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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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30 maggio 2012

Dadino



"Dadino", il nuovo libricino di Paolo Bianchi, giovane amico ed aforista che, da qualche tempo, collabora con questo blog con la piccola rubrica AFORISTICA.
"Poemetto per piccoli grandi e grandi piccoli", questo il sottotitolo della sua favola di versi in rima, edita dalla Sangel Edizioni e con postfazione del poeta e scrittore Manrico Murzi.
Il nostro eroe, Dadino, appunto, si ritrova imporvvisamente nel "mondo all'incontrario", ovvero una dimensone totalmente opposta rispetto al mondo fenomenico che conosciamo.
Qui incontra diverse figure, fra cui il Re e l'Alchimista. Riferimento nemmeno troppo velato ai Tarocchi ?
E' molto probabile, visto che la storiella, quasi una filastrocca, è zeppa di simbolismo esoterico, a cominciare dal nome stesso del protagonista.
Dadino, piccolo dado, a simboleggiare la pietra cubica, ma anche il fato, il destino, il gioco.
"Dadino" è una storia che si legge d'un fiato, ottima per gli amanti delle canzoni e delle rime. Ottima per i ricercatori dello spirito, ma anche per i bimbi.
Ed io credo proprio che Paolo, qui, abbia voluto rappresentare tutto il suo spirito bambino, visto che, in quarta di copertina, ci mostra una foto che lo ritrae proprio bambino, con una sguardo attento, intelligente, a tratti malinconico e curioso.
"E' questa una storiella fantasiosa/che parla della gioia e del patire/e senza approfondir nessuna cosa/ha dentro sia la vita che il morire".
Tale è la sintesi di "Dadino", poemetto che parla della vita e della morte, del logico e dell'assurdo, di scienza e spiritualità e persino del rapporto fra il popolo ed i suoi governanti !

Luca Bagatin



26 maggio 2012

"La mia vita è un Caos Calmo": Pensieri dylandoghiani": monologo by Baglu



Oggi sono qui, che passeggio attorno alla mia panchina.
Ho male all'anca destra per via del fatto che ieri, scaricando dei pesi, ho preso il cosiddetto "colpo della strega". Non sono più agile come un tempo, penso.
Ho in mano una foto che ritrae mia madre, a vent'anni. Era il '64 e lei ha un mazzo di fiori e la fascia di Miss Twist del concorso di ballo che quell'anno si teneva a Jesolo.
Mi commuovo pensando a quanto devono essere stati esaltanti gli anni '60 ed a quanto siano tristi gli anni che viviamo oggi. A quanto siano effimeri ed inutili. Privi di pathos.
Ho in mano anche un libro di Tiziano Sclavi, il libro della mia vita, oserei dire: "Non è successo niente", pubblicato da Mondadori nel '98.
E' un libro che credo abbiamo letto in pochi (visto lo scarso successo editoriale, che ancora non mi spiego), mentre io lo sto rileggendo per la terza volta, senza stancarmi.
Sclavi riesce sempre a farmi sorridere, con battute al limite del surreale ed a farmi commuovere, con la medesima intensità.
E' come se io mi riconoscessi in quelli della sua generazione, classe 1953. Sono cresciuto con le musiche degli anni '70, con i fumetti degli anni '70, con i saggi degli anni '70, con i film scollacciati degli anni '70, con i colori degli anni '70, persino con le illusioni politiche degli anni '70. Ed i miei migliori amici (che frequento da almeno quindici anni), hanno vissuto quella stagione.
Il linguaggio del fumetto e del cinema degli anni '70 è praticamente morto, sostituito con cose approssimative, scopiazzate, senza verve. Sono cambiati persino i giovani che in quegli anni avevano passioni vere e non rincorrevano l'effimero o il guadagno o il successo facile. Anche il sesso, allora, era una vera conquista.
E' vero, quella generazione si è imborghesita ed ha fallito. E' quasi del tutto vero.
Tiziano Sclavi fa eccezione, ma, forse, perché ha saputo difendere il suo microcosmo, richiudendosi in sè stesso e nella sua casa, nella periferia di Varese.
Penso a queste cose mentre sono qui a passeggiare attorno alla panchina ed a piangere la morte di un caro amico, il Commissario.
Per chi ha letto Dylan Dog, uno dei miei tre o quattro alter ego, potrebbe ben intuire come io paragonassi il Commissario all'ispettore Bloch. Non che forse gli somigliasse, solo che avrei voluto che, come Bloch, il Commissario rimanesse eterno. E mi viene in mente anche Bazar, che non vedo da almeno un anno buono e che ho sempre paragonato al fido assistente Groucho.
Poi penso che dovrei scrivere una recensione e redigere alcuni articoli, oltre che raccogliere diverso materiale. Ma non ne ho voglia, non oggi, non ora.
Affido questi pensieri alla brezza che mi accarezza il viso in quest'estate che, per mia fortuna, tarda ad arrivare.




26 maggio 2012

"Una battaglia contro l'handicap e la pietà assistenzialistica" di Rita Bernardini

Sono articoli come questo che riescono ancora a commuovermi ed a smuovermi. Politicamente e umanamente (L. B.)


Una battaglia contro l'handicap e la pietà assistenzialistica

di Rita Bernardini

Lo rivedo come se fosse oggi: Bruno che entra per la prima volta nella mia classe. E’ il nuovo professore di tecnica bancaria. Il chiasso diviene improvvisamente silenzio. Bruno guadagna a fatica la cattedra aiutato dal suo bastone, su di essa quasi si piega e con non poco sforzo sale sulla pedana e inizia a parlare. Ci sa fare con ragazzi e ragazze poco più che adolescenti. Identifica subito il più esuberante, quello che gli piace fare casino portandosi dietro tutti gli altri… a suo modo un leader. Lo chiama presso di sé e gli chiede di copiare alla lavagna un grafico con tanto di spiegazioni e didascalie. Stefano ricopia diligentemente, anche se ogni tanto si gira verso di noi facendo risatine a presa in giro. Nel frattempo Bruno spiega alla classe come intende impostare il suo corso di insegnamento. Ci dice che vuole improntarlo sull’attualità, propone che in classe circolino i quotidiani, ci vuole critici, curiosi, contestatori. Alla fine, chiede a Stefano di spiegare alla classe il grafico che aveva riprodotto sulla lavagna. “Boh, non c’ho capito niente…”, risponde. “Ecco, caro Stefano, non devi mai accettare di fare cose che non comprendi solo perché te le chiede un adulto, un professore”.
Un capolavoro: in un quarto d’ora aveva conquistato la classe, messo in riga ma senza umiliarlo il più scalmanato e fatto quello che nessun professore aveva mai provato a fare prima: spiegare la prestazione che era chiamato ad offrire a noi studenti rendendoci partecipi di quel lavoro che necessariamente doveva essere fatto assieme per essere utile, fruttuoso, costruttivo.
Mi ricordo che dissi alla mia compagna di banco, Alessandra, “ecco, io uno così me lo sposerei subito”. Non potevo immaginare neppure lontanamente che, qualche tempo dopo il conseguimento della maturità, io e Bruno ci saremmo messi assieme condividendo per ben undici anni il percorso delle nostre vite. Undici anni che rivendico tutti come bellissimi persino negli ultimi giorni quando abbiamo compreso, tra le lacrime, che la nostra storia insieme era finita – direi “compiuta” - e che sarebbe stato un delitto trascinarla seppure ancora per poco tempo.
Ci ha unito il Partito Radicale. Le lotte per i diritti civili dalla metà degli anni ‘70, divorzio, aborto, obiezione di coscienza sono state il nostro pane quotidiano per anni. Insieme abbiamo fatto centinaia di tavoli referendari; nel 1977 a Piazza Venezia per 90 giorni consecutivi con il nostro tavolo del Fronte Radicale Invalidi (F.R.I.) abbiamo raccolto oltre diecimila firme per gli “8 referendum contro il regime”. Costituimmo il F.R.I. dopo aver frequentato un’associazione che si occupava di invalidi civili. Fondamentalmente non ci piaceva né l’assistenzialismo né il piangersi addosso dei suoi aderenti. Dai radicali avevamo subito imparato che i problemi dovevamo affrontarli dal punto di vista della legalità. Legalità da affermare, nel caso di leggi vigenti ma disattese; legalità da conquistare, nel caso di leggi ingiuste che non corrispondano ai principi costituzionali e alla Dichiarazione Universale dei diritti umani. Altre cose avevamo appreso frequentando Marco Pannella e i radicali, scoprendo che corrispondevano al nostro sentire profondo: la prima “il personale è politico”, la seconda “la politica è cultura o non è politica, e la cultura è politica o non è nemmeno cultura”. I corpi, i sentimenti, le vite, le contraddizioni, i problemi fino ad allora tenuti a debita distanza dalla politica, vi entravano a piè pari coinvolgendola e facendosi coinvolgere nell’unico luogo in cui ciò fosse possibile: il Partito Radicale.
La nonviolenza nella sua espressione della disobbedienza civile ci apparve immediatamente il metodo adeguato, per esempio, per rendere vigente l’ottima ma inapplicata legge (L. 118/71) nella parte in cui prevedeva il superamento delle barriere architettoniche. Le incriminazioni che ci arrivano per aver realizzato uno scivolo davanti ad un ufficio pubblico come l’Anagrafe di Roma erano le stesse che sarebbero dovute arrivare (ma arrivavano di rado) ai palazzinari romani: “costruzione abusiva su suolo pubblico”. Certo, i processi non venivano celebrati a nostro dispetto: sarebbe stato bellissimo per uno come Bruno Tescari poter dimostrare in un’aula di Tribunale che a fare carta straccia della legge era lo Stato stesso che avrebbe dovuto farla rispettare e non i militanti radicali che, invece, rendevano viva la parola in essa contenuta.
Se questa lezione di vita è arrivata fino ai nostri giorni – e penso all’Associazione Luca Coscioni e alla testardaggine e bravura del suo attuale co-presidente Gustavo Fraticelli - sono convinta che lo si debba anche alla straordinarietà umana, civile e politica di Bruno Tescari. Non si può ricordare Bruno senza immaginarselo assieme a qualcuno, sia che questo qualcuno ne condividesse le idee o le contrastasse. Tutto nella sua vita Bruno lo ha fatto “con” e “per”.



23 maggio 2012

Una tassa da far pagare a chi ci governa male (per un ritorno alla responsabilità individuale ed alla meritocrazia)


C'è una cosa che mi sono sempre chiesto, ovvero come mai, in Italia, nessuno - ai "piani alti" - sia mai responsabile di nulla.
Pensiamo ad esempio ai magistrati i quali, nonostante un referendum vinto a maggioranza, infatti, non sono responsabili del loro operato. Se un magistrato, nell'esercizio delle sue funzioni, ad esempio, sbaglia, condannando un innocente, non è affatto responsabile. A pagare, al massimo, è lo Stato, ovvero il cittadino.
Non è strano tutto ciò ?
Poi, c'è un'altra irresponsabilità endemica, che è quella del politico, nella fattispecie dell'amministratore pubblico, sia egli Sindaco, Presidente di Regione, di Provincia, Presidente del Consiglio o Ministro.
L'amministratore pubblico è sempre e comunque irresponsabile di fronte al cittadino che, peraltro, è chiamato ad eleggerlo.
Da qualche tempo sono persuaso che andrebbe introdotto un sistema atto ad ovviare ai seri danni economici e non solo, perpetrati nelle pubbliche amministrazioni.
Non è possibile, insomma, che a pagare ed a ripianare i bilanci pubblici, debbano essere sempre i cittadini italiani, per mezzo dei loro danari frutto di risparmi e onesto lavoro.
Le imposte sono un bene, ma solo se sono poche ed atte a finanziare precisi servizi pubblici essenziali. In Italia, purtroppo, non è mai stato così ed il bilancio dello Stato è sempre stato oggetto della peggiore demagogia e del peggior populismo di gran parte della classe politica, in particolare negli ultimi vent'anni.
Per ovviare a ciò, posto che è stato approvato il sacrosanto pareggio di bilancio (utile ad evitare che le successive generazioni continuino ad indebitarsi, alla faccia di burocrati e politicanti spendaccioni), sarebbe opportuno stabilire che, una volta eletto (e chi scrive auspica che sia eletto direttamente dai cittadini, a turno unico, meglio se slegato dai partiti e dal Parlamento, il quale dovrebbe solo avere funzioni di controllo e legislative), il governo in carica, esso, per mezzo del Presidente e dei suoi Ministri, stilasse un programma, con tanto di bilancio di previsione, con relative entrate e relative coperture finanziarie.
Una volta terminato il mandato, dopo cinque anni, se gli obiettivi stilati nel programma e nel bilancio saranno raggiunti, tale governo potrà anche ripresentarsi agli elettori, diversamente, se vi saranno buchi di bilancio o le aspettative programmatiche saranno disattese, il Presidente ed i suoi Ministri, avranno l'obbligo di pagare di tasca propria una "tassa di scopo", con il preciso "scopo" di ripianare il bilancio.
Tale proposta potrà sembrare provocatoria, ma, pensateci bene. Non sarebbe un modo per ovviare allo promesse a vanvera dei politicanti ? Non sarebbe un modo per evitare sprechi di danaro pubblico e finanze allegre, prive di coperture ? Non sarebbe un modo per rispondere direttamente agli elettori, rimettendoci, eventualmente, del proprio ?
Ricordiamo che la parola "Ministro" deriva da "servo", ovvero egli è o dovrebbe essere "servo del popolo", ed una proposta di questo tipo servirebbe, appunto, a ripristinare la funzione originaria dei Ministri, a cominciare dal Primo Ministro, anche a livello locale nella persona del Sindaco e dell'Amministratore Pubblico.
Chiunque avrà il coraggio di introdurre una norma di questo tipo, io credo, riceverà certamente il plauso da parte di un'opinione pubblica la cui fiducia nei confronti di "questa" politica è ormai, e giustamente, sotto le scarpe.

Luca Bagatin



22 maggio 2012

Luca Bagatin ricorda l'attore e militante per i diritti civili Peter Boom (e vi invita alla festa in suo onore)







19 maggio 2012

Randolfo Pacciardi: profilo politico dell'ultimo mazziniano



Il clima di sfiducia endemica da parte dei cittadini nei confronti della politica italiana ci riporta alla mente un grande leader Repubblicano: Randolfo Pacciardi.
Pacciardi fu forse il primo a denunciare la crisi dei partiti, trasformatisi, dopo il centrismo degasperiano, in veri e propri centri di potere, talvolta palese, talvolta occulto.
Di Randolfo Pacciardi si ricorda poco, in quanto l'intellighenzia culturale partitocratica, cattocomunista e clericofascista, fecero di tutto per offuscarne la memoria e le battaglie politiche e culturali.
A un anno dalla bellissima raccolta di scritti e discorsi curata dall'amico repubblicano Renato Traquandi, già stretto collaboratore di Pacciardi, ed edita da Albatros, ecco approdare in libreria, per i tipi della Rubbettino, "Randolfo Pacciardi. Profilo politico dell'ultimo mazziniano", del prof. Paolo Palma.
Una biografia completa e corredata anche da rarissime foto in appendice del leader politico repubblicano, durente la Guerra di Spagna; la lotta al fascismo; nei primi comizi ed assieme a Capi di Stato e di Governo italiani e stranieri.
Paolo Palma, che Pacciardi conobbe bene, tratteggia il profilo del leader grossetano di Giuncarico, nato nel 1899, interventista della prima ora a fianco delle forze dell'Intesa e contro gli Imperi Centrali, al fine di completare l'Unità d'Italia, sull'esempio del suo maestro Arcangelo Ghisleri, uno dei padri del repubblicanesimo mazziniano.
E fu così, con l'ideale di Giuseppe Mazzini nel cuore, che Pacciardi, appena quindicenne, si iscriverà al Partito Repubblicano Italiano e successivamente sarà iniziato alla Massoneria e, nel 1917, si arruolerà nell'esercito italiano e sarà inviato al fronte, ove brillerà per ardimento, in particolare collaborando con le truppe anglo-francesi e sarà decorato con la Military Cross e della Croix de guerre avec palme.
A guerra terminata, nonostante i fascisti lo corteggino affinchè passi nelle loro fila, Pacciardi sarà fra i primi a rifiutare tali tendenziosi inviti e a denunciare il pericolo totalitario e filo-monarchico del nascente movimento mussoliniano.
Fonderà dunque giornali antifascisti della primissima ora (cosa assai rara, per quei tempi, se pensiamo che numerosi comunisti e socialisti passeranno presto nelle file del Duce e che lo stesso Giovanni Spadolini, successivamente Segretario del PRI, sarà collaboratore dell'organo antisemita "La Difesa della Razza") e ben presto fonderà il primo movimento antifascista denominato "Italia Libera",  su principi mazziniani, repubblicani, contro ogni tipo di lotta di classe e per l'esaltazione del socialismo etico e dell'insurrezionalismo risorgimentale.
Rondolfo Pacciardi, infatti, fu Repubblicano che seppe rivalutare il pensiero liberalsocialista di Giuseppe Mazzini, contrapposto al nascente bolscevismo e, ovviamente, al fascismo nazionalista.
Fu così che, nel 1925, partecipò ad un tentativo insurrezionale per rovesciare il regime fascista, che, purtroppo, fallì e fu così che, nel 1926, Pacciardi, sarà affidato al confino, ma riuscì a fuggire in Svizzera, rimanendo in contatto con il movimento antifascista "Giustizia e Libertà" e gli anarchici e tentando, nel 1931, di organizzare un'attentato dinamitardo contro Mussolini, anch'esso fallito.
Nel 1936 parteciperà alla Guerra civile spagnola, al comando della celebre e prestigiosa Brigata Garibaldi, contro le truppe nazifasciste e franchiste ed opponendosi persino ai tentativi dei comunisti di annientare socialisti ed anarchici.
Pacciardi, da buon mazziniano, fece poi di tutto per fondere il PRI al Partito d'Azione ed attestando il movimento repubblicano nel solco del socialismo non marxista e liberale e questo sarà il suo obiettivo per tutto il dopoguerra, ove, nel frattempo, fu eletto più volte Segretario del PRI.
Sarà dunque chiamato da Alcide De Gasperi alla Vicepresidenza del Consiglio e successivamente a presiedere il Ministero della Difesa sino al 1953, nei primi governi centristi DC-PRI-PSLI-PLI.
Fu, assieme a Sforza ed Einaudi, fra i più accesi sostenitori del Piano Marshall per la ricostruzione e del Patto Atlantico, anche in funzione anticomunista.
Priorità di Pacciardi fu sempre, infatti, quella di arginare un nuovo pericolo totalitario, nel dopoguerra proveniente dall'URSS e dal suo partito satellite, il PCI.
Fu così che Pacciardi iniziò a sviluppare la sua idea presidenzialista, sull'esempio dell'antifascista francese De Gaulle, e a sviluppare le sue idee federaliste in funzione anti-separatista ed anti-nazionalista, anche sull'esempio della Costituzione degli Stati Uniti d'America.
Feroci furono le critiche al sistema partitocratico, ovvero a quella che Pacciardi definiva una nuova dittura dei partiti, fatta da interessi di retrobottega ai danni dei cittadini. Ed in questo fu il primo a denunciare il sistema diffuso delle tangenti, della corruzione e delle correnti nei partiti.
Il suo anticomunismo lo porterà ad esaltare il centrismo degasperiano e a diffidare dei socialisti di Nenni, i quali erano ancora troppo vicini al PCI ed al marxismo. Fu così che egli votò contro il primo governo di Centro-Sinistra allargato al PSI.
Pacciardi avrebbe preferito infatti la costituzione di una Terza Forza laica, comprendente repubblicani, socialdemocratici e liberali, da contrapporre, con il tempo, sia alla DC che al PCI.
Il suo voto contrario al Centro-Sinistra, oltre che le critiche alla partitocrazia, ad ogni modo, gli costò l'espulsione dal PRI di Ugo La Malfa e l'ostracismo di gran parte dell'arco parlamentare che, da allora, lo bollerà come fascista e da allora sarà persino fatto seguire dal servizio segreto italiano, il Sifar.
Pacciardi, ad ogni modo, non si perderà d'animo e nel 1964, fonderà il movimento d'ispirazione gollista, nè di destra, nè di sinistra, Unione Democratica Nuova Repubblica, recante per simbolo una primula stilizzata, il quale, pur avendo vita breve e scarsi risultati elettorali, porrà le basi per una nuova battaglia politico-culturale ancora oggi di strettissima attualità: la proposta di far eleggere il Presidente della Repubblica, con funzioni di governo e slegato dai partiti, da parte dei cittadini.
Randolfo Pacciardi, richiamava così l'antica battaglia di Mazzini per una Repubblica democratica di popolo, lontana dai giochi di potere e restituita ai cittadini.
Ciò, ad ogni modo, gli costerà nuove diffidenze, in particolare quando alla battaglia presidenzialista si unirà l'ambasciatore Edgardo Sogno, liberale e già eroe antifascista, ingiustamente accusato di golpismo solo perché aveva dichiarato che avrebbe arginato, assieme a Pacciardi, ogni tentativo di presa del potere da parte del PCI, allora finanziato dalla dittatura sovietica, ed auspicato un governo di emergenza presieduto dallo stesso Pacciardi.
L'ultima battaglia presidenzialista ed antipartitocratica di Pacciardi e Sogno, ad ogni modo, si terrà nel 1975, al Teatro Adriano di Roma, dal titolo "Una soluzione democratica alla crisi di regime", con i giovani del Partito Liberale, pronti ad ostacolare la polizia qualora avesse tentato di far arrestare Sogno.
Randolfo Pacciardi, ad ogni modo, rientrerà nel PRI nel 1980, per morire, ultra noventenne, nel 1991.
La sua idea di riforma presidenziale sarà ripresa dal socialista Bettino Craxi, il quale, confiderà proprio di essersi ispirato a Pacciardi.
Tutto ciò e molto altro è scritto e documentato dal prof. Paolo Palma nell'agile biografia che abbiamo, testè, tentato di riassumere.
E' un testo, assieme a quello dell'amico Traquandi, pubblicato lo scorso anno, da leggere e diffondere in quanto di strettissima attualità.
Probabilmente se oggi, in luogo dei Beppe Grillo, ci fosse un Randolfo Pacciardi, ovvero una personalità di questo tipo, con solide radici culturali e democratiche, forse, una reale speranza di rinascita onesta, civile e democratica per l'Italia, ci sarebbe davvero.
Occorre dunque ai nuovi mazziniani e presidenzialisti, riprendere questa battaglia non ancora vinta.

Luca Bagatin



16 maggio 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: "MERAVIGLIOSO" cortometraggio by Baglu



E se andassi ad abitare nella stessa città in cui abita Lei ?
Potrebbe capitare, in effetti. Potrebbe accadere.
E' strano, ma, dopo tanto tempo, avrei paura persino di incontrarla. Ho fondamentalmente paura dei miei sentimenti. Ho paura che...
E' passato molto tempo e lei potrebbe avere o avere avuto altre storie. Non ci posso pensare. Non voglio saperlo. Solo il pensiero mi fa stare già abbastanza male.
Anche se mi dicono che non è possibile, io lo so che non mi innamorerò più. Non potrei e, comunque, non voglio. E non sarebbe nemmeno giusto.
Forse mi sarebbe piacuto che anche per Lei fosse stata la stessa cosa.
Ma va bene così, nel senso che mi sono rassegnato.
Non mi piacciono le "dinamiche dei sentimenti". Non mi sono mai piaciute.
Vabè, che stavo dicendo ?

Mi trovo a S., un quartiere periferico di Roma. Sto passeggiando su un campo immenso, pieno d'erba che mi arriva quasi alle ginocchia. Sto chiacchierando con Bruno, un ragazzone dai capelli lunghi e ricci, con la barba folta ed una maglietta con su scritto "Avanti popolo !". Con Bruno, quando eravamo ragazzini, facevamo politica assieme.
Camminiamo, con lui che guarda a terra, con l'aria fiera ma incazzata ed io che lo osservo.
"Baglu, occorre fà a rivoluzzione ! Nun s'ariva alla fine daa terza settimana der mese ! Er turbocapitalismo ce stà a rovinà ! Bisogna tornà a Marx, a Lenin. Se er padrone sfrutta er salariato nun ce stanno cazzi pennessuno ! E' la dinamica der capitale, delle forze lavoro che devono prenne coscienza, fà autocritica..."
"Bruno, ma no, non è così. Cioè, il mondo è cambiato, il comunismo ha fallito. Marx era un frustrato patologico..."
"A Baglu, a te t'hanno fregato le donne. Tu stai sempre a pensà alle donne !"
"Ma che dici ? Perché dici 'ste cose ?"
"Perché dici cazzate e questo perché pensi alle donne ! Lo sanno tutti !"
"Ma tutti chi ? Perché generalizzi , adesso ? Ma che ne sai tu di me ? Che ne sai tu di certe cose ? Che ne sai se mi sono mai innamorato ?"
"A Baglu, mo nun rompe ancora er cazzo co 'sta storia ! Ciao !".
"Cia..." e Bruno se ne va, verso l'orizzonte.

"Ciao Franco"
"Ciao Baglu"
Franco era un amico di vecchia data. Oggi quasi sessantenne. Una volta facevamo meditazione assieme.
"Lui chi è, tuo figlio ?" dico, indicando un ragazzo sui vent'anni, capelli rasati, giubbotto in pelle e cintura firmata (credo).
"Sì, ti presento Micheal !"
"A papà, chi è 'sto sfigato ?"
"..."
"Tieni cento euro, perché non vai un po' a divertirti, Micheal ?"
Ed il ragazzo se ne va.
Dall'orizzonte arriva una ragazza bionda, tutta curve e seno.
"Baglu, ti presento Tania, la mia...ragazza"
"Ma Franco, ma tu non eri sposato ?"
"Lo sono e allora ?"
"Ah. Piacere, Baglu"
"Piacere, Tania"
"Ma...lo so, non è elegante dire queste cose ma...la signorina avrà l'età di tuo figlio"
"E allora ?" e la bacia, appassionatamente.
Mi piego in due e mi accascio a terra, fra l'erba alta, in preda alle convulsoni.
"Baglu, stai male ? Ti porto da un dottore !"
"Franco, ti prego, stammi lontano. Siamo a neanche un metro di distanza e già mi fai schifo così".

Sono seduto su una panchina, in mezzo al campo d'erba alta. Sto leggendo "Vartàn", un fumetto un po' scollacciato degli anni '70. Sulla copertina la protagonista, Vartàn, appunto, un'indiana bianca, bionda e a seno nudo, legata ad un palo di legno. Il titolo del numero 133 è, infatti, "Impalata".
E' un western vagamente erotico, ma non volgare. La storia è abbastanza noiosa, ma la cosa che mi attira è la rubrica alla fine del giornaletto, dal titolo "Segnali di fumo". Raccoglie le lettere dei lettori a Vartàn e la cosa che mi incuriosisce di più è che le lettere sono scritte soprattutto da lettrici e le risposte di "Vartàn" sono sempre intelligenti, mai sciocche, mai banali come le risposte di psicologi o sociologi delle rivistine idiote di oggi.
Erika di Rapolano Terme scrive, ad esempio: "Ho preso una gran cotta ma lui mi ignora. Ho cercato di farmi notare ma con vani risultati. Una volta ho finto di cadere davanti alla sua vespina ma quello non mi ha neppure notata e pensare che mi ero slogata davvero la caviglia ! A lui piace una mia amica ma lei lo respinge. Vorrei sapere se..."
Vartàn le risponde che dovrebbe farsi notare in modo meno pericoloso. "Invece di gettarti davanti alla sua vespa prova a farti trovare seduta sopra di essa mentre lui l'ha parcheggiata. Al suo ritorno, trovandoti sopra di essa, non potrà investirti. Al massimo potrai chiedergli di farti fare un giro insieme. Attenzione però a non cadere !"
Lelly di Vigevano, scrive invece che ha necessità di un piccolo corredino in quanto orfana e sua sorella ha quattro bambini e vive con gli zii e non può lavorare per un problema ai reni.
E Vartàn le risponde con grande sensibilità ed umanità, auspicando che qualcuno la possa aiutare.
Poi c'è Epifanio di San Giminiano. Ha vent'anni ed è in carcere e chiede di corrispondere con qualche ragazza e, puntualmente, sul giornaletto, il suo indirizzo è pubblicato.
Oggi questi lettori avranno cinquanta, cinquantacinque, forse sessantanni. Dove siete ? Fatevi vivi ! Siete rimasti i sognatori di allora ? Se sì fatevi sentire, ve ne prego. Avete attraversato i decenni senza finire prede delle mode, delle chiururgie plastiche, delle cure ringiovanenti, delle musiche assordanti ?
Mentre grido questo mio appello a piene mani, verso l'orizzonte, si avvicina Bruno e si siede sulla panchina. Ha un rosario in mano, una crocifisso attorno al collo. Prega. Poi si rivolge a me: "Baglu, tu stai sempre a pensà alle donne ! La salvezza è solo in Cristo nostro Signore !"
"Bruno, la smetti ?!"
"Ma nun me rompe er cazzo ! E prega !" Si alza e se ne va, verso l'orizzonte, continuando a pregare.

Passeggiavo per l'immenso campo d'erba del quartiere romano di S., con le braccia dietro la schiena e lo sguardo perso, verso l'orizzonte, quando, d'un tratto, sento una voce che mi intima: "Ricordati che devi morire ! Ricordati che devi morire !".
E' un frate francescano, con tanto di chierica e saio.
"Buongiorno, lei chi è ?"
"Buongiorno, mi scusi, stavo recitando. Sono Pietro Brook, detto anche Brook Farm. Sono un attore olandese, piacere".
"Piacere, io sono Baglu, scrittore", gli sorrido e tendo la mano. "Ma...che di fa qui, da queste parti ? Qui non c'è niente, solo erba...Io, sa, sono qui perché penso al mio passato e lei ?"
"Io sono qui per recitare, cantare, a volte ballare"
"Lei sembra una persona saggia, lo sa ?"
"La ringrazio. Sì, forse ha ragione, negli anni '60 ho fatto anche il guru di una piccola comunità trascendentale"
"Interessante... Allora, scusi, mi posso permettere una domanda ?"
"Certo, la prego"
"No è che io mi sono sempre chiesto, ma, se due persone sono innamorate o lo sono state...perché non possono esserlo per sempre ? Perché l'amore deve finire...le storie sentimentali devono finire....? Mi può rispondere, per favore ?"
Pietro Brook mi guarda, annuendo e sorridendo. Poi noto che guarda dietro di me.
"Mi scusi signor Baglu, vede quella nuvoletta ? Devo raggiungerla, altrimenti è un casino. Devo tornare a casa. Infondo sono morto l'anno scorso...".
Rimango interdetto, lo osservo mentre sale sulla nuvola e vola in cielo.
La telecamera inquadra l'intero campo dall'alto, con me al centro. Io alzo la testa al cielo, in favore della telecamera, che si abbassa, a farmi un primo piano.
Parte la musica: "Meraviglioso" cantata da Mimmo Modugno.
Ondeggiando a destra e sinistra, inizio a cantare...

E' vero
credetemi è accaduto
di notte su di un ponte
guardando l'acqua scura
con la dannata voglia di fare un tuffo giù...



15 maggio 2012

Grandezze e miserie del pensiero liberale

Il liberalismo è molto più che una dottrina economico-politica.
E' un modo di essere, di vivere, di concepire il mondo in totale pieno rispetto del diverso, delle opinioni altrui, purchè, ovviamente, non si tratti di opinioni totalitarie o intolleranti. Il liberale non è un fesso che lascia correre tutto. Nè il liberale è un democratico tout court. Egli antepone la libertà di pensiero (ragionato, argomentato) al mero chiacchiericcio, al mero vociferare di tutti coloro i quali vorrebbero dir la propria: magari senza alcun back ground culturale alle spalle.
Mauro Cascio, giovane giornalista e scrittore, con "Grandezze e miserie del pensiero liberale: da Pericle ai Templari, dal Seicento europeo a John Rawls, da Amartya Sen alla Loggia P2" (Bastogi editrice), inquadra molto bene questi concetti e lo fa per mezzo di uno stringato ma approfondito excursus storico-politico.
L'introduzione del saggio è curata da Licio Gelli, il quale avvisa il lettore che - il saggio di Cascio - "non è una storia dell'ideologia, né un saggio di filosofia politica (…) E' piuttosto una rivendicazione della legittimità di un pensiero fra i più significativi ed importanti della civiltà occidentale...".
Il liberalismo, come ricorda lo stesso Gelli, peraltro, è stata (ed è) l'occasione per salvare la dignità nazionale dagli opposti estremismi.
E così, Mario Cascio, va a ritroso nel tempo e ci fa scoprire che, forse, le radici del liberalismo nascono con Pericle, nato attorno al 550 a.C..
Pericle, nobile politico, il quale introdusse per primo la remunerazione nei pubblici uffici, permettendo così, anche ai cittadini meno abbienti, di accedere al governo della città.
Liberalismo e laicismo non sono nè potranno mai essere due entità separate. L'uno va di pari passo con l'altro e chi non propugna la laicità dello Stato, confondendo principi religiosi con leggi dello Stato, mai potrà dirsi liberale o amante della libertà. Lo sapevano bene filosofi come Pitagora e Socrate. Quest'ultimo, peraltro, al fine di fuggire qualsiasi dogmatismo, non solo non lasciò nulla di scritto, ma non fondò nemmeno una scuola filosofica. Socrate, semplicemente e laicamente, inviterà a porre l'uomo ed i suoi problemi al centro di ogni riflessione.
La filosofia socratica, peraltro, invita a ricercare la verità entro ciascuno e la verità non è mai cosa assoluta, bensì è conquista personale.
Di qui, peraltro, l'assurdità delle pericolose e scarne argomentazioni di coloro i quali combattono ogni tipo di relativismo, in nome di astrusi e/o pericolosi assolutismi (religiosi, politici...).
Ma chi l'avrebbe mai detto che persino i Templari, memori degli antichi insegnamenti, fossero - più che dei monaci-guerrieri a difesa della Cristianità - dei veri ricercatori della Verità entro sè stessi e ciò anche grazie ai viaggi ed alle ricerche esoteriche compiute in Oriente ?
Saranno dunque i Templari, poi bruciati al rogo per motivi sia politici che religiosi, che ispireranno nuove forme di letteratura ed architettura, dando vita, nei secoli successivi, ad un nuovo Umanesimo.
Nuovo Umanesimo propugnato da Federico II di Svevia, in Sicilia, grande cultore di scienze, filosofia e cultura, tanto da dubitare dei dogmi cristiani ed essere scomunicato.
Ma sarà con Erasmo da Rotterdam e, successivamente, con Pico della Mirandola e Marsilio Ficino, che il nuovo Umanesimo avrà il suo massimo splendore e darà vita al più luminoso dei secoli dopo quello del Lumi, ovvero il Rinascimento.
Pico della Mirandola, peraltro, divenne celebre ed illustre, per il suo tentativo di individuare il nucleo di verità fra le tre grandi religioni monoteiste, ovvero Cristianesimo, Ebraismo ed Islamismo. Egli, infatti, tentò di conciliare la Qabalah ebraica con la teologia cristiana, il pensiero filosofico con quello magico, Platone con Ermete Trimegisto.
Siamo all'origine del vero pensiero liberale, ma anche di quello massonico-esoterico-spiritualista che avrà come suo massimo esponente Giordano Bruno, il frate dominicato di Nola, successivamente filosofo ed arso vivo dall'Inquisizione cattolica per aver affermato e dimostrato - fra le altre cose - che l'individuo non è affatto separato da Dio, ma è Dio stesso incarnatosi in uomo. Purtuttavia sarà necessario attendere il 1689, con la pubblicazione dell'Epistola de Tolerantia di John Locke, affinichè si inizi a parlare di tolleranza religiosa.
Da tale tolleranza, ad ogni modo, erano esclusi sia atei che cattolici, entrambi portatori di posizioni dogmatiche ed assolutistiche.
Con l'avvento del XVIII secolo e, dunque, l'Illuminismo, possiamo trovare le posizioni di Montesquieu e di Kant. Il primo propugna la separazione dei poteri statali, mentre il secondo parla dell'esistenza di diversi tipi di fede religiosa, le quali vanno sempre e comunque tollerate.
Possiamo dunque notare come, all'origine del pensiero liberale, questioni politiche e questioni religiose andassero di pari passo, percorse, entrambe, da antichissime correnti filosofiche ed umanistiche.
Fu con Wilhem Von Humboldt, nel 1792, che si iniziò a parlare, in ambito liberale, di riduzione dei poteri e delle prerogative dello Stato.
Humboldt sosteneva infatti che "lo Stato è coercizione e che la società è libertà degli individui che la compongono". Secondo Humboldt, dunque, lo Stato è un male necessario, ma occorre comunque che sia un male minore, ovvero le sue prerogative debbono essere unicamente limitate a garantire la sicurezza da nemici interni ed esterni.
Il filosofo Jeremy Bentham, pressochè contemporaneo di Humboldt, elaborerà invece la teoria dell'utilitarismo, ovvero l'improntare la legislazione e la condotta morale a puri fini utilitaristici, ottenuti mediante la somma algebrica di tutti i dolori e vantaggi e di tutti i piaceri e vantaggi dell'individuo nel corso della sua vita. Tale teoria, peraltro, sarà oggetto di feroci critiche da parte di Giuseppe Mazzini, il quale - diversamente - riteneva che l'individuo dovesse improntare la sua condotta morale sui doveri, prima ancora che sui diritti e sui piaceri.
Altri importanti teorici del pensiero liberale furono Benjamin Constant, Tocqueville e Stuart Mill, i quali, peraltro, riterranno che "il governo della mediocrità è un governo mediocre" e "per infrangere l'oppressione è necessario essere eccentrici".
I liberali, infondo, a differenza dei democratici (che possono anche essere dei mediocri, al punto dal tollerare eventuali "dittature della maggioranza"), sono da sempre degli “eccentrici”. Nel senso buono, s'intende.
Fra costoro il celebre Karl Popper, liberale puro per antonomasia.
Popper, infatti, aveva una fiducia incondizionata nella ragione empirica e riteneva che lo Stato fosse un male necessario, in quanto è un male perché implica un certo grado di coercizione, necessario in quanto indispensabile a risolvere i contrasti sociali. Inoltre egli si definiva "democratico" non in quanto ritenesse che la maggioranza dovesse sempre avere ragione, bensì in quanto "gli istutiti democratici rappresentano il male minore".
Inoltre egli riteneva che le istituzioni liberaldemocratiche, affinchè possano funzionare, devono essere suffragate da solide tradizioni politiche e culturali, in assenza delle quali esse rischiano di scivolare verso la dittatura. Per finire, Popper, affermava chiaramente che, in nome della Tolleranza e della società aperta e liberaldemocratica, si deve essere disposti a negare tale tolleranza agli intolleranti, i quali devono essere sempre e comunque combattuti. Pena il decadimento della società aperta e liberaldemocratica.
L'analisi di Mauro Cascio prosegue, sino a toccare Amartya Sen, celebre economista indiano, e concludere con la Loggia massonica Propaganda 2 di cui fu Venerabile Licio Gelli ed il cui programma (Piano di Rinascita Democratica) è inserito nel saggio stesso, in appendice.
Un programma economico-politico che, come ebbe modo di dirmi il prof. Aldo Alessandro Mola, in una intervista che gli feci nel settembre 2011, se lo si legge senza pregiudizi "esso mirava a consolidare la democrazia ed a conciliare i cittadini".
"Grandezze e miserie del pensiero liberale" è dunque un ottimo testo di approfondimento per ricercare, senza pregiudizi, le origini del liberalismo e comprendere i motivi per i quali, in Paesi scarsamente liberali, come ad esempio l'Italia, fu spesso osteggiato e vilipeso.

Luca Bagatin



11 maggio 2012

Storia della Magia


Per noi studiosi di gnosi ed esoterismo, la "Storia della Magia" scritta dal poliedrico genio di Pier Carpi che fu fumettista, giornalista, ricercatore del mistero ed esperto di Massoneria, è certamente un'opera completa, ben scritta e degna d'essere consultata con grande attenzione. Un vero compendio di Storia, cultura, Tradizione magica, alchemica, esoterica. Ed anche ad essa, abbiamo dunque ed inevitabilmente attinto, al fine di percorrere questo lungo viaggio attraverso il mistero.

Pensiamo ad esempio ai Caldei.

Ne avete mai sentito parlare ? Partiamo non a caso dai Caldei, in quanto essi furono l'antico popolo la cui astrologia permetteva loro di raggiungere la Conoscenza, ovvero quella che, secoli dopo, sarà definita Gnosi.

I Caldei, costruttori della mitica Torre di Babele, capace, metaforicamente e misticamente, di unire "il cielo alla terra", un po' come faranno gli scalpellini ed i primi Liberi Mutarori operativi con la costruzione delle Cattedrali.
L'unione fra cielo e terra è la base della Magia per tutti i popoli dell'Universo. La ricerca del Divino, la contrapposizione delle forze del Bene a quelle del Male, così com'era nella dottrina di Zoroastro.
Zoroastro, profeta che apparve nel VII avanti Cristo, predicò appunto la dottrina secondo la quale il Bene avrebbe trionfato sul Male e non a caso tale dottrina influenzò pressochè in toto non solo le dottrine successive, ma in particolare il Cristianesimo che, dallo Zoroastrismo, trasse pressochè ogni simbolo e tradizione (come il culto del 25 dicembre, giorno di nascita di Zoroastro).
Lo Zoroastrismo, dalla Persia si diffuse sino all'Europa, con gli Albigesi, poi sterminati dai cristiani ed il cui culto è oggi comunque ancora vivo in confraternite segrete, che ne custodiscono gelosamente la fede. L'avreste mai sospettato ?
In terra d'Israele, intanto, Salomone iniziava la costruzione del suo Tempio, che sarà fonte di ispirazione spirituale per confraternite quali i Fedeli d'Amore (dei quali fece parte anche Dante Alighieri), i Rosa+Croce, i Templari, gli Gnostici ed i Massoni e, nell'Antico Egitto, la Sfinge sarà oggetto e punto di riferimento di ogni ricercatore dello Spirito e sacerdote dell'epoca.
Il culto dei morti era alla base della religione egizia: la Terra dei Morti era l'Occidente, perché là si spegneva il Sole, identificato con il dio Osiride.
Poco più a nord, nell'Antica Grecia, erano presenti, accanto ai maggiori filosofi del pensiero occidentale, numerosissimi culti misterici che sfuggivano a qualsiasi verifica e/o spiegazione razionale.
Pitagora, ad esempio, codificò la creazione del mondo per mezzo dei numeri e, dunque, il numero fu visto come il simbolo delle cose.
Altro aspetto caratterizzante la magia greca era l'interpretazione dei sogni: celebre in tal senso il libro di interpretazione dei sogni di Artemidoro.
Il più grande mago dell'Antica Grecia, ad ogni modo, era Apollonio di Tiana, il quale viaggiò a lungo, sino in India ed insegnò ai suoi discepoli il metodo per scacciare demoni e folletti, per mezzo dell'insulto e dello scherno, senza averne alcuna paura.
Si racconta, inoltre, di come Apollonio di Tiana si fosse imbattuto in un vampiro e di come riuscì a combatterlo, per mezzo della sua magia.
C'è invece un forte parallellismo fra il culto greco di Orfeo e quello osirideo dell'Antico Egitto ed in esso già troviamo il concetto cristiano del Salvatore, per quanto esso si rivolgesse solo a pochi iniziati, così come i celebri Misteri di Eleusi.
Possiamo notare come in tutti questi culti misterici, ad officiare le cerimonie, ci fossero in particolare donne: a simboleggiare la Terra Madre Gea, la generatrice. E ciò sarebbe bene ricordarlo anche a diversi moderni Massoni, i quali, in talune Obbedienze, si rifiutano di iniziare le donne.
La Magia ebbe purtuttavia difficoltà a penetrare nell'Impero Romano, poiché fu vietata dagli Imperatori, per quanto qualcuno di loro fosse solito rivolgersi ad indovini ed astrologi.
Mentre il Cristianesimo andava propagandosi, invece, esso covava la Gnosi al suo interno. Pensiamo infatti a come le antiche conoscenze della Caldea e dell'Egitto, fossero riuscite a penetrare nel mondo barbaro, sino alla Gallia, i cui Druidi praticavano queste stesse conoscenze e culti. Come ci ricorda Pier Carpi, essi conoscevano - ben prima dell'avvento di Gesù - il concetto di Trinità ed il culto della Vergine (Iside). E' tutto "scritto" nella Cattedrale di Chartres...invero.
Fu così che, durante il Medioevo, iniziò a diffondersi la leggenda del Graal e la leggenda gnostica secondo la quale Adamo ed Eva erano alla ricerca della Conoscenza e dunque il Serpente fosse il vero Dio del Bene, capace di offrirla loro.
Chi fosse riuscito a bere dalla coppa del Santo Graal – visto anche come la Pietra Filosofale degli Alchimisti - sarebbe diventato simile a Dio, avendo raggiunto la Conoscenza ricercata dagli gnostici.
Che cosa sia davvero il Santo Graal non lo sappiamo. La coppa del Cristo ? La Stirpe Reale originata dal Cristo e dalla Maddalena ? Oppure forse la semplice ricerca della Gnosi, della Verità, del Divino insito in ciascuno...

Al fine di porre un freno al diffondersi della Gnosi, Re Carlo Magno istituì la Santa Vheme, una società segreta composta da giudici, la quale aveva il compito di seminare il terrore fra gli gnostici, i druidi, i maghi e dunque di giudicarli segretamente e di farli giustiziare. La Santa Vheme diede, dunque, inizio alla terribile Inquisizione, ovvero il braccio armato della Chiesa Cattolica contro i Ricercatori dello Spirito.

Nelle mani dell'Inquisizione finirono persino i Cavalieri Templari, i quali, sorti come Ordine Cavalleresco fedele al Papa, grazie alla loro ricchezza, divennero preda delle mire di Re Filippo il Bello di Francia, il quale voleva impadronirsene.

I Templari erano inoltre a conoscenza di rituali e conoscenze gnostiche che avevano appreso in Terra Santa e ciò fu la scintilla che portò il Re di Francia a convincere il Papa Clemente V ad accusarli di eresia e, dunque, a sciogliere l'Ordine. I Cavelieri furono torturati e dunque condannati a morte, assieme al loro ultimo Gran Maestro Jaques de Molay.

Celebre fu la profezia del de Molay, arso vivo nella piazza della Concordia a Parigi: “Io muoio da innocente, ma chiamo entro un anno dinanzi al Tribunale di Dio il Papa e l'Imperatore. E l'ultimo discendente di Filippo il Bello morirà in questo luogo, ucciso da un Templare”.

La profezia si avverò: il Re ed il Papa morirono entro un anno e l'ultimo discendente dei Capeto, la famiglia reale di Francia, Luigi XVI, sarà ucciso in piazza della Concordia, ghigliottinato da un boia che dichiarò di appartenere ad una società segreta templare.

Nella storia della Magia giocarono un ruolo importante anche gli zingari, probabilmente discendenti dalla stirpe egizia e, non avendo mai accettato totalmente la fede cristiana, saranno costretti dal Papa a girovagare per il mondo in eterno, senza mai fermarsi. La malafede farà sì che gli zingari saranno accusati delle peggiori nefandezze, mentre in realtà furono semplicemente un popolo da sempre perseguitato per il loro senso di libertà, esattamente come gli ebrei.

Popoli considerati eretici, dunque, gli zingari e gli ebrei, così come erano considerate eretiche le ricerche di San Tommaso d'Aquino relative alla ricerca della Pietra Filosofale ed il suo maestro Alberto Magno, che, si racconta fosse riuscito a costruire un automa meccanico, costruito secondo regole astrologiche e che avesse persino la capacità di parlare.

E' però il Diavolo la figura chiave nella storia della Magia. Figura mitologica che teme i mistici e li vorrebbe combattere. Le adoratrici del Diavolo erano le cosiddette streghe e, per secoli, numerosissime donne innocenti subirono atroci torture e sevizie sino ad essere arse vive per l'infondata accusa di essere delle adoratrici di Satana. E ciò sino all'avvento di Luigi XIV, il Re Sole, che tramutò la condanna a morte in carcere a vita...per quanto l'ultimo rogo per accusa di stregoneria fu acceso nella stessa Francia nel 1856, solo quattordici anni prima della breccia di Porta Pia e della fine del potere temporale dei Papi.

Fra i grandi mistici che operarono nel segreto durante il Rinascimento, ad ogni modo, ricordiamo Paracelso e Nostradamus. Quest'ultimo in particolare per le sue azzeccatissime profezie scritte in quartine, ancora oggi oggetto di studio e di totale attualità, per quanto di difficile interpretazione anche a causa del linguaggio volutamente criptico del mistico francese.

Eredi dirette della tradizione spirituale gnostica sono certamente la confraternita dei Rosa+Croce e la Massoneria.

La prima si collega al personaggio mitologico di Cristiano Rosenkreutz che, all'età di sedici anni, partì per la Terra Santa assieme ad un amico. L'amico morì, ma Cristiano proseguì il viaggio che divenne via via “iniziatico”, alla ricerca degli Antichi Misteri e delle Antiche Tradizioni, la cui riscoperta poteva essere utile all'Umanità per evolversi socialmente e spiritualmente.

I Rosa+Croce, infatti, furono essenzialmente dei riformatori sociali, oltre che dello spirito. La loro confraternita, infatti, si manifestò con l'apparizione dei manifesti denominati Fama Fraternitatis, apparsi a Parigi ed in Germania, nei quali si parlava di antioscurantismo e di riforme sociali.

La Massoneria, diversamente, apparve ufficialmente più tardi, ovvero nel 1717, in Inghiliterra, inizialmente come club al quale potevano accedervi sia muratori operativi che muratori speculativi, ovvero dediti alla speculazione filosofica ed esoterica.

Erede dei costruttori delle Cattedrali ed ispiratasi alla leggenda di Hiram, architatto costruttore del Tempio di Re Salomone, la Massoneria si diffonderà ben presto in tutta Europa e nel Nuovo Mondo, sino a diventare la più grande confraternita mondiale, dedita alla speculazione spirituale, all'umanesimo ed alla beneficenza.

Massone fu anche il celebre conte Alessandro di Cagliostro, di origine portoghese, mago, alchimista e filantropo, ingiustamente e volutamente fatto passare per l'imbroglione siciliano Giuseppe Balsamo. Cagliostro fu torturato ed incarcarato dall'Inquisizione nella rocca di San Leo, per il solo fatto di essere massone e fondatore della Massoneria di Rito Egizio.

Alessandro di Cagliostro fu l'ultima vittima dell'Inquisizione, esattamente come egli aveva profetizzato ed ancora oggi è ricordato e celebrato a San Leo, nel Montefeltro, con una manifestazione “ad hoc” dal titolo AlchimiAlchimie, organizzata con il patrocinio comunale ed in collaborazione con le maggiori Obbedienze massoniche italiane.

E che dire, poi del mitologico conte di Saint-Germain, della Società Teosofica e delle confraternite spirituali fiorite nel XIX secolo ? E del mago Aleister Crowley che si dice fosse una spia al servizio degli inglesi per combattere Hitler ?

Nessuno, peraltro, avrebbe mai potuto sospettare che, durante la Guerra Fredda, USA ed URSS, avessero speso cifre enormi del proprio bilancio per finanziare ricerca nel campo del paranormale. Persino i militari hanno capito che il futuro è nello sviluppo delle potenzialità latenti dell'individuo, nella telepatia, nella levitazione.

Basti pensare che il Nautilus, primo sommergibile atomico della Storia, navigò sotto la calotta polare per mezzo della telepatia. Il comandante del sommergibile – che non aveva altri strumenti per procedere - riceveva infatti ordini di navigazione da un telepatico che si trovava su una nave appoggio.

Chissà come mai, nonostante oggi viviamo in un'epoca ultra-tecnologica e all'apparenza figlia del pisitivismo, la Magia, la ricerca spirituale ed il mistero ad essa correlata, affascinano ancora molto l'essere umano. Probabilmente in quanto, quegli stessi fenomeni inesplicabili che ci attraggono, sono insiti nel nostro stesso inconscio collettivo, come, per molti versi, sosteneva il grande psicanalista Carl Gustav Jung.


Luca Bagatin



8 maggio 2012

Analisi delle amministrative 2012 e proposte per un vero Partito per le Libertà (civili, economiche, sociali, sessuali)


Sensibile calo dell'affluenza alle urne, pieno successo del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e disfatta del PdL.
Questa la fotografia delle amministrative 2012.
Una fotografia che, invero, era non solo prevedibile, ma persino auspicabile.
Auspicabile in quanto monito per una classe politica incapace, corrotta, tartassona, burocratica e partitocratica.
Una classe politica che, negli ultimi vent'anni, ha lanciato slogan e promesse a vanvera, senza riformare alcunchè.
Anzi: tale classe politica ha esautorato i cittadini del loro diritto al voto per mezzo di leggi elettorali "ad hoc" per favorire questo o quel candidato scelto dalle Segreterie nazionali; ha scippato agli elettori i risultati dei referendum su abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e privatizzazione della Rai, nonché ha disatteso l'abolizione delle Province, come richiesto dalla maggioranza degli elettori italiani.
Elettori in particolare liberali e moderati che, giustamente, oggi non si riconoscono più nel PdL, ormai diventato un comitato d'affari ad uso e consumo degli accoliti di Berlusconi, peraltro con evidenti tendenze stataliste e burocratiche. Gli elettori liberali e moderati, hanno ormai dimostrato che preferiscono o non andare a votare, oppure scelgliere il partito di Grillo.
Ora, io non sono d'accordo con moltissimi punti programmatici di Beppe Grillo, purtuttavia riconosco una profonda validità di ciò che afferma, quando si propone di contrastare la partitocrazia e la corruzione dilagante. E' vergognoso, infatti, candidare inquisiti e corrotti. E' altrettanto vergognoso che i partiti si facciano le leggi a loro esclusivo uso e consumo ed a diretto danno dei cittadini-elettori.
E' quanto è accaduto ed, in questo senso, Beppe Grillo ha ragione da vendere. Oltretutto ha il grandissimo pregio di presentarsi al di fuori di qualsiasi schieramento e logica politica "destra-sinistra".
E' questione annosa, quella della lotta alla partitocrazia. Una lotta che, in tanti anni, hanno combattuto i soli Radicali di Pannunzio e successivamente di Pannella ed il movimento Unione Democratica Nuova Repubblica, fondato dal repubblicano mazziniano Randolfo Pacciardi, negli anni '60.
Oggi è una battaglia più che mai prioritaria e necessaria, poichè, la vera antipolitica, è quella che portano avanti il Pd ed il PdL, in primis, da troppi anni. Ed i risultati, in termini di sfacelo economico-politico, si sono visti.
Occorre ridare voce ai liberali ed ai moderati italiani, che oggi non hanno più una casa. Occorre dare voce alle partite IVA, alle piccole e medie aziende soffocate da debiti ed imposte elevatissime. Occorre dare voce ai laici, che mal sopportano le elucubrazioni religiose del Vaticano, le quali impediscono all'Italia una seria e sana ricerca scientifica e che impediscono alle coppie di fatto di avere i medesimi diritti delle coppie sposate.
Occorre un nuovo, vero, Partito per le Libertà. Civili, economiche, sociali, sessuali. Un partito che sappia dialogare anche con Beppe Grillo e che prenda dal Movimento 5 Stelle, quanto di meglio ha da dare in termini di onestà morale ed intellettuale.
Un partito che parli un linguaggio non ideologico, leggero, antipartitocratico. Che non parli ai soliti "accoliti", ma alle persone comuni e che si contrapponga ad un carrozzone cattocomunista "centrosinistro" che, se tornasse al governo, saprebbe riportare in auge solamente tasse, burocrazia e vantaggi per i soliti noti.
Se non ora, quando ?
Diversamente, a noi liberali, moderati e libertari, non rimarrà che un arma. Civile e nonviolenta: l'ormai consueto sciopero del voto.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini