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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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30 settembre 2009

Tu, io e niente più...... poesia by Luca Bagatin



No so chi sei o forse sì.
Non t'ho mai vista, ma che importa.
Non so perché, ma dico sì.
Penso che, ma anche no.
Non penso, non mi interessa pensare....
Perché voglio vivere immergendomi in te.
Tenendoti per sempre per mano.
Calda o gelida che sia.
Perché tu sei poesia.
E allora sia quel che sia.
Per sempre, Pera mia.
Frutto proibito.
Frutto celato.
Importa l'aspetto fisico o un cuore che ama silenzioso e che t'invia.....
Un bacio salato.
Erotico.
Sensuale.
Sgorgante e rigoglioso.
Fra i cespugli.
Un gabbiano che vola lassù.
Ai confini solo l'orizzonte.
E noi.....noi due.
Tu ed io.
Verso l'Antica Fonte.




28 settembre 2009

DIFFERENZE SESSUALI NELL'ATLETICA E NELLA SOCIETA': by Peter Boom

DIFFERENZA E INDIFFERENZA
presentazione by Luca Bagatin

Uomo, donna, transgender, ermafrodito....eccetera.
Peter Boom riesce sempre a focalizzare l'attenzione su aspetti che appaiono - ai più - o banali o indicibilmente sconcertanti.
Ma qual è o dov'è lo sconcerto ?
La differenza non è solo di gran lunga migliore rispetto all'indifferenza, ma è finanche quell'aspetto che ci permette di riconoscere nell'altro il nostro IO più profondo.
Le differenze, infatti, non sono presenti a caso. Ed esistono da sempre e per sempre.
Ovviamente non parlo solo di differenze sessuali.
Nella fattispecie, ad ogni modo, l'amico Peter, ci parla di un fatto passato un tantino in sordina, ovvero il caso dell'atleta Caster Semenya.
Buona lettura e conseguente riflessione.

Luca Bagatin



Differenze sessuali nell'atletica e nella società

Peter Boom – http://www.pansexuality.it

Tutti dovremmo sentirci solidali con la diciottene Caster Semenya, la grande atleta alla quale, dopo essersi meritata la medaglia d'oro con la vittoria degli 800 metri ai campionati mondiali di atletica a Berlino il 18 agosto di quest'anno, vogliono togliere la medaglia adducendo che lei non sia donna. Lei ora si sentirà come messa alla gogna davanti a tutto il mondo e ne soffrirà moltissimo, infatti un'altra atleta tempo fa si è suicidata a causa di questa stessa ragione.
Purtuttavia ritengo che non bisogna chiedere una oramai impossibile "privacy" per lei ed altri casi simili e non dovremmo parlare più neanche di "deviazioni" o "cure" per cambiare sesso. Disordine o disforìa di genere non sono belle espressioni e ci fanno sentire malati. Dovremmo parlare soltanto di differenze sessuali e infatti... siamo tutti differenti, diversi.
Ciò che deve cambiare è la società! Bisogna farla finita con una mentalità spesso imposta da religioni sadiche attraverso i secoli.
Dovremmo altresì tenere presente che circa il 15% delle persone possiedono in misura considerevole ( qualcuno dice ancora "anormale") le caratteristiche del sesso opposto. In tempi antichi gli ermafroditi furono stimati e visti come fiori rari. Non li avrebbero mai trattati con ormoni, terribili operazioni e non meno invasive cure psicologiche per adattarli ad una società ipocrita.
Se vogliono togliere la medaglia d'oro alla Caster Semenya dovrebbero prima dividere gli atleti partecipanti alle gare in innumerevoli categorie. Per altezza, peso, lunghezza delle gambe, per differenze ormonali, addirittura per la lunghezza del pene, dei piedi, etcetera, etcetera. Questo sarebbe praticamente impossibile e ci vorrebbero tantissime medaglie d'oro in più!



26 settembre 2009

Ma Giorgio La Malfa è ancora nel PRI ?


Giorgio La Malfa, parlamentare del Partito Repubblicano Italiano eletto nelle liste del PdL, nonché membro della Direzione nazionale del PRI, qualche giorno fa ha scritto una lettera al Corriere della Sera per esprimere le sue forti perplessità nei confronti del Governo di cui il PRI stesso fa parte.
Le argomentazioni di La Malfa sono corrette ed ineccepibili: dalla critica ad una politica economica poco attenta a porre freno alla spesa pubblica (come i precedenti governi centrosinistri, peraltro); alla mancata riduzione delle imposte; alla mancata abolizione delle Province, sino ad una scarsa politica laica nei repporti fra Stato e Chiesa.
Giorgio La Malfa ha ragione da vendere a porre i punti cardine del programma del Partito Repubblicano, che inizialmente erano stati condivisi ed approvati anche del PdL nella persona dello stesso Premier Berlusconi.
Il problema è che La Malfa fa tutto ciò senza interpellare il partito e totalmente a titolo personale. Un partito - quello Repubblicano - che ha coerentemente preferito sostenere questa maggioranza che, nel suo piccolo, alcune istanze repubblicane le ha recepite sin da subito (riduzione degli sprechi nella Pubblica Amministrazione e ritorno al nucleare, tanto per fare un esempio).
Stupisce fra l'altro che sia proprio Giorgio La Malfa a dire "addio" al Governo Berlusconi, mentre sino a qualche tempo fa egli stesso era intenzionato ad iscriversi al PdL, uscendo dal glorioso partito che fu di suo padre Ugo.
Il PRI, prossimamente, aprirà il suo Congresso. Un partito nel quale non solo si deciderà la linea, riaffermando i punti cardine Repubblicani: riduzione della spesa pubblica, abbassamento delle imposte, abolizione degli Enti inutili, allungamento dell'età pensionabile e riaffermazione delle libertà civili, ma che molto probabilmente vedrà il ritorno di Luciana Sbarbati e dei Repubblicani Europei in seno al PRI.
Un partito che dunque si ricompatta e che necessita di un forte rinnovamento nella classe dirigente.
Un partito che deve rimanere vivo perché le sue istanze liberali - anticipate da Giuseppe Mazzini nell'800 - si sono affermate in tutto l'Occidente democratico.
Un partito che necessita anche di Padri Nobili, ma a patto che questi remino per l'unità e non passino sopra al partito stesso solo perché detengono un nome illustre.

Luca Bagatin



24 settembre 2009

Riccardo Finzi....praticamente detective


un paio di volumetti delle avventure di Riccardo Finzi e, al centro, l'autore Luciano Secchi in una foto di gioventù

L'ho scovato in una libreria veneziana che è un vero e proprio magazzino ove un libro non si trova...si "scova" letteralmente !
Riedizione polverosa, ovvio !
Riedizione del 2000 di un romanzo giallo pubblicato per la prima volta nel 1981 nella collana Scotland Yard della Max Bunker Press.
Vi dice niente ?
Beh, carissimi alanfordissimi come me o anche no, non avrei mai immaginato di "scovare" un romanzetto di Luciano Secchi fra incasinatissimi scaffali dell'Acqua Alta, la libreria di cui sopra incastonata fra le callette storiche di Venezia.
Luciano Secchi in arte Max Bunker, prolifico autore ed ideatore dei più scalcinati fumetti anni '60-'70-'80-'90 e 2000.
Noto ai più per essere il papà (nonché sosia) di Alan Ford, l'agente segreto più imbranato e belloccio del Gruppo TNT.
Il nostro caro Max-Secchi, classe 1939, è altresì noto per essere il padre di Riccardo Finzi, protagonista dell'omonima serie di brillantissimi romanzi gialli ancora oggi acquistabili al sito www.maxbunker.it.
Nella fattispecie, il libercolo che mi sono trovato fra le mani, si intitola "Fotofinish".
Un libercolo da edicola che si legge d'un fiato divertendosi ed avvincendosi (ma si può dire ?). Appassionandosi, insomma, nel racconto in prima persona dell'investigatore privato più balordo di Milano.
Riccardo Finzi è infatti un giovane investigatore diplomatosi per corrispondenza. Abbastanza imbranato e scalognato, ma sempre pronto a risolvere intricatissime situazioni anche quando un caso non gli è affidato direttamente. Il tutto con il supporto amichevole del carabiniere in pensione Ciammarica e dell'anziana vicina di casa Pina Parenti (cuoca e governante volontaria del Finzi).
In una Milano da bere & da mangiare, il Nostro, in "Fotofinish", si troverà ad avere a che fare con un caso di pedinamento apparentemente molto semplice, commissionatogli da una ricca signora borghese gelosa del marito, che si concluderà purtuttavia con l'assassinio dello stesso.
Ed in seguito....i cadaveri diventeranno molti di più !
Fra sosia, corse dei cavalli, amori fuggenti e sfuggenti, Riccardo Finzi si troverò persino accusato degli omicidi finendo in galera.
Riuscirà brillantemente a scagionarsi con l'arguzia e l'humor tipici di coloro i quali, pur non avendo nulla da perdere, hanno anche tutto da guadagnare.
A parer mio Riccardo Finzi è un po' il padre putativo di Lazzaro Santandrea, il protagonista dei noir dell'amico Andrea G. Pinketts. Eroi/antieroi urbani senza macchia ma qualche paura. Con l'unica differenza che il primo è completamente privo di vizi, mentre il secondo è un ricettacolo di Bacco, Tabacco e Venere (pur senza mai ridursi in cenere, anzi !).
Dalle avventure noir di Riccardo Finzi è stato tratto anche un divertente film cult, del 1979, con protagonista Renato Pozzetto: "Agenzia Riccardo Finzi, praticamente detective" per la regia e la sceneggiatura di Bruno Corbucci.
Un cult nel cult, insomma.
Dal genio di quel geniaccio di Luciano Secchi al quale molte generazioni come nostra devono la loro formazione, se non proprio culturale in senso stretto, quantomeno artistico-creativa.

Luca Bagatin



22 settembre 2009

Squarci (brevi, notturni e carichi di stanchezza) di Pordenonelegge.....


Con Giorgio Faletti accanto mi sono sentito (almeno più del solito) come il Luca de "La notte prima degli esami"


Con Nathalie (una mia fan sbucata da nonsodove che mi ha convinto a posare con lei....)



21 settembre 2009

Giordano Bruno Guerri e il suo D'Annunzio libertario....a Pordenonelegge


Piacevolissimo l'incontro tenutosi presso il Palazzo della Provincia di Pordenone nell'ambito del Festival Pordenonelegge, con Giordano Bruno Guerri, storico, specie di Gabriele D'Annunzio e del Futurismo, nonché neo Presidente del Vittoriale e con la professoressa Antonella Sbuelz Carignani, che ha presentato il suo “Il romanzo di Fiume”, ovvero una microstoria nell'ambito della vicenda fiumana.
Una vera e propria lettura e rilettura di D'Annunzio, quella di Guerri in particolare. Un D'Annunzio che ha cambiato tutti i canoni della comunicazione dei primi del '900, anticipando per moltissimi versi quella di oggi.
Un D'Annunzio esteta e uomo libero. Persino libertario, allorquando nel 1919, con la sua Fiat 500 sventolante una simpatica bandierina con la scritta “Me ne frego”, raggiunse Fiume e la occupò – senza sparare un colpo e/o causare spargimento di sangue -  con soli 1500 uomini al seguito ed ingraziandosi tutta la popolazione, fatta per la maggior parte di disertori.
Una vera e propria sfida al potere dello Stato, per edificare una Città-Stato dionisiaca, libertaria, senza alcuna distinzione di sesso (le donne potevano far parte dell'esercito) e di orientamento sessuale (l'omosessualità non era condannata ed era praticata alla luce del sole).
Una città di visionari ed utopisti, per nulla precursori o sostenitori di quel totalitarismo che passerà alla Storia con il nome di Fascismo, come certa storiografia mistificatoria vorrebbe far credere.
“Viva l'amore” era lo slogan del D'Annunzio, poeta ed intellettuale di fama europea, che mai avrebbe immaginato la follia e le barbarie nazifasciste.
Un'utopia che durò poco, come ricorda lo stesso Giordano Bruno Guerri. Ma decisamente emblematica e da ricordare, nella Storia d'Italia.


Luca Bagatin (nella foto con Giordano Bruno Guerri.....il cui look dai jeans volutamente consunti e strappati pare aver fatto colpo)



21 settembre 2009

Associazione culturale Odeia a Pordenonelegge: all'insegna del jazz


Anche quest'anno l'Associazione culturale Odeia di Pordenone ha partecipato alla "Festa del libro con gli autori" Pordenonelegge.it, nell'ambito del "Progetto Jazz-koinè", ovvero il Festival del Jazz pordenonese che la vede impegnata dal 2002.
Odeia ha infatti organizzato due incontri in cui autori e libri sono stati protagonisti assieme alla musica, narrata e suonata.
Luca Ragagnin è infatti autore di "Un amore supremo" e sabato 19 settembre scorso, alle 19.30 presso il Caffè Letterario di Pordenone, ha intrattenuto il nutrito pubblico con una lettura di alcuni racconti tratti dal suo libro, accompagnati dalle note musicali a ritmo di jazz di Paolo Corsini ed Alessandro Turchet.
Il secondo incontro si è invece svolto domanica 20, negli stessi orari e nello stesso luogo, con la presenza di Flavio Massatutto, autore di "Jazz e Fumetto. Da Batman a Charlie Parker". Una vera e propria fusione di comunicazione fumettistica e musical-jazzistica.

Luca Bagatin



19 settembre 2009

Slavoj Zizek a Pordenonelegge: un filosofo marxista che non ci convince punto. E a capo



Ammetto spudoratamente: non lo conoscevo né ne avevo mai sentito parlare. Sarò anche un ignorante, ma non meno curioso.
Infondo se una cosa non la conosci, questa stessa, ti spinge ad approfondire. E senza pregiudizio alcuno.
E così mi sono recato alla conferenza stampa-incontro tenutasi a Pordenone nell'ambito di Pordenonelegge - ormai nota manifestazione letteraria - con Slavoj Zizek, che scopro essere filosofo e psicanalista (lacaniano) sloveno. Fra l'altro pare anche essere "fra protagonisti indiscussi del panorama filosofico internazionale" (così recita la brochure di Pordenonelegge).
Ora, sin da subito mi lascia perplesso: inizia a parlare di Berlusconi.
Afferma che è il simbolo di un fenomeno globale da non sottovalutare. Quello di un grande vuoto morale iniziato in Argentina con Carlos Menem e proseguito poi con Reagan che si prendeva in giro da solo e parlava senza vergogna (sì, ma di che ?).
Sostanzialmente Zizek afferma che "non c'è più dignità nei governanti d'oggi" (sì, va bene, ma il punto qual è ?).
E qui attacca a parlare della "destra" (sì, ma, quale ?) che ha "ribaltato le buone maniere", che ha assunto una sorta di lunguaggio "sessantottesco" (?!?). Mentre la "sinistra" (a ri-quale ?) dovrebbe fare più attenzione al "decoro".
Zizek versione Marco Travaglio ?, mi sono chiesto...
Un giornalista gli pone un'ottima domanda sulla sua visione della Religione. Zizek risponde che si definisce un "materialista cristiano", ovvero un ateo che purtuttavia crede nel cristianesimo comunitario, egalitario (magari, aggiungiamo noi, pure messianico....quello che porta agli "ismi"). La sua critica alla Chiesa è dunque rivolta al fatto che essa non riesce ad affrontare la questione di costituirsi quale "comunità non gerarchica.....come invece fece il Partito Comunista" (e qui strabuzzo gli occhi !!!).
Prendo dunque la parola. L'occasione è troppo ghiotta per porgli la domanda fatidica: "Mi sembra di capire che lei sia un marxista. Ma il marxismo non è quell'ideologia totalitaria che ha mietuto e continua a mietere milioni di morti in tutto il mondo ?"
Mi sorride, un po' imbarazzato, poi risponde: "Beh, se volete risposte brevi è meglio mi facciate domande più stupide e meno complesse di quella che mi ha posto il signore qui presente" (uno a zero per me, dunque !).
Gentilmente passa a rispondermi con un lungo discorso che tenterò di riassumere.
Afferma che si può ancora imparare molto da Karl Marx. Che la Rivoluzione d'Ottobre fu una cospirazione anarchica dalla quale lui preferisce prendere le distanze, così come dallo stesso pensiero anarchico.
Si dice marxista, ma un marxista che cerca di andare alla radice della questione, dell'ideologia. E che una critica seria al marxismo la possono fare solo i marxisti, i quali hanno la base ideologico-culturale per poterlo fare (ordunque, noi sfigati liberaldemocratici, meglio che stiamo zitti....).
Slavoj Zizek prosegue affermando che uno dei compiti della "sinistra" (e ora comprendiamo di quale sinistra egli parli: quella comunista di matrice marxista) è proprio quello di analizzare e criticare il fenomeno staliniano e comunista.
Zizek dice che il 99% della sinistra tende purtroppo (per lui, non certo per noi !) ad accettare passivamente il capitalismo democratico liberale che, a parer suo, è un sistema iniquo che non potrà mai risolvere i "vari antagonismi" (così li definisce), come il problema ecologico, quello del razzismo e della biogenetica.
Conclude affermando che "bisogna reinventarsi qualche cosa", per opporsi al "capitalismo autoritario" che ha prodotto la Russia di Putin e la Cina (che però - vorremmo fargli notare - sono prodotti diretti del marxismo....e non certo della democrazia liberale !) che sono un pericolo per la democrazia (come lo furono l'Urss prima e la Cina di Mao, vorremmo nuovamente fargli notare).
Zizek stigmatizza il fatto di essere definito "mago del marxismo" in quanto "non ha tutte le risposte" (ah....non ce n'eravamo mica accorti !), ma ha comunque una visione apocalittica.
La visione apocalittica, dopo averlo sentito, l'abbiamo un tantinello noi. Ma non certo per il presente ed il futuro che necessitano di essere governati con gli unici strumenti possibili: la libertà e la democrazia.
Un filosofo e psicanalista che ci ripropone la vecchia lezione marxista della Storia, ritenendo di attualizzarla, ci lascia letteralmente basiti ed attoniti soprattutto alla luce di argomentazioni che -  obiettivamente -  sembrano latitare alquanto.
Leggeremo i suoi saggi, ma riteniamo che la lezione liberale, antidogmatica, antimessianica ed antitotalitaria di Mazzini, Toqueville e Stuart Mill sia di gran lunga più stimolante, attuale e soprattutto utile ad una "Società Aperta".

Luca Bagatin



18 settembre 2009

Lo spirito vivo del nostro XX Settembre

Come ogni anno i Massoni del Grande Oriente d'Italia, il XX Settembre, celebrano l'Equinozio d'Autunno (e dunque la ripresa dei lavori massonici) ed il ricordo della Breccia di Porta Pia (XX Settembre 1870), allorquando, con l'entrata dei Bersaglieri in Roma, si pose fine al Potere temporale dei Papi e si riportò la città alla civiltà.
In questi giorni ho avuto modo di trovarmi fra le mani un vecchio numero della "Rivista Massonica" del GOI, diretta dall'ex Gran Maestro Giordano Gamberini, del gennaio 1975.
Vi ho trovato un bell'articolo di Spartaco Mennini, a ricordo proprio del XX Settembre e dell'Unità d'Italia.
Nell'articolo è detto chiaramente che la Massoneria non partecipò direttamente al processo di unificazione ed emancipazione dell'Italia dal giogo austriaco, papalino, francese e borbonico, ma allo stesso tempo furono molti i Massoni a parteciparvi. Massoni che furono imprigionati, che morirono a Novara, Custoza, Curtatone, Montanara, che furono decapitati a Roma in Piazza del Popolo e così via....
Questo, spiega Mennini, perché "la Massoneria è l'anima delle cose, è l'idea che muove ma che mai può pretendere o meglio che mai deve imporre la soluzione temporale". Ed ancora: "Il Massone deve essere il cavaliere della libertà, ma non deve imporre un modello di libertà....".
Questo a dire quali alti ideali antidogmatici ed antitotalitari ispirarono personalità carismatiche e coraggiose quali Giuseppe Garibaldi e Goffredo Mameli e moltissimi altri, persino dall'estero e persino donne come Madame Helena Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica, che combattè fra le truppe garibaldine nella battaglia di Mentana.
Tornando al XX Settembre, ad ogni modo, essa è la festa di tutti i sinceri democratici, laici, liberali, repubblicani e monarchici per le libertà, di tutti gli ebrei, i carbonari, i massoni, i cattolici liberali, di tutti gli italiani e le italiane insomma.
E Festa Nazionale deve tornare ad essere, come proposto dal disegno di legge di iniziativa dei deputati Mario Pepe (PdL), Maria Antonietta Farina Coscioni (Radicali), Giancarlo Lenher (PdL) e Maurizio Turco (Radicali), perché abolita ingiustamente dal totalitarismo fascista negli anni '20 del '900 e perché patrimonio dell'Italia intera in quanto simbolo della stessa Unità Nazionale.
Unità Nazionale che compirà fra poco 150 anni e della quale dovremmo davvero andare orgogliosi. Non per mero ed illusorio "sentimento di Patria", bensì perché siamo un Paese tutto sommato libero anche se non del tutto democratico e civile (a causa anche di una classe politica assai poco colta e lungimirante). E perché siamo un Paese ancorato all'Occidente, nonostante le pericolose spinte vaticane.
Un Paese di fratelli con un'unica lingua e medesimi usi e costumi.
Un Paese che dovrebbe provare dunque vergogna per coloro i quali propongono di insegnare nelle scuole il dialetto e/o osano parlare in dialetto persino nel Parlamento Europeo (non volendosi dunque far comprendere dai più), sede democratica e civile per eccellenza !
E' altresì vergognoso che quest'anno sia stato espressamente vietato ai Radicali di tenere la consueta "marcia anticlericale" il 19 settembre da Porta Pia a Piazza Pio XII, davanti al Vaticano, nemmeno se svolta "in fila indiana".
Ad ogni modo i Radicali affermano con forza che in quella data, a partire dalle 14.00, a Porta Pia, ci saranno comunque.
Come ci saranno fisicamente - o con il cuore - tutti coloro i quali credono che la laicità dello Stato non sia mai bieca o malata, ma sempre e comunque civile ed emancipatoria.
E che ritengono che la "malattia" stia altrove, ovvero laddove vi è teocrazia, ideologia, totalitarismo in nome del mero Potere.
Questo è e sarà - come sempre – lo spirito vivo del nostro XX Settembre.


Luca Bagatin


Ecco la proposta di legge presentata alla camera e attualmente ancora al vaglio delle commissioni.

XVI LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

N. 449

PROPOSTA DI LEGGE
d'iniziativa dei deputati

MARIO PEPE (PdL), FARINA COSCIONI ( Pd-Radicali), GIANCARLO LEHNER ( PdL), MAURIZIO TURCO ( Pd-Radicali )

Ripristino della festa nazionale del 20 settembre

Presentata il 29 aprile 2008

Onorevoli Colleghi! - Per un lungo periodo il 20 settembre 1870, data della presa di Porta Pia a Roma da parte delle truppe piemontesi, è stato festeggiato come giornata della riunificazione nazionale e della conquista di un'identità nazionale, perduta sin dai tempi della caduta dell'Impero romano d'Occidente nel lontano anno 476.
Le basi liberali dello Stato unitario sono state a lungo oscurate dopo la conclusione del periodo risorgimentale, con la fine della prima guerra mondiale, da molti considerata la quarta guerra d'indipendenza. Subito dopo, per ragioni non chiare, tale festa venne abolita.
Paradossalmente questa memoria è rimasta nel nome delle vie e delle piazze site in quasi tutte le città italiane. E molto spesso a portare il nome «XX Settembre» sono le vie e le piazze principali, realizzate nei tumultuosi anni successivi alla riunificazione nazionale e custodi ormai dello stile costruttivo oltre che della concezione di città moderna dell'Italia liberale e risorgimentale. Luoghi che sarà opportuno sottoporre al regime vincolistico dei beni culturali, in quanto depositari di una precisa memoria storica.
Tuttavia quanti, fra coloro che vi abitano o vi lavorano, sanno cosa è successo il 20 settembre? L'oscuramento, la rimozione della data in cui l'Italia ha ritrovato la sua capitale, è quasi totale.
Il settennato del Presidente Ciampi ha riportato in auge l'inno di Mameli: che piaccia o no è il nostro inno nazionale, tutti lo conoscono, lo cantano e ci si riconoscono, è un elemento della nostra identità.
È ora pertanto che la Nazione recuperi la memoria del 20 settembre 1870, giorno dal quale non siamo più stati «calpestati e derisi» e siamo diventati un popolo.
Riproporre la festività del 20 settembre significa recuperare alla memoria collettiva una data fondante per la nostra Nazione e al contempo respingere ogni forma di inaccettabile revisionismo per quanto riguarda le gloriose vicende del nostro Risorgimento.


PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.

1. A decorrere dall'anno 2008 la celebrazione del Risorgimento italiano ha nuovamente luogo il 20 settembre di ciascun anno, che pertanto è ripristinato come giorno festivo, ai fini di cui all'articolo 2 della legge 27 maggio 1949, n. 260.

Art. 2.

1. Il Ministro per i beni e le attività culturali, su istanza motivata dell'ente locale interessato, presentata alla soprintendenza competente per territorio, provvede alla verifica della sussistenza degli elementi che consentano la dichiarazione dell'interesse culturale, ai sensi e per gli effetti del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, delle vie, delle piazze e di ogni altro luogo intitolato alla ricorrenza del 20 settembre.

Art. 3.

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.



16 settembre 2009

Pordenonelegge.it : un inizio sotto i peggiori...auspici



Ora, non si è mai capito bene se a Pordenone, (poco sor)ridente città del Nord Est italico, si legga o meno......nonostante PordenoneleggePuntoIt (la kermesse del libro-incontro con gli Autori, che dal 16 al 20 settembre ci vedrà impegnati in probabili ed improbabili reportage).
Ad ogni modo quest'anno non si poteva iniziare....peggio.
Confermando quanto sostenuto dal grande Ernest Hemingway (che proabilmente delle kermesse letterarie se ne sarebbe impiPPato alla grande), Pordenone, oggi, è stata letteralmente il "pisciatoio d'Italia" con temporali e conseguente pioggia a dirotto prevista anche per i giorni successivi.
Come se non bastasse, uno degli eventi clou della serata è stato il recital dell'attrice Claudia Koll con poesie dedicate alla Madonna in collaborazione con le Edizioni Vaticane (sic !).
Dal pornosoft al clericaleggiante...in salsa comunistarda.
Abbiamo ordunque dato forfait.
Per finire....erano del tutto assenti le piacevolissime bancarelle del libro (presenti solo gli stand vuoti ancora in allestimento) !!!!
Tristo inizio. Non può dunque andare peggio.
Finirà in bellezza il 20 settembre, giornata in cui parlerà Beppino Englaro....nel mitico giorno a ricordo della Breccia di Porta Pia !
Come potrebbe essere diversamente del resto (PordenoneleggePuntoVirgolaDuePuntiAcapo.It o meno) !

Luca Bagatin

PS: un ringraziamento meritato invece allo staff dell'Ufficio Stampa di Pordenonelegge: scritto, diretto ed interetato dall'amica radicale (dai tempi della fondazione della Lista Emma Bonino) Paola Sain e dalla sua socia Daniela Volpe.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini