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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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29 settembre 2012

Democrazia Natura Amore, Fermare il Declino, Radicali Italiani, Le Ali Alla Sicilia: ecco i movimenti laici, liberali, liberalsocialisti e libertari contro la partitocrazia e la mafiosità politica d'oggi



Ilona Staller, in arte Cicciolina, ex pornostar ed ex parlamentare del Partito Radicale, ha ufficializzato la presentazione della lista Democrazia Natura Amore alle prossime elezioni politiche italiane del 2013.
Il programma è presto detto: colpire gli indennizzi dei parlamentari e delle alte cariche pubbliche, le quali devono essere rapportate al paniere di vita degli altri cittadini, senza esuberi; abolizione dei senatori a vita, dei tribunali e dei giudici di pace ed abolizione delle tasse universitarie, al fine di garantire l'istruzione a tutti i meritevoli; riduzione della pressione fiscale a partire da IVA, IRPEF ed IMU; limitazione degli impieghi pubblici ad un membro per famiglia, così da evitare indecorose "parentopoli".
Questi, in sostanza, alcuni dei punti del programma, uniti a quelli di sempre della Staller: tutela dell'ambiente e dei diritti degli animali; legalizzazione della prostituzione; introduzione dell'educazione sessuale nelle scuole; legalizzazione della cannabis; diritti civili dei carcerati, ecc.
Da tempo, dalle colonne del mio blog, sostengo il movimento di Ilona Staller che, finalmente, ha deciso di sciogliere le riserve e presentarsi.
Assieme a questa buona notizia c'è anche la discesa in politca di Fermare il Declino, a quanto pare, a cui già un recente sondaggio del Corriere della Sera attribuisce l'8%, guidato dal giornalista economico Oscar Giannino e sostenuto da eminenti economisti dell'area liberale, fra cui spicca Luigi Zingales.
Anche qui, il programma del movimento di Giannino, non è lontano da quello della Staller: riduzione della spesa pubblica di almeno 6 punti percentuali; riduzione della pressione fiscale di almeno 5 punti percentuali; sostenere chi perde il lavoro e non difendere un posto di lavoro a tutti i costi e/o le imprese inefficienti; introduzione di una legislazione organica sul conflitto di interessi; introduzione di un autentico federalismo.
Una sinergia fra Democrazia Natura Amore e Fermare il Declino, a nostro parere, sarebbe auspicabile oltre che necessaria.
Come auspicabile sarebbe una sinergia anche con i Radicali di Emma Bonino e Marco Pannella, da sempre impegnati sotto il profilo economico nell'ambito della libertà del lavoro e dell'impresa, oltre che della riduzione del carico pubblico e del carico fiscale e, sotto il profilo civile, per una legislazione che garantisca le libertà individuali.
Sinergie, dunque, auspicabili in quanto questi tre movimenti presentano caratteristiche ed obiettivi comuni e necessarie in quanto utili a semplificare il quadro politico.
Occorre, in sostanza, contrapporre valori liberali e libertari a disvalori partitocratici e conservatori, incarnati, questi ultimi, dal Pd di Bersani, dal PdL di Berlusconi ed Alfano, dall'Udc di Casini, dalla Lega Nord magnacciona, dallo sfascismo di SeL ed IdV e dalle furberie dell'associazione Grillo-Casaleggio-Il (mis)Fatto Quotidiano.
Già in Sicilia, alle prossime elezioni regionali del 28 ottobre, assistiamo finalmente alla presenza di una lista civica antipartitocratica ed anticorruzione: Le Ali alla Sicilia, guidata dall'amico giornalista Davide Giacalone, un grande liberale dalle mani e dalla coscienza pulita, che, a scapito del suo stesso mestiere e della sua stessa carriera professionale, ha deciso di mettersi al servizio della comunità sicialiana. Contrapponendosi alla partitocrazia locale che, nei fatti, è in continuità con il regime di Raffaele Lombardo.
E non è un caso che i mass media abbiano spesso oscurato la presenza dell'amico Giacalone ed oscurino, a livello nazionale, il movimento della Staller, quello di Giannino e dei Radicali.
Siamo, forse, gli ultimi resistenti in una Repubblica democratica che, purtroppo, tale non è più: sosteniamoli, sosteneteci, liberiamoci da questo nuovo fascismo partitocratico ! Facciamo, per quanto possibile, trionfare il merito e la trasparenza !

Luca Bagatin


Davide Giacalone, candidato alla Presidenza della Regione Sicilia, buttato fuori da un dibattito fra candidati.
Quando la mafiosità politica, di destra, centro e sinistra, amiche di Raffaele Lombardo, è contro la democrazia e la legalità.



28 settembre 2012

"Appartamento ad Atene" dal 28 settembre nei cinema: l'ultimo film in cui recitò Peter Boom


Peter Boom, al centro, in una delle scene di "Appartamento ad Atene"

Da oggi, in tutti i cinema d'Italia, uscirà "Appartamento ad Atene", film di Ruggero Dipaola tratto dal romanzo di Glenway Wescott.
E' un film drammatico, ambientato durante l'occupazione nazista della Grecia, interpretato, fra gli altri, da Laura Morante e dal mio caro amico Peter Boom, scomparso l'anno scorso.
Peter mi raccontò a lungo, nell'estate del 2010, del periodo in cui lo stava girando in Puglia, se non ricordo male. Lui nei panni di un ufficiale tedesco, marziale e con addosso degli stivali che gli facevano male ai piedi !
Pur in quei panni così lontani dal suo modo di essere (mi è già capitato di vedere alcune scene in cui Peter è tutt'altro che tenero), mi commuoverò nel rivedere Peter Boom nella sua ultima interpretazione da attore.
E non smetterò mai di dire che mi manca la sua rubrica sui diritti civili e le libertà sessuali, qui, su questo blog, come mi manca il sentirlo al telefono, l'incontrarlo a Roma. E' proprio vero che non tutti i lutti si riescono a rielaborare. Non si riescono a rimarginare le ferite provocate dalla perdita di un caro amico e/o di una persona cara.
Entrambi, sia io che Peter, anche se in modi diversi, non abbiamo mai creduto nell'esistenza del Paradiso. Nessuno dei due ha mai avuto paura di morire, con la differenza che io ho sempre avuto molte più perplessità di lui relativamente ai concetti di "vita" e "morte". Relativamente al senso di "giustizia" di entrambe.
Non credo, dunque, che Peter potrà mai leggere queste righe e/o vedrà mai questo suo ultimo film da una fantomatica "nuvoletta" nei cieli.
Purtuttavia penso sia importante che a leggerle ed a vederlo, siano altri. E sono certo che Peter l'avrebbe pensata allo stesso modo.

Luca Bagatin (nella foto con Peter Boom: Roma, primavera 2010)



27 settembre 2012

Alessandro Sallusti rischia 14 mesi di carcere per diffamazione a mezzo stampa. Pericolosità sociale la sua, oppure, piuttosto, quella di talune leggi dello Stato e di taluni magistrati ?



27 settembre 2012

Corrado Augias e l'italiano ambiguo



Corrado Augias e i "Segreti d'Italia", titolo enfatico che lui stesso definisce tale.
A Pordenonelegge abbiamo incontrato anche lui che, attraverso una raccolta di storie note e meno note, ha presentato il suo ultimo libro che racchiude, a suo dire, un segreto: gli italiani vengono percepiti, in Europa, come "ambigui", ovvero "eccellenza" e "sottosviluppo". Eccellenza nella moda e nel cibo, sottosviluppo nella burocrazia e nella presenza della mafia.
Giudizio forse un po' sommario, veritiero per quanto concerne la burocrazia e l'eccessiva presenza dello Stato in ogni settore (ma in Svezia le cose non sono troppo diverse, anche se magari funzionano un tantino meglio), ma la criminalità organizzata esiste un po' ovunque (ed i black bloc non sono certo fenomeno italiano, almeno questo).
Gli italiani, a parere di Augias sono visti con "antipatia" dai nostri fratelli europei in quanto "non decifrabili". Curioso, nevvero, visto che, se pensiamo agli statunitensi ed ai ritratti buffi che ne fa lo stesso scrittore statunitense Mark Twain, non è che nemmeno loro siano così troppo decifrabili: democratici sì, ma eccessivi al limite del trash in ogni campo.
Ovviamente generalizzando (!) ed è qui la nota dolente e che non rivela alcun segreto. La generalizzazione genera diffidenza, pregiudizio e deformazione della realtà e, in un mondo globalizzato, sarebbe bene evitarla in quanto del tutto fuori luogo e, da una mente brillante come quella di Augias, in effetti, non ce l'aspettavamo.
Lo scrittore e giornalista, per dimostrare questa "divaricazione" culturale degli italiani, dell'Italia, pone ad esempio il "Cuore" di De Amicis, ove è presentato l'italiano perbene e rispettoso delle leggi ed il celebre romanzo di D'Annunzio "Il piacere", ritratto dell'italiano ribaldo e mascalzone, che ignora e trascura le leggi.
Anche questo esempio non ci pare poi così calzante, visto che la letteratura italiana è così vasta che di "tipi italici" ne esistono a bizeffe, tanti quanto forse sono gli italiani stessi.
Corrado Augias parla poi di un "familismo amorale" ed in questo, a onor del vero, non possiamo dargli torto. In Italia vige il culto della famiglia, della famiglia "classica", per così dire, fondata sul matrimonio, salvo poi tradire moglie o marito, salvo poi raccomandare il figlio e questa è una vera piaga sociale troppo spesso poco studiata e sottovalutata sotto il profilo sociologico.
Lo scrittore conclude la conferenza stampa chiedendosi il motivo per il quale gli italiani (ancora una generalizzazione, sic !) non riescano a capire il senso della Tragedia e la cultura italiana sia invece zeppa di melodrammi e di commedie all'italiana.
Un'immagine dell'italiano godereccio, insomma, un po' troppo macchiettistica che, ci auguriamo, non sia così tanto presente nella lettura del suo saggio edito da Rizzoli.
Altrimenti sarebbe una vera delusione.

Luca Bagatin



25 settembre 2012

"Viaggio nella notte": uno spaccato dell'alienazione vissuta e subita nel Nord Est italiano



"Viaggio nella notte" (Hacca edizioni), è il quinto romanzo dell'amico Massimiliano Santarossa, che è stato presentato in conferenza stampa a Pordenonelegge 2012.
Massimiliano, che peraltro conosco personalmente da almeno quindici anni e che so bene non essere un radical-chic, ma persona che conosce bene ciò di cui racconta, per averlo vissuto sulla sua pelle, ripercorre ancora una volta il rapporto "lavoro di fabbrica-periferia-Nord Est italiano".
Un filone alienante ed angosciante quello raccontato da Massimiliano, che narra di un periodo che va dagli anni '80 sino ai giorni nostri. Di un Nord Est che ha conosciuto un grande sviluppo economico, che però ne è stato anche la principale ragione del suo degrado: urbanistico ed umano in primis.
In nome di questo fantomatico "sviluppo" si sono cementificate le periferie, si è costretto i contadini ad abbandonare montagne e campagne, si è urbanizzato e omologato tutto quanto. In nome della cultura del "lavoro ad ogni costo", tipica della mentalità veneto-friulana, si sono persi i contatti con le tradizioni, si sono persino rifiutate le stesse, si sono ricercati piuttosto i "paradisi artificiali", lo sballo del sabato notte, al fine di dimenticare le dieci/dodici ore di lavoro in fabbrica.
Massimiliano Santarossa è assolutamente convinto che "lo sviluppo fine a sé stesso non basta più". E ricorda un'affermazione dell'ex Presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, il quale si è letteralmente preso la "colpa generazionele" di aver pensato poco allo sviluppo del territorio in termini turistico-paesaggistici e di aver invece contribuito a cementificarlo.
"Viaggio nella notte" racconta la storia vera delle ultime tredici ore di vita di un ragazzo trent'enne della periferia del Nord Est. Operaio colto, il nostro protagonista, il quale incarna la metafora della perdita: perdita del lavoro inteso come mondo della fabbrica, alinenante, che si sta sgretolando. Perdita della famiglia, in quanto il padre morirà di crepacuore dopo una vita di lavoro e perdita della fede, intesa come visione di un Dio nel quale credere e sperare.
Il romanzo di Massimiliano Santarossa è dunque assente di ogni speranza, crudo come lo è la vita stessa. Vita che il protagonista del racconto deciderà di togliersi in quanto vuole fare "del suo corpo barriera", moderno Cristo, immolato affinché la sua morte sia di avvertimento e monito per la sua generazione e per le persone della sua terra, le quali, ingannate dallo "sviluppo facile" e dal "lavoro ad ogni costo" si sono trovate imbrigliate in una spirale disumanizzante senza fine.
E' forse anche una riflessione sul suicidio, che in Italia è ritenuto tabù, chissà mai perché, forse perché si è incapaci di andare oltre al pensiero della vita o, forse, perché non se ne comprendono taluni stati di alienazione.
Massimiliano Santarossa, ad ogni modo, è ottimista per il futuro e ritiene che le nuove generazioni, a differenza di quelle precedenti, siano molto più consapevoli della loro condizione e possano essere pronte a generare un nuovo cambiamento, con maggiore attenzione per il territorio e per la cultura.

Luca Bagatin (nella foto con Max Santarossa)



24 settembre 2012

Luigi Zingales spiega il Manifesto capitalista: contro un'economia corrotta



Luigi Zingales, economista liberale, autore del "Manifesto capitalista contro un'economia corrotta" (Rizzoli), è stato da noi intervistato nei giorni scorsi nel corso della conferenza stampa tenutasi a Pordenone, nell'ambito della fiera del libro Pordenonelegge.
"E' evidente" - ha affermato il prof. Zingales - "che le regole sono state violate e che la rabbia delle persone, relativamente a questa crisi, per molti versi esagerata, siano fondate. Gli Stati Uniti d'America stanno per molti versi diventando come l'Italia, ovvero degenerando verso un capitalismo clientelare, ove le lobby stanno diventando simili a quelle di casa nostra".
"Gli ex dipendenti delle aziende" - prosegue Luigi Zingales - "diventano Ministri, un po' come accadeva da noi nell'era di Berlusconi, e questi fanno unicamente l'interesse della loro azienda-lobby di riferimento". Il capitalismo, spiega il prof. Zingales, sta dunque degenerando e perdendo la sua natura originaria. Occorre, pertanto, riformarlo.
Negli USA il libertario repubblicano Ron Paul, per molti versi, è stato fra i pochi a denunciare tale degenerazione e, per quanto il prof. Zingales lo ritenga per molti versi troppo "estremista", ha confermato che il fatto stesso che Ron Paul, di elezione primaria in elezione primaria del Partito Repubblicano USA, continui ad aumentare i suoi consensi, è indice di come i cittadini statunitensi stiano iniziando a prendere consapevolezza di tale degenerazione e, dunque, di tale necessità di riforma del capitalismo.
"Nel Nord Est italiano le aziende famigliari hanno avuto grande successo in quanto hanno avuto manager capaci ed all'altezza del loro ruolo. Pensiamo ad esempio ad un'azienda come la Luxottica. Purtroppo in Italia non c'è, come altrove, la concezione del conflitto di interessi, per cui accade spesso che gli imprenditori tendano a delegare la funzione di manager a loro famigliari e/o a persone che non hanno alcuna competenza specifica o contezza del loro ruolo aziendale". Ciò ha determinato quella che Luigi Zingales definisce "peggiografia", con conseguente crisi dell'azienda stessa.
"Le imprese italiane" - ha proseguito il prof. Zingales - "hanno un altro tipo di problema da affrontare, ovvero un'eccessiva presenza dello Stato che in Italia è da sempre più o meno stato di impostazione socialista e, proprio per far vivere l'impresa, l'imprenditore ha dovuto spesso eludere le numerose imposizioni statali".
Ad ogni modo il prof. Luigi Zingales intravede uno spiraglio di speranza, dovuto proprio a questo stato di disperazione generato dalla crisi.
I giovani, ovvero la categoria più colpita in Italia dalla crisi, si stanno rendendo conto che il sistema dei piccoli privilegi dati a tutti non funziona più e si rendono ancor più conto che loro stessi non avranno più una tutela previdenziale. Ciò è e sarà, a parere del prof. Zingales, la molla per il cambiamento radicale.
Già in alcune aziende, ha spiegato l'economista, vi è chi, per combattere ad esempio il fenomeno dell'assenteismo e del privilegio - ovvero quella che potremmo definire l'"incultura della furbizia" - ha iniziato a svergognare pubblicamente sia gli assenteisti sia i medici compiacenti, attraverso apposite circolari.
Per concludere al prof. Zingales abbiamo chiesto, visto che è fra i promotori del Manifesto Liberale promosso da Oscar Giannino "Fermare il declino", se questo si tradurrà o potrebbe tradursi in un progetto politico-elettorale e lui ci ha risposto che, pur non avendo alcuna intenzione di candidarsi, ritiene che tale progetto sia funzionale a cambiare l'offerta politica nel nostro Paese, introducendo una sana competitività elettorale che già inizia ad affacciarsi anche in altri partiti, con primarie vere.
Quello di "Fermare il declino" è un tentativo che può avere successo o meno, a parere di Zingales, ma, ad ogni modo, potrà essere utile al fine di permettere ai cittadini di partecipare finalmente ad un progetto politico dal basso.

Luca Bagatin



24 settembre 2012

Tanto peddì che Riccardo Scamarcio me fà 'n baffo ! (e infatti io c'ho la barba) :-)



21 settembre 2012

"Intervista esclusiva all'attrice Lavinia Guglielman" di Luca Bagatin

Lavinia Guglielman è una giovane attrice italiana.
Romana, figlia della scrittrice toscana Tiziana Marini, sin da piccola inizia a frequentare la Dance School Academy e, ancora bambina, viene notata dalla regista Cristina Comencini e ciò le ha permesso di lavorare nel film "Và dove ti porta il cuore", a fianco di Virna Lisi, tratto dall'omonimo romanzo di Susanna Tamaro.
Da allora ha interpretato numerosi ruoli, in particolare drammatici, come ad esempio il ruolo della figlia di Enzo Tortora, Gaia, nel film di Maurizio Zaccaro "Un uomo perbene" ed è apparsa in numerose fiction per la televisione.
Ha vinto la "Rosa d'Argento della città di Roseto degli Abruzzi" come protagonista del film "Samir"; il premio "Sogno D'Amore" al Gran Galà di San Valentino della Città di Terni per "Distretto di Polizia"; nonché il premio "Cristallo dei corti di Sabaudia 2006" come protagonista del corto "La ninfetta e il maggiordomo" di Luca Verdone.
Seguo Lavinia da molto tempo, come raro esempio di talento italiano in ambito artistico. Inoltre non posso negare che è una cara amica dalla spiccata simpatia ed è anche per questo che ho deciso di proporle quest'intervista, in esclusiva.



Luca Bagatin: Dunque, Lavinia, hai iniziato la tua carriera artistica con la danza. E certamente non presso una scuola qualsiasi. Chi ti ha infuso questa passione ? Come mai sei approdata proprio alla Dance School Academy ?

Lavinia Guglielman: Ricordo perfettamente che fin da piccolissime io e mia sorella Ilaria passavamo intere giornate davanti alla televisione ad imitare in ogni minimo dettaglio i passi di danza delle ballerine dei corpi di ballo e, i miei genitori, vedendo la passione che ci mettevamo, hanno deciso di iscriverci presso questa scuola, dove ho trovato insegnanti favolosi che mi hanno insegnato tecnica e disciplina e hanno radicato ancora di più in me l’amore verso quest’arte meravigliosa .


Luca Bagatin: Il tuo primo ruolo come attrice, peraltro molto commovente (ancora ricordiamo i tuoi tristi occhioni neri), lo interpretasti bambina.
Com'è stato per Lavinia-bambina recitare quel ruolo ?

Lavinia Guglielman: Avevo 9 anni quando ho recitato con Virna Lisi in “Và dove ti porta il cuore” e per me fu una grande opportunità. Recitare è un divertente gioco per i grandi, figuriamoci per i bambini ! Loro si immedesimano con molta più naturalezza e spigliatezza degli adulti. Per me questa è stata 'un’occasione di esprimere, fare, dire, inventare, creare situazioni, il tutto seguita da grandi professionisti che mi hanno coccolato dal primo all’ultimo giorno di set.


Luca Bagatin: Tu di provini, sin da bambina, ne hai fatti parecchi, in effetti...

Lavinia Guglielman: Penso che la vita in generale sia un continuo provino. Come diceva Eduardo “gli esami non finiscono mai”. Sì ,è vero,ho fatto tanti provini. Credo, in realtà,di non averne mai saltato uno. E questo per coerenza e serietà professionale. Il provino è un momento molto importante per un attore, inutile negarlo. Se va bene, può cambiarti la vita, se va male “domani è un altro giorno” e ci sarà una nuova occasione. Io metto in questo aspetto del mio lavoro un po’ di sano ottimismo e mi avvicino ai provini con la massima preparazione.


Luca Bagatin: I ruoli che spesso interpreti sono drammatici ed il tuo sguardo, ad un'attenta osservazione, è in effetti profondo ed a tratti un po' malinconico.
Cosa c'è, nello sguardo di Lavinia Guglielman ?

Lavinia Guglielman: Nello sguardo di tutti c’è il nostro vissuto, i momenti più belli ma anche quelli più delicati della nostra vita, e forse, data la mia forte sensibilità che con il tempo ho cercato di far diventare il mio punto di forza, c’è proprio questo. L’aver vissuto ogni situazione con grande partecipazione emotiva. Quando recito, quelle emozioni diventano lo strumento atraverso il quale affronto un personaggio.


Luca Bagatin: Sei molto giovane, ma hai già un interessante curriculum alle spalle. Pensi di continuare a recitare, oppure hai altri progetti per il futuro ?

Lavinia Guglielman: Sì, sono convinta che è quello che voglio fare. E' ciò che mi fa stare bene e, dato che di vita ce ne è stata data solo una, voglio viverla facendo quello che amo fare.


Luca Bagatin: Una cosa che mi colpì molto di te, chiacchierando in privato, fu che anche tu detesti profondamente gli errori grammaticali (in particolare l'uso scorretto del congiuntivo !) inseriti nelle sceneggiature dei copioni di film e fiction.

Lavinia Guglielman: Fortunatamente sono nata e cresciuta in una famiglia che mi ha insegnato a parlare e scrivere bene, ma mi rendo conto che, per i più svariati motivi, non per tutti è così. Al di là di questo penso che spesso i giovani abbiano una sorta di pigrizia nello scrivere, per cui tendono ad abbreviare con sigle incomprensibili ciò che vogliono dire e ad usare lo stesso tempo per passato, presente e futuro e ciò si riflette anche nel modo di parlare. Detto ciò, quasi sempre i copioni e le sceneggiature riflettono la lingua parlata. Quindi va anche bene che talvolta l’indicativo renda più scorrevole e realistico il discorso rispetto al congiuntivo. Certo, ovviamente tutto questo va contestualizzato e visto nell’ottica del personaggio che si sta esprimendo. Insomma,sono per una lingua vera, parlata, ma mai sgrammaticata! In generale, abbiamo degli ottimi sceneggiatori. Certo, qualche volta ci sono delle incoerenze, delle lacune, a mio avviso, ma non è facile esprimere un giudizio e non mi metto certo in cattedra a fare la maestrina. Tuttavia sono sempre per la qualità e purtroppo talvolta non la percepisco.


Luca Bagatin: Preferisci recitare in teatro, in un film o in una fiction ?

Lavinia Guglielman: Non ho una preferenza particolare. La mia esperienza riguarda di più la telecamera, ma per me recitare è recitare, in qualsiasi forma.


Luca Bagatin: Che cosa ne pensi della televisione di oggi ? E, peraltro, avendo una madre scrittrice, della cultura d'oggi ?

Lavinia Guglielman: La televisione è lo specchio dei tempi. Talvolta ci troviamo a guardare programmi superficiali e di basso livello culturale. Ora, poiché ritengo che fra i compiti della televisione ci sia quello di migliorare il livello culturale dell’ascoltatore medio, sono contraria a certi programmi un po’ stupidi. Però ritengo anche che la tv, proprio perché specchio dei tempi debba offrire una vasta gamma di prodotti al suo pubblico, che è ovviamente eterogeneo. Credo che ognuno debba poter trovare il “suo programma”. E poi non dimentichiamoci che lo spettatore ha un’arma potentissima per neutralizzare le eventuali imbecillità e cioè il telecomando. Comunque devo dire che oggi l’offerta della tv è molto ampia, per cui alla fine qualcosa di buono si trova sempre. La cultura oggi ? Ce n’è di buona e di cattiva. Non si deve mai generalizzare e non è facile dare un giudizio. Però penso che, volendo, senza spendere troppo si possono leggere buoni libri, si può andare al cinema e a teatro. Insomma, anche la tv a suo modo è cultura, i giornali, internet. Insomma voglio dire che ognuno può arricchire cuore e mente in modi diversi, come meglio crede. Io sono per una cultura che salvi la creatività, l’originalità, la fantasia, l’intelligenza, la memoria, sempre con un occhio rivolto all’uomo ed alla società. Non mi piace la cultura che omologa e appiattisce.


Luca Bagatin



20 settembre 2012

BUON XX SETTEMBRE !!!



19 settembre 2012

Pordenonelegge 2012: una manifestazione che più politicizzata di così non poteva essere

Che cos'hanno in comune Toni Negri, il comico Paolo Rossi, il redivivo Gianni Minà e lo scrittore Paco Ignacio Taibo II ? La comune ideologia politica di matrice marxista, direte.
Sì, forse, ma, si sa, i tempi sono cambiati. Ed oggi il marxismo che piace alle "masse indottrinate" è quello "radical-chic". Oggi, infatti, costoro sono protagonisti della kermesse del libro di Pordenone, Pordenonelegge 2012 - che si tiene dal 19 al 23 settembre - a dimostrazione che "la cultura è di sinistra", ma solo perché l'ha deciso la stretta cerchia degli organizzatori della manifestazione con, in testa, anche quest'anno, il solito Gian Mario Villalta, coadiuvato da Alberto Garlini e Valentina Gasparet.
Una Pordenonelegge in rosso, a dispetto del logo della manifestazione che, chissà perché, è giallo ed ha per simbolo, anziché il Pulcino Pio, un salvagente a forma di paperella.
Sarà il salvagente sul quale si salvò Toni Negri, ideologo delle Brigate Rosse e cattivo maestro dei tempi che insanguinarono l'Italia del Terrorismo, poi fuggito all'estero per evitare il mandato di cattura e rifugiatosi persino nelle liste del Partito Radicale, alla faccia di Marco Pannella e dei diritti civili ? Non sappiamo.  Fatto sta che, proprio nel trentennale della morte dell'eroe dell'antiterrorismo Carlo Alberto Dalla Chiesa, a Pordenonelegge, si presenta il libro di Mimmo Sersante "Il ritmo delle lotte" a memoria proprio del terrorista Antonio Negri (sic !), che ancora oggi si diverte a fare l'intellettuale radical-chic no-globalista e mai ha chiesto perdono per le tante vittime della follia brigatista, da lui fomentata.
Il comico Paolo Rossi e Pino Roveredo, invece, ricorderderanno l'epopea berlingueriana attraverso il ricordo del padre di Roveredo, che votava "Berlinguer perché era una brava persona". Chissà se, nel corso dell'incontro, ci ricorderà anche che Berlinguer prendeva i rubli dalla dittatura sovietica per finanziare il Partito Comunista Italiano. Così, tanto per gradire, dico.
Gianni Minà, invece, ci mancava. Ricorderà, come al solito, l'epopea del dittatore Fidel Castro, ma in chiave, per così dire, moderna con un documentario dal titolo "Cuba nell'epoca di Obama". La Cuba di Fidel, ovvero quella dei pregiudizi sugli omosessuali, spesso internati ed ove ancora non esiste democrazia. Bella roba davvero !
Come se non bastasse, a Pordenonelegge, quest'anno, ci sono anche le radical-chic Concita De Gregorio, già direttrice de L'Unità e l'attrice Valieria Golino che, con una kermesse del libro, proprio non sappiamo che cosa c'entri.
Curioso poi che, a presentare due eventi, uno su "come allenersi a studiare meglio" ed uno sui "neuroni", vi siano due noti coordinatori giovanili pordenonesi del Popolo delle Libertà: Enrico Paludet e Matteo Rizzato, già pluricandidati e pluridecorati dal loro Partito.
La cultura pordenonese a scatola chiusa, insomma, gestita dall'alto e finanziata anche con danari pubblici, è davvero ben lottizzata sotto il profilo politico. Non c'è che dire.
Chi scrive, come ogni anno, si godrà ad ogni modo le ottime bancarelle del libro fuori catalogo e si augura di avere modo di chiacchierare con Milo Manara, unico fiore all'occhiello di quest'anno, magnifico fumettista del nostro tempo, il quale presenterà "Il trombettiere", a ricordo del combattente Giovanni Martini, patriota italiano garibaldino e successivamente eroe del Settimo Cavalleggeri.
E speriamo di riuscire a dimenticare tutto il resto.


Luca Bagatin 

Desideriamo precisare che questo articolo non intende affatto denigrare l'opera di Matteo Rizzato (che, anzi, ci farebbe anche piacere recensire), bensì solamente rilevare l'eccessiva politicizzazione della manifestazione Pordenonelegge.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini