Blog: http://lucabagatin.ilcannocchiale.it

Dalla battaglia per il divorzio a quella per una piena laicità e liberalità dello Stato (e del mercato)



Quel 13 maggio rimarrà sempre nella nostra memoria.
Sono passati ben 34 anni da quanto l'Italia divenne un Paese un po' più civile.
Un po' più civile pur in un clima di oscurantismo clericale e ciò, ironia della sorte, proprio grazie a quel clerical-democristiano referendum contro la legge sul divorzio sostenuto dalla DC e  - pur indirettamente - dal Vaticano, e che fu battuto sul campo dalla maggioranza degli elettori italiani che confermarono così la legge del socialista Loris Fortuna e del liberale Antonio Baslini e che ancor oggi consente, appunto, lo scioglimento dei matrimoni.
Fu sicuramente una vittoria liberale e socialista, radicale e repubblicana, con un timidissimo apporto dei comunisti di Enrico Berlinguer che pure - da conservatore qual'era - era contrario così come molti esponenti dell'allora PCI.
Oggi che l'Italia è profondamente mutata nel costume e soprattutto nel panorama politico e parlamentare, continuiamo a soffrire di forti carenze nell'ambito dei diritti individuali e civili.
In campagna elettorale ed in Parlamento sono sempre tutti pronti a dichiararsi per "le libertà" e per "la democrazia", sì. Ma quella di sé stessi, non certo "degli altri".
E sono proprio questi "altri" che, laicamente, sentono la necessità di ricorrere alla ricerca scientifica per curarsi con l'utilizzo delle cellule staminali embrionali, di ricorrere alla ricerca per poter procreare con amore - certo - ma magari attraverso la fecondazione assistita in quanto non hanno altra naturale possibilità per avere un figlio.
Sono questi "altri" che non vogliono accettare di "statalizzare" o "clericalizzare" - mediante l'istituto del matrimonio  - il loro amore, ma di vivere come una famiglia. Perché lo sono. Di fatto. E poco importa il loro orientamento sessuale: sono unicamente affari loro.
Sono questi "altri" che vogliono fumarsi le canne in santa pace e senza disturbare nessuno, in appositi locali, senza il continuo doversi rivolgere alla criminalità organizzata ed alle narcomafie.
Sono questi "altri" che non hanno altra fede se non la responsabilità individuale e quindi collettiva e che sono consapevoli che ogni diritto corrisponde sempre e comunque ad un dovere.
Primariamente verso sé stessi e quindi verso la collettività.
E si lasci fuori "Dio" nominandolo invano. E così le elucubrazioni religiose che francamente nel mondo "profano" lasciano il tempo che trovano, al punto che il Papa ha influenza unicamente nel Parlamento italiano alla faccia della libertà, della democrazia e della sovranità dello Stato italiano sancita sin dal Risorgimento.
L'attuale Presidente del Consiglio apra gli occhi, taciti i Giovanardi di turno, e non ci deluda così come non ci ha deluso attraverso la presentazione della sua compagine ministeriale costituita in prevalenza da laici e liberalsocialisti.
Apra gli occhi alla libertà nella responsabilità, ovvero alla laicità dello Stato che sempre più sta priemiando la Liberaldemocrazia europea a scapito della sinistra tradizionale e socialburocratica.
I fatti, peraltro, hanno dimostrato che anche in Italia l'elettorato cattolico militante è minoritario (vedasi i magri esiti dell'UDC) e che la società nel suo complesso è capace di ragionare possibilmente con la sua testa.
La sfida, insomma, caro Silvio Berlusconi, è, come diciamo da tempo, fra Liberali e Conservatori.
Liberali nei diritti ovvero rigorosi nei doveri in quanto, come amava ricordare incessantemente il nostro Giuseppe Mazzini, questi ultimi sono alla base della convivenza civile.
Semplicemente Liberali contro i bigotti, i maniaci dei dogmi, i neo-medievali, i conservatori dell'economia protetta con dazi e misure antiliberali, i protettori ad oltranza di chi un lavoro già ce l'ha, i difensori del posto fisso statale a vita anche se questo non rende nulla.
Non dimentichiamoci, quindi, della battaglia sul divorzio che è in sé l'emblema del rinnovamento sociale e liberale di un Paese che per troppo tempo ha oscurato la cultura del Secolo dei Lumi, ma il cui elettorato ha, spesso, alla fine, dato ragione al buonsenso della libertà individuale.
Ovvero collettiva.




Luca Bagatin

Pubblicato il 17/5/2008 alle 11.17 nella rubrica ARTICOLI.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web