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Lo spirito della Repubblica Romana per uscire dalla crisi


La Costituzione italiana compie quest'anno 60 anni e per quanto andrebbe oggi modificata per adeguarla ai tempi, ha garantito a noi tutti democrazia e civiltà grazie soprattutto al referendum del 1946 che sancì la procalamazione della Repubblica in Italia.
Il coronamento dei sogni di Giuseppe Mazzini e di Giuseppe Garibaldi, avvenne infatti proprio a molti di distanza dalla loro morte e dopo che l'Italia fu purtroppo martoriata e vilipesa dal fascismo.
Purtuttavia, senza la loro guida politica e le loro battaglie risorgimentali, l'Italia, oggi, sarebbe certamente meno civile e meno democratica.
Per comprenderlo meglio dobbiamo tornare al 9 febbraio del 1849, ovvero quando fu proclamata la Repubblica Romana sotto la guida del Mazzini che ne fu il il propugnatore ed ispiratore politico e grazie al valore militare ed al sangue versato dai garibaldini come Goffredo Mameli e dal popolo romano i cui moti insurrezionali fecero fuggire il Papa Pio IX a Gaeta.
La Repubblica Romana, guidata dal trimunvirato: Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini si dotò immediatamente di una Costituzione liberale la quale, agli Articoli I e II, stabiliva che la sovranità spettasse unicamente al Popolo, il quale si dava per regola tre principi fondamentali: l'eguaglianza, la libertà e la fraternità senza riconoscere alcun privilegio di casta o di titolo nobiliare.
In tutto il Documento si può notare come essa ricalcasse perfettamente i principi della Costituzione democratica degli Stati Uniti d'America redatta alla fine del '700, ovvero quanto gli USA avevano scacciato il tirannico regime monarchico inglese. Inoltre si può notare quanto fosse liberale e tutt'altro che antireligioso lo spirito di tale Costituzione, la quale, all'Articolo VIII dei Principi Fondamentali stabiliva che al Papa sarebbero comunque state concesse tutte le "guarentigie necessarie per l'esercizio indipendente del potere spirituale" e, all'Articolo precedente, si stabiliva la piena libertà religiosa dei cittadini della Repubblica.
Oggi certa storiografia clericale tende a descrivere i risorgimentali mazziniani di allora come dei "briganti atei ed antireligiosi". Nulla di più falso e calunnioso, al punto che lo stesso Giuseppe Mazzini ha sempre fatto riferimento nei suoi scritti e discorsi a Dio, inteso come Divinità universale antidogmatica, al di sopra di ogni Potere costituito.
Nella fattispecie la bandiera della Repubblica Romana: il tricolore verde, bianco e rosso, recava al centro la scritta "Dio e Popolo" (che per molti versi ricorda l'iscrizione posta sul Dollaro statunitense "In God We Trust", adottato circa un secolo dopo, ovvero nel 1956), per rimarcare la fede mazziniana e repubblicana nel Popolo sovrano e nella Divinità Universale (e ciò ci rimanda per moltissimi versi al teismo illuminista e volteriano), la quale non può ritenersi privilegio esclusivo della Chiesa cattolica e del Vaticano.
La Repubblica Romana durò solamente cinque mesi, soffocata nel sangue il 3 luglio 1849, dopo un mese di assedio, dai soldati francesi di Napoleone III alleati con il Papa. Purtuttavia essa fu un evento storico fondamentale e di svolta nelle lotte risorgimentali per l'unità d'Italia nonché per gettare il seme della speranza verso la creazione di uno Stato laico, civile e repubblicano.
Uno Stato libero dall'influenza della Chiesa e di Casa Savoia, entrambe ree di aver gettato gli italiani, specie i popolani e le classi sociali meno abbienti in generale, nel più nero sottosviluppo.
Oggi, a scuola, di tutto ciò si insegna poco o nulla ed è normale che, raggiunta l'età adulta, si sia poco consapevoli non solo della propria storia e quindi delle proprie origini, ma anche dei propri diritti e doveri.
Se, quantomeno nella scuola pubblica, ovvero in quelll'istituzione per la quale i mazziniani si batterono con maggiore tenacia per garantire a tutti l'elevazione intellettuale, morale e spirituale, si studiasse la Costituzione della Repubblica Romana e i "Doveri dell'Uomo" di Giuseppe Mazzini, sono certo che molti giovani comincerebbero a diventare veramente consapevoli del ruolo politico attivo che ricoprono nella società.
La politica italiana di oggi fa veramente ribrezzo e non mi stancherò mai di ripeterlo. La classe politica che siede in Parlamento è, per la maggior parte, totalmente incolta sia sotto il profilo intellettuale che morale.
La Costituzione della Repubblica andrebbe certamente rivista ed adeguata ai tempi, come abbiamo scritto all'inizio di quest'articolo, ma, come farlo con coloro i quali preferiscono fare accordi sottobanco e, di fronte agli elettori, insultarsi a vicenda come fossimo nella più malfamata delle osterie ?
Un'Assemblea Costituente urge, come nel 1946, per uscire dal nuovo fascismo nel quale siamo entrati da un quindicennio a questa parte.
Prima i cittadini-elettori e soprattutto i giovani elettori prenderanno coscienza del proprio ruolo attivo in una democrazia repubblicana e prima usciremo dal pantano nel quale ci siamo cacciati.
Lo spirito della Repubblica Romana non è morto né morirà mai. Vediamo di ricordarcelo e di agire di conseguenza.
Per il bene nostro e dell'Italia intera.


Luca Bagatin

Pubblicato il 9/2/2008 alle 10.52 nella rubrica ARTICOLI.

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