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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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31 agosto 2010

Stop all'imbarazzante e pericolosa politica estera di Silvio Berlusconi



E dopo l'amicizia con i già comunisti ed antidemocratici Vladimir Putin e Alexandr Lukashenko (senza contare il patto di ferro al governo con il già comunista Umberto Bossi) ed oggi i rinnovati omaggi al dittatore libico Mu'ammar Gheddafi,
Silvio Berlusconi

si riconferma il leader europeo più antieuropeo, antiamericano ed antioccidentale della piazza.
Urge una sollevazione democratica di liberali, repubblicani, liberalsocialisti, atlantisti, amerikani col kappa, anticomunisti, antifascisti !!!!




Per una nuova, autentica, Rivoluzione Liberale



30 agosto 2010

"MACCHE' GENIO ! SE ERA SOLTANTO UN BIDONE" di Pier Carpi

E SE LEONARDO DA VINCI FOSSE STATO UN INCAPACE ?
presentazione di Luca Bagatin

Chi è abituato a leggere questo mio blog, sa che ho da sempre una profonda ammirazione per il compianto scrittore, giornalista, regista e fumettista Pier Carpi.
Tale ammirazione nasce dal fatto che egli, oltre ad avere utilizzato nelle sue opere uno stile romanzesco, si è sempre occupato di personaggi controversi (Leonardo da Vinci, Cagliostro, i Kennedy, Licio Gelli....) e sempre con punti di vista nuovi, documentati, diversi da quanto "la vulgata" ha voluto raccontarci di loro.
Oggi, a curarne la memoria e gli scritti, oltre alla moglie Franca Bigliardi, c'è l'amico Salvatore Vaglica, con il quale sono in contatto da un anno e che recentemente mi ha fatto pervenire questo scritto inedito su Leonardo da Vinci, appunto.
Lo scritto non è tutto sommato lungo, ma la documentazione raccolta da Pier Carpi è sicuramente notevole.
Personalmente non prendo posizione in merito. Mi limito solamente ad offrirvi un ulteriore strumento di approfondimento.

Luca Bagatin

MACCHE' GENIO ! SE ERA SOLTANTO UN BIDONE
di Pier Carpi

Furbo e intrigante, non fu né ingegnere né architetto, non capiva nulla di matematica e di anatomia, plagiò le sue celebri invenzioni, non conosceva l'affresco ed era semianalfabeta. Ecco come la storiografia più aggiornata ha ridimensionato il mito leonardesco.

Messer Liunardo da Vinci, il nostro geniale Leonardo, poteva diventare il più grande pittore di ogni tempo. Sicuramente fu uno tra i massimi disegnatori. Ma rinunciò alla carriera per motivi venali: il mestiere di "dipintore" non rendeva abbastanza e gli artisti vivevano alla giornata nelle loro botteghe, come testimonia lo stesso Verrocchio, quando si lamenta che " un cuoco guadagna più di un dipintore". non aveva torto, poichè alla sua morte, trovò sepoltura soltanto grazie alla generosità di un ricco allievo, che ospitò il suo corpo nella cappella di famiglia. Botticelli e il Ghirlandaio non ebbero miglior fortuna.
Scrive Kenneth Clark, uno dei massimi esperti vinciani, dell'Università di Yale : " Possiamo presumere che Leonardo, al pari di altri giovani di talento, trascorse gran parte della sua vita a non fare assolutamente niente ". Infatti, quando Leonardo venne assolto nell'ingiusto processo per sodomia, Verrocchio rimane stupito nel vedere che, nonostante la non più giovane età, non si decideva ad aprire bottega per conto suo. Non sapeva che il maturo allievo aveva ben altri progetti. Arricchire, e alla svelta. Intanto, pensava di vendicarsi di colui che lo aveva denunciato all'urna di Palazzo Vecchio. E preparava un veleno, iniettando sostanze in un alberello, che avrebbe germogliato pesche letali e che lui avrebbe fatto pervenire al suo calunniatore. non sappiamo se il progetto giunse a termine. Ma sappiamo pultroppo che Leonardo, rinunciano al mestiere di dipintore, sprecava il suo unico talento, riscontrabile oggi in pochissime opere, come la Monna Lisa, la Vergine delle Rocce e la Sant'Anna. Altri quadri, come La Vergine e il bambino ( orribile per i vistosi errori anatomici ) il San Giovanni, Il Bacco Androgino, sono decisamente brutti e comunque in gran parte opera di suoi allievi. Da tempo il mito leonardesco è stato scalfito da studiosi qualificati tutt'altro che di parte, come il vinciano professor Auguste Koyré, dell' Istitute For Advanced Studies di Princeton, che scrive: " Benché Leonardo sia stato definito un grande scienziato e studioso, i moderni storici respingono quasi unanimemente tale interpretazione" . Eppure l'agiografia continua a presentarci un Leonardo. Come genio assoluto, summa scientifica, faro del Rinascimento. Si improvvisò scultore, combinando disastri e non scolpi mai nulla, perché ne era incapace. Si tramandava la sua leggendaria fama di architetto e costruì soltanto una stella. Si favoleggia delle sue invenzioni e armi segrete, che furono plagi di lavori già noti o banali fantasticherie, e quando si tentò di attuarle portarono al ridicolo. Si parla di lui come di grande ingegnere, ma si limitò a tentare una ridicola e costosissima deviazione dell'Arno, che non si poté terminare perché contro ogni legge scientifica e naturale. Odora ancora di zolfo per la sua fama di astrologo, ma lasciò scritto di ritenere l'astrologia una gran fandonia, e le sue imprese occulte furono a metà tra la sete di vendetta e il puro intrattenimento per le corti compiacenti. E' considerato un grande anatomista, per i suoi studi e disegni sul corpo umano, e invece non ne capiva nulla : per fortuna rimasero i disegni, i migliori della sua produzione. Lo si saluta come l'ideatore del volo umano, ma i suoi tentativi, basati su antichi disegni altrui, caddero nel ridicolo. tutt'al più si può parlare di Leonardo come del precursore del mondano deltaplano, Inoltre era semianalfabeta, scriveva in modo rozzo quanto presuntuoso, con macroscopici errori e con linguaggio contadino. Afferma il professor Giorgio De Santillana, dell'Università di Harvard, nel suo A man without letters, dedicato al problema specifico : " Leonardo scrive esattamente come i contadini del suo tempo e come quelli odierni. La sua ortografia è quella di una domestica" Il fatto di scrivere da sinistra a destra era considerato da lui un codice impenetrabile e, accanto a simili ingenuità non lesinava gli incensamenti alla propria grandezza, alla smania di gloria e soprattutto di denaro.
Leonardo si potrebbe definire con la famosa frase di Robespierre : Che cos'è questo miscuglio di genio e volgarità ? " certamente era in buona fede, rafforzato dalla massima presunzione . Sentendosi genio incompreso. Sentendosi genio incompreso e inaccettato, fece in modo di essere compreso, accettato e ben pagato, senza essere un genio. In questo riuscì grazie alla sua capacità istrionesca di convincere chiunque delle proprie fantasie, col talento di un moderno press-agent di se stesso. Sapeva vendersi bene, non esitava a bluffare e anche a barare e soprattutto seppe essere un cortigiano impareggiabile. Si scatenava nell'allestire feste e fuochi d'artificio, spettacoli e divertimenti per il signore di turno, mentre sceglieva sempre il partito migliore, nelle diverse fazioni. Tagliò le gambe ai nemici, fu sempre puntiglioso e vendicativo, come ricorda in The tragic pursuit of perfection, l'esperta vinciana Antonine Vallentin : " Leonardo aveva una sua irresponsabile passione per i tiri mancini " Capì che il successo era dovuto alla protezione delle grandi amanti, e se ne fece servo, lacchè, persino ruffiano, non esitando a cambiar padrona non appena una prediletta cadeva in disgrazia.Tutto questo per un solo scopo : vedere riconosciuti i suoi meriti di onnisciente, di genio dei geni. Se fece di tutto, sbagliando sempre, fu per la sua smania di arrivare, di stupire, di arricchire: solo una immensa fortuna, pensava e scriveva, gli avrebbe consentito di dedicarsi alle grandi opere in ogni campo dello scibile, che altrimenti non avrebbe potuto compiere. Purtroppo non fece nulla: ci ha lasciato pochi quadri, molti bellissimi disegni e tante follie disegnate e descritte nei suoi celebri codici. Ma tra tutti, c'è rimasto il suo capolavoro: Leonardo, lui stesso, la luce del Rinascimento. Era riuscito almeno in questo, a creare la propria leggenda. Il suo semianalfabetismo è dovuto al fatto di aver appreso a leggere e a scrivere dalla modesta matrigna Albiera, che in seguito morì di parto. Trascurato da un padre che lo odiava, il giovane Leonardo frequentò poco la scuola, per disertarla poi completamente. presto a bottega dal Verrocchio, cerco di rifarsi da autodidattica, ma commise l'errore di studiare sul testo De re militari di Vitruvio. Non imparò né latino né italiano, ma fu affascinato dalle armi e dalle macchine di guerra, tanto da plagiare da quel testo antichi congegni bellici di cui si attribuì l'invenzione. A bottega, lavorava poco e malvolentieri, soprattutto alle tavole del Verrocchio. Molti sono i lavori di quel periodo attribuiti a Leonardo. Forse, l'angelo del Battesimo di Cristo, ma esperti come Morelli, Thiis, Cruttwell, Grizzoni, Siren e Bodner negano che gli altri dipinti a lui attribuiti siano di sua mano, in particolare l'Annunciazione, già erroneamente attribuita al Ghirlandaio, i due ritratti della Vergine e il quadro della dama nobile, attualmente negli Stati Uniti, nel museo di Detroit, il cui curatore, il professor W.R. Felentiner, dichiara : " il primo dipinto senza alcun dubbio di mano di Leonardo è lo schizzo dell'Adorazione dei Magi, da lui eseguito all'età di trent'anni".
Il Verrocchio, che aveva simpatia per il non più giovane allievo che non concludeva nulla, lo presentò a Lorenzo il Magnifico, sollecitandogli un incarico.Ebbe un anticipo vistoso, di ben venticinque fiorini, per dipingere un San Bernardo in una pala d'altare. Molte altre volte prese anticipi e non realizzò nessun lavoro, facendosi anche condannare dai tribunali. Non aveva ancora iniziato la pala quando, dopo la congiura dei pazzi e la dichiarazione di guerra a Firenze da Parte di Papa Sisto, vide la possibilità di mettere finalmente in mostra il proprio genio. Presentò alla Signoria i suoi progetti di armi micidiali e di macchine belliche, garantendo la sconfitta nemica. Ma il Gonfaloniere respinse il tutto, sottolineando come si trattasse di strumenti già in uso presso gli antichi Persiani e gli stessi Romani, inattuabili e addirittura pericolosi. Tra gli altri, il vecchio sistema persiano di mettere lame alle ruote dei carri di guerra, per falciare la cavalleria nemica. Già all'epoca venne scartato poichè otteneva l'effetto opposto, quello di distruggere i carri amici e di falciare la propria cavalleria. Consigliato di dedicarsi alla pala, naturalmente tornò ai suoi studi, alla ricerca della grande scoperta che potesse renderlo famoso. Si impegnò negli studi scientifici e nelle elaborazioni matematiche, credendo di aver raggiunto risultati eccezionali. Scrive il matematico George Sarton dell'università di Havard, nel suo Art and science: "Nonostante tutte le asserzioni del contrario, Leonardo non era un matematico. nel prodigioso campo della matematica era unicamente in grado di brancolare come un cieco". infatti, fini per costruire uno stravagante strumento musicale, un liuto, che incuriosì Nannina Rucellai, sorella di Lorenzo. Il Magnifico, che non voleva saperne di Leonardo che lo aveva truffato con una pala d'altare, poi con una seconda, per la quale aveva versato un altro forte anticipo senza vedere nulla, fu costretto dalla sorella a ricevere il genio. Ascoltò l'esibizione con quello strano strumento e colse l'occasione per liberarsi di Leonardo: si disse pronto a pagarlo, purché fosse lui stesso a recarlo in dono a Ludovico Sforza, a Milano. Leonardo arrivò così alla corte ducale, carico di sogni e di progetti. Il liuto doveva essere soltanto la chiave per entrare nel cuore del nuovo signore e assumere ben altri ruoli di protagonista. Il duca ricevette Leonardo, ascoltò annoiato l'esibizione con il liuto e lo congedò. Ma il genio trasse all'iprovviso un documento e pretese di leggerlo, tra la noia generale: in esso, con una presunzione incredibile, si presentava come detentore di segreti di guerra, ingegnere matematico, architetto, scienziato in ogni campo, persino come scultore. Sapendo che il duca aveva in progetto la costruzione di un monumento equestre in bronzo in onore del padre, si disse in grado di eseguirne uno impareggiabile, lui che non aveva mai scolpito nulla. Ma nessuna sua proposta colpì Ludovico : né le armi da guerra, come le navi inattaccabili dagli esplosivi e dal fuoco, né le bombarde a retrocarica, né i ponti mobili, né il monumento equestre. Non offrì nessun posto al postulante e lo congedò bruscamente. Sarebbe stata la miseria, se alcuni individui non avessero trovato per il genio un forte anticipo per la solita pala d'altare che non sarebbe mai stata dipinta.

Quando a Milano esplose la peste Leonardo si buttò con impegno a risolvere il problema. Per avere un idea della sua follia, oltre che dell'inconsistenza delle leggende che lo vogliono esperto in medicina e grande architetto, basterà ricordare le idee che lui propose al duca, per debellare il flagello. partendo dall'assurda convinzione che la peste si trasmettesse via aria, consigliò semplicemente di radere al suolo Milano e far costruire al suo posto, dieci città, di trentamila abitanti l'una, da sistemare lungo il Ticino. Le disegnò puntigliosamente: una parte in superficie, per i ricchi, una parte sottoterra, per i poveri. Sistemò le fognature con scarico nel Ticino, dimenticando che in estate, con l'abbassamento delle acque, i risultati sarebbero stati terrificanti. E non curandosi del fatto che i poveri delle città sotterranee dovessero vivere nelle fogne, al buio. Non ricevette mai risposta, mentre gli arrivavano pressioni per la pala d'altare nemmeno iniziata. Però riuscì ad avvicinare l'amante del duca, Cecilia Gallerani, ottenendo di farle il ritratto. Attraverso lei, ebbe finalmente l'incarico di realizzare il monumento equestre a Francesco Sforza. Accettò con incoscienza: detestava la scultura, non aveva mai scolpito , non sapeva nulla della fusione in bronzo. Non solo, ma non si curò del fatto che tutti gli artisti già interpellati avessero rifiutato l'incarico, per l'impossibilità di fondere in bronzo una statua dalle dimensioni enormi, come il duca pretendeva. Anzi, sbalordì tutti con l'annuncio che la sua statua sarebbe pesata cinquantamila chili e il suo cavallo, senza il cavaliere, sarebbe stato alto quindici metri e in grado di reggersi soltanto sulle sue zampe posteriori. Una follia da realizzare in due anni. Due anni dopo, non c'era nulla, nemmeno dei disegni, tanto che il duca protestò con Lorenzo de' Medici, chiedendo che mandasse qualcuno a eseguire il lavoro al posto di quell'incapace. Il Magnifico non trovò in Firenze un solo scultore che accettasse di sostituire o aiutare Leonardo, a nessun prezzo, e si limitò a inviare due disegni del Pollaiuolo, che il genio naturalmente buttò via con disprezzo. Stava per essere licenziato quando, per sua fortuna, in vista delle nozze del figlio del duca, si ammalò l'addetto ai festeggiamenti e assunse quel ruolo.Nel quale seppe dare il meglio di se stesso, facendo dimenticare cavallo e pala. Risale a quei giorni l'unica opera architettonica veramente eseguita da Leonardo. Una scuderia per cavalli arabi, per conto del generale Sanseverino, comandante dell'inesistente esercito di Milano. Vezzeggiato a corte, prese a vestirsi con eleganza, a impomatarsi e incipriarsi e persino a lavorare. Rimise mano al cavallo con altri sistemi, ridimensionandolo ma non cambiando nulla, e riprese i suoi studi di anatomia. Basta vedere i disegni del tempo, per constatare quanta fosse la sua ignoranza in materia. Nella celebre rappresentazione del coito, nel pene sono disegnati due canali, uno per sperma e urina e un altro per una non meglio precisa anima. Intanto il duca cambiò amante e Leonardo si affrettò ad attaccarsi a lei, per non perdere il posto di festaiolo di corte, abbandonando la vecchia benefattrice. E ottenne l'incarico di dipingere la celebre Ultima Cena. Aveva accettato con la consueta incoscienza, poiché non aveva mai dipinto su muri e non conosceva nemmeno i rudimenti della tecnica. Intascò l'anticipo e pensò ad altre invenzioni, che potessero arricchirlo: una industria con macchine capaci di affilare aghi, in grado, scrive lui stesso, di fruttargli ben sessantamila fiorini l'anno; un orditorio, ancora più redditizio, quindi una macchina per cuscinetti a rulli. Ma ecco la realtà scuoterlo: il re di Francia marciava alla conquista di Milano. Doveva salvare il ducato e le sue prebende, fece progetti di difesa, disegnò macchine di guerra. Ma ricevette soltanto l'incarico di sistemare i tubi di riscaldamento nel bagno della duchessa. Ridotto a idraulico, rinunciò. Ma solo perché non era riuscito a risolvere nemmeno quel piccolo problema. Inoltre era preoccupato per l'Ultima Cena, che già andava sgretolandosi, perdendo i colori, deformandosi. L'opera è celebre e sin troppo lodata, ma in effetti è molto brutta. Il famoso critico Bernard Berenson tra i massimi esperti vinciani, scrive "E' un'assordante, fragorosa lite su una pizza di mercato napoletano ". Il disegno è sbagliato, con vistosi errori di calcolo, estremamente rozzo, per un dipinto privo di senso religioso e platealmente teatrale. Già guardando le mani si può capire quali siano gli errori del disegno di base. Come scrive Kenneth Clark, già poco dopo che l'affresco fu ultimato, il muro era già screpolato e crepato in modo disastroso. Ciò che vediamo dell'Ultima Cena " è oggi in gran parte opera del tempo e dei restauratori. Le smorfie sono solo ciò che il tempo e il restauro ci hanno lasciato ".Incapace di risolvere il problema idraulico della duchessa, Leonardo ottenne udienza da Ludovico. Ci fu una lite per compensi arretrati, dopo le proposte per il fallito monumento, ma il duca temeva soprattutto i francesi. Chiese a Leonardo di fare tutto il possibile per difendere la città e gli donò una vigna. Il genio militare visitò le fortificazioni e, dopo giorni e giorni di riflessioni, concluse testualmente " Poiché il potere delle artiglierie è aumentato di un terzo, i bastioni dovranno essere fatti d' un terzo più forti ". Il problema per lui era così risolto. Attese l'arrivo dei francesi e si mise al loro servizio. Fu introdotto presso Cesare Borgia, che lo lodò per le fortificazioni di Milano. Leonardo si tenne gli elogi, ben guardandosi dal rivelare che il costruttore non era affatto lui. Si disse onorato di servire anche la famiglia Borgia, si fece fissare un lauto stipendio e rimase in attesa di ordini. Ma ecco tornare Ludovico, con un esercito di svizzeri e tedeschi. Leonardo coi suoi collaboratori fuggi a Mantova. Incontrò il matematico fracescano Luca Pacioli, che lo indusse a mettere i suoi segreti militari al servizio di Venezia, minacciata dai Turchi. Leonardo non esitò, raggiunse la Serenissima e giurò che grazie alle sue invenzioni e armi segrete, avrebbe affondato la flotta di Reis Kemal Pascià, ancorata in laguna. Presentò il suo progetto del palombaro, che in realtà aveva copiato dai disegni del senese Giacomo Mariano. Ebbe denaro e collaborazione, mise in mare i suoi " sommozzatori ", ma nessuna nave nemica venne affondata o scalfita e Leonardo dovette fuggire. Chiamato da Cesare Borgia, lavoro per lui, con i soliti risultati. Disegnò un progetto allucinante e irrealizzabile per prosciugare le paludi di Piombino, quindi fu incaricato di far saltare la fortezza di Arezzo, che resisteva al Valentino. Predispose nuovi formidabili esplosivi che non ebbero nessun risultato, tanto che la città fu presa per fame. Anche il Borgia si stancò di quell'individuo inconcludente ed esoso, che finì per tornare a Firenze: dell'Ultima Cena si parlava molto e siccome nessuno l'aveva vista, poteva vivere campando di tanta fama. Ma il suo incontro con Niccolò Machiavelli lo distolse dal sogno di passare una serena vecchiaia dipingendo. C'era la guerra con Pisa e Leonardo fu incaricato di usare i suoi segreti militari a favore di Firenze. Il genio considerò che i pisani potevano combattere solo perchè ricevevano viveri e rifornimenti via acqua, sull' Arno. Così decise di deviarne il corso . E fu preso sul serio. Machiavelli si lasciò convincere dall'idea di non far passare più l'Arno per Pisa e concesse a Leonardo denaro, cantieri, uomini a volontà. I comandanti militari risero dell' impresa, ma dovettero obbedire e ci misero tutto l'impegno. Mentre essi lavoravano, Leonardo studiò un altro progetto, per due canali d'Arno verso Firenze: uno per fare arrivare le merci direttamente dal mare, l'altro per legare via mare le città alleate, come Pistoia, Serravalle, Prato. Nonostante la delusione per lo stallo della deviazione dell'Arno, la Signoria si lasciò convincere anche in questa seconda assurda impresa, per la quale Leonardo aveva calcolato un guadagno di ben duecentomila fiorini l'anno. Intanto assunse anche l'incarico di dipingere la Battaglia di Anghiari, impresa che finì miseramente per incapacità, così come caddero nel ridicolo le costose e folli deviazioni dell'arno e i canali. Per arrivare a Serravalle, l'acqua avrebbe dovuto salire di ben centocinquanta metri e Leonardo pensò di costruire una enorme pompa aspirante, che non si fece mai. Scrive il professor Ralph Raeder, studioso vinciano e ingegnere: " Il progetto e i disegni per il canale d'Arno formano una pagina di calcoli labirintici, un documento di delirio matematico" .

Ma venne la resa dei conti. La Signoria pretese che terminasse i lavori per i quali era stato pagato, cominciando dalla Battaglia di Anghieri. Contemporaneamente una secca dell'Arno interruppe i lavori dei canali e della deviazione, poiché le acque non potevano essere manovrate. I lavoratori protestarono e si rifiutarono di proseguire nella folle impresa. La Signoria ordinò che proseguissero. E fu il disastro. Le piogge, quasi un diluvio travolse tutto. in un amibente sempre più ostile, Leonardo pensò di risolvere tutti i propri problemi diventando ricco grazie alla realizzazione del volo umano. Sono sin troppo note le disavventure in proposito, mentre progetti e disegni non avevano alcuna consistenza e tantomeno possibilità di realizzazione. Scrive Ivor B. Hart, direttore dei servizi didattici del Ministero dell'aviazione britannica: " Si può affermare senz'altro che, nel complesso, i disegni di macchine volanti eseguiti da Leonardo sono di scarsa incidenza scientifica.Si tratta di semplici curiosità, di splendide illustrazioni eseguite da un genio con la passione della meccanica, che si abbandona senza remore ai propri sogni, speranze, illusioni" . Anche la leggenda del Leonardo precursore dell'elicottero è smentita autorevolmente, sia dagli studi del Professor Ladislao Reti sugli elicotteri e i giroplani, sia da H. C Gibbs - Smith, nell'analisi specifica fatta in Origins of the Helicopter. inoltre un primordiale elicottero è dipinto persino su un quadro sacro, con Gesù Bambino intento " a giocare con un oggetto simile a un elicottero", del 1460 e oggi conservato nel museo di Le Mans. Dopo la famosa contesa con la Signoria e il conseguente sequestro dei centocinquanta fiorini lasciati in garanzia per i lavori non eseguiti, Leonardo fu ancora a Milano presso il vicerè. Riprese il suo adorato ruolo di cortigiano e organizzatore di grandi feste. Ma non smise mai con i suoi sogni di genialità e ricchezza. Nemmeno quando, usurpando una fama di costruttore e architetto, seguì il re di Francia, riuscendo finalmente a vivere in un castello, come un principe. Pensava a nuove invenzioni, come una lacca indelebile, a costruire armi micidiali, trabocchetti diabolici da sistemare in sotterranei. Propose di costruire una nuova reggia, che per fortuna non gli fu affidata. Riprese i suoi studi sul corpo umano, lasciando testimonianze patetiche: " La lunghezza dei palmi è stessa di quella del piede... La lunghezza del dito più lungo è uguale a quello della larghezza della bocca... La larghezza del calcagno è uguale a quella del polso... Il piede è lungo quanto l'intera testa di un uomo... Dall'ombelico ai genitali vi è la lunghezza di una faccia..." Ma non costruì nulla, nemmeno la torre traforata nel castello di Blois, che gli venne erroneamente attribuita. Disegnò progetti di palazzi e giardini all'italiana, la ricostruzione della reggia, parti anatomiche, lavorò alla seconda tavola della Vergine delle Rocce e portò a termine quella Monna Lisa che doveva renderlo immortale. La vera testimonianza di un genio e di un talento sprecati. A ricordarci che davvero Leonardo avrebbe potuto diventare uno dei massimi pittori di ogni tempo, c'è appunto la Monna Lisa. Una tela che il re, dopo la scomparsa dell'artista, incamerò senza versare un soldo. In quella solitudine principesca, integro nei suoi sogni non realizzati e quindi vivi, messer Liunardo da Vinci riceveva ospiti, parlava, dissertava, teneva una sua corte, si compiaceva di insegnare ciò che non aveva mai saputo. Era la sua ultima grande festa di corte, ma stavolta da protagonista. Ma ormai, senza più illusioni, aveva scritto " Ho sprecato le mie ore".

Pier Carpi



26 agosto 2010

"Mondezza nel mondo", con rammarico, by Baglu



Nuovo asse Bossi-Berlusconi.
Umberto Bossi: "Si va avanti senza Casini"
Senza casini ? Ah, beh, se lo dice lui !



Il sindaco del Pd di Spresiano (Treviso), dopo aver dichiarato che "i gay sono malati" (ha poi tentato di smentire dicendo che tale affermazione gli "è scappata"...sic !), fa costruire un "fossato" per impedire alle coppie di appartarsi lungo le rive del fiume Piave (frequentate spesso, guarda un po', da gay).
Per la seconda volta, il sindaco cattocom, ha perso l'occasione di farsi i "casini" propri.



A Coventry, nel Regno Unito, Mary Bale ha gettato una povera gattina nel cassonetto dei rifiuti.
La gattina, dopo una quindicina di ore, è riuscita a salvarsi. La signora Bale - che ha dichiarato: "Era solo un gatto ! Pensavo sarebbe stato divertente ! -  è stata costretta a presentarsi alla polizia per chiedere protezione.
Stupisce che la polizia non le abbia ancora consigliato di rifugiarsi - a vita - in un cassonetto della spazzatura !



24 agosto 2010

Al via AlchimiAlchimie 2010....con qualche polemica clericale



Anche quest'anno si sta tenendo a San Leo (RN), nel Montefeltro, dal 21 al 26 agosto, la kermesse sull'alchimia e l'esoterismo dal titolo "AlchimiAlchimie", che vede convergere, ancora una volta, le due maggiori Obbedienze massoniche italiane: il Grande Oriente d'Italia e la Gran Loggia d'Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori.
Il tutto in onore e ricordo di quel Grande Iniziato che fu il conte Alessandro Cagliostro, che proprio nella fortezza di San Leo fu brutalmente torturato ed imprigionato ad opera dell'Inquisizione cattolica.
Vorrei - brevemente e a tal proposito - segnalare che, in pieno stile clericale, il Vescovo di San Martino-Montefeltro, Luigi Negri, ha espresso le sue perplessità relativamente al sostegno dell'Amministrazione comunale all'iniziativa "AlchimiAlchimie" ed ha inoltre definito i massoni come espressione di una "cultura totalitaria" che "non hanno dato un contributo positivo all'evoluzione di questa nostra società".
Ma guarda un po' !
E pensare che i massoni hanno promosso istituzioni umanitarie come l'Onu, Fao, la Croce Rossa Internazionale, la Lega Italiana per i Diritti dell'Uomo, la Società Umanitaria....e che nei secoli hanno combattuto - pena la morte - contro tutti i dogmatismi ed i totalitarismi e senza mai chiedere nulla in cambio (visto che la Massoneria non fa alcun proselitismo).
Non sarà che il Vescovo Negri preferisce dimenticare che è piuttosto la Chiesa cattolica a doversi vergognare con: la Santa Inquisizione, con i roghi nei confronti dei cosiddetti "eretici" (Templari compresi), con lo spirito anti-italiano ed anti-patriottico durante il Risorgimento, con gli ammiccamenti a nazismo e fascismo, con le discriminazioni nei confronti di ebrei ed omosessuali, con con i recentissimi scandali del pretume pedofilo ?
Piccola ma doverosa parentesi a parte, il programma completo di "AlchimiAlchimie 2010", lo potete trovare anche al sito: www.san-leo.it ed è il seguente:

Ogni giorno dalle 11.00 a tarda notte il mercatino alchemico: per le vie del paese: magie di erbe e di profumi, cristalli e pietre magiche, astrologia e letture di tarocchi, rune, candele, oracoli e talismani.

Ogni giorno sarà contraddistinto da un tema diverso con incontri, mostre d’arte, conferenze e dibattiti a tema, a Palazzo Mediceo e mostre alla Fortezza originali e uniche.

Nelle serate di sabato 21, domenica 22 e giovedì 26  gli spettacoli multiformi, ricercati e indimenticabili fino al  gran finale con l’Incendio della Fortezza.

 

*DI GIORNO: GLI INCONTRI, I WORKSHOP, LE CONFERENZE a PALAZZO MEDICEO*

Sabato 21/8 – La Massoneria e l’unità d’Italia

Come da tradizione, Le conferenze del Grande Oriente d’Italia inaugurano la prima giornata del festival: dalle 10.30 del mattino interventi di Virginio Gastaldi, Marco Novarino, Morris Ghezzi, Claudio Bonvecchio e Stefano Bisi.

 

Domenica 22/8 – Le Nuvole Sapienti. L’immaginario magico nel mondo del fumetto

L’intera giornata è dedicata all’affascinante mondo del fumetto,. Dalle 11 il workshop “Come nasce una sceneggiatura” a cura di Andrea Aromatico, seguito da incontri fra i più importanti autori del fumetto Italiano, collaboratori di case editrici quali Disney a Starcomics,  Eura Editoriale e Sky Fantasy.

 

Lunedì 23/8 – L'Armonia ed il benessere

In collaborazione con l’Istituto di Medicina Naturale di Urbino incontri su wellness e benessere olistico: yoga, fiori di Bach, Feng Shui, inquinamento elettromagnetico, biorisonanza, aura di Kirlian, e la suggestiva cerimonia vedica del fuoco a cura della scuola Satinan con Swami Anandananda Saraswati.

 

Martedì 24/8 – Tarocchi e cartomanzia: carte da gioco o alfabeto del destino?

 “Carte da gioco o alfabeto del destino?” dalle ore 16.00 quattro incontri alla scoperta dell’affascinante mondo delle lame, degli Arcani e dei Trionfi, dal Medioevo a oggi misteriosi e immancabili strumenti per scrutare l’insondabile.

 

Mercoledì 25/8 – L'Antimassoneria

Una giornata a cura della Gran Loggia d’Italia per conoscere da vicino il controverso mito di Giuseppe Balsamo, o Alessandro, Conte di Cagliostro prigioniero illustre nella fortezza di San Leo fino alla sua morte avvenuta nel 1795. Alle 20.30 la tradizionale ed esclusiva Cena Alchemica in Piazza Dante, con prenotazione obbligatoria.

 

Giovedì 26/8 – L’Alchimia e Cagliostro

La data del 26 agosto è dedicata a alchimia, medicina spagirica, filosofia del fuoco con Andrea Aromatico, Giorgio Sangiorgi, Maurizio Di Massimo, Stefano Stefani, Edoardo Tomasi, Elio Occhipinti, Deborah Pavaniello, fino agli inediti quaderni di Giuseppe Balsamo ritrovati a Strasburgo e illustrati da Umberto Nardi.

 

 

*LE MOSTRE alla FORTEZZA*

 

“Alchimia della Ragione” (16 luglio -16 ottobre, Fortezza, piano terra) – lo scultore incontra l’alchimista: mostra di disegni e ceramiche d’arte del maestro Giò Urbinati ispirate e dedicate a Cagliostro

 

 L'Antimassoneria”(20 agosto – 5 settembre, Fortezza, Torre Valadier) – alcuni tra i principali pezzi fra illustrazioni, articoli, vignette, manifesti che documentano la propaganda negativa nei confronti della massoneria.

 

“I guardiani dello spirito(20-19 settembre, Fortezza, secondo piano) 15 pittori e 2 artiste performative, 1 scultore e due fotografi per 54 opere inedite sul rapporto fra gli immaginari esoterici, il mito, il fantastico e la pittura figurativa contemporanea con opere di Dino Valls, Guido Razzi, Saturno Buttò, Rocco Normanno, Ugo Levita, Roberta Serenari, Moreno Bondi e tanti altri.

 

 

* IL POMERIGGIO E LA SERA: GLI SPETTACOLI  (Centro storico, il 21, 22 e 26/8 dalle 16.30 a tarda notte)*

 

AlchimiAlchimie 2010 si arricchisce di spazi e spettacoli dedicati ai piccoli nelle giornate di sabato, domenica e giovedì dalle 16.30: teatro per ragazzi, burattini, storie di elfi, buffoni, diavoli e fate, danza, colore e musica, trampoli, maschere e fuoco. Alcuni titoli: “L’Alchimista”,Bertoldo, Bertoldino e l’allegra brigata”, “Palcoscenico in movimento. Per i più piccini, tutti e sei i giorni c’è Fucinafole: maschere in cuoio di elfi, folletti, buffoni e diavoli con officina dimostrativa, laboratorio narrativo e piccole storie di fate e di streghe a cura di Giorgio de Marchi e Giulia Baldassari

 

Dopo il tramonto è il momento degli spettacoli “clou” di AlchimiAlchimie, epici e originali, capaci di scatenare fantasie inafferrabili, avvengono:

 

Sabato 21/8 -  ALCHIMIA DELLA DANZA

Musica etnica e contaminazioni in collaborazione con l’Associazione Fermento Etnico: dal  Sud Italia, Damadakà, pizzica del Salento, tammurriate del Vesuvio e tarantelle. Dal Nord Italia e Francia: Quinta Rua, giga, Scottish, Mazurca francese e Bourèe.

 

Domenica 22/8 – ALCHIMIA DI CULTURE

Bolle Giganti” l’incanto e la magia iridescente delle creazioni di Simone Melissano

Sospinti da una brezza misteriosa, appaiono all’improvviso i candidi angeli  del Silence Teatro, che attraversano la piazza sollevando mulinelli di emozioni e scaglie di ricordi.

Clou della serata: “A-men”, dall’antica tradizione Maori i Lumen Invoco propongono uno spettacolo Poid Pois di origine neozelandese che mischia danza, fuoco, energia e luce in modo ipnotico e originale.

 

Giovedì 26/8 – ALCHIMIA DEL FUOCO

“Bolle Giganti” l’incanto e la magia iridescente delle creazioni di Simone Melissano

Come Angeli dal Cielo”, con le silenziose e irreali creature alate dei candidi mimi di Silence Teatro.

Clou della serata “Bagliori”, spettacolo di fuoco di Pietro Chiarenza fra trampoli, mostri, serpenti e portali e specchi fiammeggianti con costumi ed effetti in stile tolkeniano

 

Ore 23.30 INCENDIO DELLA FORTEZZA

La Fortezza di San Leo va a fuoco: le fiamme divampano, accendendo il cielo della Valmarecchia in un crescendo mozzafiato di coreografie pirotecniche perfettamente sincronizzate a musiche senza tempo.

Nei giorni di sabato 21, domenica 22 e mercoledì 26 agosto l’ingresso al centro sarà a pagamento dal primo pomeriggio: il biglietto d’accesso di 5 Euro è valido sia per il centro storico che per la Fortezza. Ingresso sempre gratuito per i minori di 10 anni. In serata servizio-navetta gratuito dai parcheggi al centro storico. In collaborazione con Bonelli Bus, servizio bus serale da Gabicce M., Cattolica, Misano, Riccione e Rimini (info: www.bonellibus.com, Tel 0541-662069). Le prenotazioni per la cena in piazza di Mercoledì 25 si ricevono presso l’Ufficio Turistico - IAT di San Leo Tel. 0541-926967, Numero Verde 800 553800, o sul sito del comune di San Leo www.san-leo.it.



22 agosto 2010

E' il momento di una coalizione laica e liberale



Chi l'avrebbe mai detto che la situazione politica italiana sarebbe mutata sotto il sole d'agosto ?
Sarà che il Berlusca era stufo dei continui "distinguo" laici e liberali di Gianfranco Fini e della sua componente; sarà che per far contenta l'inconcludente Lega Nord ha fatto in modo di espellere la truppa finiana dal PdL; sarà che, come se non bastasse, contro Gianfranco Fini ha persino scatenato l'immancabile stampa-killer facendogli piovere addosso (stranamente solo ora !) accuse ancora tutte da provare, in perfetto stile giustizialista.
Sarà, forse, che Silvio Berlusconi non ha più nulla da dire, dopo aver ampiamente tradito egli stesso il patto elettorale con i cittadini che l'hanno votato.
Perché mai ? Detto fatto.
Non ha abolito le costosissime Province; non ha ridotto la burocrazia statale; non ha ridotto di un centesimo la spesa pubblica improduttiva; non ha abbassato le imposte nè tantomeno ridotto l'imposizione fiscale a due o tre aliquote; non ha introdotto - nonostrante la crisi che ha colpito molte famiglie italiane - congrui ammortizzatori sociali; non ha riformato la giustizia introducendo la separazione delle carriere dei magistrati e spoliticizzando il CSM.
L'elenco potrebbe continuare.
Ora, se un Gianfranco Fini, un Fabio Granata, un Benedetto Della Vedova, un Luca Barbareschi, alzano la voce per riportare il governo al proprio mandato, ecco che l'espulsione è immediata.
Triste, triste davvero.
E l'Umberto-Senatur-Bossi che fa ? Grida alle elezioni anticipate se Fini non si dimette da Presidente della Camera !
Ora, o Bossi non capisce nulla di politica, oppure è in totale malafede.
Un Presidente della Camera è espressione del Parlamento e non del governo. Dunque, non ha alcun obbligo nei confronti della maggioranza di governo ed in questo senso, Fini, è più che legittimato a stare dove sta.
Il punto è che a Bossi, visti i sondaggi, andare ad elezioni anticipate farebbe più che comodo. Idem all'Italia dei Valori di Di Pietro.
Aprite gli occhi, dunque, gente !
Non fatevi intortare da questi furbettini del quartierino sostenuti da "Il Giornale", da "Libero" e compagnia cantante in perfetto stile - lo ribadiamo - marxista-leninista (non sarà che le troppe frequentazioni del Berlusca in casa Putin hanno finito per condizionare anche la sua truppa e consacrarla ad un nuovo stalinismo ?).
Occorre qui costruire una coalizione di laici e liberali da contrapporre a conservatori e furbetti.
"Futuro e Libertà per l'Italia" potrebbe essere un'ottima partenza.

Luca Bagatin



20 agosto 2010

ROSSO REPUBBLICANO






18 agosto 2010

Francesco Cossiga: politico anticonformista d'altri tempi



Confesso che sulla morte del Presidente Francesco Cossiga non sarei voluto intervenire.
La sua cultura cattolica, pur liberale, era lontana dalla mia.
Le responsabilità che ebbe, quando ricoprì la carica di Ministro dell'Interno, nell'uccisione della giovane Giorgiana Masi, me lo hanno sempre reso abbastanza ostico.
In sintesi: di Cossiga non ho mai voluto parlare nè scrivere nulla.
Non mi interessava, tutto qui.
Però, c'è un però. O forse ve ne sono diversi.
Era un personaggio bizzoso, umorale, condizionato dalla depressione cronica aggravata anche dall'assassinio di Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse (senza che la Dc ed il Pci muovessero un dito) dal quale Cossiga non si riprese mai, ma il suo profilo politico era certamente alto.
Alto come alto era il profilo dei politici della Prima Repubblica, formatisi politicamente sin da quando non avevano compiuto nemmeno vent'anni.
E poi non è possibile non ricordare il Francesco Cossiga filo Occidentale ed Atlantico, a difesa strenua finanche di quei servizi segreti, per nulla deviati, che evitarono all'Italia la "sovietizzazione" tanto voluta dall'allora Pci.
E poi il Cossiga "picconatore", amante delle Istituzioni sin dal mandare a farsi benedire tutti coloro i quali preferivano guardare all'interesse personale piuttosto che a quello dell'Italia.
Ed infine il Cossiga difensore dei Liberi Muratori, pur non essendo massone, quando erano sottoposti alle discriminazioni ed ai linciaggi mediatici.
"Fotti il Potere" è l'ultimo libro-intervista che ci rimane di lui.
Un libro dal titolo già squisitamente libertario, che sono pressoché certo andrà ben presto esaurito in libreria.
Per ricordare ciò che è stato, sino all'ultimo, il Presidente Cossiga. Un uomo politico occidentale che, come gli Sforza, i Pacciardi, gli Einaudi, i La Malfa, gli Spadolini, i De Gasperi, i Craxi, i Saragat, non esistono più.

Luca Bagatin



17 agosto 2010

"Antoine Marcas: un Ispettore di polizia massone protagonista dei romanzi di Eric Giacometti e Jacques Ravenne": articolo tratto dal nr. 4 di "Secreta Magazine" Aprile 2010. Di Luca Bagatin

Antoine Marcas: un Ispettore di polizia massone protagonista dei romanzi di Eric Giacometti e Jacques Ravenne

di Luca Bagatin


Sono decisamente gli autori di thriller massonici più preparati e coinvolgenti.

Il loro primo romanzo - "Il rituale dell'ombra" – ha letteralmente spopolato in Francia (pubblicato da Fleuve Noir) ed anche in Italia ha avuto un ottimo successo pubblicato dalle edizioni Piemme.


Jacques Ravenne e Eric Giacometti

Sto parlando del giornalista d'inchiesta Eric Giacometti - che fra l'altro ha denunciato nel suo Paese numerosi scandali legati alla malasanità - e del Maestro massone Jacques Ravenne.

Insieme, prima di scrivere "Il rituale dell'ombra", non si erano mai occupati di Massoneria. A questo romanzo se ne sono poi succeduti altri come "I Fratelli Oscuri" ed il recentissimo "La congiura Casanova".

E tutti con protagonista l'Ispettore parigino e Maestro massone affiliato al Grand Orient de France Antoine Marcas.

Questi, almeno, i thriller pubblicati in lingua italiana sino ad oggi.

In Francia sono già usciti anche "La Croix des Assassins" ed "Apocalypse", dall'anno prossimo disponibili anche in Italia e sempre editati dalla Piemme. E hanno già in serbo un'altra chicca....."Il simbolo ritrovato", una sorta di risposta francese ad "Il simbolo perduto" di Dan Brown !

Cominciamo con il dire che la differenza fra i romanzi di Giacometti e Ravenne con quelli di Dan Brown è abissale.

Innanzitutto nello stile: decisamente meno puerile quello del duo francese, che peraltro forniscono al lettore - in appendice - un'accurato glossario massonico ed un'accurato profilo dei personaggi storici appartenenti alla Massoneria ai quali, di romanzo in romanzo, fanno riferimento.

Per quanto anche nei thriller di Giacometti e Ravenne ci sia ampissimo spazio per la fantasia degli autori, non viene mai meno il preciso riferimento alla storia dell'Istituzione massonica ed ai suoi rituali.

Riferimenti ai quali è peraltro legatissimo il protagonista - Antoine Marcas - il quale, pur laico e razionalista convinto, trae vera ispirazione dal simbolismo massonico e dalle Tornate di Loggia che frequenta.

Si noti bene che Giacometti e Ravenne si sono avvalsi peraltro – nello scrivere le loro opere - della consulenza dell'ex Gran Maestro del Grand Orient de France Jean-Michel Quillardet, il che contribuisce a rafforzare l'autorevolezza delle fonti e dei temi trattati.

Ed hanno anche messo in piedi due bellissimi siti web in lingua francese: www.polar-franc-macon.com e www.giacometti-ravenne.fr, molto curati sotto il profilo grafico e dei contenuti.

Nell'ultimo thriller, "La congiura Casanova", l'Ispettore Marcas si trova ad indagare in merito a delle morti bizzarre causate da ancor più bizzarre "estasi sessuali" indotte da particolari rituali ritrovati in un antico manoscritto (attribuito a Giacomo Casanova) dai membri di una setta che si rifà al controverso mago vittoriano Aleister Crowley (che si autonominò La Grande Bestia 666).

Antoine Marcas si troverà così a difendere Anais, una giovane donna che il capo della setta, Dioniso, cercherà di rapire in tutti i modi ed al contempo dovrà difendere la sua stessa Obbedienza massonica nella quale si sono infiltrati membri della setta al fine di screditarla.

Fra la Sicilia, Parigi, Granada e Venezia, erotismo, esoterismo, magia ed alchimia, riuscirà Antoine Marcas a prendere in mano la situazione anche con l'aiuto dei suoi Fratelli massoni che sono sempre disponibili ad aiutarlo nei momenti del bisogno ?

I thriller di Giacometti e Ravenne sono decisamente delle opere raffinate, dirette sia ad un pubblico massonico che profano. Romanzi dunque non banali e scontati, ricchissimi di simbolismo ed avventura e che fanno anche comprendere al lettore quanto il senso di fratellanza massonica sia qualcosa di veramente profondo ed incomunicabile.

Decisamente nulla a che vedere con le fantasie da cinematografo di Dan Brown.

Luca Bagatin



15 agosto 2010

Crudités ou Cruauté ? MAL - DESTRO O MAL - SINISTRO ? ;-D



12 agosto 2010

Questionando attorno al Grande Oriente d'Italia ed al "Grande Oriente Democratico"



Tempo fa, verso la fine di aprile, mi è capitato di scoprire e lodare l'attività del gruppo "Grande Oriente Democratico", una corrente interna alla Massoneria del Grande Oriente d'Italia fondata da Gioele Magaldi che si proponeva di riformare il GOI il senso democratico e libertario.
Ho anche sottoposto loro alcuni miei scritti in tal senso e, gentilmente, li hanno pubblicati sul loro sito che ho anche pensato di linkare sul mio blog.
Da qualche tempo mi capita di leggere e sentire il sig. Magaldi sui media nostrani. E di sentirlo parlare, più che di valori massonici ed esoterici, di politica, di Berlusconi, del Gran Maestro del GOI Gustavo Raffi che sarebbe berlusconiano (cosa assai improbabile vista la sua comprovata fede repubblicana mazzinana), eccetera.
Ed allora ho cominciato a pensare che questo "Grande Oriente Demcoratico" non fosse altro che l'ennesima associazione politica e/o para-politica che, francamente, con l'esoterismo e la Massoneria c'entra come il due di picche.
Magaldi, che ama molto esporsi sui media, parla di Berlusconi come del "Fratello Silvio", quando è stato ampiamente dimostrato anche da un recente saggio del prof. Aldo Mola, che Berlusconi, come molti della P2 di Gelli (loggia regolare, certo, ma che di massonico aveva poco o nulla), ricevette al suo indirizzo una semplice "tesserina" del GOI senza ricevere alcun rituale massonico e senza alcuna serietà sotto il profilo iniziatico-esoterico. Dunque: Berlusconi non è un massone.
E poi il sig. Magaldi parla, nei suoi recenti scritti che si possono leggere tranquillamente sul sito www.grandeoriente-democratico.com, di voler costruire un'Associazione politico-culturale che si proponga come obiettivo una "nuova coalizione di centro-sinistra". Più che legittimo, per carità. Ma non si confonda la politica con la Massoneria. E non è per nulla simpatico l'utilizzare il vessillo massonico a scopi politici o personali.
La Massoneria, infatti, è un'organizzazione spirituale che raccoglie persone dalle più varie fedi religiose ed anche dai più vari ideali politici. Non è possibile, nel suo seno, discutere nè di politica nè tantomeno di religione, proprio allo scopo di salvaguardare l'antidogmaticità dell'associazione e la più ampia concordia fraterna.
Sarebbe piuttosto da chidersi se questo "Grande Oriente Democratico" si stia muovendo più in vista delle prossime elezioni politiche - fiancheggiando quel Pd che condanna, al suo interno, i massoni - che per il rinnovamento della Massoneria italiana.
Massoneria italiana che necessiterebbe un ritorno alle sue origini gnostiche ed esoteriche, mandando del tutto a farsi un bagno le questioni meramente politiche (che francamente hanno, negli ultimi quindici anni, raggiunto il loro livello più basso) e profane.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini