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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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30 giugno 2007

CI SCHIERIAMO DALLA PARTE DELLO STATO DI DIRITTO

Oggi vorrei proporvi dei brevi stralci di "A trent'anni dal Concordato", del filosofo teorico del liberalsocialismo e militante del Partito d'Azione Guido Calogero scritti nel 1959.
Notate l'attualità del testo e del pensiero del filosofo tanto più in questi anni in cui il Papa dei cattolici Ratzinger ed il suo braccio politico di neo-gesuiti e di affiliati all'Opus Dei nonché di atei devoti alla Pera ed alla Ferrara cercano di attribuirsi indebitamente il ruolo di "laici" e "liberali" ovvero di "sanamente laici" al fine di camuffare il proprio clericalismo ed i propri disegni antidemocratici ed illiberali.



(tratto anche da "Laici, l'imbroglio italiano" di Massimo Teodori)
"....una delle ragioni principali per cui mi pare utile un rinnovato approfondimento del principio del laicismo è proprio quella di ripetere a tutti gli amici cattolici anche ciò che così spesso essi dimenticano. Noi parliamo anche per loro, noi difendiamo anche loro. Non difendiamo soltanto i fedeli di una certa visione delle cose, ma bensì i fedeli di ogni possibile visione delle cose.
Vero è che questo errore è compiuto spesso anche da noi laici, tutte le volte che consideriamo il nostro laicismo piuttosto come una filosofia tra le filosofie, come una ideologia opposta ad altre ideologie, che sono come la regola di convivenza di tutte le possibili filosofie e ideologie. Ma è appunto questa norma ultima, questa legge suprema di ogni coesione civile, che si tratta di ben comprendere quando ci si vuole render conto delle ragioni più profonde del laicismo.
E allora, come sempre, anche questo riesame critico deve cominciare col mettere in guardia da certe definizioni troppo sommarie e approssimative. Pericoloso, per esempio (per cominciare col mettere rapidamente da parte talune più che consuete inesattezze), è il credere che il laicismo s’identifichi semplicemente con la difesa delle ragioni dello Stato dall’invadenza di chi sostiene quelle della Chiesa. Per avvertire l’angustia di una simile prospettiva, basta pensare a quel che accadrebbe se ci trovassimo in uno Stato autoritario, il quale opprimesse le libertà religiose della Chiesa. Da che parte ci schiereremmo, in tal caso? La risposta non è dubbia. E questo mette in chiaro, anzitutto, che quanto veramente ci preme, in tale nostra difesa, non è lo Stato piuttosto che la Chiesa, né la Chiesa piuttosto che lo Stato, bensì una certa libertà tanto dell’una quanto dell’altro, e anzi, più esattamente, una certa libertà tanto dei fedeli dell’una quanto dei cittadini dell’altro. Se tale libertà è minacciata, se la prepotenza di alcuni invade indebitamente la sfera di autonomia di altri, noi sentiamo il dovere di difendere quella minacciata libertà, a chiunque essa appartenga, laico o ecclesiastico che egli sia.

Quel che difendiamo, di fatto, anche quando semplicemente ci schieriamo dalla parte dello “Stato”, non è poi senz’altro lo Stato, ma quel che meglio cerchiamo di designare chiamandolo lo “Stato di diritto”..."





27 giugno 2007

SVEGLIARMI CON MIA MOGLIE...poesia by Luca Bagatin


Svegliarmi al mattino con mia moglie al mio fianco.
Distesa, sinuosa sul cuscino bianco.
Svegliarmi al mattino con lei e il suo profumo
E l'odor di fumo
della mia prima sigaretta che sale.
E si mescola ad esso
con lei che mi sussurra: "Eh no, amor, così non vale !"
Salutista è mia moglie che per me si preoccupa.
Ed io di mattino in mattino, di giorno in giorno, di notte in notte sulle sue labbra mi sento morir.
E' qui il Paradiso che Dante cantò ?
Io, da buon malfidato, questo proprio non so.
E però credo che
Ella, ella sì, faccia proprio per me !



23 giugno 2007

Boselli, Angius ed il Partito Social(papp)ista della Sinistra (anti)Democratica


Enrico Boselli ed i suoi socialdemocratici aprono ai postcomunisti della Sinistra Democratica guidata da Mussi, Angius e Salvi per la costituzione di un fantomatico Partito Socialista della Sinistra Democratica.
La notizia, di per sé, non ci dice nulla di nuovo.
Lo Sdi di Boselli, nei fatti, è da sempre alleato della coalizione di (pseudo) centrosinistra che vede uniti postcomunisti, postdemocrisitani e schegge laiche.
Purtuttavia, la nascita del partito dei Poteri forti e delle banche, il Partito Democratico, ha creato un vuoto a sinistra colmato in parte dalla nascita del movimento di Mussi che ha già inserito nel suo pantheon Palmiro Togliatti, notissimo per la sua amicizia con il dittatore sovietico Stalin e per l'avversione al socialismo liberale che pensò bene di eliminare (a tratti anche fisicamente) dalla cultura italiana sin dai tempi della Guerra di Spagna.
E così ecco avvicinarsi anche Boselli il quale, dopo lo strappo con i radicali ed il "congelamento" della Rosa nel Pugno (che, va detto, fu l'unico possibile abbozzo di liberalsocialismo dell'ultimo decennio), oggi si trova con un partito che rischia l'estinzione.
Come se non bastasse, ecco arrivare anche la "vecchia guardia" del Psi: da De Michelis a Bobo Craxi, anch'essi in crisi di consensi.
Tutti a voler costituire il nuovo Partito Socialista elevandosi a salvatori del prodismo.
Personalmente, come ho scritto anche in un recente articolo, non penso che un progetto (ammesso che di un vero progetto si tratti) di questo tipo possa essere utile a qualcuno.
Certamente non lo è al Paese che urge prima di tutto di pragmatismo e buonsenso.
Non da oggi sostengo la necessità di un serio progetto capace di arrestare il declino del Paese che, volendo parlare in politichese, potrebbe concretarsi a partire dall'aggregazione di tutti i laici, liberali, liberisti, libertari, liberalsocialisti e repubblicani contro la conservazione di questa destra e di questa sinistra.
E' necessario prima di tutto rilanciare non già inutili referendum abrogativi sulla legge elettorale, bensì un'Assemblea Costituente eletta su base proporzionale che riscriva le "regole del gioco" e che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese.
In seconda battuta è necessario un vero e concreto progetto di tutti i laici che potrebbero riunursi nell'antico ma allo stesso tempo moderno sogno dell'azionismo resistenziale e repubblicano alla Randolfo Pacciardi: il Partito della Democrazia Laica.
Un partito capace di aggregare gli innovatori (i laici, liberali, liberalsocialisti) contro i conservatori che oggi, come ieri, si chiamano postcomunisti, postfascisti, postdemocristiani e neo-pseudo-democratici.
Pensiamo al progetto dell'abolizione delle Province italiane, pensiamo al potenziamento della Legge Biagi con l'introduzione di seri e congrui ammortizzatori sociali, pensiamo all'abbassamento delle imposte per piccole e medie imprese, pensiamo ancora all'abolizione immediata dell'Ici sulla prima casa.
E poi ancora pensiamo ai diritti civili: dall'introduzione del matrimonio omosessuale sul modello spagnolo, alla legalizzazione dell'eutanasia, della prostituzione e dei derivati della cannabis giungendo anche a proporre la sperimentazione controllata d'eroina sul modello svizzero.
E poi ancora pensiamo alla questione energetica: siamo uno dei pochi Paesi ad importare ancora energia nucleare sulla quale, diversamente e laicamente sarebbe necessario investire.
Come laicamente è necessario investire nella scuola pubblica e nella ricerca scientifica. Senza dogmi e ottusità. Pena la fuga dei nostri cervelli all'estero come sta avvenendo da decenni.
La nostra classe politica è arretrata ed incapace di rinnovarsi e ciò è sotto gli occhi di tutti a meno che non li si voglia coprire con due belle fettone di prosciutto.
Urge un progetto serio, pragmatico, laico e, diciamolo pure con orgoglio: laicista.

Luca Bagatin



19 giugno 2007

GIUSEPPE GARIBALDI E GLI STATI UNITI D'EUROPA. Relazione della conferenza di Aldo Chiarle a Udine



Da sinistra: il sottoscritto, Aldo Chiarle ed il Presidente dell'AMI friulana Gianfranco Cosatti

"Garibaldi e gli Stati Uniti d'Europa", questo il titolo della conferenza organizzata il 18 giugno alle ore 18.30 presso l'Hotel Ramandolo di Udine in Via Forni di Sotto 28 dall'Associazione Mazziniana friulana Sezione "Luciano Bolis" che ha avuto come relatore Aldo Chiarle, partigiano socialista, saggista e giornalista del quotidiano l'Avanti sul quale scrive dal 1945.
Il Presidente dell'AMI friulana Gianfranco Cosatti ha presentato la serata affermando che solo la nostra Sezione in Friuli Venezia Giulia si è ricordata di commemorare il bicentenario della nascita dell'Eroe dei due Mondi che il 4 luglio di quest'anno compirà esattamente 200 anni.
Tale evento, come ha ricordato Cosatti, è stato completamente ignorato tanto dalla nostra Regione quanto dal Comune di Udine al punto che è arrivato addirittura a far ridipingere di grigio ferro il monumento di Garibaldi nel centro della città, nascondendone così la storica camicia rossa.
Successivamente sono intervenuto io per presentare l'amico Chiarle che ho proposto all'AMI di Udine quale relatore della conferenza in quanto profondo conoscitore dell'epopea garibaldina il cui bisnonno materno, Francesco Alladio, visse in prima persona arruolandosi volontario nelle campagne garibaldine dal 1859 al 1861 e guadagnandosi sul campo la promozione di Sergente Maggiore.
Aldo Chiarle ha infatti esordito commuovendosi al ricordo del proprio avo, ricordando che la prima canzone che ascoltò da bambino gliela cantava sua madre ed era: "Quando la tromba sonava all'armi, con Garibaldi corsi a arruolarmi".
Successivamente, il buon Aldo, ha proseguito leggendoci un'appassionata lettera pubblica di Garibaldi alle Nazioni europee nella quale egli le esortava ad affratellarsi, delineando così quelli che, quasi un secolo dopo, i Federalisti Europei Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi avrebbero chiamato gli "Stati Uniti d'Europa".
L'Eroe infatti auspicava un'Europa sovrana, indipendente e retta dal popolo affratellato negli ideali repubblicani e democratici.
A tale appello, purtroppo, risposero solamente gli intellettuali dell'epoca e dovremo attendere la metà del nuovo secolo, il '900, dopo le due sanguinose ed atroci guerre mondiali, per vedere realizzati in parte i sogni europeisti del Generale Garibaldi.
Ideali europeisti che egli condivideva con l'altro Apostolo dell’Unità italiana, Giuseppe Mazzini, il quale, come ci ha ricordato Chiarle, nel 1834 fondò la Giovine Europa per un'Europa unita, repubblicana e senza frontiere.

Aldo Chierle, successivamente, ci ha parlato del sodalizio fra Mazzini e Garibaldi anche per quanto concerne la comune avversione per la tortura e per la pena di morte allora largamente praticate in particolare nello Stato Pontificio, contro il quale entrambi si scagliarono con decisione al punto che Mazzini soleva dire la frase: "Bisogna battersi contro l'impostura della Chiesa cattolica che ha tradito il Verbo di Cristo", mentre Garibaldi affermava: "Fuggite la Chiesa, la vendetta che puzza d'infetti rettili e non la permettete ai vostri congiunti".
Non a caso, il nostro relatore, ci ha spiegato come durante il fascismo, dopo i Patti Lateranensi del 1929 fra Stato e Chiesa cattolica, furono manomessi tutti i riferimenti alla religione negli scritti dei nostri due Eroi patrii nonché le due memorabili odi di Giusue Carducci, Vate della Terza Italia (di cui ricorre il centenario della morte): "Ode a Eduardo Corazzini" e l'"Inno a Satana", di sapore fortemente anticlericale ed antireazionario.
Essendo Aldo Chiarle anche Gran Maestro Onorario della Massoneria Italiana del Grande Oriente d'Italia, egli non ha potuto esimersi dal raccontarci il Garibaldi massone e Gran Maestro dell'Umanità di cui lo stesso Chiarle sta per pubblicare per conto dell'Istituto Lino Salvini un volume di 600 pagine con documenti massonici inediti sul nostro Eroe, il cui pensiero di emancipazione sociale ed individuale ci giunge ancora oggi forte pur in quest'Italia ove la Chiesa ha ancora, mediaticamente, una forte ed indebita influenza.
Chiesa cattolica che, ci racconta in un aneddoto il buon Chiarle, mise in giro, all'epoca, la fantasiosa notizia che Giuseppe Mazzini era in grado di comparire la notte ai Capi di Stato europei sotto forma di spirito maligno al fine di farli tramare contro la Chiesa.
Assurdità clericali, ma tant'è.
Gli interventi del pubblico, infine, sono stati numerosissimi dimostrando gradimento ed interesse per i molti argomenti trattati attorno all’Eroe in camicia rossa, il quale, a parer mio, non dovrebbe essere considerato una mera "icona laica", un "feticcio da adorare", bensì un vero e proprio Maestro di vita per tutti coloro i quali credono oggi e sempre nella libertà, nella democrazia ed in un'Europa dei popoli fraterna e laica.
Ringraziamo così l’amico e compagno Aldo Chiarle per la chiara ed appassionata esposizione e contiamo di averlo presto ancora qui in Friuli in autunno, magari per parlarci di Luciano Bolis, eroe della Resistenza partigiana di "Giustizia e Libertà" che egli conobbe personalmente e di cui ha un ricordo vivissimo.


Luca Bagatin
Associazione Mazziniana Italiana Sezione friulana "Luciano Bolis"


Il pubblico in sala sta prendendo posto prima dell'inizio della conferenza.

Aldo Chiarle ed io a Venezia il 17 giugno scorso.

Io ed Aldo Chiarle a Venezia il 17 giugno scorso.



19 giugno 2007

LA DAMA, IL COLONNELLO ED IL GENERALE by Riccardo Scarpa

ARTICOLO TRATTO DALL'ULTIMO NUMERO DELLA RIVISTA ITALIANA DI TEOSOFIA, ORGANO DELLA SOCIETA' TEOSOFICA ITALIANA (www.teosofica.org)

Le ricorrenze centenarie, legate alla manifestazione sul piano fisico di alcune consapevolezze del Sé, sono eventi mitici, in quanto ripropongono, nel circolo del tempo, quelle consapevolezze espresse per chi sa leggere gli eventi, oltre il velo dei fatti storici.
Così, che coincidano le celebrazioni centenarie della morte del Colonnello Henry Steel Olcott (1907) e della nascita del Generale Giuseppe Garibaldi (1807), con giusto un secolo di differenza, ha un senso profondo se riferito al risorgimento degli studî di teosofia in Occidente, dopo la fine della scuola neoplatonica e teurgica d’Alessiandria, nel IV Secolo dell’Era Volgare.
È nota ai teosofi l’amicizia e la condivisione profonda che ha legato Helena Petrovna Blavatschy al Generale Giuseppe Garibaldi, culminata nella partecipazione della stessa alla battaglia di Mentana, il 3 di novembre del 1867, nella quale H. P. B. restò gravemente ferita, forse per salvare l’Eroe, e come lo stesso Eroe fosse simbolicamente presente al primo incontro fra Helena Petrovna Blavatsky ed il Colonnello Henry Steel Olcott, nella camicia rossa indossata anche allora, come usava fare assai spesso, da H. P. B..
Quello che però va ricordato è come la figura dell’Eroe dei Due Mondi sia stata percepita, nel corso dell’ottocento e del novecento, in India, in ambiente induista e segnatamente brahaminico1, rilevando l’azione dello stesso come azione della Grande Loggia Bianca, ispirazione anche pel “Risorgimento” dell’Indostan.
Sarà Surendranath Banerjea, di famiglia brahaminica e partecipe del movimento sincretistico Brâhma Samâj, fondato da Râmmohan Ray, a presentare al mondo indiano le figure di Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi, in una conferenza tenuta ad Utterpara, nel 1876.
Nel 1897 un altro aderente al Brâhma Samâj, Lâlâ Lajpat Râi, pubblica a Lahore, in lingua urdu, una biografia di Garibaldi, parte di una trilogia che comprende quella del Shivajî della Gîtâ e di Giuseppe Mazzini, dove tutte e tre le figure vengono considerate degli avatar, incarnazioni di illuminati Maestri, discese in terra per illuminare il cammino dell’uomo delle Nazioni e dell’Umanità.
In Lâlâ Lajpat Râi i due avatar manifestano su piano fisico il binomio ideale, archetipico, pensiero – azione, secondo il rapporto che lega il Santo Râmdâs nell’atto di conferire la dîksâ, l’iniziazione, al guerriero Shivajî.
Mentre la biografia del Mazzini si conchiude colla Repubblica Romana, quella del Generale Giuseppe Garibaldi termina coll’esaltazione della sua volontà testamentaria d’essere incenerito “al modo dell’ultimo rito degli Arî”.
Secondo la descrizione di Lâlâ Lajpat Râi: “Garibaldi desiderava di cuore che il suo corpo venisse bruciato […] Al momento della sua morte imperversava una tempesta mai vista prima. Si riuscì con grande fatica a porre la salma nella terra ed a coprirla con tre grosse pietre. E lì giacque il liberatore dell’Italia, il più valoroso generale e la figura più generosa d’Italia, e sempre aspetta che qualche amico fedele lo tiri fuori di lì e, secondo il desiderio di Garibaldi, compia l’ultimo rito, al modo dell’ultimo rito degli Arî”. La tempesta, in quel 1882, fu più politica che metereologica, e fu la caparbiamente dogmatica posizione della Chiesa Cattolica Romana, che adoprò tutti i suoi mezzi di pressione per impedire il rito di cremazione, sulla pira omerica, ed indusse il governo italiano dell’epoca, per non esasperare lo scontro, ad imporre l’inumazione sotto quelle pesanti pietre del sercofago di Caprera.
Qui occorre notare come il rituale chiesto da Giuseppe Garibaldi nei suoi testamenti fosse, sostanzialmente, quello poi eseguito per il corpo del Colonnello H. S. Olcott nel 1907: non un forno crematorio ma la pira antica, all’aria aperta, ed il dono delle ceneri agli elementi, almeno per la gran parte.
È, però, per noi d’obbligo, in queste righe, almeno ricordare l’editoriale sul Giorno anniversario del centenario della nascita di un eroe, dedicato a Garibaldi, uscito nell’anno della morte del Colonnello H. S. Olcott, il 1907, sul settimanale “Kesarî”, cioè Il Leone, ad opera di Bâl Gangâdhar Tilak.
In esso il Generale Giuseppe Garibaldi viene descritto, sulla scorta di Lâlâ Lajpat Râi, come Vibhûti, al pari del Shivajî della Gîtâ, cioè come manifestazione di poteri creativi di natura divina, attivi in lui come Desabhakta, il devoto della nazione, porsi sul piano sociale del Devabhakta, il devoto a Dio.
Garibaldi è il Râstrabhakta Vira, l’eroe nazionale che prepara il sacrificio nell’Homakunda, la buca dove s’accende il fuoco rituale.
Il Risorgimento d’Italia è assimilato, per valore e significato spirituale, al sacrificio vedico ed alla guerra epica descritta nel poema del Mahâbhârata.
Visione che ricorre anche nella biografia di Garibaldi edita a Baroda sotto il sovrano marâthâ Sayâjirâo III Gâekvâd, per ispirazione di Aurobindo Ghosh.
È una prospettiva, la visione induista non solo della figura di Giuseppe Garibaldi, ma anche dell’essenza spirituale del Risorgimento d’Italia, col suo ruolo profetico pel Risorgimento dell’India e l’opera teosofica del Mahatma Gandhi, che incardina nella tradizione nazionale l’opera particolare della Società Teosofica Italiana, e l’opera di Oliviero Boggiáni, Colonnello degli Alpini, cioè di quel corpo di fanteria scelta, ideato nel 1866 dal Generale Giuseppe Perrucchètti per la difesa in montagna, anche sulla scorta dello spirito dei garibaldini Cacciatori delle Alpi.



16 giugno 2007

BALLATA (ONIRICA) SUI I CAMPI DI GRANO by Luca Bagatin


Parole, musica e campi di grano.
Questo mondo m'appare un poco strano
Se penso a te le cui braccia mi avvolgon il collo
Sì, non sto scherzando, decollo.
Perché oggi son romantico e bravo
Domani speriam che me la cavo.
Nuvole celesti e ancor...oro e gioielli
Sì, certo son belli, ma all'apparir della novella Aurora
Penso ora per ora ai tuoi capelli che
Belli e di rosso ramati
Loro si son salvati come le camice del Generale
E poi noi immacolati
Immacolati, ma non come la concezione
Perché non vi è concezione immacolata e intonsa
Vi è sol chi Pensa, ricorda e và avanti.
No, non siam in tanti: io, te e il firmamento ed è già un gran fermento. Di cuori, passioni e milioni.
Milioni di parole e gesti e carezze e...
E basta esser ricchi dentro.
Perché chi è ricco fuori e magari sta al centro
Non ha capito una madonna che pure prega
Ma alla fine è sempre un che se ne frega.

E guardo e guardo lontano.
E guardo verso te con un fiore in mano.
E guardo e guardo la luna pensando che mi porti fortuna.
E guardo e guardo un campo di grano correndo con te mano nella mano.
E guardo e guardo l'orizzonte pensando alla mia natìa fonte.
E guardo e guardo lassù e non vedo solo il cielo blu.
Vedo, sì, vedo!
Che ci sei anche tu.


Profumo nei campi e in lontananza lampi,
Che ci portan lontano nella notte fra onirici sogni e amorosi amplessi
Che uniscon i nostri sessi
In una danza d'eccessi.




16 giugno 2007

HEINEKEN JAMMIN' FESTIVAL 2007 SOSPESO.....E I BETTYFORDI ?


I miei amici fuck'n roll Betty Ford Center, il cui sito web è partner del presente blog (www.bettyfordcenter.it) erano stati selezionati fra 2000 band per partecipare all'Heineken Jammin' Festival di Venezia che si sarebbe dovuto tenere questo week end al Parco San Giuliano di Mestre.
Purtroppo i recenti accadimenti legati alla tromba d'aria di ieri stanno facendo slittare il tutto presumibilmente a domenica 17 se non addirittura ad annullare l'evento.
Non nascondo anche una certa preoccupazione da quando ieri pomeriggio ho appreso la notizia e, se solo Lucia Conti, vocalist del gruppo, mi avesse lasciato qualche recapito telefonico, magari avrei tentato di mettermi in contatto con loro che fra l'altro avrebbero dovuto esibirsi proprio questa sera.
Sono certo che la pellaccia dura di Lucia, Max e Tiziano li ha salvati e li salverà da questa e da altre calamità e sono con loro augurandomi l'imminente ripresa dell'Evento rock.

Luca Bagatin

Di seguito vi segnalo, per gli aggiornamenti sull'Heineken Jammin' Festival, il blog:
www.venezia.net/musicfestival/index.php
E vi riporto l'ultima notizia tratta proprio dal sito di cui sopra:

"A seguito dei numerosi commenti ricevuti mi sento in dovere di fare qualche chiarimento e per quanto vi capisco perché siete amareggiati e delusi, come me, credo sia inutile FARE POLEMICHE ASSURDE!
Ero presente. La tromba d'aria di oggi ha fatto cadere 4 alberi alti almeno 7-8 metri e perfettamente ancorati a terra da solide RADICI! Uno di essi è crollato su un autobus bloccando per 8 ore il traffico nell'area di San Giuliano.
Il vento soffiava a 200 km all'ora e secondo molti di voi le torrette avrebbero dovuto stare in piedi???
Domani mattina è prevista un'ulteriore conferenza stampa con tutte le autorità del caso. Vi terremo informati su come procedono gli accertamenti riguardo ad eventuali responsabilità dell'organizzazione e vi daremo più dettagli possibili sui rimborsi".



13 giugno 2007

BICENTENARIO DELLA NASCITA DI GIUSEPPE GARIBALDI (1807 - 2007)


ASSOCIAZIONE MAZZINIANA ITALIANA SEZIONE FRIULANA "LUCIANO BOLIS"

BICENTENARIO DELLA NASCITA DI GIUSEPPE GARIBALDI
EROE DEI DUE MONDI E GRAN MAESTRO DELL'(E DI) UMANITA'
1807 - 2007

“GIUSEPPE GARIBALDI E L’EUROPA”
conferenza – dibattito con
       
        ALDO CHIARLE
partigiano, garibaldino, giornalista, opinionista dell’Avanti, scrittore, saggista

Lunedi’ 18 giugno ore 18.30 presso:

Hotel Ramandolo
Via Forni di Sotto 28 – UDINE




              Per informazioni
              Luca Bagatin 3336703161
              Gianfranco Cosatti 3491008827



12 giugno 2007

OCCORRE ARRESTARE IL DECLINO



OCCORRE ARRESTARE IL DECLINO
(articolo pubblicato sul quotidiano on line di Società Aperta www.terzarepubblica.it diretto da Enrico Cisnetto)
by Luca Bagatin

"Occorre fermare il declino", afferma da lungo tempo l'editorialista d'estrazione repubblicana Enrico Cisnetto.
Occorre farlo usando il buonsenso, ragionando senza pregiudizi e logiche d'appartenenza ed io sono con lui e con i circoli di Società Aperta, l'associazione politico-culturale da lui presieduta e che vede uniti persone provenienti da diverse esperienze politiche e professionali accomunati dalla comune preoccupazione per il futuro dell'Italia.
Non si può dire che il nostro Paese sia mai stato realmente progredito se non subito dopo l'Unità d'Italia e nel primo dopoguerra durante gli anni del boom economico e per certi versi anche negli anni '80 con l'abbassamento dell'inflazione.
Per il resto, il declino economico, sociale e per molti versi anche culturale dell'Italia è ogni giorno più visibile e tangibile soprattutto se mettiamo a confronto il nostro Paese con gli altri Stati europei e con il resto del cosiddetto mondo libero.
Se pensiamo poi alla nostra classe politica vediamo che, oltre ad essere la più pagata, è anche la più anziana al mondo e, caso pressoché unico: sono ben 11 anni che a contendersi la poltrona di Premier sono sempre gli stessi due individui. Oggi settantenni.
E, come se non bastasse, sono entrambi a capo di due "coalizioni calderone" ove alberga di tutto e di più: dai noglobal rifondatori del comunismo ai liberali di sinistra; dai neofascisti ai liberali di destra passando per socialisti e repubblicani divisi chi a destra e chi a sinistra.
Ormai, certamente, i termini "destra" e "sinistra" non solo sono obsoleti, ma in Italia forse sono diventati anche impropri.
Può dirsi di sinistra un sostenitore dello Stato etico, padre padrone, al di sopra dell'individuo ?
Viceversa può dirsi di destra un sostenitore dello Stato minimo, liberale e magari anche libertario ?
Occorre oggi più che mai ragionare in termini di buonsenso.
Molti di noi sono dei sinceri liberali, repubblicani e socialisti ed io non posso non dire di riconoscermi da sempre in questi valori che mi hanno insegnato a ragionare ed a vivere con una mentalità più aperta e meno dogmatica possibile.
Ecco, io credo che a partire da questi valori risorgimentali e resistenziali (per quel che attiene alla tradizione antifascista libertaria e repubblicana dei Rosselli e di Randolfo Pacciardi) che, nel corso della tanto criticata Prima Repubblica, hanno contribuito a rendere più laica e liberale l'Italia e dal confronto fra tutti gli individui di buonsenso, si possa giungere in tempi ragionavolmente brevi a ciò che Società Aperta auspica da tempo, ovvero ad una vera Terza Repubblica in cui le regole siano scritte aggiornando i contenuti della Carta  Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese.
Forse a quel punto saremo riusciti ad arrestare il declino dell'Italia.


COMUNICAZIONE DI SERVIZIO: Invito tutti coloro i quali riscontrano un PEGGIORAMENTO ed una INGESTIBILITA' della nuova piattaforma ad inviare formale mail all'indirizzo: info@ilcannocchiale.it con oggetto: PREGO, RIPRISTINARE LA PIATTAFORMA PRECEDENTE IN TUTTE LE SUE FUNZIONI ed indicando nel testo tutte le vostre problematiche nonché la minaccia di abbandonare completamente il Cannocchiale (il che per loro sarebbe anche un danno economico).



12 giugno 2007

CARLO E NELLO ROSSELLI: MORIRE IN NOME DELLA LIBERTA'



QUELL'UNICO COLOSSALE ERRORE
di Aldo Chiarle tratto dall'Avanti del 9 giugno 2007


Nel suo ultimo articolo pubblicato su “Giustizia e libertà” nell’aprile 1937 riteneva finita per sempre la funzione del partito socialista. Fu il colossale errore di questo grande personaggio. Settanta anni fa, il 9 giugno 1937, i fratelli Carlo e Nello Rosselli furono assassinati in Francia a Bagnolo sur l’Orne. Questo orrendo crimine fu subito accreditato ad una organizzazione di estremisti francesi di destra e la matrice fascista era ben credibile essendo Carlo Rosselli uno dei tenaci oppositori di Mussolini. Giornalista, scrittore, uomo politico, socialista liberale, militò al sorgere del fascismo, nelle file del Partito socialista unitario di Filippo Turati e per questo fu arrestato e duramente condannato, Riuscì ad evadere e fondò il movimento “Giustizia e libertà”. Carlo Rosselli come tutti i democratici, esultò per la vittoria del Fronte popolare in Francia e in Spagna, sentendo così avvicinarsi la possibilità di abbattere il fascismo in Italia. La vittoria del Fronte di sinistra in Spagna fu la scintilla per il colpo di Stato delle destre ed ebbe inizio la guerra civile. Carlo Rosselli non esitò un solo istante e con Randolfo Pacciari, Pietro Nenni e il massone Mario Angeloni, segretario del Partito repubblicano in esilio (caduto poi da eroe sul fronte di Aragona) corse in Spagna in difesa della Repubblica, lanciando un vibrato appello a tutte le forze antifasciste, appello che i comunisti ignorarono per molti mesi, compromettendo in modo decisivo l’esito della causa repubblicana; perché, come sempre, prima di prendere posizione, attesero gli ordini di Stalin, che arrivarono con un ritardo di mesi e con il perentorio ordine ai comunisti di appropriarsi della direzione politica e morale della lotta. Rosselli, costretto a rientrare in Francia per farsi curare, continuò la sua appassionante lotta battendosi per raggiungere al più presto una unità di intenti fra socialisti e comunisti, condizione indispensabile - diceva - per vincere prima in Spagna e poi in Italia. Ma proprio mentre sosteneva questa sua tesi, ebbe notizia di un grandissimo incidente avvenuto in Spagna; i comunisti stalinisti (insofferenti delle altre forze politiche che lottavano per la libertà del Paese e che non accettavano la loro impostazione e la loro prevaricazione politica) uccisero senza scrupoli un gruppo dissidente formato da anarchici e da socialisti, L’ira di Rosselli fu violenta, tanto che invitò il Partito socialista a rompere ogni contatto di lotta, anche in Francia, con il Partito comunista. Pochi giorni dopo, i fratelli Rosselli furono assassinati. Qualche timida voce allora, come qualche anno fa, ha sollevato dubbi non sulla matrice dell’assassinio, ma sui mandanti. Certo è che i fascisti avevano tutto l’interesse a eliminare un avversario di tale statura, ma occorre aggiungere che anche per i comunisti la svolta di Rosselli poteva essere molto pericolosa. Ho innanzi a me un libro, “Il battaglione Garibaldi” pubblicato a Lugano nel 1938 e poi ristampato a Roma nel 1945. Autore il leggendario Randolfo Pacciardi, comandante del battaglione “Garibaldi” della Spagna repubblicana. E’ un libro dedicato a coloro che in terra di Spagna morirono sognando una Italia libera e democratica. Nella edizione di Roma il testo è preceduto da una prefazione dello stesso Pacciardi che dice: “Ristampo oggi questo libro che scrissi in breve tempo a Lugano ne l1938. La guerra infuriava ancora in Spagna. Il battaglione Garibaldi completamente italiano si era trasformato nella Brigata Garibaldi. Naturalmente scrivendolo dovetti tenere conto che la guerra continuava e quindi costringermi a non dire cosa alcuna che potesse turbare la armonia dei combattenti repubblicani e nuocere ad una nobile causa. Ero partito dall’idea di riscriverlo completamente, ma rileggendolo sono venuto nella determinazione di lasciarlo tale e quale lo scrissi”. Ma perché Pacciardi era stato tentato di riscrivere il suo libro sulla guerra di Spagna? La guerra di Spagna fu un grande capitolo della lotta fra fascismo e libertà. Più degli interventi delle truppe di Franco, più dei bombardamenti navali tedeschi, più di Guarnica (2000 morti fra la popolazione per il bombardamento aereo del 26 aprile 1937), finì per contare l’offensiva comunista, una offensiva incalzante che per le sue pretese egemoniche pretendeva di non lasciare respiro alle forze repubblicane, con la sistematica distruzione di ogni altra forza politica che lottava contro Franco, dagli anarchici Camillo Berneri e Giovanni Barbieri (assassinati dai comunisti nel marzo del 1937) e da tutti i sospetti di non sufficiente ortodossia stalinista, a cominciare da alcuni comunisti e dai socialisti italiani Guadagnini, Carreri, Capponi e Alcaino, fucilati alla fine del 1937 con assurde accuse di tradimento. Forse qualche chiarimento potrebbe venire se da qualche parte sono conservati gli archivi e le carte di Pacciardi, e per quanto riguarda l’assassinio dei fratelli Rosselli se qualche studioso di buona volontà cercasse la risposta negli archivi di Mosca. Ma ritorniamo a Carlo Rosselli. Negli ultimi anni la sua attività era notevole, anche come giornalista. E il 23 aprile 1937 scrisse su “Giustizia e libertà” un articolo dal titolo “I partiti socialisti”. In questo articolo fa una analisi della politica socialista per concludere: “Una cosa è ricordare con rispetto, esaltare gli episodi della storia passata del Partito e le battaglie che onorano il proletariato italiano: una altra cosa è immaginarsi che il vecchio Partito sia sopravvissuto alla crisi e costituisca ancora una realtà attuale. No il partito socialista del 1892/1931 è finito. Vive nella storia appunto perché non vive più nella politica. Appartiene ad una altra epoca. Quanto più si sforzerà di prolungarne artificialmente l’eco, tanto più si voterà all’accademia. Ogni epoca, ogni lotta, offre, confeziona i suoi strumenti di azione. Il Partito socialista fu l’organo di azione e di educazione politica del proletariato italiano nella fase della democrazia prebellica. Il dopoguerra spalanca una fase nuova decisiva della lotta proletaria in tutta l’Europa e soprattutto nei Paesi che stanno subendo l’esperienza del fascismo. Si convincano inoltre i socialisti di tutte le scuole che oggi, sulla base del solo Partito socialista, per quanto ringiovanito, allargato, ricostruito, non si arriverà mai a mettere in piedi un movimento veramente forte, né si conseguirà l’unità proletaria. Meno preoccupazioni di partito, dunque, e più di politica socialista e proletaria. Meno disegni di ideali ricostruzioni socialiste e più di pratiche unioni di tutte le forze e correnti vive. E quando si discute, si discuta sui temi centrali dell’oggi e del domani, non dell’ieri”. Due anni dopo la fine della seconda guerra mondiale da Hitler e da Stalin, nel 1945, l’Italia, liberata dagli anglo-americani, si costituisce a Repubblica e il Partito socialista, smentendo le funeste considerazioni di Carlo Rosselli, nelle prime elezioni politiche si afferma come il maggiore Partito della classe lavoratrice. Segno evidente che l’idea socialista di Turati e di Treves era più viva che mai; poi una crisi dovuta non all’ideale socialista, ma a una politica di “subalternità” al Partito comunista, sino a Craxi che dimostrò che le tesi socialiste più attuali che mai potevano affermarsi. Quello che è successo in Italia, dopo Craxi è troppo recente. Ma il socialismo è crollato non perché le sue idee non erano più attuali, ma perché troppe forze politiche non erano disposte a dare “spazio” al socialismo per la congiura comunista per una parte della magistratura e per certi poteri forti. Lo “sbaglio” sull’avvenire del socialismo di un uomo della statura di Carlo Rosselli, è di buon auspicio: le idee socialiste sono sempre attuali perché il socialismo è un ideale vincente, con buona pace di tante cassandre di oggi che non hanno certamente la statura intellettuale e la preparazione storica di Carlo Rosselli.

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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini