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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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9 agosto 2012

Otto anni di blog.

  • Un dolore mi trafisse il cuore, come succedeva ogni volta che vedevo una ragazza che mi piaceva andarsene in direzione opposta alla mia in questo mondo troppo grande
  • (Jack Kerouac)
  • Non ti preoccupare della morte, quando ci arrivi, perché non lascia impronte (Jack Kerouac)



Quando mi feci crescere la barba e scelsi di usare occhiali dalla montatura ben visibile, mi dissero che così rischiavo di creare una sorta di barriera fra me e gli altri.
Alzai le spalle e me ne fregai altamente.
Barba e baffi me li disegnavo sin da bambino, con penne e matite e, quanto agli occhiali, non metterei le lenti a conttatto nemmeno se mi offrissero un milione di dollari in contanti (odio i corpi estranei).
Quando mi feci crescere la barba era il 2004 o forse prima. Barba e occhiali, nel corso degli anni, sono diventati due segni distintivi per me irrinunciabili. Ed anche il portare sempre con me una borsa a tracolla zeppa di libri, riviste, appunti, profilattici, sigarette, a volte anche una macchina fotografica che mi ha regalato una donna speciale.
Nel 2004 nacque questo blog, alla fine di uno dei tanti, troppi, periodi difficili della mia vita.
Era il 9 agosto ed avevo voglia di un luogo in cui raccogliere le mie esperienze, i miei racconti, le mie poesie.
Avevo venticinque anni ed avevo passato i miei anni precedenti dividendomi fra attività politica, prima in gruppi di estrema sinistra e poi libertari e liberali. Avevo letto tutto Marx a quindici anni, preferendo ad ogni modo, Engels. Poi ero passato a Tocqueville, Adam Smith, ma soprattutto Giuseppe Mazzini e non dimenticandomi delle lezioni di Ernesto Rossi e Filippo Turati (e nessuno mi chieda, per favore, con faccia ebete, "chi cazzo sono ?").
Fra i miei venti e venticinque anni avevo letto tutti gli autori della Beat Generation e praticato diverse discipline orientali: buddhismo (essendo certo che l'unico autentico buddhismo, se proprio ne esiste uno, è quello Zen); induismo, frequentando Hare Krishna, commentando la Bhagavad Gita (rimanendo letteralmente innamorato della figura di Krishna che sì, cazzo, è Dio, ma anche noi lo siamo proprio perché lo è lui, che è blu come la nostra anima); frequentando teosofi e devoti di Sai Baba.
Ho studiato un po' di Freud. Ma soprattutto Jung.
Ero animato unicamente da un'ancestrale spirito di ricerca e non certo perché qualcuno me lo aveva inculcato nel cervello o perché mi avesse spinto la mia famiglia, visto che non ho mai avuto una famiglia, nel senso più tradizionale del termine (e questo fu un bene).
A venticinque anni avevo deciso di mettere su pixel queste mie esperienze, per mezzo di racconti, barzellette, koan zen e altro. Alla fine www.lucabagatin.ilcannocchiale.it è diventato molto di più e molto altro.
Su questo foglio elettronico pixellizzato (io che di tecnologia non ci ho mai capito nulla e che mi innervosisco perché non so inviare sms con telefonini di nuova generazione che, per fortuna, non ho mai acquistato...ma mi viene l'ansia se penso che ne sarò, presto o tardi, costretto), messomi di buzzo buono ad imparare i rudimenti dei blog e dei siti web (fra le altre cose ero anche reduce da un corso di realizzazione di siti web finalizzati al marketing), ecco che ho dato vita a questo piccolo luogo.
Che oggi è visitato da 300 persone e passa al giorno e sul quale sono accadute le cose fondamentali della mia vita.
Qui mi sono innamorato, per la prima volta. Qui ho conosciuto amici fraterni, che hanno collaborato con me (o dato suggerimenti che si sono rivelati utili) a progetti culturali importanti: Bazar, Peter Boom, Nathan Gelb, Andrea G. Pinketts, per citarne alcuni.
Qui ho dato vita a storie nelle quali i miei alter ego quotidiani hanno preso vita: Dylan Dog, Frencesco Dellamorte, Michele Apicella. Racchiusi in Baglu: eroe/antieroe alla ricerca di una libertà che non trova in questa vita e che si illude di trovarla nell'altra, dalla quale, peraltro, proviene.
Qui ho scritto un sacco di articoli, che mi hanno aperto la strada alle prime collaborazioni professionali. Ho scritto sempre senza peli sulla lingua, attirandomi anche le critiche e le diffamazioni di qualche stronzo malcagato (che per sua fortuna non mi ha conosciuto personalmente, con tutta la mia impazienza e rabbia in corpo, tale da poter stendere un elefante furioso). Ma, si sa, la cacca rimane per terra. E non è il caso di schiacciarla.
Qui ho combattuto le mie battaglie contro i fighettini (specie "de sinistra", senza che sapessero che cazzo volesse dire) ed i figli di papà; contro la pubblicità e le mode, ovvero la corruzione della mente. L'ho fatto qui ed ho potuto farlo perché non ho mai avuto nulla da perdere, né nulla da guadagnare.
E non si può abbattere chi non ha mai avuto paura di morire. Perché ha compreso il sottile filo che lega la vita alla morte.
Dovrei parlare della crisi economica, forse. No, non mi va di parlare di crisi, proprio io che sono in crisi da vent'anni buoni. Alla ricerca di un significato da dare al Tutto (per fondersi e confondermi in esso ? No, per me è una cazzata !).
Bando ai discorsi seri e veniamo alla facezie.
Facciamo un bilancio di quest'anno bloggifero e scritturifero: nuove collaborazioni interessanti a riviste e realtà editoriali prestigiose quali "Officinae" e "Palazzo Vitelleschi", organi della Gran Loggia d'Italia degli ALAM (e tutto il mio ringraziamento va al Gran Maestro Luigi Pruneti, anche per avere avuto il coraggio di linkare questo blog sul suo sito web ;-)); "Le Città", nuovo e ottimo freepress romano diretto da Daniele Priori; "Lamescolanza", il sito di Cesare Lanza, che è diventato un amico e che ha dato vita ad un progetto per il ritorno al merito.
Fra le altre cose devo ringraziare Aldro Gritti, giovane sacerdote e ricercatore, che mi ha dato la possibilità - in esclusiva e solo per questo blog - di intervistarlo a proposito delle sue ricerche relative al Manoscritto Voynich.
Questo piccolo luogo, se lo vorrete, continuerà ad esistere. Continuerà ad offrire punti di vista non scontati, a volte difficili da sostenere, ma profondamente autentici.
Continuerà a promuovere idee, laboratori, talenti. Progetti, pur in questa crisi che è prima di tutto crisi di valori, di identità e di affetti.
Chi scrive lo sa bene.
Ed ora le promesse per il nuovo anno: una nuova intervista al prof. Aldo A. Mola; una all'attrice Lavinia Guglielman ed un'altra all'attrice Ilaria Drago. Nuove avventure di Baglu; nuovi aforismi di Paolo Bianchi; nuove battaglie politico/culturali per i diritti individuali e le libertà economiche, contro la partitocrazia e lo Stato criminale.
In pieno stile beatnik.



19 agosto 2009

CIAO, NANDA !




A sinistra: Fernanda Pivano e Jack Kerouac
A destra: Fernanda Pivano, Andrea Carlo Cappi ed Andrea G. Pinketts

La Nanda ci ha lasciati all'età di 92 anni.
E' inutile che di questo breve post ne faccia un articolo. Non avrebbe senso.
Di solito non amo i commiati, perché consapevole che la Vita continua. Sempre e comunque. Anche se in forme talvolta a noi comuni (im)mortali sconosciute (ma ne siamo proprio certi ?).
La Nanda, quando avevo 17 anni, mi ha appassionato alle letture beatnik e dunque ad un certo tipo di scrittura: frenetico, jazzistico, a tratti incessante e surrealmente energetico.
A 17 anni lessi tutto quanto potevo sui '50, i '60 ed i '70 americani, attraverso i libri e gli articoli della Nanda.
Avrei voluto viverli davvero quegli anni. Sarei morto alcolizzato come Bukowski oppure vissuto sino agli 80 anni suonati come l'eroinomane William S. Burroughs.
Avrei urlato SHOT ME ! come Kerouac, il cattolico, il mammone, il vagabondo zen alla ricerca del Satori in quel di Parigi.
E poi ritrovai la Nanda nelle prefazioni ai libri di Andrea G. Pinketts, che è un amico, e che la Nanda considerava un vero scrittore post-moderno.
Di Beatnik, oggi, non ce ne sono più. O forse siamo rimasti in pochi e non sappiamo più nemmeno che cazzo voglia dire questo termine.
O forse non lo abbiamo mai saputo veramente.
Battuti o beati ? Parassiti ? Pidocchi ? Antiborghesi anfetaminizzati ma mai irregimentati ? Buddhisti zen con la passione per il Tantra ? Drogati, sfigati, inculati.
Beat è il viaggio dantesco, il beat è Cristo, il beat è Ivan, il beat è qualunque uomo, qualunque uomo che rompa il sentiero stabilito per seguire il sentiero destinato
(Gregory Corso)

Beat: è il beat da tenere, è il beat del cuore, è l’essere beat e malmessi al mondo…
(Jack Kerouac)

Beat è Cristo. Beat è il battito del cuore.
E' l'essere malmessi al mondo ?
Forse. Anzi....perché no ?
Fernanda Pivano - a noi italiani spagettiemandolino fanfanberlinguerianizzati ci ha fatto amare tutto questo.
Generazione dopo generazione.
E poi Bukowski, Hemingway.....tutti i duri e gli impuri della letteratura mondiale.
Duri & impuri che non ci sono pressoché più, nel panorama cloroformizzato, mediocritizzato, mediocaZZizzato d'oggi.
Ma chi se ne frega, infondo.
Il solco è stato tracciato ai tempi del conformismo piccolo borghese, spaccando letteralmente il muro di certa ipocrisia.
Oggi non ci resta che proseguire, risvegliare, animare.
Psicosessualmente le coscienze !
Sopra di noi solo il Cielo.
Oh Yea !
E grazie, Nanda.

Luca Bagatin



9 ottobre 2008

"PORNizzazioni FUNculizzanti": pensieri sparsi BEAT by Luca Bagatin



Very cara, Very bella
ti amo più di una sorella
ti amo più della mia vita
e anche di una matita....

Verusca io ti amo,
io ti adoro più dell'oro
e ti amo più di un amo che si perde in una mano....

Queste le due sCrofe di una canzoncina-poesia che scrissi per Verusca De Pol, una ragazzina mia coetanea che a 14 anni neanche mi filava.
Ovviamente è una poesia stupida come lo ero io a quell'età.
Stupido e innamorato: pessimo connubio.
Crescendo, però, si può sempre evolvere e diventare psicotici ed indifferenti....ma non fu il mio caso.
Diciamo che oggi scrivo altro.
Per Verusca ricordo che scrissi anche il mio primo romanzo tutt'ora inedito: "Un amore senza fine". Una sorta di polpettone semi-avventuroso ambientato nella Prussia del '700 e che anticipa quel polpettone televisivo chiamato "Elisa di Rivombrosa".
L'unica cosa positiva di quella stesura fu l'anticipazione di un fenomeno mediatico. Per il resto è una totale panzana che è bene rimanga inedita.
Lo scrissi a mano per ben due volte ed una copia la regalai a Verusca, la quale penso non lo lesse mai.
Ah...quante lettere le scrissi in quel periodo ! Eh, sì, ero proprio cotto marcio.
Più marcio direi....in effetti puzzavo di cadavere da qui a un miglio.
L'anno in cui soffrii di più per amore fu però il 2003. Allora avevo 24 anni.
Me lo ricorda or ora la mia biografa Arabella Zanzarella: "Luca Bagatin soffrì indicibilmente per amore a 24 anni, patì in compagnia del suo amico Porzio il Pelato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno risorse e sedette alla destra di Bazardelleparole che di sinistra, lui, è sempre stato".
Eh, sì, a 24 anni si innamorarono di me ben 3 ragazze. Per quanto non contemporaneamente.
Tutte e tre un tantino più giovani di me, ma certamente più infide.
Ora non sto a raccontarvi per filo e per segno, visto anche che sto cercando di dimenticare dedicantomi alla scrittura psiconometrica iconoclastica.
Basti sapere che per me fu un'esperienza che mi segnò. Il braccio destro con tre bruciature di sigaretta.
Successivamente mi misi a fumare il sigaro. Lo fumo tuttavia solo quando ho abbastanza tempo da dedicarGLI.
Oggi un amico blogger mi viene fuori con quella storia di quel tizio inglese che si vuole suicidare e finisce per farlo incitato dalla folla che lo PORNizza su youtube.
Quest'amico blogger dice che è colpa dell'indifferenza della gente. Io invece gli dico che quella gente era meglio se stava al posto suo e se ne FUNculizzasse, così da non pornIZZARE nessuno.
I suicidi meritano rispetto, no ?
Che cappero ne sa la folla del suicidio se non di quello collettivo perché questa si mette a frequentare Sette del cazzo con le loro psicotiche fantasmagorie da bestie da prima elementare !
Pecore che non sono altro !
PORNizzatevi voi su YUTTUB ! PORNizzatevi prima che lo faccia io riprendendo la vostra immensa ignoranza e psicosi mentale dall'adolescenza sino alla tomba causata anche dai vostri degeneri genitori.
Meglio sarebbe chiedersi da dove nasce l'istinto al suicidio. E di coraggio ce ne vuole, cazzo !
Chiedetelo ad uno che ha fegato da vendere e vi risponderà che un suicida racchiude in sé una quantità di disperazione tale da FANculizzare intero pianeta in un nanosecondo (visto che se lo meriterebbe, un giorno sì e l'altro...perché no ?).
I giovani d'oggi sono sempre più tristi, depressi, obesi.
Quelli di ieri lo erano un po' meno e quelli dell'altro ieri erano spensierati o giù di lì.
L'ansia da prestazione....ma non venite a raccontarmi bubbolate ragazzini anni '00 come la farina insapore e incolore !
Oggi se non sei "in" sei "out". Devi essere al "top" per non essere un "topo di fogna".
Ma che raXXa di psicotico informe ha inventato queste baggianate assurte (assurDe) a Modello UniversalPeople Bove !
Bazardelleparole, da sinistro sessantottardo me ne parlava a proposito del Ciclo: "Nasci, Consumi, Produci, Crepi" ed io preferivo cercare delle crepe fra questi tre Elementi ovvero: perché nasci ? Perché ti mettono al mondo ? Perché consumi Determinate Cose e non determinate altre ? Perché Produci rabbiosamente cercando di Fottere il tuo Vicino ? Perché Crepi nel dolore e non accetti Sorella Morte come la più Dolce Porta di Passaggio verso una nuova Vita capace di garantirti nuove possibilità di Scelta ?
No, qui siamo ancora all'ansia da prestazione, all'ansia da Catena di Montaggio, all'ansia da Battuta Brillante da dire alla Battona o al Magnaccia che sposerai garantendo una prole a questo porco-Circo Barnum chiamato Mondo Terrestre !
No, non ditemi che sono irritante.
Dite piuttosto che sono irritato irroraro dal sangue che mi sgorga nelle vene del cervello fintanto che funzionerà e prima che si ottenebri del tutto a causa di cibo malsano e tabacco da 2 euri.
Non ho ri-letto ciò che ho scritto. Siamo ai soliti pensieri sparsi in libertà.
Mi va così. Un tempo avrei delegato il mio socio Baglu a parlare per me.
Ora non mediatizzo: immediatizzo.
Mi faccio portatore, corpo, capro, veicolo, vettore, convettore, confessore, confusore, infusore, professore, processore.
Circonferenza Vita-Morte.




18 giugno 2008

STRABEAT by Luca Bagatin


Ai miei padri, ai miei figli, ma, soprattutto, ai miei Spiriti Santi






26/02/2000
Ore: 9.20

I miei pensieri sono come fumi argentei che trapassano il cuore dell’Umanità.
La forza creatrice del mondo che quando crea non pensa ma svolge il suo manto luminoso come un cappuccino da bar ancora caldo e fumante in una calda giornata d’inverno e in una fresca giornata d’estate.
Il sorriso, l’amore, il fuoco del mondo ininterrotto solo dal cielo scarlatto dai quarantacinque colori dell’Arcobaleno.
Sangue e lacrime mangiava il Sommo Sacerdote nella sua vetta più alta del Monte Rosa giocando a palla con la vasca da bagno piena di vita e d’acqua arieggiante e soleggiata.
Pensando al caffè d’ottobre verde in un battello d’ottone brunito e vermiglio io passeggio per le strade polverose e distese a crogiolarsi al sole durante la notte fredda di novembre inoltrato cantando il mio lamento allupato vivente dentro allo stomaco intestino reni vesciche.
Scorgo la decomposizione del mondo psicomoderno e protoplasmatico correndo per le vie del Globo navigando su pontili accesi di gloria e di cascami postbellici ridendo e scherzando ruttando parole a cascate postatomiche e nonviolente alla libera Aurora del Cosmo.



28/02/2000
Ore 13.00

No, no, no...
Io non so
capire la gente che passa.
Ride e scherza sorseggiando un caffè.
E passa diradando nugoli di polvere
nell’ombra di un mattino soleggiato
mentre io mangio il mio cappuccino
sentendolo scendere nello stomaco
che m’inonda il cuore.
Vagabondo errando in una montagna
luminosa e scarlatta
passa portando la sua valigia scura
di speranze sogni colori viventi.
Bellissima è la rugiada che si posa sul
caffè scuro lentamente scivolando un
pensiero acceso da una scintilla
carica di lavoro.
Logori pensieri di mente in mente
di luogo in luogo luminoso
e soleggiato mentre soffia un
vento primaverile.
Vile è il sorriso stanco e
impaurito del gabbiano solitario
telescrivente mentre pensa all’abito
bianco come un foglio macchiato di
caffè nero leggero con la mente
gialla e verde scuro smaltato
di villaggi d’uomini neri nel destino
solitario di un mattino come tanti
in un luogo lontano.
L’immensità dell’universo
perso in mille rioni
rossi lussureggianti di
odio cantando il suo
Requiem di morte.
Scatole rotonde in un
Paradiso Lunatico di
cinquanta chili gemendo
in un biancospino dal
suo nido d’amore.




Al chiaro di luna
ho scritto per te questo messaggio
affinché il tuo cuore si apra
alla gioia delle Feste.
Luci, colori, profumi di caldi fiori appena colti
illuminano il tuo viso riflesso in un sorriso
di un bimbo che suona la sua arpa d’oro
e ti dona l’armonia di una nuova Alba.
Alba di loto,
fiore di loto,
sulla tua bocca, sul tuo cuore, sul tuo corpo,
sul tuo sorriso riflesso nel tuo viso.




7 maggio 2008

IL GURU DEL VENTO racconto by Luca Bagatin (anno: 2001)



Un giorno ho incontrato colui il quale sarebbe diventato il Guru del Vento nei miei sogni.
Portava una sacca a tracolla, correndo in sella alla sua bicicletta nel vento.
Il suo volto era scarno, i capelli grigi, lo sguardo perduto nel vuoto, i suoi abiti semplici e larghi.
La sua sacca conteneva innumerevoli poesie che aveva scritto e che distribuiva ai passanti come me. Odoravano di salvia e di rosmarino, come le sue mani e i libri che portava con sé.
Storie strane avevo sentito sul suo conto. Chi lo prendeva per pazzo, chi per un barbone, chi per un guru, chi per … Io l’avevo preso per un uomo. Anzi, forse per mio padre. Ci somigliavamo molto peraltro.
Il suo sguardo dava l’impressione di una persona sofferente e provata dalla vita. Il suo atteggiamento era quello di uno che ‘se ne fotte’, che getta sul passato un velo e ‘lascia scorrere’, come amava dire lui.
Ci siamo visti in varie circostanze: a manifestazioni politiche, in libreria e perfino in una Comune Hindu a Katmandu.
Ci siamo fatti le canne in più di un’occasione ed abbiamo cantato mantra in lode alla Vita.
Lui mi ha raccontato che negli anni ’70 si era fatto un trip di Lsd ed era partito per l’Himalaya e questo non faceva che aumentare la mia curiosità nei suoi confronti.
Sembra brutto definirla curiosità ma ammirazione mi pare eccessivo. Non credo che sia giusto ammirare una persona, penso sia meglio conoscerla, riconoscerla.
E’ stato lui ad infondermi definitivamente la passione per la filosofia orientale. Come lui, anch’io amavo mescolare Krishnamurti ad Osho al Buddismo tibetano al Buddismo del Daishonin a Sai Baba alla Madre Divina allo Zen a Kerouac…e perché no, al sesso e al Kamasutra.
Amavamo la Spiritualità come fonte alla quale attingere per raggiungere la Felicità, o forse per non raggiungere nulla. Solamente per cantare mantra davanti al fuoco fumandosi una canna. Non c’è nulla di volgare o di egoistico in questo ed entrambi ne eravamo consapevoli, ma, quando si è alla ricerca dell’origine profonda dei rapporti umani fra gli individui tutto fa brodo.
Il Guru del Vento mi ricordava nei suoi tratti somatici Krishnamurti, che fra l’altro era il suo preferito e mi piaceva pensare che il vecchio Jiddu fosse stato il suo ‘Guru’ quando aveva soggiornato ad Adyar, sede della Società Teosofica.
Che cosa significa essere teosofi ? Essere degli spiritualisti conservatori che vedono in ogni cosa un peccato e nella divinità l’unica fonte di gioia, magari candidati nelle file di un qualche sedicente Partito Popolare Democratico Cristiano Comunista del cazzo ? NO ! Ci mancherebbe!
Essere teosofi significa essere felici quando siamo assieme agli altri.
Essere teosofi significa comprendere noi stessi attraverso il risveglio dell’intelligenza.
Essere teosofi significa sviluppare la nostra coscienza e la nostra conoscenza da noi stessi.
Essere teosofi significa credere nel trascendentale senza nessun dogma da difendere, avendo mente e cuore aperti.
Essere teosofi significa emanare energia ed amore.
Io, e forse nemmeno Bruno - il "Guru del Vento" - sarei mai diventato un vero teosofo.
Tuttavia non potremo dire di non averci provato. E questo è ciò che più conta.


sfoglia     luglio        settembre






"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini