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LA SANGUINARIA DITTATURA CINESE, LE OLIMPIADI E LA LIBERTA' DEL TIBET



La Cina è una sanguinaria dittatura.
Vogliamo parlare del suo programma di contenimento delle nascite ?
Vogliamo parlare delle bambine uccise e/o abbandonate in conseguenza della politica del governo cinese ?
Vogliamo parlare dei morti e dei perseguitati mongoli, manciù, islamici e, non ultimi, tibetani ?
Vogliamo parlare di questa superpotenza comunista in espansione economica che soggioga il suo popolo negandone libertà di parola ed espressione (si pensi ai controlli degli accessi al web ed alle censure in rete) ?
Vogliamo parlare del fatto che questa sanguinaria dittatura ha diritto di veto all'interno dell'Organizzazione delle Nazioni Unite ?
Vogliamo parlare di quante industrie italiane ed occidentali abbiano investito in questa sanguinaria e barbara dittatura ?
Vogliamo parlarne o continuiamo a metterci il prosciutto sugli occhi ed il sedano nelle orecchie ?
Vogliamo parlare dell'unica fiaccola della pace che può splendere nel mondo, ovvero quella della libertà e della democrazia ?
E la si smetta di lamentarsi e scandalizzarsi tanto del fatto che la fiaccola dei giochi olimpici (che malauguratamente si terranno a Pechino, capitale della dittatura cinese) quest'anno è stata spenta: essa era ed è una fiaccola di morte e persecuzione.
E veniamo al Tibet. A quella meravigliosa ed incontaminata terra buddista e pacifica. Almeno sino all'avvento, nel 1949, della barbara dittatura di Mao Tse Tung figlia del marxismo e dello stalinismo.
E veniamo all'orgoglio tibetano fatto di millenarie radici storico-culturali che ci riportano al tempo di Gautama Buddha: insegnamenti fatti di scoperta e riscoperta della propria Divinità interiore, del proprio Vero Sé, il Dio in noi stessi al di là di ogni assurda e astrusa divinità esteriore ed autoritaria.
Tutte scemenze, evidentemente, per le grette e ristrette menti comuniste bramose di potere e di morte dell'individuo sin nella sua anima più profonda.
E così oggi i tibetani, in ogni parte del mondo, gridano alla libertà del loro Paese soggiogato dal tallone marxista-leninista cinese e lottano assieme a inermi e nonviolenti monaci buddisti, così come nonviolentemente fecero nel settembre 2007 i monaci birmani contro la dittatura militare ancora oggi al potere.
Non ci può essere pace senza giustizia. Non ci può essere giustizia senza libertà individuale. Non ci può essere libertà senza democrazia e quindi rispetto per le minoranze e trionfo dei diritti civili e umani.
L'occidente civile e democratico nel quale crediamo fermamente non può rimanere sordo a tutto ciò.
Intervenga con tempestività e si prenda le sue responsabità qualora ritenga di aver favorito la sanguinaria dittatura cinese.
E, quanto alle Olimpiadi, si eviti di tenerle proprio a Pechino.
Le si sposti piuttosto a Taiwan (che è uno Stato cinese, ma comunque indipendente dalla Cina e più vicino all'Occidente democratico).
Perché il messaggio universale di democrazia e libertà passi anche attraverso lo sport senza riempire ulteriormente le casse dei dittatori di ieri e di oggi che vanno combattutti sempre e con ogni mezzo.

Luca Bagatin

Pubblicato il 12/4/2008 alle 9.35 nella rubrica ARTICOLI.

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