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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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30 marzo 2011

Nucleare SI', nucleare NO: un confronto fra Peter Boom e Luca Bagatin

POTERE E ENERGIA

di Peter Boom

 

Qual'è la conseguenza dello stop all'energia nucleare? La risposta è molto breve e si può fare con tre semplici parole: “perdita di potere”.

Prima il potere stava nel carbone, poi nel gas e nel petrolio, tre elementi altamente tossici che hanno non poco contribuito all'inquinamento del nostro piccolo pianeta.

La politica, il potere, naturalmente possiede la tendenza al monopolio per poter controllare meglio l'economia e conseguentemente la vita di tutti.

E' stato pertanto reclamizzata, dichiarata insostituibile insistentemente la NON soluzione dell'energia nucleare.

Il disastro di Cernobyl non ha soltanto inquinato la diretta zona circostante, ma seriamente molti paesi circostanti e un po' tutto il mondo. Quando la radioattività fuoriesce va nell'aria, nell'acqua e nella terra, diventa incontrollabile. Si sparge più forte dove i venti, i corsi d'acqua o le piogge la portano. Infatti, la nube radioattiva dal Giappone è già passata anche sopra l'Italia.

I costi per la costruzione delle centrali sono altissimi, prima che possono iniziare a produrre ci vogliono almeno 12 anni e le scorie radioattive non si sa bene dove portarle, stoccarle o magari si nascondano poi in qualche paese del terzo mondo. Sommando a questi costi i danni degli incidenti con esiti spesso minimizzati e difficilmente riparabili a danni delle persone, della fauna e della flora, si capisce che questo tipo di produzione energetica è in realtà anti-economica ed inoltre difficile da gestire in caso di cataclismi naturali, sabotaggi o terrorismo. Sono pertanto pericolosissime cattedrali nel deserto.

Gli interessi finanziari, già dal momento della progettazione, sono enormi e spesso riescono ad indirizzare certo mondo politico su strade poco edificanti.

Dividere la produzione energetica, come succede con le molteplici possibilità alternative, in impianti piccoli, piccolissimi o medio-grandi, toglie in pratica il controllo del potere politico e dei monopoli dalla governance del comparto mondiale energetico.

L'energia è strategica e indispensabile nelle nostre società moderne, quasi tutto funziona con essa. Senza di lei non si andrebbe più avanti!

Le opzioni di produzione energetica alternativa poco o non inquinanti diventano sempre più accessibili ed adattabili alle diverse condizioni climatiche e dei territori. I costi diminuiscono costantemente senza contare l'importantissimo plusvalore di “non essere inquinanti”.

Naturalmente alcune forze politiche appoggiate da forti, anzi fortissimi produttori di carbone, gas, petrolio ed energia nucleare fanno di tutto per contrastare lo sminuzzamento degli interessi in questo campo e con i mezzi a disposizione controllano una buona parte dei massmedia.

Si legge, che addirittura certi “verdi” protestano contro gli impianti di energia del vento e solare. Forse adesso preferiscono di nuovo l'inquinamento? Parlano di mafie che finanziano i parchi eolici e solari e se questo può essere vero allora devono essere le procure ad interessarsene. E' pur vero che l'ubicazione dei suddetti parchi deve venir scelta senza troppo deturpare paesaggi o città e paesi antichi che soprattutto in Italia rappresentano un grande valore.

In Olanda ho visto il lento, silenzioso e maestoso girare di tante pale eoliche piazzate nei prati verdi dove pascolano pecore, vacche e cavalli. Le energie alternative sono liberatorie e tolgono la dipendenza dal potere politico e dei monopoli. L'energia sta diventando libertà!


Peter Boom

http://digilander.libero.it/pboom 

http://www.pansexuality.it



FRA LE ENERGIE ALTERNATIVE E' ANNOVERABILE ANCHE QUELLA NUCLEARE
SI' AL NUCLEARE: UNA NUOVA BATTAGLIA DI LAICITA'

di Luca Bagatin



Si può pubblicare anche senza essere necessariamente d'accordo. Come è nella tradizione di questo blog. Peter poi, è un amico/collaboratore di questo piccolo prodotto editoriale telenettico blogghizzante.
Sul nucleare, con Peter, mi confronto assai spesso, ma non riesco proprio a condividere quanto sostiene.
L'Italia è il Paese d'o sole, ma solo al sud e/o nelle coste (caro Peter, vieni ad esempio nella mia Pordenone e ti accorgerai che aveva ragione Hemingway a definirla "pisciatoio d'Italia"). Le risorse energetiche, purtroppo, anche quelle del sottosuolo, sono limitatissime.
Come ha dimostrato il prof. Franco Battaglia e l'Associazione Galileo 2001 per la libertà e dignità della scienza, al nucleare non vi sono dunque alternative, salvo continuare ad importare energia nucleare dall'estero e pagare le bollette più care d'Europa.
Ed il nucleare è, oltretutto, un'energia pulita !
Al link www.ilgiornale.it/la_aut.pic1?ID=5750 trovate un bel po' di articoli del Battaglia, tanto per gradire ed approfondire.
Sono dunque fra coloro i quali ritengono che il referendum antinuclearista del 1987 fu una sciagura. E che al refedendum prossimo venturo ci si debba opporre o votando NO, oppure, come penso farò anch'io, astenendosi del tutto.
Il referendum dell'87 fu sciagura mediatica sull'onda del disastro di Chernobyl, ma si consideri che nell'allora URSS non vi erano né seri controlli né le centrali erano costruite, per così dire, "a regola d'arte" (il grosso del bilancio statale se ne andava infatti nella cosiddetta "corsa agli armamenti").
Una sciagura mediatica orchestrata dai Verdi fondamentalisti e da tutte le forze politiche (in prima linea anche socialisti e radicali, salvo diversi ripensamenti negli anni a venire e le perplessità della stessa associazione ambientalista Amici della Terra), a differenza del PRI che a tale referendum si oppose con forza.
I Poteri Forti, poi, sono sempre stati dalla parte dei petrolieri, altro che dei nuclearisti, caro Peter !
I guasti della scelta antinuclearista li stiamo ancora pagando.
Le energie rinnovabili vanno benissimo, ma sono praticabili in maniera molto limitata nel nostro Paese. Dalla solare all'eolica. Non c'è né abbastanza sole né abbastanza vento (non abbiamo una Saint-Malo italiana, per intenderci).
E poi, caro Peter, i business eco-mafiosi sull'eolico ed il fotovoltaico stanno fioccando eccome....all'ombra talvolta dei venditori di fumo vendoliani-sinistri--illibertari-ed-ecomostruosi di cui più volte ci ha parlato l'ottimo giornalista free lance Gianni Lannes, che per questo rischia quotidianamente la pelle, senza che nessuno dica nulla.
Si veda questo ottimo link in proposito:

http://olipan.blogspot.com/2010/11/eolico-e-fotovoltaico-selvaggio-ma.html


Oltre che questo tutorial curato da Alessandro Cecchi Paone:

http://www.ideeinmovimento.net/index.php?option=com_videoflow&task=play&id=11&sl=latest&Itemid=9

Alternativa al petrolio potrebbe essere la Cannabis, questo sì.
Ne parlavamo a Pordenone quando fondammo il comitato antiproibizionista IN / COSCIENZA una decina e rotti anni fa. Constatando peraltro che l'Unione Europea mette a disposizione fior fior di quattrini per gli utilizzi industriali della canapa indiana (come avviene da anni in Svizzera, ad esempio). Utilissima, fra l'altro, per la produzione di carburanti meno inquinanti dei derivati del petrolio.
Qui l'Italia è però come al solito cieca, sorda, bigotta e soprattutto cretina (le famose "radici cretine dell'Italia": dal totalitarismo di destra a quello di sinistra, passando per le influenze clericali e cattocomuniste).
Sulla questione della centrale nucleare giapponese, vorrei precisare - visto che pochissimi media lo hanno fatto - che essa risale agli anni '70, mentre, quelle che si vorrebbero realizzare nei prossimi anni in Italia avranno un grado di sicurezza quattro volte superiore a quella colpita.
Dunque, caro Peter, permettimi questa critica al tuo pezzo, che pur ho pubblicato come sempre, con grande piacere ed onore.

Luca Bagatin



28 marzo 2011

Opportunità ed inopportunità dei simboli



Ogni simbolo ha un significato primordiale ed insito dentro noi stessi, così come ci ricorda Jung. Purtroppo però, nel corso della Storia taluni, per ignoranza e/o bramosia, hanno deciso di far propri certi simboli e attribuire ad essi altri significati, spesso fuorvianti e deleteri. Non è isolato il caso della croce cristiana, simbolo Egizio (la famosa Ankh o croce ansata) mistificato dall'Imperatore Costantino, autentico fondatore della religione cristiana (Gesù detto Il Cristo fu inchiodato ad una "tau", come in uso al tempo dai Romani e non certo su una croce), ma anche la swastica, simbolo vedico che rappresenta il sole (o, se vogliamo, la Luce, il Divino entro noi stessi, secondo la medesima tradizione), che Hitler trasformò nel simbolo del nazismo.
Personalmente metto in discussione l'utilizzo propagandistico e deleterio di taluni simboli universali, che vengono dati in pasto alle masse così, senza nessun back ground culturale e spirituale alla base. Ogni simbolo ha in sè una valenza molto grande e potente e sono pochi a conoscerne veramente la portata. Ogni simbolo può essere utilizzato a fini buoni come a fini totalmente negativi. Così è stato nei Secoli e così è tutt'ora.
Nella fattispecie parliamo di inopportunità di certi simboli in determinati luoghi. Un crocifisso posto al muro di un locale pubblico ha il medesimo significato della swastica nazista posta in un locale pubblico: l'autorità del simbolo politico-religioso (non nella sua accezione spirituale, ma etica, totalitaria e totalizzante !) su coloro i quali si trovano in quel preciso luogo. Non è un caso che i regimi totalitari abbiano fatto ampio utilizzo di simboli (spesso di origine religiosa-magica-alchemica
). Un simbolo, diversamente, dovrebbe essere interiorizzato. Così come una dottrina, un percorso spirituale. Individuale e mai collettivo, pena la collettivizzazione delle menti. Che è ciò che coloro i quali hanno bramosia di Potere meglio preferirebbero.
Perché mai sono esistite ed esistono scuole esoteriche e società discrete ? Perché esse hanno il compito di far interiorizzare individualmente e NON collettivamente certi antichissimi insegnamenti. Le Chiese, ma anche le ideologie totalitarie, sono il loro esatto opposto: esse mirano alla collettivizzazione ed all'inculcamento dei dogmi, anche per mezzo di simboli.
I simboli, invece, dovrebbero essere celati, nascosti e comprensibili solo agli Iniziati che hanno affrontato un percorso individuale (dalla metaforica discesa agli Inferi sino alla riscoperta della Luce. Dalla morte profana alla rinscita iniziatica).
La laicità, in questo senso, è l'unico strumento per garantire equilibrio e rispetto delle singole individualità. Oltre che rispetto di ogni tradizione e percorso spirituale.
L'individuo "addormentato" ha bisogno di guide. Il "risvegliato" ricerca la luce: dentro di sè.

Luca Bagatin



26 marzo 2011

"CROCI...FISSI, CROCI ALLO SBARAGLIO" articolo di Peter Boom

CROCI... FISSI, CROCI ALLO SBARAGLIO

di Peter Boom


Incredibile, anche per molti veri credenti, la sentenza che la croce come unico simbolo possa rimanere esposta nelle scuole ed aule giudiziarie. In fondo non mi meraviglia più di tanto e dimostra il declino della religione cattolica che ha questo grande bisogno di esternazione come qualsiasi altro prodotto vendibile attraverso un'accanita pubblicità. Anzi, ritengo che con questa “fissazione” stiano dando la zappa sui propri piedi.

Si è detto che l'esposizione di un unico simbolo non dovrebbe arrecare danno ad altre convinzioni, ma un simbolo è e fa sempre pubblicità e quindi influenza positivamente o negativamente noi esseri umani. Gli esperti di pubblicità dicono che quando si vede una pubblicità per la terza volta già si forma nel cervello la tendenza all'acquisto. Quando, per esempio si va in un'aula giudiziaria dove sta appeso bene in vista sopra la testa del giudicante un crocifisso col povero Cristo condannato a morte è probabile che si pensa o possa ritenere che il giudice lì sotto sia di parte.

I diritti civili forse non vengono direttamente calpestati a causa di questa sadica esposizione, ma indirettamente ed a lunga scadenza senz'altro mettendo inoltre in crisi la parità delle persone da giudicare che possono essere ebrei, musulmani, buddisti, laici od altro.

Inoltre bisogna tener conto che questo simbolo ha rappresentato nei secoli un'enormità di azioni criminali, persecuzioni, crociate, caccia alle streghe, torture, omicidi, emarginazioni e che tutt'oggi il cosiddetto cristianesimo cattolico è accusato di brogli, riciclaggi (banca del Vaticano, Istituto Opere Religiose), di plurifavoreggiamento della pedofilia ed altre amenità del genere.

E' un simbolo gravemente abusato da una chiesa che avrebbe dovuto dare il buon esempio e perciò non si capisce per quale motivo “educativo” dovrebbe venir esposto soprattutto nelle scuole che sono multinazionali, per forza anche negli uffici pubblici che dovrebbero invece rispettare ogni diversità legale degli abitanti.

E' vero che la nostra cultura è stata influenzata dal cristianesimo, ma poggia le sue basi culturali e di pensiero sul medio oriente più antico, sulla civiltà greca e romana, in seguito sul Rinascimento ed il Risorgimento.

Se tutti i simboli dovrebbero venir esposti nelle aule non ci sarebbe più spazio per noi, eppure per il diritto all'uguaglianza si dovrebbero esporre tutti o....nessuno!

Se continueranno testardamente a riempirci di crocifissi con attaccato quel povero Cristo che pensò di sacrificarsi per salvare tutti noi, allora mettessero almeno un'altra immagine accanto e cioè quella di un terribilmente torturato corpo di Giordano Bruno dato alle fiamme in piazza Campo de' Fiori a Roma e ... visto che sono un pansessuale ci metterei pure un bel quadruccio di Alfredo Ormando datosi alle fiamme proprio in piazza San Pietro in protesta contro la perfida e gravissima emarginazione perpetuata dai cosiddetti preti “cristiani”.

Da ciò si può dedurre che quello che hanno fatto altri contro la persona di Gesù, la chiesa cattolica l'ha fatto con coloro che la pensavano diversamente.

Peter Boom http://digilander.libero.it/pboom - http://www.pansexuality.it



CROCIFISSI O CROCI ANSATE
breve commento di Luca Bagatin



Vorrei intervenire con un breve commento relativamente al crocifisso nei luoghi pubblici.
Da sempre liquido la questione in modo molto semplice: il crocifisso è, innanzitutto, un falso storico. Gesù fu inchiodato ad una "tau" e non ad una croce. Così come era in uso fare presso i Romani all'epoca.
La croce è un simbolo che il cristianesimo, per mezzo dell'Imperatore Costantino (inventore di questa religione), mutuò dalla tradizione dell'Antico Egitto (la famosa Croce Ansata o Ankh).
Il cristianesimo, specie nella sua declinazione cattolica, è una religione relativamente recente e non ha simboli suoi propri: tutti i suoi simboli li ha scientemente mutuati da tradizioni antichissime e precedenti. Tradizioni di cui spesso ha voluto cancellare le tracce (pensiamo al bogomilismo, al catarismo, allo zoroastrismo, tanto per citarne solo alcune).

Luca Bagatin



23 marzo 2011

Luca Bagatin: un Repubblicano libertario nel Consiglio comunale di Pordenone, nella lista civica "Il Ponte", con Gianni Zanolin Sindaco

Il 15 maggio prossimo, a Pordenone, si terranno le elezioni per il rinnovo del Sindaco e del Consiglio comunale. Come referente del Partito Repubblicano Italiano, come laico, liberale e libertario da una vita, mi sono candidato nella lista civica "Il Ponte", a sostegno del candidato a Sindaco Gianni Zanolin: al di fuori degli schieramenti politici.


Se sarò eletto nel prossimo Consiglio comunale di Pordenone, mi impegnerò relativamente a queste tematiche:


LAICITA' E DIRITTI:


    • Istituzione del registro comunale delle unioni civili per coppie etero ed omo affettive.

    • Opposizione a qualsiasi finanziamento diretto e/o indiretto ad istituti confessionali e religiosi.

    • Promozione e valorizzazione della cultura laica.

    • Politiche a sostegno dei malati, dei disabili e degli anziani.

    • Politiche a sostegno dei diritti degli animali.


RISPARMIO AMMINISTRATIVO:


  • Taglio degli esuberi e degli sprechi nella Pubblica Amministrazione.

  • Riduzione delle indennità di carica di Sindaco ed Assessori del 20 %.

  • Abolizione delle circoscrizioni comunali ed introduzione del Bilancio partecipativo sull'esempio dei molti Comuni italiani (Arezzo, Bergamo, Cinisello Balsamo, Reggio Emilia...).


INVESTIMENTI DI PUBBLICA UTILITA':


  • Costruzione di cinquemila posti auto al di fuori della città.

  • Potenziamento del servizio di bus navetta al fine di collegare i parcheggi esterni al centro città e riduzione delle tariffe del trasporto pubblico urbano.

  • Tutela dei parchi e del verde pubblico e recupero di aree verdi a partire dai Giardini di Piazza IV Novembre.

  • Incentivi al piccolo commercio, con istituzione di mercatini tematici e dell'antiquariato tutte le domeniche.


Luca Bagatin, nato a Roma il 15/02/1979.

Sono componente del Direttivo provinciale del Partito Repubblicano Italiano, partito nel quale milito da qualche anno. Faccio politica da quando avevo 17 anni, da sempre nell'area laica, liberale e libertaria.

Sono giornalista del quotidiano nazionale “La Voce Repubblicana”. Faccio parte del comitato editoriale della rivista di cultura massonica “YR Magazine”, organo del Rito di York del Grande Oriente d'Italia. Sono inoltre componente della redazione della rivista specializzata nelle tematiche legate al mistero ed all'esoterismo a tiratura nazionale “Secreta Magazine”; nonché sono redattore dell'Agenzia di Stampa “Laici.it”.

Collaboro inoltre da diversi anni con le riviste specializzate di Storia risorgimentale “Camicia Rossa”, “Il Pensiero Mazziniano” e “L'Azione Mazzinana”.

Sono iscritto da dieci anni alla Società Teosofica Italiana ed all'Associzione Mazziniana Italiana, nell'ambito della quale ho ricoperto importanti incarichi in seno alla Sezione udinese intitolata all'Eroe della Resistenza “Luciano Bolis”.

Curo da sette anni il visitatissimo blog www.lucabagatin.ilcannocchiale.it



21 marzo 2011

"Il sofisma di Peano": racconto surRenale by Baglu



"Pietro e Paolo sono apostoli, gli apostoli sono dodici, quindi Pietro e Paolo sono dodici", diceva Peano nel suo sofisma.
Peano era un sofistico a cui tutto dava fastidio. Pietro e Paolo erano due peones.
Bruno, che conosco da ben quindici anni saluta sempre tutti dicendo: un oceanico cielo solare di gloriosa felicità. No, scusate, ho sbagliato. Un oceanico cielo solare di accidiosa oceanità. Un cielo sereno oceanico di solare felice solarità. Un sereno oceanico e solare oceano felice di solitaria felicità.
Bruno è un pazzo. Da almeno quarant'anni. Non dategli ascolto.
Pietro e Paolo sono apostoli, gli apostoli sono dodici, quindi Pietro e Paolo sono due dodicesimi degli apostoli. Pietro e Paolo erano astigmatici, ma, poichè ai tempi di Gesù gli occhiali da vista non erano ancora stati inventati, gli apostoli erano solamente sei. La fame, gli stenti, la miopia, l'astigmatismo fece sì che se ne vedessero sempre dodici.
Dodici decimi.
In gruppo o a coppie.
Pietro e Paolo erano due mentre Bruno, che si crede un profeta, è uno solo. Pietro e Paolo sono morti mentre Bruno è vivo. Anche se sembra un vegetale.
Pietro e Paolo erano vegetariani.
Luca e Paolo sono due comici, i comici nel mondo sono milioni, quindi Luca e Paolo al Festival di Sanremo hanno guadagnato milioni di euri.
Non soffocate un sofisma, specie se di Peano.
Peano potrebbe adontarsene.
Oggi, al posto di Peano, alla cattedra di Logica Matematica di Torino siede Piergiorgio Odifreddi.
Lino Sacchi sostiene che Odifreddi sia un parricida di Peano.
Ma, lasciamo perdere le disquisizioni ed andiamo alla sostanza.
Sostanzialmente Peano era un matematico logico, un po' come Odifreddi che però è un matematico catodico.
Catodico come il tubo della televisione, sì, certo.
Catodico come l'adepto della religione del tubo.
Viva oggi e sempre il catodicesimo ! Altrimenti il canone Rai-Tv-FurtodiStato-edi-mercato sarebbe ben più salato.
Chi la fa l'aspetti.
Ed i cocci sono suoi.



19 marzo 2011

"Il cassetto chiuso" recensione di Peter Boom

                                                 IL CASSETTO CHIUSO                                               
di Peter Boom




Un libro certamente non commerciale, costruito sui documenti del nonno Filippo de Cupis, ufficiale garibaldino, dal nipote Adriano, edito da Portofranco.
Una testimonianza valida e preziosa del periodo garibaldino, ritrovata in una cassetta sigillata ed ereditata molti anni dopo da Adriano.
Nelle lettere ed i documenti sbiaditi, custoditi gelosamente ed aperti dopo circa 120 anni, si sono ritrovati interessanti e veraci notizie riguardanti la nascita dell'Unità d'Italia.
Nonno Filippo descrive l'entusiasmo che allora mosse la gente a ribellarsi e il coraggio malgrado le continue disfatte e fughe soprattutto dalle truppe francesi sbarcate a Civitavecchia in difesa del Vaticano. Garibaldi riuscì ogni volta a rincuorare le sue camicie rosse ed a tirare su il morale. Gli alti ideali di Libertà, Giustizia, Eguaglianza e Tolleranza davano loro la forza per i tremendi sacrifici, talvolta pagando con la vita.
Ideali che al giorno di oggi sembrano completamente assopiti. L'Italia vive momenti molto difficili ed una buona parte della popolazione vive addirittura di stenti grazie a politiche disastrose, corrotte e colluse con mafie, poteri del Vaticano (IOR) e con un sistema giudiziario e fiscale indegno per un paese moderno e civile.
Chi governa cerca di mantenere il potere in tutti i modi, la corruzione aumenta e, nella maggior parte dei casi, rimane purtroppo impunita. Laddove regna la confusione è molto più facile pescare nel torbido, fare gli affari propri e farla franca.
L'Italia è un paese ricchissimo di risorse umane sia lavorative, scientifiche e di know how, possiede un patrimonio enorme in monumenti, antichità, arte, oltre ad un clima che attrae milioni di turisti da tutto il mondo ogni anno. Il sole, il vento e molte altre possibilità per generare energia pulita potrebbero rendere il paese autosufficiente anche da questo punto di vista.
Forse un novello Garibaldi potrebbe cambiare queste terre bellissime dagli imbrogli, le frodi ed il malcostume endemico facendo reagire le masse popolari.
Una rivoluzione culturale, non violenta, sarebbe veramente necessaria.
I documenti di nonno Filippo testimoniano anche il suo crollo finanziario in conseguenza di truffe borsistiche e bancarie. Ai giorni nostri il malaffare Parmalat fa pensare alla famosa frase “L'histoire se répéte”, malgrado la Consob, verifiche pro forma sulle banche e l'impossibile controllo sullo IOR, la banca del Vaticano.
Il nipote di Filippo De Cupis, il signor Adriano, spirito libero ed anticonformista, ha aggiunto nel libro la prefazione di Annita Garibaldi Jallet, l'introduzione scritta da Amedeo Ciotti e le postfazioni di Elio Veltri  e Marco Travaglio.

Peter Boom
http://digilander.libero.it/pboom
http://www.pansexuality.it



17 marzo 2011

BUON CENTOCINQUANTENARIO (TERZA) ITALIA ! (e chi non la vuole ancora riconoscere se ne vada all'estero, grazie)




15 marzo 2011

Italia Unita, Risorgimento, Laicità: rilanciamo la nostra identità e cultura



"....tutt'altra Italia io sognava nella mia vita, non questa, miserabile all'interno ed umiliata all'estero ed in preda alla parte peggiore della nazione. E non vorrei che il mio silenzio s'interpretasse siccome un affermazione dell'inqualificabile contegno degli uomini che "sgovernano" il nostro paese....."

Giuseppe Garibaldi Caprera, 24 Settembre 1880

L'Unità d'Italia fu conseguita per mezzo di tre importanti personaggi storici di matrice laica: Giuseppe Mazzini, la mente; Giuseppe Garibaldi, il combattente; Camillo Benso conte di Cavour, il politico.
L'Unità d'Italia vide, per la prima volta nella Storia, la collaborazione - spesso involontaria - di repubblicani e monarchici, di massoni e uomini di chiesa, di liberali, repubblicani e socialisti umanitari. La collaborazione di borghesi, nobili illuminati e persino operai scolarizzati.
L'Italia, si sa, è un Paese di fratricidi che ama più dividersi che unirsi. Sarà per questo che il Risorgimento e l'Unità d'Italia sono sempre stati così invisi tanto nella sinistra di matrice marxista (che non ha mai tollerato la cultura laica e liberaldemocratica), tanto nella destra fascista (che, dopo i Patti Lateranensi, non ha mai tollerato l'anticlericalismo e l'idea di Patria in senso mazziniano e garibaldino, ovvero come comunità di liberi ed eguali). Non ne parliamo poi del centro cattolico, che non ha mai tollerato l'affermazione dei principi massonici propugnati dal Risorgimento di Libertà, Eguaglianza e Fratellanza al di sopra di qualsiasi fede religiosa.
L'Italia fu unita, ma, dopo il fascismo, ci penserà la cultura clericale e comunista a disfare le conquiste dei Padri del Risorgimento. Pensiamo ad esempio all'inserimento - con l'Articolo 7 -  dei fascistissimi Patti Lateranensi nella Costituzione della Repubblica italiana.
Il divorzio, grande lotta emancipatoria dei partiti risorgimentali, sarà ottenuto in Italia negli anni '70 del '900, ma con grandissima fatica e per mezzo dei piccoli partiti laici: PR, PRI, PSI, PSDI E PLI.
Una volta spazzati via con la falsa rivoluzione di matrice clericofascista e cattocomunista di Tangentopoli, ecco spazzate via nuovamente le conquiste dei laici e dei risorgimentali (è a rischio la legge sull'aborto e, quella sul testamento biologico che si sta discutendo in questo periodo, è la più inumana possibile).
Ed ecco tornare al potere forze eversive, senza storia nè cultura: Pd, PdL, Lega Nord e tutti i loro alleati di ispirazione clericofascista e cattocomunista. I Ber-sani, Ber-lusconi, Ber-tinotti, venditori di fumo vendoliani eredi di Ber-linguer (quello che, dicevano, con il comunismo non c'entrava un fico, ma intanto i rubli da Mosca li prendeva), che ancor oggi vogliono darcela a bere.
Ed ecco - alla vigilia del 17 marzo finalmente proclamata Festa Nazionale - un Bersani che si mette a fare pastette con la Lega Nord per un federalismo pasticcione ed anti-Risorgimentale.
Massì, tanto il già comunista Massimo D'Alema definì in tempi non sospetti la Lega come una "costola della sinistra". Sinistra sì, ma di ispirazione marxista, antidemocratica, antioccidentale ed antirisorgimentale.
Eccoli ancora una volta riuniti, gli eredi del dossettismo capaci di venire a patti persino con i baluba del nord.
Lo spirito mazziniano, garibaldino e cavouriano, ad ogni modo, non credano costoro che sia morto: Insorgere e Risorgere era il motto degli Azionisti eredi di Mazzini e dei Rosselli.
Mandiamoli a casa una volta per sempre ! Siano essi al governo o all'opposizione.
Viva la Terza Italia e la Nuova Repubblica che sognò Randolfo Pacciardi !

Luca Bagatin



12 marzo 2011

"L'Unità d'Italia vista da un olandese": articolo di Peter Boom

L'UNITA' D'ITALIA VISTA DA UN OLANDESE

di Peter Boom

 

Quanto entusiasmo riscosse in noi ragazzini olandesi quando la maestra alle elementari ci raccontò le eroiche gesta di Garibaldi che con soli mille uomini rivoluzionò la storia d'Italia. A noi sembrava uno straordinario ed incredibile miracolo. L'Olanda ha più o meno la stessa superficie della Sicilia e l'Italia con la sua grande storia, l'antica Roma, il rinascimento, l'arte, il Vaticano, tutto in quello stivale lunghissimo trasformato in poco tempo da questi Mille che disponevano solo di qualche imbarcazione e cavalli, ma evidentemente armati, più che dalle poche e povere armi di allora, di grande determinazione, coraggio ed uno spirito che già allora alludeva idealmente ad una futura Europa Unita che poté nascere dopo diverse e tragiche vicissitudini circa cento anni dopo.

Noi avevamo dovuto combattere una guerra contro l'inquisizione spagnola (re Filippo II) dal 1568 al 1648, ben ottanta anni, per liberarci dallo opprimente giogo e diventare uno stato autonomo.

Non è per caso che nel nostro sangue scorre una buona dose di testardaggine forse ancora più determinata dalla nostra eterna lotta contro le acque.

L'unione fa la forza e garantisce proprio con la pluralità, le differenze culturali, etniche e anche logistiche, una maggiore democrazia. Questo lo abbiamo potuto constatare anche in altre nazioni come per esempio gli Stati Uniti d'America, la piccola Svizzera nella quale convivono pacificamente e con grande stabilità le popolazioni di lingua tedesca, italiana e francese.

Dopo la seconda guerra mondiale nasce l'Europa Unita, con la Francia, la Germania, il Belgio, l'Olanda, il Lussemburgo e naturalmente l'Italia, sei paesi con quattro lingue principali diverse, che dopo il 1945 non ha più conosciuto guerre interne e che costantemente si sta ampliando.

Non è solo un'unificazione dei mercati, ma anche un'importante realizzazione volta al benessere e la felicità delle genti attraverso il rispetto di diritti umani e civili. I problemi certamente non mancano ma col tempo, la buona volontà e senza violenza questi si risolvono.

L'Unità d'Italia ha significato un importante passo in questa direzione malgrado le critiche della Lega Nord, un partito di una mentalità poco lungimirante, spesso razzista e con tendenza alla emarginazione. Gente che vuole sentirsi superiore a chi abita più a sud dove, è vero, l'organizzazione statale ha sempre lasciata molto a desiderare. La cultura, la bellezza, le risorse umane, le risorse energetiche e la vicinanza con le aree mediterranee, il Medio Oriente, negli anni a venire saranno decisive per una rinascita con grande vantaggio per l'Europa tutta.

A proposito del razzismo vorrei dire che non bisogna mai discriminare nessuno, neanche i popoli più primitivi dell'Africa o della Papuasia. Le differenze tra noi esseri umani dipendono soltanto dalle diverse condizioni ambientali, dalle diverse culture, dalla storia. Attraverso lo strumento dei diritti umani dobbiamo darci una mano per superare il pensiero che vuole dividere ed escludere.

Per tornare all'Italia ritengo che la realizzazione della sua unità sia nata da una lotta tra titani, cioè tra quelli che traggono le loro azioni dal pensiero fisso, dogmatico, che personalmente chiamerei “non pensiero”, e coloro che si ispirano al “pensiero libero”, da un eroe come Garibaldi che era anche il Gran Maestro della Massoneria.

I cambiamenti importanti vengono sempre iniziati da poche, talvolta pochissime persone, che disinteressatamente mettono a disposizione di tutti le loro idee e le loro energie.

I veri liberi pensatori la pensano in modo diverso anche fra loro e difficilmente si coalizzano in grandi o potenti organizzazioni, bensì ispirano con le loro idee, con i loro diversi liberi pensieri anche le grandi masse che in Italia si organizzarono nella Carboneria.

Gli eventi storici che si stanno susseguendo con grande rapidità sul nostro globo oramai “globalizzato” dovranno portarci non solo ad una maggiore unificazione europea ma ad un mondo più solidale che, nel rispetto dei diritti umani e civili, del benessere e la felicità, dovrà diventare un “Mondo Unito”.

Peter Boom



11 marzo 2011

Ciao Italo !



Ho appreso ora della morte di Italo Corai, scrittore pordenonese e mio maestro politico (nonostante da diversi anni ci fossimo allontanati).
Avevo visto Italo solo venerdì scorso, alla presentazione del volume del suo caro amico Angelo Pezzana "Un omosessuale normale". Era allegro ed entusiasta nel vedere così tanti militanti gay riuniti assieme, che avevano finalmente il coraggio di mostrare la loro faccia in pubblico.
Ricordava, lui, primo militante omosessuale del Friuli Venezia Giulia - nota terra bigotta -
come ai suoi tempi gli omosessuali fossero guardati con sospetto e sberleffo. E di come anche lui, allora insegnante di matematica, fosse stato spesso discriminato.
Conobbi Italo nel 1996, quando avevo diciassette anni. Allora, dopo una lunga militanza nel Partito Radicale, ricopriva la carica di Portavoce dei Verdi di Pordenone. Fu lui ad insegnarmi i rudimenti della militanza politica e se oggi ho un carattere più sicuro di allora, lo devo a lui ed al suo piglio coriaceo.
Io, in cambio, gli insegnai ad utilizzare il computer ed i primi ridumenti di internet.
Ci eravamo persi da anni, ma eravamo felici di esserci rivisti, anche solo per un saluto, alcuni giorni fa.
Ciao Italo.

Luca


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini