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L'immagine del Partito Repubblicano Italiano da Ugo La Malfa a Francesco Nucara



Nella lunga storia del pensiero repubblicano, c'è tutto il senso della nostra battaglia.
Io passerò, ma il partito dell'unità e dell'indipendenza del paese, il partito dell'europeismo di Mazzini e del federalismo di Cattaneo, continuerà.
Non vedo ancora l'Italia che sognavo e questo rimane un compito che attende i giovani. Ma sono convinto che sapremo reinserire l'Italia fra le società più avanzate dell'Occidente: esiste ancora un grande avvenire per il nostro Paese.

(dall'intervento di Ugo La Malfa al 33° Congresso del Partito Repubblicano Italiano)



Ugo La Malfa fu politico repubblicano che seppe guardare lontano. Lo chiamavano financo "Cassandra" per questo.
Ugo La Malfa sostenne financo scelte impopolari pur di garantire un futuro a questo nostro Paese.
Ugo La Malfa fu il politico che, negli anni '60 e '70, seppe arrestare il declino economico e portare l'Italia ad uno sviluppo che oggi ha quasi completamente perduto
Ugo La Malfa fu il politico laico che sosteneva come l'Italia fosse "il Paese della Controriforma".
Un vero "protestante", il nostro La Malfa. Un vero liberaldemocratico che seppe garantire al PRI il suo periodo più glorioso.
Oggi che il PRI esiste ancora, ma per esigenze elettorali è collocato nel PDL  (lo schieramento a parer nostro sicuramente meno controriformista), il nostro Paese non è ancora un Paese pienamente moderno: tutt'altro.
Purtuttavia, piano piano, se saremo in grado di non chinare mai la testa potremo ancora riuscire a risalire la china.
Per ora vi lascio ad un bellissimo articolo di Antonella Priori tratto da www.diario21.net che segnala l'uscita dell'interessante libro illustrato di Michele Spera sulla storia del Partito Repubblicano attraverso i suoi manifesti dal 1962 ad oggi: "L'immagine del Partito Repubblicano: Una rilettura 1962-2008" Gangemi Editore.
Mezzi di comunicazione sempre vivi per un Partito ancora protagonista della storia italiana.

Luca Bagatin



Quarantasei anni di storia di battaglie del Pri ripercorsi attraverso una galleria di immagini inconfondibili: oltre mille tra manifesti, opuscoli, materiali di propaganda politica realizzati da Michele Spera tra il 1962 e il 2008.
Michele SperaCaso unico nella storia dei partiti politici, il Partito repubblicano vanta una riconoscibilità visiva forte, incisiva, coerente della propria essenza, una continuità nella evocazione razionale ma al tempo stesso poetica dei propri valori. Dopo oltre cento anni dalla sua costituzione, resta infatti l’edera l’unico simbolo immutato nel panorama politico italiano, lontano dalla caducità di slogan e segni utilizzati per rendere ideologie astratte o bisogni temporanei. Il pensiero e l’azione di donne e uomini che hanno partecipato -e tutt’oggi partecipano- alla costruzione di un’Italia democratica, libera, laica sono stati -e sono- rappresentati attraverso l’utilizzo di un linguaggio moderno che, con i suoi segni e con i suoi colori, ha anticipato tutti gli attuali meccanismi della comunicazione.
E’ attraverso questa comunicazione, così innovativa e così tesa a sollecitare le riflessioni del cittadino, che Michele Spera ripercorre gli eventi, i personaggi, le idee di un’epoca, consentendo al lettore di ricostruire nella propria mente, con l’aiuto di brevi note, la storia del Partito repubblicano e insieme la storia dell’Italia, con i suoi momenti topici, le illusioni e le disillusioni, le speranze e le battaglie a favore della società civile.
Un esempio tra molti, lo schierarsi dei repubblicani contro l’abolizione della legge sul divorzio, sostenuta dal referendum del 12 maggio del 1974: Michele Spera realizza un manifesto che sollecita la riflessione e la scelta, dove il ‘NO’ non è un grido bensì un invito alla partecipazione, democratica, di tutti. Evitati i toni cupi di una scelta morale e di coscienza, si trattava di adeguare la legislazione italiana a quella dei Paesi economicamente e socialmente più avanzati, serenamente. E sereno è il cielo su cui si staglia -luminoso- un ‘NO’ chiaro, inequivocabile, ma che non preme, non asfissia, non coercizza; al contrario, suggerisce una scelta di libertà.
E ancora, poche righe dell’autore, riprese da un articolo pubblicato su La Voce Repubblicana nel 1975, spiegano i dettagli di una campagna molto particolare, quella che i repubblicani intrapresero per coinvolgere i cittadini nella lotta al terrorismo: manifesti che riproducevano foto originali di azioni terroristiche venivano affissi al mattino e i passanti si fermavano a guardare quelle immagini cruente, in un momento in cui il terrorismo contava sulla paura per mettere radici; alla sera, le stesse immagini venivano ricoperte da manifesti bianchi recanti, semplicemente, una ‘X’, segno chiaro, inequivocabile ed efficace del rifiuto, della cancellazione della pratica dell’eversione. Un segno deciso, inoppugnabile contro la violenza e la morte. La volontà dei cittadini di riappropriarsi della propria quotidianità e del proprio destino storico.
Creativo di fama internazionale, già nel 1965 ebbe l’intuizione di utilizzare il volto del leader -e poi addirittura la sua firma- per pubblicizzare le idee e i programmi che il Partito repubblicano andava affermando, causando non poche polemiche, come lui stesso, all’inizio del libro, spiega: “Ci furono per questo manifesto casi di isterismo politico, di minacce di scissione; fui difeso dai miei amici, ma l’accusa di ‘culto della personalità’ ce la trascinammo per anni”. Spera aveva visto giusto, Ugo La Malfa sarebbe diventato leader indiscusso del Partito e figura centrale della politica italiana negli anni ’60 e ’70.
Scrive Francesco Nucara (attuale Segretario del PRI n.d.r.) nell’Introduzione: “L’uscita dei manifesti repubblicani era negli anni Sessanta un evento; brillavano per i loro colori forti, per i segni possenti, per la sottile armonia che li accomunava: comunicavano un forte impatto emotivo sull’elettore che subito riconosceva la loro matrice politica”.
Nella Prefazione di Domenico De Masi, invece, conosciamo uno Spera più privato, a partire dal momento in cui, ragazzo, lascia la Lucania per dedicarsi a quella professione che poi, nel corso degli anni e delle esperienze, diventerà una vera e propria arte. Racconta: “Ho lavorato anche con molti altri designer, ma con Michele si riesce a pensare in mezz’ora ciò che con gli altri si penserebbe in due settimane. Covata fulmineamente l’idea, ne segue per Michele una realizzazione meditata, attentissima, quasi chirurgica, che si ferma solo quando il risultato è perfetto. Molti giovani, nati dopo l’avvento del computer, stenteranno a credere che alcune composizioni di Spera sono state realizzate quando non si poteva disegnare se non a mano. In realtà, la computer grafica, che ora Spera padroneggia, e che è connaturale al suo stile, gli ha consentito solo una maggiore velocità, ma non una maggiore perfezione. Se il computer fosse natura, nel caso di Michele potremmo dire che la natura imita l’arte…”.
Un libro da leggere e da guardare. Una ‘rilettura’ per quanti conoscono gli eventi e in essi si riconosceranno. Una piacevole, nuova lettura per quanti, incuriositi dalle oltre mille proposte grafiche, vorranno intravedere in esse le geniali intuizioni di chi assume il panorama visivo quale contesto indispensabile all’innovazione politica e civile di un Paese.


Pubblicato il 30/4/2008 alle 16.53 nella rubrica Diario.

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