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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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29 settembre 2013

ALL'OMBRA DEGLI A-SOCIALNETWORK: La soubrette apostolica benedice la soubrette trash del momento. Per la serie "Dont'cry for me Argentina"



Benedizione, peraltro, concessa a pagamento...sic !




27 settembre 2013

"Habemus Papam" di Nanni Moretti e un ricordo di Peter Boom attraverso la sua testimonianza e le recensioni di Ladymarica e Luca Bagatin

Sabato 28 settembre in prima serata Rai Uno trasmetterà, in prima visione televisiva, il bellissimo affresco cinematografico di Nanni Moretti, "Habemus Papam".

Sono molto legato a questo film non solo in quanto Moretti è, in assoluto, il mio regista preferito.

In "Habemus Papam" recitò infatti anche il caro amico fraterno Peter Boom, al quale questo blog è molto legato per il prezioso contributo politico e culturale che Peter seppe infondervi.

A Peter ero personalmente molto legato, così come oggi lo sono ad Ilona Staller. Peter ed Ilona sono per me le uniche due personalità storiche contemporanee che hanno lottato per la liberazione individuale, attraverso molteplici strumenti comunicativi. Per me è un onore, dunque, aver collaborato con Peter per tre proficui anni.

E' per questo che, di seguito, per omaggiare la memoria di Peter Boom, desidero riproporre due recensioni al film "Habemus Papam", una di Ladymarica (del 5 maggio 2011) ed una mia (del 21 aprile 2011), oltre che riportare una testimonianza dello stesso Peter.

Mi tocca ancora molto il cuore rammentare che, poche settimane dopo la proiezione cinematografica del film, Peter morì, passando all'Oriente Eterno, colto da un improvviso infarto.

Ciao Peter !

L.B.


Michel Piccoli, Nanni Moretti e Peter Boom

Una partita a pallavvelenata: Habemus Papam

di Ladymarica

Immaginate un mondo in cui il papa, appena eletto, si scopra ateo.

E non avrete il film di Moretti ma avrete un mio personalissimo sogno del film.

Perché se si può sopportare che il papa sia uomo e debole nel dio che lo perdona, forse non si può sopportare che il papa non abbia dio. Se dio sceglie il papa (nell’assurdo di un suo eventuale esistere dico) come gli viene in mente di scegliere un ateo?

 

A questo pensavo mentre guardavo l’inizio del film di Nanni Moretti.

Arrivo tardi, lo so, ma infondo non scrivo per Repubblica e mi posso permettere di essere l’ultima a trattarne.

 

L’inizio è lento, bisogna ammetterlo. Per questo ho potuto pensare. Uno dei meno coinvolgenti che si ricordi. O che io mi ricordi, al massimo.

Il papa è morto, lunga vita al papa.

E’ che il vero problema, arriva dopo! Arriva se il papa non è morto. E non per me, non faccio la solita atea, arriva per la Chiesa.

Converrebbe munirsi di una rivoltella per certe partite matte, per certe palle avvelenate. Sono certa che più di qualcuno, se lo strano mondo del film, fatto di sicari della fede, burocrati di dio e amministratori delle croci, esistesse, lo avrebbe pensato.

Ma il papa è morto, lunga vita al papa.

Conclave, fumate e campane.

Lento come sul ritmo della chiesa.

 

E’ all’urlo straziante del nuovo eletto papa che si apre veramente il film.

Dovessi scegliere il momento più evocativo, per fare un favore riassuntivo al prossimo mio almeno, sceglierei proprio quello. Quel grido che si alza nel silenzio di una cerimonia che come sempre stava risultando precisa.

Mi ha colpito la risata generale che si è diffusa nella sala.

Io l’ho trovata una scena straziante: questo povero vecchio, canuto, buono, dall’accento incredibilmente pacifico che trema, che si sente addosso una responsabilità troppo grande. Io, nella mia infinita presunzione, credo di capirlo il senso di quel grido. Un uomo che non vede in se stesso la capacità, la forza di guidare la chiesa intera, si chiede come mai il suo dio (che per lui esiste) gli faccia questo, come mai lo scelga per un compito più adatto agli sciacalli che a un uomo buono, si sente perso, mancando la onniscienza del suo dio. Il grido rappresenta il sentirsi spaccato tra il non sapere quanta colpa abbia l’uomo-papa, senza forza sufficiente, senza coraggio sufficiente, e tra il sentire un dio che ha fatto una scelta sbagliata. E un dio onnipotente e onnisciente non sbaglia. Il grido è il frutto del dubbio, l’espressione dolorosa dell’aver perso, almeno un po’, il senso. E proprio per questo drammatico.

 

Il papa, il nuovo papa, soffoca nei suoi vestiti, che sono tutto meno che bianchi, che sono tanti, pesanti, nevrotici, isterici, orrendi. Si sente l’oppressione fino al sedile da dove lo guardo io. Codardia e umiltà si sovrappongono tanto che anche lo spettatore, un certo spettatore, si sente spazziato, non sa se condannare l’uomo che scappa o se salvare l’uomo che sceglie. Finalmente.

Io, personalissimamente, forse, lo salverei. Ma questo perché se avere dubbi, in generale, è intelligente averli nella chiesa, se sei il papa soprattutto, è anche meglio. E lo salverei perché mi piace pensare che non sia mai tardi per levarsi la veste, anche bianca, e fare, boh, l’attore per esempio.

 

La realtà, che pareva tanto normale nel conclave e nelle fumate, nei giornalisti poco svegli e nelle facce dei cardinali, diventa sempre più assurda. A questa realtà possibile nella partenza ma sempre più incomprensibile, stravagante, sempre più tendente all’assurdo, si mischia, come ingrediente separato all’inizio, altro assurdo. La realtà diventa assurdo, già detto, ma parallelamente l’assurdo, un altro assurdo, diventa reale. L’assurdo portato sulla scena, come preso per i capelli, repentino e visibile, dall’analista Moretti.

  

Moretti porta sulla scena i problemi e i caratteri fissi della psicologia, la gioia della cultura (c’è una scena meravigliosa in cui l’analista Moretti rintraccia nella bibbia -l’unico libro che ha trovato lì-  “segni della depressione”), porta sulla scena i problemi dello psicologo che superano e travolgono i problemi dei cardinali-pazienti.

 

Ma più di tutto Moretti porta sulla scene il dramma di una partita di pallavolo senza finale.

Eccolo l’assurdo, che parte assurdo e che subentra ad una realtà che invece diventa assurda più lentamente: i cardinali non finiscono il torneo che Moretti aveva organizzato per loro attendendo che il papa finisse le bizze.

 

E il punto, che io evidenzierei anche un paio di volte, è proprio questa relatività del dramma. E’ un dramma che il papa non voglia far il papa? Ma perché dovrebbe essere un dramma meno grave un torneo di pallavolo interrotto a metà? Chi stabilisce quale sia il dramma maggiore? O anche solo se ce ne sia uno maggiore.

Il dramma di Moretti è una scelta di libertà, fatta dai cardinali, sulle priorità, proprio come il dramma del mondo cattolico con un papa scappato/perduto è per il papa stesso una scelta di libertà, di rimescolamento delle priorità.

 

Proprio questo mi ha affascinata del film, questo mescolamento delle cose importanti alle cose non importanti, in un modo che alla fine dimostri come le une e le altre siano ribaltabili e incredibilmente relative alle esistenze singole.

 

Peccato che la scelta del papa, alla fin fine, non venga rispettata perché, come sempre, come nell’attualità, come nelle aule scolastiche e negli uffici pubblici, quello che la chiesa non riesce a sistemare con la scusa della fede e l’indottrinamento, lo sistema con forza e imposizione. Ma il finale, fortunatamente, è poco prevedibile. Non lasciatevelo anticipare da me!

 

Nonostante io da piccola giocassi a palla avvelenata nel film si dice che è da cinquant’anni circa che non esiste più.  Quanto vorrei, tra cinquant’anni, che si dicesse la stessa cosa della chiesa cattolica! Forza e coraggio, dovevamo iniziare ieri.

Peter rispose, in un commento, alla nostra Lady e le scrisse:

Cara Marica, complimenti per la Tua recensione bellissima. Hai colto proprio nel segno! Peter Boom (ex-cardinale dell'Oceania).
http://www.pansexuality.it


Habemus Papam: un film non antireligioso, bensì umano

di Luca Bagatin


Ho visto in questi giorni, per la prima - e spero non ultima - volta l'atteso film di Nanni Moretti "Habemus Papam", con Michel Piccoli e, fra gli altri, con il mio caro amico Peter Boom, che da anni cura sul mio blog la rubrica sulla Pansessualità ed i diritti civili.
Conoscevo già il contenuto di alcune scene perché proprio Peter me le aveva sommariamente raccontate lo scorso anno, quando mi trovavo a Roma e lui recitava sul set.
"Habemus Papam" è un film semplice, ma profondamente significativo e che merita assolutamente di essere visto più e più volte.
Michel Piccoli è straordinario nella sua verve tragicomica: mostra un Papa dei cattolici per la prima volta umano, denudato dell'ipocrisia del suo ruolo.
Piccoli - Papa dei cattolici
, incarna infatti l'attore che dismette il suo ruolo, per tornare a quello di semplice essere umano.
"Habemus Papam" di Moretti è la rappresentazione cinematografica della realtà dei ruoli pubblici, siano essi quelli di Papa, di politico, di presentatore televisivo: in pubblico fingono come gli attori più consumati, sino a snaturare sè stessi, la loro umanità, per diventare come degli automi nelle mani di altri automi (i Cardinali, il Potere Vaticano, nella fattispecie dei Papi dei cattolici).
Michel Piccoli - Papa
non si sente a suo agio nel ruolo che è stato chiamato a ricoprire. Non sopporta il peso delle sue responsabilità papali, di capo supremo della Chiesa cattolica e, quindi, cade in depressione sino a fuggire, aggirandosi per le vie di Roma.
Lo psichiatra Nanni Moretti, ateo dichiarato, costantemente giudicato ed osservato dal Potere Vaticano dei Cardinali, difficilmente riuscirà a guarirlo. Glielo impediranno proprio loro: gli automi.
Durante la fuga del Papa, purtuttavia, riuscirà ad umanizzare persino i Cardinali, organizzando un grottesco e giocoso torneo di pallavolo. I Cardinali torneranno ad essere bambini ed i bambini, come ricordava Maria Montessori, sono i padri degli uomini.
Da Cardinali seri, grigi, impettiti e persino abusatori di psicofarmaci, tornaranno alle loro origini umane.
Ho amato molto il ruolo interpretato dall'amico Peter Boom: il Cardinale neozelandese O'Neil. Ironicissimo e apparentemente ingenuo nella gestualità e nel modo di porsi. Encomiabile la sua interpretazione durante la partita di pallavolo (nella squadra dell'Oceania, inventata su due piedi dallo psicanalista Nanni).
Non voglio purtuttavia svelarvi il finale del film: il Papa Michel Piccoli, accetterà il suo ruolo di automa fra gli automi, o si avvicinerà a Dio nel modo più naturale possibile, ovvero tornando uomo fra gli uomini ?




HABEMUS PAPAM, una bella avventura

di Peter Boom

Ho vissuto nella parte di un cardinale la lavorazione del film Habemus Papam come una bellissima avventura, ricca di un'autentica e sentita interpretazione artistica e professionale di Nanni Moretti e di tutti gli attori. Il primo ciak per me era per esprimere la paura e la disperazione di venir eletto. E certamente non era per l'enorme responsabilità che in fondo nessun papa è in grado di affrontare e questo si è visto nella storia della chiesa di Roma, ma laddove i cardinali godono ancora di certe libertà i papi sono troppo esposti a controlli e critiche dal interno e da tutta la società.

Il personaggio del papa eletto, interpretato in modo splendido da Michel Piccoli, invece sente profondamente questa responsabilità e non sa come affrontarla in modo giusto e cristiano. Pensiamo ad una morale veramente cristiana, che parla di povertà, di non giudizio e già ci si convince che non è per niente in sintonia con una chiesa che si è dimostrata agli opposti. Il Vaticano infatti non sa affrontare nemmeno un dibattito per un eventuale cambiamento nel senso puramente cristiano e rimane arroccato su politiche anticristiche.

Habemus Papam viene accusato di essere una offesa alla fede cristiana. Sarà un mio parere personale, ma sono proprio i papi ad offendere la figura di un Gesù Cristo, esistito realmente o invece no.

Zeffirelli, che ho conosciuto dai tempi di Rocco e i suoi fratelli (1960) del grande Visconti, parla di un insulto alla fede dei cattolici ed al papa e di un'arruffianata di un regista (Moretti) di sinistra. Ha dimenticato tutto d'un botto che a destra ci stanno molti laici, come a sinistra ci stanno molti cattolici (finti o meno). Visconti era coraggiosamente omosessuale, questo vale anche per Zeffirelli ed io stesso sono un fervente attivista gay o meglio detto “pansessuale” e mi chiedo come faccia Franco Zeffirelli a rispettare una chiesa che lo accusa per omosessualità e blatera a destra e a sinistra allucinanti e fuorvianti giudizi sulla sessualità in genere. Un teologo tedesco ha parlato apertamente dell'omosessualità di papa Ratzingher.

Ho letto l'interessante giudizio del nobile Sforza Ruspoli che dichiara che è lo spirito santo a scegliere i pontefici, dimentico forse che allora le crociate, la caccia alle streghe, l'inquisizione, le atroci torture, il rogo di Giordano Bruno, lo IOR, l'imposizione del segreto sulla pedofilia dei preti e molte altre cose carine sarebbero state ordite ed inspirate in origine da questo loro spirito santo.

Un'altra illuminante esternazione dice che “non è la psicanalisi che salva l'uomo”. Infatti, nel film anche Moretti prende un po' in giro la psicanalisi che invece può aiutare ad approfondire la condizione psichica dell'uomo senza mettere regole o dogmi asfissianti. Pericolosa è invece l'affermazione “gioca con i fanti e lascia stare i santi”, proprio in vista della santificazione di un papa che per diventare santo non avrebbe dovuto sapere niente di ciò che avveniva dentro il Vaticano (IOR, pedofilia, etc., etc.). Forse papa Luciani è morto proprio perché si sentiva più responsabile e volle cambiare certi comportamenti.

Giusta infine la risposta di Nanni: “Vedete prima il film, poi giudicate liberamente!” L'auspicato boicottaggio del film ricorda soltanto il rogo dei libri effettuata dai nazisti nel 1933.




25 settembre 2013

L'ignoranza dei ragazzini di Forza Nuova e le loro sciocche bravate antimassoniche

Sò ragazzi, si dirà.

Sì, sò ragazzi e pure ignoranti che, forse, non sanno nemmeno che cosa sia l'ideologia alla quale fanno riferiento.

Ci riferiamo a quattro o cinque ragazzini di "Lotta Studentesca" (sic !), ovvero il fantomantico movimento che fa riferimento a Forza Nuova, la nota organizzazione neofascista che, di tanto in tanto, presentandosi alle elezioni, cerca sempre di rincorrere qualche seggio in Parlamento.

Questi ragazzini, in sostenza, che hanno fatto ? Una bravata dal sapore alquanto sciocco, ovvero hanno incollato all'ingresso del Liceo "Mamiani" di Pesaro, un manifesto invitando la scuola a cambiare nome. E perché mai ? Perché quel Terenzio Mamiani a cui è intestato il loro liceo fu nientepopodimenoche un massone ! Ah, però !

Un massone come lo fu Garibaldi, peraltro contemporaneo del Mamiani e peraltro carbonaro e dunque patriota risorgimentale. Uno che, insomma, a differenza dei ragazzini di Forza Nuova - che nella peggiore delle ipotesi rischieranno una denuncia - rischiò la vita per i suoi ideali di libertà e affinché l'Italia fosse unita e sovrana. Uno che divenne Ministro del'Istruzione e che, oltretutto, si attivò per includere l'insegnamento della religione cattolica fra le materie di studio fondamentali. Tutt'altro che un anticlericale, quindi e oltrettutto.

Purtroppo, è evidente che questi ragazzini neofasci non abbiano studiato la Storia e solo per questo meriterebbero - in luogo di qualsivoglia denuncia - di frequentare il liceo per almeno dieci o quindici anni, obbligatoriamente. In secondo luogo, è evidente che non sanno nemmeno che cosa sia la Massoneria in quanto, nel volantino che hanno ben pensato di appendere, si leggono le solite cialtronate complottiste che, francamente, hanno stancato:

La massoneria non è un’associazione normale, si basa sulla segretezza e ha finalità oscure. Segrete sono le loro riunioni, le sedi, i membri, i documenti e i sostenitori. Non possiamo dimenticare quelle cricche che, a livello nazionale, detengono il monopolio degli appalti milionari, dell’amministrazione scorretta del denaro pubblico, dell’uso fraudolento del sistema bancario e della distorsione degli apparati giudiziari al fine di favorire gli interessi dei ricchi, dei potenti o degli appartenenti alla cricca stessa.

Rispondiamo a costoro che:

- La Massoneria è un'associazione normalissima e riconosciuta dalla legge e, quando non lo fu, lo fu in quanto i massoni come Mamiani erano costretti ad agire in clandestinità proprio per garantire la libertà anche di questi ragazzini neofascisti, ed a rischio della vita.

- L'unico segreto che custodisce la Massoneria è mistico e spirituale ed è racchiuso nell'emozione che suscitano al massone i rituali che egli pratica in Loggia.

- Le finalità della Massoneria sono filantropiche e tutt'altro che oscure. Le sedi delle varie Obbedienze massoniche sono così segrete che...i loro indirizzi si trovano anche sul web e persino nell'elenco telefonico, a volte anche con tanto di Squadra e Compasso stampati.

- I nomi degli aderenti sono secretati, è vero, ma lo sono tanto quanto quelli di tutte le organizzazioni al mondo, compresa Forza Nuova, e questo per ragioni di privacy, come prevede la legge.

- Se la Massoneria, poi, avesse tutto quel potere che questi ragazzini neofascisti le attribuiscono, beh, allora sì che gli ideali di Fratellanza, Libertà ed Uguaglianza sui quali essa si fonda avrebbero già trionfato. Purtroppo, invece, non è così. Al punto che, se la Massoneria ha una pecca, è che esistono tante Obbedienze massoniche che si fanno la guerra fra loro e non riescono mai a trovare un'intesa.

- L'unica cricca che possiamo osservare qui all'opera è quella dei ragazzini ignoranti e quella dei loro cattivi maestri che, di volta in volta, per farsi notare dalla stampa, si inventano assurdità che non fanno certo loro onore. E lo fanno ancor meno all'Italia.

L'Italia di Terenzio Mamiani, ma soprattutto di Giuseppe Garibaldi, Primo Massone d'Italia ed Eroe senza macchia che rischiò la pelle anche per quegli italiani che, pur inconsapevolmente, oggi vivono nell'immeritato agio e nell'altrettanto immeritata bambagia e si permettono di imbrattare l'ingresso di una scuola pubblica ! Ma si vergognino !


Luca Bagatin



24 settembre 2013

Riflessioni senza pretese d'ascolto



Un tempo ero un europeista convinto, mentre oggi inizio a nutrire i primi sinceri dubbi, così come nutro profondi dubbi sulla globalizzazione ed i suoi lati positivi (che non si sono pressoché mai visti, in Occidente quantomeno).
L'idea di Europa unita - politicamente prima ancora che economicamente - sarebbe un'idea bellissima, ma ciò è totalmente inutile e persino dannoso se alla base di questa non vi sono ideali di fratellanza e pari dignità.
A questo punto sarebbe meglio che ciascuno andasse per la propria strada e si ritornasse alle monete nazionali.

Oggi per governare un Paese e quindi avere la maggioranza occorre davvero avere una gran faccia di Merkel.
Anche per questo sono da sempre favorevole al (non)governo della minoranza.

Mi chiedo se qualcuno si ricordi dell'ex Segretario del PSDI Pietro Longo detto "La Rana".
E' ancora vivo e vegeto, ma si è ritirato dalla politica da quel dì, scomparso da ogni cronaca.
Pietro Longo, esempio di pessima politica, è stato purtuttavia anche esempio di grande signorilità nel momento in cui ha deciso di scomparire dalla scena.
Se TUTTI i parlamentari, notabili, segretari, consulenti, presidenti e clown del Circo Barnum istituzional-prostituzionale italico seguissero l'esempio del Compagno Longo, l'Italia diventerebbe un Paese migliore.
Lunga vita al Compagno Longo !



21 settembre 2013

Erotismo e pornografia nella cultura e nell'arte



Nell'edizione 2013 di Pordenonelegge si è finalmente sdoganato uno di quei temi giudicati – dai più – alquanto “pruriginoso”, per quanto ormai entrato nel vocabolario e nella comune fruizione, ovvero l'erotismo, la pornografia e tutto ciò che ne consegue.

Abbiamo pertanto avuto occasione di incontrare Luca Beatrice, critico d'arte torinese il quale, con il saggio “SEX. Erotismi nell'arte da Courbet a Youporn”, propone un excursus ricco di aneddoti che, dal 1866 ai giorni nostri, dimostra come l'erotismo e la pornografia siano parte integrante dell'Arte universale.

Nel 1866, come spiega Beatrice, l'artista Gustave Courbet, fu il primo a sdoganare il nudo femminile, con il suo dipinto “L'origine du mond” oggi esposto al Museo d'Orsay di Parigi. Allora, ad ogni modo, Courbet lo dipinse unicamente su commissione di un collezionista turco, che, successivamente lo vendette e finì, nei primi del '900, persino nello studio dello psicanalista Lacan, il quale lo custodì proteggendolo alla vista dei più con un apposito pannello e si dice lo mostrasse unicamente agli amici più intimi.

Ci volle, dunque, almeno un secolo affinché il dipinto di Courbet divenisse patrimonio dell'arte francese e la nudità femminile perdesse quell'aspetto di “oscenità” nel quale era stata relegata.

Che cosa, ad ogni modo, differenzia “L'origine du mond”, che ritrae, in tutta la sua bellezza ed evidenza, un pube femminile, da un'immagine pornografica ? Luca Beatrice lo spiega semplicemente così: il dipinto di Courbet non è sprovvisto di cornice ! E sarà proprio questo che, nel corso del '900, incoraggerà gli artisti di tutto il mondo a sdoganare il sesso nell'arte, a partire da artisti come il celebre Picasso.

Sarà ad ogni modo nel '68 che le donne diventeranno vere e proprie protagoniste dell'arte erotica, non più modelle, ma utilizzatrici loro stesse del proprio corpo in maniera esplicita al punto che negli Anni '70, il film “Gola Profonda” interpretato da Linda Lovelace, darà vita alla vera e propria Body-Art femminista e dunque alla filmografia erotica, pornosoft e successivamente pornografica, prima negli USA e successivamente in Italia, ove saranno censurati film come “Ultimo tango a Parigi” di Bertolucci e “Salò” di Pier Paolo Pasolini, che sarà reso visibile integralmente solo alla metà degli Anni '80.

In Italia Tinto Brass sarà, dopo i suoi western all'italiana, il primo capostipite del cinema pornosoft e, negli Anni '80, fotografi come Robert Mapplethorpe racconteranno aspetti della cultura omosessuale ed omoerotica che, sino ad allora, erano rimasti sconosciuti in quanto “vietati” dalla cultura perbenista.

Veri protagonisti degli Anni '80 in chiave erotica e pornografica – come ricorda anche Luca Beatrice nel suo saggio - saranno ad ogni modo Riccardo Schicchi ed Ilona Staller che inventeranno un nuovo modo di fare pornografia, ovvero la renderanno popolare, facendo cadere il cosiddetto “senso del pudore” allora ancora molto diffuso. Ilona Staller e Moana Pozzi, infatti, saranno le prime pornostar ad andare nei talk show più popolari e a dialogare con il pubblico. Aggiungiamo, anche se Luca Beatrice se ne è purtroppo dimenticato, che Ilona e Moana saranno anche le prime pornostar del mondo a fare politica, candidandosi in prima persona e, aspetto fondamentale, a porre l'erotismo, la sessualità e la libertà sessuale al centro del dibattito socio-politico.

Luca Beatrice inserisce fra gli artisti dell'eros anche Jeff Koons, ex marito di Ilona, il quale negli Anni '90 scandalizzò il pubblico della Biennale di Venezia con l'esposizione di “Made in Heaven”, ovvero foto nel quale era ritratto mentre faceva sesso esplicito con la pornodiva ungherese. Per quanto le foto, ricordiamolo, siano state scattate da quel gran geniaccio che era Riccardo Schicchi, recentemente scomparso nel silenzio più totale di quell'intellighenzia culturale e politica che, proprio per la sua intelligenza trasgressiva, mai lo aveva amato.

Negli Anni '90, come ricorda Beatrice, nascono anche le primi correnti artistiche che fanno del sensazionalismo la loro prima ragione d'essere ed anche qui il sesso è uno dei motori cardine di tale forma d'arte. Dagli Anni '90 all'avvento del web il passo è breve al punto che oggi la pornografia non è più un tabù ed è fruibile da tutti attraverso canali tematici quali ad esempio Youporn.

L'asticella dell'osceno - conclude Luca Beatrice - si è dunque alzata.

Ciò è un bene ? Ciò è un male ? E' un segno dei tempi diremmo noi che, pur ben felici del fatto che siano venuti a cadere molti tabù, riteniamo, a differenza di Luca Beatrice, che la strada sia ancora tutta in salita.

Oggi è facile, molto facile, accedere ai contenuti pornografici, ma da qui ad avere una sana idea della sessualità e dell'affettività ce ne corre. E' molto facile clikkare su un filmato pornografico in rete oppure leggere l'ultimo romanzo di Erika Leonard, più difficile è stimolare la propria fantasia, nel proprio intimo privato, coinvolgendo la o il possibile partner. Avere il coraggio, insomma, di stimolare i propri sensi più profondi che, inevitabilmente, devono coinvolgere due o, eventualmente, più persone in una comunione, appunto, di amorosi sensi.

In questo senso il dipinto di Courbet o le foto artistiche di Ilona Staller, Ursula Davis e Moana Pozzi, ci sembrano stimolare molto più l'immaginario erotico e spirituale, rispetto all'ultimo filmino di Sasha Gray che, all'immaginazione ed al coinvolgimento, lascia francamente ben poco.


Luca Bagatin (nella foto con Ilona Staller, Ursula Davis ed il celebre cagnolino di Riccardo Schicchi, Bijou)



21 settembre 2013

Il crollo del comunismo e dell'Occidente nei romanzi di Aleksei Nikitin e Arturo Perez Reverte


C'è forse un sottile filo rosso che lega “Istemi” di Aleksej Nikitin, celebre romanziere ucraino e Arturo Perez Reverte, autore spagnolo dell'ultimo “Il tango della vecchia guardia”. Li abbiamo incontrati entrambi, in questi giorni, a Pordenonelegge, la fiera del libro che ogni anno si tiene in settembre nella città di Pordenone.

Entrambi – Nikitin e Reverte - autori di romanzi di successo che fotografano la realtà attuale, partendo dal passato.

Il primo presenta la storia di una generazione di amici, passati dal comunismo al capitalismo, ovvero dall'Impero Sovietico all'attuale realtà dell'Ucraina. Un'Ucraina che, come tutti i Paesi dell'Est, fa fatica ad abituarsi al cambiamento ed affronta problematiche del tutto nuove: dallo Stato autoritario-paternalista che provvedeva ai bisogni collettivi, ad una libertà economica e sociale che disorienta coloro i quali si trovano ad affrontare la nuova realtà, ovvero la ricerca di nuove opportunità economiche che loro si presentano.

Il secondo, ovvero il Perez Reverte de “Il tango della vecchia guardia”, racconta la fine di un mondo, dell'Europa, dell'Occidente, attraverso la storia di un uomo semplice che cerca di farsi strada nel mondo e che ricerca in particolare una cosa: l'approvazione della sua donna, incarnazione della Donna per antonomasia, eterna giudice di un uomo che voglia definirsi tale.

Una storia d'amore, quella di Reverte, ma dai risvolti sociologici e politici, se vogliamo. Dal glamour della Nizza Anni Venti alla mondanità degli Anni Sessanta, si avvicendano le avventure dell'ennesimo Eroe Stanco dei romanzi classici di Reverte. Eroe che ha perduto tutto, nel suo incedere dalla giovinezza sino alla maturità, tutto tranne la dignità personale che si riscatta attraverso il giudizio e lo sguardo amorevole della sua donna.

Reverte, come Nikitin, racconta della fine di un tempo. Nikitin racconta il finire del'epoca comunista ad Est, mentre Reverte racconta la fine dell'Occidente per come la sua generazione e quelle precedenti lo hanno conosciuto. Un Occidente ed un'Europa di grandi statisti, propugnatori dei diritti e delle libertà come Churchill e De Gaulle. Un'Europa culla di cultura millenaria, depositaria del sapere di Aristotele, Platone e Voltaire e di uno stile con le sue regole di comportamento, ove l'intellettuale era realmente riconosciuto per ciò che era.

Oggi – afferma Reverte, grande appassionato e lettore di Storia – tutto è mutato. Assistiamo all'avvento di nuovi barbari, ove più che lo stile conta il danaro dei “nuovi ricchi” siano essi russi o di altra nazionalità. Assistiamo ad un'Europa ove i grandi ideali sono scomparsi ed ove a farla da padrone sono degli “analfabeti privi di morale” che siedono a Bruxelles, a politici incapaci di leggere la Storia ed i suoi continui cicli.

La vecchia Europa, secondo Reverte, dunque, non potrà mai più risorgere. Egli stesso si sente come quell'antico romano del IV Secolo che sta alla finestra, ad osservare i barbari che saccheggiano Roma, avendo profetizzato il loro avvento. Egli ritiene, ad ogni modo, che la salvezza sociale e politica sia possibile solo individualmente. Non crede alle rivoluzioni o agli sconvolgimenti collettivi. Purtroppo, oggi, aggiunge Reverte, ai giovani europei non sono stati dati gli strumenti per affrontare questo nuovo ciclo che l'Occidente, oltre che l'Europa, stanno vivendo, in quanto oggi i giovani si trovano privi di quel “rifugio intellettuale” che hanno avuto le generazioni precedenti. E tutti noi, purtroppo, chiosa Arturo Perez Reverte, ne siamo colpevoli.

E' questa, in sostanza, la realtà storica che ci troviamo a vivere, ad Ovest come ad Est, ove la globalizzazione ha mutato tutto quanto, sia nel bene – con nuove opportunità tecnologiche e sociali – che nel male, livellando un po' tutto e aprendo le porte alla mera ricerca della ricchezza materiale, fine a sé stessa.

Ancora una volta Reverte (che ha annunciato anche l'uscita del suo prossimo libro, in Spagna, il mese prossimo, dal titolo "Il cecchino paziente", che racconta l'arte dei murales e dei graffiti) ci ha piacevolmente colpiti quando ha affermato, come a voler dare una chiave di lettura risolutiva dei problemi che ha evidenziato, che egli è privo di qualsiasi tipo di ideologia, ma possiede un'ampia biblioteca. E' questo, forse, ciò che manca alla gran parte dei Popoli, ormai del tutto inconsapevoli del loro stesso incedere. La riscoperta della cultura del sapere.


Luca Bagatin



19 settembre 2013

A proposito del discorso di Silvio-Mao Tse-Tung-Berlusconi

Per dovere d'ufficio mi sono sorbito l'ennesimo grottesco videomessaggio di Silvio Berlusconi.

L'unica cosa che ricordo distintamente, oggi, è la faccia del Cavaliere, ovvero sempre più simile al dittatore comunista Mao Tse-Tung. Del resto Berlusconi - come Mao - rappresenta l'involuzione culturale di un intero Paese, fatta passare per rivoluzione.

Involuzione illiberale, giacché, sin dal 1994, ci fece credere che sarebbe riuscito a mettere mano alla macchina amministrativa statale, a diminuire le tasse, a snellire la pubblica amministrazione, a creare un milione di posti di lavoro. Ad oggi, nonostante i vent'anni dell'Era berlusconiana (con tanto di appoggio della "sinistra" che con il Cavaliere - oggi palesemente e ieri occultamente - governa il Paese) queste semplici riforme sono rimaste del tutto inattuate.

La macchina statale è più forte di prima, le imposte sono aumentate e rischiamo anche un ulteriore aumento dell'IVA, la pubblica amministrazione è più parassitaria di prima e di posti di lavoro se ne sono perduti a milioni.

Spiace che, anziché il solito grottesco messaggio, Silvio Berlusconi non abbia chiesto scusa all'intero Paese per ciò che non ha fatto, per le amicizie scomode con i peggiori dittatori islamo-comunisti da Gheddafi a Putin passando per Lukashenko, per le frodi fiscali e politiche che ha commesso.

Spiace davvero, perché avrebbe potuto uscire di scena da signore. Ed invece no. Alla soglia degli ottant'anni, novello Dottor Sottile Amato, ce lo ritroviamo ancora lì, tronfio, a prendere in giro ancora gli elettori, trasformatisi in vent'anni in telespettatori coccolati da mamma tivù.

Spiace che anche a "sinistra" non facciano ammenda, non ammettano di essere da trent'anni in combutta in il Cavaliere, sin dai tempi di Milano 3 (si veda "Il Baratto" di Michele De Lucia e la biografia di Paolo Guzzanti su Berlusconi). Spiace che tutti quanti non chiedano scusa e si chiuda, finalmente, una brutta pagina del nostro Paese che dura dal 1993, ovvero da quando gli sconfitti dalla Storia e gli imprenditori senza scrupoli hanno preso d'assalto le Istituzioni con il concorso di quella magistratura che, oggi, dicono di voler abbattere.

Purtuttavia, facciamo notare che separazione delle carriere dei magistrati, spoliticizzazione del CSM e responsabilità civile dei giudici, in vent'anni di governi di Centro-Destra-Centro-Sinistra, non sono mai state introdotte. Forse perché faceva e continua a far comodo così.

Commedianti in Parlamento, oggi fintamente sbeffeggiati da quei grillini comandati a bacchetta da un ex comico prezzolato dalla Rai Tv di democristiana gestione. Sic !

Giù la maschera e scenda il sipario su questo circo, please. E l'elettorato nel suo complesso, si svegli un pochino, che sarebbe ora.


Luca Bagatin

Il video-messaggio di Amore e Libertà in risposta al videomessaggio di Silvio Berlusconi: John e Yoko nudi e sorridenti, che mostrano i loro sederi.
Nudità & Verità. Contro odio e menzogna.



18 settembre 2013

E' online il sito di AMORE E LIBERTA': l'alternativa Risorgimentale all'antipolitica dei partiti


www.amoreeliberta.altervista.org





Pensatoio politico, storico, sentimentale, erotico, spirituale. Un'alternativa alla politica dell'ultimo Ventennio ed alla partitocrazia antirepubblicana dell'ultimo secolo
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Official blog
www.amoreeliberta.blogspot.it



16 settembre 2013

XX Settembre, festa di laicità, libertà, concordia. Uccisa dal fascismo e dalla partitocrazia.

Il 20 settembre è una giornata di festa.

Una festa purtroppo abolita e dimenticata, dal Fascismo prima e della Repubblica partitocratica poi.

La vera festa dell'Unità d'Italia in quanto il 20 settembre del 1870 l'Italia, con la conquista di Roma da parte dei Bersaglieri e la deposizione del potere temporale dei papi, divenne, finalmente, davvero unita.

Una giornata di concordia fra le ideologie politiche democratiche -  repubblicane mazziniane, socialiste, garibaldine, monarchiche - e le sensibilità spirituali, siano e fossero esse cattolico democratiche, ebraiche o massoniche.

Una giornata che permise agli italiani di essere davvero, per una volta, fratelli. Una giornata che il più grande Sindaco di Roma, ovvero Ernesto Nathan, soleva ricordare con un grande discorso a Porta Pia, dai profondi contenuti laici e spirituali al contempo.

Una giornata - il 20 settembre - purtuttavia invisa ai clericali ed ai fascisti e, nel dopoguerra, invisa ai comunisti - allora a braccetto ideologico con clericali e missini - ed ai democristiani che, non a caso, introdussero - per far piacere al Vaticano - in Costituzione, i fascistissimi Patti Lateranensi.

E' così che oggi, il 20 settembre, è una festa non ricordata, caduta in disuso, disprezzata da quella Repubblica Monarchica dei Partiti che nel 1948 tradì gli ideali di Mazzini, Garibaldi e Cavour e consegnò il Paese nelle mani dei nuovi barbari che si spartirono in Potere. Dc e Pci in testa, pur contrastati da qualche laico intransigente che, in cuor suo, non aveva dimenticato la lezione del Partito d'Azione, unico partito italiano a non essere mai sceso a patti con nessuno ed aver coerentemente portato avanti ideali di laicità e libertà.

Oggi, solo la Massoneria italiana nelle sue varie Obbedienze, il Partito Radicale e le associazioni mazziniane e garibaldine, rammentano ancora il 20 settembre con manifestazioni pubbliche a Porta Pia. Eppure senza il 20 settembre l'Italia non sarebbe diventata un Paese laico, civile, liberale e l'istruzione pubblica non sarebbe mai stata gratuita ed estesa a tutti, ma esisterebbero ancora profondissime disparità fra classi sociali.

La Storia, ad ogni modo, l'hanno riscritta altri, ovvero gli eredi delle dittature rosse e nere, oltre che i nuovi barbari eredi di Berlinguer, Berlusconi, Bossi e Grillo che, se non ci fosse stata la falsa rivoluzione di Tangentopoli, oggi, sarebbero a vendere patate al mercato.

Il 20 di settembre di quest'anno scadrà il termine di presentazione dei dodici referendum Radicali. Referendum che vorrebbero abolire il finanziamento pubblico ai partiti, il sistema perverso dell'8 per mille, l'ergastolo, per separare le carriere dei magistrati ed altri, tutti molto interessanti, come sempre sono le proposte dei Radicali.

E' difficile prevedere se le firme necessarie saranno tutte raccolte, per quanto ce lo auguriamo. Purtuttavia, anche se i quesiti passassero con dodici SI' a maggioranza, siamo certi che questo o il prossimo Parlamento - composto dalla stessa partitocrazia che ha ucciso ogni spirito liberale degli ultimi 150 anni - non li disattenderebbero ?

Abbiamo stima di Marco Pannella, ma vogliamo anche ricordare che "questi" Parlamenti con "questi" partiti, sono quelli che gli anno negato il voto come Presidente della Repubblica e lo hanno negato anche ad Emma Bonino.

E' facile, molto facile, firmare dei quesiti referendari come ha fatto Berlusconi (ma ve lo ricordate quando egli definì "comunisti" i referendum liberisti dei radicali del 1999 ? Sic !). Molto più difficile è sostenere battaglie liberali e civili in Parlamento. E "questi" partiti, mandanti della scomparsa del 20 settembre quale Festività Nazionale, di civile e liberale non hanno proprio nulla.


Luca Bagatin



13 settembre 2013

Il mito della Donna Selvaggia e gli archetipi junghiani attraverso fiabe e miti




Clarissa Pinkola Estés si definisce una "curandera" e una "cantadora" e, in effetti, è entrambe le cose.

E' una guaritrice in quanto psicanalista junghiana ed una cantastorie, nel senso che, attraverso le favole, le fiabe ed i miti, ne disvela gli archetipi e li mette a conoscenza dei suoi pazienti. Li cura, attraverso l'antica sapienza che si tramanda di generazione in generazione.
Favole come "Barbablù", "Scarpette Rosse", "Baba Jaga", “Il Brutto Anatroccolo” e molte altre della tradizione occidentale, orientale, africana, indiana.
Storie che si ripetono, nelle loro varie e millenarie versioni e che racchiudono i profondi significati della psiche. Significati archetipi, come amava dire Carl Gustav Jung, il quale seppe unificare la Tradizione spirituale alla psicanalisi e fare della prima lo strumento per eccellenza per comprendere e dare ragione della seconda.

Clarissa Pinkola Estés, con "Donne che corrono coi lupi", il suo primo libro pubblicato una ventina di anni fa e ripubblicato negli anni a venire, ha saputo fornire alle donne ed alla loro psiche quegli stumenti necessari per farle tornare agli istinti primordiali. Al mito della "Donna Selvaggia", scevra dai condizionamenti culturali delle società patriarcali, della modernità priva di spiritualità e d'anima. A quel mito che permette alla donna di riscoprire il proprio intiuto, di allontanarsi d'ogni tipo di ingenuità e riscoprire il piacere della rinascita.

Ma che cos'è la Donna Selvaggia ? E' la patrona degli artisti, dei pittori, degli scrittori, dei ballerini. E' l'intuito femminile, è Vita/Morte/Vita dell'anima e della psiche. E' ciò che sussurra nei sogni notturni delle donne, ovvero la voce interiore che giuda le donne dall'oscurità alla luce, dalla morte all'immortalità spirituale e mentale.
E le storie, le fiabe, i miti, sono lo strumento che permette alla terapeuta di far entrare la donna/paziente in comunicazione con la Donna Selvaggia, ovvero con la sua psiche più profonda.
Come spiega la dottoressa Pinkola Estés, le storie sono state - nei secoli - purgate da tutto ciò che fu ritenuto scandaloso dalla cultura dominante, ovvero ogni riferimento al sessuale, allo scatologico, alle culture precristiane e gnostiche, ai riferimenti alle dee ed al cosiddetto Femminino Sacro.
All'interno delle storie ci sono, invece, gli ingredienti per il risveglio dell'anima, ovvero tutto ciò che la cultura patriarcale e le Religioni Monoteiste Istituzionalizzate hanno voluto distruggere, al fine di poter soggiogare le donne ed il loro potenziale divino, spirituale e psichico.

Ecco dunque che "Donne che corrono coi lupi" ci presentano personalità predatrici come "Barbablù", che soggiogano la donna dalla psiche ingenua e metaforicamente "addormentata". Ma ecco che, nella storia di "Vassilissa la Saggia" ci sono gli strumenti per affrontare il "predatore", per uscire dal buio della foresta ed annientare i perigli e le difficoltà che si presentano lungo il cammino della vita.

Secondo la dottoressa Estés è necessario, prima di tutto, rimanere legate ai propri istinti, al proprio intuito, ovvero all'anima del femminino che, per sua natura, è selvaggia. Libera dai condizionamenti. Perché l'anima della Donna Selvaggia è primitiva e creativa.

Il saggio psicologico della dottoressa Estés è di fondamentale utilità anche per noi uomini. Non solo perché taluni aspetti in esso raccontati sono riscontrabilissimi anche nella vita maschile, ma anche in quanto utili a comprendere l'animo femminile, istintuale. In questo senso la storia della "Donna Scheletro" è illuminante.

E' la storia di un cacciatore che pescò lo scheletro di una donna che il padre, tempo prima, aveva gettato nel mare, avendone disapprovato i comportamenti.
Il pescatore, inizialmente, fu terrorizzato dallo scheletro della donna, ma, con il tempo, imparò ad amarlo ed ebbe compassione per esso. Egli pianse nel sonno e le sue lacrime riportarono alla vita la donna, con la quale visse poi in eterno.
Questa storia insegna che per amare è necessario essere forti e saggi e, dunque, comprendere la relazione fra Vita/Morte/Vita, in quanto l'amore è un susseguirsi di morte e rinascita. Muore la passione e rinasce. E così il dolore. Amare significa, dunque, sopportare - all'interno della relazione - molte fini e molti inizi. Aspetti che, peraltro, nelle confraternite iniziatiche quali la Massoneria, sono ben conosciuti. Il profano muore e rinasce come Iniziato.
Figura primordiale - raccontata nel saggio della dottoressa Estés - è quella dell'"esiliato", incarnato da storie come "Il Brutto Anatroccolo", il quale ha il cuore spezzato in quanto rifiutato da tutti, persino dalla sua famiglia, poiché ritenuto "inadeguato" a quello che possiamo definire "ambiente che lo circonda". Un ambiente che, in realtà, lo soffoca e non gli permette di essere ciò che veramente egli è, ovvero di manifestare la sua vera natura di...cigno !
La diversità - è provato nei secoli - è infatti indice di originalità e di creatività utile all'umanità. Ed è, ancora una volta, indice di "natura primordiale", ovvero "selvaggia", contrapposta al conformismo che vorrebbe renderci tutti quanti livellati e quindi innaturali, “grezzi”.
Aspetto che la donna, ma anche l'uomo, devono tenere in fondamentale conto è l'evitare di essere sottoposti a ripetute violenze, sia psicologiche che fisiche. Alla violenza, infatti, alla lunga ci si abitua al punto da desiderarla anche se ci è restituita la libertà. E ciò ci conduce inevitabilmente alla schiavitù, ovvero ad essere schiavi di "predatori" senza scrupoli.
Possibile via di salvezza è la creatività, il sapersi ritagliare un proprio spazio al fine di poter dipingere, leggere, scrivere, dedicare del tempo all'arte e a ciò che a ciscuno di noi più piace fare. Mai trovare la scusante di non avere tempo o di dedicare il proprio tempo a cose che si preferirebbe non fare per un eccesso di "responsabilità" o di "rispettabilità". Occorre, dunque, imparare a proteggere il proprio tempo e liberarsi da ogni complesso negativo e da ogni imposizione culturale, che, nei fatti, impedisce alla natura selvaggia ed istintuale di essere liberata.
E, nel mito, la natura istintuale e selvaggia delle donne è rappresentata da Baubo, la dea greca dell'oscenità e della sessualità sacra. Una dea senza testa, i cui occhi sono i capezzoli e la cui bocca è una vagina, la quale aveva il particolarissimo compito di raccontare storie oscene e piccanti, al fine di far sorridere Demetra e quindi trarla in salvo dalla depressione per la perdita della figlia, fornendole l'energia necessaria per riprenderne le ricerche.
Ecco che Baubo rappresenta l'energia sessuale, una vera medicina per lo spirito e pertanto, sin dalle più antiche Tradizioni, ritenuta sacra e paragonata all'umorismo, al sorriso che allevia ogni tristezza e collera.
Non a caso Jung riteneva che, chiunque avesse un problema di natura sessuale, in realtà, celasse un problema connesso allo spirito e all'anima; mentre chiunque affermasse di avere un problema spirituale, in realtà, nascondesse un problema di natura sessuale.
"Donne che corrono coi lupi", attraverso il mito e la psicologia junghiana, insegna anche a controllare la collera, la quale è l'esatto opposto della natura selvaggia. Per poter controllare la collera, la dottoressa Estés consiglia quattro "fasi del perdono": 1) prendere le distanze dalla persona o dall'evento che ci ha fatto andare in collera; 2) astenersi dal mugugnare o dal cercare ostilità; 3) dimenticare ed allentare la presa dall'evento traumatico; 4) perdonare e quindi smettere di provare risentimento.
Fasi non semplici o immediate, ma di sicuro giovamento per l'anima e la psiche. Fasi che ci aiuteranno a far rimarginare le innumerevoli cicatrici che cospargono la nostra "carne", la nostra anima ferita. Fasi che possono anche essere portatrici di lacrime, ma sono e saranno proprio le lacrime le dolci compagne che condurranno l'anima alla guarigione. Perché le lacrime, il pianto, ci rendono consapevoli, vigili e ci tengono lontani dai "predatori", come nella fiaba della "Fanciulla senza mani", la quale, piangendo per la perdita delle proprie mani, riesce a tenere lontano il Diavolo-predatore.
Ecco dunque, alla conclusione del saggio di Clarissa Pinkola Estés, comprendere come la fiaba, la favola, il mito, l'archetipo e l'allegoria siano delle vere e proprie medicine per la psiche e lo spirito istintuale. Delle donne, ma non solo.
In Massoneria e nelle confraternite iniziatiche, come già detto, sono aspetti che ben conosciamo in quanto gli stessi rituali massonici si fondano su miti ed allegorie. La stessa leggenda di Hiram, l'architetto costruttore del Tempio di Re Salomone, è una fiaba archetipica che, fra le altre cose, insegna al postulante come far morire la propria natura profana - condizionata dalla cultura dominante - e rinascere a nuova vita, una vita iniziatica, istintuale, selvaggia se vogliamo, ovvero spirituale, alla ricerca del proprio Io-Dio interiore nel senso gnostico e junghiano del termine.
Il mito della Donna Selvaggia e dell'Io Istintuale sono dunque miti arcaici che accompagnano l'umanità inconsapevole nel suo cammino di purificazione mentale e psichica. Se solo sapremo, vorremo e cercheremo di imparare di più dall'antica saggezza e dall'antica Tradizione dei Popoli della terra che, di generazione in generazione, di secolo in secolo, ci è stata trasmessa ed è lì, pronta per essere assaporata, appresa, interiorizzata, al fine di risvegliare la nostra anima e condurla verso la Luce.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini