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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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29 marzo 2015

Intervista sbarazzina ed esclusiva di Luca Bagatin alla "sexy star" Marika Vitale



Marika Vitale è una simpatica amica che, già dal cognome, sprizza una certa vitalità.

Marika Vitale è un'assicurazione sulla vita, praticamente un vitalizio di erotismo.

Marika Vitale è di origine siciliana, ma vive a Firenze ed il suo accento con l'”h” sensualmente aspirata, non la tradisce.

Marika Vitale sembra una ragazza immagine, ma, in realtà, è una ragazza che non ti immagineresti mai. Come a dire: oltre alle gambe ed anche al resto, c'è di più.

Come amo dire, anche se, puntualmente, non vengo creduto (ma non necessariamente smentito !) trovo che la parte più erotica di una "sexy star" (e di una donna, in generale) sia l'anima.
Ed è anche la parte che mi piace scoprire...di più.

Per questo quella che segue è la mia intervista in esclusiva a Marika Vitale. Senza pretese, priva di malizia, ipocrisia e tabù.



Luca Bagatin: Chi è Marika Vitale ? Presentati brevemente.

Marika Vitale: Marika Vitale è una ragazza ambiziosa e che ha degli obiettivi....un po' stramba a volte...difficile capirla !


Luca Bagatin: Che cosa significa essere una “sexy star” ? Ovviamente c'è differenza fra “sexy star” e “pornostar”...

Marika Vitale: Si c'è differenza ! Noi sexy star facciamo spettacoli hard e sottolineo solo spettacoli nei locali di lap dance o night club, assolutamente non privati ! La pornostar, invece, gira anche film porno.


Luca Bagatin: Come hai iniziato la tua carriera da “sexy star” ?

Marika Vitale: Ho iniziato come tutte facendo lap dance e guardavo sempre le ospiti quando venivano nei locali dove lavoravo e...le ammiravo ! Cosi ho preso coraggio e mi sono buttata. Volevo anch'io essere un'icona erotica.


Luca Bagatin: Che cos'è per te l'erotismo ? E la sensualità ? Per te c'è differenza ?

Marika Vitale: Secondo me non c'è differenza. L'erotismo e la sensualità cercano di esprimere la stessa cosa: la passione....è differente dalla volgarità.


Luca Bagatin: Che cos'è per le la volgarità ?

Marika Vitale: Il porno ad esempio.


Luca Bagatin: Molti pensano che le “sexy star” siano “ragazze facili” nella vita privata. I più informati – come me, che amo tutto ciò che è erotico, ovvero non pornografico – sanno che non è così. Vuoi sfatare questa triste “leggenda metropolitana” ?

Marika Vitale: Le persone che pensano così sono solo degli ignoranti. Mi dispiace dirlo, poverini... Per carità ci sono sexy star che fanno anche le escort che hanno anche gli annunci nei siti, ma non tutte per fortuna !


Luca Bagatin: Quali sono i tuoi interessi, le tue passioni ?

Marika Vitale: Ne ho molte ! Sono un'amante dell'arte e della Storia antica. Amo la letteratura italiana e molte altre cose...


Luca Bagatin: Ma dai ! Che autori preferisci ? Mi interessa molto.

Marika Vitale: Amo Dante Alighieri, il Vate della letteratura ! Lo rileggerei all'infinito !


Luca Bagatin: Riscuoti grande successo fra noi maschietti, ma il tuo rapporto con le donne com'è ?

Marika Vitale: Beh la risposta è ovvia: le ragazze che non fanno o che non hanno mai fatto parte di questo settore ti giudicano e puntano il dito su di noi, del tipo: "l'ira funesta si abbatterà su di voi" !!!! Nel nostro mondo c'è molta concorrenza, c'è chi invidia, c'è chi no... Io personalmente non invidio nessuno. Sono quella che sono.


Luca Bagatin: Come si vede Marika Vitale “da grande” ?

Marika Vitale: Da grande ? Penso di essere già vecchia ! Ahahahah scherzo ! Non ne ho idea...forse vorrei aprire dei negozi, non so, magari diventerò un imprenditrice ! Ok sto sognando !

Luca Bagatin: Se mi posso permettere, io ti auguro di rimanere sempre così come sei. Non omologarti mai !


Luca Bagatin



9 settembre 2014

Intervista esclusiva di Luca Bagatin al musicista Fabio Mengozzi: fra esoterismo e spiritualità

Di Fabio Mengozzi scrissi già alcuni anni fa un articolo, che inserii anche nel mio primo saggio, “Universo Massonico”, edito da Bastogi e con prefazione del prof. Luigi Pruneti, allora Sovrano Gran Commendatore della Gran Loggia d'Italia degli ALAM ed oggi Grande Oratore della stessa.

Fabio è, prima di tutto, un caro amico con cui chiacchiero spesso di spiritualità, esoterismo e talvolta anche di politica. Chiacchiero come fanno amabilmente due amici, senza preconcetti né bandiere da difendere.

Fabio è un musicista di fama internazionale che conosco da tempo. Classe 1980, di Asti, Mengozzi si è diplomato in pianoforte all'età di 19 anni al Conservatorio di Torino, presentandosi da privatista.

La particolarità della sua musica, a sfondo esoterico, è che si avvale delle relazioni matematiche fra le note, ovvero dei procedimenti numerici cari a Pitagora per trasformare i numeri in musica. In questo senso, come scrissi già nel mio precedente articolo dedicato alla sua musica, egli ha realizzato - ispirandosi alla mistica swedenborghiana - "Dieci frammenti celesti", una composizione fatta di sonorità inedite e mistiche (ascoltabile anche su youtube), realizzata, oltre che con il pianoforte, anche con bulloni, viti, gomma e cartone, secondo il metodo ideato dal compositore John Cage.

Fabio Mengozzi mi ha confessato che per lui “il Numero và colto per il suo significato qualitativo oltre che quantitativo”. Ed esso è inevitabilmente necessario nelle composizioni musicali, in particolare se si rifanno alla Tradizione, alla spiritualità, alla gnosi.

Non posso inoltre dimenticare che Fabio, dopo l'articolo in cui parlai delle sue opere, me ne dedicò una, ovvero “Segreta Luce”. Composizione originale nella quale è possibile scorgere mistici significati in essa celati.

La musica di Fabio Mengozzi sarà peraltro co-protagonista delle celebrazioni dell'Equinozio d'Autunno, il 20 settembre, organizzate come ogni anno dalla Massoneria del Grande Oriente d'Italia, Obbedienza di Palazzo Giustianiani, da poco retta da Stefano Bisi.

La serata, prevista appunto per il 20 settembre prossimo presso la Villa del Vascello in Via di San Pancrazio 8 a Roma, sede del GOI, prevede un potpourri di composizioni atte a rappresentare i Quattro Elementi naturali: Fuoco, Acqua, Aria e Terra.

Nella fattispecie la composizione per pianoforte di Fabio Mengozzi – dal titolo “Poema della Luce” - per la prima volta eseguito in pubblico ed eseguito da Francesco Attesti, vuole rappresentare l'elemento del Fuoco.

Oggi ho la possibilità di porre qualche amichevole domanda a Fabio, per approfondire la sua musica e le sue connessioni con l'universo esoterico e spirituale.


Luca Bagatin: Bene Fabio, sappiamo già che sei un musicista di una certa fama e che sei anche una delle poche persone che, nel nostro Paese, si occupa di musica a sfondo esoterico. Come nasce, innanzitutto, questo tuo interesse ?

Fabio Mengozzi: Innanzitutto vorrei dare una definizione al termine “esoterico”, di che cosa, in sostanza, stiamo parlando. Nell'immaginario collettivo il termine esoterismo assume non di rado una valenza negativa, evoca superstizioni, talismani o chissà quali oscure pratiche e ciò a causa della cattiva interpretazione che talvolta ne viene data. In realtà, per buona pace di coloro i quali non appena sentono parlare di esoterismo sobbalzano inorriditi sulla sedia, tutti gli esseri umani - sebbene in modo diversamente consapevole - partecipano in qualche maniera ad un certo livello di esoterismo. “Esoterico” infatti non significa altro che “nascosto”; dire che si è “esoterici” significa semplicemente descrivere persone consapevoli del fatto che, oltre all'apparenza, oltre al mondo percepito dai cinque sensi, esiste anche un livello ulteriore, il cui significato e valore sono celati, nascosti in ogni cellula del Creato. Un livello della cui esistenza, tra l'altro, non è difficile far esperienza e nel quale tutti si sono a vario titolo imbattuti. In un certo senso potremmo dire che se l'uomo avesse ceduto alla tentazione di non interpretare il mondo, si fosse accontentato della realtà così come essa si presenta senza sondarla in alcun modo, se egli non avesse mai sperimentato l'anelito verso la conoscenza di ciò che appariva nascosto ai suoi occhi, allora sicuramente non si sarebbe verificato alcun progresso e la civiltà sarebbe ferma ad un'epoca così primordiale che il fuoco, le cui scintille erano invisibilmente celate nello sfregamento di due pietre, di fatto non sarebbe mai stato scoperto. Era necessario, in quell'epoca preistorica come oggi, essere animati dal desiderio di non contentarsi di quanto appare, ma lasciarsi pervadere dalla curiosità di “andare oltre”, di accedere ad una realtà che si presume esistere, benchè non chiaramente manifesta, ma tale da poter essere indagata. Oltre il velo dell'apparenza, nella natura come nell'uomo esiste “qualcosa d'altro”, altri significati che, a mio avviso, sarebbe disonorevole non voler tentare di conoscere ulteriormente. Si pensi, per esempio, al moto fluttuante delle onde del mare o al vagare instabile delle nuvole nel cielo, oppure ancora si presti attenzione a come avviene la crescita ordinata delle piante. Tutti fenomeni di fronte ai quali istintivamente nasce il desiderio di porsi un interrogativo sull'origine del Creato e sulle segrete regole su cui si fonda, poiché si intuisce che deve necessariamente esistere un qualcosa di celato che ha fin dal principio animato la realtà che ci circonda. Similmente, spostando la nostra attenzione dalla realtà esterna verso il nostro interno, possiamo approcciarci alla realtà invisibile del mondo interiore e, anche in questo caso, ravvisare, intuire, che si celano in noi profondi abissi inesplorati. Questo perché noi partecipiamo dell'universo, cogliamo la fattezza misteriosa della realtà che ci circonda, e in qualche modo riusciamo a percepirci inseriti in un Progetto superiore ben ordinato. Tuttavia, il semplice afflato non è sufficiente a restituirci il senso ultimo delle cose, rimanendo la realtà per noi ancora indecifrabile. E' necessario impegnarsi, guardare al di fuori come all'interno di noi stessi e porci nella giusta disposizione per, umilmente, cercare di comprendere di più rispetto a quanto della Verità appare in superficie. Ecco allora che il termine “esoterico” viene, in quest'accezione, restituito alla sua dignità, e non spaventa ma anzi seduce e accarezza il nostro intelletto e il nostro cuore. E' il desiderio di penetrare il mistero che ogni cosa avvolge ad aver condotto gli uomini, fin dalle epoche più remote, a ricercare il Vero e l'esoterismo è una via che, ammettendo l'esistenza di una realtà “altra” racchiusa in quella apparente, rappresenta un ausilio in questa estenuante ricerca. Nel mio piccolo ho tentato, attraverso la mia opera compositiva, di impiantare i semi della concezione esoterica nell'ambito musicale. La mia musica è infatti un organismo stratificato, ovvero esistono vari livelli di comprensione dei significati sottesti: uno più esteriore che è rappresentato dalla mera componente uditiva, ed al quale tutti possono accedere; poi vi è un livello più profondo che è quello in cui trova spazio la componente architettonica, vivificata dall'applicazione di procedimenti numerici e simbolismi, il tutto regolato dalla Sezione Aurea; infine, un livello ulteriormente occultato nell'abisso, nel cuore dell'opera, e che nulla ha a che vedere con l'aspetto musicale in sè. “Chi cerca di penetrare nel Roseto dei Filosofi senza la chiave, sembra un uomo che voglia camminare senza i piedi”, scriveva Michael Maier nella sua Atalanta Fugiens, e similmente anche per accedere ad ognuno dei vari livelli di cui è costituita la mia musica si deve certamente possedere la giusta chiave; tuttavia tengo a precisare che, contrariamente a quanto si potrebbe essere indotti a ritenere, questa musica non è rivolta unicamente agli specialisti del settore: il mio intento è esattamente quello opposto, ovvero conciliare una profonda e complessa struttura compositiva con un risultato sonoro apparentemente “semplice”, in modo tale da non risultare destabilizzante per l'ascoltatore. Ne sortisce una musica “falsamente non-complessa” che uditivamente restituisce all'ascoltatore solamente una parzialità del tutto, che in realtà è invece estremamente elaborato. Chi, per amore della ricerca, desidererà addentrarsi nei meandri di queste architetture musicali, potrà tentare di spingersi sino al cuore dei miei brani musicali, intraprendendo un viaggio che, mi auguro, possa in qualche modo arricchirlo spiritualmente. Giacché, almeno per me, il senso ultimo della nostra esistenza e della nostra Arte consiste nel sondare noi stessi e tutto il Creato, alla ricerca del Vero.


Luca Bagatin: Il Grande Oriente d'Italia, storica Obbedienza massonica, ha scelto di far eseguire – per la prima volta in pubblico – una tua composizione. Che ne pensi di questa scelta e come nasce ?

Fabio Mengozzi: Sono davvero onorato che un mio lavoro possa essere presentato in un contesto così prestigioso. E' infatti doveroso ricordare che del Grande Oriente d'Italia fecero parte anche musicisti del calibro di Puccini, oltre che numerosi illustri artisti e poeti quali Carducci e Quasimodo. L'occasione di presentare il mio brano nell'ambito dei festeggiamenti con i quali ogni anno il Grande Oriente d'Italia festeggia il XX Settembre e l'Equinozio autunnale, è nata dalla mia consolidata collaborazione con il pianista cortonese Francesco Attesti, un musicista davvero raffinato ed intelligente, che ha fin dall'inizio creduto nel mio lavoro, commissionandomi il “Mysterium” che ha poi portato in tutto il mondo. Sono felice che sia proprio lui a tenere la prima esecuzione assoluta del mio “Poema della Luce”, oltretutto a Roma, città nella quale una decina di anni orsono ho compiuto i miei studi di perfezionamento presso l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, ed alla quale sono ovviamente molto legato.


Luca Bagatin: Il tuo “Poema della Luce”, che sarà eseguito, come abbiamo detto, dal musicista Francesco Attesti, vuole rappresentare l'elemento naturale e magico del Fuoco. Ovvero ? Puoi spiegarci - per sommi capi - il significato più profondo di tale tua composizione ?

Fabio Mengozzi: “Poema della Luce” costituisce il terzo e conclusivo brano di un trittico che ho voluto dedicare al tema della Luce. Nel primo dei brani, “Segreta Luce”, l'Uomo ravvisava occultato in sé qualcosa di recondito e superiore; con il secondo, “Ascensio ad Lucem”, si mette allora in cammino nel tentativo di ricongiungersi all'Uno, il Principio primo da cui ogni cosa scaturisce. “Poema della Luce” rappresenta infine la descrizione della Luce, giammai raggiunta, ma osservata “a sprazzi”, a frammenti, e sempre passando per le tenebre che la precedono. Il brano, che nel frontespizio reca un frammento tratto da “De docta ignorantia” di Nicola Cusano, si articola dunque attraverso quattro episodi, viaggi, che progressivamente avvicinano il peregrino verso la Luce, la quale parzialmente infine appare al termine del brano, immobile, sotto forma di suoni acuti. La composizione si regge sull'Ordine che scaturisce dalla Sezione Aurea, e il materiale è organizzato attraverso procedimenti di tipo numerico.


Luca Bagatin: In passato ti sei ispirato molto a Emanuel Swedenborg, noto scienziato, mistico e massone svedese del XVIII secolo, al fine di comporre la tua musica. Che cosa ti affascina della mistica swedenborghiana ?

Fabio Mengozzi: Ho conosciuto l'opera di Swedenborg grazie ad un carissimo amico e immediatamente sono stato colpito dalla cultura enciclopedica di questo grande pensatore, così come dall'imperante misticismo di cui sono impregnati i suoi scritti. La dottrina delle corrispondenze, in particolare, mi ha molto affascinato: Swedenborg la espose nella sua opera monumentale “Arcana Cœlestia”, che consta di ben otto volumi. Il principio, volendo brutalmente sintetizzare, è quello per cui esiste una corrispondenza molto precisa tra realtà materiale e realtà spirituale. Da queste letture ho tratto spunto e suggestioni per ideare “Dieci frammenti celesti”, un brano che è stato eseguito nel 2012 a Victoria, in Canada.


Luca Bagatin: Il XX Settembre, le varie Obbedienze massoniche, celebrano l'Equinozio d'Autunno, ovvero l'inizio dei lavori di Loggia. Purtuttavia sappiamo bene che il XX Settembre è una data importante, in quanto ricorda la Breccia di Porta Pia, ovvero la caduta del potere temporale dei Papi. Che significato assume, per te, il XX Settembre oggi ?

Fabio Mengozzi: La Breccia di Porta Pia concretamente è consistita nell'apertura di un varco, in altri termini nell'abbattimento di un muro, ma noi sappiamo che esistono molti e vari muri, non solo fisici ma anche culturali. Simbolicamente il muro rappresenta un elemento di separazione, un ostacolo al libero fluire ed alla inclusione, una forma di isolamento: l'uomo animato dal pregiudizio elegge dunque il muro a strumento per tenere lontano da sé le persone e le cose che non conosce, e che spesso teme per ignoranza, o per inconscia invidia. In questo senso, nella società contemporanea non è difficile trovare esempi di “nuovi muri”, che è purtroppo l'uomo ad erigere, con lo scopo di separarsi da un altro uomo: questi muri hanno ampiamente dimostrato di possedere un enorme potere distruttivo, i cui effetti paiono essere ben più pericolosi dei danni prodotti dai colpi d'artiglieria esplosi nel 1870 a Roma. Si pensi a come l'uomo, creatura meravigliosa e sacra, cada sciaguratamente nell'errore più miserabile, ovvero non comprendere di essere - oltre che individuo - una parte integrante del Creato, cellula di un unico macrorganismo assieme a tutti gli altri uomini e ad ogni altra creatura. Ritenendosi “separato” dalla natura, opera una scissione artificiale in virtù della quale spesso non ha remore nel compiere il male, sia verso gli altri uomini che verso la natura, poiché invero per ignoranza non comprende che ogni azione volta a danneggiare un altro essere vivente è a tutti gli effetti un gesto di autodistruzione, un male che quell'uomo fa a sé stesso: “Chi compie il male, fa un danno a sé stesso”, diceva Socrate. Personalmente credo che nessuno di noi si amputerebbe di propria volontà un braccio, oppure si caverebbe un occhio, tuttavia spesso noto che a molti non rincresce affatto essere Caino nei confronti dei propri simili. Noi esseri umani, tutti quanti assieme, siamo un unico essere e, in un certo senso, un Dio in divenire: se si avesse nozione del fatto che noi tutti costituiamo un unico organismo vivente, se l'Umanità fosse consapevole che tutti siamo fratelli poiché proveniamo da un medesimo Principio primo al quale infine confluiremo, allora si comprenderebbe pure l'autolesionismo insito nel compiere il male verso un altro fratello. I muri moderni, sono perciò questi: quelli dell'ignoranza, dell'egoismo, sono quelli dell'intolleranza, del fanatismo e della superficialità; e le “nuove brecce” dovrebbero essere aperte con l'Etica, con l'Amore, con la Fratellanza.


Luca Bagatin: La musica che componi possiamo dire che sia in grado, per molti versi, di risvegliare la coscienza interiore degli ascoltatori ? Qual è, a tuo parere, il “potere”, per così dire della musica sacra, intesa come espressione di significati nascosti, celati, esoterici e mistici ?

Fabio Mengozzi: Oggi viviamo in un'epoca segnata dall'inarrestabile ascesa del progresso tecnologico,ma come contraltare alla possibilità di poter facilmente disporre di tali innovazioni, possiamo osservare l'espandersi a macchia d'olio di un impoverimento spirituale molto grave, una sonnolenza che inevitabilmente, se non si verificheranno cambiamenti significativi, rischia di relegare l'Uomo ad una condizione di totale mancanza di consapevolezza spirituale. Una condizione disumana. L'avvento di una civiltà de-sensibilizzata verso il sacro è qualcosa che mi turba. Quando l'elemento spirituale viene obliato, la vita rischia di trascinarsi giorno per giorno il peso della nostra totale adesione alla materialità. Le arti, a questo proposito, certamente possono contribuire a mantenere viva la parte spirituale che è in noi, salvandoci da una sorta di “precariato spirituale”. Io mi occupo di musica sin da quando a quattro anni scrissi il mio primo brano e posso garantire che la musica, almeno per me, ha sempre rappresentato una meravigliosa via di approfondimento e di arricchimento interiore, un'àncora di salvezza dalla banalità che spesso ci circonda. Pertanto consiglio vivamente a tutti di approcciarsi alla musica, con serietà, con profondità, con intento ricettivo e parimenti invito ad essere consapevoli della portata spirituale che è racchiusa in essa. La tua domanda è dunque molto interessante, ma rispondervi non è semplice. Riguardo al potere della mia musica, debbo però confessarti di non avere certezza riguardo al fatto che essa sia effettivamente in grado di risvegliare nel profondo la coscienza interiore di chiunque si trovi ad ascoltarla; forse può essersi in taluni casi avvicinata a farlo o magari persino riuscita. Sicuramente ciò non può valere per tutte le persone, poiché esistono varie sensibilità e disposizioni. Ovviamente, io avrei grandissimo piacere se, con la mia musica, potessi trasmettere qualcosa di positivo e di utile ad altre persone. Nel corso degli anni ho avuto modo di parlare con gli ascoltatori dei miei brani e non nascondo di essere rimasto lusingato dai loro pareri quand'essi erano di matrice spirituale. Mi è capitato di ricevere e-mail da persone che, in Germania o negli Stati Uniti, avevano ascoltato i miei brani e volevano conoscere qualcosa di più riguardo al mio metodo compositivo. Certo queste conferme mi hanno reso intimamente felice, e paiono deporre favorevolmente rispetto alla possibilità che la mia musica esalti aspetti spirituali che possano venire colti dagli ascoltatori. Ed è anche mia abitudine spesso sollecitare amici e colleghi ad esprimermi le loro personali impressioni a seguito dell'ascolto dei miei brani, proprio al fine di confrontarmi con le diverse sensibilità. Tuttavia, in ultima analisi, credo che il compito di un artista sia quello di guardare principalmente dentro sé stesso e, in questo senso, per rispondere alla tua domanda, posso dire che il mio lavoro compositivo rappresenta un'esigenza che esiste preminentemente nell'intimo del mio essere, una mia necessità, un'operazione che metterei in atto anche se dovessi essere l'unico al mondo a poterla comprendere ed apprezzare, in quanto il mio fine è la ricerca di ciò che è elevato, celato e superiore.


Luca Bagatin



2 settembre 2014

"Ritratti di donna nel nuovo libro di Luca Bagatin". Articolo di Clelia Delponte tratto da "Il Gazzettino" di Pordenone del 30 agosto 2014





PASIANO - Sta riscuotendo interesse il libro "Ritratti di Donna" (Ipertesto Edizioni), scritto da Luca Bagatin, classe 1979, nato a Roma, ma cresciuto a Pasiano. Già collaboratore di diversi giornali e riviste, studioso in particolare di massoneria ed esoterismo, Bagatin è anche autore del blog www.lucabagatin.ilcannocchiale.it, nonchè fondatore nel 2013 del pensatoio (anti)politico e (contro) culturale Amore e libertà. Il libro raccoglie interviste realizzate negli anni a musiciste, artiste, scrittrici, portatrici di un pensiero altro e di punti di vista ed esperienze originali: dalla femminista Roberta Tatafiore a Ilona Staller, affrontando diverse tematiche, dalla psicologia alla politica, dall'eros ai diritti dei disabili, al diritto alla morte. «Le donne - dice Bagatin, impegnato in una serie di presentazioni a Roma - sono da secoli bistrattate oppure oggetto di morbosità da parte di una società patriarcale, maschilista, frustrata, dedita alla ricerca di un piacere effimero e del guadagno facile. Io da sempre amo il mistero che emanano. Il mio modello ideale è una donna libera e liberata. La donna che sarà libera dal potere, dal danaro, dalla religione, saprà recuperare la cultura tipica delle antiche civiltà della terra. Per questo ho dato ampio spazio al mito della Donna selvaggia descritta da Clarissa Pinkola Estés nel saggio Donne che corrono coi lupi. E la dedica è alla memoria di Moana Pozzi: donna eretica, erotica ed eroica. Una Donna Selvaggia». La prefazione è curata da Debora De Angelis, attivista per l'assistenza sessuale ai disabili, un tema che le sta particolarmente a cuore. «La disabilità - dice Bagatin - è uno dei tabù per la nostra società che ci vorrebbe tutti sani, belli e vitali. Ma tutti abbiamo diritto alla sessualità e all'affettività. Altro tabù che affronto è il suicidio attraverso la vicenda di Tatafiore». C'è anche un capitolo Donne e massoneria... «Ho intervistato Francesca Vigni, che ne ha scritto un saggio, e Gabriella Bagnolesi, ex Gran maestra della Gran loggia massonica femminile d'Italia che, pochi sanno, fu fondata dall'attrice Franca Bettoja, moglie di Ugo Tognazzi».

Clelia Delponte

p.s. Due doverose precisazioni. "Ritratti di Donna" non è solo una raccolta di interviste, ma anche di mie poesie ed articoli attorno al mondo femminile. In seconda battuta il libro è dedicato anche alla memoria di Moana, ma lo è soprattutto ad Alessia, Donna Selvaggia doc.



22 agosto 2014

Eros e Thanatos



Il rapporto fra Eros e Thanatos è forte e imprescindibile. Quando l'Amore fisico raggiunge l'apice, allora ti rendi conto che non sei lontano dal morire e che la morte non è così brutta come viene dipinta dalla cultura dominante. Purtuttavia, per avere una buona morte occorre aver avuto una buona vita. Una vita zeppa di desideri e priva d'Amore ti condurrà in uno stato di illusione tale da non comprendere nemmeno la sacralità della tua morte. E rimarrai, per sempre, un non-morto, ovvero il fantasma di te stesso.

Luca Bagatin





4 maggio 2013

EUTANASIA LEGALE: per vivere liberi sino alla fine



La storia di Piera, così come quelle di tanti altri, come Marcello, vecchio amico di Pordenone, mi commuove. Non può non commuovere, la sofferenza altrui.
Non può non commuovere la storia di Piero Welby o di Ramon Sampedro. La storia di malati che lottano contro la malattia e la sofferenza. Malati terminali o meno che, non potendone più, decidono di togliersi la vita.
Consapevolmente.
Civilmente.
Con Amore per sé stessi e per chi sta loro accanto.
La battaglia per l'eutanasia, come quella per il diritto suicidio, fra tutte, è quella che mi è più cara. Non è solo una battaglia di diritto, autodeterminazione, libertà. E' una battaglia d'amore contrapposto alla sofferenza.
Le parole mi mancano e fanno posto alle lacrime. Ed alla rabbia.
Alla rabbia nei confronti di coloro i quali negano il diritto all'eutanasia legale ed al suicidio assistito legale. Rabbia perché costoro non conoscono né l'amore né la pietà nei confronti del prossimo.
Non ho né avrò mai stima per una persona che non conosce né amore né pietà.
Ed ora voglio lasciarvi alla storia di Piera ed all'invito a firmare per la proposta di legge di iniziativa popolare lanciata in questi giorni dall'Associazione Luca Coscioni.
A fianco dei malati e dei sofferenti. Da sempre.

Baglu





28 aprile 2013

Intervista di Lanfranco Palazzolo a Luca Bagatin su Radio Radicale a proposito del volume "Universo Massonico" (Bastogi Editrice)




La massoneria non cerca il potete politico (intervista di Lanfranco Palazzolo)



Intervista a Luca Bagatin
Voce Repubblicana, 10 aprile 2013
di Lanfranco Palazzolo

La massoneria è indipendente rispetto ad ogni potere politico. Lo ha detto alla “Voce” Luca Bagatin, autore di “Universo massonico” (Bastogi),  libro che ripercorre la storia della massoneria. Il libro si avvale della prefazione del Gran Maestro Luigi Pruneti.
Luca Bagatin, come è nata l’idea di questo libro? Ritiene che la massoneria sia stata la principale artefice del nostro processo unitario?
“Ho cominciato ad interessarmi di massoneria sin da giovanissimo. Sono sempre rimasto attratto dall’aspetto simbolico della massoneria.  Molti commettono un errore quando ritengono che la massoneria sia qualcosa di segreto ”. In realtà, la massoneria è un’istituzione segreta. Una sorta di religione laica che si occupa di migliorare la coscienza dell’individuo. Per quanto riguarda la massoneria e il processo unitario italiano, credo che nel nostro paese sia accaduto quello che è avvenuto nella seconda metà del XVIII secolo negli Stati Uniti, dove alcuni esponenti della massoneria hanno partecipato al processo di emancipazione nazionale. C’è stata una massoneria vicina alla monarchia e una, di rito scozzese, più vicini agli ideali repubblicani. Rispetto alle Chiese i massoni non fanno proselitismo. Sono i singoli individui che hanno la vocazione agli ideali massonici. La diceria che vede la massoneria come un’organizzazione segreta nasce proprio con il Risorgimento visto che molte delle organizzazioni patriottiche erano fuori-legge e quindi nascoste”.
Perché si è concentrato sugli aspetti della vita massonica più lontana dai rapporti con il potere politico?
“La massoneria non ha mai fatto politica. Io ho fatto un excursus che parte dalle origini della massoneria, che sono precedenti alla nascita ufficiale della massoneria nel 1717. I primi massoni erano dei muratori operativi che costruivano le cattedrali attraverso i maestri costruttori che avevano attinto dagli studi degli antichi greci e degli antichi egizi. C’è tutta una tradizione millenaria di pensiero gnostico, rituale massonico. Nel 1717 questa tradizione è diventata massoneria speculativa che ha accettato alchimisti, filosofi e professionisti”.
Ma come viene trattato il rapporto tra massoneria e politica?
“Nel libro sono stato costretto a parlarne anche a causa del falso scandalo della P2, che ha portato alla gogna molte persone che facevano parte della massoneria, ma che non avevano cospirato contro lo Stato”. 
I partiti disprezzano la massoneria? Nel Pd era scoppiata una grossa polemica su questo argomento.
“Non è successo solo nel Pd. Anche AN aveva una norma che vietava l’iscrizione alla massoneria. E’ un odio trasversale che ha toccato tutti i partiti. L’indipendenza della massoneria ha fatto concorrenza all’ortodossia cristiana e dal potere statuale come la monarchia”.



1 marzo 2013

Presentazione degli Annales della Gran Loggia d'Italia degli ALAM (1908 - 2012) di Luigi Pruneti (Edizioni Atanòr)



Sabato 2 marzo 2013, alle h. 11, presso l'Istituto Italiano per gli studi filosofici, a Napoli, Palazzo Serra di Cassano, via Monte di Dio n. 14, in concerto con il Centro Giolitti per lo studio dello Stato, si terrà una

tavola rotonda su:

"I PRIMI CENTO ANNI DELLA GRAN LOGGIA D’ITALIA, CALEIDOSCOPIO DELLA MASSONERIA ITALIANA"

in occasione della pubblicazione del libro di LUIGI PRUNETI

"ANNALES: GRAN LOGGIA D’ITALIA DEGLI A.L.A.M., 1908-2012"

Cronologia di storia della massoneria italiana e internazionale

(Roma, Atanòr) a cura di Aldo A. Mola

Con l’Autore e il curatore intervengono: Paolo Ciannella, Nico Perrone, Gianni Rabbia, Annalisa Santini e Antonino Zarcone.

Clicca qui per scaricare l'invito.



6 febbraio 2013

Baglu a fumetti












Le foto sono di proprietà esclusiva del sig. Luca Bagatin.
Ogni eventuale  utilizzo può essere autorizzato previo contatto all'indirizzo mail burroughs279@yahoo.it



5 febbraio 2013

"Paradisi infernali": cortometraggio by Baglu



Esterno giorno.
Giornata grigia ed estremamente fredda.
La telecamera riprende, sullo sfondo, una panchina sulla quale è seduto un uomo. Poi si volta a riprendere un altro uomo, camicia bianca, giacca nera, emaciato, pallido, triste. Ha una pistola in mano, sulla quale la telecamera zumma diverse volte.
"Ciao Francesco", fa l'uomo sulla panchina.
"Ciao Baglu".
L'uomo sulla panchina, barba, occhiali e capelli lunghi, sorride. Ma il suo sguardo sembra perso nel vuoto.
"Come va, Francesco ?".
"Si vive. E tu, Baglu ?".
"Si sta per morire".
"Lo so. E Lei ?".
"Non lo so. E la tua...Lei ?".
"Uhmpf. Procediamo ?".
"E' arrivato il momento...vero ?".
"Sì, Baglu".
Francesco Dellamorte punta la pistola - una Bodeo 1889 - alla tempia di Baglu. Gli spara, con freddezza. Il colpo spappola il cervello dell'uomo, che fuoriesce. Alcuni pezzi di cervello vanno a depositarsi sulla spalla di Francesco, la cui camicia bianca è ormai tinta di rosso.

Una luce.
Bianca. Soffice. Appare dal tunnel.
Una musica.
Lenta. Soffice. Fluisce dal tunnel.
Un profumo.
Soave. Bianco. Si espande dal tunnel.
Una donna gli accarezza il volto, la barba, scostandogli gli occhiali e baciandolo sulle labbra.
E' come se fosse nato per la prima volta. Nessun ricordo. Nessuna paura. Nessun dolore.
Il vento gli accarezza i capelli. La donna svanisce. Lui riesce a librarsi nell'aria.
Sta volando, al di sopra di tutto. Può vedere alberi, fiori, animali che giocano fra loro. Bambini che sorridono. Lui vola, al di sopra di tutto ciò.
Non si pone domande.

Voce fuoricampo: "SVEGLIATI !"
La telecamera inquadra il volto di Baglu, addormentato sulla panchina.
La pioggia gli sta inumidendo i capelli, gli occhiali.
Si alza dalla panchina, allarga le braccia, palmi verso l'alto e guarda verso il cielo, mentre la pioggia scende incessante.
Ora la telecamera inquadra dall'alto il suo volto, completamente fradicio.



30 gennaio 2013

Gli pseudo repubblicani (nucariani) stanno rasentando il ridicolo. Solo "Fermare il Declino" - oggi - può rappresentare la cultura mazziniana



L'essere presenti - alle imminenti elezioni politiche di febbraio - in solo una o due regioni italiane e l'aver assistito alla fuga di eminenti esponenti Repubblicani in favore del movimento liberale di Oscar Giannino, evidentemente, all'ex Partito Repubblicano Italiano (oggi Partito Nucara) brucia non poco.
Ancora una volta Francesco Nucara, ovvero il Segretario del suo personale partito, dalle colonne del suo personale giornale, "La Voce Repubblicana", tuona contro il movimento di Oscar Giannino "FARE per Fermare il Declino". Reo, a detta di Nucara, di non aver voluto l'appoggio dell'ex PRI.
Ora, ancora una volta Nucara se la prende con l'Avvocato Alessandro De Nicola, ovvero uno dei rappresentanti di FARE, affermando che egli non sarebbe stato né "serio" né "chiaro".
Ora, anche alla luce delle affermazioni del e dei rappresentanti di FARE, la chiarezza appare lampante.
La risposta di De Nicola ed anche di Giannino, infatti, è ed è stata la seguente: "se volete confluire nella nostra aggregazione sarete i benvenuti".
E' chiaro che, un movimento non ideologico e non identitario come quello di Giannino, non poteva accettare un appoggio tout court del Partito Repubblicano Italiano in quanto partito ideologico.
Molti Repubblicani mazziniani storici e non solo (la gran parte dei quali dimessisi anche dalla Direzione Nazionale del PRI) lo hanno compreso ed infatti hanno deciso di aderire al movimento di Giannino. Abbandonando Nucara al suo destino.
Ciò a Nucara può anche dispiacere, ma è la logica conseguenza dei fatti.
La "fuga dei cervelli" Repubblicani è logica conseguenza dell'immobilismo del partito di Nucara, ormai autoreferenziale, subalterno a Berlusconi e inconcludente in termini di proposte politiche. Lo scriviamo da oltre un anno ed oggi siamo lieti che autorevoli personalità Repubblicane - quali ad esempio il prof. Riccardo Gallo - stiano iniziando a comprenderlo.
Oscar Giannino, lo dicemmo anni fa, avrebbe meritato la Segreteria Nazionale del PRI. Avrebbe potuto trasformare il partito, mantenendone la memoria storica, e fondare un'aggregazione più ampia ed aperta alla società civile.
Non potendolo fare nel PRI - capitanato da oltre dieci anni da Francesco Nucara (e qui è anche responsabilità della stragrande maggioranza degli iscritti repubblicani aver dato carta bianca a costui per tutti questi anni) - ha deciso di fondare un movimento aperto: FARE per Fermare il Declino, al quale aderiscono eminenti studiosi, economisti, persone del mondo del lavoro, dell'impresa e della società civile. Tutta gente, in sostanza, che - a differenza dei parlamentari "nucariani" - non ha mai vissuto alle spalle del contribuente.
Dunque, da ciò cosa si evince ?

- Che nel prossimo Parlamento non ci saranno più personalità antiquate ed autoreferenziali quali Nucara, la Sbarbati, Ossorio, Del Pennino e, ci auguriamo, nemmeno più Giorgio La Malfa. Si godano, costoro, la cospicua pensione (pagata, peraltro, dai contribuenti) e lascino che altre personalità - che mai hanno gravato sul contribuente, peraltro - si adoperino per fermare il declino del nostro Paese, martoriato da imposte, balzelli, burocrazia e partitocrazia.

- Che per "fermare il declino" occorre prima di tutto FARE e non chiacchierare o fare citazioni altisonanti di Mazzini o Garibaldi. Ci si ricordi, invece, che Mazzini e Garibaldi mai vollero immischiarsi nei partiti politici (al punto che Garibaldi si ritirò presto dalla vita politica per tornare nella sua Caprera a fare il contadino), ma organizzarono gruppi di giovani ed intransigenti combattenti. E mai accettarono una lira dal contribuente (Garibaldi rifiutò sempre pensioni o rendite pubbliche, preferendo vivere in povertà piuttosto che gravare sul prossimo).

- Che oggi lo spirito mazziniano e garibaldino è incarnato da Oscar Giannino e dal suo movimento civile FARE per Fermare il Declino.

- Che FARE per Fermare il Declino esiste per arrestare il declino dell'Italia e non quello del partitino autoreferenziale di Nucara e, pertanto, non è un autobus sul quale salire a piacimento per tornare a scaldare una poltrona.

- Che occorre che spiriti indipendenti e volontaristici istituiscano una FONDAZIONE PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO, per recuperare la memoria storica di questo glorioso partito ormai defunto.

Ci auguriamo, con questo ennesimo scritto, di aver contribuito a fare chiarezza anche per coloro i quali fossero piuttosto duri ci comprendonio.

Luca Bagatin



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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini