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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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6 agosto 2012

"Un uomo nuovo" di Salvatore Alessi: film-spaccato della politica siciliana ed italiana. Con un'intervista all'attore protagonista Andrea Galatà a cura di Luca Bagatin


Ho avuto l'onore ed il privilegio di vedere in anteprima il film non ancora uscito nelle sale - ma che mi auguro troverà presto un distributore - "Un uomo nuovo", di Salvatore Alessi e tratto dal romanzo di Adriano Nicosia "Cogli la rosa, evita le spine", interpretato dall'amico Andrea Galatà, giovane attore catanese, la cui interpretazione ha ricevuto il premio come miglior attore alla prima edizione del Catania Film Festival.
Andrea è Rosario Roccese, candidato a Sindaco di Monsalso, paese siciliano inventato, che è uno spaccato della realtà siciliana, ma anche quella del nostro intero Paese.
Nel corso del film vediamo un Rosario prima bambino, legatissimo alla sorella maggirore, la quattordicenne Anna (interpretata da una struggente Veronica Cusimano), la quale rimarrà presto incinta del suo ragazzo.
L'amore fra i due giovani, ad ogni modo, sarà ostacolato in particolare dal padre del ragazzo, l'Ingegner Grassi (Roberto Burgio), proprietario della fabbrica di grano di Monsalso, presso la quale lavora il padre di Rosario e di Anna.
L'Ingegner Grassi obbliga il padre di Rosario, Salvatore (Orio Scaduto), a far abortire la figlia, la quale ne rimarrà presto sconvolta, al punto di suicidarsi.
Tempo dopo, Rosario, ormai adulto, diventerà il figlioccio dell'Ingegnere Grassi, il quale, assieme al Sindaco uscente di Monsalso, gli procurerà i voti necessari ad essere eletto, tessendo rapporti con la Chiesa (rappresentata da Don Giuseppe, interpretato da Nino Frassica, per la prima volta sullo schermo in un ruolo drammatico), con le banche e con la criminalità organizzata, facendone affiliare Rosario stesso.
Rosario è, dunque, un "uomo di paglia" nelle mani dei potenti, il quale pur è convinto di poter cambiare le cose. In cuor suo è un idealista, ma è anche un debole che si lascia usare.
Affranto dal rimpianto di non aver potuto salvare la sorella maggiore, finisce per uccidere, in Chiesa, l'Ingegner Grassi, con un coltello e lavandosi le mani nell'acquasantiera. Sarà, io credo, l'ennesimo gesto vile.
Rosario adulto non è certo migliore delle mani che lo guidano, tessendone e plasmandone il presente ed il futuro. Un futuro che sarà segnato dal potere, ma, a quale prezzo ?
A prezzo di una vita da codardo che, vilmente, ha lasciato corrompere la sua mente, perdendo quell'innocenza che possedeva, intrinsecamente, da bambino. Quando amava la sorella, perché quell'amore si è spezzato per sempre.
La vendetta di Rosario nei confronti dell'Ingegnere, non è che l'estremo atto di viltà.
Perché la vendetta non è che la peggior forma di corruzione della mente. Essa è strumento facile, immediato, apparentemente e vilmente risolutivo, in quanto essa è radicata da secoli nell'individuo, sua dannata compagna ancestrale con la quale l'uomo pensa di poter risolvere tutto, scacciare i fantasmi di un passato che non passa. Mentre in realtà è la vendetta stessa che lo fa precipitare nel vortice dei suoi più bassi istinti, facendogli perdere ogni briciola di umanità che gli è rimasta.
Rosario Roccese non può, dunque, essere perdonato e non può, a mio giudizio, essere considerato "un uomo nuovo". Egli non è più uomo, in quanto ha venduto la sua umanità prima al potere e poi alla vendetta. Egli non si è rinnovato, bensì si è totalmente corrotto.
Corrotto come quella politica che, l'anima innocente di Rosario, avrebbe voluto/creduto di poter cambiare.
E mi ritorna alla mente uno scritto di Pier Paolo Pasolini, cantore dell'innocenza, del 1975, il quale scrisse:
"Andreotti, Fanfani, Rumor, e almeno una dozzina di altri potenti democristiani, dovrebbero essere trascinati sul banco degli imputati. E quivi accusati di una quantità sterminata di reati: indegnità, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con gli industriali, con i banchieri, collaborazione con la Cia, uso illegale di enti come il Sid, responsabilità nelle stragi di Milano, Brescia e Bologna (almeno in quanto colpevole incapacità di colpire gli esecutori), distruzione paesaggistica e urbanistica dell'Italia, responsabilità della degradazione antropologica degli italiani, responsabilità dell'esplosione selvaggia della cultura di massa e dei mass-media, corresponsabilità della stupidità delittuosa della televisione. Senza un simile processo penale, è inutile sperare che ci sia qualcosa da fare per il nostro paese.
Uno scritto, quello di Pasolini, che inchioda certa politica di ieri ed ancor più di oggi (cambiano i nomi, non certo i ruoli), alle proprie dirette responsabilità.
Una politica che ha corrotto e corrompe, sempre di più, i giovani di oggi (e mi viene in mente quel giovane Vicepresidente del Consiglio comunale di Roma, recentemente arrestato per associazione a delinquere, appropriazione indebita e finanziamento illecito ai partiti), perché figlia del potere e della menzogna.
Rosario Roccese, pur tendendo al rinnovamento e dunque rimanendo legato alla sua anima bambina, finisce per perdersi nel buio di una società corrotta. Perché questa politica, ce lo dimentichiamo troppo spesso, è figlia di questa società.
Solo l'innocenza, il ritorno alla fanciullezza nella quale provava sincero amore per la sorella, avrebbe potuto restituirci un uomo pienamente nuovo perché in grado di battersi a viso aperto contro il malaffare, la corruzione e la violenza dell'universo che lo circonda e che lo condannerà, invece, ad essere un uomo di potere manovrato e manovrabile, come ce ne sono purtroppo tanti, troppi, in quest'Italia malata.
Il mio giudizio sul protagonista di "Un uomo nuovo" è dunque severo e non so se, effettivamente, sia questo ciò che ci ha voluto trasmettere il film di Alessi, che mi ha commosso e toccato molto.
Perché è uno spaccato della Sicilia e dell'Italia politica e sociale di oggi, che merita di tornare alle sue radici più pure, autentiche, sane, quelle che sognava, appunto, Pier Paolo Pasolini, ucciso non già da un marchettaro, bensì dal Potere e da una società che a questo Potere ha fornito alimento ed alibi. E continua, purtroppo, a fornirlo ed a fornirne.


Luca Bagatin





Andrea Galatà, trentaquattrenne di Catania, protagonista de “Un uomo nuovo”, ha esordito nel mondo dello spettacolo a quindici anni, come danzatore classico e moderno in una compagnia nazionale di giro. A teatro ha ricoperto e ricopre numerosi ruoli, interpretando Romeo, Mercuzio, Prometeo e molti altri. Ha lavorato con artisti quali Irene Papas, Judith Malina, Romano Bernardi, Roberto Laganà e Wendell Wells; nonché in televisione in fiction quali “Quo vadis baby ?”, “Il capo dei capi”, “La vita rubata” e “Due imbroglioni e mezzo”.  Laureato in giurisprudenza, è uno dei principali occupanti del Teatro Valle di Roma, nonché referente del Movimento per la Cultura per il Lazio.  Oggi ho il piacere di intervistarlo e di ringraziarlo per avermi fatto conoscere questo suo ultimo lavoro.


Luca Bagatin: Dunque, Andrea, la domanda è d'obbligo. Visto che esordisci come danzatore, come nasce la tua passione per la danza?

Andrea Galatà: Mi ha sempre attratto la possibilità di esprimermi attraverso il gesto fisico. L’energia che si smuove in maniera potente e divertente. Ho sempre praticato molti sport e sentito la necessità di superare i miei limiti, ma non mi sono mai accontentato di sudare e basta. Ho bisogno anche di incanalare queste forti energie verso uno scopo comunicativo, di condividerle. Questo rappresenta la danza per me.


Luca Bagatin: Preferisci danzare, recitare in teatro o, piuttosto, davanti alla macchina da presa?

Andrea Galatà: Non riesco, per fortuna, a percepire differenze particolari. Vedo un palcoscenico, o un set, come luoghi nei quali è possibile esprimersi. Come lo facciamo riguarda piuttosto l’efficacia del linguaggio che scegliamo per esprimere determinati contenuti. Ad esempio il linguaggio cinematografico è diverso da quello teatrale e non bisogna sottovalutare questo punto; altrimenti si rischia di peccare di presunzione e di non riuscire a comunicare con il pubblico in maniera consapevole ed efficace. Non è sufficiente essere ottimi attori in teatro per esserlo anche al cinema, così come non è sufficiente essere ottimi musicisti classici per essere automaticamente brillanti jazzisti. Approfondire i diversi linguaggi è invece un atto d’amore e di umiltà che può aprire la mente e rendere un palcoscenico un luogo in cui esprimersi senza limiti. E questo è davvero stimolante.


Luca Bagatin: Dalla laurea in giurisprudenza alla recitazione. Da Catania a Roma. Percorso certamente impegnativo. Puoi parlarcene?

Andrea Galatà: Sono sempre stato un curiosone e la vita, così come la famiglia, mi hanno spinto a percorrere strade apparentemente contraddittorie. Per anni non ho saputo gestire questo conflitto, temendo di non essere capace di riconoscere la mia strada; di essere dispersivo. Poi ho capito che forse la mia specificità stava proprio nel mio essere eclettico, nel mio rifiuto per dogmi e percorsi predeterminati, nel piacere di mettere in comunicazione tra loro mondi apparentemente inconciliabili. Forse è questo il mio talento. Mi piace tentare strade nuove e rompere gli schemi. Per quanto riguarda i miei viaggi, in realtà lasciare la mia terra non è stato facile. Il “richiamo” di cui è capace una terra come la Sicilia può comprenderlo solo chi in Sicilia ha vissuto, anche solo per un breve periodo; chi ne ha sentito gli odori, osservato la natura e spiato le tradizioni. Oggi però è difficile per un attore radicarsi in un posto, perché la grande concorrenza e la scarsa offerta ci costringono ad inseguire il lavoro superando ogni confine geografico. Sono molto legato alla mia terra, infatti lavoro spesso in Sicilia e ci torno ogni volta che posso.


Luca Bagatin: Che cosa significa, per un ragazzo giovane, oggi, lavorare in un mondo precario come quello della cultura e dello spettacolo?

Andrea Galatà: Per la nostra generazione purtroppo quasi tutti i lavori sono precari. Condividiamo tutti questa faticosa esperienza, nella quale ogni giorno bisogna difendersi dagli attacchi al nostro futuro, alla nostra dignità sociale. Quello che davvero mi stupisce è l’incapacità della classe politica di percepire l’arte come un investimento e non come una voce di spesa. In una nazione come l’Italia l’arte e la cultura rappresentano la principale fonte di ricchezza spirituale e... materiale! Con l’arte e la cultura si può diventare più ricchi. Più ricchi nel cuore, più ricchi intellettualmente e più ricchi economicamente! Spero che la crisi economica ci aiuti presto a reinventare almeno la nostra scala di valori e riscoprire l’immenso valore dell’arte come strumento primario di evoluzione intellettuale e spirituale di un popolo.


Luca Bagatin: Mi hai confessato di essere un appassionato di esoterismo e di universi spirituali. Come nascono queste tue curiosità ?

Andrea Galatà: Fin da bambino sono sempre stato affascinato dal simbolismo e dai rituali. E’ proprio questo che mi ha condotto verso uno dei riti magici collettivi più antichi: il teatro. Se si ama l'arte, si ama l'essere umano, si ama la vita, così come la necessità di narrarla e investigarla. Secondo me non è possibile scollegare questi aspetti. Le storie che raccontiamo, attraverso i simboli e le analogie, cercano di confrontarsi con le passioni umane, con gli archetipi, cercano di svelare la vita, il visibile e l’invisibile. Le storie migliori narrano le grandi trasformazioni dei personaggi, per stimolare quelle del pubblico. L'arte è da sempre uno strumento “alchemico”.


Luca Bagatin



3 agosto 2012

"Massoneria": un nuovo saggio riassuntivo sull'argomento del prof. Aldo A. Mola


La Massoneria è, per molti, indice di mistero, per altri di segretezza, per altri ancora addirittura di nefandezze.
Nulla di più sbagliato e, ancora una volta, a chiarirlo ai lettori italiani, è il prof. Aldo Alessandro Mola, medaglia d'oro per la Cultura, la cui "Storia della Massoneria Italiana" (Bompiani), è giunta ormai all'VIII edizione.
Con l'agile volumetto "Massoneria", edito da neanche un mese da Giunti nella collana Storia Poket, il Mola riassume, anche per il lettore più frettoloso, che cos'è e che cosa non è la Massoneria.
Da fine studioso dell'epopea risorgimentale italiana qual è il prof. Mola, egli ricorda la pubblicazione, nel 1908, del bellissimo "Libro del massone italiano" di Ulisse Bacci, direttore della Rivista Massonica del Grande Oriente d'Italia. Libro che, in Italia, per la prima volta, spiegava tutti i "segreti e misteri" della Massoneria.
Scartando origini fantastiche e mitologiche, il Bacci, raccontò, senza fronzoli, le autentiche origini gnostiche ed esoteriche della Massoneria, partendo dallo Zoroastrismo, il Brahamanesimo, il culto di Iside, i Misteri Eleusini, Pitagora, le sette druidiche, i Templari, sino a giungere ai Rosacroce.
L'opera del Bacci, inoltre, per la prima volta, riportava i rituali massonici che, evidentemente, nulla avevano del satanismo di cui erano tacciati dalla Chiesa cattolica e da ex massoni farlocchi come Léo Taxil.
La Massoneria, come ricorda il Mola, ufficialmente nacque il 24 giugno 1717, a Londra e, via via, si diffonderà, nel corso del '700, in tutta Europa e, con grande successo, anche nelle Americhe.
La prima Loggia massonica italiana fu installata a Firenze nel 1730 e, purtroppo, sarà proprio l'Italia a conoscere le uniche vittime della persecuzione antimassonica, operata in particolar modo dalla Chiesa cattolica. Tommaso Crudeli e Alessandro Cagliostro saranno infatti barbaramente torturati ed incarcerati con un'unica accusa: quella di essere massoni.
Invero, la Massoneria, non essendo una religione, non avrebbe mai potuto porsi in competizione con alcuna Chiesa, purtuttavia, nonostante ciò, per molti anni, la scomunica papale si abbattè sul capo dei massoni cattolici e tutt'oggi, putroppo, la ferita non è ancora sanata.
La Massoneria, considerata "eretica" persino nel periodo della Rivoluzione francese, conoscerà un vero splendore durante il periodo napoleonico, il quale, peraltro, sarà all'origine dell'idea di unificazione nazionale italiana.
Aldo A. Mola, infatti, racconta come i primi patrioti italiani, massoni a loro volta, quali Gian Domenico Romagnosi e Francesco Saverio Salfi, preconizzarono l'unificazione nazionale in nome della Roma pagana degli antichi, contrapposta alla Roma bigotta dei papi.
La Massoneria ed il Risorgimento, troveranno ad ogni modo in Giuseppe Garibaldi, nominato Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, il più grande simbolo di libertà sino al punto che, Garibaldi, fu il primo Gran Maestro a volere l'entrata delle donne nelle Logge massoniche, cosa ancora oggi tristemente vietata nel GOI (ma ammessa nella Gran Loggia d'Italia degli ALAM).
Una volta ottenuta l'unificazione nazionale, finalmente, la Massoneria riuscì non solo ad ottenere quel respiro che le era mancato per troppo tempo, ma persino a proporre le sue idee in seno al Governo ed al Parlamento, in quanto molti dei suoi rappresentanti erano eminenti massoni. E non certo di idee turpi trattavasi, bensì di riforme come quella dell'istruzione elementare laica e gratuita per tutti, l'assistenza sociale per i meno abbienti e la creazione della Direzione generale per la sanità.
Non mancarono polemiche anticlericali in seno all'istituzione massonica, ciò che portò il Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato Saverio Fera, nel 1908, a staccarsi dal Grande Oriente d'Italia per fondare la Serenissima Gran Loggia d'Italia, su posizioni liberali ed aperte a qualsiasi orientamento religioso, senza alcuna polemica con la Chiesa cattolica.
Un ampio capitolo del saggio "Massoneria" di Aldo A. Mola è dedicato, giustamente, all'Antimassoneria e, dunque, a tutte le persecuzioni che i massoni dovettero subire dalla creazione delle prime Logge sino ai giorni nostri, allorquando fu montato ad arte il falso scandalo P2, ove peraltro tutti i suoi componenti saranno assolti, con sentenze definitive della Corte di Assise di Roma del 1994 e del 1996. Per non parlare poi, dall'inchiesta antimassonica del giudice Agostino Cordova, anch'essa finita con assoluzioni piene, ma che costò la gogna mediatica per i massoni ingiustamente coinvolti ed accusati.
Mi si deve consentire un ringraziamento particolare al prof. Aldo A. Mola, per avermi fatto dono di questo suo ultimo lavoro che ho qui brevemente recensito ed in particolare per la toccante dedica che ha voluto farmi e che non scorderò mai: "A Luca Bagatin, che ama la ricerca e non teme la verità né il dubbio. Con fraterna amicizia. Aldo A Mola".

Luca Bagatin



1 agosto 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: Certe volte". Pensieri estivi by Baglu




Sono su questa mia panchina e non è una novità.
Agosto è appena cominciato ed io sono davanti ad una scuola.
Fingo di aspettare mia figlia. La Figlia che Non ho, avuta dalla Donna che Non ho.
Lei, ai vecchi tempi, mi diceva una cosa tipo: "certe volte penso che tu saresti un padre perfetto".
E, "certe volte", sosteneva persino che fossi "l'uomo perfetto". Ovviamente precisando il "certe volte".
Questo "certe volte" è sempre stato rassicurante.
Io penso, più semplicemente, di essere un uomo imperfettissimo e che sarei un padre possessivo ed autoritario. Mah, non lo so. Forse sarei solo apprensivo ed innamorato.
Della mia donna e dei miei figli.
Ma che sto dicendo ? Ma perché mi vengono in mente queste cose ?
Dovrei scrivere la sceneggiatura di un film ed invece me ne sto qui, su questa panchina, a pensare.
Eccola, arriva. Ecco, la saluto e le sorrido, come ogni giorno. E' la ragazza che porta a spasso il cane. Sì, mi sembra che sia la ragazza dell'analisi del sangue della settimana scorsa, sì, quell'infermiera alla quale devo essere sembrato un tipo strano.
Non lo so. Non ricordo. Sì, è lei. Vabè e allora ?
Preferisco lasciarmi scivolare le cose. E analizzare i miei sogni notturni, immaginando che con me ci siano Freud e Jung che discutono animatamente. Anche con me.
Squilla il cellulare.
"Sì, pronto ? Bonjour, comment allez-vous? Je vais bien, merci. Le film ? Non, je ne sais pas. Je suis assis sur un banc, regarder ma fille. Au revoir".
Da Mario fanno degli spaghetti niente male. Sì, penso che, prima che Mario chiuda per le vancanze estive, dovrei approfittarne. Sì, una porzione soltanto, va bene.




1 agosto 2012

Ilona Staller denunciava il declino dell'Italia già nel 1989...



E' stupefacente come da sempre, per screditare l'avversario, in Italia, si sia ricorso a termini quali "qualunquismo" (senza conoscere o ricordare la storia del Fronte dell'Uomo Qualunque, che fu movimento schiettamente liberale, fondato dal già repubblicano mazziniano Guglielmo Giannini) e "antipolitica".
Tali termini sono spesso stati utilizzati e vengono utilizzati tutt'ora dalla "classe dirigente al Potere", al fine di gettare fumo negli occhi agli elettori, allorquando qualche personaggio illuminato ha iniziato o inizia a denunciare ciò che non funziona nel nostro Paese.
Decenni prima di Beppe Grillo, l'On. Elena Anna Staller, radicale, nota con gli pseudonimi di Ilona Staller e Cicciolina - da sempre attiva nel movimento per i diritti civili - denunciava ciò che oggi è praticamente sotto gli occhi di tutti gli italiani: malaffare diffuso, inconcludenza politica, mancato rispetto delle leggi da parte degli stessi rappresentanti delle Istituzioni, mancata legislazione sui diritti civili e le libertà individuali, tassazione ultra elevata, totale mancanza di meritocrazia.
E' per questo che, codesto blog, intende sostenere il suo movimento "Democrazia Natura Amore", qualora si presentasse alle prossime elezioni e, parimenti, intende sostenere il progetto politico di Oscar Giannino per "Fermare il declino", invitando ad aderire e sostenere il progetto al sito: www.fermareildeclino.it
La Rivoluzione Liberale e Libertaria passa tutta da qui.

L. B.





Questo fu il discorso che Ilona Staller (nota con lo pseudonimo di Cicciolina), tenne alla Camera, il 29 luglio 1989, durante la X Legislatura.

ELENA ANNA STALLER
: Signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, vedo con piacere che dopo due mesi di crisi, risse e litigi, avete trovato il modo di dividervi le poltrone. Spero che adesso ve ne starete un po' tranquilli, almeno fino al 1992. Spero che adesso per un po' lascerete in pace la gente; quella gente che è sempre più delusa, ha sempre meno speranze e sta comprendendo sempre di più che tutti questi inutili litigi in famiglia servono solo a chi cerca il potere e vuole usarlo senza essere controllato.

Il nostro è il paese europeo in cui i governi e le legislature durano di meno, i cui elettori sono chiamati più spesso a votare, in media una volta ogni tre anni, ma in questo caso abbiamo rischiato di interromperla dopo neanche due anni dal suo inizio: un record dei record. Credo che denunciare tutto ciò sia molto importante per tutti. Il nostro rischia di diventare l'ultimo paese in Europa e questo non certo a causa mia, cioè della strega Cicciolina, ma per queste crisi continue che servono solo a chi vuole trovare nuovi equilibri di potere, ignorando completamente i contenuti, le proposte, le cose da fare. Le formule di Governo cambiano, ma le vostre facce rimangono sempre le stesse. C'è sempre Gava, c'è sempre Mammì, c'è sempre Misasi, c'è sempre cicciolino Andreotti. Siete sempre gli stessi, e la cosa più grave è che anche i problemi sono sempre gli stessi, ma voi fate finta di niente e continuate a chiedere voti, a far cadere i vostri stessi governi e a farli resuscitare. Gli anni passano e le vostre facce restano. Le facce di chi avrebbe potuto fare e non ha mai dato, di chi è sempre stato sospettato ma non è mai stato condannato, di chi si fa schiaffeggiare con finta tolleranza, di chi ha sempre promesso e non ha mai mantenuto.

A proposito di promesse non mantenute: quando era Presidente del Consiglio, Ciriaco De Mita promise che avrebbe cacciato le pornostar dal Parlamento. È passato qualche mese, lui se ne è andato ed io sono rimasta.[Ilona Staller parla di violenza sulle donne, di aborto, di Aids, di pari opportunità, di libertà di opinione, d'espressione, della libertà della cultura, del diritto dei detenuti alla sessualità, poi conclude...]
Cari colleghi, abbiamo un nuovo Governo: è un Governo vecchio, vecchio negli uomini, vecchio nei programmi, vecchio nelle parole; è un Governo vecchio, composto dagli stessi uomini che sono colpevoli di avere permesso che le periferie delle nostre grandi, grandi città diventassero simili a villaggi messicani e i nostri mari a insalate di alghe. Governi vecchi come questo ne abbiamo avuti tanti che votare la sfiducia a tutti alla lunga è anche faticoso. Cosi, giuro che mi era venuta la tentazione di votargli la fiducia, giusto per regalargli il voto della pornostar di cui tutti quanti avete molta paura. Sarebbe un regalo che imbarazzerebbe un po' tutti i bigotti che ci sono tra voi; sarebbe un brutto regalo sicuramente, però ve lo sareste meritato. Poi ci ho ripensato: la fiducia è meglio darla solo al governo ombra di Achille Occhetto, il vostro è solo un'ombra di Governo e nulla merita.

Ma io spero che cicciolino Andreotti mi smentisca prima della fine della legislatura.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini