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STORIE DAL FONDO di Massimiliano Santarossa ovvero le storie degli "ultimi" del Nordest


La copertina del libro, l'autore e, a destra, veduta delle cosiddette "case rosse" dei quartiere Villanova di Pordenone

"Storie dal fondo", ovvero storie di periferia di una ricca città del Nordest italiano: Pordenone.

Il quartiere Villanova è quello in cui è nato e vissuto Massimiliano Santarossa, giovane
scrittore in erba che ha curato per le Edizioni Biblioteca dell'Immagine questa "antologia
di storie", "Storie dal fondo", appunto.
Il quartiere Villanova non è propriamente un quartiere tranquillo. E' lì che a cavallo fra
gli anni '70 e '90 si concentrava il maggior numero di tossicomani e relativi spacciatori.
Banditi di strada, emarginati, ma anche individui dotati di grande umanità e sensibilità
proprio in quanto hanno toccato con mano le innumerevoli difficoltà della vita. Nonché l'immancabile "male di vivere"
narrato anche dal poeta Eugenio Montale.
Massimiliano Santarossa, nel suo libro, ha voluto dare voce non solo agli ultimi di
Pordenone e più in generale delle periferie urbane di ogni città ("la periferia di Pordenone
non è diversa da quella di Torino, Milano..." mi ha raccontato lo stesso Santarossa),
ma anche dar voce alla sua generazione, quella dei trentenni che è nata alla fine del
mondo contadino e si è trovata ad affrontare in pochi anni una nuova dimensione
ipertecnologica, scandita dai mass media, i quali spesso hanno dato e danno un'immagine
a tratti distorta e lontana dalla realtà quotidiana.
Una realtà, quella del Nordest d'Italia, ricco ma di una ricchezza materiale tutt'altro che
diffusa.
Massimiliano mi ha fra l'altro raccontato che: "Raramente ho trovato veri maestri di vita
fra i ricchi pordenonesi. Quasi sempre l'ho trovata fra gli ultimi, gli emarginati, i drogati,
gli alcolizzati". Non a caso mi ha riportato quest' esempio: "Era un sabato mattina e
dovevo andare a Treviso per lavoro (Massimiliano lavora per una casa editrice e spesso
si trova ad organizzare mostre di libri fuori provincia. N.d.A.). Mi sono fermato in un bar,
qui nel quartiere, ed un signore che conoscevo, alcolista da tempo, mi ha apostrofato
dicendomi che - il sabato non si lavora, si sta a casa con la famiglia -. La qual cosa
mi ha colpito e fatto riflettere molto. Quel tizio mi aveva dato un gran bell'insegnamento
di vita ".
Poiché conoscevo Massimiliano quale attivista politico (fu Segretario provinciale della
Sinistra Giovanile pordenonese) negli anni a cavallo fra il '97 ed il 2003, gli ho chiesto
il motivo per cui ha abbandonato la politica e lui, con un velo di tristezza, ha risposto
che mentre sperava di cambiare le cose, si è reso conto che in realtà stava cambiando
solo sé stesso. E a fare il burocrate di partito, per garantire la poltrona a qualcun altro
che non ha mai fatto nulla di concreto per "gli ultimi" salvo riempirsi la bocca di parole
vuote quali "sviluppo", "crescita"...lui non ci sarebbe stato.
E così, eccolo qui, a 33 anni, felice con sua moglie ed il piccolo Giacomo a presentare
il suo primo libro con queste toccanti parole: "La mia generazione è nata nel mondo
contadino, è cresciuta nel mondo operaio, oggi vive nel mondo tecnologico. Uno su
dieci ce l'ha fatta: io racconto gli altri nove".


Luca Bagatin
 
PS: conosco Max Santarossa dal '97 e, benché di opinioni politiche diverse, abbiamo
più volte lavorato a campagne politiche comuni.
Assieme a lui e altri amici fondammo il Comitato In/Coscienza per l'uso legale della
Cannabis che, fra le altre cose, trattava anche il tema dell'emarginazione dei
tossicodipendenti.

Pubblicato il 24/9/2007 alle 17.54 nella rubrica ARTICOLI.

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