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24 settembre 2012
Luigi Zingales spiega il Manifesto capitalista: contro un'economia corrotta
Luigi Zingales, economista liberale, autore del "Manifesto capitalista
contro un'economia corrotta" (Rizzoli), è stato da noi intervistato nei
giorni scorsi nel corso della conferenza stampa tenutasi a Pordenone,
nell'ambito della fiera del libro Pordenonelegge. "E' evidente" - ha
affermato il prof. Zingales - "che le regole sono state violate e che la
rabbia delle persone, relativamente a questa crisi, per molti versi
esagerata, siano fondate.
Gli Stati Uniti d'America stanno per molti versi diventando come
l'Italia, ovvero degenerando verso un capitalismo clientelare, ove le
lobby stanno diventando simili a quelle di casa nostra". "Gli ex
dipendenti delle aziende" - prosegue Luigi Zingales - "diventano
Ministri, un po' come accadeva da noi nell'era di Berlusconi, e questi
fanno
unicamente l'interesse della loro azienda-lobby di riferimento". Il
capitalismo, spiega il prof. Zingales, sta dunque degenerando e perdendo
la sua natura originaria. Occorre, pertanto, riformarlo. Negli USA
il libertario repubblicano Ron Paul, per molti versi, è stato fra i
pochi a denunciare tale degenerazione e, per quanto il prof. Zingales lo
ritenga per molti versi troppo "estremista", ha confermato che il fatto
stesso che Ron Paul, di elezione primaria in elezione primaria del
Partito Repubblicano USA, continui ad aumentare i suoi consensi, è
indice di come i cittadini statunitensi stiano iniziando a prendere
consapevolezza di tale degenerazione e, dunque, di tale necessità di
riforma del capitalismo. "Nel Nord Est italiano le aziende famigliari
hanno avuto grande successo in quanto hanno avuto manager capaci ed
all'altezza del loro ruolo. Pensiamo ad esempio ad un'azienda come la
Luxottica. Purtroppo in Italia non c'è, come altrove, la
concezione del conflitto di interessi, per cui accade spesso che gli
imprenditori tendano a delegare la funzione di manager a loro famigliari
e/o a persone che non hanno alcuna competenza specifica o contezza del
loro ruolo aziendale". Ciò ha determinato quella che Luigi Zingales
definisce "peggiografia", con conseguente crisi dell'azienda stessa. "Le
imprese italiane" - ha proseguito il prof. Zingales - "hanno un altro
tipo di problema da affrontare, ovvero un'eccessiva presenza dello Stato
che in Italia è da sempre più o meno stato di impostazione socialista
e, proprio per far vivere l'impresa, l'imprenditore ha dovuto spesso
eludere le numerose imposizioni statali". Ad ogni modo il prof. Luigi
Zingales intravede uno spiraglio di speranza, dovuto proprio a questo
stato di disperazione generato dalla crisi. I giovani, ovvero la categoria più
colpita in Italia dalla crisi, si stanno rendendo conto che il sistema dei piccoli
privilegi dati a tutti non funziona
più e si rendono ancor più conto che loro stessi non avranno più una
tutela previdenziale. Ciò è e sarà, a parere del prof. Zingales, la
molla per il cambiamento radicale. Già in alcune aziende, ha spiegato
l'economista, vi è chi, per combattere ad esempio il fenomeno
dell'assenteismo e del privilegio - ovvero quella che potremmo definire
l'"incultura della furbizia" - ha iniziato a svergognare pubblicamente
sia gli assenteisti sia i medici compiacenti, attraverso apposite
circolari. Per concludere al prof. Zingales abbiamo chiesto, visto
che è fra i promotori del Manifesto Liberale promosso da Oscar Giannino
"Fermare il declino", se questo si tradurrà o potrebbe tradursi in un
progetto politico-elettorale e lui ci ha risposto che, pur non avendo
alcuna intenzione di candidarsi, ritiene che tale progetto sia
funzionale a cambiare l'offerta politica nel nostro Paese, introducendo
una sana competitività elettorale che già inizia ad
affacciarsi anche in altri partiti, con primarie vere. Quello di
"Fermare il declino" è un tentativo che può avere successo o meno, a
parere di Zingales, ma, ad ogni modo, potrà essere utile al fine di
permettere ai cittadini di partecipare finalmente ad un progetto
politico dal basso.
 Luca Bagatin
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