il tuo volto che non smette di emozionarmi. Mi piacerebbe che si potesse dare un nuovo corso alle cose, agli eventi. So che non è possibile, sento il mio limite, mi sento fuori pista, non pronta, perdente. Rimango chiusa nel guscio di noce ascoltando la tua carezza lontana. Con amore, Nuta.”
Posso ricominciare a sperare. Possiamo ricominciare a sperare. Le nostre ferite possono finalmente chiudersi in un tenero abbraccio benedetto dal sole.



LA VITA è SENZ'ALTRO MERAVIGLIOSA
(alla frutta)

La vita è senz'altro meravigliosa, scrive Ted Berrigan il quale asserisce peraltro che "Quando si è innamorati sempre ci si annoia". Poi, in un'altra sua poesia, il buon Ted, si mette a parlare di sesso...del fatto che si scoperebbe i suoi amici anche se non è omosessuale.
Adriano, acuto osservatore, afferma che Ted Berrigan "si fa di viagggi mentali". Andrea G. Pinketts, invece, si fa di assenzio.
La vita è senz'altro meravigliosa anche in assenza dell'assenzio.
Quando sono innamorato solitamente mi annoio in quanto raramente sono corrisposto. Funziono di più, diciamo, con gli amori per corrispondenza. Io sono uno che scrive! Sono uno scrivano, io! La vita è per me meravigliosa quando ricevo innumerevoli e quotidiane lettere di ammiratrici sconosciute (e forse bellissime...mah) da Stoccolma, Parigi, Atene...Malta.
Sono anche poliglotta, ve l'ho mai detto? Poliglotta politicante amante del 6. Del 6 politico. Purtuttavia il numero che preferisco è il 69. Con o senza prefisso. Con o senza suffisso. Con o senza soffitto. Il tetto è aperto. Le tette della Vanda, invece, sonoo prorompenti. Prosopopeiche e, direi, financo O-NO-MA-TO-PEI-CHE. Sembra infatti che facciano BLOMP BLOMP nel mentre in cui la Vanda mi passa accanto.
La Vanda è la mia segretaria.
Sono uno scrivano e ho bisogno di una segretaria.
La Vanda mi piace e ne sono innamorato. Ovviamente non sono corrisposto.
Tuttavia, un giorno, le ho lasciato un biglietto anonimo sulla scrivania. Un biglietto di sola andata per la Vita.
La vita è senz'altro meravigliosa. La vita della Vanda è stretta. E' un vitino. Taglia 42 e 6a di seno. Seno, coseno e tangente. Di tangenti non ne ho mai prese ed in geometria sono sempre stato una schiappa.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini