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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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31 luglio 2013

PERCHE’ “PAPA” FRANCESCO CONTRO LA MASSONERIA ? SE SA PARLI ! di Aldo A. Mola

Riporto qui di seguito le riflessioni dell'amico fraterno Aldo A. Mola - storico di fama nonché Direttore del Centro per la Storia della Massoneria - a proposito delle recenti assurdità proferite dal Sig. Jorge Mario Bergoglio - proclamato papa dei cattolici con il nome di Papa Francesco - a proposito di presunte lobbies gay e massoniche.

Il Sig. Bergoglio dovrebbe piuttosto prendersela con una ed una sola lobby, potentissima e dannosissima da secoli, ovvero la lobby Vaticana.

La verità, ad ogni modo, presto o tardi si farà strada.

L.B.




PERCHE’ “PAPA” FRANCESCO CONTRO LA MASSONERIA? SE SA PARLI!

di Aldo A. Mola

Da Pio XII al 29 luglio 2013, nessun papa aveva più nominato la Massoneria in alcun documento della Chiesa cattolica. L’attuale vescovo di Roma, Francesco (Bergoglio) S.J., che non tiene al titolo di papa, dichiara che non “condanna” gli omosessuali in cerca della Chiesa cattolica ma la (o le?) loro (quali?) lobbies; e, per chissà quale strana associazione di pregiudizi, deplora altre lobbies, inclusi i massoni. A quali fatti documentati si riferisce? Se sa parli! Anzi, si rivolga ai tribunali competenti. Oppure eviti condanne generiche, fonite di ben note discriminazioni e persecuzioni.

V’è da domandarsi quali letture il vescovo di Roma abbia fatto sulla Massoneria, oltre ai romanzi di Antonio Bresciani, e quali ubbie conservi al riguardo. Auspichiamo che in cartella, accanto al rasoio (attrezzo pericoloso e minace) il vescovo di Roma metta anche uno specchietto per vedervi riflesse altre lobbies e la memoria delle sofferenze che uomini liberi e di buoni costumi hanno vissuto solo perché aggregati in un Ordine, la massoneria, un umanesimo filantropico ed educante che, pur tra errori e discontinuità, affratella al di là di ogni discrimine: di etnia, ideologie, lingua e religione. Non v’è motivo di farsi trascinare da una provocazione, forse non occasionale, forse strumentale. Gli uomini liberi guardano con indulgenza decine di vescovi che si sbracciano in inni e canti; sanno di dover tutelare il diritto di non associarsi al coro, la libertà di tenersi lontani dalle piazze, teatri di fanatismo; e continuano a percorrere la via maestra della razionalità. In silenzio operoso.

Aldo A. Mola
Direttore del Centro per la Storia della Massoneria



30 luglio 2013

Per il ciclo CINICO BAGLU...aforismi scelti in salsa black humor

L'innamoramento è una cosa bellissima...quando capita a qualcun altro, meglio se nei film.

Vivere di ricordi è il miglior metodo per evitare di pensare al presente e, meglio ancora, al futuro.

Vivi come se dovessi morire domani, e, se dovessi morire domani, non fartene cruccio. Non te ne renderesti nemmeno conto.

La fortuna aiuta gli audaci, ma non tutti. Noi Acquario abbiamo Saturno contro da quel dì.

Non credo al matrimonio, ma ai contratti prematrimoniali.

Non fare affidamento sul prossimo, a meno che non si tratti del tuo dolcissimo animale domestico.

Francamente non comprendo perché, ancora una volta, in Italia se la prendono con chi non c'entra nulla.
Nella fattispecie il Ministro Kyenge che - a differenza di Prodi, Berlusconi, Bersani, Letta e Alfano - non ha alcuna responsabilità politica oggettiva.
Sarà forse che è più facile tirare le banane a chi non c'entra nulla piuttosto che andare al cuore del problema ?
Il cretinismo italico dilaga.




27 luglio 2013

Ragazzo, fai il giornalista ma sii creativo. Editore, paga bene e sii corretto.



Un amico mi segnala un articolo sul sito Doppiozero.com, scritto da Andrea Indiano, dal titolo "Ragazzo, non fare il giornalista !".
La tesi di fondo dell'articolo è che oggi il giornalismo, ovvero la carriera del giornalista, è diventata impraticabile in quanto le notizie sono da anni totalmente gratuite, postate sul web e a disposizione di tutti.
L'articolo è interessante anche se non lo condivido punto.
Innanzitutto diciamo subito che l'informazione, ovvero le notizie, sul web,  non sono totalmente gratis, ovvero, per pubblicare un articolo, anche online, c'è sempre chi ci guadagna a monte, o attraverso la pubblicità o alto.
Faccio un esempio: il mio blog - che tratta principalmente di informazione e cultura - non è totalmente mio, ma di proprietà di una società che guadagna grazie alle cose che scrivo. Il dramma, semmai, è che questa società - pur permettendomi di scrivere gratuitamente - non mi gira parte dei suoi guadagni.
Perché non iniziamo a chiederci come mai ciò non accade e perché, invece, ciò non potrebbe accadere ? Perché "qualcun altro" deve guadagnare sulla base di ciò che facciamo noi e noi dobbiamo accontantarci di un mero "spazio gratuito" ?
La medesima cosa accade per i giornalisti non pagati da grandi quotidiani o persino dalla stampa freepress: manca la correttezza a monte, ovvero un nuovo modo di fare editoria in modo che a guadagnarci siano tutti e non solo qualcuno. Cari editori, se volete guadagnare dovete investire a profusione ed imparare anche ad essere corretti con il vostro prossimo.
C'è poi un altro problema, che poi è anche il principale, ovvero non si realizzano più "prodotti accattivanti" e degni di essere acquistati. In particolare in edicola, ma anche in ambito televisivo.
Parliamoci chiaramente: a tutti fa piacere scaricare la musica gratis o i videogames oppure leggere gratis. Purtuttavia se il prodotto è buono e a prezzo ragionevole, siamo tutti disposti ad acquistarlo.
Oggi non esistono più giornali di qualità ed il settore editoriale è in crisi per questo. Lo stesso scrittore Mark Twain - tanto per tornare al discorso che facevo poche righe fa - affermava che non si può pretendere di avere ottimi giornalisti se questi non sono ben pagati !
Mancano le idee e le progettualità. Se c'è qualche cosa che va imputata alle nuove generazioni ed anche alla nostra decantata Generazione X, è che siamo privi di stimoli e di idee. Non veniamo a raccontarcela, ragazzi, è così. Se poi non ci sono editori che ci stimolano, economicamente parlando, peggio ancora.
Siamo stati abituati - ad ogni modo - così bene, ovvero al benessere degli Anni '80 e '90, che abbiamo perduto il gusto ed il piacere per la sperimentazione e la trasgressione in ogni ambito.
Guardate i programmi tv o i libri di nuova uscita: tutti o quasi pressoché privi di pathos, emozione, sensazione, introspezione, trasgressione. Sembrano fatti giusto per guadagnarci qualche soldarello facile, sembra quasi che chi li ha realizzati e prodotti non si sia mimimamente "divertito" nel realizzarli e nel produrli.
Pensiamo invece agli Anni '60 e '70, alle prime radio libere, alla voglia di sperimentare, di divertirsi, ma mettendoci passione, creatività, ingegno.
Le lauree, i titoli di studio, non potranno mai colmare la passione per lo scrivere. Se non hai passione è inutile il tuo pezzo di carta in mano e questo - nella nostra Panisola - temo si faccia ancora fatica a comprenderlo. Il titolo di studio, inutilmente, ha ancora "valore legale".
Studiare è inutile se non sia hanno passioni. Se si hanno passioni, invece, è opportuno metterle a frutto e studiare per metterle a frutto.
Purtroppo, oggi, i giovani e non solo, studiano ed approfondiscono poco. Non hanno memoria storica né background culturale, né sembrano ricercali.
Mi capita spesso di parlare con adolescenti o ragazzi sui vent'anni o anche meno e rendermi conto che o non hanno passioni o, se le hanno, hanno quasi paura di metterle a frutto. E dico loro: osate, andate oltre i pregiudizi e soprattutto oltre a ciò che vi dicono gli altri, gli adulti, i media che si sono inventati una crisi che non è economica, ma di progettualità.
Non lo smetterò mai di ripeterlo.
Per tornare a risollevare il mercato editoriale, ma non solo, occorre far tornare di moda la passione e dunque l'ingegno e l'approfondimento. La voglia di studiare, ma non per un pezzo di carta che non servirà mai a nulla, ma per affinare le proprie capacità. Ciò genererà mercato e condivisione. Ma se davvero ci saranno editori e società pronte - a quel punto - ad investire, anche a scatola chiusa. Facendo guadagnare tutti, cedendo diritti, rendendo fruibili a tutti i contenuti e facendo sì che mercato ed ingegno vadano di pari passo. 

Luca Bagatin (nella foto con il collega giornalista Paolo Di Mizio)



25 luglio 2013

Un'intervista del 2009 cancellata...per colpa delle pornostar ! (mah)




Alcuni giorni fa mi è accaduta una cosa non poco assurda.

Una persona alla quale avevo fatto un'intervista, nel 2009, mi chiede di cancellare la medesima dall'archivio del mio blog e me lo chiede con una strana motivazione, ovvero che, allorquando si digita il suo nome nel motore di ricerca Google, compaiono foto di fantomatiche “pornostar”.

Ora, posto che la cosa non risulta né risultava, le faccio notare che, anche cancellando l'intervista la cosa non sarebbe cambiata. Google associa le immagini con particolari algoritmi e, tutto quanto è stato postato in rete, è comunque irrimovibile o, quantomeno, alcune “tracce” permangono.

Ad ogni modo la richiesta era comunque assurda visto che chissà che cosa viene fuori se ciascuno di noi digitasse il suo nome su Google o su qualsiasi motore di ricerca sul web.

Una volta ricordo che, digitando il mio nome e cognome, su Google, compariva – fra le altre cose (e non c'erano “pornostar” di mezzo !) - un'immaginetta di Palmiro Togliatti. La cosa, per me libertario e antitotalitario, poteva farmi piacere ? Certo che no ! Ma che potevo fare ?

Ma, ad ogni modo, le rispondo a mia volta che l'intervista fatta era molto bella ed informo la persona in questione che era - fra le altre cose - mia intenzione pubblicarla in un mio libro-raccolta di mie interviste a personalità di un certo rilievo, di prossima uscita.

L'avessi mai detto ! L'intervistata mi nega persino questo piccolo “piacere” (che poi sarebbe stata cosa utile anche e soprattutto per lei...).

Cancellare e mai più pubblicare !

Ne traggo un'amara conclusione: codesta persona non vuole accostare il suo nome al mio.

Glielo faccio presente, un tantino offeso e, questa persona, per tutta risposta, mi da del “maleducato di cattivo gusto”. Per inciso vi faccio notare che il mio tono era del tutto educato, solo profondamente deluso e offeso.

Accidenti ! Guarda un po' che cosa ci si ricava a dire la verità e a cogliere in fallo le persone ! E anche ad intervistare persone disinteressatamente, solo perché ritieni che abbiano del talento (cosa che continuerò comunque a fare, beninteso) !

Ad ogni modo avevo già rimosso l'intervista e persino il link al sito web della persona in questione. A quel punto ero e sono io a non voler accostare il suo nome al mio ! E ritengo di avere tutte le ragioni del mondo, che vi ho anche qui sommariamente illustrato.

Che poi, almeno mi avesse spiegato – la persona in questione – il motivo di cotanta riprovevolezza nei miei riguardi. C'entreranno per caso le “pornostar” di cui sopra ? Che poi, ma di quali “pornostar” stiamo parlando ? E che avranno mai fatto, poi, le pornostar a codesta persona che intervistai nel 2009 ? Le avranno tolto visibilità ?

Penso davvero che ci siano persone che non hanno la bontà di andare oltre il proprio naso e la cosa mi stupisce molto se penso che, la persona in questione, pur giovane, è una persona di cultura medio alta.

Ora, comprendo la calura estiva, il fatto che il mondo è pazzo e così i suoi abitanti, ma questo piccolo aneddoto rimarrà scolpito nella mia memoria al punto che ve l'ho persino voluto narrare.

E, purtroppo, una volta di più, mi rende sfiducioso sul presente che stiamo vivendo.


Luca Bagatin (nella foto con Ilona Staller in arte Cicciolina, alla faccia di coloro i quali non conoscono la Storia né la cultura. In tutte le loro forme. E, pertanto, non meritano la mia ri-conoscenza)



23 luglio 2013

Solidarietà all'On. Ottaviano Del Turco (forse uno dei pochi politici intellettualmente onesti)


Mi dispiace molto per la condanna a 9 anni e sei mesi di carcere per l'On. Ottaviano Del Turco, che oggi peraltro rivela di avere un tumore da tre mesi e di essere in chemioterapia.
Sono convinto sia innocente e che le accuse che gli hanno attribuito siano del tutto infondate e frutto di una macchinazione.

Dieci anni fa - nel settembre del 2003 - scrissi un articolo per la rivista socialista Mondoperaio ove invitavo all'unità delle forze laiche e libertarie e lo feci per mezzo di un appello che peraltro fu diffuso anche dai Radicali.  In quegli anni, progetti come la "Casa Laica" (di Diaconale, Sgarbi e Barbareschi) e la "Rosa nel Pugno" (di Pannella e Boselli) erano al di là da venire ed anni dopo - fra il 2006 ed il 2008 - proprio al mio progetto si ispirarono (si vedano i numerosi articoli che scrissi, prima e dopo).
L'On. Ottaviano Del Turco fu l'unico che, appena pubblicato il mio pezzo, mi rispose privatamente con questa missiva, che di seguito riporto:

Molte delle sue riflessioni mi trovano d'accordo sig. Bagatin. Altre meno. Alla mancanza di un'area laico-liberal-socialista attribuisco anche un certo inaridimento del clima culturale, in particolare nei piccoli centri di provincia. Sono anche persuaso che le sue considerazioni sui Poli siano pertinenti e per nulla settarie. Mi convince meno l'attribuire ad una "lotta per le poltrone" le nostre divisioni. Le ragioni (parlo per me) sono più profonde e più nobili. Almeno spero. D'altro canto non c'è settarismo nel mio giudizio. Quando si litiga e ci si divide per ragioni nobili, questo aggettivo va diviso per ciascuno dei contendenti. Scriva ogni volta che ha da fare osservazioni acute come quella di oggi. Un saluto cordiale riformista e socialista.
Ottaviano Del Turco


E' possibile leggere il mio vecchio articolo a questo link:

http://lucabagatin.ilcannocchiale.it/print/242499.html



21 luglio 2013

Elogio del gioco d'azzardo




La vita potrebbe essere vista come un gioco.

E ogni gioco, si sa, ha la sua dose di rischio, casualità, fortuna, sfortuna, abilità.

“Il gioco insegna a saper vincere e a saper perdere”, scrive Cesare Lanza nel suo “Elogio del gioco d'azzardo”, pubblicato in edizione limitata per la sua casa editrice “L'Attimo fuggente”.

Un libro apparentemente provocatorio in questo momento di “crisi” e di profonda critica alle sale da gioco, alle slot machines o ai grattaevinci. Un libro che, ad ogni modo, vuole abbattere quell'assurdo pregiudizio sociale, ma anche politico e religioso, che vorrebbe demonizzare il gioco ed in particolare il gioco d'azzardo, quale fosse la causa di tutti i nostri mali.

“La demonizzazione del gioco d'azzardo è sintomo di ignoranza”, scrive Lanza e non a torto, visto che le case da gioco e persino il gioco online proliferano e sono fonte di lavoro, attrazione turistica, nonché di introiti per l'erario.

Piuttosto che pagare una tassa diretta allo Stato, infatti, è molto meglio pagarla indirettamente e volontariamente, per mezzo dell'acquisto di un grattaevinci, oppure attraverso il gioco del Lotto. Allo Stato, infatti, dovrebbe spettare unicamente il compito di evitare che tali giochi finissero nelle mani della criminalità organizzata. Questa, in sintesi, l'analisi di fondo dell'ottimo Lanza il quale si definisce e non a torto “un liberale assoluto” e, personalmente lo condivido in toto.

Cesare Lanza, nel suo saggio, analizza praltro il fatto che il gioco esiste da sempre e da sempre è presente nella Storia dell'uomo, sin dai tempi precedenti alla nascita di Cristo; che il gioco esiste in tutte le società occidentali e che è bandito, invece, nei regimi illiberali e sottosviluppati, ove, peraltro, esiste comunque ma in forma illegale e criminale.

Lanza, peraltro, fa presente quanto nella società italiana il gioco d'azzardo sia diventato motivo di sciocco pregiudizio, al punto che, anche mediaticamente, persino all'attentatore Luigi Preiti (quello che sparò ad alcuni carabinieri di fronte a Palazzo Chigi durante il giuramento del Governo Letta), si affibbino ben due etichette: il fatto di essere “calabrese” ed il fatto di essere “giocatore d'azzardo compulsivo e schiavo delle macchinette”, cosa poi rivelatasi non vera, in quanto il Preiti era un semplice appassionato del gioco del biliardo.

A rincarare la dose del pregiudizio contro il goco d'azzardo anche l'onnipresente Chiesa cattolica e, per questo, il libero pensatore Lanza, pubblica nel suo saggio interi stralci tratti dai discorsi del Cardinale Bagnasco relativi a ciò. Discorsi moralistici ed a questo punto Lanza si chiede perché la Chiesa non dedichi, invece, maggiore attenzione a ben più “raccapriccianti egoismi”, come ad esempio le guerre o la pedofilia, vera piaga che investe la Chiesa cattolica da decenni.

Cesare Lanza, tornando a parlare degli immensi benefici del gioco d'azzardo in termini di posti di lavoro ed economici, per l'erario, fa notare come ad esempio il Governatore dell'Illinois Pat Quinn, abbia introdutto una tassa di scopo sulle licenze dei concessionari di giochi d'azzardo, la quale andrà a favore dei progetti di pubblica utilità, eventi culturali ed investimenti relativi a scuola ed istruzione. La medesima cosa, peraltro, sta avvenendo via via nel nostro Paese, anche se non in maniera ancora così incisiva. Così come, a favore di interventi di pubblica utilità, sono destinati i proventi del gioco d'azzardo nel Regno Unito (28%) ed in molti Stati USA.

Ordunque, senza gioco d'azzardo, si avrebbero minori entrate per l'erario pubblico e, dunque, occorrerebbero maggiori manovre finanziarie e maggiori tasse per i contribuenti. In questo senso sono totalmente fuori luogo le demonizzazioni provenienti dagli ambienti politici ed ecclesiastici del nostro Paese.

L'”Elogio del gioco d'azzardo”, lungi dall'essere un trattato economico relativo al gioco, è un saggio interessante anche per le sue divagazioni in fatto di cultura, arte, letteratura e cinema, relative al gioco d'azzardo e non solo. Da Caravaggio a Cezanne, da Dostoevskij a Scorsese, l'Arte – in tutte le sue forme - è zeppa di riferimenti al gioco ed al piacere umano per il rischio. Rischio che è fonte di piacere e godimento per l'anima, ma solo evitando gli eccessi.

E, a tal proposito, un intero capitolo è dedicato di “Dieci comandamenti” che Lanza, da giocatore consumato, riporta a beneficio del giocatore e che qui riassumiamo:

  1. Stabilire quanto danaro, al massimo, si vuole rischiare.

  2. Non insistere mai, nel gioco, se si inizia a perdere. Nemmeno per tentare di “rifarsi”.

  3. Se si sta vincendo, non temere di osare e rischiare: se si perde non si rischia di rimpiangere la vincita buttata via, in quanto il danaro perduto non era vostro, ma del banco o dei vostri avversari. Viversa, non si vincerà mai, in maniera significativa, se non si avrà mai il coraggio di rischiare.

  4. Non giocare mai se si è stanchi, ubriachi, con i nervi a pezzi o pensando ad altro.

  5. Non fare mai debiti per procurarsi danaro per continuare a giocare.

  6. Essere sempre precisi e gentili con gli impiegati delle case da gioco.

  7. Sino a che non si sta vincendo, puntare sempre la stessa (piccola) somma.

  8. Mettere sempre da parte una piccola vincita.

  9. Mai contabilizzare il danaro vinto o perduto nelle partite precedenti.

  10. Inventarsi un proprio “personale” metodo di gioco.

Questi, in sostanza, i dieci comandamenti che il giocatore Cesare Lanza dà ai suoi lettori, ovviamente dettati dall'esperienza e spesso dal non aver egli stesso rispettato questi punti, pentendosene amaramente.

“Elogio alla follia”, oltre ad essere impreziosito, al centro del volume, da belle fotografie e riproduzioni di opere pittoriche e cinematografiche dedicate al gioco d'azzarzo, presenta un interessante racconto narrativo, già pubblicato dal settimanale “Panorama” quando era diretto da Giuliano Ferrara, ove Lanza racconta di una memorabile partita alla quale ha assistito presso il casinò di Saint-Vincent. Una partita di chemin de fer nella quale è possibile immedesimarsi negli attori, ovvero nei giocatori, nelle loro emozioni, nelle loro frustrazioni, nel loro godimento. Posso garantire che, anche un non appassionato di giochi di carte come me, è rimasto rapito dalla narrazione e dal “brivido” del gioco narrato.

Il volume termina con una carrellata di film con trame incentrate sul gioco d'azzardo e con interessanti Allegati relativi alla lotta alla criminalità in fatto di giochi d'azzardo, oltre che un Allegato relativo ad aneddoti storici scovati nel web, sempre relativi al gioco.

Cesare Lanza è un caro amico di cui condivido profondamente e totalmente lo spirito libertario e fuori dagli schemi. Ho assistito molto volentieri alla presentazione di questo volume, il mese scorso, presso il Palazzo Santa Chiara a Roma, alla presenza, come relatori, del cantautore Pupo, dello psicanalista Domenico Mazzullo, di Vittorio Sgarbi e Paola Binetti. Ho ascoltato la conferenza con grande piacere e, con il medesimo piacere, ho recensito questo agile ed intelligente volumetto.

Penso che, allo stesso modo dell'opera prima cinematografica di Lanza, “La Perfezionista”, andato in onda in seconda serata su Canale 5 esattamente un anno fa, che trattava il tema dell'eutanasia e del suicidio, anche “Elogio del gioco d'azzardo” meriti diffusione, persino nelle scuole.

La lotta al pregiudizio, all'ignoranza, al bigottismo ed alla stupidità parte anche e soprattutto dalla diffusione della cultura e della conoscenza.


Luca Bagatin

*ELOGIO DEL GIOCO D'AZZARDO (tratto da www.cesarelanza.com)

Diego Gabutti su "Sette" e Luca Bagatin sul suo blog http://lucabagatin.ilcannocchiale.it  hanno dedicato al mio pamphlet "Elogio del gioco d'azzardo" due recensioni molto interessanti: potete leggerle, qualora lo vogliate, su www.lamescolanza.com. Desidero ringraziarli (insieme con i recensori del Foglio, del Corriere della Sera e del Giornale) anche perché appartengono alla ristretta categoria di liberi pensatori. Mentre, forse, ipermoralisti e demonizzatori (lo scrivo, credetemi, senza acidità, se no che liberale sarei?) si stanno dimostrando altri colleghi, da cui mi aspettavo qualche riflessione, finora non pervenuta.


Cesare Lanza



19 luglio 2013

Intervista di Nicola Ricchitelli per "Il Giornale di Puglia" ad Ilona Staller: "SONO UN PERSONAGGIO STORICO, HO SPOSTATO IL CONFINE DEL COMUNE SENSO DEL PUDORE"

Riportiamo, con grande piacere, questa superba intervista del collega Nicola Ricchitelli alla nostra carissima amica Ilona, che ringraziamo per averci citato, anticipando brevemente i nostri prossimi progetti artistici.

L.B.

di Nicola Ricchitelli - Intervista alla politica, attrice e musicista ungerese Ilona Staller, in arte Cicciolina.

D: Ilona, partiamo dalle tue esperienze politiche: nelle ultime amministrative di Roma le cose non sono andate molto bene, qual è il futuro di Ilona Staller nella politica?
R: «Ero molto felice di collaborare con il PLI, ma dopo le pubblicazioni del voto purtroppo non mi ha più chiamato nessuno in quel campo; sono molto delusa, perciò ho deciso di rimandare la tessera del PLI e di abbandonare il partito. Non so ancora cosa farò politicamente nell’immediato futuro per il momento».

D: Il punto più alto della tua militanza politica lo tocchi nel 1987 con l’elezione nel Partito Radicale. Come hai vissuto quegli anni nella 'stanza dei bottoni'?
R: «All’inizio il mio incontro con il Partito Radicale è stato fantastico. La base radicale era gente carina; poi conobbi il grande Marco Pannella e la sua grande libertà di pensiero. Era un leader liberale di un partito 'fondamentalista', in cui realmente rappresentava un problema se qualcuno lanciava o attaccava delle locandine senza l'approvazione del partito. Io predicavo la libertà sessuale e volevo portarla anche in politica. La mia campagna elettorale partì infatti con un affissione di manifesti massiccia su Roma e nel Lazio. I miei slogan erano: “SCHIZZIAMO DI FELICITA” e “ VIVA LA LIBERTA' SESSUALE E VIVA L'AMORE”.  Facevo manifestazioni e performances in discoteca e fui subito denunciata per atti osceni. Mi chiamarono immediatamente alcuni dirigenti del Partito Radicale e mi chiesero: ”Ma cosa stai combinando?”; ed io risposi ingenua: ”Siamo liberi e siamo radicali”... l’avessi mai detto. Durante la campagna elettorale si schierarono contro una gran parte dei radicali, perche molti temevano che io c’e l'avessi fatta veramente, mi invitavano alla moderazione, altri replicavano “bisogna  fermare la STALLER”. Avevo scoperto che diversi radicali avevano 2 facce, mi frenavano ai loro congressi, staccavano i miei manifesti; Pannella si trovava sempre più in difficoltà. Mi mandò una delegazione per consigliarmi di ritirare la mia candidatura, o almeno, in seconda battuta, accettare la rotazione con la mia firma che gli garantiva di togliermi di mezzo se fosse stata eletta al Parlamento. NON FIRMAI. Ormai avevo capito che stavo avendo un enorme successo durante la mia campagna elettorale, un tale e incredibile successo che nemmeno i peggiori radicali sarebbero riusciti ad arrestare. Purtroppo il partito non mi sosteneva, anche se rispettavo le loro regole, compresa quella di passare il 60 percento del mio stipendio di parlamentare al partito».

D: Tutto ebbe inizio nel 1964, a soli 13 anni. Che ricordi conservi delle prime esperienze come modella?
R: «Vorrei tornare indietro nel tempo. Sono nata in una famiglia medio borghese e molto povera. Siamo 4 tra fratelli e sorelle, il più giovane e Laszlo, poi vi sono Attila, Ilona e Valeria. Sono nata il 26 novembre all’alba dopo una lunga notte tempestosa in un ospedale di Budapest. Abitavamo in una casa modesta di 2 stanze piccole in un quartiere povero. Io, per aiutare la mia famiglia, avevo deciso di fare la modella. Ero molto bella a detta degli altri, ma la mia grande passione era il violino, la danza classica e il pattinaggio sul ghiaccio. Ero una bambina vivace e piena di speranza verso il futuro. A 13 anni feci il mio primo nudo artistico come modella. Per me era un fatto naturale, non avevo complessi verso la mia nudità. Quando ero bambina la mia bisnonna, che adoravo, qualche volta mi portava con se' alla stazione per guardare le partenze dei treni, intanto mi accarezzava la mia piccola testa e mi disse: “Sei la bambina più bella e più dolce del mondo”... ero innocente, guardavo con ammirazione la stazione e i suoi treni così imponenti. Erano belli, forti e mi facevano una certa paura, buttavano tanto fumo prima di sparire nei boschi bui. Sempre più spesso fantasticavo e pensavo “un giorno anch'io andrò lontano con quel treno nero, più lontano dei sogni, più lontano dai problemi spinosi della frontiera».


D: Poi, a soli 22 anni, arrivò il tuo primo matrimonio... come maturò quella scelta?
R: «Il mio primo matrimonio è finito in breve tempo. Salvatore era un uomo di 26 anni più grande di me, e, quando chiesi il divorzio, lui mi disse: “Se paghi tu tutte le spese legali allora divorziamo”; trovai un piccolo studio legale a Milano e rapidamente dopo 3 anni di separazione ero di nuovo 'libera'».

D: L’anno 1973 rappresenta un anno fondamentale per la tua carriera poiché incontri il tuo pigmalione, Riccardo Schicchi. Come avvenne il tutto?

Ilona ed il suo primo marito

R: «Conobbi Schicchi a Roma nel 1974, avevo una piccolo superattico in affitto sulla via Cassia. Era una splendida giornata d'estate. Quel pomeriggio ero arrivata all' angolo della strada dove abitavo. Nella mia borsetta c'era il caos più totale, tra rossetti, matite per gli occhi, cercavo le chiavi di casa. Arrivata al cancello d'ingresso, alzai gli occhi e mi trovai davanti un ragazzo buffissimo, in posizione yoga con la testa in giù. Appena mi vide si alzò in piedi, mentre io ridevo di gusto e mi disse ”sono Riccardo e ti cerco da 2 settimane. Ti ho lasciato dei messaggi sulla tua segreteria telefonica e ti vorrei portare a fare un provino per un nuovo film d'arte. Va bene dissi, aspettami qua, faccio un salto a casa a prendere il mio cane Bubu - era una yorkshire - andiamo a fare una passeggiata insieme,e se vuoi ci accompagni. Vidi il suo volto felice. Il comportamento di Riccardo era un pò infantile. In breve tempo diventammo amici. Riccardo non era un tipo qualunque, così come io non ero una ragazza comune. Lui era un bravo fotografo - oltre che uno squattrinato studente di architettura - amavamo la natura, gli animali e le belle fotografie. Facevamo lunghe passeggiate nei boschi, risalivamo i fiumi con dei stivaloni, pescavamo, prendevamo il sole nudi e ammiravamo il tramonto. Mi portava nelle campagne più sperdute e mi scattava migliaia di fotografie. Era instancabile. Mi scattava foto nella natura, al mare, tra girasoli, papaveri rossi, nel fango, nelle tombe etrusche. Aveva molta fantasia, e mi disse sovente “ricordati che la natura è la migliore scenografia, non c’è più bella luce di quella del tramonto e tu sei bellissima e sei un angelo della natura”. Mentre mi scattava le foto, io ballavo in mezzo ai prati con la coroncina di fiori sui miei cappelli lunghi biondi e il mio corpo sinuoso coperto solo da un velo trasparente. Riccardo si innamorò della mia bellezza giovane e infantile, ero una ragazza sognatrice, naif e ingenua».


D: Riccardo Schicchi, quale il tuo ricordo di lui?
R: «Riccardo era malato ormai da anni di diabete giovanile. Sono andata a trovarlo in ospedale tante volte, penso che lui non credeva di morire. Al suo funerale ho portato delle rose e davanti alla sua bara ho fatto una lunga preghiera. Voglio ricordare il tempo che eravamo insieme, il periodo dal 1973 al 1990».

D: Visto che siamo in vena di ricordi, come non ricordare l’indimenticabile Moana Pozzi…
R: «Io e Riccardo avevamo 2 società al 50%. Avevamo una rosa di artisti tra cui Ursula Davis detta Hula Hop,  Barbarella, Moana, Ramba, Petra e altre. Moana era genovese, aveva una gran voglia di diventare popolare. Era una maggiorata ed era affascinata dagli uomini potenti e famosi. Mi ricordo uno spettacolo a Venezia dove abbiamo fatto un doppio spettacolo. Era altissima e sapeva come giostrare il suo pubblico. Il corpo era il riferimento principale della sua vita, la misi al mio fianco durante la mia campagna elettorale e diventò popolarissima con il mio aiuto, la feci partecipare a tutte le mie conferenze stampa, la portai con me portai con me a Parigi, in Grecia, ovunque. Siamo partiti per Los Angeles per girare insieme un film porno, ci siamo divertite a fare shopping  nelle boutique di Madonna dove abbiamo comprato della bellissima biancheria intima. Nel 1991 mi sposai con Jeff Konos e andai a vivere in America, New York. Moana stava già male, al mio ritorno dagli Usa trovai l'ombra di Moana. Era Scheletrica, non aveva la forza di una volta; poi, partita poco dopo per Lione, è morta tra le braccia della madre. Ho tantissimi bei ricordi con lei, la custodisco amorevolmente. Voglio ricordare di lei, come era una volta, la superdonna maggiorata. Ricordo ancora quando Moana vide mio figlio Ludwing e mi disse “sono felice della tua felicità di mamma».



D: Come e perché avvenne la svolta porno?

R: «Avevo girato diversi film, “Cicciolina amore mio” - film erotico - ma era ad un passo dalla pornografia. Realizzai “Telefono rosso”. In quel film ho previsto tutto, perfino la telefonia erotica con 10 anni di anticipo. Quel film fu un vero e proprio record di incassi. Sono passata dai rotocalchi familiari - con la stessa faccia e lo stesso corpo - all’interno di una produzione pornografica. Gli abitanti delle grandi città erano confusi e inibiti davanti alla novità della pornografia. Diverso invece nelle campagne e nelle provincie dove i miei spettacoli riscuotevano enorme successo. Feci un tour per tutta Italia, fra mille paesi fino ad arrivare a Milano - al palazzetto dello sport di fronte a 22 mila persone – dove mi esibì con le mie bellissime canzoni. Facevo volare striscioni con la scritta “sghettizziamo la pornografia”, “viva la rivoluzione sessuale”. Il pubblico cadeva in delirio. A Como, durante un mio show, il tetto di una discoteca insieme alle travi portanti venne giù con tutti i ragazzi appesi. Ci salvarono i pompieri. Io la pornografia la vivevo come un fatto piacevole, tanto sesso con artisti del sesso sempre diversi. Ho lavorato con il mitico attore americano John Holmes e con Amber Lynn E Ginger Lynn. Adesso con Ursula e Luca Bagatin, con Soraya Roselli e con Ludwing Koons stiamo preparando sei sketch tv divertenti. Tre anni fa era uscito il mio bellissimo libro autobiografico dal titolo “PER amore e per forza”; sto cercando  sponsor per fallo diventare un grande film per il cinema e metterò protagonista del mio film nella parte della giovane Cicciolina, la bellissima diciottenne Soraya Roselli».

D: Come è cambiato nel corso degli anni il mondo dell’hard?
R: «Io penso che la pornografia di oggi e' differente da quella di allora. Ormai con internet chiunque può vedere milioni di porno, i tempi sono cambiati. Nelle discoteche le ragazze fanno ormai un nudo integrale e usano oggetti per masturbarsi».

D: Con quali delle tue colleghe hai stretto un buon rapporto nel corso degli anni?
R: «Ho una grande amicizia con la bellissima amica mia Ursula Davis, detta Hula Hop. Ci vediamo spesso e andiamo al mare, pranziamo insieme o andiamo al cinema. Spesso parliamo dei vecchi tempi, di come e cambiato tutto».

D: Hai mai pensato ad un ritorno nel mondo dell’hard?
R: «Non ho mai pensato ad un mio ritorno alla pornografia. Nel mio futuro vedrò di fare questo bellissimo film sulla mia vita e tanta televisione. Nel mio futuro vedo anche la discografia, nuovi cd musicali che inciderò».

D: Cosa c’è nel futuro di Ilona Staller?
R: «Nella sostanza sono un personaggio storico, ho spostato il confine del comune senso del pudore, sono sempre stata una donna trasgressiva ma dolce. Essendo un vero sagittario, sono ottimista verso il mio futuro. Lavorerò di più per il sociale perche io amo la gente e voglio aiutare tutti i bisognosi e bambini. Io sono felicemente single, vivo con mio figlio e la fidanzata Soraya. Abbiamo dei grandi progetti di lavoro per l’immediato futuro».

http://www.giornaledipuglia.com/2013/07/lintervista-di-ilona-staller-cicciolina.html



17 luglio 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: La Grande Bellezza". Monologo by Baglu

Un mese fa ero con la donna della mia vita, a guardare "La Grande Bellezza".

Lei...mi viene quasi da sorridere.

Lei ha capito subito che mi sarei identificato in Gep Gambardella, il protagonista del film.

Scrittore che ha scritto un solo libro, dedito alla mondanità ed alla conseguente malinconia e insoddisfazione. Alla ricerca delle origini, di una bellezza che non riesce più a trovare.

Le cose belle, le emozioni forti, capitano una sola volta nella vita.

Il resto è mera, sciocca retorica.

Lei è capitata una sola volta nella vita. Nella mia vita. Poi è andata.

Non vorrei arrivare a sessanta, sessantacinque anni, avvolto da una mondanità vuota, che non mi interessa, senza...senza qualcosa di bello. Che mi accolga, come allora.

Forse il fascino per la Storia l'ho acquisito per un bisogno ancestrale, intimo, di ritorno alle origini. Al chi sono, al chi siamo.

Poi, mi sono sempre detto, dopo aver svelato questo mistero, avrei anche potuto dissolvermi nel Cosmo.

Non siedo più nemmeno su di una panchina (come un pirla in giacca gialla). Lei ha chiuso le saracinesche di casa sua.

Però ci vogliamo bene.

Questo può essere poco ? Non lo credo. Non per chi, come me, ricorda l'ultimo abbraccio che si siamo dati. Forte, profondo.

Dico di credere alla reincarnazione e potrei dire che, in un'altra vita, siamo stati molto legati, Lei ed io.

Ma non penso sia questo l'importante.

Siamo stati, siamo legati in questa vita.



14 luglio 2013

Una riflessione sulle recenti forme di violenza ed il senso politico-culturale di "Amore e Libertà"




Saranno questioni diverse fra loro, ma personalmente non lo credo più di tanto.

Le minacce sul web contro Mara Carfagna, gli insulti razzisti del leghista Roberto Calderoli (sic !) all'indirizzo del Ministro dell'Integrazione Cécilie Kyenge e l'attentato contro il liceo antiomofobo "Socrate" alla Garbatella, a Roma, mi fanno pensare ad un propagarsi di ingiustificata, sciocca e becera violenza gratuita, ovvero l'esatto opposto di ciò che un Paese ed un Mondo in crisi dovrebbero attendersi.

Da tempo, ritengo che la vera crisi che stiamo vivendo non sia tanto economica, quanto piuttosto di cultura e di personalità.

Nel primo caso l'Italia ha perduto ogni tipo di memoria storica, non conosce il suo passato o, peggio ancora, se ne frega del medesimo.

Nel secondo caso l'italiano medio ha perduto e sta perdendo in stile e personalità e ciò lo spiegavo recentemente anche in un articolo ove parlavo dei modelli televisivi imbarbariti degli ultimi vent'anni, che poi sono i medesimi modelli che ritroviamo in politica e nella società senza idee né prospettive nel suo complesso.

Quando alla fine di maggio ideai il movimento-non movimento "Amore e Libertà" (www.amoreeliberta.blogspot.it), pensai anche e proprio a questa perdita di valori, di sentimenti e di prospettive degli italiani e non solo.

Occorre recuperare assolutamente memoria storica, approfondire chi siamo e da dove veniamo. Solo così possiamo comprendere gli altri ed aprirci al presunto "diverso", che comprenderemo non essere per nulla diverso da noi, ma componente di un Mondo pazzo quanto volete, ma ove c'è posto per tutti.

In secondo luogo occorre riprendere un po' di fiducia ed entusiasmo nelle proprie intrinseche capacità. E' facile invocare l'"uomo forte" in politica, ma la Storia - appunto – ha insegnato che gli "uomini forti" sono sempre stati degli emeriti imbecilli che hanno traghettato il Paese in imprese folli e fallimentari.

E' più difficile, sebbene sia più utile, pensare con la propria testa e pensare che, ciascuno di noi, potrebbe essere la classe dirigente del Paese. Se solo lo desiderasse, se solo lavorasse, studiasse, approfondisse affinché ciò possa essere effettivamente possibile.

Raggiungere un obiettivo costa fatica. I giovani di oggi non vogliono più fare fatica e preferiscono delegare. E lo fanno spesso anche le loro madri e i loro padri. E così, in una spirale senza fine, si è giunti alla crisi di memoria storica e di personalità ed abbiamo dunque permesso che a governarci ed amministrarci fossero incompetenti bramosi di Potere.

Anche questo, e non solo, ciò che vorrei dire attraverso "Amore e Libertà" che, significativamente, ha per icona-simbolo Anita Garibaldi, ovvero l'Eroina dei due Mondi, morta a soli 28 anni per l'unica vera Repubblica che l'Italia abbia mai conosciuto, ovvero la Repubblica Romana del 1849.

Quante eroine e quanti eroi esistono oggi nel nostro Paese ?

Oggi nessuno, ma sta a ciascuno di noi diventare Eroina ed Eroe d'Italia, d'Europa, del Mondo, pena il mantenimento e l'aggravamento della crisi.

Crisi che permette tutt'ora ai governi, all'euro-burocrazia ed al sistema bancario di fare il bello ed il cattivo tempo alle nostre spalle.

Ma chi glielo ha permesso se non noi cittadini inconsapevoli, svogliati e disinteressati ?

Queste le premesse di "Amore e Libertà" che, oltre a ciò, presenta una serie di punti programmatici concreti, che qui desidero riportare per intero:


- vogliamo piena trasparenza delle Istituzioni (anche attraverso l'Anagrafe pubblica degli eletti);

- vogliamo che ogni carica pubblica/istituzionale torni ad essere al servizio del cittadino, ovvero percepisca uno stipendio onesto, in linea con la professione svolta prima del precedente incarico e non eccedente;

- vogliamo che la meritocrazia, l'onestà intellettuale e l'amore universale diventino non solo o non tanto "termini di moda", ma siano praticati quotidianamente;

- vogliamo lottare contro ogni forma di discriminazione, ovvero lottare contro il razzismo, l'omofobia, la massonofobia e l'odio religioso;

- vogliamo l'attuazione di politiche in favore della disabilità, con accesso delle strutture pubbliche e private da parte dei disabili, anche per quanto concerne l'aspetto ludico e sessuale;

- vogliamo l'introduzione di una legislazione che consenta il matrimonio omosessuale e che garantisca a tutte le coppie i medesimi diritti delle coppie sposate. Adozioni comprese;

- vogliamo l'introduzione di una legislazione che consenta l'eutanasia legale ed il suicidio assistito, in apposite strutture e con personale medico specializzato, anche sotto il profilo psicologico, sull'esempio svizzero;

- vogliamo l'introduzione di una legislazione che legalizzi cannabis e derivati, con tutti i benefici che ne possono derivare anche sotto il profilo industriale e ambientale;

- vogliamo l'istituzione dei parchi dell'amore;

- vogliamo lottare contro la vivisezione, ovvero proponiamo il rispetto di ogni forma di vita e difesa dell'ambiente;

- vogliamo la legalizzazione della prostituzione;

- vogliamo l'introduzione, nelle scuole, dell'ora di educazione sessuale;

- vogliamo l'introduzione, nelle scuole, in luogo dell'”ora di religione”, l'”ora di Storia delle religioni”;

      - vogliamo che siano aboliti gli enti inutili quali Province, consorzi, comunità montane.


Punti posti sul tappeto che, ciascuno di voi/noi, può sviluppare, propagandare e/o approfondire a suo piacimento.

Senza professioni di fede, come purtroppo accade nelle chiese, nelle conventicole e nei partiti.


Luca Bagatin (nella foto con Ilona Staller e Ursula Davis)



13 luglio 2013

L'imbarbarimento televisivo (e non solo) degli ultimi vent'anni



Leggevo un articolo di Giuseppe Di Piazza pubblicato sul settimanale "Sette", del 12 luglio scorso, suggerito dal sito dell'amico Cesare Lanza www.lamescolanza.com, a proposito della tv degli ultimi trent'anni.

Sotto accusa - si fa per dire - la "tv commerciale", la "tv del Drive In".

Mi è venuta in mente una riflessione, che non ho potuto non postare - in poche righe - su Facebook.

Non penso, infatti, che l'imbarbatimento della società italica degli ultimi vent'anni sia tanto causa della tv. Piccolo inciso: parlo degli ultimi vent'anni più che degli ultimi trenta, nel senso che ritengo che il vero imbarbarimento culturale, politico e sociale, abbia investito la Penisola negli Anni '90, giundendo all'apoteosi negli Anni - forse non a caso definibili - '00.

Dagli Anni '90 ad oggi, semmai, abbiamo assistito ad un imbarbarimento della tv, del costume e della politica.

La colpa non è certo dei simpatici ed innovativi programmi del genio Antonio Ricci, ideatore di trasmissioni sensuali, surreali, irriverenti e comiche quali "Matrjoska" (che mostrò per la prima volta in tv il nudo integrale di Moana Pozzi, oltre che irrise "Comunione e Librazione" e per questo fu chiusa dopo un'unica puntata), "L'Araba Fenice", del tanto nominato e “vilipeso” "Drive In" o della dirompente “Striscia la Notizia”, unico vero tg d'informazione del Paese.

La colpa, semmai, è di programmini un po' insulsi, vuoti, senza ironia né costrutto. Ove a farla da padrone è il litigio, spesso costruito, l'insulto greve e gratuito e la mancanza di argomentazioni. Programmi ove si cimentano giovani fintamente bellocci, senza arte né parte o quasi.

Programmi ove il voyerismo e la violenza verbale e talvolta fisica sono di gran moda. Forse il Marchese De Sade, nel XVIII secolo, con "Le 120 giornate di Sodoma", anticipò i tempi. Peccato che, per quei tempi, lui sì fosse trasgressivo per davvero ! E Pier Paolo Pasolini, cantore degli ultimi, fotografò - già nel 1975 - con "Salò e le 120 giornate", ciò che sarebbe diventato il nostro Paese.

Programmini televisivi - quelli dell'ultimo Ventennio - confezionati in Italia, ma spesso importati da un Paese che ha perduto persino le sue origini rivoluzionarie, ovvero gli USA.
Ironia, sensualità, simpatia, empatia, irriverenza e contenuti, sono gli ingredinti che mancano alla tv degli ultimi vent'anni, oltre che alla politica ed alla società di casa nostra nel suo complesso.
L'Italia ha perduto la sua memoria storica e non è in grado di darsi uno "scossone". I giovani sembrano più conservatori, annoiati e disillusi dei loro padri e persino dei loro nonni. L'inconsapevolezza e l'inconsistenza regna sovrana e lo Stato riceve continue tirate d'orecchi dall'Unione Europea per mancato rispetto di questa o quella normativa.
O ci si dà una svegliata, ragazzi, oppure dalla crisi - quella nera e vera delle idee e delle progettualità - non ne usciremo mai.
E diamo uno stop, finalmente, a questo finto moralismo e finto perbenismo, che tende a dare la colpa a fenomeni, persone o personaggi che colpe non ne hanno e che, forse, hanno contribuito davvero a rendere il Paese un po' meno medievale, corrotto e triste.


Luca Bagatin (nella foto con Ursula Davis Hula Hop)


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