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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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28 novembre 2014

Non sciocchi libri complottisti, ma un libro che parli - con il cuore - di Donne. Al cuore delle Donne e degli Uomini che le amano. Ritratti di Donna (Ipertesto Edizioni)








Per leggere alcuni stralci di "Ritratti di Donna" ed acquistarlo, visita il link:

http://www.iperedizioni.it/dettaglio.aspx?l=253&h=1



26 novembre 2014

Daniella Cabello: eroina moderna d'Amore e Libertà


Daniella Cabello, cantante venezuelana, militante bolivariana e membro attivo del Partito Socialista Unito del Venezuela, che a me, personalmente, ricorda tanto Anita Garibaldi.



Cuando el poder de amar sea mayor que el amor al poder, el mundo conocerá la paz.
(Jimi Hendrix)

Quando il potere di amare sarà maggiore rispetto all'amore per il potere, il mondo conoscerà la pace
(Jiimi Hendrix).






25 novembre 2014

Alle amministrative di Emilia Romagna e Calabria vincono i cittadini non votanti. E' il momento di dar loro un'equa auto-rappresentanza

I risultati delle recenti elezioni amministrative di Emilia Romagna e Calabria parlano chiarissimo: ha stravinto il non voto, ovvero hanno stravinto quei cittadini che, stanchi della politica delle ruberie locali e dell'autoritarismo autoreferenziale ed antisociale del governo centrale, hanno preferito dare un chiaro segnale di dissenso alla politica nostrana.

In Emilia Romagna, dunque, hanno vinto i cittadini astenuti con il 69,3% dei consensi; mentre in Calabria i consensi degli “ex voto” sono stati 55,9%. Due partiti-non-partiti decisamente largamente maggioritari ai quali andrebbe data giusta rappresentanza attraverso un sistema che preveda – come peraltro teorizzavo in un comunicato stampa a firma del movimento “Amore e Libertà”, precedente le elezioni europee - l'attribuzione dei seggi dei non votanti a tutti i cittadini aventi diritto al voto, estraendoli a sorte.

Bisognerebbe, in sostanza, far sì che le singole intelligenze delle persone, dei cittadini, possano parlarsi, confrontarsi, approfondire, autogestirsi, attraverso il buonsenso tipico delle Agorà dell'Antica Grecia (Grecia ben diversa da quella attuale).

In questo senso, infatti, nell'ambito del pensatoio “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.org) mi batto da tempo per un sistema elettivo tipico di quel periodo, ovvero la nascita di assemblee popolari estratte a sorte, fra tutti i cittadini compresi fra i 18 ed i 65 anni.

In questo senso, peraltro, non sarebbe impossibile né di per sé utopistico – al di là dei vari “inciuci del Nazareno” - pensare di cambiare la legislazione elettorale vigente, introducendo quantomeno la possibilità di attribuire, come dicevo, i seggi dei “non votanti” ai cittadini italiani (o emiliani, o calabresi, nel caso delle recenti elezioni amministrative), estraendoli a sorte fra tutti gli aventi diritto al voto.

Per la prima volta si permetterebbe così, dunque, alle singole intelligenze, di avere un posto all'interno del Parlamento, dei Consigli Regionali e Comunali. E dunque di costituire, via via, una base per una prima assunzione di responsabilità politica e civile da parte della cittadinanza attiva.

E tutto ciò al di là del solito imbroglio partitico-mediatico-elettorale che, di fatto, rappresenta una vera e propria "delega in bianco" che i cittadini, ormai a larghissima maggioranza, hanno dimostrato e stanno dimostrando di non volere più.


Luca Bagatin



24 novembre 2014

"Un mondo nuovo": finalmente in tv si parla del Manifesto di Ventotene e di Europa unita e fraterna. Peccato che gli italiani preferiscano distrarsi con le solite scemenze "commerciali"


I protagonisti del Manifesto di Ventotene ieri, nel 1941. Ed oggi, nella versione televisiva

Sarà stato anche un flop di ascolti (2,9 milioni di telespettatori), ma, finalmente, in prima serata e su Rai Uno, si è data voce a quell'antifascismo laico e federalista a cui la voce è sempre stata negata in quest'Italia che ha a cuore più i destini delle partite di calcio, piuttosto che le libertà civili, sociali ed individuali che persone come Altiero Spinelli (1907 - 1986), Ernesto Rossi (1897 - 1967) ed Eugenio Colorni (1909 - 1944) hanno portato avanti a rischio della loro stessa vita.

E' stato così che domenica 23 novembre abbiamo potuto assistere a “Un mondo nuovo”, film tv di Alberto Negrin che ha ricostruito le vicende storiche di Altiero Spinelli, ex militante comunista che abiura il comunismo per scegliere la strada dell'antifascismo laico; Ernesto Rossi, giornalista di formazione economica, liberalsocialista del Partito d'Azione e fra i fondatori del primo Partito Radicale ed Eugenio Colorni filosofo ebreo, anch'egli di fede politica liberalsocialista.

Vicende che, dal confino nell'Isola di Ventotene al quale furono costretti dal regime fascista, li porteranno ad ideare – nel 1941 ed in clandestinità - il celebre Manifesto di Ventotene, che – allora utopisticamente – parlava di Europa unita e federale, di popoli europei affratellati e di visione democratica del Continente, senza più Stati sovrani. Visione che, peraltro, recuperava gli ideali di Giuseppe Mazzini e di Giuseppe Garibaldi, già elaborata nell'ambito della Giovine Europa (1834).

Il Manifesto di Ventotene, come si può osservare nel film tv, viene scritto ed elaborato dai tre senza farsi scoprire dalle milizie fasciste dell'Isola e sarà poi diffuso all'esterno grazie al contributo di due donne: Ursula Hirschmann – allora moglie di Eugenio Colorni (e successivamente diverrà moglie di Altiero Spinelli, dopo la morte di Colorni, ucciso barbaramente da una banda di fascisti)– e Ada Rossi, moglie di Ernesto Rossi.

Un Manifesto, quello di Ventotene, che sarà destinato a fare clamore sia durante il regime mussoliniano che negli anni a venire, al punto che, nel 1984, Altiero Spinelli propone al Parlamento Europeo – nel quale era stato peraltro eletto nel 1979, come indipendente nelle liste del PCI – un progetto costituzionale per gli Stati Uniti d'Europa che, pur approvato, sarà successivamente bocciato dal Consiglio Europeo. Da allora, peraltro, si intensificheranno i rapporti di amicizia e collaborazione fra Spinelli ed il Partito Radicale di Marco Pannella, peraltro erede, per molti versi, del Partito Radicale fondato negli Anni '60 dallo stesso ex amico di Spinelli, Ernesto Rossi.

Peccato che, nella fiction televisiva, manchino dei tutto questi accenni, così come manca il riferimento alla cultura azionista e liberalsocialista di Riccardo Bauer e dello stesso Rossi, definiti di ispirazione “anarchica” (sic !).

Se osservata bene, la vicenda di Spinelli, Rossi e Colorni, ovvero la vicenda che ha portato alla formazione del Manifesto di Ventotene e ciò che è accaduto dopo la guerra, sino ai giorni nostri, possiamo vedere come quelle lucide utopie siano state disattese, vilipese ed offuscate dai politicanti, dai burocrati e dai banchieri dei singoli Sati europei che, anziché volere una politica comune europea, su basi democratiche, hanno preferito mantenere gli Stati sovrani ed introdurre una moneta unica che, di fatto, avvantaggia solo le elite economico-finanziarie e politiche, peraltro non elette da nessuno, visto che la Commissione Europea non è un organo elettivo e lo stesso Parlamento Europeo discute unicamente di questioni marginali.

Chissà che direbbero oggi Spinelli, Rossi e Colorni di questo. Forse che viviamo una nuova stagione fascista, ma molto più subdola, perché ammantata di presunte libertà. E forse i loro spiriti sarebbero lì a suggerirci, ancora una volta, di lottare, ad ogni costo e con ogni mezzo.

Purtuttavia spiace che i telespettatori italiani, che spesso premiano fiction e film tv o melensi o sanguinolenti, oppure storie di santi, preti e papi descritti come pezzi di pane (magari tacendo del resto), questa volta, allorquando sul piccolo schermo viene raccontato un fatto storico di grande rilevanza per la libertà e la democrazia in Europa, il pubblico sia assente e preferisca guardare altro, ovvero le solite scemenze o le solite partite di calcio.

Il pubblico, del resto, più che sovrano, sembra qualificarsi per quel che è, ovvero disattento, incapace di ricercare qualche cosa che vada al di là del superfluo, del faceto, del “commericale”, di quel “commerciale” che de decenni ha reso schiave le menti italiane ed europee in una spirale di consumismo senza costrutto.

Del resto, anche nella fiction “Un mondo nuovo”, lo stesso attore che recita la parte di Colorni ad un certo punto fa riferimento all'“italiano medio con il quale pur bisognerà imparare a dialogare, a scendere a patti”, ovvero l'italiano che prima – nel massimo dei fasti mussoniliani - era fascista e successivamente, vista la mala parata, è diventato improvvisamente antifascista !

Accade così, del resto, da sempre. Prima si è berlusconiani e successivamente si diventa antiberlusconiani. Prima si è grillini e poi si diventa antigrillini. Prima si è renziani e poi...anche Renzi vedrà cadere il suo astro nascente, allorquando arriverà un altro “Duce” che riuscirà ad incantare meglio i....telespettatori !

Ciò, ad ogni modo, fa riflettere sul fatto che è l'italiano stesso, spesso, la causa del suo mal. Volutamente incapace, per la maggior parte, di avere una sua coscienza critica, di volere effettivamente emanciparsi ed emancipare il prossimo, l'italiano medio preferirebbe (o preferisce) fregarlo continuamente e badare solo al suo tornaconto personale.

La vera piaga-Italia, che si riverbera nella nostra stessa classe politica, sembra piuttosto insita in questo popolo di addormentati. Il Popolo degli Addormentati, del resto, se diventasse un partito politico ed avesse come leader il primo babbeo uscito da una di quelle trasmissioni di Maria De Filippi, forse, diventerebbe il “nuovo che avanza”. E' così da sempre, anche se ciò è molto, molto triste.

L'Italia di oggi, del resto, non è “un mondo nuovo”. Ma il solito caro vecchio Paese del menefreghismo ipocrita e conservatore.


Luca Bagatin



22 novembre 2014

L'amore o è eterno o non è.

L'amore o è eterno, oppure è meglio rimanere single.
Evitando così di rovinare la vita a sé stessi e/o a qualcun altro.
(Luca Bagatin)



18 novembre 2014

Il socialismo libertario e umanitario di Giuseppe Garibaldi, Juan Domingo Peron, Bettino Craxi, Hugo Chavez

Giuseppe Garibaldi, Juan Domingo Peron, Bettino Craxi, Hugo Chavez.

Quattro combattenti, quattro patrioti, quattro leaders socialisti libertari, nazionali ed umanitari.

Ad accomunarli, oltre a ciò, l'essersi trovati alla guida – in periodi diversi della Storia – dei loro rispettivi popoli e Paesi.

Giuseppe Garibaldi (1807 - 1882), condottiero che – esiliato dall'Italia per aver aderito agli ideali mazziniani della Giovine Itala - si fece le ossa nell'America Latina oppressa in particolare dall'Impero del Brasile, contro il quale il Generale uscirà vittorioso, contribuendo così all'indipendenza dell'Uruguay.

Giuseppe Garibaldi che, con l'Impresa dei Mille contribuì alla liberazione del Mezzogiorno dal giogo borbonico ed il cui unico errore fu non istituire una Repubblica del Sud, di ispirazione socialista, con sé stesso a capo, come da lui stesso vagheggiato.

Giuseppe Garibaldi, il Gran Maestro dell'Umanità, animato dalla fede massonica, cristiana e teosofica che, con Mazzini ed altri repubblicani, contribuì all'istituzione della Prima Internazionale dei Lavoratori (1864) ed all'istituzione delle prime Società Operaie di Mutuo Soccorso e che, infine, deluso dalla politica burocratica ed arruffona dei politicanti della sua epoca, si dimise da Parlamentare per ritirarsi nella sua Caprera, a fare il lavoro che sempre gli diede maggiori soddisfazioni, ovvero l'agricoltore.

Juan Domingo Peron (1895 - 1974), Presidente della Repubblica Argentina dal 1946 al 1955 eletto democraticamente, alla guida dei descamisados, ovvero dei più poveri dei poveri argentini fondò, poco tempo dopo, il Partito Giustizialista, ovvero un partito socialista, nazionale e cristiano, ma di matrice anticlericale, che fondava la sua politica in una chiara ed inequivocabile terza posizione: alternativa al capitalismo borghese ed al marxismo comunista. Ovvero alternativa ai due imperialismi: quello statunitense e quello sovietico.

Il suo governo – che mai accettò aiuti, prestiti o investimenti stranieri - fu caratterizzato sin da subito da politiche in favore del popolo, dell'alfabetizzazione dello stesso e dello sviluppo del lavoro e riuscì, attraverso la nazionalizzazione delle imprese pubbliche, in pochi anni, a ripianare la totalità del debito pubblico che i governi dittatoriali precedenti avevano accumulato, ottenendo una bilancia dei pagamenti in attivo e riuscendo ad accumulare un'ampia riserva aurea. Sotto il profilo della laicità, inoltre, il governo Peron fu avanzatissimo per l'epoca, al punto che introdusse la legge sul divorzio, soppresse l'educazione religiosa nelle scuole e legalizzò la prostituzione e ciò gli costò peraltro la scomunica da parte del Papa dei cattolici Pio XII.

Un'alleanza fra clero, militari e servizi segreti statunitensi, ad ogni modo, bloccò ogni nuova riforma peronista: un Colpo di Stato guidato dal generale Pedro Eugenio Aramburu, infatti, destituì il Presidente Juan Peron da ogni carica e lo costrinse all'esilio sino al 1973, per giungere, pochi anni dopo, all'avvento di dittature militari che spazzeranno via il peronismo sino almeno agli Anni '80.

Bettino Craxi (1934 - 2000), socialista della prima ora, come il padre Vittorio. Figlio politico di Pietro Nenni e figlio ideale di quel Pierre-Joseph Proudhon, socialista anarchico che Craxi inviterà a studiare ed approfondire, allorquando lo contrappose al conservatorismo marxista, offrendo così alla sinistra italiana una visione al contempo nazionale ed internazionalista, ispirata al patriottismo di Garibaldi ed al contempo al suo internazionalismo al punto che il Partito Socialista Italiano sarà il primo partito a fornire sostegno economico alla rivoluzione democratica e socialista di Salvador Allende in Cile ed ai molti Paesi opporessi dalle dittature, specie nell'Est europeo.

Bettino Craxi che, dalla metà degli Anni '70, dialogherà con le avanguardie della sinistra extraparlamentare, con i demoproletari, con i radicali e con i laici, vagheggiando l'idea di un partito di sinistra unitario, di matrice socialista libertaria. Sogno che sarà infranto da quei cattocomunisti che gli scaglieranno contro i media e le procure, ovvero dagli antenati di quel Partito Democratico che oggi, raggiunto il potere, stanno distruggendo il mondo del lavoro e dell'impresa, sostenuti da quei poteri forti politici, bancari e mediatici, nazionali ed internazionali, che volutamente misero fuori gioco Bettino Craxi, costringendolo ad un lungo esilio, che lo porterà alla morte.

Infine Hugo Chavez (1954 - 2013), Presidente del Venezuela sino alla prematura morte, avvenuta nel 2013, il quale quando era ancora un semplice militare sconosciuto, nel 1992, si ribellò alla corruzione che dilagava nel suo Paese, ovvero alla corruzione dei partiti e dei politicanti dei suo Paese e progettò un golpe, non già autoritario, bensì basato su prospettive bolivariane. La figura e gli ideai di Simon Bolivar – il Garibaldi latinoamericano – sono il cardine del progetto anti-autoritario di Chavez e del Movimento Bolivariano Rivoluzionario. Un golpe che purtuttavia fallirà, ma che consacrerà Chavez quale nuovo eroe libertario dell'America Latina.

Hugo Chavez lancerà successivamente, fra il 1994 ed il 1995, una campagna astensionista contro la corruzione della classe politica venezuelana, compiendo un atto eminentemente politico e di rottura con il sistema. Ma sarà solo nel 1998 che Chavez, con il Movimento Quinta Republica, diventerà Presidente del Venezuela con il 56% dei voti.

E ciò gli permetterà di redigere una nuova Costituzione, sempre secondo gli insegnamenti di Bolivar, ponendo attenzione ai diritti umani e via via introducendo norme per la lotta alla povertà ed all'analfabetismo, uscendo poi dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, promuovendo leggi sulle unioni civili e contro l'omofobia, ottendendo spesso risultati soddisfacenti al punto che, anche dopo la sua morte - avvenuta lo scorso anno - il Partito Socialista Unito del Venezuela ha nuovamente la maggioranza dei seggi.

Garibaldi, Peron, Craxi e Chavez, uniti tutti e quattro dalla “rottura con il sistema”, animati da una fede di matrice socialista, umanitaria e spirituale (tutti e quattro si opporranno sempre ad una visione materialista della politica e dell'umanità, non ultimo Chavez con i suoi discorsi sull'umanesimo cristiano) ed animati da un profondo senso di laicità dello Stato, testimoniato dai loro scritti, discorsi ed atti compiuti durante la loro esistenza.

Oggi si sente profondamente la mancanza di leaders di questo tipo. Leders con un entroterra politico-culturale, capaci di ascoltare il proprio popolo in quanto figli del popolo loro stessi. Leders senza compromessi al punto da poter risultare addirittura invisi alle “elite” per la loro rudezza, per il loro spirito da combattenti, da Caudillos, per dirla alla sudamericana.

Leaders che, non a caso, talvolta se non spesso saranno destituiti dai loro incarichi, finiranno in esilio, subiranno Colpi di Stato di varia natura.

Oggi di loro rimane purtroppo poco ed in pochi ne hanno davvero saputo coglierne l'eredità.

L'eredità di Garibaldi è oggi raccolta dalla sola Associazione Nazionale Volontari e Reduci Garibaldini (www.garibaldini.it) che, pur con grande fatica, riesca ancora oggi a portare avanti i principi e gli ideali del Nostro.

L'eredità di Peron è portata avanti dall'attuale Presidentessa della Repubblica Argentina Cristina Fernandez de Kirchner e da associazioni volontaristiche quali il Movimiento Peronista Terecia Posicion (www.movimientoperonista3posicion.blogspot.it).

L'eredità di Bettino Craxi invece, se togliamo la Fondazione a lui intitolata (www.fondazionecraxi.org), è facile notare come non esista alcun partito italiano che davvero possa dirsi ispirato al suo socialismo.

Infine, pur fra alterne vicende ed alterni successi, almeno il Venezuela ha confermato alla guida del Paese un degno erede di Chavez in Nicolas Maduro, di cui pur nella nostra Penisola arrivano poche e spesso fuorvianti notizie, ma fortunatamente è consultabile in rete il sito del Partito Socialista Unito del Venezuela (www.psuv.org.ve) e le sue attività.

Più ci guardiamo indietro, in sostanza, più osserviamo come oggi – nell'era degli smartphone, ma anche della pesante crisi economica – il presente sia tutt'altro che roseo proprio per la mancanza di autentici combattenti politici e di autentici ideali popolari per i quali lottare.

Ad oggi - almeno nella nostra Europa - sembra che a vincere siano state le elite, i tecnocrati, i burocrati e quei politicanti arruffoni che Garibaldi, Peron, Craxi e Chavez combattevano ogni giorno.


Luca Bagatin



17 novembre 2014

Venerabili nullità

C'è chi ama tanto essere definito "Maestro Venerabile", arrivando addirittura ad utilizzare tale titolo per apparire sulla stampa e vendere qualche libro.
C'è chi, invece, per fortuna, al massimo preferirebbe rimanere per tutta la vita "Apprendista" (oppure non avere nemmeno quel titolo) e dei titoli - in generale - se ne è sempre fregato alla grande.



15 novembre 2014

Sognando di avere una figlia. Monologo by Baglu

Ieri notte ho fatto un sogno che non volevo raccontare a nessuno. O, meglio, che volevo raccontare ad una sola persona. Non so nemmeno io perché, forse perché curiosamente privato, intimo, toccante, non condivisibile se non con la persona con la quale senti che puoi condividere tutto. Senza sapere necessariamente il perché, forse perché un perché non esiste.

Lo riporto pertanto così, per iscritto, il giorno dopo averlo fatto, quel sogno.

Ho sognato che ero morto e che ero diventato un fantasma. Non avevo la mia età effettiva, ma ero molto più anziano. Avevo tipo sui 60 anni, l'immancabile barba, che però era bianca ed i miei immancabili occhiali, che però erano più spessi di quelli che indosso ora.

Purtuttavia sapevo che ero morto, che ero diventato un fantasma e che nessuno, salvo me stesso, poteva vedermi.

Mi trovavo nella cucina di un'ipotetica casa, ero in piedi, accanto ad un tavolino con sopra una lettera scritta di mio pugno, anzi, alcune lettere. Lì c'è anche mia figlia (una mia ipotetica figlia), una ragazza che avrà avuto 25 - 30 anni, che piange la mia morte. Io sorrido, anzi, diciamo proprio che rido di gusto, perché lei non sa che io sono lì, che non me ne sono mai andato, anche se lei non mi può vedere. Le ho portato delle mie lettere, come dicevo e, per attirare la sua attenzione le prendo in mano, facendole svolazzare, soffiandoci anche sopra. Lei percepisce così la mia presenza, avverte il mio respiro e rabbrividisce un po', ma poi inizia a leggerle e si commuove. Mi commuovo anch'io, anzi, diciamo proprio che mi sciolgo in lacrime, perché, nelle lettere che le ho portato, le racconto quanto le ho voluto bene. Continuo a sorridere ed a piangere e mi sveglio.

E' la prima volta che, al risveglio, mi rendo conto che sto piangendo davvero.

Già l'estate scorsa sognai di avere una figlia, ma, allora, era una bambina. Sdraiatomi sul letto lei mi si accuccia in grembo e mi abbraccia. Io le chiedo: “Ma, almeno tu, mi vuoi bene ?”. Lei mi risponde, sorridendo: “Sì papà !”. E ci abbracciamo.




13 novembre 2014

In difesa della figura umana, politica e storica di Juan Domingo Peron (oltre che di Evita): una risposta ad un articolo del direttore de "L'Opinione" Arturo Diaconale

Mi permetto di dissentire dal direttore del quotidiano nazionale “L'Opinione delle Libertà”, Arturo Diaconale, con il quale peraltro collaboro, relativamente all'articolo pubblicato il 13 novembre scorso, dal titolo “La legge elettorale, il peronismo fiorentino”.

Ne dissento non tanto nel merito della questione, nel senso che le critiche di Diaconale relativamente all'autoritaria legge elettorale – denominata Italicum - che vuole imporre Matteo Renzi peraltro sostenuto da Silvio Berlusconi, sono legittime. Il solito sbarramento per i partiti cosiddetti più piccoli, oltre che un premio di maggioranza spropositato, di certo non è in linea con la Costituzione della Repubblica italiana.

Purtuttavia mi sento di dissentire con forza relativamente all'azzardato paragone fatto da Diaconale fra un grande leader internazionale quale fu Juan Domingo Peron, Presidente dell'Argentina dal 1946 al 1955, democraticamente eletto dal suo popolo ed indimenticato dallo stesso proprio per i suoi interventi in favore delle classi più disagiate, al punto che fu defenestrato dalle dittature militari che cercarono di offuscarne la memoria almeno sino agli Anni '80.

Della figura umana e politica Juan Domingo Peron ho scritto peraltro più e più volte negli ultimi mesi, proprio sulle pagine dell'Opinione e così della moglie Evita Duarte, la quale si occupò per tutta la sua pur breve vita di diritti delle donne e degli anziani.

Assolutamente fuori luogo, pertanto, anche il paragone del direttore Diaconale fra Evita e Maria Elena Boschi, figura pur interessante, ma certo – come ho scritto più volte in numerosi miei articoli – per nulla emancipata dalla figura del “patriarca Renzi” ed ancora lontanissima dall'ideale di eroina che incarnò Evita (ma anche Anita Garibaldi e quella Moana Pozzi che, con il Partito dell'Amore, offrirà all'elettorato un'alternativa antipartitocratica e libertaria, fondata su principi e valori garibaldini). Evita Peron, una pasionaria innamorata del popolo e di suo marito, ma capace di avere una sua visione politica personale, al punto da influenzare le scelte di Peron stesso - in sostanza - non può essere paragonata ad una giovane ed inesperta ministra quale è Maria Elena Boschi, ancora priva di una sua personale linea politica ed al traino di Renzi.

In conclusione, mentre Matteo Renzi è un leader mai eletto al governo da nessuno, che sta attuando politiche autoritarie ed antisociali contro lavoratori, disoccupati ed imprenditori, oltre ad essere un sostenitore della politica fondata sull'imperialismo e sulle banche centrali; Juan Domingo Peron fu leader eletto democraticamente (al punto che ancora oggi al Governo dell'Argentina vi sono leader che si rifanno al peronismo), fu un autentico socialista nazionale, laico e di ispirazione cristiana ma anticlericale (che con il fascismo nulla aveva a che spartire se non per l'ammirazione che Peron aveva per le riforme sociali attuate in un primo tempo da Mussolini), fu il primo a denunciare - come scrissi il 5 settembre scorso proprio in un mio articolo sull'Opinione dal titolo “Peron, giustizialismo e socialismo nazionale” - il pericolo dell'imperialismo yankee, ovvero statunitense, e l'avanzare dell'imperialismo sovietico e comunista. Inoltre, fu forse il primo a denunciare le manovre speculative dei governi USA relative al dollaro, fra cui il fenomeno dei signoraggio, e del Fondo Monetario Internazionale che, peraltro, sono tutt'oggi all'origine della crisi economica che stiamo subendo e fu il primo che, durante il suo mandato di governo, propose l'unificazione dell'America Latina, ovvero la fondazione degli Stati Uniti Latino-Americani.

In questo senso Juan Domingo Peron ricorda piuttosto Bettino Craxi che Matteo Renzi, peraltro figlio, quest'ultimo, del cattocomunismo dei Berlinguer e dei De Mita.

Da una parte un leader del socialismo libertario e nazionale, erede di Bolivar, Garibaldi e Peron, insomma, mentre dall'altra un politico autoritario servo dei Poteri Forti.

E, come scrissi nel mio già citato articolo: Oggi, nel 2014, forse, avremmo necessità di un nuovo Juan Domingo Peron. L'avrebbe l'America Latina, ancora non unificata ed ancora attraversata da una grave crisi socio-economica. E l'avrebbe l'Europa, unita solo dall'economia e dal continuo sfruttamento monetario e tartassatorio che noi cittadini subiamo ogni giorno, peraltro soggetti alle scelte di politica internazionale dei soliti USA e del solito Fondo Monetario Internazionale.


Luca Bagatin



12 novembre 2014

La tv dei Vescovi, Vladimir Luxuria e l'indecoroso linguaggio mediatico

Si fa un gran parlare, in questi giorni, dell'invito da parte della “tv dei Vescovi” - ovvero di TV2000 – a Vladimir Luxuria di partecipare ad una loro trasmissione per discutere di tematiche cosiddette “etiche” riguardanti la comunità omosessuale e transessuale.

Partecipazione, peraltro, successivamente negata in quanto - come spiegato dal direttore del tg di TV2000 - la trasmissione sarebbe andata in onda in concomitanza con l'assemblea della CEI, che avrebbe dovuto discutere ancora una volta sui temi legati alla famiglia.

Ora, per carità, ciascuno è libero di esprimersi sulle tematiche che desidera, ed in questo senso anche i Vescovi della CEI lo sono. Per quanto dovrebbe essere ben chiaro a tutti che i giudizi dei Vescovi non dovrebbero essere vincolanti per nessuno, visto che, sino a prova contraria, l'Italia dovrebbe essere uno Stato laico. E ciò anche in presenza di una classe politica conservatrice, autoritaria e clericale, oggi anche al governo del Paese.

Al di là di questo la mia riflessione verte piuttosto sull'idea di invitare – a rappresentanza della cosiddetta comunità LGBT, ovvero del mondo omoessuale, bisessuale e transessuale – Vladimir Luxuria, volto noto della tv, “maitre à penser” catodico in sostanza, di cui si è tornati a parlare grazie al suo recente incontro con Silvio Berlusconi e con la sua compagna Francesca Pascale.

Un'idea, quella dell'invito di TV2000 a Luxuria, che segue – ancora una volta – logiche meramente mediatiche, anziché tendenti a rappresentare una realtà umana, un'orientamento sessuale, che certo non può dirsi rappresentato dal solo Luxuria.

Mi sono sempre chiesto perché, nelle varie trasmissioni televisive, in sostanza, poco si invitino cittadini qualsiasi, siano questi omosessuali, transessuali o eterosessuali (infondo siamo tutti esseri umani !), bensì si tendi ad invitare sempre ed unicamente i soliti “maitre à penser” catodici, i soliti giornalisti catodici, i soliti politicanti catodico-imbonitori. Quelli che, in sostanza, siamo abituati a vedere a Ballarò, a Porta a Porta e così via.

Costoro non rappresentano la realtà delle persone, dei cittadini (omosessuali, transessuali, eterosessuali, operai, impiegati, imprenditori, infermieri, insegnanti ecc...), bensì l'indecoroso spettacolo del linguaggio mediatico che filtra una realtà a suo uso e consumo. Uno spettacolo indecoroso già denunciato peraltro da Pier Paolo Pasolini, che lo paragonò al “nuovo fascismo”. Sul “Corriere della Sera” del 9 dicembre 1973, Pasolini scriveva infatti, fra le altre cose: È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c'è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l'aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre.

Il mondo dei media, in sostanza, grancassa della società dei consumi e del pensiero unico imposto dalla trimurti "politica-religione-showbusiness", finisce - come ci ricordava già Pasolini - per annientare ogni realtà umana, ogni sentimento umano, ogni orientamento sessual-sentimentale. Oltre che presentarci una realtà falsata, fuorviante, imposta.


Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini