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Un condivisibile e condiviso articolo dell' amico Davide Giacalone sul recente referendum sindacale

 
La pseudo concertazione che danneggia tutti.
Un referendum fuorviante e rischioso.
Le vischiosità che si celano nell’abisso della logica della prepotenza corporativa
di Davide Giacalone






Guardiamo dentro il referendum sindacale, in quell’abisso
di prepotenza corporativa e cecità politica. E’ un tema
complicato ed importante, meglio sgranarlo per punti.
1. La democrazia non ha alcuna parentela con le urne autogestite, richiede regole
e controlli. Nel caso specifico, però, non ha importanza se
ci sono stati brogli, perché il risultato è comunque un imbroglio. 2. L’affluenza
del 60% è bassa, ed indica che i lavoratori non sindacalizzati o trascinati
se ne sono tenuti lontani. 3. Dal nord al sud, ovunque è influente la Fiom,
sindacato dei metalmeccanici, il no all’accordo sul welfare è stato travolgente, dove
è dominante la triplice, invece, il sì ha percentuali altissime. Se ci fossero
state distanze nell’ordine di qualche punto sarebbe stato normale e fisiologico,
ma un tale capovolgimento, a fronte di interessi identici, segnala che i votanti
sono stati un tramite della volontà sindacale, non una platea da consultare.
Veniamo adesso al tema della consultazione: 4. Il welfare non è mica
una faccenda che riguarda solo i lavoratori dipendenti e solo i sindacalizzati,
 riguarda tutti, compresi i bimbi appena nati, dato che saranno loro a pagare
il conto. La materia è politica e non piegabile alla logica corporativa,
 che vede contraenti il governo ed i sindacati. Quindi la domanda era posta
falsamente ed era del tutto autoreferenziale. 5. Essendo materia politica è
naturale che qualcuno si candidi alla rappresentanza di chi ha votato
no, e non potendo essere l’opposizione lo farà un pezzo della maggioranza.
6. Tanto è materia politica che torna in discussione al consiglio dei ministri
e poi va verso il Parlamento. Nel primo i dissensi sono irrilevanti, tanto non
si dimette nessuno. Nel secondo si sommano i voti contrari di chi (come me)
ritiene sbagliato quell’accordo perché colpisce gli interessi dei giovani e
dei cittadini non garantiti e protetti, e di chi, all’opposto, lo ritiene
troppo poco accondiscendente con i desideri dei sindacati. A quel punto il
governo va sotto ed il risultato referendario si capovolge.
Apoteosi: 7. I lavoratori hanno votato sì per poi sentirsi dire no dal Parlamento;
oppure l’opposizione comunista s’azzittisce per tirare a campare.
8. Si chiama “concertazione” un baratto che danneggia i deboli e pesa sui
conti di tutti.

Pubblicato il 12/10/2007 alle 17.55 nella rubrica Diario.

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