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29 febbraio 2012

Il Circo Barnum della legge elettorale


E' curioso come il tema della legge elettorale sia ancora oggi più caldo che mai.
E' parimenti curioso che nessuna forza politica rilevi che la Costituzione della Repubblica italiana preveda un'unica legge elettorale, modificabile solo modificando gli articoli 56 e 57 della medesima, i quali prevedono un sistema elettorale proporzionale puro.
E' dunque quantomeno incredibile che, dal '93 ad oggi siano state introdotte leggi elettorali maggioritarie (o, meglio, falsamente maggioritarie, ovvero veramente pasticciate) e che si siano ammessi persino referendum di modifica alla legge elettorale.
Il nostro, politicamente, è un Paese davvero curioso, ove le forze politiche sembrano piuttosto raggirare gli elettori a loro esclusivo tornaconto...elettorale, appunto !
Orbene, se proprio la legge elettorale si vuole modificare, sarebbe bene che il Presidente della Repubblica proclamasse l'elezione di un'Assemblea Costituente atta allo scopo. Purtroppo, così non avviene da lungo tempo e la discussione su improbabili leggi elettorali pasticciate e pasticcione prosegue inesorabile (e per fortuna che, quantomeno, si è evitata l'ammissione dell'ennesimo quesito referendario, ancora una volta incostituzionale).
Ad ogni modo, chi scrive, posto che, per legge, sia opportuna un'Assemblea Costituente, ritiene che le uniche leggi elettorali in grado di soddisfare l'elettorato senza prenderlo per i fondelli (come avvenuto dal '93 ad oggi), siano o il proporzionale puro o il maggioritario puro.
Il primo garantisce rappresenzanza elettorale, senza antidemocratici sbarramenti (che rimangono antidemocratici anche se applicati in altri Paesi europei). Il secondo garantisce stabilità di governo.
Chi scrive, da lungo tempo, ritiene che sarebbe opportuno introdurre un sistema elettorale a due schede: la prima per l'elezione diretta del Presidente della Repubblica, finalmente con funzioni di governo e di nomina e revoca dei ministri, slegato dai partiti ed eletto a turno unico da tutti gli aventi diritto al voto. La seconda scheda per l'elezione del Parlamento, monocamerale, con funzioni unicamente legislative e di controllo ed eletto su base proporzionale pura, senza alcuno sbarramento e con il sistema delle due o tre preferenze.
Un siffatto sistema garantirebbe al 100% rappresentatività parlamentare e stabilità governativa. Sarebbe a totale vantaggio degli elettori che, finalmente, vedrebbero effettivamente pesare il loro voto. Sarebbe invece a totale svantaggio delle segreterie di partito che non potrebbero più condizionare l'attività di un governo che dovrebbe essere totalmente indipendente dai partiti politici e dunque non condizionabile.
A quel punto potrebbero essere introdotte misure quali ad esempio i referendum propositivi, che restituirebbero totalmente lo scettro del potere nelle mani dei cittadini.
Sappiamo bene che tali misure sono e saranno sempre avverse alla politica italiana per la sua congenita scarsa fiducia nei confronti dell'elettorato, così come scarsa fiducia ebbero le proposte di riforma presidenziale proposte dal già Eroe della Resistenza Randolfo Pacciardi, in tempi non sospetti.
Sappiamo però altrettanto bene che esse sono le uniche in grado di rendere le elezioni politiche italiane autenticamente democratiche e degne della più ampia partecipazione. Diversamente ci chiediamo davvero che senso abbia ancora andare a votare in Italia.


Luca Bagatin



27 febbraio 2012

"La mia vita è un Caos Calmo": Sì, me lo ricordo" messaggio di Baglu



Lo ami ?
No, io non amo.
Però un tempo amavi. Amavi me.
Lo so. Ero giovane.
Oggi è una giornata di sole, sì, di sole. Penso che vorrei andare al mare, prendere la mia Vespa ed andarci.
Oggi è una giornata un po' così nel senso che in realtà non vorrei pensare a nulla.
Mi hanno diagnosticato un tumore all'esofago e non ho il coraggio di dirlo a nessuno.
Per questo lo scrivo.
No, in realtà non è nemmeno il coraggio che mi manca, il fatto è che ho già preso la mia decisione e non voglio che nessuno tenti di distogliermi dal compierla.
Già da qualche mese avevo preso contatto con una clinica svizzera che mi avrebbe fatto stare meglio, nel senso che, finalmente, mi farà scomparire per sempre, anzi, diciamo che mi consentirà di esercitare, sul mio corpo, un atto di vera civiltà: mi fornirà gli strumenti affinchè io possa praticarmi una buona morte.
Non mi va di soffrire inutuilmente. Non mi andava nemmeno da ragazzo, quando stavo bene fisicamente.
Non ho paura di morire. In verità la cosa non mi interessa poi molto. Mi sento come se la cosa non mi riguardasse direttamente.
Sono sdraiato su questo letto di questa clinica pulita e profumata. Sono sereno o, quantomeno, mi sento leggero.
Ho superato tutti i test psicologici che mi hanno permesso di accedere al cosiddetto "suicidio assistito" e sono soddisfatto.
In realtà temevo che non li avrei superati e che mi sarei condannato ancora a vivere. L'ultimo anno che mi resta. O, meglio, che mi restava.
Scrivo sul mio computer questo mio ultimo messaggio e ho dato precise istruzioni affinchè finisca nelle mani del mio commercialista, che, fra l'altro, è sempre stato un caro amico.
E' asettico chiamare Mauro "commercialista", visto che, per le mie dichiarazioni dei redditi mi sono sempre rivolto altrove. Però, quando si sta per morire è molto meglio essere asettici. E' un modo per allontanarsi dagli aspetti terreni della vita, da quelli che potrebbero farci crollare da un momento all'altro.
Non voglio piangere. Voglio godermi la dipartita del mio corpo fisico, senza pena.
Nella mia mente non affiorano nemmeno i ricordi di un tempo: con i ricordi ci ho vissuto una vita.
Vorrei poter scrivere le mie "ultime parole famose", ma, invero, finisco solo per scrivere banalità, frasi un po' fatte e vuote.
Vabè, in realtà sono solo in attesa dell'infermiera che mi darà la pillola che mi farà sprofondare nel sonno eterno. Riesco però a pensare a Socrate ed a pensare che lui non ha avuto bisogno di lasciare nulla di scritto per essere ricordato.
Mi ricordo...no, non mi ricordo. Non voglio ricordare. Non ora.




23 febbraio 2012

Ron Paul Revolution !


Il motto che rappresenta meglio di tutti Ron Paul è certamente quello del Presidente George Washington, padre degli Stati Uniti d'America: "Il governo non è ragionamento; non è eloquenza; è potere. Come il fuoco, è un pericoloso servitore e un temibile padrone”.
Ron Paul è il candidato libertario del Partito Repubblicano USA alle primarie, che il già ex candidato alla Presidenza USA John McCain definì come "l'uomo più onesto del Congresso".
Ron Paul, classe 1935, medico, entrò per la prima volta nel Congresso statunitense nel 1976, fu fra i più accaniti sostenitori della Presidenza di Ronald Reagan e, nel 1988 fu per la prima volta candidato alla Presidenza USA dal Libertarian Party.
Oggi, così come già fece nel 2008, è nuovamente in corsa per le primarie del suo partito ed il suo obiettivo va ben oltre la vittoria.
Invero a Ron Paul non importa davvero vincere, bensì "gettare il seme" di un più ampio movimento di cittadini libertari e conservatori dei valori originari dell'Unione.
E' quanto egli scrive nel suo ottimo saggio "The Revolution", pubblicato in Italia dalla prestigiosa casa editrice liberale Liberilibri di Macerata (www.liberilibri.it) con il titolo "La terza America: un manifesto. The Revolution" con traduzione a cura di Stefano Cosimi.
Ed è davvero una "terza America" quella immaginata da Ron Paul nel suo libro. Un'America rispettosa dei valori della Costituzione - violata da tutti i Presidenti americani sin dagli anni '30 -; un'America non interventista ed amica di tutte le Nazioni; un'America liberista in economia e libertaria nei diritti civili.
Ron Paul punta immediatamente il dito contro gli sprechi dei governi Clinton e Bush, in particolare per quanto concerne la politica estera.
Una politica estera inutilmente espansionista che, oltre ad aver bruciato milioni di dollari in spese militari, è costata l'inimicizia di tutto il Medioriente con i coseguenti attacchi terroristici e le conseguenti leggi di limitazione alla libertà personale degli stessi cittatini statuinitensi.
Ron Paul cita Thomas Jefferson e ricorda che nel suo primo discorso d'insediamento alla Presidenza affermò: "Pace, commercio e amicizia con tutte le nazioni, nessun vincolo d'alleanze", proprio a rimarcare la posizione non interventista dei Padri fondatori degli USA, i quali ritenevano che il progresso della giovane nazione americana dovessa basarsi appunto sul libero commercio con tutti i Paesi e non sui conflitti armati. Ed ammonisce per primi gli esponenti del suo partito, i Repubblicani, tradizionalmente non interventisti ed oggi interventisti e guerrafondai tanto quanto i Democratici da Wilson a Roosvelt, passando per Truman, Lyndon Johnson, Kennedy ed il già citato Clinton. Bombardatori, spesso, di genti inermi.
Critico nei confronti della politica estera di George Bush, Ron Paul, afferma che il fallimento iracheno si sarebbe potuto evitare ed in questo modo gli USA avrebbero potuto diventare più ricchi, risparmiare danaro e vite umane e non si sarebbe messa nel caos la società irachena.
Ed è per questo che il Nostro rivendica la storia e la cultura politica dei veri conservatori dei valori dell'Unione e dei libertari, ovvero la vecchia Destra americana (di cui, per inciso, ricordiamo che ne aveva fatto parte anche un giovane Jack Kerouac, padre della Beat Generation).
Nel suo libro, dunque, Paul afferma che "I costi della nostra politica estera sono divenuti così elevati che rischiano di condurre il Paese alla bancarotta".
Un intero capitolo di "The Revolution" è poi dedicato alla Costituzione degli Stati Uniti d'America e dunque all'esaltazione dei valori della Rivoluzione americana che fu innanzitutto una rivoluzione antigovernativa ed i cui valori si riverberarono, appunto, nella Costituzione stessa.
Ron Paul ci spiega infatti di come la Costituzione USA preveda forti limitazioni al potere esecutivo del governo, aspetto spesso ignorato o bypassato dai Presidenti americani a partire da Theodore Roosvelt, il quale emanò ben un migliaio di ordini esecutivi e fu battuto solo dal suo lontano cugino Franklin Roosvelt, il quale ne emanò oltre tremila, senza che nessuno, purtroppo, parlasse di "abusi presidenziali" e di violazioni della Costituzione.
Altro aspetto che la Costituzione non concede al Presidente degli USA è il dichiarare guerra, ma questo principio fu palesemente violato dal presidente Truman negli anni '50 a proposito della Guerra di Corea.
Ron Paul rileva tutto ciò e spiega come la Costituzione preveda unicamente che il Presidente sia comandante in capo dell'esercito e della marina degli USA. Ma ogni decisione inerente a dichiarazioni di guerra spetti unicamente al Congresso, ovvero al potere legislativo.
Ron Paul da buon conservatore e libertario si oppone anche fortemente ad ogni introduzione negli USA della leva militare obbligatoria e cita Ronald Reagan, il quale, a proposito della coscrizione militare, affermava che essa "si basa sulla presunzione che i vostri ragazzi appartengano allo Stato. Questa presunzione non è nuova. I nazisti pensavano che fosse una grande idea".
Il cuore del programma libertario di Ron Paul, da buon seguace della scuola liberista austriaca di Friedrich Von Hayek e Ludwig Von Mises, è però la libertà economica e la lotta allo strapotere del governo in ambito economico e privato.
Ron Paul definisce "rapina legalizzata" qualsiasi azione del governo che arricchisce un gruppo di persone a scapito di altre ed in questo senso egli è contrario ad ogni tipo di sovvenzione o assistenzialismo statale, il quale favorisce unicamente le burocrazie parassitarie a totale scapito della collettività.
Ed inoltre dimostra in tal senso il motivo per il quale questo o quel candidato alle Presidenziali è condizionato da questa o da quell'altra lobby, la quale intende ricavarne benefici economici dal governo...rapinando il contribuente !
Ron Paul, diversamente, è per l'abolizione dell'imposta sul reddito, il che permetterebbe all'economia di rifiorire e darebbe sicuro sollievo proprio alle classi meno abbienti ed ai lavoratori, i quali non sarebbero più costretti a regalare parte del loro lavoro allo Stato.
Per quanto concerne il sistema sanitario USA, proprio in qualità di medico, Ron Paul punta ancora una volta il dito contro il governo ed i suoi interventi fallimentari e burocratici e racconta di come, prima del 1965, il sistema sanitario fosse efficiente e di come le visite e gli interventi fossero decisamente meno costosi.
Il quinto capitolo del manifesto di Ron Paul è dedicato alle libertà individuali. Egli, infatti, è da sempre un sostenitore del matrimonio omosessuale, della legalizzazione della prostituzione, nonchè di cannabis e dei suoi derivati.
Anche in questi ambiti, infatti, lo Stato non può entrare nella vita privata dei cittadini. Peraltro, per quanto concerne l'uso di cannabis, Ron Paul dimostra come la Costituzione USA non l'abbia mai proibita, bensì sia stata resa proibitiva dall'Harrison Tax Act del 1914, per mezzo di tasse che ne hanno reso altissimo il prezzo.
Negli anni successivi, poi, si diffusero leggende metropolitane a sfondo razzista, spesso incoraggiate dal governo, secondo cui essa rendeva i messicani pazzi poichè ne facevano uso. Inoltre si disse che essa dava assuefazione e causava infermità mentali.
Nulla di più falso, come dimostrato da Ron Paul, dati alla mano, il quale ritiene invece che la cosiddetta "lotta alla droga" sia completamente fallita e l'unico modo per combattere la criminalità sia proprio quello di rendere legale cannabis e derivati.
Sempre per quanto concerne le libertà individuali, Ron Paul è da sempre contrario alla pena di morte ed al Patriot Act, mentre è favorevole alla possibilità per i genitori di educare i propri figli in famiglia e non in scuole i cui metodi educativi non condividono e, pertanto, non desiderano nemmeno finanziare.
Aspetto molto interessante del manifesto politico del Nostro è la critica al sistema monetario USA ed alla Federal Reserve (FED), la quale ha introdotto misure inflazionistiche che, nei fatti, hanno totalmente deprezzato il dollaro.
Ron Paul è infatti per il ritorno al sistema aureo, ovvero per restituire parità aurea alla moneta, contro ogni tipo di speculazione finanziaria voluta dalla FED che, secondo Paul, andrebbe abolita e dimostra come essa sia la causa principale della crisi economica mondiale.
Le politiche proposte da Ron Paul in "The Revolution" sono certamente dirompenti e, forse proprio per questo, sono spesso oggetto di censura nei media americani ed europei.
Pochissimi sanno, ad esempio, che, se oggi Ron Paul si presentasse alle elezioni presidenziali da solo, otterrebbe quasi il 20% dei consensi.
Pochissimi sanno anche che, nel 2007, egli è riuscito a raccogliere, a sostegno della sua campagna, quattro milioni di dollari - on line - in un solo giorno e che continua ad essere il candidato Repubblicano più sostenuto.
E pochissimi sanno anche che, attorno al suo programma, si sono coalizzati repubblicani, democratici, verdi, costituzionalisti, persone di colore, antimilitaristi, conservatori e liberi pensatori. E soprattutto moltissimi giovani.
Un'aggregazione che, negli stessi intenti di Ron Paul, potrà dare del filo da torcere all'establishment statuintense. Ed un monito per il nostro triste Paese alle prese con un iperstatalismo burocatico ormai senza più controllo.

Luca Bagatin



21 febbraio 2012

"Il lenzuolo del fantasma" di Bruno Auricchio, ovvero quell'inchiesta di Agostino Cordova che colpì dei cittadini onesti



Pochissimi sanno che, negli anni '90, un'inchiesta senza alcun fondamento, introdusse in Italia una nuova Santa Inquisizione.
Una Santa Inquisizione guidata dall'allora magistrato di Palmi Agostino Cordova, il quale scatenò una vera e propria battaglia inquisitoria contro cittadini onesti, rei unicamente di appartenere alla Massoneria.
Di tutto ciò nessuno ricorda pressochè nulla, oppure si continua ancora a nascondere la verità, nonostante ci siano state sentenze definitive che hanno stabilito che Cordova aveva torto marcio. Ma, oramai, molte famiglie e molte carriere erano state distrutte. Storia di ordinaria ingiustizia in un Paese nel quale il magistrato sembra avere ragione anche quando ha torto.
Bruno Auricchio, avvocato penalista veneziano, con il suo sagace saggio "Il lenzuolo del fantasma" (Edizioni Giuseppe Laterza), con prefazione di Luigi Danesin e del prof. Aldo A. Mola, racconta di quella terribile inchiesta. E lo fa con tanto di documentazione alla mano, oltre che con la sua consueta ironia, atta a smontare pezzo per pezzo le astruse teorie del Cordova.
Auricchio, innanzitutto, racconta chi è e che cosa fa il massone e quali sono i suoi presunti "segreti" e ciò in particolare a beneficio di chi di Massoneria non sa nulla, spesso per sua cattiva volontà di approfondimento.
Esistono infatti in commercio, da sempre, un sacco di volumi su questa nobile istituzione millenaria, alcuni riportanti anche i rituali dei suoi affiliati, tutt'altro che segreti.
Il vero segreto massonico, come spiega anche l'Auricchio, risiede nel cuore di ciascun Iniziato, il quale, per mezzo del cammino spirituale massonico e dei suoi rituali, modifica la propria coscienza interiore.
Il massone, in sostanza, non è forse dissimile dal cattolico che, anzichè frequentare una Loggia massonica, frequenta una Chiesa. Con l'unica fondamentale differenza che la Massoneria non è una Chiesa e non presenta dogmi, bensì è una scuola filosofica di libertà.
Non si spiegherebbe, infatti, come mai siano stati massoni numerosissimi letterati, musicisti, politici, condottieri, sicenziati e persino religiosi. Fra i massoni famosi, infatti, troviamo Oscar Wilde, Mozart, Buffalo Bill, Zapata, Garibaldi, Meucci, Fermi, Bakunin e numerosissimi altri.
Strano, forse, che queste cose il magistrato di Palmi Agostino Cordova non le conoscesse, si chiede Bruno Auricchio nel suo saggio e ce lo chiediamo noi stessi.
E' peraltro noto che le Obbedienze massoniche non sono affatto segrete ed i loro elenchi possono essere accessibili, in qualsiasi momento, alle autorità competenti.
Bruno Auricchio, ad ogni modo, ricorda di come negli anni '90 ci fosse grande fervore giudiziario. Furono anni nei quali vi erano magistrati, come Antonio Di Pietro, che amavano mettersi in gran mostra. Tutto ciò come se il sistema delle tangenti nel mondo politico non fosse arcinoto e potesse essere debellato quarant'anni prima !
Auricchio fa notare, inoltre, come il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) sia da sempre un vero e proprio "parlamentino" con tanto di fazioni ed ideologie politiche di riferimento, quindi tutt'altro che lontano dalla politica partitica, come in realtà dovrebbe essere al fine di garantire la totale imparzialità degli organi giudicanti.
Il CSM, infatti, è composto da: Magistratura Indipendente (destra moderata); Unità per la Costituzione (centro); Movimento per la Giustizia (di orientamento verde); Magistratura Demcoratica (sinistra).
L'Italia, in questo senso, rappresenta un caso unico al mondo di politicizzazione della magistratura.
Caso curioso, invece, il fatto che, con delibera del CSM, in Italia sia stato fatto divieto ad un massone di essere magistrato. Ma come ? Un politico può fare il magistrato ed un cittadino che fa parte di un'organizzazione spirituale e non politica non può ?
Questo, come spiega l'autore de "Il lenzuolo del fantasma", sembra "giustificato" - si fa per dire - dal fatto che, nell'immaginario collettivo, "i massoni si aiutano fra loro".
Immaginario collettivo, appunto. Visto che invece abbiamo assistito piuttosto a molti casi di "raccomandazione" perché il tizio tale aveva la tessera del tal partito politico...piuttosto che perché questo era massone o cattolico o ebreo, o buddhista.
In tutto ciò ecco giungere la sciagurata inchiesta Cordova, partita da Palmi, per poi estendersi in tutta Italia, con gran nocumento dei cittadini onesti che ne saranno ingiustamente colpiti.
Agostino Cordova, magistrato, evidentemente era completamente digiuno di Massoneria. Ipotizzò infatti un "teorema" totalmente privo di qualsiasi fondamento e disse: poichè qui in Calabria c'è la 'ndrangheta ed in Sicilia la mafia che tramano contro la stabilità dello Stato, allora dietro a loro c'è la Massoneria che trama nel segreto.
Tutto ciò, ad ogni modo, era e rimaneva un teorema astratto ed un magistrato non può certo basarsi su congetture, bensì dovrebbe farlo per mezzo di prove concrete, indizi, magari raccolti da Polizia e Carabinieri, prima di lanciare accuse ed inchieste.
Ma il Cordova aveva già stabilito che i massoni italiani erano tutti colpevoli e, dunque, da inquisire. Fu così che si attivò per acquisire tutti gli elenchi dei massoni italiani, alcuni dei quali finiranno anche in pasto ai media, come se fossero una lista di proscrizione, fatta di delinquenti abituali.
Inutile dire che le più colpite furono le due maggiori Obbedienze massoniche italiane: Grande Oriente d'Italia e Gran Loggia d'Italia, con il maggior numero di iscritti.
Persone comuni, liberi professionisti, pensionati, operai. Cittadini italiani paganti le tasse come tanti altri. Con la sola "abitudine" di frequentare Logge massoniche per la loro evoluzione spirituale ed interiore !
Fatto sta che, tutto ciò, dopo aver fatto spendere alle casse dello Stato fior fior di quattrini per l'inchiesta ed aver rovinato numerose famiglie e carriere, non portò a nulla.
Nessun reato era stato commesso. Come volevasi dimostrare: un teorema senza prove, è e rimane una congettura.
E fu così che - come documenta Bruno Auricchio - la Suprema Corte di Cassazione stabilì che Agostino Cordova aveva palesemente violato la Costituzione della Repubblica Italiana agli Articoli 13 e 14, che stabiliscono che la libertà personale ed il domicilio sono inviolabili e non sono ammesse forme di detenzione, ispezione e perquisizione se non per atto motivato. Inoltre il Cordova aveva violato gli articoli 247 e 253 del codice di procedura penale.
Purtroppo, però, il danno economico per le casse dello Stato era ormai stato fatto e così il danno morale per i cittadini ingiustamente coinvolti.
Il 23 settembre del 2003, il magistrato Cordova, sarà peraltro allontanato dal Tribunale di Napoli e giudicato inadeguato.
Nel saggio "Il lenzuolo del fantasma" si racconta di tutto ciò e di molto altro. Si racconta di come il 17 febbraio 2004, la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sancì il pieno diritto dei magistrati di appartenere a qualsiasi associazione legittima e quindi anche alla Massoneria. Si parla della Legge Spadolini-Anselmi e di come le Obbedienze massoniche italiane non siano nè possano essere definite segrete. Si racconta di come un Paese che vuole essere veramente civile e democratico, non possa minare il principio di libertà.
E di come i cittadini onesti, di qualsiasi fede o orientamento siano, abbiano il pieno diritto di sentirsi liberi di essere liberi.

Luca Bagatin



19 febbraio 2012

Peace, love and...Ron Paul for President !!!





17 febbraio 2012

Lino Salvini: l'uomo, il medico, il politico ed il massone



Dell'ex Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Lino Salvini si parla sempre troppo poco, anche nello stesso GOI. Sembra quasi figura dimenticata, del passato, dalla quale a volte prendere le distanze. E certo Lino Salvini non meritò nè merita tanto distacco, tutt'altro.
Fortunatamente ad onorarne la memoria è stato costituito, nel 1987, l'Istituto di Studi Lino Salvini di Firenze, che ogni anno pubblica ottimi volumi di cultura massonica ed umanistica, riservati ai soci ed a quanti, inviando un piccolo contributo, desiderano riceverne copia.
In particolare, nel 1992, fu pubblicato un bel libro commemorativo interamente dedicato alla figura di Lino Salvini: uomo, politico, medico e massone e recante le firme di Filippo Alfano, Raul Verreschi, Giancarlo Domenichini ed Aldo Chiarle.
Lino Salvini nacque a Firenze il 21 luglio 1925 e, giovanissimo, intraprese la carriera di medico, occupandosi in particolare di problemi legati alla tiroide ed in tal senso dando un fondamentale contributo alla scienza medica, dando alla luce, peraltro, fra il 1950 ed il 1963, numerose pubblicazioni scientifiche e fondando, nel 1966 la Società Italiana per l'Automazione in Medicina.
Lino Salvini non nascose mai la sua passione per la politica, sin da quando, studente liceale, fondò l'associazione LOTO, ovvero Libera Organizzazione Tendenti Omnia, ovvero un cenacolo aperto ad ogni discussione dello scibile.
Nonchè fu attivissimo nell'Unione Goliardica Italiana, ovvero l'organizzazione studentesca di matrice laica, liberale e socialista.
Liberalsocialista Salvini lo sarà tutta la vita, non rinunciando alla tessera del PSI nemmeno quando ricoprirà la carica di Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia.
Lontano anni luce dal marxismo, Salvini credeva nel liberalsocialismo dei fratelli Carlo e Nello Rosselli, ovvero nella libertà individuale, capace di andare di pari passo con la giustizia sociale. Credeva, in sostanza, in una sinistra democratica e per questo - nei settori comunisti e para comunisti - era ritenuto uomo "di destra".
Lino Salvini fu eletto Gran Maestro del GOI il 13 gennaio 1970, ma ricordiamo che divenne Maestro Venerabile nel 1962, presso la Rispettabile Loggia "La Concordia" all'Oriente di Firenze.
Salvini fu diretto continuatore della politica diplomatica del suo predecessore Giordano Gamberini e riuscì ad ottenere il riconoscimento della regolarità massonica del GOI da parte della Gran Loggia Unita d'Inghilterra il 13 settembre 1972.
Aldo Chiarle, nella sezione che dedica alla Gran Maestranza di Salvini, commette purtuttavia un'imprecisione storica. Vero è che, il 18 settembre 1973, Salvini riuscì a far confluire nel Grande Oriente d'Italia la Serenissima Gran Loggia d'Italia guidata dal Gran Maestro Francesco Bellantonio, aumentando così i suoi iscritti, ma non è vero - come scrive Chiarle - che ciò pose fine allo scisma del 1908, allorquando vi fu una frattura fra Grande Oriente ed una parte consistente di Fratelli che, in nome della libertà religiosa, costituì una nuova comunione massonica di Rito Scozzese: l'attuale Gran Loggia d'Italia degli ALAM.
Come possiamo infatti notare a pagina 188 degli "Annali" della Gran Loggia d'Italia a cura di Luigi Pruneti ed edita lo scorso anno, è riportato chiaramente che, in data 29 settembre 1973, la Giunta Esecutiva di Piazza del Gesù sancì, con un Ordine del Giorno, che la Gran Loggia d'Italia è incontestabilmente la legittima e diretta continuatrice di Piazza del Gesù conseguente allo scisma del 1908.
Lino Salvini, purtroppo, sul finire della sua Gran Maestranza,
sarà ingiustamente trascinato nel falso scandalo P2.
Volendo infatti ricostruire i fatti, la Loggia Massonica Propaganda (P) era infatti una loggia regolare (e per nulla segreta) del GOI, fondata del 1877 dal garibaldino Giuseppe Mazzoni ed alla quale furono iscritte eminentissime personalità del Risorgimento quali Aurelio Saffi, Giusue Carducci, Ernesto Nathan e Giovanni Bovio ed il suo scopo fosse duplice: unificare massoni che, per motivi professionali, non avevano un domicilio fisso ed anche mantenere riservati i nomi di quei Fratelli che, per motivi sempre legati alla loro professione, potevano essere preseguitati per il solo fatto di essere massoni.
Dopo l'oscurantismo fascista e la messa fuori legge delle Logge massoniche, la Loggia Propaganda fu ricostituita e prese il nome Loggia Massonica Propaganda Nr. 2 ed aveva sempre lo scopo di tutelare la riservatezza dei massoni che ne facevano parte, pur non essendo una loggia nè segreta nè golpista come certa stampa e forze politiche andarono dicendo.
Saranno proprio queste forze oscure cattocomuniste, fasciste e clericali a lanciare codesta nuova caccia alle streghe contro presunti piduisti, ovvero massoni regolari.
Ma, allorquando scoppiò il falso scandalo P2, ovvero nel 1981, Lino Salvini non era già più Gran Maestro del GOI e morì prematuramente l'anno successivo e valga per tutti il ricordo del suo successore, il Gran Maestro Ennio Battelli: "La morte di Salvini è una grossa perdita per tutta la Famiglia massonica. Era un uomo che ha sofferto, che ha dato tutto ed ha sempre pagato per tutti. La storia farà giustizia di tutte le calunnie..."

Il lavoro umano, medico, politico e massonico, di Lino Salvini, merita certamente di essere ricordato, studiato, approfondito. Affinchè non prevalgano le tesi dei "cacciatori di streghe" e dei novelli oscurantisti il cui credo nel dogma è più saldo persino della loro stessa umanità. Semmai ne possedessero una.

Luca Bagatin



15 febbraio 2012

33



33 trentini andarono a Trento tutti e 33 trotterellando, proferisce la celebre filastrocca.
Dica 33, dice il medico per auscultare il paziente.
33 è l'età in cui si dice che morì il Maestro Gesù, detto "Il Cristo".
33 sono i gradi del Rito Scozzese Antico ed Accettato della Massoneria.
33 sono le vertebre della colonna vertebrale, alla cui base giace l'energia Kundalini.
33, da oggi, è anche la mia età anagrafica e, ordunque, visti i precedenti usi e significati del numero 33, potrei anche ritenere il 2012 un'annata perfetta. Forse anche a causa dell'imminente fine del mondo (si tratterà, poi, di comprendere di quale mondo, nello specifico, si intende parlare).
Non c'è 32, infatti, senza 33 e, superati i trent'anni, checchè ne dica certa vulgata "giovanilistica" senza alcun fondamento biologico e psichico, non si è più giovani. Figuriamoci passati i 32 !
Predisponiamoci, dunque, ad una rinnovata maturità.
Nel segno dell'Acquario, ovviamente
 





13 febbraio 2012

AFORISTICA di Paolo Bianchi



Dio non muore, ma cambia nome.


La persona matura non si meraviglia più di nulla, ma s'innamora di tutto.


Non conta quello che ho scritto, ma quello che leggete.




10 febbraio 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: Ricreazione" monologo by Baglu



Mi ricordo il profumo di quel gel lavamani e mi viene un po' di magone, di malinconia. Sarà che mi apre la memoria ad altri ricordi.
Mi ricordo dei cremini di quando ero bambino, quelli che portavo a mia nonna il giorno di San Nicolò e che benedivamo in Chiesa, assieme a tutta la classe. Glieli portavo, ma in realtà me li mangiavo tutti io, perché lei non aveva i denti per farlo.
Mi ricordo i Masters...ve li ricordate i Masters ? He Man, Skeletor...
Da qualche parte ho ancora qualche pupazzo della serie, che oggi scopro essere di culto fra i collezionisti.
Poi mi ricordo anche quando la maestra mi diede uno schiaffo perché non volevo tornare in classe, dopo la ricreazione, perché avrei voluto rimanere a rotolarmi fra le foglie.
Quanto vorrei nevicasse e rotolarmi sulla neve.
Quanto vorrei tornare bambino e mangiare i cremini che allora avevano un sapore diverso da quelli di oggi.
Oggi è tutto più grigio. Sono finiti gli anni '80 e del piccolo Arnold rivedi solo le repliche.
Una volta ho sentito una signora, una di quelle "à la page", che però si vantava di aver fatto il Sessantotto, di essere stata una femminista, ecco sento che dice "Vorrei proporre un'idea giovane, smart".
Ora, ecco, ma che cazzo vuol dire smart ?
Ecco, io di smart conosco e nemmeno troppo bene le automobili e già quelle non le concepisco.
Cioè, mi spiegate il senso di questo termine barbarico ? "Smart". Un'idea giovane. Che vuol dire idea giovane ? Abbiamo bisogno di idee giovani proferite da gente che si sente giovane anche se ha quaranta, cinquanta, sessant'anni ?
Ecco, per me uno giovane è uno che ha meno di trent'anni. Massimo trentacinque. Ma oltre i quarant'anni si è più che maturi. Quasi stagionati ed in Italia la parola "smart" non dovrebbe essere nemmeno proferita, perché non vuol dire nulla.
In Italia i giovani non vinceranno mai, perché non hanno mai davvero posto una questione generazionale. E non la porranno per almeno dieci o vent'anni.
Ma perché, perché dico io ci deve essere così tanta superficialità ?
Ma perché, poi, oggi la regola è che per essere un "vincente" devi per forza denigrare il prossimo, considerato come l'avversario da battere, come se fosse una cosa bella. Ma perché dobbiamo vedere tutti come avversari ?
Ecco, io proprio non riesco a vedere nessuno coma avversario. Al massimo, se proprio uno non mi piace, evito di considerarlo, di frequentarlo, di rispondere a ciò che dice.
Ho una lista molto lunga di questi soggetti, accumulata negli anni.
Non sopporto l'ipocrisia e non sopporto nemmeno i vecchi che frequentano le ragazze giovani.
Non sopporto i resort ed i ristoranti giapponesi.
Anzi, diciamo pure che non sopporto la parola "resort" che è come "smart" e forse anche peggio.
Non sopporto le palestre ed i social network.
Non sopporto la maggioranza della gente.
Mi chiedo ancora che cosa sia la new economy e perché cazzo dobbiamo sempre parlare di "crescita" ed "innovazione" quando non solo non sappiamo che cosa significano, ma non abbiamo nemmeno il tempo di utilizzare i vecchi rimedi che sì, funzionano meglio di quelli nuovi, anche se magari sono più lenti, macchinosi, ma danno soddisfazioni maggiori.
Non acquisterei mai un telefonino o un computer a mio figlio prima di avergli insegnato a giocare con il Meccano. Ve lo ricordate il Meccano ?
No, ecco, bravi, siate "smart".
Credetevi eternamente giovani alla ricerca della fonte del piacere perduto chissà dove.
Chiamate il prete sul letto di morte, quando sarete decrepiti e rifiutate di "decidere come e quando morire", che non è una cosa "smart", ma è un modo per fregare il destino.
Un destino inesorabile ed ineluttabile per tutti.
No, ecco, io decisamente non capisco perché oggi si mettano al mondo dei figli, magari con donne o uomini diversi.
No, ecco, io le famiglie allargate non le capisco. Non le approvo. Sì, non le approvo.
Magari sarò anche bigotto, però io credo alle famiglie composte da due persone che si amano e che amano i loro figli.
Non mi importa il sesso di queste persone, non mi interessa, insomma, se si tratta di un uomo e una donna, due donne o due uomini. Ecco, io non capisco nemmeno chi giudica in base al sesso o all'orientamento sessuale che non è il vero problema.
Anzi, diciamo pure che io odio gli omofobi, che in Italia non sono nemmeno perseguiti per legge e questo mi mette ancor più tristezza e mi fa pensare a quanto siamo barbari e - quel che è peggio - non ce ne rendiamo nemmeno conto.
Il vero problema è che si è smesso di pensare ai figli. Si pensa troppo a sè stessi, a quanto si debba essere "smart" e non ci si rende conto di quanto si sia merda. Altro che smart !
Non si riflette mai. Si agisce, spesso per impulso.
Quanto dolore si trascina dietro a tutto questo, senza che nessuno se ne renda conto.
Appunto.



8 febbraio 2012

Con "Socrate" il merito in prima serata tivù



"Socrate", programma senza fronzoli, senza pretese, senza scenografie mastodontiche o raffinate. Programma con l'unico scopo di voler fondere l'intrattenimento all'approfondimento culturale, fra musicisti, persone comuni, giornalisti e studiosi.
Il programma di Cesare Lanza, andato in onda martedì scorso, in prima serata su Rai Uno e condotto da Tiberio Timperi, invero, viene da lontano: viene dal progetto che lo stesso Lanza, con la collaborazione della figlia Giorgia, si inventò l'estate scorsa e diramando le sue intenzioni in rete. Stiamo parlando del movimento culturale "Socrate 2000" per il ritorno al merito (www.socrate2000.com).
In Italia il merito è pressoché assente. Vanno avanti i soliti raccomandati ed ai giovani rimangono o le briciole o il nulla.
Anche in televisione abbiamo assistito, negli ultimi decenni, ad un imbarbarimento involutivo che ha portato ed importato la peggior televisione "all'americana" dalla quale non abbiamo mai avuto nulla da imparare.
Pensiamo al triste Grande Fratello, riedizione televisiva delle perverse fantasie sessuali del marchese De Sade e che oggi, infatti, è in picchiata d'ascolti.
Il pubblico, insomma, alla lunga non è così scemo come si possa banalmente credere.
Il pubblico, i cittadini, pretendono, specie in quest'epoca di crisi economica, sociale e culturale, di essere al centro delle discussioni e vogliono approfondire.
E triste è che ci si renda conto di ciò solo oggi, ma è ancor più triste che lo si faccia solamente in parte.
Prendiamo Sanremo ed il cast strapagato che ci aspetta fra qualche settimana. E' meritocratico tutto ciò, oppure è l'ennesimo specchietto per le allodole, un metodo utilizzato nell'Antica Roma dagli Imperatori per tenere occupato il popolino a divertirsi ?
Pensiamo poi alla politica, ove i soliti noti sono candidati, con sistemi elettorali tutt'altro che meritocratici, bensì verticistici. Ed ove costoro, cambiando di schieramento, hanno la possibilità di decidere più in base alla loro prospettiva pensionistica, che in base alle reali esigenze del paese. Pensiamo ai fantomatici "Responsabili" and Co.
Pensiamo che, invece, negli Stati Uniti d'America, ove vige un consolidato sistema secondo il quale o ottieni risultati oppure vai a casa, la situazione è diametralmente opposta: anche il figlio di una famiglia non abbiente o sconosciuta ai più, può ascendere ai massimi livelli della carriera. Da noi un sistema di questo tipo apparirebbe piuttosto impensabile.
Ed è molto, molto sconfortante.
In tutto questo un piccolo, piccolissimo spiraglio: in prima serata, pur in una Rai che andrebbe privatizzata (sempre per promuovere il merito e non le logiche partitocratiche o di parte), eccoti "Socrate".
Programma non urlato (stranamente !), non volgare, non scosciato. Programma in cui l'ottimo Giancarlo Giannini legge brani di Socrate e di altri grandi. Programma sobrio e che - guarda un po' tu - tre milioni di telespettatori hanno anche premiato.
Si potrebbe fare meglio, si potrebbe fare di più. Vero, verissimo. Si potrebbero invitare persone ancor più comuni, che però hanno qualche cosa da dire e da dare, ancor più giovani volenterosi, leggere ancor più brani in diretta televisiva. Magari si potrebbe anche pensare ad una piccola striscia quotidiana, dopo il telegiornale, in cui discutere di filosofia, cultura ed attualità.  
Il vento sta cambiando, gente, il segnale è chiaro, ma occorre ampliare il progetto e renderlo permanentemente attivo.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini