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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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25 gennaio 2016

Ivan Mosca. L'uomo, l'artista. l'Iniziato. (riceviamo dal Servizio Biblioteca del Grande Oriente d'Italia e, volentieri, pubblichiamo)

Il Servizio Biblioteca del Grande Oriente d’Italia è lieto di segnalarvi i prossimi appuntamenti

 

GIOVEDI 28 GENNAIO 2016 Ore 18.00

Casa Nathan – Centro Polifunzionale del Grande Oriente d’Italia

(Piazzale Medaglie d’Oro, 44 – Roma)

presentazione del volume IVAN MOSCA. L’UOMO, L’ARTISTA, L’INIZIATO

con prefazioni di Stefano Bisi, Claudio Bonvecchio (Mimesis)

Parmense di nascita, milanese di formazione, romano di adozione, Giovanni “Ivan” Mosca (1915-2005) era un “nobile viaggiatore”, animato da due passioni: l'Arte della pittura, che l'ha fatto apprezzare in tutto il mondo, e la Ricerca esoterica.

Profondo osservatore della Natura, fin da  bambino, s'incantava davanti a foglie, fiori, coccinelle, farfalle, mosche, scarabei e – con pochi tratti di carboncino – sapeva tratteggiarne le forme o trasfigurarle, cogliendone l'essenza su “altri” piani della   manifestazione.

Ivan Mosca aveva il “dono” del colore: gli bastava un attimo per ottenere l'esatta tonalità di ciò che vedeva o di ciò che aveva “intravisto” in quello che lui chiamava “stato di mag”, a metà strada tra magia e contemplazione.

Ivan aveva ricevuto la Luce Massonica il 23 maggio 1947 e, da quel giorno, sembrò non avere pace nello sviscerare – tra Roma, Parigi e Madrid - le discipline della Tradizione occidentale. Dopo aver fondato nel 1969 la R. L. “Monte Sion—Har Tzion”, n. 705 all'Or. di Roma, svolse per 30 anni i “seminari” d'istruzione seguiti da migliaia di Fratelli in Italia, Francia e Spagna. I suoi “Quaderni di Simbologia Muratoria”, editi a cura del Grande Oriente d'Italia fra il 1977 e il 1981, sono – ancora  oggi – fonte di spunti e approfondimenti sapienziali.

Gran Maestro Aggiunto nella Giunta di Ennio Battelli (1978-'82), e poi Gran Maestro Onorario, Ivan Mosca, 33°, membro effettivo “ad vitam” del Supremo Consiglio del R. S. A. A., è stato a lungo Ispettore Regionale per il Lazio.

 Interverranno: FRANCESCO INDRACCOLO (Curatore del volume), LIDIA REGHINI DI PONTREMOLI (Storica dell’Arte), CLAUDIO BONVECCHIO (Grande Oratore del G.O.I.)

Testimonianze di: BRUNO BATTISTI D’AMARIO, MASSIMO CIONI, CHRISTIAN FELLA, VALTER GUANDALINI, VILMA MOSCA

Saranno presenti il SOVRANO GRAN COMMENDATORE DEL RITO SCOZZESE ANTICO ED ACCETTATO LEO TARONI e il GRAN MAESTRO DEL GRANDE ORIENTE D’ITALIA STEFANO BISI



15 gennaio 2016

Le due maggiori Obbedienze Massoniche si confrontano a Sanremo il 26 gennaio 2016

Martedì 26 gennaio 2016, ospite dei “Martedì Letterari”, curati dall’Ufficio Cultura del Casinò di Sanremo, il Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia, Antonio Binni si confronterà, in un pubblico dibattito, avente ad oggetto il tema “Ideali e Uomini della Massoneria per la Costituzione Italiana”, con il Ven.mo e Pot.mo Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia.

L’incontro, coordinato dal Prof. Aldo A. Mola, assume valore storico, per essere, quello programmato, il primo colloquio pubblico fra i Gran Maestri delle due più importanti Obbedienze italiane.

L’occasione è propizia per instaurare un dialogo che, pur nel rispetto più rigoroso delle reciproche specificità, permetterà tuttavia di presentarsi alla società civile come una voce sola, su molti argomenti che potranno essere illustrati, sia pure di scorcio soltanto, durante la trattazione del tema prescelto.

Il che, sia detto non per incidens, consentirà inoltre di emarginare i, purtroppo, numerosi gruppuscoli, che, in termini del tutto abusivi, si sono impadroniti della parola “massoneria”, senza, appunto, un qualsivoglia fondamento e, soprattutto, senza una vera Tradizione e una Storia che possano dar corpo e sostanza a quella indebita appropriazione.

Pure perché il pubblico potrà, a sua volta, porre quesiti, con la conseguenza che, anche per questo tramite, sarà possibile fornire risposte definitivamente chiarificatrici.

Nell’ottica anche del Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, questo dovrà costituire soltanto l’inizio di una sequela di incontri, tutti volti a rafforzare gli ideali libero – muratori all’interno della Società italiana, particolarmente in questo momento di totale disorientamento, invero, sempre più bisognosa di valori assoluti in quanto a-temporali, per essere propri dell’Uomo.

L’incontro avrà luogo alle ore 16.00. Per ulteriori ragguagli, anche per quanto concerne le eventuali prenotazioni alberghiere, é possibile contattare la Dott.ssa Marzia Taruffi, Responsabile dell’Ufficio Stampa – Cultura – Martedì Letterari - Casinò di Sanremo, ai seguenti numeri di telefoni mobili 331-6570015 / 333-3977750.

Comunicato tratto da www.granloggia.it



23 dicembre 2015

Chi era davvero Licio Gelli: intervista di Romana Allegra Monti a Luca Bagatin del 23 dicembre 2015 (tratta da Civico20News - www.bdtorino.eu)



Nelle foto: Romana Allegra Monti e Luca Bagatin

L'articolo è tratto dal link: http://www.bdtorino.eu/sito/articolo.php?id=18427

Sulla figura di Licio Gelli scomparsa di recente (il 15 dicembre), sono state dette molte cose, ma corrispondevano tutte al vero? Possibile che quest’uomo detenesse nelle sue mani l’intricata matassa del potere decisionale in Italia? Civico20news ha chiesto allo studioso di massoneria Luca Bagatin, di spiegarci chi era davvero quest’uomo, la sua storia e il reale peso politico e sociale che ha avuto nel nostro paese.

 

Se dovesse spiegare chi era davvero Licio Gelli a qualcuno che non ne ha mai sentito parlare quali sono le cose fondamentali che gli direbbe?

Innanzitutto, per inquadrare il personaggio Gelli, ritengo sarebbe utile dire due parole su che cosa fu la Loggia Propaganda nr. 2, volgarmente definita P2 che, per la precisione, è esistita ben prima che Gelli entrasse in Massoneria.

Sin dalla sua fondazione, nel 1877, quando ancora si chiamava Loggia Propaganda, l'allora Gran Maestro Giuseppe Mazzoni, stabilì che essa dovesse avere scopi eminentemente politici e fu con questa impronta che, il successivo Gran Maestro Adriano Lemmi, la rafforzò.

Allora, il Grande Oriente d'Italia, era considerato una sorta di "partito dello Stato" a rafforzamento degli ideali risorgimentali e patriottici. La Loggia Propaganda, proprio per il suo essere "loggia coperta" (ma non segreta!), fu utilizzata proprio all'assolvimento pieno di tale funzione.

Fu così che nella Loggia Propaganda entrarono: Agostino Bertani, Giosue Carducci, Ernesto Nathan, Aurelio Saffi, Menotti Garibaldi, Giuseppe Zanardelli e molti altri: fossero repubblicani-mazziniani o liberali-monarchici, ovvero la "crème" della politica dell'epoca.

Dopo la caduta del fascismo, allorquando fu ricostruita la Massoneria in Italia, con la riedificazione delle Logge, la Propaganda fu denominata Loggia Propaganda 2. Fu ricostituita e rafforzata dal Gran Maestro Giordano Gamberini e, successivamente, con il Gran Maestro Lino Salvini, fu affidata a Licio Gelli.

Lo scopo della Loggia Propaganda, ovvero della Propaganda 2, nel dopoguerra, doveva essere semplicemente quello di rafforzare il centrismo al governo, ovvero impedire ai comunisti ed alle forze eversive di destra e di sinistra, di prendere il potere in qualsiasi modo.

Non a caso i suoi aderenti erano tutti di orientamento politico liberale, socialista, repubblicano, socialdemocratico e cattolico liberale.

Quanto a Licio Gelli, egli ebbe umili origini, il padre era mugnaio e di fede anarchica e la madre casalinga. Non riuscì a terminare gli studi ragionieristici in quanto, dopo aver contestato un insegnante, fu espulso da tutte le scuole del Regno e, per raggiungere il fratello, partì per la Spagna ove combattè nella guerra civile a fianco dei franchisti, assieme al fratello. Tornato in Italia divenne Capo del Fascio di Pistoia.

Gelli fu sempre dichiaratamente fascista, ma non va dimenticato che salvò da morte certa 62 prigionieri fra ebrei e partigiani, evitando così la loro deportazione nei campi di sterminio in Germania e ciò gli vantò un attestato da parte del Comitato di Liberazione Nazionale di Pistoia e gli consentì, a guerra finita, di rifarsi una vita. Prima come commerciante di prodotti di cancelleria e via via, negli anni '50, nell'ambito della Permaflex ove divenne direttore dello stabilimento di Frosinone.

Si fece iniziare alla Massoneria negli anni '60 con il preciso obiettivo di rendere la Massoneria un organismo in grado di risolvere le controversie internazionali e nazionali.

Cosa può dirci su Gelli e la P2 e quale tipo di rapporti ebbe secondo lei, con alcuni componenti quali Berlusconi, Rizzoli, Costanzo?

 

A parte i nomi per così dire “mediatici”, nel mio saggio ho parlato della vicenda del Generale in pensione Umberto Granati, oggi ottantaseienne, che fu un iscritto alla P2 e che è anche un mio caro amico. Una vicenda della quale parlò solo il Corriere di Siena trent'anni fa ed oggi ne parla solo il sottoscritto.

L'allora Colonnello Umberto Granati fu il primo che, allo scoccare del presunto "scandalo P2", nel maggio 1981, dichiarò di essere affiliato a tale Loggia massonica del Grande Oriente d'Italia.

Dov'era lo scandalo ? Lo volle sapere lo stesso Col. Granati, il quale non solo informò i suoi superiori della sua appartenenza alla P2, ma persino i Carabinieri.

Fu un fesso? No, semplicemente un uomo onesto, un Servitore dello Stato, che si rifiutava di dichiarare il falso.

Tutto questo e molto altro è raccontato dallo stesso Umberto Granati nel suo libro: "28 anni dopo: diario di un Piduista", edito dalla casa editrice indipendente Ipertesto Edizioni e recensito unicamente dal sottoscritto.

Granati era animato da ideali massonici, spirituali e filosofici e si iscrisse alla P2 e dunque alla Massoneria. Non ne poteva trarre vantaggi per il semplice fatto che, nel 1977, data della sua iscrizione, aveva una carriera già ben avviata che si sarebbe conclusa comunque con una promozione pochi anni dopo.

Che cosa ne ricavò, invece? Nulla, solo guai personali e giudiziari che lo porteranno, come i pochi suoi Fratelli che avevano dichiarato l'appartenenza alla P2  all'emarginazione. Per quanto nessuno gli abbia mai attribuito alcun reato.

Infatti anche lei sa bene che i componenti della P2 sono stati tutti assolti dall'accusa di cospirazionismo ai danni dello Stato con sentenze definitive del '94 e del '96.  

Il 28 settembre 2003 sul sito Repubblica.it appare un'intervista a Licio Gelli durante la quale egli afferma che «Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa. Tutto nel piano di Rinascita, che preveggenza, è finita proprio come dicevo io», i suoi studi confermano o smentiscono le sopra citate dichiarazioni?

Licio Gelli elaborò, alla metà degli Anni '70, il famoso Piano Di Rinascita Democratica. Un elenco di propositi, ovvero di suggerimenti politici, che sottopose alle istituzioni politiche dell'epoca. Tutt'altro che un piano eversivo, insomma.

E ciò si evince anche dai contenuti del Piano, fra cui spiccano i seguenti punti: l'autonomia del sindacato dal potere politico; la riforma elettorale presidenziale; l'abrogazione dell'immunità parlamentare; la separazione delle carriere dei magistrati e la spoliticizzazione della magistratura; la riduzione ad una Camera dei Deputati sino all'abolizione dei ministeri e degli enti inutili quali le Province; l'introduzione di pene severissime per i reati di corruzione perpetrati da politici, funzionari e pubblici ufficiali; la privatizzazione del carrozzone Rai-Tv. Riforme che, peraltro, erano contenute anche e soprattutto nel programma politico del Partito Radicale di Marco Pannella, se ben osserva. Riforme di cui trent'anni dopo si è parlato (ma i primi furono i Radicali, anche con appositi referendum), ma, invero, non possiamo dire siano state attuate se non male e/o solo in parte o per mero calcolo politico.

Gelli, semplicemente, elaborò un piano di rinnovamento politico necessario ad un'Italia burocratica e clientelare. Evidentemente la cosa dava fastidio a quelle forze politiche che traevano e traggono da sempre linfa dal clientelismo e dalla burocrazia.

Lei s’inserisce tra quelli che sostennero che Licio Gelli fosse parte della CIA come molti fecero?

Molti sostennero anche che fosse un agente del KGB. Altri sostennero addirittura che fosse un alieno venuto da Marte per colonizzarci.

Penso che in questo Paese chi ha umili origini e non ha raggiunto il massimo livello degli studi sia da sempre disprezzato, calunniato e osteggiato. Specie se, attraverso la sua intelligenza, riesce a diventare una persona rispettata da persone, per così dire, “potenti”. L'Italia dovrebbe liberarsi da certo servilismo. Comprendere che siamo tutti uguali: poveri o ricchi, laureati o analfabeti.

Mi ha fatto riflettere fra l'altro il fatto che, al funerale di Licio Gelli, ci fossero solo persone comuni, nessun ricco o potente. Peccato che la grande stampa non abbia dato rilievo a questo importante particolare.

Una considerazione interessante. A suo avviso che influenza ha avuto sull'Italia l’innegabile amicizia che legò Gelli e Peron?

Juan Domingo Peron è e fu il miglior Presidente che l'Argentina abbia mai avuto al punto che, ancora oggi, il partito peronista (Frente para la Victoria) riceve numerosissimi consensi e al governo – nonostante la sconfitta alle ultime elezioni politiche - ha ottenuto importanti risultati nella lotta contro la speculazione finanziaria, l'esclusione sociale e l'analfabetismo.

Licio Gelli fu amico e collaboratore di Peron negli ultimi anni della sua vita, quando era già anziano e malato, ma, ad ogni modo, fu anche grazie agli ottimi rapporti di Gelli con la Massoneria argentina, da sempre progressista e rivoluzionaria, che nel 1973 - dopo diciotto anni di dittatura militare antiperonista - fu eletto il Presidente peronista Hector Campora ed il Presidente Peron potè tornare, in quell'anno, in patria, dopo diciotto anni di esilio a Madrid. Morirà poco dopo, aprendo le porte a una nuova dittatura militare e antiperonista che durò purtroppo sino al 1983.

Peron, peraltro di origine italiana, ebbe sempre un ottimo rapporto con l'Italia al di là dell'amicizia con Gelli. Pensiamo solo al fatto che numerosi italiani emigrarono in Argentina ed al viaggio di Evita Peron in Italia nel 1947, che permise all'Argentina di rinsaldare i rapporti con il nostro Paese.



21 dicembre 2015

Solstizio d'Inverno

Oggi ho ricevuto via mail il seguente testo, che desidero riproporvi con i miei migliori auguri di buone festività solstiziali.

L. B.

Siamo al Solstizio d’Inverno, dal latino sostitium, composto da sol-, “sole” e -sistere, “fermarsi”, che quest’anno cade o meglio si eleva, poiché in astronomia il sole raggiunge, si declina al massimo lungo l’eclittica, esattamente alle 05,48, ora italiana, di martedì 22 dicembre.

Se avete un po' di pazienza e voglia di leggere, vi voglio porgere i miei auguri facendo una banale dissertazione sui significati di questa ricorrenza. Cerchiamo sempre di usare tolleranza poiché questo ci permette di conoscere l’altrui punto di vista e lo spirito muratorio è e deve essere fondato sul valore in aggiunta e non sulla negazione e depauperazione dell’essere e dei suoi valori e questo ce lo insegna molto bene anche la cristianità.

Il solstizio è importante da tutti i punti di vista.

Astronomicamente il Solstizio d’Inverno dà inizio alla stagione invernale, anche se meteorologicamente l’inverno inizia con il 1° di dicembre. E’ il giorno più corto dell’anno, anche se apparentemente ci appare tale il 13, Santa Lucia, nel quale giorno il tramonto è anticipato, ma non la durata complessiva del tempo di luce solare.

La notte più lunga dell’anno significa che, da quel momento, la Luce inizia a riacquistare vigore, aumenta la durata come tempo di esposizione luminosa, rispetto alle ore di buio. Lentamente, in circa tre mesi, l’allungarsi del periodo di luce porterà la durata del giorno ad equiparasi a quella del periodo di notte e poi la Luce a sopravanzare nettamente il buio, fino al Solstizio d’Estate, per poi riperdere vigore sino al prossimo solstizio …

Questa alternanza di Luce ed oscurità ha sempre infiammato le nostre meningi e originato speculazioni, filosofia, credenze e substrati religiosi sin dall’antichità.

Per molti popoli il Solstizio d'Inverno è il passaggio dalle Tenebre alla Luce, è da questo giorno che il sole resta progressivamente sempre più a lungo nel cielo allungando così le nostre giornate. Questa è una festa di luce, dai profondi messaggi iniziatici ed esoterici legati al risveglio interiore. Secondo la tradizione cristiana le porte Sostiziali sono controllate dai due Giovanni; il Battista al solstizio estivo e l'Evangelista a quello invernale. Il solstizio stesso è chiamato "la porta", un tempo custodita dal guardiano Giano Bifronte (con l'avvento del cristianesimo il romano Giano dai due volti ha ceduto il posto ai due Giovanni) che sono il simbolo di una contemporanea esistenza di due dimensioni, che durante i solstizi si congiungono e le porte sono aperte ed è permesso il varco.

In Scandinavia, La festa di Juul era una festa pre-cristiana che celebrava il solstizio d'inverno con l'accensione di fuochi. I fuochi erano destinati a simboleggiare la proprietà vivificante del calore e luce del Sole. La parola "Juul" è l'origine della parola "Yule", che significa "Natale".
I cristiani hanno cercato di sostituire le celebrazioni pagane esistenti con il Natale, celebrando in quel periodo la nascita di Gesù, conosciuta come la "vera luce del mondo".

In realtà, in molte culture e tradizioni religiose, il solstizio d'inverno è utilizzato per segnare l'inizio di un anno. Il solstizio d'inverno significa rinascita , un tema che può essere trovato in molti festeggiamenti invernali: il Sol Invictus per i pagani; i Saturnalia nell'antica Roma (dal 17 al 23); il Natale per il cristianesimo; Yule nel neopaganesimo.

In Gran bretagna, a Stonehenge, sopravvivono gli imponenti ruderi di un tempio druidico: due cerchi concentrici di monoliti che raggiungono le 50 tonnellate. L'asse del monumento è orientato astronomicamente, con un viale di accesso al cui centro si erge un macigno detto "pietra del calcagno" (Heel Stone, detta anche Fryar's Heel, Tallone del frate). Al solstizio d’estate il sole si leva al di sopra della Heel Stone. Stonehenge, insomma, sarebbe non solo un tempio, ma anche un calendario.

A Nabta Playa vi è un circolo calendariale, dove due monoliti hanno allineamento Nord-Est in direzione del sorgere del sole il 21 giugno e risulta essere più antico di Stonehenge di almeno mille anni.

Tracce di culti solari si incontrano in tutto il mondo, dalla Polinesia all’Africa alle Americhe e giungono fino ai nostri giorni: per gli eschimesi il Sole è la Vita mentre la Luna la Morte, in Indonesia il Sole si identifica con un uccello e con il potere del volo, tra le popolazioni africane primitive la pioggia è il seme fecondatore del dio Amma, il Sole, creatore della Terra.

Per gli Inca, la divinità Inti è il Sole, sovrano della Terra, figlio di Viracocha, il creatore, e padre della sua personificazione umana, l'imperatore. Attorno a Cuzco, capitale dell'impero, sorgono i "Mojones", torri usate come "mire" per stabilire i giorni degli equinozi e dei solstizi. A Macchu Picchu, luogo sacro degli Inca, si può ancora vedere il "Torreon", una pietra semicircolare incisa per osservazioni astronomiche, e l'"Intihuatana", un orologio solare ricavato nella roccia.

Per i Maya il Sole è il supremo regolatore delle attività umane, sulla base di un calendario nel quale confluiscono credenze religiose e osservazioni astronomiche per quell'epoca notevolmente precise.

Tra gli indiani d’americal Sole è simbolo della potenza e della provvidenza divine. Presso gli Aztechi è assimilato a un giovane guerriero che muore ogni sera e ogni mattina risorge, sconfiggendo la Luna e le stelle; per nutrirlo il popolo azteco gli offriva in sacrificio vittime umane. Leggende analoghe, anche se fortunatamente meno feroci, si trovano ancora tra le popolazioni primitive nostre contemporanee. Gli stessi Inuit (eschimesi) ritenevano fino a poco tempo fa che il Sole durante la notte rotolasse sotto l'orizzonte verso nord e di qui diffondesse la pallida luce delle aurore boreali: convinzione ingenua, ma non del tutto errata, visto che è stato studiato come le aurore polari siano proprio causate da sciami di particelle nucleari proiettate nello spazio ad altissima energia dalle regioni di attività solare. Tutto il culto degli antichi Egizi è dominato dal Sole, chiamato Horus o Kheper al mattino quando si leva, Ra quando è nel fulgore del mezzogiorno e Atum quando tramonta. Eliopoli, la città del Sole, era il luogo sacro all'astro del giorno, il tempio di Abu Simbel fatto costruire da Ramses II nel tredicesimo secolo avanti cristo, era dedicato al culto del Sole.

Il Solstizio d‘Inverno è una festa del ciclo solare che cade quando le ore diurne sono al loro minimo, mentre le notti sono più lunghe; si può dire che dal punto di vista celtico, o comunque del mondo antico, l’alternanza del periodo luce – buio e l’alternanza Samos – Giamos fanno parte degli eventi naturali e hanno quindi un’influenza sugli atteggiamenti umani.

Anche se il Solstizio d’inverno, a primo acchito, può apparire come il Trionfo del buio sulla luce, in realtà è il momento nel quale le giornate ricominciano ad allungarsi e le notti ad accorciarsi; è un momento di passaggio che prelude al cambiamento, un segno di risveglio e di gioia, anche se le notti saranno ancora lunghe per un po’ di tempo. L’eterno ciclo notte – giorno, buio – luce, freddo – caldo, morte – rinascita, fa parte della natura e quindi affonda nel cuore della cultura celtica.
Plinio il Vecchio descrive la cerimonia della raccolta del vischio presso i celti; i druidi vestiti di bianco tagliano con un falcetto d’oro il vischio dagli alberi su cui si trova, deponendolo su dei panni bianchi. La cerimonia viene fatta nelle notti con la luna splendente e termina con il sacrificio del toro bianco. Siamo in un periodo dell’anno segnato dalla forte contrapposizione buio – luce, il vischio si presenta di un bel colore verde in mezzo agli alberi che nella stagione invernale perdono le foglie: è quindi un trionfo della vita in mezzo alle piante spoglie in riposo.

Siamo in un momento estremamente importante e denso di significati. Il solstizio, in celtico Yule, rappresenta un passaggio fondamentale per tutte le persone impegnate sul sentiero spirituale, da comprendere ed interiorizzare. È il momento in cui la luce vince l'oscurità, il momento in cui la dea partorisce il bambino sacro, il momento in cui la vibrazione della speranza si diffonde come un'onda sulla Terra. Passaggio essenziale sulla Ruota dell'anno, il miracolo del sole che nasce è celebrato ancora oggi in tutto il mondo, con riti che variano da cultura a cultura, pur mantenendo intatto il messaggio di base.

Siamo alla Natività di Cristo, non a caso, è celebrata, pure con storica esattezza, il 25 dicembre, a pochi giorni da Yule.

Importante, a questo punto, è ricordare il culto di MITRA, culto che ha origini molto antiche, intorno al 1400 a.C. Come forma originaria indo-persiana e che ha poi avuto una profonda rielaborazione romana con le religioni misteriche databili dal I° secolo avanti cristo sino al V° secolo di era volgare. Molto può servire di confronto e di confusione, Mitra è nato da una vergine, al solstizio d’inverno “Shab-e-Yalda o il 25 dicembre, ma è nato adulto. Nel mito zoroastriano è rappresentante del divino Ahura-Mazda, è il “Giudice delle anime”, protettore della verità e dei giusti dalle forze demoniache. Da ultimo consideriamo anche che Mitra nasce da una roccia affiancato da due testimoni assistenti mitologici e Cristo è onorato alla nascita dai pastori, in entrambi i Culti è presente il battesimo, anche se in forme e con valenze differenti.

Nella storia di Maria che dà alla luce Gesù, simbolo di rinascita e speranza per tutti i cristiani, possiamo leggere una metafora di ciò che accade in natura. Troviamo la stessa metafora raccontata nei miti pagani, secondo cui il vecchio sole muore, per lasciare il passo al sole bambino, che nasce all'alba del Solstizio dal grembo di Madre Terra. Questa storia di vita, morte e rinascita è la stessa che ha ispirato il mito egiziano di Iside, Osiride ed Horus. Quest'anno, durante il portale solstiziale, assisteremo ad un altro evento magico ed pregno di significati. Il 25 dicembre, notte del Santo Natale, potremo godere di una magnifica luna piena. Si tratta di un evento che non accadeva dal 1977 e si ripeterà solo nel 2034. Quest'anno la Dea, dopo aver donato al mondo il frutto del suo grembo, si mostra a noi nella sua veste più bella. Mentre il sole, simbolo del maschile, rinasce dall'utero della Dea, la luna, simbolo del femminile, raggiunge la pienezza. La luna piena di dicembre è conosciuta anche come luna fredda o luna della neve.




14 novembre 2015

La nostra unica religione è l'Amore / Notre seule religion est l'Amour (tratto da www.amoreeliberta.blogspot.it)



12 novembre 2015

Massoneria a Cuba: Convegno del Grande Oriente d'Italia (comunicato stampa che volentieri diffondiamo)



Giovedì 3 dicembre 2015
Ore 18.15

Casa Nathan
Centro Polifunzionale del
Grande Oriente d’Italia

Piazzale delle
Medaglie d’Oro, 44
Roma

Interverranno

IGNAZIO INGRAO
Giornalista

ALDO GARZIA
Giornalista

RAFFAELE NOCERA
Università di Napoli “L’Orientale”

Sarà presente

STEFANO BISI
Gran Maestro
del Grande Oriente d’Italia

Dopo 54 anni riaprono le relazioni diplomatiche tra Cuba e gli Stati Uniti. La bandiera a stelle e strisce è tornata a sventolare sul lungomare del Malecon. Raul Castro e Barack Obama hanno ringraziato il papa per la mediazione compiuta e Francesco si è recato sull’isola accolto come un trionfatore.
La Massoneria a Cuba ha una presenza rilevante ed unica in quanto è riuscita a convivere con la rivoluzione di Fidel Castro. Le sue 316 logge, a cui appartengono 29.110 Fratelli su una popolazione di poco più di 11 milioni di abitanti, sono il segno della diffusione e del radicamento dell’Istituzione nel tessuto sociale del paese.
Numerosi sono gli interrogativi  che  nascono  a  questo  punto  sul  futuro  dell’isola  e  a  questi  cercheranno  di  rispondere  i giornalisti Ignazio Ingrao e Aldo Garzia e il Professor Raffaele Nocera dell’Università di Napoli “L’Orientale”.
Sarà presente il Gran Maestro Stefano Bisi.
 



9 novembre 2015

La Massoneria, oltre che Fratellanza, è Cultura. Chi sostiene altro o è in malafede o ignora ciò di cui si parla

Qualcuno si ricorderà del nostro articolo di qualche settimana fa relativo al Convegno sulla filosofia dell'Antica Grecia organizzato dalla Massoneria della Gran Loggia degli ALAM, con possibilità di acquisire crediti formativi presso l'Ateneo di Genova.
Nell'articolo elogiavamo l'iniziativa e facevamo presente che, purtroppo, la medesima fu criticata unicamente da taluni politicanti scandalizzati non si vede per quale ragione.
In merito, il quotidiano "La Repubblica", con un servizio di Matteo Macor, ha realizzato un video - che pubblichiamo qui di seguito -  nel quale è intervistato il prof. Antonio Binni, Gran Maestro dell'Obbedienza massonica, oltre che alcuni relatori del Convegno i quali, giustamente, hanno fatto presente le ragioni culturali dell'iniziativa. Vi sono altresì interventi di alcuni studenti intervenuti al Convegno medesimo.
Si noterà come la natura delle polemiche di parte politica fosse totalmente ridicola e strumentale.




19 ottobre 2015

"Guerra a pace" e la Massoneria russa: incontro segnalatoci dal Grande Oriente d'Italia (di cui pubblichiamo il relativo comunicato stampa)

“GUERRA E PACE” E LA MASSONERIA RUSSA

Giovedì 22 ottobre a Casa Nathan – Centro Polifunzionale del Grande Oriente d’Italia a partire dalle ore 18 si svolgerà la presentazione del volume “L’alambicco di Lev Tolstoj. Guerra e pace e la massoneria russa” di Raffaella Faggionato (Viella, 2015). Interverranno con l’autrice, il Secondo Gran Sorvegliante Pasquale La Pesa e i Professori Gian Mario Cazzaniga (Università di Pisa), Cesare De Michelis (Università di Roma Tor Vergata) e Gianni Eugenio Viola (Università di Siena).

«Bezuchov, lui è blu, blu scuro e rosso, ed è quadrato…». Cosa si cela dietro queste misteriose parole di Nataša Rostova, o dietro la strana allusione del principe Andrej Bolkonskij a dei guanti da donna? Qual è il significato della rinascita di Pierre sullo sfondo dell’incendio di Mosca del 1812? E da dove ha origine l’immagine di Platon Karataev, con la sua rotondità? Seguendo tracce e indizi disseminati nel testo di uno dei romanzi più letti al mondo, Raffaella Faggionato ci guida in un avvincente percorso a ritroso, alla scoperta di manoscritti, testi ermetici, rituali massonici – un materiale ricchissimo, tuttora sepolto negli archivi di Mosca, che ha nutrito l’immaginazione creativa di Tolstoj nei sette anni di gestazione di Guerra e pace. Aggirandoci nel laboratorio in cui hanno preso forma personaggi divenuti immortali, tra foglietti, appunti, varianti e brutte copie, scopriremo come sono cambiati l’impianto del romanzo e la tecnica narrativa dello scrittore sotto la suggestione del simbolismo massonico e del linguaggio delle scienze ermetiche. Una prospettiva nuova, che apre squarci imprevedibili sull’epoca e sugli uomini che l’hanno abitata e getta una diversa luce sulla controversa questione del rapporto di Tolstoj con il mondo della massoneria russa.

Raffaella Faggionato insegna Lingua e letteratura russa all’Università di Udine. L'autrice ha intrapreso un'indagine sulla storia della massoneria russa che non è mai stata tentata in precedenza. La sua premessa è che l'illuminismo russo presenta caratteristiche peculiari, che impediscono l'applicazione del quadro interpretativo comunemente usato per la storia del pensiero occidentale. Si occupa di storia della massoneria e del rosacrocianesimo nella Russia settecentesca (argomento cui è dedicato il suo saggio A Rosicrucian Utopia in Eighteenth-Century Russia. The Masonic Circle of N.I. Novikov, Springer, 2005) e delle connessioni tra cultura massonico-rosacrociana e letteratura russa, in particolare nell’opera di Puškin e di Tolstoj.



2 settembre 2015

LiberaMente Massoneria. Incontro pubblico del Grande Oriente d'Italia






1 luglio 2015

"La gatta": fiaba junghiana alla ricerca della redenzione del femminile e del maschile

Il gatto è, da millenni, l'animale sacro per eccellenza.

Pensiamo infatti alla venerazione per i gatti nell'Antico Egitto la cui mitologia produsse la Dea gatta Bastet, che i Greci identificarono successivamente con la Dea Artemide.

Il gatto, oltre ad essere animale estremamente intelligente e socevole, si dice sia detentore di poteri misteriosofici, oltre ad essere animale dalle molteplici vite e dalla capacità di superare pressoché ogni tipo di avversità.

Al gatto, Marie-Louise Von Franz (1915 – 1998), psicanalista junghiana e stretta collaboratrice di Carl Gustav Jung (1875 - 1961), dedica una conferenza, contenuta in un bellissimo e agile volume dal significativo titolo: “La gatta”.

La dottoressa Von Franz si rifà all'omonima fiaba rumena, che racconta di un imperatore infelice in quanto non aveva alcuna discendenza, il quale costruisce una nave per la moglie, la quale le ha espresso il desiderio di uscire dal Palazzo. L'imperatore purtuttavia la ammonisce: “Se non tornerai incinta non potrai più stare con me !”.

L'imperatrice e le sue serve approdarono così, dopo alcuni giorni di navigazione burrascosa, ad un'isola ed è qui che lei decide di mangiare una bellissima mela d'oro. Rimanendo così incinta.

La Madre di Dio, purtuttavia, custode del melo, le lancia una maledizione affermando che sua figlia si sarebbe trasformata in una gatta al compimento del diciassettesimo anno d'età e così tutta la sua corte e che solo il figlio di un imperatore, mozzandole coda e testa, avrebbe potuto rompere l'incantesimo. E così accadde.

In un paese molto lontano, un altro imperatore, vedovo ed alcolizzato, inviava i suoi tre figli maschi alla ricerca di una particolare stoffa di lino, così sottile da poter passare per la cruna di un ago. Il primo di questi trovò solo un cagnolino; il secondo trovò un lembo di lino grezzo; mentre il terzo, il più giovane...dopo molte peripezie finì nel palazzo dei gatti ! Qui conobbe la principessa gatta e se ne innamorò.

E sarà proprio la principessa gatta a ricondurlo, molti anni dopo, dal padre che lo credeva morto, con quella particolare forma di lino sottile sottile...contenuta in un chicco di mais.

La gatta chiese poi al giovane principe di tagliarle prima la coda e poi la testa e fu così...che ella si trasformò in una bellissima fanciulla e i due poterono sposarsi. Se non che...il padre del giovane principe, il vecchio imperatore ubriacone, tentò di concupire la nuora, tentando di imprigionare il figlio.

Quest'ultimo radunò un enorme esercito e mosse guerra al padre, annientendo così l'esercito del vecchio imperatore. Questi finì così per chiedere perdono al figlio ed alla nuora, cedendo loro il suo impero.

La fiaba de “La gatta” è ricchissima di simbolismo, che la dottoressa Von Franz analizza con vastità di particolari. Simboli di natura archetipica, inconscia, esoterica, spirituale, alchemica.

Innanzitutto siamo in presenza di due imperi distinti: nel primo l'aspetto femminile è sterile, mentre nel secondo il femminile è scomparso.

Nel primo caso la donna/imperatrice necessita di uscire dal palazzo, nel quale si sente confinata, per recuperare il suo istinto creativo. Nel secondo caso l'uomo/imperatore è vedovo ed il suo stato di abbandono sfocia nell'alcoolismo.

La dottoressa Von Franz spiega come l'universo femminile sia più flessibile e soggettivo, mentre quello maschile sia più rigido. Purtuttavia entrambi si compensano e tale compensazione evita alle donne la formazione di sottili e subdole malignità, spesso fra loro, mentre agli uomini evita il sopravvento dell'aggressività e della brutalità.

Nel caso dell'imperatore che ha tre figli, il suo stato di alcoolismo è causato da uno stato di abbandono – in quanto vedovo – e quindi ciò lo porta a simulare una condizione “estatica”, simile all'”estasi religiosa” che egli tenta di ottenere attraverso l'assunzione di alcolici. E' chiaro che il suo è un problema legato all'Anima, al suo bisogno di spiritualità, che è ferita proprio dal suo stato di abbandono.

L'imperatore senza figli, viceversa, accondiscende al desiderio della moglie di uscire dal Palazzo e le costruisce una nave che, come sottolinea la dottorezza Von Franz, è, simbolicamente un contenitore femminile, associata peraltro alla luna e alle dee lunari. Egli non teme che possa accadere qualche cosa alla moglie, anzi, la spinge ad attraversare il mare, ovvero, simbolicamente, a compiere un cammino interiore e spirituale che la porterà così, ad essere fertile.

Sull'isola l'imperatrice trova un melo dalle mele d'oro e ne mangia una, ma non sa che esso è custodito dalla Vergine Maria che, peraltro, rappresenta originariamente la dea Iside, simbolo di fertilità, la figura più importante degli dei al punto da diffondersi, dall'Egitto sino in tutta Europa – nonostante le mistificazioni di matrice cattolica - il culto delle cosiddette “Madonne Nere” raffiguranti infatti Iside che tiene in braccio suo figlio Horus, identificato anche con il Cristo.

La dottoressa Von Franz rammenta che le donne in gravidanza hanno una grande vicinanza con il mondo della morte in quanto, mettendo al mondo una nuova vita, una parte di loro deve simbolicamente morire. E quindi sono anche legate molto di più all'inconscio ed al mondo dei sogni: sogni sull'origine dell'uomo e sul mistero degli spiriti che si sono reincarnati.

Nella nostra fiaba, nella fattispecie, la Vergine Maria maledice il bambino che deve neascere, ma...in realtà la maledizione è parte di un disegno più ampio, di redenzione del femminile e finanche del maschile, come vedremo poi.

La bambina che nascerà si trasformerà dunque in gatta, un animale che, come dicevamo, è da millenni ritenuto sacro e che nella mitologia ha sempre avuto aspetti benefici quale guaritore, servitore ed anche medium, ponte con il mondo dei morti.

Forse proprio per le sue qualità gnostico-esoterico-mitologiche la cultura cristiano-cattolica (che nulla ha a che vedere con gli insegnamenti del Cristo, che erano, appunto, di matrice gnostico-esoterica) ha successivamente fatto strage di gatti, attribuendo ad essi – in modo mistificatorio, sciocco e superstizioso – qualità malefiche e sataniche.

Si pensi invece che, anticamente, un gatto bianco posto ai piedi della croce, in Francia, rappresentava il Cristo stesso e per secoli è stato ritenuto animale caro alle streghe che sono tutt'altro che da considerarsi come degli esseri spregevoli, ma delle donne custodi dell'Anima. Spesso dell'Anima maschile.

Jung in particolare si chiese che cosa avesse a che fare la Vergine Maria con la persecuzione delle streghe e spiegò come, prima del culto della Vergine Maria, fosse diffuso l'amor cortese. Il cavaliere corteggiava la dama prescelta, vedendo il lei quella che Jung chiama la “donna-Anima”.

La Chiesa cattolica, purtuttavia, abolì ben presto l'amor cortese imponendo che gli uomini non potessero più scegliere la loro dama, ma dovessero combattere per conquistare il cuore di una donna a glorificazione della Vergine Maria. Fu allora che, secondo Jung, nacque la caccia alle streghe in nome della Vergine Maria.

Mentre l'amor cortese permetteva a uomini e donne di venire in contatto con la propria interiorità, con la propria Anima, con il culto della Vergine Maria il simbolo della “donna-Anima” venne sostituito da un simbolo collettivo del femminile imposto: quello della Madonna di matrice cattolica.

Le streghe, in questo senso, rappresentano l'elemento individuale delle donne, che permettono all'uomo, peraltro, di ricongiungersi con la sua Anima, spesso ferita. E con la caccia alle streghe l'Inquisizione cattolica iniziò, come già detto, a perseguitare anche i gatti.

Ennesima barbarie compiuta dalla Chiesa cattolica ai danni del patrimonio animistico, sacro, esoterico, spirituale ed interiore dell'umanità !

Tornando alla nostra fiaba, nel regno governato dall'imperatore ubriacone, questi vuole che i suoi figli recuperino della stoffa di lino sottilissima. Come spiega la dottoressa Von Franz, il lino era utilizzato per la veste di sacerdoti e stregoni ed ha una forte connessione con il femminile. Egli, dunque, come con l'uso dell'alcool, ricerca in qualche modo una connessione con il mondo spirituale e femminile – che nel suo regno è da considerarsi aspetto morto - e lo fa inviando i figli alla ricerca.

Solo il terzo figlio ne uscirà vincitore, dopo un percorso di patimenti e peripezie (l'eroe maschile nelle fiabe si trova sempre a soffrire, ovvero si trova ad assumere un'attitudine passiva e femminile) e vi riusicrà per mezzo della figura della gatta. Figura sacra e femminile per eccellenza. Sarà lei a guidarlo e a fornirgli il lino da consegnare al padre, novella dama dell'amor cortese e novella strega-donna-Anima.

Purtuttavia ora la donna-Anima, la gatta, per riscoprire il suo aspetto istintuale e dunque umano, necessita che l'eroe le tagli la coda e la testa. E così, pur con molte insistenze, ciò accade. E lei torna ad essere fancuilla e può sposare il suo principe: i due sono finalmente una cosa sola.

Purtuttavia devono ancora sfidare la concupiscenza del vecchio satiro, l'imperatore ubriacone che, non ancora ricongiuntosi con la sua Anima, con la sua parte femminile, rimane legato ai bassi istinti. E ne rimane sconfitto.

L'insegnamento racchiuso ne “La gatta”, presentata dalla dottoressa Marie-Louise Von Franz, è un percorso alchemico interiore. Un percorso di redenzione umana, maschile e femminile. Un percorso che – sulla base della mitologia, del simbolo e della spiritualità gnostica e pagana – va a toccare il rapporto di coppia, analizzandone la sua intima essenza e trovandone la chiave di lettura.

Un saggio che peraltro riscopre il valore sacro del gatto, della strega-donna-Anima, che è quanto di più prezioso il cuore di un uomo dovrebbe saper risconoscere e ricercare.


Luca Bagatin


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