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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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27 febbraio 2014

"Templari oggi ? Settecento anni dopo il rogo": articolo del prof. Aldo A. Mola

L'Italia è un immenso giacimento di reliquie dei Templari. Perciò i Milites Christi meritano una mappa aggiornata della loro diffusione nel Bel Paese (*). Sono un Mito al di sopra del tempo. Molti dicono che proprio oggi v'è bisogno di Cavalieri-monaci, di un Ordine iniziatico militare, per superare le crisi più difficili. Ma secondo altri i Templari sono più o meno stregoni collusi col Baphomet. Chi furono davvero? E ve ne sono ancora? Domande destinate a rimanere senza risposte precise, anche perché la forza del mito sta nella sua vaghezza, che non è vacuità ma sconfina nel sogno e conduce all “Incontro tra i due Mari”, dove la cronaca sfuma in leggenda e questa diviene Storia. Epoca dopo epoca anche la favola (rosea o nera che sia all'origine) può divenire buona novella.

Il 18 marzo del 1314, sette secoli fa, Jacques de Molay, Gran Maestro dell'Ordine dei Templari, e Geoffroy de Charnay, Gran Precettore di Normandia, furono arsi vivi nell'Ile de Paris. Poche ore prima erano stati tradotti ad assistere alla loro condanna al carcere perpetuo: si erano confessati colpevoli delle terribili imputazioni contro il loro Ordine: blasfemia, sodomia, eresia. Ma proprio lì, in faccia ai giudici, d'improvviso de Molay proclamò l'innocenza propria e dei Templari: aveva ammesso solo perché sottoposto ad atroci lunghissime torture. Il processo era falsato dai metodi con i quali era stato condotto. Quella pubblica denuncia avrebbe dovuto imporne un altro, regolare. Il Gran Maestro chiese clemenza per i confratelli. Da anni centinaia di Templari erano stati sottoposti a strazianti torture come peggio non avrebbero saputo fare gli islamici, murati per il resto dei loro giorni, arsi vivi. I più fortunati migrarono in terre remote. Ma invece di ottenere giustizia, quando denunciò la falsità del processo de Molay divenne “relapso”, cioè “ricaduto nella colpa”, irredimibile, e quindi fu immediatamente messo sul rogo: sinistro viatico alle fiamme eterne che lo attendevano, secondo la credulità del tempo. Chi aveva titolo per giudicarlo in terra e in cielo? Papa Clemente V, francese e succubo del re di Francia, il 3 aprile 1312 con la bolla “Vox in excelso” abolì l'Ordine dei Templari su pressione di Filippo IV, detto il Bello, lo stesso che aveva mandato Guglielmo di Nogaret a incarcerare Bonifacio VIII. Secondo la tradizione, Nogaret alzò la mano sul Pontefice: una profanazione applaudita dagli anticlericali fatui, deprecata da chiunque abbia senso del Sacro e dell'Ordine e sa bene che chi semina vento raccoglie tempesta. Ieri, oggi. Sempre.

Chi erano dunque i Templari? Perché la persecuzione? Perché la condanna? E quale fu la loro sorte dopo il rogo del Gran Maestro?

Costituiti nel 1118 per tutelare le vie dei pellegrini in Terra Santa, nel 1099 sottratta con la prima Crociata agli islamici, essi ebbero stanza in un locale prospiciente la Moschea di al-Aqsa, edificata sulle rovine del Tempio di Salomone. Di lì il nome. La loro regola fu dettata da San Bernardo di Chiaravalle, che ne scrisse anche l'Elogio. I Templari capirono che non bastava fronteggiare nei pochi chilometri della Palestina le ondate di popoli avanzanti dall'Asia. Per consolidare la loro libertà nei Luoghi Santi o, se preferisce, il loro dominio sul Vicino Oriente (dall'attuale Turchia a Siria e Palestina), i cattolici dovevano anzitutto organizzarsi in Europa. Facile da dire, impossibile da fare. In primo luogo il Patriarcato di Costantinopoli non riconosceva il primato del papa come vicario di Cristo, esattamente come ancora fanno il Patriarcato di Mosca, cioè la Terza Roma, gli evangelici e i protestanti. Inoltre il Sacro Romano Impero aveva perduto autorevolezza morale e politica. Gli imperatori erano stati ripetutamente scomunicati dai papi, combattuti e vinti da sovrani e Comuni. Per l'eterogenesi dei fini, a quel modo anche i papi indirettamente minarono il Vaticano. Bonifacio VIII, che pretendeva la sovranità spirituale e temporale, perse; l'imperatore Enrico VII non vinse. L'Europa si sgretolò. Svaniti i sogni dilagarono gl'incubi.

Nel 1187 Saladino conquistò Gerusalemme. Nel 1244 i cristiani furono sconfitti a Gaza. Nel 1270 Luigi IX di Francia “il Santo” morì a Tunisi mentre intraprendeva l'ultima crociata. Nel 1291 cadde anche San Giovanni d'Acri. Nel frattempo i Templari avevano esteso una immensa rete di Opere in tutta la cristianità occidentale, dal Baltico alla Scozia, dalla penisola iberica alla Puglia. Vi erano molti altri Ordini: i Cavalieri di San Giovanni, Ospitalieri, poi passati a Cipro, Rodi e infine a Malta; i Teutonici, l'Ordine di Calatrava... Ma essi erano e rimasero i migliori. I più valorosi e i più ricchi, i più generosi e i più potenti. Proprio perciò finirono vittime dell' invidia degli dei”, quella malasorte che (osservò già Erodoto) perseguita i popoli più felici e ne causa la rovina. Avido dei loro beni, il 13 ottobre 1307 Filippo il Bello ordinò l'arresto di tutti i Templari tacciandoli dei peggiori peccati e di idolatria. I Cavalieri si votavano alla morte in combattimento sul campo e sapevano che, alla peggio, sarebbero stati suppliziati dal nemico con atroci sofferenze: impalati vivi o scorticati. Non immaginavano di finire torturati per mano dei cristiani. Avevano creato la prima Banca euro-mediterranea, inventato la cambiale, lo sconto. Erano la prima grande organizzazione transnazionale. Pensavano in europeo. Avevano anche capito la favola dei tre anelli...: tutte le religioni contengono una verità, possono coesistere pacificamente. I Templari erano troppo avanti rispetto alla rapace cecità di Filippo il Bello e alla pochezza di papa Clemente V. Furono sterminati.

“Spesso gli uomini credono quello che vogliono”, scrisse Tacito: non la verità, ma il pregiudizio, le chiacchiere. Lo sanno bene i manipolatori dell'informazione: “al popolo, questo eterno fanciullone, bisogna proprio contarle grosse perché le beva più facilmente” osservò Gaetano Salvemini. Soprattutto bisogna contarle “all'ingrosso”.

E' quanto è avvenuto anche in Italia dal 1981 in poi con la demonizzazione degli avversari scomodi: un lungo rosario di accuse e di condanne, confutate cammin facendo, o in giudizi di secondo o terzo grado, quando però irreparabili danni erano già stati fatti e le vittime non potevano più reagire. Come dal 1307 al supplizio di Jacques de Molay, si susseguirono scandali artificiosi e la condanna alla pubblica gogna di persone poi risultate innocenti.

Leggenda vuole che tra le fiamme de Molay abbia chiamato a sé il papa e il re, subito dopo morti tragicamente. Comunque sia, il suo rogo invita a riflettere sull'amministrazione della giustizia nei tempi moderni. Come insegnò Giosue Carducci, “Quando porge la man Cesare a Piero,/ da quella stretta sangue umano stilla:/ quando il bacio si dan Chiesa ed Impero/ un astro di martirio in ciel sfavilla”.

V'è bisogno di Templari? Anzitutto v'è bisogno di conoscenza del passato, di cognizione del mondo d'oggi. Rasate o capellute, occorrono teste di uomini liberi, senza retorica, capaci di ideali, com'erano i Milites Christi: stole disadorne, calzari semplici, un cavallo per due, il Beaussant in una mano, la spada nell'altra e la divisa: “Non a me, Signore, ma a Te dài gloria”, anticipatrice di quella dei Gesuiti, “Ad maiorem Dei gloriam”.


Aldo A. Mola


La dedica a cui sono più legato è quella che mi scrisse in un suo saggio il prof. Aldo A. Mola, massimo storico contemporaneo del Risorgimento e della Massoneria il 28 novembre 2012:

"A Luca Bagatin capitano coraggioso in un mondo di anime morte. Con i fraterni saluti. Aldo A. Mola"



25 febbraio 2014

Baglu come Jep Gambardella. Ovvero: destino di due personaggi di fantasia. Monologo by Baglu

 Jep Gambardella è nato a Napoli nel 1948
Dopo il successo ottenuto con L'apparato umano non ha scritto altri romanzi.
Scrive per un settimanale d'arte e si occupa di far fallire le feste




Quando, da giovane, mi chiedevano: cosa c'è di più bello nella vita ? E tutti rispondevano: “la fessa !”, io solo rispondevo: “l'odore delle case dei vecchi”. Ero condannato alla sensibilità !”.

Questa è una frase di Jep Gambardella, protagonista de “La Grande Bellezza” che vidi l'estate scorsa con Lei, la mia ex. E fu proprio Lei a farmi notare la grande somiglianza fra me e Jep.

Giornalisti e scrittori (di un solo libro !) entrambi, abbastanza delusi e disillusi dal mondo e soprattutto dalle persone; entrambi intellettuali o pseudo-tali nell'affresco della Roma di oggi; entrambi con nel cuore una ex che fingono di dimenticare circondandosi di donne bellissime e mondanità.

Entrambi condannati alla sensibilità che, purtuttavia, li ha resi cinici, tristi. Forse più tristi che cinici. “Sull'orlo della disperazione, non ci resta che farci compagnia, prenderci un po' in giro”. Sembra ciò che penso io ogni giorno che mi invento una boutade, una burla. Ed invece è una frase di Jep.

Ancora non riesco a capire perché, il fatto che Lei mi abbia lasciato, mi ha così tanto cambiato. Invecchiato persino, forse. E non perché sto perdendo copiosamente i capelli che pur sto facendo crescere. Ad oltranza.

Una delle mie muse – spiritualmente attenta – direbbe che è dovuto al fatto che ciò è necessario alla mia evoluzione interiore. Francamente non credo o, forse, non voglio credere a ciò.

Per questo sospendo il giudizio. Scrivo, ma sospendo il giudizio.

Non so nemmeno perché io sia attratto, mi senta attratto da una donna – la Donna Selvaggia – con la quale mi scrivo da anni, ma di cui non conosco nemmeno il tono di voce.

Uno psichiatra spiegherebbe la cosa parlando di “proiezioni” e altre stronzate. Sono troppo arguto (e presuntuoso, già), ma anche troppo sensibile, per non comprendere che le proiezioni non c'entrano nulla.

Penso che sia molto bello essere attratti da una donna, senza pretendere di andare oltre. E' molto bello, anche se forse è una cosa da idioti o forse da persone poco coraggiose. E, beh, il coraggio, sul piano sentimentale m'è sempre mancato. Inutile girarci intorno. Più facile sospendere il giudizio e chiudersi in una sorta di torre d'avorio cinica e bara. Bara. Che poi, a me, le bare – le casse da morto intendo – sono sempre piaciute. Mi danno un senso di pace.

“Una bella donna, alla ma età, non è abbastanza”. Jep Gambardella ha sessantacinque anni, ovvero trent'anni più di me. Purtuttavia, nemmeno alla ma età è abbastanza.

Abbastanza sarebbe una donna che mi amasse per tutta la vita. Sarebbe anche più che abbastanza, diciamo.

“Finisce tutto così, con la morte. Prima però c'era la vita, nascosta dal bla bla bla...” e a volte penso che, per non sentire più questo “bla bla bla” varrebbe la pena farla finita. Oh, non pensate che non abbia già pianificato tutto. Pianificare, a volte, dà un senso icommensurabile di potere. Di poter fregare, almeno una volta, nella vita, il destino.

"È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore, il silenzio e il sentimento, l'emozione e la paura… Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l'uomo miserabile."

A volte mi chiedo se, al di là del chiacchiericcio, del destino, delle varie puttanate che ascolto in tv, leggo sulla stampa, sugli (a)social, se al di là della paura e della costante emozione che pervade la mia mente, troverò ancora uno sprazzo di bellezza. Al di là e al di fuori dello squallore di questo mondo.


)



24 febbraio 2014

Ilona Staller e Roberta Tatafiore: una foto ed un cammino politico comune

In questa rara foto dei tempi del Partito Radicale, l'On. Ilona Staller accanto alla scrittrice e attivista femminista libertaria Roberta Tatafiore (alla sua sinistra).
A destra è riconoscibile Riccardo Schicchi.



Nel mio libro di imminente uscita "Ritratti di donna" (Ipertesto Edizioni), sono ampiamente raccontate anche le vicende umane e politiche sia di Ilona che di Roberta.
Quest'ultima, purtroppo, è l'unica donna del volume che non ho potuto intervistare. Roberta Tatafiore, infatti, ha deciso consapevolmente di togliersi la vita il 14 aprile 2009. Non ho avuto, così, la possibilità di conoscerla personalmente.



23 febbraio 2014

Amore e Libertà capovolge la teoria di Adam Smith e ne realizza un manifesto per la Civiltà dell'Amore

"Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio, che noi ci aspettiamo la nostra cena, ma dal loro rispetto nei confronti dell'umanità affamata.
Noi ci rivolgiamo alla loro umanità ed al loro amor proprio, e parliamo loro delle necessità della Donna e dell'Uomo, ovvero del loro/nostro bisogno di dare e ricevere Amore"



23 febbraio 2014

Maria Elena Boschi I love you <3

Abbiamo collocazioni politiche evidentemente distanti (lei è Ministro - purtroppo senza portafoglio a causa dell'ingenerosità di Renzi, il quale ha fatto fuori anche il miglior Ministro degli Esteri che l'Italia abbia mai avuto da tampo, ovvero Emma Bonino - del governo più mediatico che esista; io sono attivista/fondatore di Amore e Libertà che ha fatto dell'opposizione alla Trilateral "Renzi-Berlusconi-Grillo" uno dei suoi punti cardine), ma la sua eleganza, il suo piglio, i suoi occhi e tutto il resto, mi hanno assolutamente stregato.

Maria Elena Boschi, I love you




22 febbraio 2014

Il partito democratico lo proposi quandi avevo vent'anni. Ed era cosa ben diversa rispetto all'autoritarismo cattocomunista e renzusconiano

Avevo vent'anni quando proposi, ben prima di qualcun altro, l'idea di un Partito Democratico (che era cosa ben diversa dall'accozzaglia cattocom).
Era l'estate del 1999 e Renzi, allora, faceva il segretario provinciale dei democristiani fiorentini e si godeva i dané vinti alla Ruota della Fortuna.
Sic !
Qui sotto - a presente e futura memoria - l'articolo tratto dal Messaggero Veneto di Pordenone del 21 agosto 1999, che parla della mia proposta:




20 febbraio 2014

Beppe Grillo è parte integrante del Sistema. Così come lo sono Renzi e Berlusconi

Renzi è una persona non credibile, certamente.

Come avevamo già scritto qualche giorno fa, Renzi, come il suo omologo Berlusconi, è un personaggio mediatico (e mediocre) senza alcun merito proprio. Ha alle spalle De Mita, De Benedetti e compagnìa economico-finanziaria cantante.

Purtuttavia credibile non lo è nemmeno Beppe Grillo, il quale è cresciuto a pane, Rai lottizzata dai partiti e Pippo Baudo. Oltretutto erano note anche le sue apparizioni televisive para-politiche accanto a Bruno Vespa, nelle tribune elettorali degli Anni '80 !

Non ci venga, dunque, a raccontare che lui è l'uomo nuovo, l'indipendente per eccellenza, la voce dei cittadini.

Non lo è, anche perché lui, la voce, non la concede nemmeno agli eletti del suo partito.

Beppe Grillo, è, anche e proprio in quanto fondatore di un partito – il Movimento Cinque Stelle – uno del Sistema. Segue le regole (in particolare quelle mediatico-comunicative) del Sistema e finge, a parole, di contrastarlo.

Se egli contrastasse davvero, ad esempio, i partiti, avrebbe già sciolto il suo e proposto, come facciamo noi di “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreeliberta.blogspot.it), l'estrazione a sorte fra tutti i cittadini, al posto delle elezioni. Elezioni che, nei fatti, sono solo un esercizio mediatico ove fingiamo di eleggere politici che non rappresentano nessuno, si spartiscono il finanziamento pubblico e prendono decisioni per noi ignari cittadini.

Beppe Grillo, poi, incontrando pubblicamente Matteo Renzi – pur zittendolo continuamente o fingendo di farlo – ne riconosce la leadership. Ma perché mai ? Chi ha eletto Renzi ? Da dove proviene Renzi se non da quel sistema partitocratico che esiste dal 1948 in barba alla Repubblica Romana di mazziniana e garibaldina memoria che, diversamente, voleva il Popolo al potere ?

Beppe Grillo, oltretutto, fa del Festival di Sanremo – l'evento mediatico-mediocre per eccellenza dell'incultura musicale (e non solo) italica – un trampolino per i suoi comizietti e per uscire sulla stampa e sulle televisioni di tutto il mondo. In questo senso ci ricorda il Berlusconi che va da Bruno Vespa a "Porta a Porta" per farsi incensare e il Matteo Renzi che va da Maria De Filippi a fare il “Fonzie” della situazione.

Beppe Grillo figlio dei media e del Sistema, dunque.

Beppe Grillo, se vuole essere credibile davvero, dovrebbe fare autocritica, entrare a far parte dei costruttori della Civiltà dell'Amore, aderire al nostro non-movimento “Amore e Libertà”, cedere la parola ai cittadini - che si autogovernino, finalmente - e dunque promuovere i diritti civili e sociali al di fuori dal sistema dei partiti e dei parlamenti.

Diversamente non è e non sarà diverso da Matteo Renzi e da Silvio Berlusconi. Anzi, ne è la loro fotocopia e cassa di risonanza.


Luca Bagatin



20 febbraio 2014

Intervista esclusiva di Luca Bagatin a Miss Lili Marlene, artista, performer ed ideatrice del GlamourLesque

Miss Lili Marlene, al secolo Enrica Petrongari, affascinante e colta ragazza romana che ricorda un po' Marylin Monroe e un po' il celebre Angelo Azzurro di cui porta il nome, è l'ideatrice del GlamourLesque, ovvero un'alternativa creativa sia al glamour che al burlesque.

Laureata in Scienze Politiche alla LUMSA di Roma, sin da bambina nutriva una spiccata passione e propensione per l'arte nelle sue poliedriche forme che, negli anni, l'ha portata a specializzarsi in fashon stylist e fashon photography.

Blogger, modella, ballerina, spogliarellista di GlamourLesque (appunto !), stilista e attrice, Miss Lili Marlene è la dimostrazione vivente che non occorre essere filiformi per essere piacenti, affascinanti, realizzate.

Anzi, possiamo dire che è proprio la sua fisicità e la passione che pone in ogni cosa che fa, che la rendono davvero unica nel suo stile e, dunque, nell'ambito della sua attività professionale e comunicativa.

Oggi ho la possibilità di intervistarla amichevolmente, cogliendo l'occasione per annunciare che i suoi ironici e onirici occhi saranno i protagonisti della copertina del mio prossimo libro, dedicato proprio all'universo femminile, ovvero “Ritratti di donna”.


Luca Bagatin: Dunque Lili, raccontaci innanzitutto come mai hai scelto proprio questo pseudonimo.

Miss Lili Marlene: Quando studiavo all'Università mi sono interessata in particolare del dramma sociale, ma anche evolutivo, che il mondo femminile ha vissuto durante le due Guerre Mondiali. Icona di stile e spettacolo è stata sempre per me Marlene Dietrech. Una donna meravigliosa che ha saputo donare, con la sua calda voce momenti di speranza ai giovani soldati. Dunque, per me, le arti e la bellezza possono essere viste come strumento di speranza in momenti di crisi sociali e politiche come quelle che stiamo vivendo oggi in Italia e nel Mondo.


Luca Bagatin: Come nasce il personaggio “Miss Lili Marlene” ? Quali sono le sue/tue peculiarità/particolarità artistiche ?

Miss Lili Marlene: Il personaggio Miss Lili Marlene nasce da un mio bisogno esasperato di dover dare forma alla donna che è stata sempre in me, ben nascosta dai riflettori e da ogni tipo di esibizionismo pubblico e fotografico. Le mie peculiarità artistiche, dunque, nascono proprio da tale esigenza, in cui spesso mi ritrovo a posare per servizi fotografici bondage di fama mondiale, oppure mi trovo ad incarnare la sex symbol del curvy italiano nell'ambito del fashion. Mi piace variare. Sono una grande trasformista e mettere in risalto - attraverso l'arte visiva - ciò che pensavo fosse un difetto, è stato il mio successo !


Luca Bagatin: Puoi spiegarci che cos'è il GlamourLesque e come e perché nasce questa nuova corrente artistico-comunicativa da te ideata ?

Miss Lili Marlene: GlamourLesque è un marchio registrato regolarmente. E' nato dalla collaborazione artistica di un gruppo di cool hunting ed insieme abbiamo creato un nuovo modo di proporre la moda nel Mondo, ossia attraverso le “non regole”, attraverso le quali ciascuno, con la propria creatività e ispirazione personale, rende omaggio o a stilisti internazionali o al proprio stile, oppure ancora alla proprio cultura, sempre attraverso più arti assieme come ad esempio il burlesque, la fotografia, la pittura, il ballo, la recitazione, il canto, abiti, stoffe e accessori vari.


Luca Bagatin: Recentemente hai fatto parte del cast del film di Ettore Scola “Che strano chiamarsi Federico”, in ricordo della vita del celebre Fellini. Com'è stata questa tua esperienza ?

Miss Lili Marlene: Luca, è stata la più bella esperienza che ho mai fatto, credimi ! Lavorare al fianco del Maestro Scola, anche se per pochi giorni, mi ha riportato indietro ai tempi della Dolce Vita... Di quando Cinecittà era la meta di tanti registi e attori di grande calibro. Mi sono sentita coccolata da tutto lo staff, come una piccola stella del cinema.


Luca Bagatin: So che sei una felliniana doc, non a caso. In questo senso so che ami il tipo di donna che Federico Fellini proponeva sullo schermo, ovvero onirica, fantasiosa/fantastica e fuori dagli schemi. Una donna vista come soggetto e non più come madre e casalinga.

Miss Lili Marlene: Certamente è la mia visione di vita e come tale è rappresentata bene da Sandra Milo in Giulietta degli Spiriti. Una donna evoluta, libera dai pregiudizi sociali, pronta a vestirsi e sedurre in modo pittoresco l'universo maschile. Anche la prostituta non deve vergognarsi, poiché è presa come spunto di riflessione in molti film del Maestro Fellini, il quale girava di notte per le strade di Roma a raccogliere testimonianze di queste donne da lui poi descritte in modo grottesco e quasi buffo. Donne a volte grasse e sboccate, altre volte donne di classe, ma sognatrici e surrealiste. Ammaliatrici dell'Uomo di ieri e di oggi .


Luca Bagatin: Che tipo di donna sei ? Come ti definiresti ?

Miss Lili Marlene: Sensibile, dolce, erotica, ma anche guerriera.



Luca Bagatin



18 febbraio 2014

Dimmi quando tu verrai ! (come together all together !)


Quando Ilona Staller mi disse: "Luca, sembri un mafioso russo !"
Ed io: "..."




Quando Debdeashakti (autrice della prefazione del mio prossimo libro "Ritratti di donna" - Ipertesto Edizioni) mi disse: "Luca, sembri un cartone animato !"
Ed io: "Sì, ha ragione ! Un Barbapapà peloso che fuma il sigaro"




17 febbraio 2014

Aforismi bagatiniani sulla contemporaneità dell'inesistenza (ma con un occhio di riguardo al fascino di Maria Elena Boschi): by Luca Bagatin



L'unica cosa buona di Matteo Renzi è il fascino di Maria Elena Boschi

Per fortuna disconosco l'utilità degli iphone e dei socialnetwork

Sono per la qualità della vita, non certo per la quantità

La mia donna ideale è certemente una donna del passato

All'innovazione e alla crescita preferisco di gran lunga la stagionatura e la decrescita

Bisogna dare escremento all'economia !

Gay è O.K. Putin è K.O.

Si scrive "magnati" (della finanza, dell'economia, dell'editoria ecc...), ma si legge "magnaccia"



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