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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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29 novembre 2013

Intervista esclusiva di Luca Bagatin all'attrice e performer Damiana Verdemare Fiammenghi

Damiana Verdemare Fiammenghi, ventinovenne romana di nascita, ma abruzzese d'origine.

Bellissimi occhi verdi dal sapore mediorientale e labbra dolcemente carnose, che le hanno anche permesso di vincere un concorso come “Sosia ufficiale di Angelina Jolie”.

A parere di chi scrive, Damiana, ad ogni modo, è assolutamente più dolce e femminile della Jolie e, se è vero che una donna è veramente bellissima quando è senza trucco, Damiana incarna perfettamente tale tipo di donna.

Damiana è un'attrice dall'ampio curriculum, oltre che un possibile futuro da cantante quale solista di band/rock, che l'ha portata a partecipare, fra l'altro, al “Festival della canzone romana”.

Inizia a lavorare a diciannove anni, in teatro, con “La moglie ingenua e il marito malato” di Achille Campanile, diretta da Claudio Capecelatro. Prosegue poi la sua carriera fra spot, teatro, televisione e cinema, anche in ruoli da co-protagonista nel film sull'antisemitismo “Tutto quel che abbiamo vissuto”, per la regia di Ciro Formisano e Giangiacomo Scocchera e da protagonista nel recente cortometraggio “Swan”, per la regia di Daniele Misischia.

Oggi abbiamo la possibilità di intervistarla, sia relativamente alla sua carriera artistico-professionale, sia relativamente alla sua personalità.


Luca Bagatin: So che ti piace farti chiamare “Verdemare”, piuttosto che Damiana, come mai ?

Damiana Verdemare Fiammenghi: Non è esattamente così, amo entrambi i nomi. “Verdemare” era il nome di battesimo della mia nonna materna, nonché mio secondo nome. Ero molto legata a mia nonna, era una delle poche persone che credeva fermamente e pienamente in me e mi sosteneva completamente nelle mie scelte. L’ho amata e l’amo tuttora alla follia: usare il suo nome per me equivale a renderle omaggio, a ringraziarla e, in un certo senso, a farla rivivere in me e con me. Anche uno dei miei tatuaggi “porta” il suo nome.

Luca Bagatin: Iniziasti a recitare e a lavorare in teatro già a diciannove anni, ovvero appena maggiorenne. Come nasce la tua passione per la recitazione ?

Damiana Verdemare Fiammenghi: Fin da piccola ho sempre amato guardare film e ho sempre provato una grandissima ammirazione per quelle “persone” che vedevo sul grande schermo o dentro quella “scatoletta” che abbiamo in casa che chiamiamo televisione. Li ammiravo perché riuscivano a farmi ridere, a farmi piangere, a emozionarmi: era tutto così vero ! Pensavo: “certo che questo deve essere davvero un mestiere difficilissimo ! Come faranno ?”.Inoltre, ogni mattina passavo davanti agli studi di Cinecittà per prendere la metro per andare a scuola e ogni volta provavo ad immaginare tutto quello che c’era e che succedeva lì dentro, set, attori, registi, scenografi, macchine da presa... Lo immaginavo perché non ci ero mai entrata e mi chiedevo se un giorno mi si sarebbero mai aperte le porte di quel “Paese dei Balocchi”. Il penultimo anno del liceo venne organizzato dalla mia scuola un laboratorio teatrale diretto da Claudio Capecelatro, appunto. E fu proprio lì che cominciai a trasformare in azione quello che fino a quel momento era semplicemente rimasto racchiuso nei miei pensieri.

Luca Bagatin: Ho letto che da bambina volevi fare la veterinaria, visto il tuo spasmodico amore per gli animali. Come mai poi cambiasti idea?

Damiana Verdemare Fiammenghi: Io amo in una maniera quasi morbosa gli animali, ogni specie, ogni razza, belli, brutti...tutti !!! Purtroppo però per fare un lavoro delicato come quello non basta l’amore che provi nei loro confronti, ma bisogna affrontare un duro e impegnativo percorso di studi e diciamo che io sono stata “rapita” da altro (sorride)...

Luca Bagatin: Oltre a recitare, avendo tu una bellissima voce, ho scoperto che canti anche molto bene. Sei un'autodidatta della canzone oppure hai studiato canto ? Pensi che il canto potrà essere il tuo futuro?

Damiana Verdemare Fiammenghi: Non ho mai studiato canto. Mi ha trasmesso questa passione mio padre Marcello, cantante di canzoni romane. Cantare mi fa sentire bene e mi piace da matti ! Vorrei includere il canto nella mia carriera, mi piacerebbe molto, infatti, fare musical, che raggruppa più discipline artistiche. Come ogni cosa però va affrontata con preparazione, quindi inizierò presto a prendere delle lezioni per perfezionare questa dote che mi è stata regalata.

Luca Bagatin: Attualmente - come già in passato peraltro – se non erro, ti occupi anche di organizzare eventi e workshop in qualità di ufficio stampa. In che cosa consiste questo tuo lavoro ?

Damiana Verdemare Fiammenghi: Parallelamente al mio percorso artistico ho sempre portato avanti altre esperienze lavorative, in modo particolare l’organizzazione di eventi e la comunicazione. Ho aperto una società che si occupa proprio di questo: organizzazione di eventi, servizi e ufficio stampa. Ho, però, integrato il tutto con l’organizzazione di workshop per attori. Grazie agli studi che periodicamente faccio a Los Angeles, ho avuto l’opportunità di entrare in contatto con bravissimi professionisti e ho pensato di “importare” il loro talento artistico per dare la possibilità a chi non può allontanarsi dall’Italia di poter entrare in contatto con loro e di imparare da loro, senza dover per forza trasferirsi all'estero. Ho anche coinvolto grandi professionisti del panorama italiano sia in ambito recitativo, della regia, della scrittura, del make up, del giornalismo. La cosa che più mi interessa e che più mi preme è offrire dei prodotti di qualità; i nostri allievi devono aver voglia di tornare da noi, perché si sono resi conto di essere davvero cresciuti professionalmente. Restando sempre nell’ambito della formazione collaboro con la nuova Scuola di Cinema “Accademia Studios”, sita proprio all’interno degli Studios (ex De Paolis), la quale dà l’opportunità agli aspiranti attori, registi e/o sceneggiatori di imparare il cinema dove si fa cinema, che mi sembra un’opportunità unica e straordinaria!

Luca Bagatin: Pensi che oggi sia difficile, per una donna, sfondare nel mondo dell'arte ? Ritieni, inoltre, che ci siano molte rivalità fra donne, in generale ?

Damiana Verdemare Fiammenghi: Penso che oggi le donne facciano fatica ad emergere non solo nel nostro ambito, ma un po’ in tutti gli ambiti. Ad occupare posti di potere sono ancora prevalentemente gli uomini, un po’ per maschilismo e un po’ per colpa di un pregiudizio nei confronti delle donne, che spero venga scardinato presto. Rivalità ? Sicuramente sono presenti, anche se fortunatamente è una cosa che non mi appartiene. Sono una grande sostenitrice della solidarietà e della collaborazione fra donne, credo davvero che unite potremmo creare un mondo migliore: John Lennon una volta disse:“Un sogno che fai da solo è solo un sogno, ma un sogno che fai insieme diventa realtà.” Se dovessi raccogliere il mio pensiero in tre parole griderei:“VIVA LA SORELLANZA !”

Luca Bagatin: Per finire ti chiedo: come si definirebbe Damiana Fiammenghi ? Che tipo di donna, oltre che di artista, intendo.

Damiana Verdemare Fiammenghi: Questa è una domanda difficile. Dunque, sono una donna tenace, determinata, alla quale piacciono le sfide e la pressione mi aiuta a dare il meglio di me. Credo nel pensiero positivo e nella buona energia e questa è una cosa che cerco nelle persone che mi circondano. Sono convinta che quando dai ricevi il doppio, sempre. Sono grata, tutti i giorni: anche nella peggiore delle giornate la mia giornata sarà comunque più bella e fortunata di quella di tante persone al mondo. La mia famiglia è al primo gradino della piramide, un punto di riferimento fondamentale. Sono perfezionista ed esigente, a volte troppo. Credo nel sorriso, la miglior cura che esista; credo nell’amore, che muove il mondo; credo nei sogni e nella assoluta possibilità di realizzarli perché “La distanza tra i nostri sogni e la realtà si chiama azione” e tutti abbiamo l’opportunità di agire.

Luca Bagatin



27 novembre 2013

Lettera aperta di Luca Bagatin alla giornalista de "Il Fatto Quotidiano" Antonella Beccaria a proposito del suo libro "I segreti della Massoneria in Italia"

Gentile Antonella,

ma perché esistono giornalisti che se la prendono ancora con la Massoneria, senza conoscerla a fondo, ovvero senza averla studiata ed approfondita per anni ?

Ma perché ancora si scrive che essa è "l'organizzazione più potente del mondo o d'Europa", quando invece l'unico potere e segreto che detiene è relativo alle conoscenze gnostiche che essa tramanda da millenni, nel silenzio della meditazione dei suoi componenti riuniti nelle Logge ?

Ma perché ancora si scrive che la P2 (o, meglio, la Loggia Propaganda nr. 2) fu una loggia deviata e/o eversiva, quando sentenze passate in giudicato hanno stabilito il contrario ed assolto tutti i suoi componenti ?

Ma perché lei riporta nel suo libro "I segreti della Massoneria in Italia" (Newton Compton Editori) almeno tre imprecisioni (che ho avuto modo di osservare solo sfogliando il libro, per pochi secondi) ovvero:

1) a proposito della Gran Loggia d'Italia degli ALAM lei dice che nel 1987 essa subì una trasformazione, nel 1987, a causa del Gran Maestro Renzo Canova.
Le cose non stanno affatto così: Canova, nel 1987, divenne semplicemente Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia. Nel 2003, fu espulso dalla  medesima Obbedienza in quanto fondò un'altra Obbedienza massonica. Che non è esattamente ciò che lei ha scritto, direi.

2) a proposito del grado dell'ex Gran Maestro Canova lei parla di un non meglio precisato "sovrano DEL gran commendatore", quando il realtà la dicitura esatta è Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro.

3) A proposito della Gran Loggia Femminile d'Italia lei storpia ben due nomi: le fondatrici Marisa e Franca Bettoja (peraltro cogliamo l'occasione per ricordare che trattavasi, rispettivamente, di suocera e moglie del compianto attore Ugo Tognazzi, aspetto non trascurabile), le ha trasformate in Marisa e Franca BETTOLA. E l'ex Gran Maestra Lia Bronzi Doati - pioniera della Massoneria al femminile, peraltro - è stata trasformata in Lia BONZI Donati.
Oltretutto, fra la bibliografia del suo saggio non vedo riportato il saggio "Donne e Massoneria in Italia", della professoressa Francesca Vigni (unico saggio italiano sull'argomento). Se l'avesse consultato avrebbe evitato queste grossolane imprecisioni, non crede ? Inoltre, nel suo saggio (l'ho notato dall'indice dei nomi), lei non cita mai il prof. Aldo A. Mola, che è il massimo storico della Massoneria in Italia, perché ?

Sono quesiti che mi pongo e che mi inquetano molto. Mi lasciano perplesso e un po' mi fanno paura.

Mi inqueta pensare che i massoni ieri ed oggi siano ancora bersaglio facile, come è avvenuto ed avviene nei regimi totalitari.

Mi inquieta pensare che non si vogliano ricercare fonti vere, autentiche, pure, relativamente alla Massoneria e non solo.

Se lo vorrà, se avrà il piacere di documentarsi, la invito a leggere il mio saggio "Universo Massonico", edito da Bastogi di recente.

Non lo scrivo tanto perché il saggio è mio, quanto piuttosto perché in esso cito una grande quantità di fonti e di riferimenti a saggi, volumi e persone (che ho avuto spesso il piacere di conoscere ed intervistare personalmente), dimenticati o non letti o perduti fra i meandri della memoria. O, peggio, volutamente occultati dall'intellighenzia (in)culturale italiana e dal Potere. Quello vero, che ha sempre combattuto il libero pensiero e, nell'ambito di tale corrente, la Massoneria.

Cordialmente,


Luca Bagatin



26 novembre 2013

Il coraggio di sognare: Hugo Pratt fra avventura e mistero

Hugo Pratt, allorquando nel 1967 ideò il personaggio di Corto Maltese, ebbe il coraggio di sognare.

Il coraggio di sognare il viaggio, il cammino dell'uomo senza bandiera, senza ideali precostituiti, senza porti sicuri ove rifuguarsi. Il coraggio di rappresentare un eroe-antieroe libertario, che anticiperà quelli che, decenni dopo, diventeranno classici del fumetto moderno quali Dampyr e Dylan Dog.

Hugo Pratt e Corto Maltese sono spesso raccontanti dai saggi del prof. Luigi Pruneti, scrittore ed attuale Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia degli ALAM, oltre che appassionato di fumetti e di letteratura del fantastico.

Ne “Il coraggio di sognare – Hugo Pratt fra avventura e mistero”, Pruneti ha voluto raccogliere in un unico volume edito da Tipheret, gli atti di due convegni, tenutisi rispettivamente a Forlì nel maggio 2013 ed a Pesaro nel 2010, dedicati al fumetto ed alla figura di Corto Maltese.

Convegni presentati dall'amico Pietro Caruso, già direttore della rivista Il Pensiero Mazziniana, ed alla presenza di studiosi del fumetto, della letteratura d'avventura e di viaggio.

Un saggio, “Il coraggio di sognare”, che attraverso i racconti dei relatori, ci racconta la vita e l'opera di Hugo Pratt, nato a Rimini da un padre di origini inglesi e da una madre veneziana, la cui vita fu una continua avventura, un continuo spostamento da un capo all'altro del globo terrestre. E ci racconta della sua collaborazione al Corriere dei Piccoli e le sue celebri opere che ebbero come protagonista il suo Corto: da “Corte sconta della arcana” a “Favola di Venezia”, passando per “La casa dorata di Samarcanda” sino alle più recenti collaborazioni con l'amico ed allievo Milo Manara ne “Tutto ricominciò con un'estate indiana” e “El Gaucho”.

Corto Maltese, un libero marinaio, un po' come fu Hugo Pratt, alla ricerca dell'arcano, del mistero e dell'esoterico. Una ricerca che porterà l'autore a farsi iniziare alla Massoneria della Gran Loggia d'Italia presso la Loggia Hermes di Venezia nel 1976, a cinquant'anni di età, raggiungendo, pochi anni prima di morire, il Quarto Grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato, esperienza di cui per molti versi racconterà nelle tavole di “Favola di Venezia”.

“Il coraggio di sognare” racconta di questo ed analizza gli aspetti culturali e misteriosi del fumetto, ingiustamente ritenuto semplice strumento di sottocultura ed in realtà di grande valore al pari di un saggio, di un'opera teatrale e/o cinematografica ed è davvero una delle poche opera edite in Italia ad affrontare i significati più reconditi dell'opera di Hugo Pratt.

Vorrei concludere con un piccolo inciso, a proposito di Hugo Pratt, che purtuttavia è sfuggito ai relatori dei convegni relativi alla sua opera.

E' un aspetto purtroppo poco conosciuto, che però anni fa quando vidi il film non mi sfuggì. Sto parlando della presenza di Hugo Pratt quale attore nel film noir di Giancarlo Soldi “Nero” del 1992, ovvero tre anni prima della morte di Pratt.

“Nero” è tratto dall'omonimo romanzo noir di Tiziano Sclavi, autore del fumetto Dylan Dog e Pratt nel film recita la parte del commissario di polizia Straniero.

La presenza nel film di Hugo Pratt è fondamentale, in quanto segna il passaggio del testimone fra l'antico eroe Corto Maltese - il marinaio viaggiatore senza bandiera - ed il nuovo eroe degli anni '90 e 2000 Dylan Dog, l'indagatore dell'incubo pieno di paure e fobie, ma capace di risolvere le angosce delle persone che a lui si rivolgono, in quanto capace di ascoltare il prossimo. E si noti, nel film, come le pareti dell'appartamento dei protagonisti - Federico e Francesca - siano abbellite da stampe tratte proprio dai fumetti di Pratt e Sclavi.

Un piccolo cameo che, per gli amanti del fumetto d'avventura e noir, non può certo mancare.


Luca Bagatin



24 novembre 2013

Intervista esclusiva di Luca Bagatin a Patrizia Tasselli, autrice del romanzo di fantascienza "L'errore degli Dei"

Patrizia Tasselli, toscana doc, un passato da operaia di fabbrica, appassionata di viaggi, esoterismo e di culture arcaiche è, da diversi anni, collaboratrice della rivista di Studi Esoterici “Officinae”, organo ufficiale della Massoneria italiana della Gran Loggia d'Italia degli ALAM.

Patrizia ha dato alle stampe, alcuni anni fa, un romanzo che abbiamo recentemente recensito, ovvero “L'errore degli Dei”, edito da Giuseppe Laterza, con prefazione dell'ufologo Roberto Pinotti, che è la storia del viaggio di Cassandra, ricercatrice figlia del comandante Fonelli a guida del sottomarino Trieste, misteriosamente scomparso nelle acque del Mar Nero negli anni precedenti alla fine della Guerra Fredda.

Un viaggio da Istambul sino ai confini dell'Iraq, che condurrà la protagonista alla scoperta dell'esistenza di curiosi buchi-neri che hanno la proprietà di far precipitare le persone a ritroso nel tempo. Ed ecco che Cassandra scoprirà che suo padre - e tutto l'equipaggio del Trieste - sono in realtà stati sbalzati indietro, nell'era prediluviana, assieme ad un manipolo di alieni dediti a ricercare l'enzima NUE attraverso esperimenti sul cervello degli esseri umani, che si dice sia in grado di unificare i due emisferi del cervello e, dunque, essere in grado di creare una razza superiore, ove la razionalità dell'emisfero sinistro possa fondersi con l'emotività dell'emisfero destro del cervello.

Un'avventura descritta sotto forma di spy-story che, in realtà, racchiude profondi significati simbolico-esoterici e mitologici, ove la scienza moderna si fonde con il mito mesopotamico di Gilgamesh, Re di Uruk, che è stato spesso oggetto di studio dell'autrice.

Oggi abbiamo l'amichevole possibilità di intervistare Patrizia Tasselli, la quale ci racconterà, più in dettaglio, com'è nata l'idea di questo libro ed i suoi arcani e reconditi segreti.

Luca Bagatin: Dunque Patrizia, perché non inizi parlandoci un po' di te ? Come è nato, fra l'altro, il tuo interesse per la mitologia e l'esoterismo ?

Patrizia Tasselli: Credo che l’interesse per la mitologia sia nato in me da bambina, leggendo i tanti libri di novelle che fortunatamente i miei genitori e gli zii mi regalavano. Finito Carosello chiudevo la porta della mia cameretta e lasciavo fuori il mondo di campi e fabbriche, piccoli laboratori artigiani ricavati negli scantinati, botteghe di ferramenta dove si vendeva di tutto, chiodi, segatura, ddt sfuso, saponette e profumi. Spaziavo tra “Piccole donne”, “L’uccello di fuoco”, “Il Barone di Münchhausen” e quello rampante di Calvino, fino all’arrivo degli Anni '60, il boom economico, la borsa di studio e la scuola “in città”. La mattina l’Istituto Tecnico e il pomeriggio il corso di taglio e cucito, perché “non si sa mai”, diceva la mia mamma. All’inizio di quegli anni avvenne il mio folgorante incontro con “Civiltà Sepolte” di Ceram e nacque in me la passione per tutto ciò che è antico, primario, fonte, origine. E naturalmente nascosto, come la “mitica” Troia realmente esistita e alla fine scoperta. Quasi un decennio dopo Peter Kolosimo fece il resto con il suo “Non è terrestre”, suscitando definitivamente in me l’interesse verso la cosiddetta archeologia misteriosa, relegata immeritatamente dall’archeologia ufficiale nel ghetto delle pseudoscienze come fantarcheologia o pseudoarcheologia. Durante gli anni mi sono convinta che gli oggetti misteriosi trovati sparsi su tutta la terra - i cosiddetti OOPArt, Out Of Place ARTifacts, oggetti fuori posto - siano la testimonianza di civiltà perdute nell’abisso del tempo o dello spazio. Il passo successivo è stato la lettura delle leggende, o meglio dei miti, in chiave esoterica, ossia nella consapevolezza che contenessero verità nascoste, comprensibili solo a chi fosse disposto a cercare sotto la cenere il fuoco apparentemente spento.


Luca Bagatin: Com'è nata l'idea di scrivere “L'errore degli Dei” ?
Patrizia Tasselli:
L’idea di scrivere “L’errore degli Dei” è nata dalla sintesi di tre diversi progetti: un racconto sui viaggi nel tempo, uno sulla vita dei primi “ominidi umanizzati” e, infine, il più intrigante: la mia personale lettura del Gilgamesh. La storia del sottomarino scomparso mi è stata
suggerita in un sogno che ho avuto la prontezza di spirito di annotare appena sveglia. Non so perché.


Luca Bagatin: Il tuo romanzo è frutto unicamente della tua fervida fantasia oppure... ?
Patrizia Tasselli:
La trama del romanzo è frutto della mia fantasia e per la stesura mi sono avvalsa della miaesperienza di viaggiatrice. Non sono mai stata sul Mar Nero e la mia conoscenza diretta della Turchia è limitata a Istambul e alla Cappadocia, ovviamente è nulla per quanto
riguarda l’Iraq. So tuttavia per esperienza come funzionano certi viaggi improvvisati e come si comunica a gesti con la gente; a volte la mia ignoranza delle lingue straniere mi ha aiutata nell’arte dell’arrangiarsi e in questo senso alcuni passi del romanzo sono autenticamente autobiografici. Ho costruito il viaggio di Cassandra e Emin tramite Google Earth, osservando attentamente le foto di Panoramio, caricate da utenti non professionisti e per questo più realistiche. Ho fatto mie le curve delle strade di montagna, le autostrade, gli alberghi, le case, i siti archeologici con le loro meraviglie e i villaggi con le loro miserie.


Luca Bagatin: Credi davvero che entità extraterrestri esistano davvero e siano all'origine degli antichi miti e simboli che pervadono l'Umanità ?
Patrizia Tasselli:
Qui il discorso si fa più complicato. Sono convinta che entità extraterrestri abbiano non solo visitato il nostro mondo, ma che siano intervenuti nella creazione dell’uomo.
Non voglio entrare in argomenti che riguardano la fede che anima i creazionisti e difendo a spada tratta il buon Darwin fino a che, tornando indietro nel tempo, non si arriva alla separazione dell’uomo dalla scimmia, che non sappiamo quando sia avvenuta. Forse la separazione non c’è mai stata, le scimmie sono rimaste scimmie e gli ominidi si sono tutti estinti meno uno, l’Homo Sapiens, e non si capisce perché, visto che se Dio ha creato l’uomo dal nulla era perfettamente inutile. Una spiegazione logica, allo stato attuale della conoscenza, è quella di diversi interventi alieni sul DNA di alcuni individui di varie specie di scimmie. Esperimenti falliti meno uno riuscito, si fa per dire, quello da cui deriva la razza umana. Da qualche anno seguo con interesse gli studi di Mauro Biglino, esperto di lingua ebraica antica e collaboratore per anni con le Edizioni San Paolo per la traduzione della Bibbia, studi che sembrano confermare la mia teoria. Se così fosse è veramente possibile che gli antichissimi miti e i simboli indecifrabili che si riscontrano su tutto il globo terrestre siano la testimonianza non tanto di esseri alieni, ma di coloro che li hanno conosciuti e di cui sono stati forse allievi, forse vittime.


Luca Bagatin: Cassandra, la protagonista del romanzo, possiamo dire che è un po' il tuo alter-ego ?
Patrizia Tasselli:
Certo, Cassandra un po’ mi somiglia, ma soprattutto credo sia la figlia che avrei voluto avere, una che si pone domande e cerca risposte, ma più determinata di me nelle sue
scelte.


Luca Bagatin: Come mai sei così affascinata dal poema che racconta la storia di Gilgamesh, Re di Uruk ?
Patrizia Tasselli:
Il mio interesse per Gilgamesh ha un’origine davvero curiosa.
Stavo in cima a una scala appoggiata alla libreria e spolveravo i libri quando me ne è caduto uno. Sono scesa per raccoglierlo e mi sono accorta che non l’avevo mai letto. Si trattava di una raccolta di racconti egiziani e mesopotamici, tra cui una sintesi del poema di Gilgamesh, che mi incuriosì. Lessi per primo l’episodio della prostituta sacra Shamkhat, che interpretai come il metodo più antico per tenere buoni gli uomini irrequieti, poi lessi la tavola del diluvio. Fui affascinata soprattutto dallo stile del racconto e corsi in libreria a comprare l’opera completa tradotta da Giovanni Pettinato. Mi resi conto che in quel poema antichissimo era contenuta la sostanza di opere scritte in epoche molto più recenti, come la Bibbia, e che Gilgamesh precedeva di gran lunga i poemi di Omero, di Virgilio e Dante, nonché la storia di Siddharta. Solo dopo un’attenta lettura compresi che dietro il racconto delle gesta eroiche del re di Uruk era nascosto non solo un insegnamento etico e sapienziale, ma un vero e proprio messaggio esoterico. Con questa chiave di lettura le avventure di Gilgamesh appaiono come una serie di passaggi iniziatici verso la scoperta del sé. La stupenda allegoria dell’amicizia tra Gilgamesh e Enkidu, l’uno alter ego dell’altro, complementari a se stessi, o meglio due personalità insite nello stesso individuo, rappresenta la complessità dell’animo umano perennemente in bilico tra il bene e il male. Il bene, simbolicamente incarnato da Enkidu, insegna a Gilgamesh l’Amore dopo di che, terminata la sua missione, non ha più motivo di esistere e muore. La morte di Enkidu, divenuto ormai parte integrante di Gilgamesh, non può che rappresentare la morte iniziatica di Gilgamesh stesso che a partire da quel momento comincerà il suo lungo viaggio alla ricerca del senso della vita. Mi sembra che ci siano validi motivi per restare affascinati da questo mito.


Luca Bagatin: Stai già pensando ad un nuovo romanzo, oppure ad un saggio sull'argomento ? Patrizia Tasselli: Ti dirò che per ora sto fantasticando su un nuovo romanzo...che vorrei ambientare nella mitica Atlantide.

Luca Bagatin



21 novembre 2013

"Moleskine" di Luigi Pruneti: racconti di fiele e miele

“Moleskine”, come i taccuini dei giornalisti di fine '800, come peraltro ricorda la professoressa Ida Li Vigni nella prefazione di questo volume che raccoglie racconti, fiabe e piéce teatrali di Luigi Pruneti.

Luigi Pruneti, saggista e attuale Gran Maestro della Massoneria italiana dell'Obbedienza di Palazzo Vitelleschi, con questo piccolo taccuino di viaggio edito dalle Edizioni Giuseppe Latenza e dal sottotitolo dal sapore fumettistico di “Racconti di fiele e miele”, ci regala storie dai profondi risvolti esoterico-filosofici e spirituali.

Storie brevi, come le “101 storie zen” pubblicate negli Anni '50 da Nyogen Senzaki e Paul Reps ed altrettanto illuminanti.

Come “La favola dei tre semi”, che ci insegna che solo colui il quale cerca la luce spirituale, se veramente la desidera, la trova per davvero. Oppure la storia del Gran Topo, dal titolo “In una notte di maggio”, ove qualcuno potrebbe ravvisarvi numerose allegorie massonico-iniziatiche; o, ancora, “Un incontro fra le nuvole”, ove l'autore immagina sé stesso fra le nuvole, a incontrare i Grandi Iniziati del passato quali René Guénon, il Tradizionalista per eccellenza; Oswald Wirth, l'esoterista, spiritualista ed alchimista, ma al contempo laico, celebre per il suo studio sui Tarocchi ed infine Gurdjieff, che insegna all'autore che è necessario combattere gli imbonitori e per farlo bisogna avere il coraggio di sbugiardarli, testimoniare con ottimismo la verità e anteporre alle parole i fatti.

Ma, i racconti raccolti in “Moleskine”, non sono terminati. Fra viaggi all'Inferno e viaggi nella sua infanzia, l'autore metterà alla berlina il pregiudizio ed il dogma, proponendo e promuovendo una società aperta in luogo di una società omologante e chiusa.

Di particolare pregio le piéce teatrali, una ambientata in pieno medioevo, ove una donna riservata, ma spiritualmente illuminata, saprà rispondere a tono ad un frate, ad un cavaliere e ad un mercante, rappresentanti del pensiero più oscurantista dell'epoca.

Le altre due brevi piéce sono invece ispirate al fumetto “Corto Maltese”, il marinaio avventuriero scaturito dalla penna del celebre fumettista massone Hugo Pratt ed anch'esse racchiudono profondi messaggi spirituali ed umanistici.

Uno fra tutti, che mi ha favorevolmente impressionato in quanto vero inno alla Donna ed alla Grande Madre, è fatto proferire da Corto Maltese stesso: ...le donne sono la parte forte dell'umanità. In voi è l'arcano della Grande Madre, incomprensibile all'analisi razionale dell'uomo che non riesce a concepire, né a comprendere la coerenza, la determinazione, il coraggio, la disponibilità al sacrificio che è in voi. L'uomo è fragile, perché guarda il più delle volte solo a se stesso; lo specchio è la sua guida e tuttavia lo specchio è labile e quando si rompe l'immagine sfuma, frantumendo il cuore di Narciso. Le donne, invece, a differenza di quanto dicono i maschi, pensano più agli altri che a loro stesse e ciò le rende roccia la cui solidità sfugge ai più, perché è mascherata da un tappeto di morbido muschio”.

Particolare da notare è la copertina del volume di Luigi Pruneti, raffigurante un uomo ritratto di spalle (con tutta probabilità l'autore stesso) assieme ad un cagnolino, i quali, a piedi, percorrono una lunga strada fatta di curve e sentieri, che li condurrà verso colline, valli, montagne, forse, sempre alla ricerca di un possibile Santo Graal. In un eterno viaggio verso l'infinita Conoscenza ed Evoluzione.


Luca Bagatin (nella foto con il prof. Luigi Pruneti)



19 novembre 2013

"Ricordati di vivere": l'autobiografia civile e politica di Claudio Martelli

Non si tratta della solita autobiografia, bensì della storia di un'epoca, di una stagione.

Una stagione laica, liberale, libertaria, liberalsocialista. Una stagione che, molto probabilmente, in Italia non tornerà mai più.

La stagione di sapeva forse poche cose, ma le ricorda benissimo. La stagione di chi si ricorda di vivere e che del “Primum vivere” di nenniana memoria, ha fatto la sua bandiera.

“Ricordati di vivere” è l'autobiografia di Claudio Martelli edita in questi giorni da Bompiani.

Esponente di spicco del Partito Socialista Italiano, Martelli ne diventerà Vicesegretario Nazionale e ricoprirà anche importanti cariche istituzionali quali la Vicepresidenza del Consiglio dei Ministri, nel 1989 e diverrà Ministro di Grazia e Giustizia nel 1991.

Un uomo tutt'altro che di potere, Claudio Martelli, e lo dimosterà sia la sua vita personale e politica, sia il fatto di essersi ritirato da tempo dalla vita pubblica.

Giovane militante, a soli tredici anni, del Partito Repubblicano Italiano e dunque della Federazione Giovanile Repubblicana, come il fratello Antonio, sarà ispirato per tutta la vita dalla figura di Giuseppe Mazzini e dai suoi “Doveri dell'Uomo”, saggio che invita gli operai italiani all'emancipazione ed alla ricerca dell'unità fra capitale e lavoro, in antitesi rispetto al materialismo marxista.

Lascierà il PRI di Ugo La Malfa ai tempi dell'Università, una volta stretta l'amicizia con Ugo Finetti, giovane studente come lui, che aveva lasciato da poco il PCI in quanto mal sopportava il “centralismo democratico”. Con Ugo Finetti – oggi fine storico e giornalista – lo studente Martelli e molti altri giovani repubblicani mazziniani e comunisti di ispirazione riformatrice, approderà al PSI di Pietro Nenni, con un obiettivo preciso: quello di unificare le forze laiche e riformatrici della sinistra italiana.

Si sposerà giovane il Nostro, a soli vent'anni, con Daniela Maffezzoli di soli sedici anni, ma il loro matrimonio durerà poco. Anni dopo intraprenderà la carriera di studente e poi professore di Filosofia e qui incontrerà l'altro amore della sua vita, Annarosa, sua allieva con la quale si sposerà e dalla quale avrà Giacomo, il primo figlio tanto amato.

Amore e passione politica saranno il binomio che condurrà Claudio Martelli durante tutto il corso della sua vita e che sono racchiuse nella sua autobiografia. Amore per le donne, per la filosofia laica, libertaria e libertina, per il teatro e la politica, intesa come servizio e modernizzazione della società.

Di qui il sodalizio con i radicali di Marco Pannella, oltre che con i repubblicani, i liberali e, negli Anni '80, anche con i socialdemocratici con i quali costituirà una sorta di federazione laica che vide uniti, in alcuni collegi al Senato, PSI, PSDI e Radicali.

Il sodalizio con Pietro Nenni, colonna portante del socialismo italiano e con Bettino Craxi, nacque subito, negli Anni '60. Li legava la volontà di modernizzare il Paese, smarcarsi dalla Democrazia Cristiana con la quale pur erano al governo, cercare un'intesa con gli altri partiti laici e contrastre l'avanzata di un Partito Comunista sorretto dalla dittatura sovietica.

Con Craxi, infatti, Martelli aderì subito alla corrente riformista ed autonomista di Nenni, in contrapposizione alla sinistra lombardiana che voleva mantenere un rapporto privilegiato con il PCI. Sin da ragazzo fu, infatti, intransigentemente anticomunista in quanto non poteva sopportare le angherie dell'URSS nei confronti di ungheresi e cecolsovacchi, aspetti che denunciò immediatamente nei congressi dell'Internazionale Giovanile Socialista (IUSY).

Oltre a partecipare con Bettino Craxi, agli incontri con i più grandi esponenti del Socialismo europeo quali Willy Brandt e François Mitterrand, farà in modo di costruire una piattaforma interna al PSI che da una parte recuperava il liberalsocialismo di Turati e dei Rosselli e dall'altra guardasse al futuro, auspicando un Partito Socialista moderno, alleato ai partiti laici e, in questo senso, tentò di ammodernarlo, promuovendo la democrazia interna e tentando di combattere il carrierismo ed il malcostume delle “tessere fittizzie”. Purtuttavia, per sua stessa ammissione, non vi riuscì.

Claudio Martelli, in “Ricordati di vivere”, ripercorre la sua battaglia politica assieme a Craxi nel 1976, ai tempi del Midas, ovvero allorquando la corrente autonomista conquistò il Partito e lo rinnovò nei contenuti e nelle proposte politiche.

Racconta di come Craxi fu il primo a proporre una riforma dei partiti e del sistema politico in senso “americano”, proponendo di introdurre l'elezione diretta del Presidente della Repubblica con funzioni di governo e di un Parlamento forte ma più snello, con meno esponenti, ed eletto con il sistema uninominale.

In questo senso Martelli elaborò quella che egli definirà la vera “terza via”, lontana e diversa dalle prospettive di Berlinguer e dei comunisti, ovvero la piattaforma per una sinistra di governo socialista e liberale al contempo, che parlasse soprattutto di meriti e di meritocrazia, oltre che di bisogni. In questo senso riuscì a costruire ottime sinergie anche con esponenti dell'ex sinistra extraparlamentare, libertaria e verde-ecologista quali Franco Piro (poi deputato PSI), Adriano Sofri, Alex Langer e Michele Boato (che diverranno, successivamente, deputati Verdi).

Una piattaforma che, del resto, lo porterà a sostenere i referendum Radicali, Verdi e Socialisti sulla giustizia giusta per la separazione delle carriere dei magistrati e la responsabilità civile del giudice ed il referendum sul nucleare.

Martelli elaborò dunque, prima del crollo della Prima Repubblica, l'idea di un Partito Democratico all'americana che nelle sue intenzioni poteva nascere dalla sinergia fra Socialisti, Repubblicani, Liberali, Socialdemocratici, Radicali, Verdi e post-comunisti di estrazione migliorista e riformista.

Un'idea che, sotto la spinta della clava giustizialista di Tangentopoli, soccomberà e condurrà l'Italia nella sua prima svolta a destra, con Berlusconi al governo e con la nascita di un PD conservatore, ondivago, inciucista (non a caso oggi al governo con la destra). Ovvero l'esatto opposto di quello che avrebbe potuto diventare il partito democratico di ispitazione liberalsocialista ideato da Martelli.

“Ricordati di vivere” racconta anche delle lotte di potere fra Craxi e De Mita, ovvero fra visioni contrapposte della società: fra un socialismo democratico ed un conservatorismo vecchia maniera.

E racconta degli ottimi risultati ottenuti dal Governo Craxi in soli quattro anni: pareggio di bilancio, riduzione a due cifre dell'inflazione, avvio delle prime liberalizzazioni e credibilità internazionale.

Ed il saggio di Martelli restituisce nuova luce – semmai ve ne fosse bisogno – alla figura del giudice Giovanni Falcone, grande amico del Nostro e grande collaboratore del Ministero di Grazia e Giustizia ai tempi del dicastero Martelli. Falcone, eroe dell'antimafia ingiustamente attaccato (e solo successivamente e tardivamente beatificato) da Leoloca Orlando e dai comunisti. Falcone che, attaccato da una certa sinistra, finirà trucidato, come il giudice Borsellino, in un tragico attentato mafioso.

Claudio Martelli, inoltre, ricorda l'introduzione della legge che porterà il suo nome, ovvero la prima che regolerà l'immigrazione, garantendo da una parte i diritti umani degli immigrati e dall'altra una certa sicurezza, poi del tutto disattesa dalle successive leggi Turco-Napolitano e Bossi-Fini.

Senza contare il racconto del sistema delle tangenti, da sempre esistente, nel bene o nel male, che purtuttavia oggi, in assenza della democrazia dei partiti ed in presenza, invece – parole di Martelli – di un'oligarchia al potere, si è triplicato, come i fenomeni di spreco di danaro pubblico e di clientelismo.

Un racconto franco, quello di Martelli, raccolto in “Ricordati di vivere”. Un documento storico prezioso per ricordare, non dimenticare e tramandare ai giovani un'epoca ormai lontana dalla nostra. Fatta di passione civile e politica autentica.


Luca Bagatin



15 novembre 2013

ILONA STALLER PARLA A TUTTO CAMPO DI MOANA POZZI. Intervista esclusiva di Luca Bagatin



Nessuno meglio di Ilona Staller in arte Cicciolina ha conosciuto Moana Pozzi.

Moana la pornodiva, ma anche la showgirl, cantante, scrittrice (scrisse "La filosofia di Moana"), attrice amata da Federico Fellini (che la chiamava affettuosamente "Moanina") e politica italiana leader del primo partito politico italiano ad inneggiare apertamente all'Amore (erano gli anni immediatamente successivi alla caduta del Muro di Berlino): il Partito dell'Amore, appunto.

Un personaggio, quello di Moana, rimasto eterno nel cuore degli italiani sia per la sua bellezza, che per la sua profondità d'animo ed arguzia. Oltre che per il fatto di essere morta a soli 33 anni.

Oggi abbiamo la possibilità di intervistare l'amica Ilona Staller, talent scout di Moana assieme al compianto Riccardo Schicchi.




Moana Pozzi, Riccardo Schicchi, Ilona Staller, Ursula Davis e Baby Pozzi


Luca Bagatin: Come hai conosciuto Moana Pozzi ?

Ilona Staller: Mi è stata presentata da Riccardo Schicchi, presso l'Agenzia Diva Futura, che avevo costituito con Riccardo alla fine degli Anni '70. Sarà stato il 1985. Allora Moana aveva già fatto un film porno: “Valentina ragazza in calore”.


Luca Bagatin: Credetti subito in lei, nel suo personaggio ?

Ilona Staller: Certo ! Con Moana legammo subito. Pensa che facemmo stampare, con Riccardo, dei manifesti con su scritto “Moana, raccomandata da Cicciolina”. Io allora ero popolarissima in tutto il mondo e Moana voleva seguire le mie orme. Realizzammo anche diversi fotoromanzi per il giornalino TILT. Eravamo una sorta di Charlie's Agnels erotiche (Ilona ride).


Luca Bagatin: Producesti anche i suoi primi spettacoli, se non erro...

Ilona Staller: Certo ! Ho prodotto tutti i suoi spettacoli e le sue canzoni, oltre che, naturalmente, i costumi di scena. Sia quelli di Moana che di Ramba, altra ragazza molto promettente dell'Agenzia Diva Futura.


Luca Bagatin: Com'era il tuo rapporto con Moana ?

Ilona Staller: Moana veniva spesso a mangiare a casa mia. Allora vivevo con Riccardo. Vivevamo assieme sin dal 1975, in una palazzina proprio accanto all'Agenzia. Moana amava quel posto, tanto che acquistò l'attico proprio di fronte a casa mia, dove oggi abita una famiglia con bambini. Pensa che il nostro condominio è stato costruito sopra ad un cimitero etrusco ! A Moana piaceva moltissimo la mia cucina ungherese. In particolare quando le preparavo il gulash ed il pollo con i peperoni. Ad ogni modo Moana non mangiava moltissimo perché teneva molto alla sua forma fisica, amava correre e fare molta ginnastica. Direi che era una “donna bionica” ! Altissima, a volte aveva un modo di incedere quasi militare e, accanto a me, sembrava la mia sorella maggiore...nonostante fosse più giovane di me (Ilona sorride).


Luca Bagatin: Che cosa ricordi, in particolare di lei ?

Ilona Staller: Ricordo che era molto intelligente e parlava molto bene in italiano. Era molto colta. Leggeva le sceneggiature dei film e se le ricordava subito ! Mentre io, povera me, dovevo leggerle anche quattro o cinque volte prima di impararle ! (Ilona ride) E poi amava molto la natura e l'ambiente, come me e Riccardo.


Luca Bagatin: Quando vi siete viste l'ultima volta ?

Ilona Staller: Ci siamo riviste quando entrambe siamo tornate dagli Stati Uniti, nel 1994. Io con mio figlio Ludwig e Moana con il marito. Più che altro è giusto dire che ci siamo appena intraviste. Una comune amica che viveva nel nostro palazzo, Katia, mi invitò ad andarle incontro in piscina. Ricordo una Moana cambiata, diversa, irriconoscibile...quasi moribonda. Moana non voleva farsi vedere in quelle condizioni, per cui se ne andò e da allora non la rividi mai più. Era partita per la clinica di Lione, in Francia, dove poi morirà.


Luca Bagatin: Da allora non hai avuto più contatti con nessuno della famiglia di Moana ?

Ilona Staller: Ricordo che, appena dopo la morte di Moana, sua madre venne da me e mi invitò a visitare la casa della figlia. Fu molto gentile, tanto che mi invitò a prendere un oggetto appartenuto a Moana. Presi degli stivali tigrati, che ancora conservo.


Luca Bagatin: Da diversi anni c'è chi afferma che, in realtà, quella di Moana, fu una morte simulata e lei sia invece ancora viva. Che ne pensi ?

Ilona Staller: Tutte bugie ! Tutte speculazioni ! Addirittura c'è chi ha tirato in ballo i servizi segreti, ma figuriamoci ! Mi dispiace che ci siano persone che strumentalizzano, per scopi pubblicitari e mediatici, la morte di Moana. E' come se domani mi mettessi a dire che Schicchi è vivo ed è rifugiato a casa mia ! Oppure che Moana è nascosta nella mia casa di Budapest, magari protetta dal Kgb, che fra l'altro non esiste nemmeno più ! Siamo seri, orsù !

Moana è e rimane un grande personaggio storico. Il fatto poi che sia morta a soli 33 anni la accomuna, per molti versi, ad un altro grande personaggio del passato, che ha fatto una tragica fine: Marylin Monroe.


Luca Bagatin (nella foto fra Ilona Staller e Ursula Davis)



14 novembre 2013

Baby prostitute: la conseguenza di una società consumista e ipocrita, priva di passioni, onestà ed erotismo

Il fenomeno delle “baby prostitute” è un vero problema.

Un vero problema perché banalizza il corpo delle ragazzine che si vendono per il vil danaro di una società consumistica ove la vera crisi è di creatività e di civiltà.

Un vero problema perché mette a nudo intere generazioni di maschi frustrati sessualmente, ricchi, ipocritamente sposati e – più o meno consapevolmente – mentalmente deviati.

Un problema che fotografa l'”altro volto dell'Italia”. Un volto che è sempre esistito almeno sin da quando hanno chiuso i casini. Un volto che si è diffuso a macchia d'olio grazie ai mezzi di comunicazione di massa che sbattono in prima pagina non già l'erotismo, bensì la morbosità e la violenza. Il voyeurismo, che è l'estrema conseguenza della repressione, della mancanza di qualsiasi educazione sentimentale e sessuale.

La nostra è una società ove le donne, emancipate solo in parte, ma per molti versi e purtroppo “mascolinizzate”, si sono stancate di uomini rammolliti e privi di creatività.

La nostra è diventata, con l'incedere degli anni, una società ove niente si può ottenere attraverso il buonsenso, l'amore e la comprensione, bensì tutto si può ottenere con il vil danaro, il commercio, la prostituzione che è prima di tutto mentale.

I sentimenti e l'eros sono stati sostiuiti dal voyeurismo, dall'ipocrisia matrimoniale, dal figliare senza alcuna consapevolezza ed educazione per i figli medesimi, dall'idolatria per il danaro, meglio se facile ed ottenuto senza fatica.

Il corpo è diventato non già esaltazione della bellezza e della verità come nell'arte classica, bensì merce, strumento mediatico di un piacere passeggero ed effimero, esaltato dalle palestre e dai centri benessere profumatamente foraggiati da consumatori/lobotimizzati inconsapevoli.

E così ci stupiamo che ci siano ragazzine (o ragazzini, si veda il caso Paolini) che si prostituiscono a 14 o 16 anni.

Ci stupiamo, ma non ci chiediamo quale ne sia la vera causa, che non è morale o moralista, bensì va ricercata nell'assenza di passioni, pulsioni, emozioni vere. Il danaro, la pubblicità commerciale, i media, lo stesso web intriso di messaggi commerciali ed effimeri, ovvero di bisogni indotti, ha privato la nostra società e dunque i nostri giovani di qualsiasi vero amore per ciò che li/ci circonda.

Non è un caso che gli Anni '60 fossero gli anni della trasgressione-rivoluzione culturale, ideale, sessuale, mentre gli Anni '2000 siano stati gli anni della regressione umana e culturale, dell'indottrinamento mediatico, del soldo facile, della mancanza di comunicazione verbale e gestuale e della mercificazione dei corpi e, dunque, delle menti. Ovvero tutto ciò che ha originato l'attuale crisi mondiale.

Ciò che mi chiedo davvero è, purtuttavia: quanti ne sono davvero consapevoli ?

Quanti si rendono conto che, sin tanto che non ci ribelleremo a questi modelli imposti dall'alto (dall'economia alla politica, passando per i media ed i “cattivi maestri” della pubblicità, dell'incultura e della pseudo-comunicazione) non ne usciremo mai ?

Riapertura delle case chiuse subito !

Educazione sessuale e sentimentale nelle scuole subito !

Invito ai giovani alla lettura, all'approfondimento ed all'uso consapevole, ovvero intelligente, dei mezzi di comunicazione di massa. Invitandoli magari anche al loro boicottaggio intelligente e di controinformazione, sull'onda di quanto avvenne negli USA egli Anni '60 e '70.

Rifiuto della pubblicità commerciale, dei bisogni indotti, del consumismo.

Ritorno a scelte di vita legate alla natura, all'ambiente, all'amore, ovvero basate su stili di comunicazione verbale, gestuale, istintuale verso il proprio prossimo.

Riscoperta di forme di spiritualità antiche come la Donna e l'Uomo, rispetto a quelle imposte dai media, dal soubrettismo religioso dei Bergoglio e delle Belen, che servono unicamente a foraggiare un sistema di Potere prostituito.

Ecco, forse, gli antidoti al disfacimento odierno ed attuale.

Occorre dunque tornare a trasgredire di fronte ad un Sistema corrotto e corruttore.

Diversamente avranno vinto loro: i fanatici della frustrazione mentale, del consumismo, della politica piegata all'economia e dell'economia piegata alla politica, del voyeurismo, della distruzione del patrimonio ambientale, della corruzione dei corpi e delle menti.

Non lasciamoci ma più imbrogliare ed imbrigliare, dunque !


Luca Bagatin



13 novembre 2013

"La mia vita è stata una Grande Bellezza": Quattro anni fa...

Domani, 14 novembre 2013, saranno passati esattamente quattro anni da quando tornai a Roma, dopo quasi diciassette anni di assenza.

Tornai per te, che conobbi via web. Io leggevo il tuo “bel blog alla lavanda” e tu, con il tempo, iniziasti a leggere il mio.

Ricordi quando facevamo le quattro o le sei del mattino, scrivendoci su Messenger, un programma che nemmeno conoscevo prima che le nostre vite si incrociassero ?

Ricordi la nostra canzone, “Sogno”, di Gianna Nannini ? I tuoi occhi viola mi sono rimasti dentro.

Ricordo quando, alla stazione Termini mi venisti incontro, con il tuo foulard viola. Avevi una camicietta un po' scollata ed eri vestita di nero. Ti presi la mano e te la baciai. Istintivamente.

Poi, dopo esserci appartati, ti regalai degli orecchini fatti a mano, unici.

Avevi vent'anni ed io trenta. Oggi, che sono passati appena quattro anni, dici che “eri giovane” e la cosa mi fa un po' sorridere.

Forse ero anch'io giovane, forse, allora, fu anche l'ultima volta che mi innamorai davvero.

La sera facemmo l'amore in un letto che avevamo improvvisato, fra le note della Nannini e di Renato Zero in sottofondo. Ricordo quei momenti come fossero ieri.

Ricordo le nostre passeggiate per Roma, tenendoci per mano. Io accaldatissimo, abituato al freddo nord e tu appena appena scollata, con il tuo foulard al collo.

Ricordo il tuo profumo. Ricordo la prima sera, assieme, a casa tua, con i tuoi in viaggio a Lisbona, ignari di tutto. Era emozionante.

Ricordo le tue magliette con i rebus, tipo “Amore a prima vista”...

Ricordi quando cucinavo per te ? Bistecche alla salvia che, forse, tu nemmeno amavi (non so cucinare bene e poi allora non sapevo che la carne non era il tuo forte), ma non me lo dicesti per non deludermi. Dicevi che ero un bravo uomo di casa e che era come se fossimo sposati.

Ti baciai (con te che, mi dicesti dopo, messaggiavi di continuo con una tua amica chiedendoti con ansia: “Ma Baglu quando mi bacerà ?”).

Non ti avrei lasciata più. Non me ne sarei più andato da Roma. Anche oggi, Roma, mi ricorda te.

Ci saremmo rivisti altre volte, ma mai abbastanza nell'anno e mezzo in cui siamo stati assieme.

Anche oggi, che non stiamo più assieme, sono felice di vederti. E di abbracciarti, come allora.

Ho ancora, nella memoria del cellulare, tutti i messaggi che mi inviasti. Ero il tuo principe Baglù...

Chi leggerà queste righe potrebbe pensare ad una cretinata, forse anche tu, oggi, che dici di “non essere più giovane”, lo pensi. Per me, invece, non è così. Anche oggi considero tutto ciò le cose più toccanti della mia vita.

Ogni mattina guardo il quadretto che mi regalasti per Natale 2009 e che realizzasti con le tue mani.

Inseristi, scrivendole di tuo pugno, le parole di quella canzone di Fiorella Mannoia:

se domani io
mi accorgessi che ci stiamo sopportando
e capissi che non stiamo più parlando
ti guardassi e non ti conoscessi più
io dipingerei di colori i muri
e stelle sul soffitto
ti direi le cose che non ho mai detto
.

Forse sono un cretino, forse sono un vecchio romantico visionario e utopista. Forse, guardando questo quadretto pieno di fiori, nostre foto, cuori, stelle, canzoni, baci e buddypoke, riesco ancora a vedere qualche cosa di buono nel mondo.

Forse ti amo, ma l'amore non credo sia di questo mondo. Come non lo sono l'onestà e la purezza. Però voglio crederci e lottare per ciò. Perché sì, sono un visionario utopista. Forse romantico. E vorrei rimanere così per sempre.




10 novembre 2013

"Pecore da tosare": un saggio sulla crisi (economica e non solo)

La crisi economica c'è, ma, forse, non è reale. O, meglio, è stata creata ad arte.

Questa la tesi di fondo di Andrea Bizzocchi, autore di numerosi saggi sul tema e dell'ultimo “Pecore da tosare: la sopravvivenza tra banche, crisi e truffe”, edito dalle Edizioni Punto d'Incontro.

Un pamphlet economico-sociale, chiaro e agile ove scoprire che cos'è in realtà il danaro, i suoi meccanismi; il debito pubblico ed il ciclo perverso da cui è stato generato; il ruolo delle banche centrali quali la Banca Centrale Europea e la Federal Reserve e le loro truffe ai danni dei cittadini-risparmiatori-consumatori.

Un saggio che spiega il meccanismo del signoraggio primario e secondatrio, ovvero il guadagno che realizza chi emette moneta, sorto dalla differenza fra il costo per produrre la moneta ed il suo valore nominale che, nei fatti, è infinitamente superiore. Valore nominale che va tutto a vantaggio delle Banche Centrali che lo emettono, chiedendo a coloro i quali il danaro viene prestato - ovvero Stati e cittadini - interessi altissimi generati dal nulla.

Un saggio - “Pecore da tosare” - che dimostra, appunto, la grande truffa perpetrata dalle Banche ai danni dei cittadini e tutto ciò con il beneplacito dei Governi di tutto il mondo e delle loro classi politiche, se consideriamo che il valore nominale di ogni singola moneta o cartamoneta non corrisponde affatto alle riserve auree possedute da ciascuno Stato e ciò sin dal 1933, overo da quando il Presidente USA Roosvelt decise di vietare la conversione del dollaro in oro.

Spiace solo che l'autore del saggio – inspiegabilmente peraltro - non citi il libertario del Partito Repubblicano USA Ron Paul, ovvero l'unico politico al mondo ad opporsi al sistema della Federal Reserve ed a promuovere il ritorno alla convertibilità in oro e, proprio per questo, oscurato dai media tradizionali.

“Pecore da tosare” dimostra, ad ogni modo ed in sostanza, come tale sistema - costituito ad arte da banche e politici - abbia generato la spirale di un debito pubblico impagabile e, nei fatti, costringa i cittadini-risparmiatori ad essere tartassati ed a lavorare incessantemente per ripagare i debiti, sia contratti dagli Stati (con le banche), sia da loro stessi, attraverso l'accensione dei mutui. Un sistema che, non a caso, ha generato l'attuale crisi mondiale che è al di là dall'essere termiata.

Il saggio di Andrea Bizzocchi è, come dicevamo, molto interessante ed attendibile, in quanto si basa su dati ed esempi concreti. Purtuttavia la sezione finale, quella intitolata “I Signori dell'Universo”, lascia alquanto perplessi, anche perché suffragata unicamente da congetture dell'autore e degli autori che egli cita (quali un certo Marco Pizzuti, autore di un saggio complottista), non suffragate da alcuna prova concreta e, pertanto, alquanto fuorvianti.

Pensiamo solo al fatto del tirare in ballo – totalmente a sproposito e dimostrando non conoscenza di quanto afferma – il fantomatico Ordine degli Illuminati quale origine di tutti i mali del mondo e della nascita di un presunto Nuovo Ordine Mondiale. Teniamo qui a precisare che l'Ordine degli Illuminati, sorto nel XVIII secolo, era semplicemente una società segreta bavarese il cui unico scopo era quello di raggiungere una società ideale, combattendo le monarchie e gli imperi, fondata su principi proto-comunisti, in quanto i suoi membri teorizzarono l'abolizione della proprietà privata ben prima di Marx ed Engels. Un Ordine, quindi, tutt'altro che vicino alle “alte sfere della finanza” e composto da rivoluzionari ed idealisti.

Spiace infatti che Bizzocchi si sia lasciato trascinare in discorsi dal sapore complottista che, francamente, esulano dalle ottime analisi economico-sociali di fondo del suo saggio.

Ad ogni modo le conclusioni e le suggestioni offerte dal suo saggio sono interessanti.

L'idea che l'emissione di moneta debba essere libera da ogni interesse e fungere da base gestionale di un'economia che soddisfi bisogni reali è assolutamente realistica e, forse, l'unica in grado di farci uscire dalla crisi che, prima di tutto, è umana ed esistenziale, ovvero fondata su basi egoistiche, consumistiche e materialistiche.

La critica di Bizzocchi, poi, al sistema dei media e dei mezzi mediatici e di mediazione quali i cellulari ed i social network, poi, è assolutamente condivisibile e dimostra quanto le relazioni umane, prima ancora che economiche, si siano deteriorate ed abbiano generato una società di persone sole e aride, senza creatività né prospettive.

Un passo che ci è piaciuto molto del saggio di Bizzocchi è, in questo senso, proprio questo: “E' forse un caso che la solitudine, questa grande sconosciuta di ogni epoca del passato, coinvolge chi più chi meno tutti noi moderni ? Riscoprire invece gli sguardi, riscoprire il contatto diretto con gli altri e con la Natura, riscoprire il potere taumaturgico degli abbracci, riscoprire valori basilari dell'esistenza umana quali l'onestà, il rispetto della parola data, il dono, l'aiuto reciproco e altro ancora. Osservare i bambini e imparare da loro invece che pretendere di “educarli” (il che significa educarli al mondo tossico che abbiamo costruito”).

Valori umani e spirituali, dunque, quelli proposti dall'autore di “Pecore da tosare”, in alternativa ad una politica o, meglio, ad un'antipolitica dilagante. Quella delle Banche, dei partiti, degli Stati e dei Governi.

Un'alternativa, direi, racchiusa in questa frase, che conclude proprio il saggio di Bizzocchi: “La felicità non è mai nella conquista del potere, ma nella capacità di saper vivere senza”.


Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini