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STRABEAT by Luca Bagatin


Ai miei padri, ai miei figli, ma, soprattutto, ai miei Spiriti Santi






26/02/2000
Ore: 9.20

I miei pensieri sono come fumi argentei che trapassano il cuore dell’Umanità.
La forza creatrice del mondo che quando crea non pensa ma svolge il suo manto luminoso come un cappuccino da bar ancora caldo e fumante in una calda giornata d’inverno e in una fresca giornata d’estate.
Il sorriso, l’amore, il fuoco del mondo ininterrotto solo dal cielo scarlatto dai quarantacinque colori dell’Arcobaleno.
Sangue e lacrime mangiava il Sommo Sacerdote nella sua vetta più alta del Monte Rosa giocando a palla con la vasca da bagno piena di vita e d’acqua arieggiante e soleggiata.
Pensando al caffè d’ottobre verde in un battello d’ottone brunito e vermiglio io passeggio per le strade polverose e distese a crogiolarsi al sole durante la notte fredda di novembre inoltrato cantando il mio lamento allupato vivente dentro allo stomaco intestino reni vesciche.
Scorgo la decomposizione del mondo psicomoderno e protoplasmatico correndo per le vie del Globo navigando su pontili accesi di gloria e di cascami postbellici ridendo e scherzando ruttando parole a cascate postatomiche e nonviolente alla libera Aurora del Cosmo.



28/02/2000
Ore 13.00

No, no, no...
Io non so
capire la gente che passa.
Ride e scherza sorseggiando un caffè.
E passa diradando nugoli di polvere
nell’ombra di un mattino soleggiato
mentre io mangio il mio cappuccino
sentendolo scendere nello stomaco
che m’inonda il cuore.
Vagabondo errando in una montagna
luminosa e scarlatta
passa portando la sua valigia scura
di speranze sogni colori viventi.
Bellissima è la rugiada che si posa sul
caffè scuro lentamente scivolando un
pensiero acceso da una scintilla
carica di lavoro.
Logori pensieri di mente in mente
di luogo in luogo luminoso
e soleggiato mentre soffia un
vento primaverile.
Vile è il sorriso stanco e
impaurito del gabbiano solitario
telescrivente mentre pensa all’abito
bianco come un foglio macchiato di
caffè nero leggero con la mente
gialla e verde scuro smaltato
di villaggi d’uomini neri nel destino
solitario di un mattino come tanti
in un luogo lontano.
L’immensità dell’universo
perso in mille rioni
rossi lussureggianti di
odio cantando il suo
Requiem di morte.
Scatole rotonde in un
Paradiso Lunatico di
cinquanta chili gemendo
in un biancospino dal
suo nido d’amore.




Al chiaro di luna
ho scritto per te questo messaggio
affinché il tuo cuore si apra
alla gioia delle Feste.
Luci, colori, profumi di caldi fiori appena colti
illuminano il tuo viso riflesso in un sorriso
di un bimbo che suona la sua arpa d’oro
e ti dona l’armonia di una nuova Alba.
Alba di loto,
fiore di loto,
sulla tua bocca, sul tuo cuore, sul tuo corpo,
sul tuo sorriso riflesso nel tuo viso.


Pubblicato il 18/6/2008 alle 11.57 nella rubrica MEDITAZIONI FOLLI.

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