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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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8 febbraio 2010

9 febbraio 1849: proclamazione della Repubblica Romana



Anche quest'anno passerà sotto silenzio la commemorazione della Repubblica Romana, proclamata il 9 febbraio del 1849.
Giuseppe Mazzini ne fu il il propugnatore ed ispiratore politico e fu grazie al valore militare ed al sangue versato dai garibaldini (come Goffredo Mameli) e dal popolo romano, che i moti insurrezionali ebbero successo ed il Papa Pio IX si vide costretto a fuggire a Gaeta.
Passerà sotto silenzio in quest'Italia scarsamente democratica e per nulla liberale, che purtuttavia alla Repubblica Romana dovrà le basi della sua stessa libertà di pensiero, parola ed azione.
La Repubblica Romana, guidata dal trimunvirato: Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini, una volta scacciato il Papa, si dotò infatti immediatamente di una Costituzione liberale la quale, agli Articoli I e II, stabiliva che la sovranità spettasse unicamente al Popolo, il quale si dava per regola tre principi fondamentali: l'eguaglianza, la libertà e la fraternità, senza riconoscere alcun privilegio di casta o di titolo nobiliare.
In tutto il Documento si può peraltro notare come essa ricalcasse perfettamente i principi della Costituzione democratica degli Stati Uniti d'America redatta alla fine del '700, ovvero quanto gli USA avevano scacciato il tirannico regime monarchico inglese. Inoltre si può notare quanto fosse liberale e tutt'altro che antireligioso lo spirito di tale Costituzione, la quale, all'Articolo VIII dei Principi Fondamentali stabiliva che al Papa sarebbero comunque state concesse tutte le "guarentigie necessarie per l'esercizio indipendente del potere spirituale" e, all'Articolo precedente, si stabiliva la piena libertà religiosa dei cittadini della Repubblica.
Oggi certa storiografia clericale, leghista e dunque mistificatrice, tende a descrivere i risorgimentali mazziniani di allora come dei "briganti atei ed antireligiosi". Nulla di più falso e calunnioso, al punto che lo stesso Giuseppe Mazzini ha sempre fatto riferimento nei suoi scritti e discorsi a Dio, inteso come Divinità universale antidogmatica, al di sopra di ogni Potere costituito.
Nella fattispecie la bandiera della Repubblica Romana: il tricolore verde, bianco e rosso, recava al centro la scritta "Dio e Popolo" (che per molti versi ricorda l'iscrizione posta sul Dollaro statunitense "In God We Trust", adottato circa un secolo dopo, ovvero nel 1956), per rimarcare la fede mazziniana e repubblicana nel Popolo sovrano e nella Divinità Universale (e ciò ci rimanda per moltissimi versi al teismo illuminista e volteriano), la quale non può ritenersi privilegio esclusivo della Chiesa cattolica e del Vaticano.
La Repubblica Romana, purtroppo, durò solamente cinque mesi: soffocata nel sangue il 3 luglio 1849, dopo un mese di assedio, dai soldati francesi di Napoleone III alleati con il Papa. Purtuttavia essa fu un evento storico fondamentale e di svolta nelle lotte risorgimentali per l'unità d'Italia nonché per gettare il seme della speranza verso la creazione di uno Stato laico, civile e repubblicano.
Uno Stato libero dall'influenza della Chiesa e di Casa Savoia, entrambe ree di aver gettato gli italiani, specie i popolani e le classi sociali meno abbienti in generale, nel più nero sottosviluppo.
Oggi, a scuola, di tutto ciò si insegna poco o nulla ed è normale che, raggiunta l'età adulta, si sia poco consapevoli non solo della propria storia e quindi delle proprie origini, ma anche dei propri diritti e doveri.
Se, quantomeno nella scuola pubblica, ovvero in quelll'istituzione per la quale i mazziniani si batterono con maggiore tenacia per garantire a tutti l'elevazione intellettuale, morale e spirituale, si studiasse la Costituzione della Repubblica Romana e i "Doveri dell'Uomo" di Giuseppe Mazzini, sono certo che molti giovani comincerebbero a diventare veramente consapevoli del ruolo politico attivo che ricoprono nella società.
Oggi, invece, si preferisce dimenticare o mistificare.
Denigrare la democrazia e la libertà per erigersi a custodi del nuovo dogma: presunte radici cristiane (in realtà greco-romane), recupero del dialetto (pur non conoscendo bene l'italiano), lotta senza quartiere al "diverso" (in quanto frustrati e annoiati da sè stessi).
Un dogma che si fonda sull'ignoranza, sul pecorume, su una massificazione di cervelli assai poco inclini all'approfondimendo.
Anche per questo - a quasi 150 anni dall'Unità d'Italia - non va dimenticato lo spirito della Repubblica Romana ed i principi mazziniani che in essa trionfarono.
Principi ancor più attuali oggi di ieri: democrazia, emancipazione, comprensione del "diverso", fratellanza in quanto riconoscimento del principio universale del "siamo tutti nella stessa barca" e fonte di un'unica origine: il ventre di Madre Natura.

Luca Bagatin

PS: ringrazio di vero cuore l'On. Paolo Guzzanti - già conduttore televisivo e vicedirettore de "Il Giornale", oggi vicesegretario del Partito Liberale Italiano - che stimo da sempre per le sue scelte "eretiche" e controcorrente, per aver, di sua spontanea volontà e con tanto di presentazione, pubblicato - in anteprima il 1 febbraio scorso - questo mio "solitario" articolo sul suo prevegole blog "Rivoluzione Italiana": www.paologuzzanti.it
Quella che segue è la risposta che mi ha fatto pervenire

Carissimo Bagatin

Sono io che la ringrazio, anche per non essersi dispiaciuto di veder pubblicato il suo bell’articolo senza una previa richiesta e autorizzazione. Ma leggendolo non ho saputo resistere: veramente vivo, vero, autentico.
Dunque spero proprio di avere nuove occasioni di leggerla e, se non le dispiace, di pubblicarla.
Inutile dire che tutte le volte che avrà voglia di scrivere sul mio blog io ne sarò semplicemente onorato.
Grazie di nuovo e a presto.

Paolo Guzzanti



6 febbraio 2010

Morgan fra ipocrisie pubbliche, private e politiche



Tanto perché si alzino gli ascolti della 60esima edizione del Festival di Sanremo - il sempre più inguardato show musicale che mammaRai ci propina, stancamente, ogni anno - ecco arrivare il "caso Morgan".
L'ipocrisia piove come melassa.
La droga fa male.....Lo slogan più agitato in questi giorni in questo Paese ove pare che i suoi cittadini-sudditi-contribuenti-spettatori siano dei bimbetti scemi da addomesticare.
Sì, dei bimbetti scemi che vanno dietro a qualsiasi cosa. A qualsiasi moda.
Come se il problema droga fosse solo il problema coca, eroina ecc....
Il problema è molto più complesso e lo sanno bene lorsignori.
Il problema è che la televisione è e può diventare una droga.
Ma lo è anche il cibo, a diversi livelli e....molte altre cose.
La droga più pericolosa è purtuttavia l'abitudine all'ipocrisia ed alla menzogna.
Morgan, che purtuttavia ora fa ipocritamente marcia indietro anche lui, che cosa aveva detto infondo ?
Che a lui la coca fa bene. Fatti suoi.
Che Freud - padre della psicanalisi - ne faceva uso e che la prescriveva. Verissimo, e allora ?
E allora dov'è lo scandalo ?
Lo scandalo è quello di un Paese che ha avuto il peggior '68 del mondo Occidentale, dove si scimmiottavano gli hippies e non si conoscevano punto i beat (come Kerouac, Ferlinghetti, Burroughs e tutti i grandi come loro).
Un Paese ove le ricerche libertarie del Dr. Timothy Leary sull'LSD sono pressoché sconosciute e così quelle - sul piano letterario - dello scrittore Aldous Huxley.
Un Paese che mangia le ostie della Televisione di Stato come accadeva nell'Urss o accade oggi nel Venenzuela di Chavez.
Un Paese ove è lo Stato - ovvero la politica - a giudicare ciò che è bene e ciò che è male. Così si fa, così no.
Un Paese controriformatore che da secoli cerca riforme che non si faranno mai: spirituali prima ancora che politiche.
Un Paese con una classe dirigente che ha paura dell'antiproibizionismo sulla cannabis, sull'hashish e su tutte queste non-droghe (sia detto una volta per tutte), ma che - di nascosto - è capacissima di farsi d'altro.
Un Paese di frequentatori di transessuali....nel privato, ma di bigotti nel pubblico. Per il bene della nostra amata famiglia !
Un Paese che non ama legalizzare la prostituzione perché l'illegalità - tutto sommato - fa comodo (sic !).
Ecco, l'illegalità.
L'illegalità è sinonimo spessissimo di proibizione dei costumi, di qualche cosa che si preferisce tenere nascosto agli occhi dei più. Qualcosa che agevola pochi a danno dei molti.
Il nostro Paese pare amare tale eterna ipocrisia di fondo. Ipocrisia impensabile in un Paese anglosassone e luterano (e dunque Riformato), ove è la responsabilità individuale a dettare l'agenda morale di ciascuno.
Responsabilità individuale che prevede, infatti, il concetto di "libertà individuale", di "libertà di coscienza" e non quello di "ipocrisia collettiva" e/o di "moralismo diffuso".
Mai come in questi mesi un discorso di questo tipo è più attuale.
Il Re, come si diceva un tempo, è nudo. Più nudo che mai.

Luca Bagatin



5 febbraio 2010

MASSIME ED AFORISMI (caustici) sui genitori by Luca Bagatin



Di recente qualcuno mi ha messo una pulce nell'orecchio.....metaforicamente parlando.
Mi ha messo in testa che io potrei diventare padre e che - addirittura - potrei anche essere un ottimo genitore !
Ora, poiché mi conosco bene da almeno sei lustri, posso assicurare, confermare ed attestare di avere un pessimo carattere, al punto che riverserei su dei miei ipotetici figli tutto il mio rancore nei confronti della Razza Umana.
Sarei infatti un padre geloso, specie con le figlie femmine (e quindi sessista !), autoritario (si torna a casa entro le 23, è chiaro ?!?!?!?), apprensivo (è vietato chiudere un solo occhio sino al ritorno a casa dello scapestrato in giro a far baldoria come al solito !).
Sarei dunque un padre odioso e detestabile prima di tutto a me stesso e quindi un pessimo padre-padrone che si meriterebbe solo pacche sul groppone !
Immerso in queste riflessioni mi sono uscite dalla penna elettronica quattro simpatici aforismi....sui genitori degeneri come me.

Luca Bagatin (con, a sinistra, suo fratello Mirtillo da bambino)



Dio ci creò a Sua immagine e somiglianza.
I nostri genitori cercarono di plasmarci a loro immagine e somiglianza.
Per fortuna Dio creò anche la ribellione e la disubbidienza: concetti basilari anche per i nostri genitori quando a loro volta si trovarono a vivere la condizione di figli.




Per crescere nella rettitudine è indispensabile ascoltare gli insegnamenti dei propri gentori.
Per crescere nella bontà è indispensabile ascoltare gli insegnamenti dei propri gentori.
Per crescere nella lungimiranza è indispensabile ascoltare gli insegnamenti dei propri gentori.
Per crescere è necessario non ascoltarli troppo.




Da qualche giorno sento parlare della necessità dei genitori di impartire ai propri figli l'educazione sentimentale.
Verrebbe da chiedersi chi sarebbe in grado di valutare il grado di frustrazione sessuale del genitore stesso!




Recentemente qualche politico buontempone alla ricerca di pubblicità, aizzato dai solito genitori moralisti, vorrebbe far vietare nelle scuole elementari la lettura del "Diario di Anna Frank", rea di aver descritto in esso "minuziosamente le sue parti intime, il che potrebbe sconvolgere le menti dei piccoli".
Non sapevamo che i bambini - dalla culla all'adolescenza - nascessero e crescessero completamente asessuati al punto da non saper distinguere un pene da una vagina !






3 febbraio 2010

Jules Verne: un viaggio straordinario nell'esoterismo

JULES VERNE: UN VIAGGIO STRAORDINARIO NELL'ESOTERISMO
di Luca Bagatin
tratto dal numero 2 (maggio-agosto 2009) di YR MAGAZINE
organo ufficiale del Gran Capitolo dell'Arco Reale - Rito di York in Italia




Quanti di noi, da ragazzi, hanno letto i Viaggi Straordinari di Jules Verne, ovvero sono discesi sino al centro della Terra, hanno raggiunto la Luna, fatto il giro del Mondo in 80 giorni in compagnia di Phileas Fogg e di Passepartout e finanche hanno scoperto il mistero celato dietro al Castello dei Carpazi ?
Storie avvincenti, misteriose, ma anche saldamente legate al positivismo ottocentesco.
Ebbene, miei cari, non è proprio così.
Michel Lamy, con il suo "Jules Verne e l'esoterismo" (Edizioni Mediterranee), svela il vero significato delle opere dello scrittore di Nantes: un opera legata al mondo massonico, rosacrociano ed occultistico.
Per coloro i quali avranno la pazienza e la volontà di addentrarsi in questo approdondito volume, alternandolo alla lettura e/o alla rilettura delle opere verniane, si aprirà un nuovo universo letterario. Un vero e proprio universo capovolto.
Verne, nello scrivere i suoi romanzi, era solito utilizzare la cosiddetta "lingua degli uccelli", ovvero un linguaggio criptato fatto di giochi di parole e di simboli.
E così scoprirete che egli era a conoscenza di misteri legati all'esoterismo cataro e templare ancora oggi non del tutto chiari, come quello di Rennes- le-Chateau ed il suo tesoro segreto, nonché il simbolismo della chiesa stessa ed i suoi legami con Maria Maddalena ed il Sacro Graal. Verne era a conoscenza di tutto ciò e lo dichiara e racconta con dovizia di particolari (ovviamente per chi avrà la pazienza e la voglia di decrittare il "linguaggio degli uccelli") nel suo romanzo "Clovis Dardentor" .
Questo è solo uno degli innumerevoli esempi presentati dal Lamy che ripercorre la vita esoterica del Verne, mostrandocene un lato del tutto insolito: iniziato alla Massoneria, adepto dei Rosa+Croce e appartenente alla segretissima Società Angelica - detta anche La Nebbia - legata al raggiungimento della Divinità per mezzo dello studio e dell'approfondimento della Natura, così come la Gnosi.
E così, Jules Verne, ha celato nei suoi celebri "Viaggi", elementi che si rifanno a questi antichi insegnamenti occulti (come ad esempio la credenza gnostica e teosofica della Terra Cava, ovvero la teoria secondo la quale la Terra sarebbe popolata da un misterioso popolo sotterraneo, quello di Agarthi). Molto probabilmente spinto dal suo editore, Pierre Jules Hetzel, anch'egli legato alle sopra citate società esoteriche.
Il volume di Michel Lamy è al contempo semplice come un romanzo, ma allo stesso tempo complesso come un testo di alta filosofia esoterica.
Merita di essere letto almeno due volte per essere meglio compreso, per quanto non sia del tutto in grado di fornirci alcune determinanti domande che naturalmente ci sovvengono.
Qual era lo scopo ultimo di Verne e/o dell'editore Hetzel nel voler celare determinati elementi esoterici in semplici romanzi popolari ?
Perché Jules Verne subì un attentato da parte del nipote, il quale poco prima lo avvertì dicendogli: "Ti seguono, vogliono ucciderti !" ? Chi voleva uccidere Jules Verne e soprattutto, perché ?
Perché, prima di morire, Jules Verne distrusse tutto il suo archivio ?
Che collegamento di può essere fra l'opera verniana e l'avvento di Thule e quindi del nazismo, ventilata nel volume del Lamy stesso ?
A questa domanda, a dire il vero, vorrei dara una risposta. Una risposta che do anche a coloro i quali confondono la Massoneria, la Teosofia e il Rosacrocianesimo con Thule e l'esoterismo che diede origine al più grande abominio della Storia: il nazismo.
L'Ottocento, pur essendo un secolo sostanzialmente legato al positivismo ed alla scienza, fu anche un secolo nel quale nacquero e si costituirono numerosissimi circoli e cenacoli esoterici ed specificatamente occultistici, ovvero legati allo spiritismo ed al paranormale, come mezzo per comprendere la realtà che ci circonda.
Fu così che tornarono in auge le antiche teorie gnostiche derivanti dalle più Antiche Civilità apparse sulla Terra, con particolare riferimento a quella Egizia.
Vi fu pertanto un rinnovato interesse (in realtà mai sopito) per i Rosa+Croce, specie fra i letterati del tempo quali Bulwer-Lytton (che ne fece uno splendido romanzo: "Zanoni") e George Sand, legata alla Società Teosofica.
Ovvero un rinnovato interesse per la conoscenza diretta del Divino per mezzo dello studio del Simbolismo, della Natura, degli Elementi visibili ed invisibili. Conoscenza diretta che avrebbe potuto traghettare l'Umanità verso quella nuova Età dell'Oro profetizzata dai Veda, ovvero gli Antichi testi Sacri indù (invero in ogni tradizione antica si parla dell'Età dell'Oro o di Era dell'Acquario).
Da qui lo studio dell'Oriente, del catarismo e del cristianesimo gnostico.
Taluni stolti pensarono bene che le teorie buddisthe, gnostiche e teosofiche, fossero il modo più rapito per ascendere al Potere sulle masse.
Fu così che a Monaco di Baviera (e qui vi è una stretta connessione con gli Illuminati della Baviera, società infiltrata nella Massoneria di fine '700 per costituire un sanguinario moto rivoluzionario. Le idee degli Illuminati influenzarono pesantemente il marxismo prima ed il nazismo poi, come scritto anche nel volume di Lamy) Rudolf Glauer, nel 1918, fondò la società segreta Thule, la quale deformò e stravolse completamente le dottrine esoteriche di Madame Blavatsky e della Società Teosofica e le rielaborò a suo uso e consumo.
Thule preparò quindi l'ascesa del nazismo caratterizzandosi per il suo arianesimo quale razza superiore rispetto a quella semitica (gli adepti di Thule ritenevano che i Semiti, ovvero gli ebrei, possedessero delle conoscenze e dei poteri occulti che avrebbero potuto annientare la presunta razza ariana).
E' dunque in questo contesto che si confonde l'esoterismo con l'occultismo teosofico e con il nazismo.
La Storia e l'Umanità è piena di organizzazioni che affondano le loro origini e dottrine nelle Antiche Civiltà pre-cristiane. Talune operano per il bene ed il progresso (Massoneria, Rosa+Croce, Teosofia), talaltre contro di essi (nel '700 gli Illuminati di Baviera, poi Thule, il Ku Klux Klan, le Bestie di Satana e molte altre non ancora del tutto individuate ed individuabili...).
Jules Verne e le sue opere si situano dunque in questo contesto. Che meriterebbe davvero anni di studio ed approfondimento per tutti coloro i quali sentono l'esigenza di comprendere la realtà e la Storia per mezzo del simbolismo che ci circonda.




1 febbraio 2010

Al via la nuova rassegna di "Pordenone Jazz Koinè"



Siamo all'avvio della nona edizione di "Pordenone Jazz Koiné", la rassegna di musica afroamericana organizzata dall'Associazione Odeia di Pordenone, che si terrà per tutto il mese di febbraio - ogni week end - a partire dal giorno 6 sino al 27 febbraio.
Patrocinata dall'ente Provincia, dal Comune di Sacile, da quello di Prata e della Fondazione Crup, "Pordenone Jazz Koinè" 2010 sarà dedicata agli artisti, per così dire, "fuori tono"
Quest'anno, il tema della rassegna, origina da ben due anniversari: i cinquant'anni dall'uscita del disco di Ornette Coleman - "Free Jazz" - ed i quarantacinque anni dall'uscita di “Ascension”, l'opera di John Coltrane che ha cambiato totalmente la poetica del jazz.
Con le loro opere “fuori tono” - appunto - tali musicisti hanno dato origine al movimento della “New Thing” che, con alterne fortune, ha caratterizzato il jazz moderno sino ai nostri giorni. Rappresentandone l'ala più innovatrice.
"Fuori tono" saranno dunque, sia gli artisti coinvolti direttamente nelle esibizioni, che gli artisti, presenti e passati, a cui le serate saranno dedicate.
Come ogni edizione di "Pordenone Jazz Koinè" che si rispetti, la musica non sarà l'unica arte presa in considerazione, ma anche quest'anno la direzione artistica curata dall'ottimo Giuseppe Intelisano e quella tecnica di Paolo Piuzzi, hanno previsto un'interazione fra varie forme d'espressione artistica, senza dimenticare purtuttavia che “Pordenone Jazz Koinè” è e rimane una rassegna di musica jazz. Anzi, una rassegna di “Jazz biologico”, come amano definirla i curatori stessi.
La prima serata è dunque prevista per sabato 6 febbraio alle ore 21.15, presso il Teatro Don Bosco di Pordenone, con il “Lunar Quartet” di John Tchicai, Enzo Carpentieri, Greg Burk e Marc Abrams. Evento che sarà arricchito da una performance multimediale e che, oltre a presentare il nuovo disco ‘Look to the Neutrino’ di imminente uscita, ospiterà anche l’artista Michele Sambin alle prese con la “pittura digitale”.
Il secondo appuntamento, previsto per sabato 13 febbraio, vedrà protagonista uno fra i più rigorosi artisti pordenonesi: Massimo De Mattia, flautista, musicista e compositore.
Massimo De Mattia sarà protagonista di altri due eventi molto particolari. Sabato 20 febbraio - nell'ex chiesa di San Gregorio a Sacile - l'artista si esibirà, assieme a Luca Grizzo, in una performance musicale dedicata a Demetrio Stratos.
Il solo De Mattia, sarà invece interprete - presso la Casa Zecchin di Maniago Libero (Pn) - di una perfomance ad invito dal titolo Hendrixiana, dedicata al tipico modo di suonare degli anni 70, rivisitato e reinterpretato con il flauto.
La rassegna si concluderà sabato 27 febbraio al Teatro Pileo di Prata di Pordenone con un concerto che vedrà protagonisti gli Stefano Maltese Open Sound Quartet. Il quartetto è composto dallo stesso Maltese, Keith Tippett, Giuseppe Guarrella, Antonio Moncada e presenterà il progetto The Lion is dreaming, un'opera segnata da un forte lirismo e dalle notevoli capacità interpretative dei suoi stessi protagonisti.
Lo staff di Odeia ha previsto inoltre, durante tutto il mese di febbraio, molti altri eventi ad ingresso libero. Primo fra tutti un concerto alla Sala Consiliare della Provincia venerdì 26 febbraio ore 21.00 con Enrica Bacchia Ensemble (Enrica Bacchia, Vincenzo Muriano, Yannik Da Re, Ennio Marchesi, Alessandro Turchet). Il 9 febbraio sarà poi inaugurata una collettiva d'arte al Caffè Letterario di Piazza della Motta, che sarà ospitata per tutto il corso della rassegna.
Biglietti e prevendite sono reperibili presso la sede di Odeia in Viale Trento 34 a Pordenone.
Buon ascolto e buon divertimento !

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini