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5 marzo 2012
Legge elettorale e riforma dei partiti

Volendo tornare all'aspetto che ho
illustrato alcuni giorni fa, relativo alla legge elettorale che,
vorrei ricordare, potrebbe benissimo prevedere due schede elettorali:
una per l'elezione diretta - a turno unico - del Presidente della
Repubblica, con funzioni di governo e slegato dai partiti ed una per
l'elezione del Parlamento, monocamerale, con funzioni unicamente
legislative e di controllo ed eletto su base proporzionale pura,
senza sbarramenti, si potrebbe aggiungere che è necessaria una
radicale riforma dei partiti politici in modo da renderli finalmente
trasparenti. Ciò si potrebbe ottenere prevedendo che essi abbiano
finalmente personalità giuridica e siano soggetti a tutti i
controlli previsti per qualsiasi associazione riconosciuta o
azienda. In tal senso andrebbe abolito il finanziamento pubblico
ai partiti, anche nella misura dei cosiddetti rimborsi (leggi:
rimborseggi) elettorali. I partiti, infatti, potrebbero finanziarsi
per mezzo del ricorso al finanziamento privato, debitamente
registrato in bilanci pubblici, certificati e sottoposti a rigorosi
controlli. Al finanziamento privato, agevolato sotto il profilo
fiscale, i partiti potrebbero attingere naturalmente in vario modo,
come avviene già oggi in molti Paesi civili e democratici: Stati
Uniti d'America in primis. Per quanto concerne il Presidente della
Repubblica eletto direttamente dai cittadini, sarebbe opportuno
stabilire che egli debba essere completamente slegato dalle forze
politiche e possa finanziarsi anch'egli unicamente per mezzo del
finanziamento dei suoi supporters, siano soggetti privati o aziende o
partiti stessi, ma, ad ogni modo, tutto ciò deve avvenire alla luce
del sole ed in modo che l'elettorato possa conoscere nel dettaglio
come e perché è finanziato questo o quel candidato. Candidato
che dovrebbe presentare agli elettori - prima delle elezioni - un
programma dettagliato su che cosa intende fare o non fare, ove
intende prendere i fondi necessari alla realizzazione delle sue opere
e come e perché intende realizzarle. Poco importerebbe, a quel
punto, il suo colore o non colore politico: l'importante sarebbe
unicamente il suo programma e come intende attuarlo. E poco
importrebbe anche il colore politico maggioritario del Parlamento, il
cui compito dovrebbe essere unicamente legislativo e ciò
permetterebbe, con ogni probabilità, maggiori intese bipartisan
anche fra forze o personalità diverse, nel pieno interesse del
Paese. Questi sono solo alcune proposte di
libertà e laicità che mi sento di avanzare e che, ne sono certo,
avrebbero un consenso popolare molto elevato proprio in quanto capaci
di restituire trasparenza alla politica, ridurre il potere
dell'oligarchia partitocratica e garantire, finalmente, stabilità
governativa.
 Luca Bagatin
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