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IL GURU DEL VENTO racconto by Luca Bagatin (anno: 2001)



Un giorno ho incontrato colui il quale sarebbe diventato il Guru del Vento nei miei sogni.
Portava una sacca a tracolla, correndo in sella alla sua bicicletta nel vento.
Il suo volto era scarno, i capelli grigi, lo sguardo perduto nel vuoto, i suoi abiti semplici e larghi.
La sua sacca conteneva innumerevoli poesie che aveva scritto e che distribuiva ai passanti come me. Odoravano di salvia e di rosmarino, come le sue mani e i libri che portava con sé.
Storie strane avevo sentito sul suo conto. Chi lo prendeva per pazzo, chi per un barbone, chi per un guru, chi per … Io l’avevo preso per un uomo. Anzi, forse per mio padre. Ci somigliavamo molto peraltro.
Il suo sguardo dava l’impressione di una persona sofferente e provata dalla vita. Il suo atteggiamento era quello di uno che ‘se ne fotte’, che getta sul passato un velo e ‘lascia scorrere’, come amava dire lui.
Ci siamo visti in varie circostanze: a manifestazioni politiche, in libreria e perfino in una Comune Hindu a Katmandu.
Ci siamo fatti le canne in più di un’occasione ed abbiamo cantato mantra in lode alla Vita.
Lui mi ha raccontato che negli anni ’70 si era fatto un trip di Lsd ed era partito per l’Himalaya e questo non faceva che aumentare la mia curiosità nei suoi confronti.
Sembra brutto definirla curiosità ma ammirazione mi pare eccessivo. Non credo che sia giusto ammirare una persona, penso sia meglio conoscerla, riconoscerla.
E’ stato lui ad infondermi definitivamente la passione per la filosofia orientale. Come lui, anch’io amavo mescolare Krishnamurti ad Osho al Buddismo tibetano al Buddismo del Daishonin a Sai Baba alla Madre Divina allo Zen a Kerouac…e perché no, al sesso e al Kamasutra.
Amavamo la Spiritualità come fonte alla quale attingere per raggiungere la Felicità, o forse per non raggiungere nulla. Solamente per cantare mantra davanti al fuoco fumandosi una canna. Non c’è nulla di volgare o di egoistico in questo ed entrambi ne eravamo consapevoli, ma, quando si è alla ricerca dell’origine profonda dei rapporti umani fra gli individui tutto fa brodo.
Il Guru del Vento mi ricordava nei suoi tratti somatici Krishnamurti, che fra l’altro era il suo preferito e mi piaceva pensare che il vecchio Jiddu fosse stato il suo ‘Guru’ quando aveva soggiornato ad Adyar, sede della Società Teosofica.
Che cosa significa essere teosofi ? Essere degli spiritualisti conservatori che vedono in ogni cosa un peccato e nella divinità l’unica fonte di gioia, magari candidati nelle file di un qualche sedicente Partito Popolare Democratico Cristiano Comunista del cazzo ? NO ! Ci mancherebbe!
Essere teosofi significa essere felici quando siamo assieme agli altri.
Essere teosofi significa comprendere noi stessi attraverso il risveglio dell’intelligenza.
Essere teosofi significa sviluppare la nostra coscienza e la nostra conoscenza da noi stessi.
Essere teosofi significa credere nel trascendentale senza nessun dogma da difendere, avendo mente e cuore aperti.
Essere teosofi significa emanare energia ed amore.
Io, e forse nemmeno Bruno - il "Guru del Vento" - sarei mai diventato un vero teosofo.
Tuttavia non potremo dire di non averci provato. E questo è ciò che più conta.

Pubblicato il 7/5/2008 alle 16.57 nella rubrica RACCONTI.

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