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I MATTI SIAMO NOI QUANDO NESSUNO CI CAPISCE



Ricordo quel sabato 8 ottobre 2005.
Mi ero recato all'ex Convento di S. Francesco di Pordenone per una mostra che mi interessava particolarmente e che mi affascinò indicibilmente: "Cronache dal manicomio negato - Gli anni di Franco Basaglia a Trieste".
Una mostra di foto di VITA. Di rara umanità. Di umanità che qualcuno chiama "malattia". Di malati. Qualcuno direbbe.
E qualcuno dice.
Di "malati" che ridono, giocano fra loro, si mettono in posa davanti all'obiettivo, parlano...
Persone. Esseri umani più che meramente esseri viventi.
Ricordo che la serenità di quelle foto fu bruscamente (ma momentaneamente, per fortuna !) interrotta da una signora, una pordenonese "bene", che inveì contro un organizzatore della mostra stessa: "Dovreste vergognarvi! Non è legale mostrare immagini di malati. Che cosa direbbe se suo figlio fosse esposto ? Sarebbe rovinato per tutta la vita!".
Malati. Malati ancora. Rovinato. Rovinato per tutta la vita.
La vita. Che cos'è per lei la vita, mia cara signora pordenonese "bene"?
La vita è la "normalità"?
E, poi, quale normalità, mia cara signora pordenonese "bene" ?
Quella di tutti i giorni ? Certo. Quella in cui le persone parlano, ridono, giocano, magari s'accapigliano pure.
Anche noi siamo malati quindi. Anche noi siamo pazzi, come diceva Franco Basaglia. Appunto.
Pazzia. Quanto fa paura questa parola alla gente "normale".
Normale....Ecco che ritorna ancora questo termine.
Normale.
No, direi che fa paura alla gente "ordinaria", più che "normale". A quella "conformista" che, diciamocelo pure, di pazzia e di sofferenza non sa proprio un emerito piffero.
I pazzi ridono, giocano, parlano, s'accapiglano magari.
Sono persone insomma. Persone con cui si può parlare, a cui rivolgere un sorriso ed anche essere fotografate. Come in un album di famiglia. La famiglia dell'Umanità.
Ecco che Franco Basaglia, psichiatra veneziano classe 1924 ci ha regalato  il sorriso di queste persone uscite finalmente dai manicomi-lager.
Ecco che il 13 maggio 1978 il Parlamento italiano approva la legge 180 di riforma psichiatrica.
Basta manicomi. Basta lager.
E' lo stesso Basaglia a ricordarci - nelle "Cronferenze brasiliane" il volume ove sono raccolte le sue esperienze di psichiatra in Brasile - che è la libertà la prima terapia per combattere la follia.
Quando un uomo è libero - afferma Franco Basaglia -  quando ha il possesso di sé stesso e della propria vita gli è più facile combattere la follia. E prosegue puntualizzando: Quando parlo della libertà, parlo della libertà di lavorare, di guadagnarsi da vivere, e questa è già una forma di lotta contro la follia. Quando si ha la possibilità di rapportarsi con gli altri in modo libero anche questa è già una lotta contro la follia.
Rapportarsi con gli altri, sì.
Quanto è importante vivere liberi rapportandosi con i nostri simili. Che poi sono il nostro specchio.
Che sciocchezza l'ipocrisia dei "normali" che normali poi non sono.
Quelli che si ritengono "sani".
Di cosiddetti pazzi nella mia vita ne ho conosciuti tanti. Anche e soprattutto grazie ad un amico sociologo che con i pazzi ci lavora.
E mi ricordo i laboratori di scrittura creativa nei quali riuscimmo a coinvolgere molti di loro.
Ricordo Annamaria che surrealmente scriveva: "Mi piace l'Argentina perché ha l'argento vivo addosso !"
Eh, sì. L'argento vivo addosso che si riconosce nel momento in cui si raggiunge la libertà di vivere assieme agli altri, in armonia. Un po' precaria, ma pur sempre in armonia.
Perché precario è un po' tutto ciò che ci circonda, no ?
E allora siamo tutti malati, pazzi, da manicomio. Pazzi da rinchiudere in un grande recinto che si chiama amore, vitalità, Umanità.


Luca Bagatin

Pubblicato il 24/5/2008 alle 10.10 nella rubrica ARTICOLI.

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